Harry Turtledove: L’ascesa di Krispos

L’ascesa di Krispos è il primo dei romanzi che Harry Ttrtledove ha ambientato nel mondo di Videssos dopo la tetralogia de La legione perduta. Si tratta di un Prequel ambientato 500 anni prima di quella serie, ma che proprio lì trova la sua origine. Quando Marcus, nel quarto romanzo della Legione, racconta a Balsamon dell’incontro con Avshar e cita Skopenzana, il patriarca, che fra le altre cose è uno storico di tutti rispetto, parla del selvaggio comportamento dei Kubratoi all’epoca di Krispos. Visto che io non sono a casa non posso fare una citazione precisa di quella conversazione, non ho il libro con me, ma ricordo comunque la scena molto bene.

Avshar… qui in realtà ne  troviamo solo tracce, perché questo libro, come dice il titolo stesso, narra dell’ascesa di Krispos da povero contadino, in alcune fasi della sua vita pure schiavo, fino a… devo dirlo? Sarebbe uno spoiler, ma non è difficile da immaginare. Non lo è per chi conosce i titoli dei tre romanzi su Krispos – la duologia originaria e il romanzo che si è aggiunto in seguito – e per chi presta fede nelle profezie. E, tranne che a volte con George R.R. Martin (vedi lo stallone che monta il mondo, anche se io sono propensa a credere a Maggy la Rana e a diverse altre profezie), nel fantasy le profezie vanno prese molto sul serio. Per questo fin dalla moneta di Omurtag sappiamo quale direzione prenderà la storia, anche se non abbiamo idea della strada che sceglierà Turtledove per andare dalla situazione iniziale a quella finale. L’effetto sorpresa comunque manca solo sull’esito, non sul percorso, e durante il percorso io mi sono divertita molto. Come sempre Turtledove da’ ampio spazio al cibo, sarà per questo che i banchetti di Martin non mi disturbano minimamente? Cioè, non mi disturba leggere del susseguirsi delle portate, anche se a certi banchetti io personalmente preferirei non partecipare. Eviterei qualche ripetizione del credo di Phos, ma forse è l’atea che c’è in me a parlare. Strozzerei Anthimos, anche se è l’Avtokrator, ma un Avtokrator come lui è meglio perderlo che trovarlo (anche se Maniakes ne L’era dei disordini aveva avuto a che fare, all’inizio della sua avventura, con un Avtokrator peggiore).

Quando avrò più tempo dovrò approfondire meglio il discorso dell’effetto che il mondo di Videssos ha su di me. Di fatto però, anche se penso che la storia migliore sia quella de La legione perduta e dei suoi tre seguiti, anche questo è un libro che ho letto con molto piacere. Concentrato su un solo personaggio invece che su diverse figure, perciò privo dell’ampiezza di vedute e della profondità di altre opere, ma comunque affascinante. E, pur sapendo che questo è il primo libro di una duologia (poi diventata trilogia, ma di questo parlerò più avanti), si può tranquillamente leggerlo da solo.

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