Leggere saghe

Joe Abercrombie, La Prima Legge, un libro letto – uno di quelli autoconclusivi – dei sei pubblicati: Il richiamo delle spade, Non prima che siano impiccati, L’ultima ragione dei re, Il sapore della vendetta, The Heroes, Red Country.

Joe Abercrombie, Trilogia del Mare Infranto, un libro letto dei tre pubblicati: Il mezzo re, Mezzo mondo, La mezza guerra.

Sarah Ash, The Tears of Artamon, un libro letto dei tre pubblicati: Il signore della neve e delle ombre, Prisoner of Ironsea Tower, Children of the Serpent Gate.

Jim Butcher, Codex Alera, un libro letto dei sei pubblicati: Le furie di Calderon, Academ’s Fury, Cursor’s Fury, Captain’s Fury, Princeps’ Fury, First Lord’s Fury.

N.K. Jemisin, The Inheritance Trilogy, un libro letto dei tre pubblicati: I centomila regni, The Broken Kingdoms, The Kingdom of Gods.

N.K. Jemisin, Dreamblood Series, un libro letto dei due pubblicati: La luna che uccide, The Shadowed Sun.

Scott Lynch, Serie dei bastardi galantuomini, un libro letto dei tre fin qui pubblicati: Gli inganni di Locke Lamora, I pirati dell’oceano rosso, The Republic of Thieves.

Richard K. Morgan, A Land Fit for Heroes, un libro letto dei tre pubblicati: Sopravvissuti, Esclusi, The Dark Defiles.

Anthony Ryan, saga L’ombra del corvo, tre libri: Il canto del sangue, Il Signore della Torre, La regina di fuoco.

Andrzej Sapkowski, saga di Geralt di Rivia, otto libri: Il guardiano degli innocenti, La spada del destino, Il sangue degli elfi, Il tempo della guerra, Il battesimo di fuoco, La Torre della Rondine, La Signora del Lago, La stagione delle tempeste.

Brian Staveley, Le cronache del trono incompiuto, un libro letto dei tre (quattro contando il prequel) pubblicati: Le spade dell’imperatore, The Providence of Fire, The Last Mortal Bond, Skullsworn.

Non conto Il prisma nero di Brent Weeks, ma mi domando se la sua esclusione da quest’elenco deriva dal fatto che mi è piaciuto di più o dal fatto che, avendo letto solo il mezzo romanzo che è stato tradotto, non ho fatto in tempo a stancarmi. Stancarmi perché questi libri, queste saghe, mi hanno stancata, come mi ha stancata pure Stella Gemmell con La città perduta d’avorio e d’argento, storia contenuta in un unico romanzo lungo oltre 500 pagine. Diciassette libri (undici mondi diversi), diciotto (diciannove mondi) contando anche quello di Stella, letti negli ultimi cinque anni. Libri scritti bene, con bei personaggi, mondi complessi, scene d’azione notevoli… e un’insofferenza sempre più notevole da parte mia. Per lo più mi divertivo a leggere altrimenti non avrei terminato la lettura dei singoli libri – ho smesso da anni di accanirmi per finire a tutti i costi ciò che avevo iniziato – però sempre più spesso ho dovuto forzarmi per prendere in mano il libro in questione dopo ogni interruzione. Sono tanti, al punto da avermi spinta a pormi qualche domanda.

Cosa c’è che non va? Non è un problema di saga lunga, di Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin (per ora cinque romanzi) non mi sono stancata, né mi sono stancata dei quattordici volumi (quindici contando il prequel) di La Ruota del Tempo di Robert Jordan. Quanto a Brandon Sanderson, sono felice all’idea di dover ancora leggere otto romanzi di Le cronache della Folgoluce, e l’unica cosa sua che mi ha convinta poco, Calamity, è un romanzo piuttosto breve che conclude una trilogia. E so perfettamente perché quel romanzo mi è piaciuto meno degli altri: c’è troppa carne al fuoco, e la costruzione del mondo mi appare molto meno solida rispetto alle altre opere di Sanderson.

The numbers represent the chapters. Black = All in Fal Dara. Red = Egwene, Nynaeve, Min and Elayne. Green = The search party for the Horn. Blue = Rand, Loial and Hurin. Orange = Perrin, Mat and Ingtar. Light Green = Moiraine. White = Falme

 

No, la lunghezza non è davvero un problema, anche se sono convinta che in qualche caso una maggiore sintesi non ci sarebbe stata male. Magari anche qualche trama collaterale in meno. Anche questo, pure le troppe trame collaterali mi stanno stancando, ma dipende anche da come sono scritte. Ogni tanto mi chiedo se davvero per narrare una storia siano necessarie così tante sottotrame, ma se questa domanda non me la faccio né con Martin né con Jordan vuol dire che questo può essere un elemento, ma non è la risposta. Probabilmente una risposta unica non c’è. C’è violenza, come in Martin e in Jordan, ma ho l’impressione che in questi altri autori ci sia una maggiore violenza fine a sé stessa. No, non accetto l’obiezione che in Jordan i personaggi non muoiono e quindi la storia scorre via un po’ troppo facile, di personaggi che muoiono ce ne sono parecchi, anche se le morti eccellenti sono concentrate alla fine della saga, e di scene disturbanti ce ne sono forse di più, ma hanno tutte una ragione d’essere, non sono semplicemente messe lì per sconvolgere.

Il mondo in alcuni casi mi è sembrato troppo inutilmente complicato, un voler cercare da parte dell’autore qualcosa in grado di stupire il lettore. Quanto al ritmo è troppo frenetico, non c’è il tempo per respirare, e invece a me piace respirare mentre leggo. Fermarmi a ridere o piangere se è in caso, non restare tutto il tempo in apnea. E questa obiezione la posso fare anche a Eroi dell’Olimpo di Rick Riordan, che essendo una saga per ragazzi non è inutilmente violenta ma che mi fa sentire sempre fastidiosamente in apnea, cosa che invece non mi era successa con la serie precedente, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo.

Proprio oggi ho letto nell’ottavo romanzo di Robert Jordan, Il sentiero dei pugnali, un’allusione a qualcosa che avverrà molto più avanti, in Le Torri di Mezzanotte, tredicesimo romanzo di La Ruota del Tempo. Jordan è stato accusato di essere prolisso, e certo nelle sue pagine abbondano le scene lente e apparentemente inutili, ma quante di quelle scene, a una seconda lettura, si rivelano preparatorie per qualcosa che avverrà molto più avanti? La costruzione del mondo è rigorosissima, e c’è un motivo nel susseguirsi degli eventi, cosa che in altre saghe non sempre vedo.

C’è un brano che mi piacerebbe trovare, che sto cercando da anni – per la verità in modo non troppo accanito, visto che volendo potrei facilmente leggere le Vite del Vasari prendendo in mano la copia che si trova nella mia libreria – e che continua a ronzarmi in testa. In attesa di degnarmi di leggere in modo più completo Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori di Giorgio Vasari (edizione del 1568), mi limito a citare una frase di Giulio Carlo Argan che compare a pagina 231 del terzo volume della sua Storia dell’arte italiana (edizione del 1986, è uno dei pochi libri di scuola che ho conservato):

Per il Vasari l’arte ha raggiunto con Michelangiolo un vertice insuperabile; non si può più inventare o creare nulla di veramente nuovo; non si può che ricostruire il processo con cui quel vertice è stato raggiunto.

E quindi buona parte dell’arte del XVI secolo non è ispirata alla natura ma allo stile, alla maniera, dei grandi del recente passato. Trattandosi di un’arte di maniera è stata chiamata Manierismo. Solo un paio di pagine dopo Argan si sofferma sullo scultore Baccio Bandinelli.

Quale sarà, dopo l’assoluto di Michelangiolo, il destino dell’arte? È la domanda che si pone anche il Vasari; ma più lucidamente il Bandinelli pensa che le sovrumane intuizioni del «genio» non contraddicano, anzi elevino ed estendano, l’ideale classico e possano quindi inquadrarsi in una cultura, costruire un’eredità grave di responsabilità, ma non negativa. Tutta la sua opera, dall’Ercole e Caco (1534) che nella piazza della Signoria fa riscontro al David di Michelangiolo, fino ai rilievi del coro di Santa Maria del Fiore, asce da un’analisi, talvolta fin troppo fredda e forzata, dei «valori» michelangioleschi: è tutta una ricerca di bilanciato equilibrio nel movimento dei volumi, di unità plastica nel modellato, di coerenza disegnativa, perfino di tecnica. È la ricerca, soprattutto, di ricondurre nella continuità ideale di un disegno storico un’arte che, con l’intensità dei suoi accenti sublimi, pareva uscirne. Il confronto inevitabile col «genio» procura al Bandinelli le ironie del Vasari, i feroci sarcasmi del Cellini; e finisce per schiacciarlo quando il confronto diventa, come nelle statue per l’altare maggiore del duomo, tentativo di emulazione.

Avete presente quanti romanzi sono stati accostati, in affermazioni pubblicitarie volte ad aumentarne l’appetibilità verso i lettori e quindi le vendite, alle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin? Alcune affermazioni sono buttate lì dall’editore, o dal recensore, tanto per fare, perché non sanno cosa scrivere o perché credendosi profondi scadono nella banalità (e spero, con i miei commenti, di non finire anch’io nel baratro delle banalità mascherate da altro), ma a volte ho davvero l’impressione che l’autore si voglia porre nella scia di Martin per replicarne almeno in parte il successo. Ma le costruzioni a tavolino, per quanto uno possa essere bravo, saranno sempre in una certa misura di maniera, e io non ho mai amato il manierismo. È proprio con il manierismo che i miei gusti artistici diventano molto selettivi, prima apprezzo quasi tutto, dopo solo alcuni specifici artisti. E quindi se Patrick Rothfuss con le sue Cronache dell’assassino del re mi è piaciuto (ma siamo solo al secondo romanzo, chissà se in futuro sarò ancora di quest’idea visto che Ryan mi ha stancata al terzo libro e Sapkowski ancora dopo), con la maggior parte degli autori (di saghe, non di libri singoli, come autori di libri singoli per esempio amo Guy Gavriel Kay e ho apprezzato molto Jo Walton) dopo un po’ arranco, sopraffatta dalla maniera con cui scrivono i libri.
Parecchi anni fa mi sono resa conto di non apprezzare tutte le opere di Marion Zimmer Bradley. In linea di massima mi piacciono gran parte di quelle che ha scritto negli anni ’70 e ’80 (L’erede di Hastur, La catena spezzata, La torre proibita, La signora delle tempeste, L’esilio di Sharra, La donna del falco, I regni di Darkover, La città della magia, Le nebbie di Avalon, La torcia, Le luci di Atlantide) mentre apprezzo poco quelle precedenti, più immature, e quelle successive, la cui lettura mi ha quasi sempre lasciata insoddisfatta. Con lei la magia per me era finita. E ora mi sto chiedendo se la magia del fantasy, di quello del XXI secolo, non stia perdendo la presa su di me.

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Cartaceo o ebook?

“Beh, ma il profumo della carta…”

È una delle affermazioni che salta fuori più spesso da parte dei sostenitori del libro cartaceo per giustificare la loro preferenza rispetto agli ebook, privi di quella particolare fragranza.

Riconosco di aver annusato i libri pure io in passato, ma la maggior parte dei libri non ha un particolare profumo che arricchisce la lettura. Suppongo che il profumo dipenda dalla carta scelta dall’editore, e che la maggior parte delle carte usate al momento siano quasi inodori, ma “il profumo dei libri” mi sembra sempre più una bella immagine con poca attinenza alla realtà. E allora, libro di carta o ebook?

Da libraia dovrei dire senza esitare libro di carta, l’ebook mi toglie il lavoro. Prima o poi me lo toglierà comunque Amazon, ma l’ebook affretta la cosa. Ma, al di là di questo, che differenze ci sono fra i due supporti?

Vantaggi dell’ebook: costa meno, non è ingombrante né pesante (il che significa che è più comodo in viaggio e non conosce i problemi di spazio di una vera libreria), consente una rapida ricerca nel testo (almeno a computer, sul lettore non ho mai provato, e solo se si conoscono con precisione una o più parole che si vogliono cercare), può essere acquistato in qualsiasi istante senza bisogno di uscire di casa o ordinarlo nel caso in cui la libreria di riferimento lo ha finito, e se è dotato di illuminazione propria si può leggere anche al buio.

Vantaggi del libro di carta: per non so quale motivo la mia mente si concentra meglio guardando la pagina di un libro piuttosto che uno schermo, consente ricerche più rapide quando si ricorda approssimativamente una scena ma non le parole usate per narrarla (in genere io ricordo con una buona approssimazione dove si trovano gli episodi che mi hanno colpita all’interno dei volumi cartacei), essendo esposto sugli scaffali mi consente di ricordare meglio cosa ho letto, cosa devo ancora leggere e di fare collegamenti fra i libri (l’aspetto visivo nella lettura e nell’organizzazione dei libri per me è sempre un elemento fondamentale), più essere prestato a un amico (se invece voglio prestargli un ebook devo dargli tutto il lettore con dentro la mia libreria, e intanto io cosa leggo?) e non ha bisogno di essere ricaricato, quindi non rischio di trovarmi senza batteria da un momento all’altro.

Cose che ho scoperto recentemente. Possono mancare elementi per me importanti. In La Ruota del Tempo di Robert Jordan ciascun capitolo è aperto da un’icona. Le icone non sono cose carine e basta, quando si inizia a capirle spesso rivelano cose importanti o creano un certo tipo di aspettativa, la loro scomparsa è grave. Dei libri di Rick Riordan ho in cartaceo la serie Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo e in ebook le serie Eroi dell’Olimpo. In Percy Jackson non ci sono cartine, in Eroi dell’Olimpo sì, ma la cartina è presente solo nell’edizione cartacea, non nell’ebook. Perché? O le immagini possono vedersi male. Un drago in salotto è un libro per bambini scritto da Pierdomenico Baccalario e illustrato da Claudia Petrazzi. I disegni non sono marginali, sono fondamentali per la storia, ma sul mio lettore compaiono solo in parte. Sul computer li vedo bene, sul lettore no. Perché?

Proseguiamo con le note: sono una rogna. Ho un Sony, se devo sottolineare un passo nella prima riga spesso il lettore invece di sottolineare mi mette un segnalibro. Se invece devo sottolineare nelle ultime tre-quattro righe mi apre una finestrella che mi propone un dizionario e non riesco a mandarla via se non rinunciando a sottolineare. Magari avere il dizionario incorporato può far comodo, io non lo so perché non l’ho mai usato. Ho anche un Kobo, e con quello proprio non sono riuscita a sottolineare niente. Appena lo tocco quello decide di aprire il dizionario e io e lui iniziamo a litigare. Quindi sul Sony sottolineo quasi dappertutto, sul Kobo non lo so fare. Sul Sony so anche prendere appunti, anche se la cosa è un po’ troppo macchinosa per i miei gusti. Però è fattibile, mentre sul Kobo suppongo si possa fare ma non so come. Molto meglio la mia matitina per scrivere sui libri di carta. Io ho sempre una matita in borsa (e pure gomma e temperino, una matita – magari anche cinque o sei, ma questo è un dettaglio – senza gomma e temperino non ha senso), perciò scrivere non è un problema. Ma, a parte la macchinosità della scrittura, in dicembre il mio Sony, di punto in bianco, ha deciso di cancellare tutti i miei appunti e le mie sottolineature. No, grazie, se voglio cancellare so farlo da sola. Non per niente ho la gomma sempre con me. Ovviamente dopo aver perso anni di appunti ho smesso di farne altri, che senso ha prendere appunti che non so se dureranno? Ma leggere così per me è limitante, gli articoli, quanto meno gli approfondimenti, non nascono dal niente.

L’altro aspetto è che odio sfogliare gli ebook. Quando inizio a leggerli li apro e vado avanti, una pagina alla volta, fino alla fine. Beh, magari li intervallo a un’altra decina di libri, ma comunque procedo in modo lineare. Con i cartacei no. Li apro e guardo se c’è una cartina, poi controllo la presenza di una dedica, di una qualche profezia o poesia o citazione iniziale, quindi vado a caccia dell’indice. Se non c’è, ma i capitoli del libro hanno un titolo, l’indice me lo faccio io. Poi guardo l’eventuale appendice, a volte pure i ringraziamenti, e solo dopo inizio la lettura vera e propria. Però ogni due per tre, specie all’inizio, torno indietro a consultare la cartina o vado in fondo a controllare chi è chi nell’indice dei nomi, e quando l’indice è insoddisfacente lo integro con appunti miei. Faccio scorrere le pagine per guardare quanto è lungo il capitolo che sto leggendo, o torno indietro a vedere come si intitola il capitolo in questione. A volte vado a caccia di un episodio passato per controllare un dettaglio Insomma, sfoglio continuamente il libro. Non è una lettura lineare, anche se non sbircio le righe per vedere cosa accadrà dopo. Le sorprese e le rivelazioni le voglio avere al momento giusto, ma su tutto il resto mi sento libera di spostarmi come mi pare. Con l’ebook no, trovo macchinosi gli spostamenti e quindi non li faccio. Non ricontrollo gli episodi su cui mi sono venuti dubbi e, peggio ancora, non consulto la cartina né l’indice dei nomi perché odio andarli a cercare, con il risultato che la geografia mi rimane nebulosa e impiego il triplo del tempo per imparare a distinguere i personaggi. Una parte di loro almeno, perché alcuni proprio non ne vogliono sapere di entrarmi in testa. Non li associo al regno di appartenenza, o alla parentela, o al ruolo che ricoprono, e quindi sono indistinguibili, specie nel caso di una saga in più volumi i cui volumi leggo a distanza di mesi se non di anni l’uno dall’altro. Questo problema l’ho sentito molto con l’ultimo libro che ho letto, ma mi sa che parlerò in un altro momento.

Quello che mi è chiaro è che, fra i due formati, preferisco il cartaceo, anche se avere pure la versione ebook può essere utile per determinate ricerche, e il profumo della carta nella mia scelta non c’entra nulla.

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Novità di aprile 2017 – terza parte

 

AAVV, La leggenda della nave di carta. Racconti di fantascienza giapponese, Fanucci, 9,90 €

Nuova edizione tascabile. La quarta di copertina:

Un’antologìa che tra gli altri racchiude i tre grandi della fantascienza giapponese: Ryo Hanmura, Shinichi Hoshi e Sakyo Kotmatsu. Poi Kobo Abe, con il suo caratteristico tocco kafkiano, e Tetsu Yano. Nelle loro opere sono presenti riferimenti precisi all’epoca del militarismo degli anni ’30 e ’40, vengono sollevate questioni cruciali come l’impatto della rapida modernizzazione, l’inquinamento dell’ambiente, i pericoli di una cultura insulare, il mito della superiorità razziale, fino a visioni che coinvolgono l’identità sessuale.

L’introduzione di Carlo Pagetti e Ilaria M. Orsini: https://tolinoreader.ibs.it/9788834733578

 

 

AAVV, La mummia. Antologia di racconti, Fanucci, 9,90 €

I racconti contenuti nel volume:

Arthur Conan Doyle, La mummia

Edgar Allan Poe, Quattro chiacchiere con una mummia

H.P. Lovecraft, Prigioniero dei faraoni

Robert Bloch, La stirpe di Bubastis

Giacomo Leopardi, Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie

Arthur Conan Doyle, L’anello di Thoth

Frank Belknap Long, Un visitatore dall’Egitto

Théophile Gautier, Il piede della mummia

Robert Bloch, Gli occhi della mummia

Nictzin Dyalhis, Atlantan

La quarta di copertina:

“Al centro di quella strana camera c’era un ampio tavolo quadrato, colmo di carte, bottiglie e foglie secche di delicate piante, simili a palme. Tutti questi oggetti erano stati assiepati per fare spazio a un sarcofago, spostato dal muro, come s’intuiva dallo spazio rimasto vuoto, e appoggiato di traverso sulla parte anteriore del tavolo. La mummia, un’orribile cosa nera, incartapecorita, simile a una testa carbonizzata su un tronco raggrinzito, era per metà fuori dal sarcofago, e la sua mano, quasi un artiglio, così come lo scheletrico avambraccio, toccava il tavolo. Un vecchio e rinsecchito rotolo di papiro era appoggiato al sarcofago, e di fronte, su una poltrona di legno, c’era il proprietario della stanza, con la testa buttata indietro, gli occhi sbarrati e terrorizzati rivolti al coccodrillo appeso in alto, le labbra livide che ansimavano rumorosamente a ogni respiro.”

L’inizio del primo racconto: https://tolinoreader.ibs.it/9788834733608

 

 

Jennifer L. Armentrout, Obsession, Giunti, 14,00 €

La quarta di copertina:

Arrogante, prepotente, affascinante: Hunter è un killer spietato ingaggiato dal Dipartimento della Difesa per eliminare i cattivi. In genere si gode il suo lavoro, finché non gli verrà affidato un ruolo insolito: fronteggiare il proprio nemico mortale per proteggere un umano. Serena non credeva alla sua migliore amica, convinta di aver visto il figlio di un potente senatore trasformarsi in un essere alieno. Ma quando sarà Serena stessa ad assistere all’omicidio dell’amica per mano dell’alieno, scoprirà un mondo pronto a ucciderla pur di proteggere i propri segreti. Detesta Hunter, ma non può fare a meno di desiderarlo. E presto accadrà l’impensabile: Hunter si metterà contro il governo per difenderla.

Ma sono gli alieni e il governo la peggiore minaccia per la vita di Serena… o Hunter?

Un estratto: http://www.giunti.it/media/0001-0336@66091f-le0719-estratto-KNWKUP5N.pdf

 

 

Alexandra Bracken, Traveller, Sperling & Kupfer, 18,90 €

La quarta di copertina:

Etta Spencer non sapeva di essere una viaggiatrice fino al giorno in cui si è ritrovata a chilometri e secoli di distanza da casa sua. Ora, di nuovo sola, in un luogo e in un tempo a lei sconosciuti, derubata dell’unico oggetto in grado di proteggere la linea temporale e salvare sua madre, e lontana da Nicholas, il ragazzo che ama, deve fare i conti con una rivelazione tanto scioccante da mettere in discussione quello per cui lei ha combattuto fino ad ora, e cambiare per sempre il suo futuro. Un futuro che Nicholas è pronto a tutto pur di salvare. Devastato dalla scomparsa di Etta, sta infatti cercando disperatamente di rintracciarla, per aiutarla a risolvere insieme questo disastro, come era destino. Ma, mentre Etta e Nicholas continuano a cercarsi ai confini del tempo e del mondo, e i viaggiatori sono impegnati in una spietata battaglia per il potere, la posta in gioco si alza. Perché esiste qualcosa di ben più potente dell’astrolabio che tutti vorrebbero. Un potere antico e pericoloso che minaccia di sradicare del tutto la linea temporale…

Si conclude con una straordinaria corsa contro il tempo una delle serie young adult di maggior successo degli ultimi anni: in corso di pubblicazione in 15 Paesi, Passenger ha saputo conquistare il cuore dei lettori e i vertici delle classifiche. Alla pubblicazione negli Stati Uniti, Traveller ha esordito al primo posto della Top Ten del New York Times, bissando così il successo di Passenger, già bestseller n. 1.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788820096298

 

 

Scott Cawthon e Kira Breed-Wrisley, Five nigts at Freddy’s. The silver eyes, Il Castoro, 12,50 €

La quarta di copertina:

Il primo capitolo di una grande serie horror che ha già conquistato milioni di ragazzi, scritta dal creatore di uno dei videogame più giocati al mondo.

Sono passati ormai dieci anni dai terribili rapimenti avvenuti al Freddy Fazbear, il ristorante del padre di Charlie. Eppure, lei e i suoi amici – John, Carlton, Jessica, Marla, e Lamar – non sono mai riusciti a superare veramente la scomparsa di Michael. Ora che sono di nuovo tutti riuniti in città per commemorare l’anniversario della tragedia, decidono di tornare a vedere che fine ha fatto il vecchio ristorante, chiuso e abbandonato da anni. Quando i ragazzi trovano un modo per entrare, si rendono conto che le cose non sono rimaste quelle di un tempo. I quattro animatroni che una volta intrattenevano i clienti, ora nascondono un oscuro segreto… e sono programmati per uccidere.

 

 

Arthur C. Clarke, 2061: odissea tre, Fanucci, 16,00 €

Nuova edizione. La quarta di copertina:

Un messaggio misterioso inviato sulla Terra dai recessi del sistema solare intima agli uomini di tenersi lontano da Europa, l’inesplorato satellite di quello che un tempo era il pianeta Giove. Chi si cela dietro quel messaggio? E chi sono i responsabili del dirottamento dell’astronave Calaxy proprio sulla superficie proibita del satellite? La missione di soccorso e recupero è affidata all’equipaggio della Universe, uomini esperti reduci da un atterraggio senza precedenti sulla cometa di Halley. Tra loro l’ultracentenario Heywood Floyd, l’unico ancora in vita tra coloro che avevano preso parte alla spedizione della Leonov nel 2010. Intanto su Europa, Chris Floyd, secondo ufficiale della Calaxy e nipote di Heywood, nota alla base di un enorme monolito quello che a tutti gli effetti sembra un insediamento. Sarebbe la prova dell’esistenza di forme di vita avanzata sul satellite, una scoperta strabiliante e insperata che darebbe un senso a interrogativi rimasti per decenni senza risposta. In realtà, Chris Floyd non può immaginare che Europa custodisce un segreto da cui dipende il futuro dell’intero sistema solare… E che qualcuno vuole rimanga sepolto.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788834733400

 

 

Mark Frost, Le vite segrete di Twin Peaks, Mondadori, 30,00 €

La prima pagina del libro:

FEDERAL BUREAU OF INVESTIGATION Ufficio del Vicedirettore

Philadelphia, Pennsylvania

Caro Agente XXX:

Il materiale allegato è confidenziale e destinato soltanto a lei. Il dossier allegato è stato rinvenuto il 17/7/2016 in una scena del crimine che si trova ancora sotto inchiesta. Tutti i dettagli della situazione sono classificati tre livelli sopra il top secret. Il materiale le viene affidato per un’analisi esauriente, nonché per la catalogazione e i controlli incrociati con tutti i database conosciuti in regime di Codice Rosso. Abbiamo bisogno di scoprire e di verificare l’identità della persona o delle persone responsabili della compilazione di questo dossier, e abbiamo bisogno di saperlo… ieri! Antefatto: il contenuto del dossier sembra in qualche modo collegato a un’indagine condotta molto tempo fa nel nord-ovest dello Stato di Washington dall’agente speciale Dale Cooper, che all’epoca era un mio sottoposto. Il caso riguardava una serie di omicidi avvenuti in una piccola cittadina di nome Twin Peaks e nei suoi immediati dintorni, in particolar modo l’assassinio di una giovane donna di nome Laura Palmer. Quel caso è considerato chiuso, ma alcuni suoi aspetti potrebbero risultare importanti per il suo lavoro: è per questo motivo che le forniamo l’accesso a tutti i rapporti e le registrazioni dell’agente Cooper. Inoltre, in allegato troverà un documento in cui sono evidenziate le precedenti analisi effettuate dal personale del Bureau sullo stesso dossier. Si rimbocchi le maniche, cominci a lavorarci – la rapidità è essenziale – e mi riferisca al più presto tutto ciò che riesce a trovare. Cordialmente, Gordon Cole (VICEDIRETTORE)

 

 

Mechthild Glaser, Emma, il fauno e il libro dimenticato, Giunti, 16,00 €

La quarta di copertina:

Nella vecchia biblioteca del collegio, Emma scopre un manoscritto con uno straordinario potere: tutto ciò che viene scritto nelle sue pagine diventa realtà! Emma inizia subito ad annotare i suoi desideri ma non sempre le cose vanno per il verso giusto… Inoltre, nelle pagine del libro, Emma legge le parole di una ragazza misteriosamente scomparsa quattro anni prima. Gli avvenimenti provocati dalla sua penna si intrecciano con la ricerca della ragazza scomparsa, in un susseguirsi di colpi di scena, innamoramenti, amicizie e avventure.
Un romanzo divertente, storia d’amore e racconto fantasy, che si legge tutto d’un fiato. Una versione moderna di ”Emma”, l’indimenticabile eroina di Jane Austen, un omaggio dal linguaggio fresco e contemporaneo che catturerà l’attenzione delle giovani donne di oggi.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788809858435

 

 

Elisabetta Gnone, Gli incantevoli giorni di Shirley. Fairy Oak. Vol. 5, Salani, 14,90 €

Nuova edizione. La quarta di copertina:

A Fairy Oak è finalmente giunta la primavera. L’aria profuma di narcisi, di giornate lunghe e di giochi. Ma anche di pioggia. E infatti piove, diluvia, grandina perfino! Per lunghi, interminabili giorni. Meno male che c’è Shirley Poppy a sollevare gli animi dei giovani del villaggio, con un nuovo, intricato mistero. Nascosto nel laboratorio di sua zia, infatti, la giovane e potentissima strega ha trovato un ricettario molto, molto strano. Non di uova e di farina si fa cenno nelle antiche pagine sgualcite, ma di spade di sale, di pezzi di cielo, di cuori di pietra e di un segreto, il Segreto del Bosco. Decisa a scoprire di cosa si tratta, Shirley coinvolge le gemelle Vaniglia e Pervinca e tutta la Banda del Capitano in una serie di mirabolanti avventure. Sarà pericoloso, i ragazzi lo sanno, ma ciò che vedranno e impareranno li ripagherà di ogni ferita e paura. Per sempre.

 

 

John Gwynne, Wrath. Nuove alleanze, Fanucci, 25,00 €

La quarta di copertina:

Nelle Terre dell’Esilio, le conseguenze della guerra hanno raggiunto il punto di non ritorno. Re Nathair controlla ormai la fortezza di Drassil, nascosta nel cuore della Foresta di Forn, e tre dei Sette Tesori sono nelle sue mani. Alleatosi con Calidus e con la perfida regina Rhin, è disposto a tutto pur di conquistare i restanti quattro Tesori, che gli permetterebbero di acquisire la facoltà di aprire il portale verso l’Oltremondo. Corban, l’unico in grado di opporsi ai piani del re, è stato fatto prigioniero dai guerrieri Jotun, giganti che terrorizzano le schiere nemiche. Con il suo esercito in rotta, Corban deve trovare una via di fuga e nuovi alleati, ma quale delle fazioni in guerra appoggiare? Chiamare al proprio fianco bellicosi giganti potrebbe rivelarsi la scelta giusta? Qualunque sarà la sua decisione, Corban dovrà fare i conti con Nathair e i suoi alleati. La sua vita è appesa a un filo, e con essa il destino delle Terre dell’Esilio, perché quella che sta per essere combattuta è l’ultima delle battaglie, la più cruenta e sanguinosa.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788834733592

 

 

Jennifer Lynch, Il diario segreto di Laura Palmer, Mondadori, 11,50 €

Nuova edizione economica. La quarta di copertina:

Torna dopo vent’anni dallo strepitoso successo Il diario segreto di Laura Palmer: la chiave per capire tutti i segreti di Twin Peaks, la misteriosa cittadina sulla costa pacifica dove le forze del Bene e del Male si scontrano per conquistare l’anima – e il corpo – della giovane Laura.

 

 

Stephan R. Meier, Now, Fanucci, 16,90 €

La quarta di copertina:

Un uomo vaga attraverso fitte foreste, in fuga da droni che lo inseguono. Il suo nome è Spark. Fino a poco tempo prima era un perfetto cittadino del mondo di Eden, controllato dall’algoritmo intelligente NOW. Ma poi ha scoperto un terribile segreto e ha deciso che era giunto il momento di combattere. Per il futuro del mondo. Per l’amore della sua vita.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788834733585

 

 

Pat O’Shea, La pietra del vecchio pescatore, Tea, 13,00 €

Nuova edizione economica. La quarta di copertina:

Due ragazzi e la loro strabiliante avventura in mezzo a streghe e folletti, spiriti maligni e geni benefici, giganti e animali parlanti nell’incantevole scenario della magica Irlanda.

Pidge e la piccola Brigit sono due giovani fratelli vivaci e spensierati che vivono in una verde vallata irlandese. La loro è una vita semplice, scandita dai rimproveri della zia Bina e dalle trepidanti attese dei ritorni del padre, spesso fuori casa per lavoro.
Un giorno Pidge acquista un vecchio e malconcio libro e si trova a varcare, assieme alla sorella, la sottile soglia che separa il mondo reale da quello fantastico. Si ritrovano così a dover recuperare, per conto di un’antica divinità irlandese, una pietra macchiata di sangue prima che cada nelle grinfie della Morrigan, la Regina del Male a tre teste, dea celtica della guerra. La guide che i ragazzi incontreranno nella loro ricerca prenderanno le forme dei più svariati e bizzarri animali e personaggi: la simpatica e saggia somarella Serena; il misterioso Vecchio Pescatore; Patsy e Boodie, simpatici amici prima, potenti forze poi; Cutu, l’astutissima volpe che accompagnerà i due eroi per gran parte del loro viaggio…
Terrore, meraviglia, magia cristallina rasserenante e spaventosa, inganni, labirinti, porte magiche attraverso laghi infiniti, segugi malvagi, topi intrappolati in perfidi incantesimi: milioni di piccoli ingredienti che spalancano le porte sul regno della fantasia.
Un capolavoro della narrativa fantastica che una grande sognatrice ha regalato ai sognatori di tutto il mondo.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788850247646

 

 

J.K. Rowling, Gli animali fantastici: dove trovarli, Salani, 12,50 €

La quarta di copertina:

Non c’è casa di maghi in tutto il paese dove non troneggi una copia di Gli Animali Fantastici: dove trovarli. Ora anche i Babbani avranno la possibilità di scoprire cosa mangiano i Puffskein e perché è cosa saggia non lasciare latte in giro per i Knarl.

I proventi della vendita di questo libro andranno a Comic Relief e all’associazione benefica internazionale di J.K. Rowling Lumos, che faranno magie al di là dei poteri di qualunque mago. Se ritenete che questa non sia una buona ragione per separarvi dal vostro denaro, posso solo sperare per voi che un mago di passaggio si mostri più caritatevole nei vostri confronti, quando verrete attaccati da una Manticora.

Albus Silente

 

 

Giulio Xaët, I sogni di Martino Sterio, Mondadori Electa, 16,90 €

La quarta di copertina:

E se il racconto più famoso al mondo, una di quelle fiabe che vi hanno raccontato più volte da piccoli, nascondesse un segreto terribile? È a questa domanda che il giovane Martino deve trovare risposta. Altrimenti finirà prigioniero dei suoi stessi sogni, che da qualche tempo lo vedono protagonista di bizzarre versioni di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio. Sophie, una misteriosa francese in Erasmus, spiega a Martino come le opere di Lewis Carroll possano rivelarsi testi maledetti, attraverso un’oscura profezia nascosta da generazioni. Se fosse la verità, le persone inizierebbero a “vivere i propri sogni e sognare la propria vita”, contagiandosi a vicenda nella condizione di “senz’anima”. Sarà l’inizio di un’incredibile avventura che porterà un manipolo di ragazzi nei meandri di un paese sperduto d’Inghilterra. Dove leggende dimenticate e legami famigliari inaspettati troveranno un epilogo sconvolgente. Tra giochi linguistici, invenzioni surreali e scenari onirici, “I sogni di Martino Sterio” è un viaggio alla scoperta del potere dei nostri sogni e delle nostre fantasie.

 

 

Roger Zelazny, Nove principi in Ambra. Le cronache di Ambra. Vol. 1, Fanucci, 12,90 €

Nuova edizione economica. La quarta di copertina:

Ambra è il mondo perfetto, l’universo dal quale tutti gli altri sono stati generati. Luogo celestiale e al contempo demoniaco, Ambra si trova adesso nel mezzo dello scontro tra le forze del bene e del male. Pur coesistendo con tutti gli altri mondi, Ambra può divenire una mèta irraggiungibile, niente più che il ricordo di un sogno per chi ne è stato allontanato: Corwin, Signore d’Ambra, si risveglia in un ospedale della Terra, confuso e privo di certezze sulle proprie origini e sulla propria identità. Chi lo ha separato dalla sua casa, relegandolo in quel lontano esilio? Qual è la vera natura di Ambra? A cosa ambiscono i principi e le principesse che lottano per raggiungere il trono più desiderato tra quelli su cui si possa sedere negli universi conosciuti? Mentre oscure forze del male avanzano, terribili armate al comando dei Principi delle Tenebre, Corwin inizierà un viaggio fantastico ed eroico, verso la riconquista del proprio mondo e della propria eredità. Le sorti di Ambra non sono mai state così incerte e da esse può dipendere il destino di tutti gli universi.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788834733523

 

 

Roger Zelazny, Le Armi di Avalon. Le cronache di Ambra. Vol. 2, Fanucci, 12,90 €

Nuova edizione economica. La quarta di copertina:

Avvenimenti terribili scuotono Ambra, il mondo perfetto, unico centro di tutti gli universi esistenti. Re Oberon, il sovrano la cui origine inconoscibile è perduta nella notte dei tempi, è morto. Adesso i suoi figli combattono senza esclusione di colpi per conquistare quel trono che permetterebbe al solo vincitore di regnare su tutti i mondi possibili: da Ambra alle oscure Corti del Caos fino alla nostra Terra. Sul trono siede adesso Eric di Ambra, dopo avere imprigionato il fratello Corwin che aveva fatto ritorno da un millenario esilio sulla Terra. Liberatosi dalla prigionia, Corwin raggiunge il perduto regno di Avalon, luogo in cui potrà trovare l’aiuto necessario per tornare a sfidare il fratello Eric. Intanto forze tenebrose stanno abbandonando le Corti del Caos, attraversando la vastità di mondi possibili, per assediare Ambra. Quale mistero si nasconde dietro la morte di re Oberon? Un’oscura minaccia incombe su tutti gli universi, mettendone a repentaglio l’esistenza stessa.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788834733530

 

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Italo Calvino: Se una notte d’inverno un viaggiatore

Già dalla vetrina della libreria hai individuato la copertina col titolo che cercavi. Seguendo questa traccia visiva ti sei fatto largo nel negozio attraverso il fitto sbarramento dei Libri Che Non Hai Letto che ti guardavano accigliati dai banchi e dagli scaffali cercando d’intimidirti. Ma tu sai che non devi lasciarti mettere in soggezione, che tra loro s’estendono per ettari ed ettari i Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere, i Libri Fatti Per Altri Usi Che La Lettura, i Libri Già Letti Senza Nemmeno Bisogno D’Aprirli In Quanto appartenenti alla Categoria del Già Letto Prima Ancora D’Essere Stato Scritto. E così superi la prima cinta dei baluardi e ti piomba addosso la fanteria dei Libri Che Se Tu Avessi Più Vite Da Vivere Certamente Anche Questi Li Leggeresti Volentieri Ma Purtroppo I Giorni Che Hai Da Vivere Sono Quelli Che Sono. Con rapida mossa li scavalchi e ti porti in mezzo alle falangi dei Libri Che Hai Intenzione Di Leggere Ma Prima Ne Dovresti Leggere degli Altri, dei Libri Troppo Cari Che Potresti Aspettare A Comprarli Quando Saranno rivenduti A Metà Prezzo, dei Libri Idem Come Sopra Quando Verranno ristampati Nei Tascabili, dei Libri Che Potresti Domandare a Qualcuno Se Te Li Presta, dei Libri Che Tutti Hanno Letto Dunque È Quasi Come Se Li Avessi Letti Anche Tu. Sventando questi assalti, ti porti sotto le torri del fortilizio, dove fanno resistenza

i Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere,

i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli,

i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento,

i Libri Che Vuoi Averli Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza,

i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest’Estate,

i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale,

i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile.

Ecco che ti è stato possibile ridurre il numero illimitato di forze in campo a un insieme certo molto grande ma comunque calcolabile in un numero finito, anche se questo relativo sollievo ti viene insidiato dalle imboscate dei Libri Letti Tanto Tempo Fa Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e dei Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D’Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi a Leggerli Davvero.

Ti liberi con rapidi zig zag e penetri d’un balzo nella cittadella delle Novità Il Cui Autore O Argomento Ti Attrae. Anche all’interno di questa roccaforte puoi praticare delle brecce tra le schiere dei difensori dividendole in Novità D’Autori O Argomenti Non Nuovi (per te o in assoluto) e Novità D’Autori O Argomenti Completamente Sconosciuti (almeno a te) e definire l’attrattiva che esse esercitano su di te in base ai tuoi desideri e bisogni di nuovo e di non nuovo (del nuovo che cerchi nel non nuovo e del non nuovo che cerchi nel nuovo).

Tutto questo per dire che, percorsi rapidamente con lo sguardo i titoli dei volumi esposti nella libreria, hai diretto i tuoi passi verso una pila di Se una notte d’inverno un viaggiatore freschi di stampa, ne hai afferrato una copia e l’hai portata alla cassa perché venisse stabilito il tuo diritto di proprietà su di essa.

Pensavo di fermarmi molto prima. Quelle che ho trascritto sono quasi due pagine del primo capitolo di Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Stiamo parlando di un libro del 1979, perciò Calvino non poteva fare un campionario completo dei Libri Inutili Che Sono Stati Pubblicati Negli Ultimi Anni, perché davvero negli ultimi anni la fantasia degli editori nel pubblicare testi che non valgono la carta su cui sono stampati si è sbizzarrita, ma già le tipologie di testi citati qui sono affascinanti. Così come sono affascinanti tutte le pagine seguenti nel romanzo, comprese quelle che in un primo momento mi stavano lasciando perplessa. L’inizio del capitolo Fuori dall’abitato di Malbork, per esempio, per me è stato complesso, ma quando è finito ne avrei voluto ancora e invece…

Invece questo libro crea aspettative e le delude per rimpiazzarle con qualcosa che a mio giudizio è ancora meglio. Ma per capirlo davvero l’unica cosa da fare è mettersi a leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore.

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Novità di aprile 2017 – seconda parte

 

Holly Black, Nel profondo della foresta, Mondadori, 18,00 €

La quarta di copertina:

Hazel e il fratello Ben sono cresciuti a Fairfold, una piccola città dove, da tempo, gli umani hanno imparato a convivere pacificamente con le creature fatate della vicina foresta. Un posto diventato meta di tanti turisti curiosi, attratti dalle magie che qui hanno luogo ma in particolare dal ragazzo con le corna che riposa dentro una bara di vetro, la meraviglia più grande di tutte. Affascinati fin da bambini da questa presenza misteriosa, Hazel e Ben hanno provato più e più volte a immaginarne la storia. Nelle loro fantasie il giovane era a volte un principe dal cuore nobile e dalla natura buona e generosa, e altre un essere crudele e spietato. Ora che è cresciuta, però, Hazel pensa che sia arrivato il momento di accantonare tutte quelle fantasie infantili accettando il fatto che, per quanto lo abbia desiderato a lungo con tutta se stessa, il ragazzo con le corna non si sveglierà mai. Un giorno, però, quello che sembrava impossibile accade… sconvolgendo la vita della ragazza, di suo fratello e della loro città. Fiaba moderna dalle sfumature dark, “Nel profondo della foresta” segna il ritorno di Holly Black ai romanzi delle origini che l’hanno fatta conoscere, e amare, dai lettori.

 

 

Kiera Cass, The Crown, Sperling € Kupfer, 9,90 €

Edizione economica. La quarta di copertina:

Nel regno di Illéa è cominciata una nuova era. E una nuova competizione. A vent’anni di distanza dall’inizio dell’amore tra America Singer e il principe Maxon, infatti, è la loro primogenita, Eadlyn, a doversi confrontare con i trentacinque pretendenti arrivati a Palazzo per conquistarla. Ora, anche per lei, è giunto il momento della scelta più difficile. La sua unica speranza è che alla fine, in qualche modo, dovere e amore vengano a coincidere. Il tempo stringe, ma il cuore ha sempre un modo tutto suo di sorprenderci…

 

 

Arwen Elys Dayton, Seeker. La ragazza del destino, Sperling & Kupfer, 19,90 €

La quarta di copertina:

Per tutta la vita, Quin è stata soltanto una pedina nelle mani del padre. È stata addestrata per uccidere e manipolata per garantire il potere alla sua famiglia. Ma anche adesso che è riuscita a scappare da quel disegno fatto di violenza e inganni, Quin si trova di nuovo in trappola, vittima suo malgrado di una trama ordita da secoli. Un piano sinistro, forgiato generazione dopo generazione. Nulla ormai può fermare la forza del tempo e cambiare quel che è destinato a compiersi. O forse sì. Perché Quin non è più disposta a essere una pedina. Lei è una Seeker. La sua missione è portare luce nell’oscurità del mondo. E Quin è determinata ad andare fino in fondo. A qualunque costo. Anche se la verità sembra sfuggirle dalle mani ogni giorno di più e distinguere gli amici dai nemici è sempre più difficile. Quin non può fidarsi di nessuno. Solo del suo istinto. Per salvare se stessa e le persone che ama, dovrà affrontare la vendetta del passato e i suoi nemici, o se non altro morirà provandoci. Un sorprendente ed elettrizzante volume conclusivo che lascerà senza fiato i lettori della serie Seeker.

 

Maurizio De Giovanni, I guardiani, Rizzoli, 19,00 €

La quarta di copertina:

Napoli non è una città come le altre. Napoli non è neppure una città sola. Perché sotto quella che conosciamo ce n’è una sotterranea, nascosta agli occhi del mondo, con il buio al posto della luce. Marco Di Giacomo l’aveva intuito, un tempo, quando era un brillante antropologo e aveva un talento unico nell’individuare collegamenti invisibili tra le cose. Poi qualcosa non ha funzionato e ora, ad appena quarant’anni, non è altro che un professore universitario collerico e introverso, con un solo amico, il suo impacciato ma utilissimo assistente Brazo Moscati. Considerati folli per le loro accanite ricerche sui culti antichi, i due sono costante oggetto dell’ironia di colleghi e studenti. Perciò nessuno si meraviglia quando il direttore del loro dipartimento li spedisce a fare da balie a una giornalista tedesca venuta in Italia per scrivere un pezzo sensazionalistico sui luoghi simbolo dell’esoterismo. Per liberarsi della seccatura, Marco chiede aiuto a sua nipote Lisi, ricercatrice anche più geniale dello zio ma con una preoccupante passione per le teorie complottiste. I quattro s’imbatteranno in una lunga catena di reati e strani eventi, scoprendosi parte di un disegno che potrebbe coinvolgere l’intera umanità.

 

 

Gyorgy Dragomàn, Fiamme, Einaudi, 22,00 €

La quarta di copertina:

Emma ha tredici anni e a quell’età il mondo sembra destinato a rimanere immutabile. Ancora di più se cresci in un paese soffocato da un regime che appare eterno. Ma nulla resta uguale per sempre: è una lezione che, all’inizio, Emma imparerà nel modo più tragico, quando in un incidente (dai risvolti misteriosi) perderà i genitori dissidenti e lei sarà costretta a vivere in un orfanotrofio. Poi un giorno, in istituto, si presenta un’anziana signora che dice di essere la nonna di Emma, anche se la ragazzina non l’ha mai vista – o non se la ricorda. I primi giorni Emma è spaventata da questa vecchina che disegna strane figure nella farina, legge il futuro, pratica malefici e nel suo villaggio ha la fama di essere una strega. E forse i compaesani non hanno tutti i torti se in casa con Emma e la nonna vive il fantasma del nonno… Ben presto la ragazzina verrà a conoscenza del doloroso passato della sua famiglia, scoprendo che le streghe spesso sono buone e fanno paura per le ragioni sbagliate. Emma entrerà cosi in una realtà alternativa, quella dei suoi nonni, in cui la magia è l’unico modo per conquistare la libertà che il mondo le nega. Ma a tredici anni cambia tutto, che tu lo voglia o no, ormai Emma l’ha capito: cambiano i regimi, cambiano i corpi, cambiano gli occhi con cui guardi i ragazzi. E avere la magia dalla propria parte può essere un bell’aiuto. Con “Fiamme” Gyorgy Dragomàn ha creato una giovane eroina che resta impressa nella memoria. E la storia del suo apprendistato magico è una tra le metafore più potenti e affascinanti della vita al tempo di ogni terrore.

Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880622520PCA.pdf

 

 

Dave Eggers, Il cerchio, Mondadori, 14,50 €

Nuova edizione economica. La quarta di copertina:

“Mio Dio, questo è un paradiso” pensa Mae Holland quando fa il suo ingresso al Cerchio, la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l’acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae accoglie la richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Almeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?

 

 

Arthur Machen, Il terrore, Theoria, 12,00 €

La quarta di copertina:

Mentre il continente europeo è sconvolto dalle devastazioni della Prima Guerra Mondiale, in un remoto angolo dell’Inghilterra le autorità devono fare i conti con una catena di fatti di sangue dai contorni mostruosi. Sono in molti a pensare a una diabolica macchinazione degli Imperi centrali, a qualche micidiale arma segreta capace di seminare il panico tra la popolazione. Il terrore ormai è ovunque: nei boschi e sulle scogliere, in fondo alle paludi e sulla superficie del mare, nel cielo e fra i campi. Un flagello biblico che incombe su uno spazio immenso. E ovunque eppure non si vede. Il terrore di Machen è “una ballata macabra e potente che, elaborando in chiave ‘sacra’ il geniale insegnamento di Stevenson (il primo grande cantore, insieme a Poe, della moderna alienazione), ci rammenta che ignoriamo tantissime cose della natura e dell’universo, ma più ancora di noi stessi; e ci ammonisce che la ragione, se elevata a idolo, può mutarsi da luce in tenebra”.

 

 

Julie Plec, The Originals. Solo tu, Newton Compton, 12,90 €

La quarta di copertina:

Anno 1776. Klaus, Elijah e Rebekah Mikaelson sono antichi vampiri e stanno contribuendo alla ricostruzione della città di New Orleans, distrutta da un uragano. Sembra andare tutto per il meglio, i lupi mannari sono fuggiti, le streghe sono confinate ai margini della palude. Eppure Klaus non è soddisfatto, ha bisogno di una donna accanto a lui, una regina. Per incontrare di nuovo il suo amore, Vivianne, è disposto a rischiare, affidandosi ai poteri di una strega. Ma l’incantesimo non ha gli effetti sperati, Klaus è stato ingannato e una maledizione riporta in vita creature che erano sparite dalla faccia della terra. Per i fratelli Mikaelson è ora di tornare a combattere.

 

 

Morgan Rhodes, Il principe dei ghiacci, Nord, 19,00 €

La quarta di copertina:

La magia sta svanendo. Presto la terra diventerà di ghiaccio e l’intera popolazione verrà annientata. È il momento di unire le forze e di combattere per il bene comune. Ma l’avidità e la vendetta possono corrompere anche il più nobile degli eroi…
È stato sfidato, è stato sconfitto. Eppure re Gaius non ha rinunciato alla ricerca dei Catalizzatori, i cristalli leggendari che, secondo la profezia, gli consentiranno di regnare in eterno sul trono di Mytica. E allora parte alla volta di Kraeshia e suggella una nuova alleanza sposando la principessa Amara. Non sa, però, che la sua giovane moglie è persino più ambiziosa di lui. E ben presto Gaius si renderà conto che, nella partita per la conquista del potere, lui è diventato una semplice pedina…
È stata ingannata, è stata tradita. È stata costretta ad assistere alla morte dell’uomo che amava. Ora, la principessa Lucia ha un solo obiettivo: la vendetta. E per ottenerla è disposta a stringere un accordo col pericolosissimo dio del Fuoco. Ma ben presto Lucia capirà di essere entrata in un gioco molto più grande di lei, un gioco in cui in palio c’è la salvezza del mondo intero

 

 

Tui T. Sutherland, Nel cuore della foresta, Piemme, 15,00 €

La quarta di copertina:

Qualcosa sfrecciò accanto a Glory con un sibilo. Seguì un piccolo tonfo. Subito dopo Clay sparì sotto i suoi occhi. Era come se la foresta avesse allungato le sue braccia frondose per avvolgerlo silenziosamente e inghiottirlo. Un attimo era lì, a sbattere le palpebre come se gli girasse la testa, e quello seguente era scomparso nel nulla.

 

 

Filippo Tuena, Com’è trascorsa la notte, Il Saggiatore, 20,00 €

La quarta di copertina:

Filippo Tuena riscrive Sogno d’una notte di mezza estate, uno dei testi teatrali più conosciuti e amati di William Shakespeare, confrontandosi con un fondamentale classico della letteratura di tutti tempi.
Fra queste pagine ritornano Teseo, duca d’Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, con Titania e Oberon, e le famose coppie di amanti, insieme a un fitto bosco di folletti dispettosi e creature magiche. Ma di chi è questo sogno? Chi evoca, fra queste pagine, i seducenti fantasmi dell’arte, del teatro e dell’amore? Fra equivoci e malintesi, spunti noir e perturbanti riflessioni, Com’è trascorsa la notte non è altro che un’incursione feroce e poetica nelle pieghe più oscure e nascoste della nostra mente.

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Gli animali fantastici e dove trovarli, in arrivo la nuova edizione

Misteriosamente sparito dalle librerie babbane alla fine dell’estate del 2016, dal 20 aprile 2017 sarà nuovamente disponibile il fondamentale volumetto Gli animali fantastici e dove trovarli, firmato (almeno ufficialmente) da J.K. Rowling.

La prima edizione babbana dell’enciclopedia del magizoologo Newt Scamander risale al 2001 in lingua inglese e al 2002 nella traduzione italiana. Due nuove edizioni con copertine diverse ma identico contenuto erano state pubblicate negli anni successivi, ma il cambiamento di grafica non aveva mai creato problemi alla reperibilità del libro, sempre facilmente acquistabile in tutte le librerie. La situazione è cambiata alcuni mesi fa, con il libro andato fuori catalogo poco tempo prima della diffusione nelle sale dell’omonimo film incentrato proprio sulla figura di Scamander.

I volumi illustrati dedicati al film sono diversi, dalle guida ai personaggi a vari viaggi dietro le quinte fino alla stessa sceneggiatura firmata dalla Rowling, ma di quel libro che aveva fornito lo spunto iniziale per la nascita di nuove storie ambientate nel mondo di Harry Potter si era persa ogni traccia. Almeno fino allo scorso marzo, con la pubblicazione in inglese dell’edizione aggiornata di Fantastic Beasts and Where to Find Them.

Anche solo guardando la copertina, realizzata da Jonny Duddle, si capisce che questo volume non è solo la nuova edizione di un testo più vecchio. Una scritta informa che la Rowling ha aggiunto le schede di sei nuovi animali, mentre uno sguardo all’interno rivela un ricchissimo apparato iconografico. Le illustrazioni, rigorosamente in bianco e nero, sono state realizzate dall’artista croato Tomislav Tomić, già noto in Italia per aver collaborato alla realizzazione di Il trono di spade. Il coloring book ufficiale. Avendo sfogliato brevemente il libro prima di esporlo in reparto posso dire che le immagini sono davvero belle, tanto da valere l’acquisto anche se non si è interessati al testo.

Il testo comunque non è solo la semplice riproposizione di quanto già pubblicato anni fa. Il volume è aperto da una breve presentazione di Scamander che rivela come sia stato possibile far arrivare anche nelle librerie babbane un libro sulle creature magiche. Il magizoologo inoltre accenna alle accuse di essere semplicemente una spia di Silente mossegli da Rita Skeeter nel suo Man or Monster? The TRUTH About Newt Scamander, e questo breve brano non può non affascinare gli amanti della saga. Nella successiva introduzione Newt racconta per quale motivo ha ritenuto necessario scrivere il libro, fornisce una rapida spiegazione sugli animali fantastici, riassume la storia della conoscenza da parte dei babbani di questo tipo di creature, parla dei vari modi adottati dalle creature per nascondersi e conclude con una spiegazione sull’importanza della magizoologia. Segue la parte enciclopedica vera e propria, straordinariamente arricchita dalle già citate illustrazioni di Tomić. Le ultime pagine sono dedicate a una rapida biografia dell’autore Newt Scamander.

Di Fantastic Beasts and Where to Find Them è stato realizzato anche l’audiolibro, ricordandoci che mentre in Italia la produzione di audiolibri è purtroppo molto scarsa in inglese praticamente ogni libro di una certa importanza ha anche la sua versione audio. La voce narrante è quella di Eddie Redmayne, l’interprete di Scamander nell’omonimo film.

I proventi per la vendita del libro saranno devoluti dalla Rowling a Comic Relief e Lumos, associazioni che si occupano di aiutare i bambini disagiati. Come ha detto Albus Silente, nessuna libreria magica è davvero completa senza una copia di Animali fantastici e dove trovarli. L’edizione originale è già disponibile, per quella italiana è solo questione di tempo.

La sinossi della versione inglese:

An approved textbook at Hogwarts School of Witchcraft and Wizardry since publication, Newt Scamander’s masterpiece has entertained wizarding families through the generations. Fantastic Beasts and Where to Find Them is an indispensable introduction to the magical beasts of the Wizarding World. In this comprehensively updated edition, eagle-eyed readers will spot a number of new beasts and an intriguing new author’s note. Scamander’s years of travel and research have created a tome of unparalleled importance. Some of the beasts will be familiar to readers of the Harry Potter books – the Hippogriff, the Basilisk, the Hungarian Horntail… Others will surprise even the most ardent amateur Magizoologist. Dip in to discover the curious habits of magical beasts across five continents.

E quella, lievemente più breve, del libro italiano:

Non c’è casa di maghi in tutto il paese dove non troneggi una copia di “Gli animali fantastici: dove trovarli”. Ora, solo per breve periodo, anche i Babbani avranno la possibilità di scoprire dove vivono i Quintaped, cosa mangiano i Puffskein e perché è cosa saggia non lasciare latte in giro per i Knarl. Età di lettura: da 8 anni.

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Elena Favilli e Francesca Cavallo: Storie della buonanotte per bambine ribelli

The ugly truth of children’s Books

My daughter and I did an experiment

the results were disturbing

First, we removed the books with zero male characters (Male characters appear in up to 100% of books – FSU study finds 100 years of gender bias in children books, 2011)

Books removed: 3

Then, we removed the books with zero female characters

Books removed: 76 (In a study of over 5000 chidren’s books, 25% of them had zero female characters – Gender in 20th Century Children Books, 2011)

Next, we removed the books where females don’t speak (Time Magazine listed the 100 best children’s book of all time. Only 53 had females that speak)

Books removed: 141

Ok, the remaining books feature females who speak…

But to they have dreams? Aspirations? Or are they just waiting for a prince?

Finally, we removed all the books about princesses. (Across children’s media, only 19,5% of female characters hold jobs or have career aspirations vs. 80,5% of male characters – SeeJane.org Occupational Aspirations, 2013)

Out a full bookshelf…

This is what was left.

Questo video è stato pubblicato da Rebel Girls. Tolti i tre libri privi di personaggi maschili, i 73 privi di personaggi femminili, quelli in cui i personaggi femminili non parlano e quelli in cui i personaggi femminili sono riconducibili alla figura della principessa che sogna un principe da sposare e che subisce passivamente gli eventi, quel che rimane è desolante. Se vi interessa la versione integrale del video si trova qui:

Io ho selezionato alcune immagini, quelle della libreria progressivamente più vuota dopo che le diverse tipologie di libri sono state tolte, senza far vedere la mamma e la bambina che materialmente toglievano i libri.

Si tratta di un video promozionale, come si vede chiaramente dal successivo minuto e mezzo. La bambina dice di voler andare su Marte e chiede se c’è un libro che ne parla. Una scritta successiva dichiara “My daughter want more. What about yours?”

E qui le due autrici si presentano. Si tratta di Elena Favilli e Francesca Cavallo. Le due spiegano di essersi rese conto che di tutti i libri che hanno letto negli anni della crescita non uno era incentrato su una fanciulla che prendeva il proprio destino nelle sue mani e realizzava qualcosa da sola senza l’aiuto di un principe, di un fratello o di un topo. All’epoca in cui le bambine giungono alla scuola elementare hanno già meno fiducia in loro stesse di quanta ne abbiano i bambini. Sappiamo che vedere realizzata un’impresa ci convince che la realizzazione di quell’impresa è possibile, ma cosa accade se non vediamo mai qualcuno che ci somiglia ottenere risultati importanti? Cosa accade quando tutto quello che vediamo intorno a noi nei film, cartoni animati, libri, show televisivi è dominato dagli uomini? Per questo hanno deciso di cambiare le cose scrivendo a loro volta un libro. Si tratta di Good Night Stories for Rebel Girls, diventato nella traduzione italiana Storie della buonanotte per bambine ribelli. Il libro contiene 100 storie di donne realmente vissute e capaci di raggiungere risultati straordinari nonostante notevoli difficoltà che hanno attraversato il loro cammino. Astronaute, cuoche, pittrici, giudici, giocatrici di tennis, donne straordinarie che hanno cambiato e stanno cambiando il corso della storia in ogni campo immaginabile. Il loro invito quindi è di comprare il loro libro, il libro che avrebbero voluto leggere loro quando erano bambine, perché ogni bambina ha il diritto di crescere sapendo di poter diventare tutto ciò che desidera. Il sito ufficiale del libro (in inglese) è questo: https://www.rebelgirls.co/.

La situazione dei libri per bambini è davvero così catastrofica come descritta da Favilli e Cavallo? Dopo aver scoperto dell’esistenza di questo libro mi sono imbattuta in un articolo del New Tork Times scritto, non sorprendentemente, da una donna, Jennie Yabroff: https://www.washingtonpost.com/posteverything/wp/2016/01/08/why-are-there-so-few-girls-in-childrens-books/?utm_term=.349b6e756b08.

La Yabroff (e mi viene istintivo mettere l’articolo femminile davanti al cognome anche se so che a livello grammaticale è sbagliato. Al mio orecchio la frase suona meglio così, ovvio segno che a livello inconscio chi più chi meno tutti ci facciamo condizionare dalla nostra cultura e dall’ambiente in cui viviamo) scrive delle letture serali fatte con sua figlia e delle sue rassicurazioni sul fatto che i protagonisti delle storie che leggono siano di sesso femminile. Nulla di sorprendente, anch’io ho cambiato il sesso ai personaggi tutte le volte che ho voluto quando le mie bimbe ancora non sapevano leggere, e spesso non leggevo ciò che c’era scritto ma interpretavo i disegni raccontando la storia che io volevo che conoscessero, che credevo che gli servisse o che potesse piacergli indipendentemente dalle parole stampate sulle pagine che avevo in mano.

Ho letto su internet diverse critiche a libri che ho apprezzato, con genitori che si lamentavano per un linguaggio secondo loro non appropriato. Ma chi li obbligava a leggere parole che non gradivano? Il bambino vede il disegno, il resto lo diamo noi. Interpretiamo, e non solo con il tono della voce. E anche sul disegno si può intervenite, a qualche maschietto ho allungato i capelli, e magari anche aggiunto una gonna, per trasformarlo in una bambina. Non è detto che la storia debba essere per forza eroica, anche in un libro sull’uso del vasino al posto del pannolino ho modificato i disegni trasformando il bambino in una bambina e aggiungendo gli occhiali alla mamma per renderla più simile a me.

La maggior parte dei libri per bambini ha per protagonisti bambini o animali di sesso maschile. La Yabroff cita le percentuali di uno studio del 2011 che mostrano come i personaggi maschili siano nettamente più numerosi di quelli femminili. Nulla di nuovo, avevo citato questa disparità parlando di Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, e i miei commenti li potete trovare facilmente su questo blog. Se cliccate sul tag “donne” potete trovare un bel po’ di articoli in cui in un modo o nell’altro ho toccato l’argomento. Quello che abbiamo qui sono alcuni aggiornamenti dei dati alla situazione attuale. E la situazione attuale è sempre la stessa, forse un po’ meno sbilanciata ma comunque molto, troppo, sbilanciata.

Vi ricordate di quando ho parlato di Nevrat Sviodo nella serie La legione perduta di Harry Turtledove? Ho spiegato, in un testo molto lungo, quanto quel personaggio sia importante per me. Un personaggio marginale. Se il protagonista di quella tetralogia è Marcus Emilius Scaurus, e le sue maggiori spalle – se non altro perché a un certo punto hanno una trama autonoma e i propri punti di vista – sono altri due uomini, Gorgidas e Viridovix, Nevrat sta nel gruppo dei comprimari. Più o meno al suo livello di importanza fra i personaggi non palesemente malvagi possiamo elencare Gaius Philippus, Sextus Minucius, Quintus Glabrio, Junius Blaesus, Titus Pullo, Lucius Vorenus, Mavrikios Gavras, Thorisin Gavras, Balsamon, Nepos, Styppes, Zeprin il Rosso, Gagik Bagratouni, Senpat Sviodo, Laon Pakhimer, Pikridios Goudeles, Mertikes Zigabenos, Taron Leimmokheir e Soteric, sperando di non aver dimenticato nessuno. Tutti uomini. E le donne? Helvis, Komitta Rhangave e Alypia Gavra. La prima al di là del rapporto con il suo uomo compie una sola azione davvero importante salvando il fratello a rischio della propria pelle. La seconda si fa notare solo per le sue capacità a letto, per la sua lingua al vetriolo e per una vena sanguinaria di cui avrei fatto volentieri a meno. Va meglio con la terza, protagonista anche lei di una storia d’amore ma sinceramente interessata allo studio, presente ai consigli di guerra perché padre e zio sono consci delle sue capacità – in un’occasione Marcus nota che lei sembra pure più informata del padre – capace di scatenare una rivoluzione contro gli Sphrantzes, di ribellarsi a una decisione dello zio che non ha gradito organizzando una missione di soccorso e vincere una scommessa che mi fa scoppiare a ridere ogni volta che leggo quella pagina. Lo so cosa ha scommesso lei, e pure cosa diranno i personaggi presenti in scena, ma questo non diminuisce minimamente il mio divertimento.

Ma per una Nevrat e un’Alyphia, quanti personaggi maschili ci sono? In Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien non compare nemmeno una donna, viene citata giusto Belladonna Tuc, la madre di Bilbo, al momento non ricordo se compare il nome di qualche altra parente che si prende un po’ di argenteria del presunto morto. Va bene, è una storia che amo e in cui le donne non sono necessarie, perciò è giusto che non ce ne siano. In Lo Hobbit e Tauriel: una prospettiva femminista?, saggio contenuto in Hobbitologia, Pia Ferrara ha analizzato la figura di Tauriel nella trilogia cinematografica realizzata da Peter Jackson, ma per quanto il suo testo sia interessante io non ho visto i film (né ho intenzione di vederli) quindi per me Tauriel non esiste. Va un po’ meglio con Il signore degli anelli, dove ci sono Galadriel (potente quanto si vuole, ma che resta a casa sua mentre gli altri personaggi vivono le loro avventure), Arwen (più personaggio cinematografico che letterario, come ci si può immedesimare in lei quando l’unica cosa che fa è rinunciare all’immortalità? Sacrificio enorme, certo, ma sta ancor più dietro le quinte di Galadriel), ed Éowyn, l’unica significativa dal mio punto di vista, e ancor più marginale di Nevrat.

In La storia infinita di Michael Ende i protagonisti sono Atreiu e Bastiano, con Fùcur a fare da assistente (libro, non film, per me è sempre il libro quello che conta e quindi il drago si chiama Fùcur), mentre l’Infanta Imperatrice si limita ad ammalarsi, a far partire la missione e ad assistere al tutto. No, non è esatto, a un certo punto va dal Vecchio della Montagna Vagante e il loro incontro e tutto ciò che ruota intorno alla Fine Infinita è straordinario, ma si tratta di un solo capitolo in un libro che ne conta tanti quante sono le lettere dell’alfabeto.

Anni prima di scoprire il fantasy avevo letto e amato L’isola del tesoro di Robert Luis Stevenson. Quante sono le donne al suo interno? Quanti altri libri di questo tipo avevo letto e amato?

Ne ho parlato, ho parlato di questa necessità di donne forti, commentando libri quali La principessa Alanna di Tamora Pierce o La spada blu di Robin McKinley, o realizzando articoli quali Jolanda e le sue figlie: eroine in cerca d’avventura per il quarto numero di Effemme e Guy Gavriel Kay: donne forti in mondi di uomini per il nono numero di Effemme, ma davvero mi sono soffermata spesso sulle presenze femminili. Il mio nickname (con la minuscola, quando l’ho scelto ho fatto la pigra) è kindra, dal nome di un’amazzone che compare in La catena spezzata di Marion Zimmer Bradley.

Chi mi legge abitualmente magari può stancarsi di vedermi tornare sull’argomento, ma credo che la maggior parte dei lettori (in questo caso sto specificamente usando il termine al maschile, non è un uso generico che comprende sia i lettori che le lettrici) non si sia neppure reso conto della scarsità dei personaggi femminili in opere diverse dai romanzi d’amore, e del numero limitato di ruoli che hanno ricoperto in passato e che continuano a ricoprire tutt’oggi, anche se la situazione sta lentamente migliorando. Non dico che ci debbano essere più donne che uomini, o che il numero debba essere uguale (odio la par condicio e le quote rosa), né che le donne debbano essere in grado di fare tutto ciò che fanno gli uomini. Jaime Lannister con la spada è letale, Cersei Lannister non avrebbe idea di come adoperarla e finirebbe con il farsi male da sola. Arya Stark, che le armi le maneggia, non potrebbe mai sostenere un duello con un ragazzo minimamente addestrato, e quando ammazza qualcuno lo fa colpendolo a tradimento. Brienne di Tarth ha senso solo perché George R.R. Martin l’ha resa un’anomalia, donandole un fisico da uomo. Però quando Robert Jordan da adoperare l’Unico Potere alle sue Aes Sedai il fatto che siano donne non ha quasi più importanza. Ha importanza viste le particolari caratteristiche di saidin e saidar, ma loro possono combattere bene quanto un uomo. Non con gli stessi mezzi, ma possono essere altrettanto pericolose.

Storie della Buonanotte per bambine ribelli, secondo quanto detto dalle autrici nella prefazione, è una raccolta di storie che parlano del “potere di cambiare il mondo” e vuole essere “di ispirazione” per le giovani lettrici. Le frasi sono formulate al femminile, non si parla di lettori, anche se per avere dei veri cambiamenti a cambiare dobbiamo essere tutti, uomini e donne. Io ho letto per la prima volta Dalla parte delle bambine quando la maggiore delle mie figlie era nata da poco, ma sarebbe più importante che quel libro lo leggessero le mamme dei maschi. Senza maschi, senza uomini, possono esserci donne straordinarie ma non si può cambiare la società.

Solo un paio di frasi formulate nel modo sbagliato da Favilli e Cavallo? Su internet ho trovato la versione originale dell’introduzione e parla chiaramente di girls e daughter, quindi non è una traduzione errata. Probabilmente l’idea che avevano era di dare fiducia alle bambine, al di là del fatto che non sarebbe una cattiva idea mostrare ai bambini (maschi) che anche fra le femmine esistono persone dotate di notevoli capacità.

Di questo libro si è parlato molto. Io l’ho visto sparire ripetutamente dal negozio, con l’editore (Mondadori) che con le ristampe faticava a stare dietro al ritmo delle richieste. Poche volte ho visto un libro vendere così tante copie in così poco tempo. Ovvio che chi lo ha letto lo abbia commentato. La maggior parte delle persone lo ha apprezzato e lo ha lodato in maniera entusiastica, qualcuno non lo ha apprezzato e lo ha criticato. Fra chi non lo ha apprezzato c’è Michela Murgia, autrice diventata famosissima con Accabadora e ora spesso presente in televisione per parlare di libri. Io non seguo la sua trasmissione, al di là di Europei e Mondiali di pattinaggio artistico (mi avete notata un po’ distratta la scorsa settimana?) non guardo la televisione. Però qualche eco di quello che vi avviene ogni tanto mi arriva, in questo caso sotto forma di un articolo di Eleonora Voltolina: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/03/22/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli-la-stroncatura-di-michela-/33640/.

Riprendo alcune righe.

la Murgia tenta di demolire “Storie della buonanotte per bambine ribelli” con tre argomenti. Il primo è che, rivolgendosi primariamente alle bambine, il libro cada nella contraddizione di un sessismo alla rovescia, escludendo i maschi dalla fruizione.

Sugli altri due argomenti tornerò più avanti.

Tutti e tre gli argomenti sono non solo deboli, ma inconsistenti.

Innanzitutto, il libro può essere letto anche dai bambini ovviamente: anzi, ci sono tantissimi genitori che lo stanno regalando ai propri figli maschi. Molte madri scrivono messaggi che dicono più o meno “Lo leggo a mio figlio perché voglio educarlo in modo che da grande sia all’altezza delle bambine ribelli che avremo cresciuto”

Certo che il libro può essere letto anche dai maschi, solo non è detto che loro lo leggano. Molte madri di maschi provano a proporlo, sospetto in numero molto inferiore rispetto al numero delle mamme che lo propongono alle figlie. L’articolo di Jennie Yabroff che ho citato più su spiega che tendenzialmente ai maschi non vengono fatti leggere libri destinati alle femmine. Pensiamoci: le bambine leggono abitualmente libri con bambini come protagonisti, il caso inverso, di bambini che leggono libri aventi bambine come protagoniste è molto più raro. Yabroff cita alcuni studi della fine del secolo scorso, io vedo quotidianamente i libri che mi vengono richiesti in negozio, ma ci sono anche altre situazioni interessanti. Quando Joanne Rowling ha trovato un editore per il suo Harry Potter e la pietra filosofale l’editore le ha chiesto un nome d’arte tale da non far capire che il libro era stato scritto da una donna, in modo da non far girare alla larga i potenziali lettori di sesso maschile. Quando l’identità di J.R. Rowling è stata rivelata ormai i suoi libri erano troppo famosi, avevano troppo seguito, perché il sesso dell’autrice fosse importante, ma all’inizio si è pensato bene di nascondere questo dettaglio. Nulla di nuovo, anche Alice Bradley Sheldon alla fine degli anni ’60 si era nascosta dietro al nome d’arte di James Tiptree Jr., e ancora prima, nel 1933, Catherine Lucille Moore aveva optato per la firma C.L. Moore.

Quello del libro scritto da una donna, o destinato alle donne (o alle bambine) e di conseguenza ignorato da lettori di sesso maschile però è un problema della nostra società, non un limite del libro di Favilli e Cavallo. Probabilmente saranno pochi i maschi che leggeranno Storie della buonanotte per bambine ribelli, ma alle due autrici del testo non si può fare una colpa per qualcosa che non dipende da loro, né mi sembra il caso di parlare di discriminazione al contrario (cosa che invece sono le quote rosa) visto che non c’è nulla che proibisca ai maschi di leggere il loro libro. Se non lo faranno sarà solo colpa della nostra cultura, non di un’imposizione dall’esterno.

Eleonora Voltolina parla del libro di Elena Favilli e Francesca Cavallo a partire da una stroncatura di Michela Murgia, io mi rifaccio a lei e alla sua stroncatura della stroncatura. Forse si entra in un circolo vizioso di rimandi su rimandi a fare così, ma il testo di Voltolina mi aiuta a non dimenticare di trattare alcuni temi che mi erano venuti in mente durante la lettura del libro.

C’è un motivo sopra tutti gli altri per il quale mi intristisce e mi sembra totalmente inadeguato che Michela Murgia abbia usato il suo spazio di visibilità sulla Rai per parlare male di questo libro. E cioè il fatto che la scrittrice non si sia fermata neanche un attimo a pensare: cosa sto stroncando? Eppure sapeva, come ammette lei stessa, che “Storie della buonanotte per bambine ribelliè uno (straordinario) esempio di come si possa riuscire a realizzare un progetto editoriale ambizioso, anticonvenzionale, socialmente rilevante senza avere le spalle coperte da una grande casa editrice.
Perché sì, in Italia è uscito per Mondadori, ma solo sull’onda dell’incredibile successo che Cavallo e Favilli sono riuscite a ottenere da sole con la versione originale, in inglese. Usando un crowfunding (il finanziamento dal basso, attraverso le microdonazioni della “folla”) per realizzare il loro progetto visionario. Convincendo persone a investire in questo libro prima ancora che ne esistesse anche una sola copia
Questa è una storia da raccontare: due outsiders italiane che hanno realizzato in California un libro importante per l’emancipazione femminile, che hanno puntato al target giusto – l’età più giovane, prima che i pregiudizi di genere abbiano il tempo di attecchire e di sedare nelle bambine l’idea di poter fare tutto – e che hanno fatto tutto questo da sole.

Due outsiders? Vediamo chi sono le autrici secondo le mini biografie riportate sul libro stesso.

Elena Favilli è un’imprenditrice e una giornalista professionista. Ha lavorato per Colors, McSweeney’s, RAI, Il Post e La Repubblica, e diretto redazioni digitali sulle due sponde dell’atlantico. Si è laureata in semiotica all’Università di Bologna e ha studiato giornalismo digitale a Berkeley. Nel 2011 ha creato Timbuktu, la prima rivista iPad per bambini mai realizzata. È fondatrice e amministratrice delegata di Timbuktu Labs.

Francesca Cavallo è autrice e regista teatrale. Le sue opere hanno vinto premi e sono state rappresentate in giro per l’Europa. Appassionata innovatrice sociale, Francesca è la fondatrice di Sferracavalli, un Festival Internazionale di Immaginazione Sostenibile nel Sud Italia. Nel 2011 ha unito le proprie forze con Elena Favilli per fondare Timbuktu Labs, dove ricopre il ruolo di direttrice creativa. Storie della buonanotte per bambine ribelli è il suo settimo libro per bambini.

Io non ho mai letto Timbuktu ma più persone me ne hanno parlato bene, segno che la rivista una certa notorietà ce l’ha. Le biografie ci dicono una cosa con chiarezza: queste non sono due outsiders, non lo sono più da anni, sono donne che lavorano nella comunicazione, che conoscono l’ambiente e che sanno come muoversi. Il loro video promozionale è geniale, se dovessi assegnarli un voto a livello di marketing e capacità promozionale darei loro il massimo dei punteggi. Però la promozione non va confusa con il prodotto finale, anche Cinquanta sfumature di grigio ha beneficiato di una promozione straordinaria, e sappiamo tutti che la trilogia di E.L. James non è un’opera straordinaria. Non dico che Storie della buonanotte per bambine ribelli sia paragonabile per contenuti a Cinquanta sfumature di grigio, in quanto a contenuti le due opere non potrebbero essere più diverse, ma la promozione spesso è fondamentale per il successo di un’opera ed entrambi questi libri ne hanno beneficiato.

Storie della buonanotte per bambine ribelli, abbiamo letto dappertutto e lo vediamo confermato anche nella prefazione, “è il libro inedito più finanziato nella storia del crowfounding”, con “più di un milione di dollari” raccolti prima ancora che il libro fosse scritto. Complimenti per la promozione, davvero, ma era necessario questo crowfounding? Le due autrici non erano persone in difficoltà, che non sapevano come fare per vivere. Avevano, hanno ancora, una loro attività e dubito che abbiano problemi economici, o che ne abbiano avuti nel periodo in cui hanno progettato e realizzato questo libro. Gli autori in genere non guadagnano prima ancora di mettersi a scrivere, loro hanno avuto questo privilegio perché sono delle ottime pubblicitarie di sé stesse. E dopo aver guadagnato prima continuano a guadagnare dopo, perché non è che ora il libro venga regalato. L’edizione italiana costa 19,00 €, considerando quanto sta vendendo Favilli e Cavallo probabilmente si sono sistemate per tutta la vita. Se non volessero più fare niente potrebbero permettersi di farlo, anche se sospetto che a loro piaccia fare quello che fanno e che quindi andranno avanti a proporre nuovi progetti. Perché il crowfounding? Era necessario? A loro per vivere no, e sono convinta che un editore lo avrebbero trovato comunque. I contatti giusti li avevano e il modo di farsi pubblicità pure.

Il libro contiene la biografia di 100 donne. Fermo restando che bisogna avere l’idea di realizzare l’opera e che a posteriori tutti siamo capaci di dire “una cosa così la potevo fare anch’io”, quanto impegno è stato necessario per realizzare questo libro? Stiamo parlando di due autrici esperte, che sanno come fare ricerca e che sanno scrivere. Le biografie sono lunghe una pagina. Per testi così io in genere impiego un paio d’ore, ricerche comprese. Io pubblico testi quasi tutti i giorni e ho un lavoro e due figlie, so cosa significa dover gestire i tempi. Quanto ci vuole a scrivere questo libro? Una volta avuta l’idea non è che ci voglia tanto, considerando che le autrici sono due un paio di mesi sono sufficienti anche continuando a portare avanti gli altri progetti in cui sono impegnate e vivendo la loro vita. Lo so, il confronto con me potrebbe far pensare che la mia sia solo invidia, e se qualcuno se ne convince non c’è modo in cui io possa fargli cambiare idea. Per me è solo un modo per fare un paragone, per spiegare quale tipo di impegno può aver richiesto il libro e mettere le cose nelle giuste proporzioni. Io non ho avuto l’idea né ho i loro contatti o le loro capacità promozionali, quindi è normale che il libro l’abbiano scritto loro e siano loro a guadagnare. Però spiego, come spiego perché mi sono piaciuti (o no) i libri che leggo, e faccio paragoni per cercare di donare alle cose una prospettiva che consente di capirle meglio.

Ogni biografia è corredata da un’illustrazione, e per lo più ho letto elogi su queste illustrazioni. Nella quasi totalità a me non sono piaciute, non mi hanno comunicato niente quando non le ho trovate proprio brutte, ma visto che le illustrazioni non sono il motivo per cui questo libro viene comprato non mi fermo ad analizzarle. Torniamo alle critiche di Murgia

Il secondo è che il registro usato dalle autrici non sarebbe buono per i bambini: in particolare, che non riuscirebbe a dar conto della profondità dei contenuti, scadendo nella banalizzazione, mantenendo però una controproducente complessità nel linguaggio.

e alle controcritiche di Voltolina

Sul linguaggio, poi, Murgia poi dimostra di non aver proprio capito lo spirito con cui le storie sono state costruite. Si tratta di storie corte. Occupano una pagina: sono piccoli ritratti. Poche migliaia di battute: non certo abbastanza per poter raccontare queste vite in maniera “biografica”. Allora per ciascuna delle protagoniste le autrici hanno deciso di prendere un piccolo dettaglio, un aspetto particolare della loro vita, e farne il fil rouge della narrazione. Come affreschi che raccontano una scena per raffigurare una storia e un’emozione molto più grandi, Cavallo e Favilli cercano un elemento e su di esso costruiscono un percorso emotivo capace di arrivare anche alle bimbe più piccole, passando il messaggio più prezioso: che ciascuna donna è quello che è, per quel che le accade, ma che può fare delle scelte, da sola o con il sostegno di altri, e che quelle scelte determinano chi potrà essere.

A chi è diretto questo libro? Secondo l’editore italiano a bambine dagli 8 anni in su, e io sono perplessa. Ilaria non ha ancora otto anni e già si legge da sola romanzi di oltre un centinaio di pagine. Storie di una paginetta sola sono un po’ poco. Per la verità erano un po’ poco anche a quattro anni, quando a leggerle le storie ero io e le leggevo storie di una cinquantina di pagine. Ascoltava vicende con uno sviluppo narrativo molto più complesso rispetto ai brevi ritratti tracciati in questo libro, quindi già all’epoca avrebbe trovato queste pagine troppo semplici. Non tutte sono Ilaria, io ho iniziato a leggere (nel modo che ho spiegato più in su, inventandomi le parole) i primi libri alle mie figlie quando avevano un paio di mesi, quindi per loro la lettura è una bella abitudine e sanno stare ad ascoltare, ma qualcosa in più lo avrei voluto. Voltolina afferma che Murgia non ha capito lo spirito del libro, e magari è anche vero, ma forse le poche migliaia di battute di ciascun ritratto non sono sentite come troppo poche solo da Murgia.

Non pretendo una narrazione biografica come ha fatto, per esempio Paola Capriolo con il suo bellissimo No raccontando la storia di Rosa Parks. Capriolo ha scritto un romanzo di quasi un centinaio di pagine, Favilli e cavallo hanno parlato di Rosa Parks in una pagina sola, per forza di cose sono state meno dettagliate. Ridurre così però significa far perdere quasi completamente quel che ha fatto il personaggio o la sua importanza, e il voler assegnare una pagina a tutte si trasforma in uno schema troppo rigido, con le biografie più complesse ridotte praticamente a nulla.

I testi sono trattati come una fiaba, l’inizio più frequente è dato dalle parole “c’era una volta”, e quando le parole sono diverse il senso è comunque quello. Anche questa è una cosa che non mi piace. Stiamo parlando di persone reali, se vogliamo leggere fiabe allora leggiamo fiabe, ma se parliamo di episodi che sono avvenuti nel nostro mondo voglio che si capisca che stiamo parlando della realtà. Non è una fiaba il fatto che molte donne abbiano dovuto lottare per ottenere il diritto di fare ciò che hanno fatto. Quanto alla scelta dell’episodio da narrare è un’altra cosa che a volte mi lascia perplessa. Non conosco tutte le donne presenti nel libro, ma leggendo le biografie delle donne che conosco ero spesso perplessa, quando non infastidita. Cominciamo con un bel personaggio storico.

Cleopatra, regina (la definizione che segue il nome, anche per le altre donne, è quella data dal libro)

Fratello e sorella avevano idee talmente diverse sul governo del regno che ben presto Cleopatra fu cacciata da palazzo e scoppiò una guerra civile.

Giulio Cesare, l’imperatore di Roma, andò in Egitto per aiutare Cleopatra e Tolomeo a trovare un accordo.

Caio Giulio Cesare non era imperatore di Roma, era un ex console e generale, e dal momento in cui ha passato il Rubicone ufficialmente era un ribelle. Solo dopo aver vinto la guerra è diventato in modo più o meno legale dittatore, titolo che comunque poteva durare solo sei mesi, anche se Cesare ha trascurato questo dettaglio arrivando a farsi nominare dittatore a vita. Per parlare di imperatore dobbiamo aspettare il successo nell’ennesima guerra civile del suo successore Ottaviano Augusto. Inoltre Cesare non è andato in Egitto per aiutare Cleopatra e Tolomeo a trovare un accordo, vi si è recato inseguendo Pompeo perché l’unico modo che aveva per chiudere la guerra civile era eliminare il suo rivale. Poi, una volta sul posto, si è trovato coinvolto negli affari interni dell’Egitto, con Cleopatra che è riuscita ad affascinarlo e a farsi aiutare da lui, ma il Cesare reale era ben diverso da quello che emerge da queste righe. Se si vuole trasmettere un messaggio forse la prima cosa da fare è non travisare la realtà storica.

I due divennero ben presto una coppia ed ebbero un figlio. Cleopatra si trasferì a Roma, ma quando Cesare fu assassinato tornò in Egitto.

Che storia romantica, i motivi politici (lui voleva assicurarsi il controllo dell’Egitto, lei voleva rinsaldare il suo trono) non contano nulla. Anche se lei doveva essere un po’ farfallona visto che si è consolata con Marco Antonio.

Cleopatra e Marco Antonio furono inseparabili. Ebbero tre figli e si amarono fino alla fine dei loro giorni. Quando Cleopatra morì, l’impero finì con lei. Fu l’ultima regina dell’Antico Egitto.

Marco Antonio e Cleopatra si sono suicidati a pochi giorni di distanza dopo essere stati sconfitti da Ottaviano, ma detta così sembra che l’idillio fra i due sia durato fino alla morte per vecchiaia. Se le autrici non si fanno problemi a parlare dell’omicidio di Cesare, perché non citano il suicidio dei due? Non è bella la parola suicidio o non è bello che la grande eroina da loro tratteggiata faccia una triste fine? E questo sorvolare sulle morti violente accomuna molti personaggi e finisce a volte con lo sminuirli.

Per quanto riguarda Ipazia, matematica e filosofa, il testo dice

Ipazia insegnava astronomia, e durante le sue lezioni, che erano molto popolari, si rifiutava di indossare l’abito femminile tradizionale e si vestiva da studiosa, come gli altri insegnanti. Purtroppo, tutte le sue opere andarono perdute quando la biblioteca fu distrutta da un incendio. Ma, per fortuna, i suoi studenti scrissero di lei e delle sue idee brillanti, e grazie a loro anche noi abbiamo avuto modo di conoscere questo genio.

Purtroppo le sue opere sono andate perdute, che purtroppo lei sia stata assassinata è un dettaglio trascurabile. Non va bene dire queste cose a bambine piccole? Anche di Cesare hanno scritto che è stato assassinato, ma visto che lui è un uomo ed è un personaggio marginale all’interno del libro a quanto pare si può.

Ancora peggio va con Anna Politkovskaja, giornalista.

«Perché vuoi rischiare la vita?» le chiese una volta suo marito.

«Il rischio fa parte della mia professione» rispose lei. «So che potrebbe succedermi qualcosa. Ma io voglio soltanto che i miei articoli rendano il mondo migliore.»

Accaddero molte cose brutte, ma Anna era coraggiosa.

Una volta, dovette correre tutta la notte sulle colline cecene per sfuggire ai servizi segreti russi. Diverse persone, da entrambe le parti, volevano impedirle di raccontare la verità: qualcuno le mise perfino del veleno nel tè, per provare a sbarazzarsi di lei. Ma nonostante questi pericoli, lei non smise mai di raccontare la verità su tutto ciò che vedeva.

Anna continuò a rischiare la vita fino al giorno della sua morte, scrivendo la verità per rendere il mondo un posto migliore.

Favilli e cavallo riescono a scrivere del suo rischiare la vita fino al giorno della sua morte e non a scrivere che è stata assassinata perché i suoi articoli davano fastidio. In questo modo sembra che i rischi che Anna ha corso fossero qualcosa di poco conto quando invece erano terribilmente reali. Se avevano paura di parlare di una morte violenta avrebbero dovuto evitare di citare Politkovskaja, non trasformare la sua vita in una fiaba. Al rischio di una morte violenta si allude in varie pagine del libro.

Fra i vari personaggi uno è Irena Sendlerowa, eroina di guerra, e il libro spiega che Sendlerowa ha salvato oltre 2.500 bambini ebrei dai nazisti. Nessuna spiegazione sulla Shoah in queste pagine, sta al genitore parlare del nazismo e della persecuzione degli ebrei, ma se si parla di questa donna, se la si prende (giustamente) come modello, le spiegazioni sono necessarie, il che significa che nei discorsi che si fanno prima e dopo la lettura si finisce con l’affrontare un tema molto difficile. Non qualcosa di adatto a bambini piccoli, quindi ancora una volta mi chiedo a che età è destinato questo libro e non riesco a capirlo.

Irena Sendlerowa è morta nel 2008, per quanti rischi ha corso ne è comunque venuta fuori. Non è andata altrettanto bene a diverse altre donne presenti qui.

Policarpa Salavarrieta, spia. All’inizio del XIX secolo Salavarrieta ha combattuto per l’indipendenza della Colombia dalla Spagna, almeno fino a quando non è stata arrestata.

Le dissero che le avrebbero risparmiato la vita, ma solo a una condizione: doveva rivelare i nomi dei suoi amici.

Lei li guardò dritto negli occhi e rispose: «Sono una giovane donna, non mi fate paura».

Ancora oggi, Policarpa ispira gli uomini e le donne della Colombia e di tutto il mondo a combattere per la libertà e la giustizia, senza paura.

Io non ho idea di cosa possa aver detto Policarpa a chi l’aveva arrestata, ma non è una storia un po’ monca? Una risposta di sfida, e poi? Finisce tutto qui? La realtà dice che Salavarrieta è stata giustiziata, ma evidentemente non è bello scrivere queste cose, così come non è bello scrivere che l’indiana Lakshmi Bai, regina e guerriera che nel XIX secolo “condusse di nuovo le sue truppe in battaglia, a cavallo e vestita come un uomo”, in quella battaglia fu sconfitta e uccisa o che tre delle quattro Sorelle Mirabal, attiviste, sono state assassinate. Per ogni personaggio Favilli e Cavallo hanno affiancato al nome il campo d’azione in cui sono diventate famose, scritto la biografia, indicato nazionalità e date di nascita e, quando si tratta di personaggi già morti, anche la data di morte, pubblicato un’immagine e una citazione. Date di morte. Basta guardare in fondo alla pagina. Patria Mercedes, morta il 25 novembre 1960, facendo i conti aveva 36 anni. Maria Argentina Minerva, morta il 25 novembre 1960 a 34 anni. Antonia Maria Teresa Mirabal, morta il 25 novembre 1960 a 25 anni. Solo Bélgica Adela Mirabal-Reyes è morta nel 2014, a 89 anni. Tre di loro morte giovani lo stesso giorno. Coincidenze? Sfortuna? Forse forse guardando quelle date si nota un dettaglio quanto meno singolare, degno di essere indagato.

Ma no, i dettagli vengono smussati, parlando di Rita Levi Montalcini, scienziata, le autrici scrivono di “un crudele dittatore” che “promulgò una legge: gli ebrei non potevano lavorare all’università” sorvolando sul nome di Benito Mussolini (personaggio troppo vicino a noi per poter fare il suo nome? Perché il nome di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore contro cui combattevano le sorelle Mirabal, è stato fatto senza problemi) sfiorando nuovamente la Shoah ma senza impegnarsi a dire nulla, mentre con Elisabetta I, regina, si arriva alla vera e propria invenzione narrativa.

Maria pensava che Elisabetta complottasse contro di lei, perciò la fece rinchiudere nella Torre di Londra.

Un giorno, le guardie irruppero nella sua cella. «La regina è morta» annunciarono, e si inginocchiarono di fronte a Elisabetta.

Per la verità Elisabetta, imprigionata da Maria I nel 1953, un periodo a dir poco turbolento per la corona d’Inghilterra, era stata spostata dalla Torre di Londra agli arresti domiciliari nel castello di Woodstock dopo due soli mesi di prigionia, e al momento della morte di Maria, nel 1958, era già tornata a corte da qualche tempo.

Invenzione, e pure inutile, è la frase conclusiva della biografia di Tamara de Lempicka, pittrice: “Tamara sarebbe orgogliosa di sapere che la cantante Madonna è una della sue più grandi fan”. Madonna in questo libro non compare, tranne che in questa frase. Evidentemente le autrici le hanno preferito altre donne, e se non c’è nessun problema nel fatto che non abbiano parlato di lei mi chiedo che senso abbia citarla qui. Il suo nome è come i cavoli a merenda: non c’entra nulla. E come fanno a dire che Tamara sarebbe stata orgogliosa di avere Madonna fra le sue fan? Hanno fatto una seduta spiritica e glie l’hanno chiesto? Lo so, è facile fare dell’ironia, ma quando vedo una frase che per me è palesemente assurda mi chiedo quante altre assurdità ci siano nel libro che io non ho notato semplicemente perché non conosco i personaggi di cui si parla. Restiamo sulle pittrici e spostiamoci su Artemisia Gentileschi.

Artemisia divenne la sua allieva più brava, ma Agostino voleva che fosse anche la sua amante. «Prometto che ti sposerò» le diceva. Ma Artemisia continuava a rifiutare.

Le cose peggiorarono al punto che Artemisia alla fine riferì tutto al padre. Orazio le credette, e anche se Agostino era un uomo potente e un nemico pericoloso, lo denunciò alla giustizia.

Durante il processo, Agostino negò di averle fatto del male. Artemisia subì delle pressioni terribili, ma rimase fedele alla verità e non si arrese. Alla fine, Agostino fu riconosciuto colpevole. Oggi, Artemisia è annoverata tra i più grandi pittori di tutti i tempi.

Non so quanto fosse potente Agostino Tassi, il presunto innamorato che certo non poteva sposare la quindicenne Artemisia perché era già sposato. Lui non è uno dei personaggi più importanti nella storia dell’arte, più famoso è il padre di lei, il pittore Orazio Gentileschi, ma la fama maggiore è quella di Artemisia, che in seguito avrebbe ricevuto commissioni da personaggi del calibro di Filippo IV di Spagna. Questo però Storie della buonanotte per bambine ribelli non lo dice. Preferisce far fare ad Artemisia una pessima figura facendole rifiutare un matrimonio che non poteva avere luogo e facendole denunciare una persona apparentemente solo perché era innamorata di lei. Ma che denuncia è? La denuncia è arrivata perché lui l’ha stuprata. Anche qui, è brutto parlare di stupro in un libro per bambini? E allora perché non dire che lui le ha fatto male senza entrare nei dettagli? Non c’è bisogno nemmeno di entrare nei dettagli delle pressioni subite da Artemisia durante il processo (lei, la vittima, è stata torturata per vedere se andava avanti nel processo o se ritrattava), ma questo modo di esporre i fatti fa apparire Artemisia come una ragazza capricciosa pronta a far del male agli altri con un processo pur di non vedere ostacolate le sue ambizioni artistiche. Se Favilli e Cavallo proprio non volevano citare il fatto che lui le aveva fatto male, senza entrare in dettagli disturbanti, perché al contrario non hanno tralasciato del tutto il processo e non si sono soffermate sulle opere d’arte da lei eseguite?

A quanto pare essere capricciose (o apparire capricciose pur senza esserlo, come nel caso di Artemisia) non è un difetto, leggere per credere la biografia di Zaha Hadid, architetta, con tanto di viaggio in aereo.

Il pilota annunciò che ci sarebbe stato un breve ritardo nel decollo. Zaha non volle saperne e pretese che la facessero salire subito su un altro volo. «Impossibile» protestò l’equipaggio, «il bagaglio è già stato imbarcato.» Ma Zaha tanto disse e tanto fece, che l’ebbe vinta lei. Come al solito.

Zaha era fatta così.

Detta in parole povere, era una grandissima rompipalle. Io non conosco quest’episodio, ma vedere una che non accetta un breve ritardo e provoca un casino tale da far aumentare considerevolmente il ritardo per tutti gli altri non riscuote la mia simpatia. Le cose sono andate in modo diverso da quanto raccontato qui? Non ne ho idea e non intendo fare ricerche in proposito, l’unica cosa che viene fuori da questo racconto è che una persona abbastanza rompiscatole può ottenere quello che vuole alla faccia di tutti gli altri, che devono subire i suoi capricci. No, per me non è così che funziona. E a proposito del ritenere le proprie necessità, le necessità di un singolo superiori a quelle della maggioranza, c’è la storia di Coy Mathis, alunna di scuola elementare.

Chi è Coy? A quanto pare un bambino che, a un certo punto della sua vita, ha stabilito di essere una femmina. Non ho idea di come un bambino possa arrivare a una decisione di questo tipo, certo faccio fatica a immaginare un bambino della scuola materna – l’età non è indicata, ma visto che poi si parla di inizio della scuola quest’episodio dev’essere precedente – possa chiedere “alla sua mamma: «Quando andiamo dal dottore per farmi diventare una femmina-femmina?»”. Cosa ne sa un bambino di interventi chirurgici se non c’è qualcuno che ne parla? A me questa storia sembra un po’ una montatura, non nel senso che non sia vera ma nel senso che dubito che tutto il comportamento di Coy sia stato spontaneo come fanno apparire queste righe. Il problema più grande arriva dopo, con la necessità di usare il bagno scolastico. Secondo gli insegnanti Coy poteva usare il bagno dei maschi o quello dei disabili, decisione che Coy e la sua famiglia non hanno accettato. I Mathis si sono rivolti al tribunale e al termine del processo il giudice gli ha dato ragione, stabilendo che Coy poteva usare il bagno che voleva. Tutto bene per lui/lei, non so bene che pronome usare, ma le bambine che si sono trovate Coy nel loro bagno? Coy è nato nel 2007, quindi ora ha dieci anni. Il suo corpo è quello di un maschio, indipendentemente da quello che prova. Per quanto sia giusto non traumatizzarlo, come possono reagire delle bambine a trovarselo in mezzo a loro? In bagno, nello spogliatoio prima dell’ora di ginnastica… io certo non avrei gradito un maschio nello spogliatoio né alle Medie né al Liceo, e certo non lo gradirei ora. Ho, e ho avuto, colleghi omosessuali e colleghe lesbiche. Al lavoro indossiamo la divisa. Gli uomini si cambiano nello spogliatoio maschile, le donne in quello femminile, indipendentemente da tutto il resto. I rapporti fra di noi non sono regolati dall’orientamento sessuale, quella è una caratteristica personale di cui parliamo solo se ne abbiamo voglia e con chi abbiamo voglia di farlo. Però la distinzione di spogliatoio è netta, non ci sono mai stati dubbi da parte di nessuno. La questione della sessualità è delicata, sappiamo tutti che ci sono stati e che ci sono ancora discriminazioni e pregiudizi legati all’orientamento sessuale, ma far prevalere la serenità di un unico bambino/a a discapito della serenità di tutte le sue compagne di classe non mi sembra una bella cosa, né mi sembra che la vicenda di Coy possa essere presentata come modello da seguire. La terza obiezione della Murgia era legata ai personaggi scelti.

Infine, il terzo argomento (il più «significativo», dice Murgia) è che alcune donne raccontate nel libro non avrebbero diritto di starci, perché figure controverse, negative.

L’articolo non cita Coy Mathis ma si sofferma su alcune donne che sono state importanti a livello politico.

Infine, la scelta delle storie da raccontare. Le 100 donne vengono da tutti i continenti. La loro pelle è di tutti i colori, vi sono tra loro donne cristiane, donne musulmane (con o senza velo), donne atee, e cosi via. Vi sono donne scienziate, donne artiste, donne sportive… E donne politiche di diversi schieramenti. A qualcuno potrà certamente non piacere, come non piace a Michela Murgia, che tra le 100 vi sia anche Margareth Thatcher. Ma davvero Murgia, o qualcun altro, vorrebbero sostenere che Thatcher – prima donna premier dell’UK – non sia stata una figura di enorme rilevanza nel panorama mondiale e nel processo di emancipazione femminile nel Novecento? Vogliamo negare la storia, perché di quella premier non condividiamo alcune delle scelte politiche? E poi che sarebbe successo se tutte le donne in politica raccontate nel libro fossero state di sinistra? Non sarebbero forse state attaccate, le autrici, per aver costruito una narrazione dedicata solo ai cittadini progressisti escludendo quelli conservatori?

Probabilmente a Voltolina è sfuggito il fatto che Murgia non sta negando la storia ma criticando l’inclusione di alcune specifiche donne. Se il libro vuole fornire dei modelli, allora devono essere modelli positivi. Nessuno può negare l’importanza di Adolf Hitler, Iosif Stalin o Augusto Pinochet nella storia del XX secolo, ma sono modelli da proporre? Si possono condividere o no i dubbi di Murgia sull’inclusione di Margareth Thatcher, ma sono dubbi legittimi che, su diversi personaggi, sono venuti pure a me. Poi non è detto che io e la scrittrice sarda la pensiamo allo stesso modo su tutti i personaggi, Murgia è perplessa per la citazione della depressione di Virginia Woolf, io sono perplessa perché, una volta che Favilli e Cavallo hanno citato la depressione, ancora una volta hanno edulcorato la storia evitando ogni riferimento al suicidio della scrittrice britannica. Anzi, sono passate in pieno tono favolistico/moraleggiante.

Virginia e Leonard erano incredibilmente felici insieme e si amavano molto, ma a volte la depressione di Virginia le rendeva difficile provare gioia. All’epoca, non c’era una cura efficace per questa malattia, e molti credevano perfino che non fosse reale.

Oggi, la depressione si può curare. Ma che tu sia felice o triste o qualunque altra cosa, è sempre un’ottima idea annotare come ti senti in un diario. Forse diventerai un genio della scrittura come Virginia, e aiuterai altre persone a comprendere i propri sentimenti e a vivere una vita piena di sogni.

Trallallero trallallà, e la vita di Virginia finisce qua. Ma dai! Questa, mi sembra, è l’unica volta che le due autrici si rivolgono direttamente a chi legge, ma la frase moraleggiante se la potevano proprio risparmiare, e il loro modo di trattare la depressione di Woolf, con l’ennesima vicenda non conclusa, non mi pare molto carino nei suoi confronti. Gli argomenti delicati si trattano con attenzione, o in alternativa si ignorano perché si ritiene che il proprio pubblico non sia interessato, o non sia pronto, ad affrontarli, non si scaglia la pietra e poi si nasconde la mano. Fra l’altro era possibile citare i suoi rapporti con le suffragette parlando dell’impegno civile di Virginia, oltre che delle sue doti come scrittrice (doti citate davvero di sfuggita, non viene indicato il titolo di neppure un’opera), mentre le poche righe della scheda (22 in tutto, io ne ho citate 8) sono dedicate al solito esordio in forma di favoletta, proseguono con la depressione e finiscono con l’invito a scrivere. Boh.

Forse Virginia si può consolare (si potrebbe consolare, se sapesse dell’esistenza di questo libro) con la consapevolezza che la pagina dedicata a lei almeno parla di lei, a differenza di quanto avviene per Serena e Venus Williams, tenniste.

C’era una volta un uomo di nome Raul, che vendeva tacos all’angolo di una strada della città di Compton, in California. Ogni giorno, Rauyl vedeva un uomo e le sue due figlie passare davanti al suo baracchino, diretti a un campo da tennis nelle vicinanze. L’uomo si chiamava Richard Williams e le figlie erano Serena e Venus.

Finito il quadretto incentrato sul fantomatico quanto inutile Raul la pagina fa finta di parlare brevemente delle due tenniste, spiegando che “A Compton c’erano delle bande di ragazzi che a volte causavano guai”. Un po’ riduttivo visto che una volta diventate famose Venus e Serena hanno raccontato che spesso nel loro quartiere c’erano sparatorie, affermazione ritenuta da molto un po’ esagerata fino al 2003, quando Yetunde, la sorella maggiore, non è stata uccisa nel corso di una sparatoria. Si poteva non parlare della morte della sorella, ma dire che Venus e Serena si allenavano in un luogo dove rischiavano la vita per colpa di scontri fra bande rivali forse avrebbe sottolineato la determinazione delle due ragazze. La conclusione torna nell’inutilità più totale:

Entrambe le sorelle sono state al primo posto nella classifica mondiale, e ancora oggi sono l’orgoglio di Raul, del padre e dell’intera città di Compton.

E questo è tutto quanto viene detto sulla loro carriera. Nessun accenno ai tornei vinti (la foto scelta da me, con quei trofei in mano, non è casuale) o a un qualsivoglia risultato, solo la citazione dell’orgoglio (ovvio) del padre e di tal Raul, personaggio inventato per questo libro. Scrivere qualcosa di meno inutile era tanto difficile? Ma a Favilli e Cavallo piace romanzare le storie anche a costo di non avere più spazio per scrivere nulla o di travisare i fatti, come nel caso di Alfonsina Strada, ciclista.

C’era una volta una bambina che era velocissima sulla sua bicicletta. Quando passava lei, era come veder passare un lampo. «Non andare così forte, Alfonsina!» le gridavano i suoi genitori. Troppo tardi: era già sparita.

Quando la bambina diventò grande e si sposò, i suoi sperarono che finalmente avrebbe abbandonato l’idea folle di diventare una ciclista. Invece, il giorno delle nozze, suo marito le fece un dono: una bici da corsa nuova di zecca.

Sorvoliamo su Alfonsina veloce come un lampo e passiamo al matrimonio. In questo caso vi propongo una citazione da Wikipedia:

la scoperta della bicicletta fu una vera e propria passione, e prima dei quattordici anni la giovane aveva già trovato il modo di partecipare a diverse gare di nascosto dai suoi genitori, ai quali mentiva dicendo di recarsi alla Messa domenicale.

Sua madre, scoperto il fatto, le disse che per continuare a correre avrebbe dovuto sposarsi e andare via di casa. A quattordici anni, nel 1905, sposò quindi un meccanico e cesellatore, Luigi Strada, con il quale si trasferì a Milano; come regalo di nozze chiese e ottenne una bicicletta.

Insomma per poter continuare a inseguire la sua passione Alfonsina in giovanissima (non “quando diventò grande”!) età è costretta a sposarsi. Strada partecipa a diverse gare, finché nel 1924 si iscrive al Giro d’Italia approfittando della mancanza di una regola specifica atta a indicare che la gara era esclusivamente maschile. La stessa cosa che aveva già fatto nel 1902 Madge Syers quando, fra lo stupore di tutti. si era iscritta a una gara di pattinaggio di figura. Syers in Storie della buonanotte per bambine ribelli non c’è, anche se avrebbe tutte le caratteristiche giuste per esserci, ma in un libro di questo tipo bisogna fare delle scelte e anche se io ho notato l’assenza di diverse donne che avrei visto volentieri in questo gruppo non intendo mettermi a fare l’elenco delle assenti. Non possono esserci tutte, quindi molte donne mancano, la scelta è inevitabilmente soggettiva. Quello che conta qui è la presenza di Strada al Giro d’Italia.

La corsa era molto lunga e faticosa, con dodici tappe di un giorno ciascuna, e si inerpicava per alcune delle strade di montagna più ripide d’Europa. Dei novanta ciclisti alla partenza, solo trenta tagliarono il traguardo: Alfonsina era una di loro. Fu accolta come un’eroina.

Tanto di cappello per essere arrivata, anche se ancora una volta queste righe fanno immaginare uno scenario ben diverso dalla realtà. Riprendo ancora Wikipedia.

Naturalmente ad Alfonsina Morini Strada era molto difficoltoso reggere il passo dei colleghi maschi, ma ogni volta riuscì a tagliare il traguardo di tappa, seppur sempre con alcune ore di ritardo; peraltro si fermava sovente a distribuire cartoline autografate ai tifosi.

Giunse fuori tempo massimo durante la tappa L’Aquila-Perugia. Inizialmente, alcuni membri della giuria […] non vollero estrometterla dalla corsa, considerando anche il tanto tempo da lei perso per cadute e forature. Ma in seguito si optò per una linea dura: Alfonsina Morini Strada fu esclusa dalla classifica del Giro, una decisione probabilmente influenzata dal clima che si respirava all’epoca, quando la parità tra uomo e donna era ben lontana dall’essere raggiunta, e mal si tollerava una donna che non solo sfidava apertamente gli uomini, ma riusciva addirittura a batterne alcuni. Si decise comunque per una situazione di compromesso: Alfonsina poteva prendere parte a tutte le restanti tappe, ma i suoi tempi non sarebbero stati conteggiati ai fini della classifica. Dei novanta partiti a Milano, solo in trenta completarono la corsa, e così, fra essi, Alfonsina Morini Strada.

Alfonsina arriva al traguardo, risultato storico, ma da squalificata. Sono troppo pignola? Può darsi, ma per me volere la parità non significa dimenticarsi che c’è una differenza fisica significativa fra uomini e donne, e sottolineare la forza di volontà di una persona capace di arrivare fino in fondo là dove persone teoricamente più forti di lei si sono arrese, pur sapendo che non avrebbe vinto nulla, mi sembra importante.

Un libro prezioso. Indispensabile. Ecco cos’è “Storie della buonanotte per bambine ribelli”. Un libro che tutti i genitori dovrebbero comprare per i loro figli” ha scritto, priva di dubbi, Eleonora Voltolina. Io di dubbi ne ho tanti, e per quanto riconosco che ci sono storie che devono essere raccontate non sono sicura che questo sia il modo giusto per farlo. Favilli e Cavallo sono due ottime pubblicitarie, ma il loro libro non mi ha trasmesso la metà di quel che mi aveva trasmesso a suo tempo Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative di Assia Petricelli e Sergio Riccardi. Libri di fiabe, favole e romanzi per bambini che hanno fra i protagonisti anche personaggi femminili forti ce ne sono, anche se sono meno di quelli che per protagonisti hanno personaggi maschili, quelle di Cattive ragazze sono storie vere. Si tratta di un fumetto diretto a lettori più grandi, giusto per far capire una delle cattive ragazze è Franca Viola e la sua vicenda è spiegata senza censure, ma per me è questo il libro da comprare.

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