La corona di spade di Robert Jordan. Dal capitolo 28 alla fine

La copertina dell’ebook di La corona di spade

 

Rilettura di La corona di spade di Robert Jordan.

28: Pane e formaggio

Mat alla reggia di Tylin.

29: La festa degli uccelli

Ancora scene preparatorie con Tylin che, a voler molto minimizzare la cosa, esagera. La Scodella dei Venti è sempre più vicina.

30: Il primo calice

Elayne riesce a imporsi sulle altre Aes Sedai e a convincerle di non essere più una semplice Ammessa.

Moghedien balefirizza (ma scegliere un termine diverso da Fuoco Malefico no? Così mi trovo a scrivere termini assurdi ricalcando le espressioni inglesi, perché dire che fuochizza maleficamente suona ancora più brutto) l’imbarcazione su cui si trova Nynaeve, anche se sbaglia lievemente la mira.

31: Mashiara

Nuovo viaggio di Nynaeve dal Popolo del Mare, e questa volta va molto meglio. In fondo l’accordo disastroso è già stato fatto e qui c’è solo un tentativo di assassinio, oltretutto compiuto durante il viaggio, non all’arrivo…

Nynaeve vince il suo blocco, Lan completa il salvataggio e i due convolano a giuste nozze, anche se celebrate dal Popolo del Mare. Effetto collaterale indesiderato (e Siuan, che non compare in questa scena. se ci fosse potrebbe dirci che ci sono sempre almeno tre effetti collaterali imprevisti, uno dei quali è spiacevole): Nynaeve si beve il cervello. Essere sposata le fa davvero un brutto effetto. Prima era prepotente con chi era dalla sua parte ma quando c’era da agire agiva, ora gradualmente va nelle retrovie. Certo, ha ancora qualche cosuccia importante da fare, ma il personaggio non è più lo stesso.

Elayne torna dalla Famiglia, stavolta in compagnia, e scopriamo un paio di numeri sorprendenti. La Famiglia conta 1783 membri, quasi il doppio delle Aes Sedai, e Reanne ha 411 anni, più di qualsiasi Aes Sedai. Forse forse le Aes Sedai hanno sbagliato qualcosa.

32: Sigillato per la Fiamma

Alviarin, ben istruita da Mesaana, informa Elaida del disastro avvenuto con Rand e inizia a ricattarla spingendola a emanare decreti destinati a frantumare la Torre.

Fra tutte le decisioni di Elaida solo una dà buoni frutti: andare a parlare con Seaine, anche se nemmeno questi frutti sono merito di Elaida. Lei avrebbe voluto che Seaine trovasse prove contro Alviarin, semplicemente per liberarsi di una Custode che fa la prepotente, e invece Seaine fraintende l’ordine – dato, per la verità, in modo abbastanza oscuro – e insieme a Pevara si mette a caccia dell’Ajah Nera. Ironicamente le due avrebbero potuto davvero far cadere Alviarin, anche se non per i motivi voluti da Elaida, per il semplice fatto che Alviarin è una Nera.

Pevara, se non sbaglio, è la prima Rossa simpatica che incontriamo. A sua discolpa possiamo dire che è diventata Rossa per sbaglio, forzata dalle circostanze. Fra le altre cose Pevara e Seaine rievocano in modo un po’ oscuro eventi di un passato non troppo lontano, gli anni successivi alla nascita del Drago.

33: Un bagno

Rand, come sempre, si autoaccusa di tutto. Per fortuna al suo fianco c’è Min, che a differenza delle varie incanalatrici non ha superpoteri ma è abbastanza intelligente, determinata e innamorata da capire cosa deve fare e da farlo. Se lei non fosse stata con lui Rand sarebbe crollato chissà quante volte. E poi senza preavviso Min se ne esce con una delle sue visioni:

«Ti ho visto con un altro uomo. Non sono riuscita a distinguere i volti, ma sapevo che uno dei due eri tu. A un certo punto vi siete toccati ed è sembrato che vi fondeste uno nell’altro e…» Tese le labbra, preoccupata, e proseguì a voce bassissima: «Non capisco cosa significhi, Rand, so solo che uno di voi due morirà e l’altro no. Io… perché sorridi? Non è uno scherzo, Rand. Non so chi di voi due morirà.»

Vedremo come si avvererà alla fine di Memoria di Luce.

34: Ta’veren

Rand va a incontrare il Popolo del Mare. Io continuo a insistere che se l’imbarcazione fosse affondata con tutti i suoi occupanti a bordo (prima della visita di Rand, non durante) non ne avrei sentito la mancanza, purtroppo Jordan aveva altre idee. Potrei cominciare come Lews Therin: Uccidili! Uccidili tutti…

Rivediamo una delle profezie del Ciclo Karaethon:

Rand sapeva che in una cosa gli Atha’an Miere erano come tutti gli altri: potevano scegliere di seguirlo di loro spontanea volontà o essere costretti a farlo; le Profezie dicevano che lui avrebbe unito le genti di tutte le terre – ‘Il nord egli legherà all’est, e l’ovest congiungerà al sud’, dicevano –, e nessuno poteva tirarsene fuori. Ormai Rand l’aveva capito.

Purtroppo l’unione delle terre non è esattamente come l’ha interpretata Rand, comunque… nord, est, ovest, sud… da nessuna parte si parla di isole o di mare. Possiamo eliminare subito tutto il Popolo del Mare – comprese le tizie che stanno a Ebou Dar, anzi soprattutto loro – e non pensarci più?

Se non altro Min ha una visione che ci rassicura sul fatto che Rand possa fidarsi di queste Aes Sedai:

«Manterranno la parola» mormorò d’un tratto Min, come se avesse letto nei suoi pensieri. Sottobraccio a Rand, e aggrappandosi con entrambe le mani alla sua manica, tenne la voce molto bassa, per farsi sentire solo da lui. «Ho appena visto queste cinque nella tua mano» aggiunse

Si tratta di Alanna Mosvani (verde), Bera Harkin (verde), Rafela Cindal (Blu), Faeldrin Harella (verde) e Merana Ambrey (grigia). Rand negozia per un po’, poi si stufa, ha una piccola crisi claustrofobica (non dimentichiamoci che alla fine di Il Signore del Caos ha trascorso parecchi giorni rinchiuso in una cassa) e se ne va, non prima che Min abbia avuto un’altra visione:

«Verrai punita per quanto accadrà oggi qui, Harine, ma non duramente come temi. Almeno, un giorno diventerai la Maestra delle Navi.»

Andandosene pure Rand inizia ad avere profezie, o a suggerire nuove possibilità ai Reietti:

Per la verità, tutti i posti erano pericolosi se un Reietto decideva di attaccare. Rand non riusciva a capire perché nessuno di loro avesse ancora tentato di fargli crollare il Palazzo del Sole addosso.

Ma se la cerca?

35: Nella foresta

Min si interroga su una delle sue visioni:

A che cosa sarebbe servito dirgli che, senza l’aiuto di una donna che era morta da tempo, il suo fallimento era praticamente certo?

La donna, ovviamente, è Moiraine, e Min avrebbe dovuto sapere che se aveva avuto quella visione Moiraine doveva essere ancora viva. Anche se, considerando quel che ha fatto Moiraine, avremmo tranquillamente potuto fare a meno di lei. Altro punto che secondo me Brandon Sanderson non ha risolto al meglio perché non aveva abbastanza materiale su cui lavorare.

Giusto per ritagliarsi un suo spazio, come se mantenere la sanità mentale di Rand e avere delle visioni non sia sufficiente, Min legge, e quel che legge è interessante:

«C’è sempre equilibrio fra il bene e il male. È così che funziona il Disegno. Nemmeno lui può cambiare questo equilibrio. La notte bilancia il giorno, il bene bilancia il male. Da quando è arrivato Rand non c’è stato nessun bambino nato morto o deforme. In alcuni giorni si celebrano più matrimoni che in un’intera settimana, e per ogni uomo che soffoca respirando una piuma, una donna cade per tre piani di scale e, invece di spezzarsi il collo, si alza senza nemmeno un livido. Se c’è il male, allora deve esserci anche il bene. La Ruota gira solo se c’è equilibrio, e Rand non fa che aumentare le possibilità di quanto forse sarebbe accaduto comunque.» Arrossì all’improvviso, rendendosi conto che entrambi la stavano guardando. Anzi, la fissavano.

«Equilibrio?» mormorò Rand inarcando le sopracciglia.

«Ho letto alcuni dei libri di Mastro Fel»

Rand si reca a un simpatico incontro con Caraline Damodred, cugina di Moiraine, e Darlin Sisnera, e naturalmente Min ha una nuova visione:

di colpo attorno a lei e Darlin lampeggiarono delle auree rosse e bianche e Min ne capì il significato. I colori non sembravano mai importanti, ma in quel momento lei seppe che si sarebbero sposati dopo che… Caraline gli avrebbe dato del filo da torcere. Inoltre, a un tratto Min vide apparire una corona sulla testa di Darlin, un semplice cerchio d’oro con una spada leggermente incurvata proprio sulle sopracciglia. La corona da Re che un giorno avrebbe portato, anche se non sapeva di quale nazione: Tear aveva i Sommi Signori, non i Re.

Caraline e Darlin conducono Rand e Min in una strana riunione. Fra i presenti ci sono un bel po’ di ribelli, in fondo Rand è andato per loro, il cui leader, Toram Riatin, lo odia. Questo dettaglio è tutt’altro che sorprendente dato che con lui c’è Padan Fain, che odia Rand di un odio intensissimo e che è capace di avvelenare la mente di chi gli è vicino senza neppure rendersene conto. In L’Occhio del Mondo Padan Fain era passato dall’essere un personaggio marginale al diventare un cattivo patetico. Chi l’avrebbe detto che si sarebbe trasformato così e che, come le erbacce, sarebbe continuamente rispuntato fuori nei luoghi più imprevedibili? Sul posto c’è anche Daved Hanlon, già membro dei soldati di Gaebril/Rahvin. A suo tempo mi ero chiesta chi fosse e se fosse importante visto che Jordan aveva scelto di farne il nome. Ovviamente avremo ancora a che fare con lui.

La cosa che mi ha sorpresa è stata la presenza di Cadsuane e delle altre Aes Sedai. Che diavolo ci facevano lì? Va bene, Cadsuane è una che si annoia se non insegue un Falso Drago mentre è impegnata a scrivere un trattato di pace e a prendere per le orecchie un re e tre o quattro generali, quindi forse doversi occupare solo del vero Drago rinato per lei è un po’ poco, ma la sua presenza mi sembra comunque strana.

36: Lame

Spoiler fino a Il cuore dell’inverno.

Rand e Toram iniziano a giocare con le spade, almeno fino a quando una bolla di male non si mette di mezzo. Come so che la nebbia è dovuta a una bolla di male, quando per tanto tempo mi aveva lasciata perplessa? Grazie al glossario di Il sentiero dei pugnali:

Hanlon, David: Un Amico delle Tenebre, in passato al comando dei Leoni Bianchi al servizio del Reietto Rahvin quando questi controllava Caemlyn sotto il nome di Lord Gaebril. Da lì, Hanlon ha portato i Leoni Bianchi a Cairhien con l’ordine di promuovere la rivolta contro il Drago Rinato. I Leoni Bianchi sono stati distrutti da una ‘bolla di male’ e Hanlon ha ricevuto l’ordine di tornare a Caemlyn per scopi ancora ignoti.

Lasciamo stare gli scopi di Hanlon, c’è stata una sola scena in cui lui è stato presente in cui sono stata felice quasi al punto di ululare di gioia, e ci vuole ancora un po’ prima di arrivarci. Questa è, fuor di dubbio, una bolla di male. In mezzo al caos Darlin (come già prima Caraline) si dimostra in gamba accettando Rand come una persona quando invece tutti gli altri si lasciano influenzare dai loro pregiudizi e Padan Fain si dimostra il solito personaggio dannosissimo grazie al pugnale di Shadar Logoth. Se all’epoca della prima lettura ero stata sconvolta dalla cosa, ora ne vedo l’utilità. Non mi piace, ma ne vedo l’utilità.

La nuova ferita si trova proprio sulla vecchia, e per Jordan non è un caso.

«Questa» disse Samitsu toccando la ferita vecchia e col tono di chi sta tenendo una lezione «è come una ciste, ma invece di essere piena di pus è piena di malvagità. Questa, invece» fece scorrere un dito lungo il taglio «sembra piena di una malvagità diversa.»

Due malvagità diverse. Prima di approfondire la cosa vediamo Min raccontare del rapimento, lei aveva bisogno di sfogarsi e le Aes Sedai avevano bisogno di sapere. Peccato che troppo pochi (Egwene, tanto per dirne una) conoscano la verità, avrebbe aiutato nei rapporti personali. Dashiva, che evidentemente non vuole essere accusato della morte di Rand quando ancora il Tenebroso non ha dato via libera in quella direzione, porta in scena Damer Flinn, probabilmente il mio Asha’man preferito. Forse proprio per via di quest’episodio.

«Le due ferite sono simili ma anche differenti, come se ci fossero all’opera due tipi diversi d’infezione. Solo che non si tratta di un’infezione, ma di… tenebra. Non mi viene in mente una parola migliore.»

Due tenebre differenti, il Tenebroso e Shadar Logoth. A volte ho davvero bisogno che l’autore mi guidi passo passo, o di rileggere. Flinn ci racconta la sua storia e intanto guarisce Rand.

«Che cos’hai fatto?»

Flinn si strinse nelle spalle, rammaricato. «Non molto. Non ho potuto toccare davvero il male. L’ho in qualche modo sigillato lontano da lui, almeno per un po’. Ma non durerà. Ora le due infezioni si combattono tra loro. Forse si distruggeranno a vicenda, e Rand guarirà.» Sospirò e scosse il capo. «D’altro canto, non posso dire che non lo uccideranno, ma credo che adesso abbia una possibilità in più rispetto a prima.»

Le due infezioni si combattono e Rand guarisce. C’è bisogno di dire altro?

Mi piace pure la reazione di Samitsu, così interessata a imparare a guarire da essere disposta a fare di tutto. Servirebbero più guaritori.

37: Un messaggio dal palazzo

Birgitte finalmente ci spiega che l’arma di Mat è un’ashandarei, così sappiamo come chiamarla. E, meraviglia delle meraviglie, non c’è un apostrofo in mezzo al nome.

Dopo il loro burrascoso ritrovamento Nynaeve e Lan si sono sposati, e a proposito del momento del ritrovamento, con tutta la concitazione del caso, non ho aggiornato l’elenco dei morti con i due uomini di Mat. Devo farlo? Nynaeve in alcuni momenti si è sentita in colpa per la loro morte, anche se secondo me non abbastanza. L’aver ritrovato il suo uomo ha avuto pessimi effetti su di lei.

L’uomo verde, l’ultimo dei Nym, alla fine di L’Occhio del Mondo. 1.

Changu e Nidau, guardie a Fal Dara, in La grande caccia. 2 e 3.

Dena, la donna di cui è innamorato Thom, in La grande caccia. 4.

Ingtar in La grande caccia. 5.

Leya, la Calderaia in Il Drago rinato. 6.

Dailin, la Fanciulla della Lancia guarita da Nynaeve in Il Drago rinato. 7.

La bambina che Rand prova a riportare in vita nel decimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra, scoprendo che non può realmente fare tutto. 8.

La donna che Egwene vede sgozzare nell’undicesimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra e che con la sua morte le fa capire gli orrori della guerra. 9.

Il padre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 10.

La madre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra . 11.

Il fratello di Perrim, Paetram, nove anni, in L’ascesa dell’Ombra. 12.

La sorella di Perrin, Deselle, dodici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 13.

L’altra sorella di Perrin, Adora, sedici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 14.

Zio Edward, fratello del padre di Perrin. Sua moglie, zia Madge, e i loro tre figli in L’ascesa dell’Ombra. 15, 16, 17, 18 e 19.

Zia Neain, vedova, e i suoi due figli in L’ascesa dell’Ombra. 20, 21 e 22.

La prozia Ealsin in L’ascesa dell’Ombra. 23.

Owein, custode di Alanna, in L’ascesa dell’Ombra. 24.

Colly Garren, Jared Aydaer, Dael al’Taron, Ren Chandin, Kenley, Bili al’Dai, Hu, Tim, Teven, Haral, Had, della banda di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35.

Visto che sono 27 in tutto, e noi abbiamo undici nomi, ci sono altri sedici morti, che portano il totale a 51.

La madre di Aram in L’ascesa dell’Ombra. 52.

Alric, custode di Siuan, in L’ascesa dell’Ombra. 53.

Hammar e Coulin, maestri d’armi alla Torre Bianca in L’ascesa dell’Ombra. 54 e 55.

Seana, Sapiente e camminatrice dei sogni in L’ascesa dell’Ombra. 56

Teodora, sorella di Kadere, in I fuochi del cielo. 57.

Jolien, una delle Fanciulle che si erano recate alla Pietra di Tear, morta nel crollo della torre. 58.

Ilyena. Lo so, è morta all’inizio di L’Occhio del Mondo, ma Rand ha iniziato a piangerla adesso. Il nome di Ilyena finirà pure nella lista delle donne morte per Rand, quindi perché dovrei escluderla io? 59.

Melidhra, Fanciulla della Lancia uccisa da Mat in I fuochi del cielo. 60.

Un Aiel precipitato per l’eternità dove durante il viaggio di Rand a Caemlyn. 61.

Lamelle, Fanciulla della Lancia uccisa da un Trolloc a Caemlyn. 62.

Pevin ,il portabandiera, ucciso da un Trolloc a Caemlyn. 63.

Cabriana Mecandes e il suo Custode, uccisi da Semirhage in Il Signore del Caos. 64 e 65.

Mangin, impiccato da Rand perché ha infranto la legge per motivi di Toh. 66.

Desora, Fanciulla della Lancia uccisa da una freccia destinata a Rand. 67.

Una donna di mezz’età uccisa in un’imboscata solo perché si è trovata vicino a Rand nel momento sbagliato. 68.

Herid Fel, bibliotecario, ucciso da un gholam alla fine di Il Signore del Caos. 69.

Isan, della setta Jarra degli Aiel Chareen, 69. Chuonde dei Miagoma della Dorsale, 70. Agirin, degli Shelan Daryne, 71. E altre 148, morte alla fine di Il Signore del Caos, anche se il numero preciso e il nome di tre di loro lo scopriamo solo all’inizio di La corona di spade. Totale: 220.

Lawtin e Belvyn, uccisi da Moghedien nel tentativo di assassinare Nynaeve in La corona di spade. 221 e 222.

38: Sei piani

…e quindi aveva ragione Elayne. Lei, Nynaeve, Mat e un bel po’ di altri personaggi si recano a prendere la Scodella dei venti e gli altri ter’angreal, ma le cose non vanno proprio come previsto. Due Sorelle Nere e un gholam rendono il capitolo più movimentato e fanno allungare il conto dei morti, e uno di loro lo conoscevamo abbastanza bene.

L’uomo verde, l’ultimo dei Nym, alla fine di L’Occhio del Mondo. 1.

Changu e Nidau, guardie a Fal Dara, in La grande caccia. 2 e 3.

Dena, la donna di cui è innamorato Thom, in La grande caccia. 4.

Ingtar in La grande caccia. 5.

Leya, la Calderaia in Il Drago rinato. 6.

Dailin, la Fanciulla della Lancia guarita da Nynaeve in Il Drago rinato. 7.

La bambina che Rand prova a riportare in vita nel decimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra, scoprendo che non può realmente fare tutto. 8.

La donna che Egwene vede sgozzare nell’undicesimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra e che con la sua morte le fa capire gli orrori della guerra. 9.

Il padre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 10.

La madre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra . 11.

Il fratello di Perrim, Paetram, nove anni, in L’ascesa dell’Ombra. 12.

La sorella di Perrin, Deselle, dodici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 13.

L’altra sorella di Perrin, Adora, sedici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 14.

Zio Edward, fratello del padre di Perrin. Sua moglie, zia Madge, e i loro tre figli in L’ascesa dell’Ombra. 15, 16, 17, 18 e 19.

Zia Neain, vedova, e i suoi due figli in L’ascesa dell’Ombra. 20, 21 e 22.

La prozia Ealsin in L’ascesa dell’Ombra. 23.

Owein, custode di Alanna, in L’ascesa dell’Ombra. 24.

Colly Garren, Jared Aydaer, Dael al’Taron, Ren Chandin, Kenley, Bili al’Dai, Hu, Tim, Teven, Haral, Had, della banda di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35.

Visto che sono 27 in tutto, e noi abbiamo undici nomi, ci sono altri sedici morti, che portano il totale a 51.

La madre di Aram in L’ascesa dell’Ombra. 52.

Alric, custode di Siuan, in L’ascesa dell’Ombra. 53.

Hammar e Coulin, maestri d’armi alla Torre Bianca in L’ascesa dell’Ombra. 54 e 55.

Seana, Sapiente e camminatrice dei sogni in L’ascesa dell’Ombra. 56

Teodora, sorella di Kadere, in I fuochi del cielo. 57.

Jolien, una delle Fanciulle che si erano recate alla Pietra di Tear, morta nel crollo della torre. 58.

Ilyena. Lo so, è morta all’inizio di L’Occhio del Mondo, ma Rand ha iniziato a piangerla adesso. Il nome di Ilyena finirà pure nella lista delle donne morte per Rand, quindi perché dovrei escluderla io? 59.

Melidhra, Fanciulla della Lancia uccisa da Mat in I fuochi del cielo. 60.

Un Aiel precipitato per l’eternità dove durante il viaggio di Rand a Caemlyn. 61.

Lamelle, Fanciulla della Lancia uccisa da un Trolloc a Caemlyn. 62.

Pevin ,il portabandiera, ucciso da un Trolloc a Caemlyn. 63.

Cabriana Mecandes e il suo Custode, uccisi da Semirhage in Il Signore del Caos. 64 e 65.

Mangin, impiccato da Rand perché ha infranto la legge per motivi di Toh. 66.

Desora, Fanciulla della Lancia uccisa da una freccia destinata a Rand. 67.

Una donna di mezz’età uccisa in un’imboscata solo perché si è trovata vicino a Rand nel momento sbagliato. 68.

Herid Fel, bibliotecario, ucciso da un gholam alla fine di Il Signore del Caos. 69.

Isan, della setta Jarra degli Aiel Chareen, 69. Chuonde dei Miagoma della Dorsale, 70. Agirin, degli Shelan Daryne, 71. E altre 148, morte alla fine di Il Signore del Caos, anche se il numero preciso e il nome di tre di loro lo scopriamo solo all’inizio di La corona di spade. Totale: 220.

Lawtin e Belvyn, uccisi da Moghedien nel tentativo di assassinare Nynaeve in La corona di spade. 221 e 222.

Janira e Melore, membri della Famiglia, uccise dal gholam. 223 e 224.

Corevin, Mendair, Tad Kandel, Wat e altri due membri della Banda della Mano rossa, uccisi dal gholam. 225, 226, 227, 228, 229, 230.

Nalesean, ucciso dal gholam. 231.

Altra ricapitolazione: Trolloc. Fade. Dragkar. Amici delle Tenebre. Reietti. Mastini infernali. Shadar Logoth. Padan Fain. Uomini Grigi. Davvero avevamo bisogno anche dei gholam? Tizi che possono essere feriti solo dal medaglione di Mat e che se ne infischiano dell’Unico Potere? Non c’è dubbio, Jordan si è divertito a creare problemi ai protagonisti, e non ho neppur citato avversari che, per quanto antipatici, sono esseri umani non asserviti al Tenebroso, anche se a volte sono così dannosi che sembra lavorino per lui.

Alla fine rimaniamo con la Scodella dei Venti trovata, insieme a un bel po’ di altri oggetti alcuni dei quali in futuro si riveleranno utili, una manciata di cadaveri, una Nera prigioniera, un bel chiarimento fra Elayne e Mat e un nemico in più, uno di quelli che fanno davvero paura.

39: Promesse da mantenere

Nynaeve, Elayne e vari gruppi di donne partono, Mat resta indietro con Thom e i suoi uomini per cercare Olver e viene sepolto da un muro abbattuto dai Seanchan durante la loro vittoriosa invasione di Ebou Dar. Bye bye Mat, ci rivedremo in Il cuore dell’inverno.

40: Lance

Iniziamo a vedere la prigionia di Galina, seconda solo ad Alviarin nell’Ajah Nera. Tutto quello che le capita è perfettamente meritato, anche se non sopporto Sevanna, Therava e tutti gli Shaido. Sammael arriva e li sparpaglia in giro, giusto per creare ancora un po’ di caos.

41: Una corona di spade

Al risveglio Rand, pur debole, pianifica con gli Asha’man. Min ha l’ennesima visione:

«Si tratta di Cadsuane. Vi insegnerà qualcosa, a te e agli Asha’man. Intendo dire a tutti gli Asha’man. È qualcosa che devi imparare, ma non so di cosa si tratti, so soltanto che a nessuno di voi piacerà dover imparare da lei. Non vi piacerà affatto.»

Rand deve tornare a ridere e ad apprezzare la vita per quello che è, e rimanere un essere umano, prima di affrontare il Tenebroso, che di umano non ha nulla.

Rand attacca Sammael a Illian e quest’ultimo sposta la battaglia a Shadar Logoth. Fa una breve comparsa Liah, che incredibilmente è sopravvissuta lì per tutto questo tempo e muore proprio davanti agli occhi di Rand. Per la precisione muore per mano sua, visto che non ha potuto salvarla, e il suo nome entra nella lista dei morti.

L’uomo verde, l’ultimo dei Nym, alla fine di L’Occhio del Mondo. 1.

Changu e Nidau, guardie a Fal Dara, in La grande caccia. 2 e 3.

Dena, la donna di cui è innamorato Thom, in La grande caccia. 4.

Ingtar in La grande caccia. 5.

Leya, la Calderaia in Il Drago rinato. 6.

Dailin, la Fanciulla della Lancia guarita da Nynaeve in Il Drago rinato. 7.

La bambina che Rand prova a riportare in vita nel decimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra, scoprendo che non può realmente fare tutto. 8.

La donna che Egwene vede sgozzare nell’undicesimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra e che con la sua morte le fa capire gli orrori della guerra. 9.

Il padre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 10.

La madre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra . 11.

Il fratello di Perrim, Paetram, nove anni, in L’ascesa dell’Ombra. 12.

La sorella di Perrin, Deselle, dodici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 13.

L’altra sorella di Perrin, Adora, sedici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 14.

Zio Edward, fratello del padre di Perrin. Sua moglie, zia Madge, e i loro tre figli in L’ascesa dell’Ombra. 15, 16, 17, 18 e 19.

Zia Neain, vedova, e i suoi due figli in L’ascesa dell’Ombra. 20, 21 e 22.

La prozia Ealsin in L’ascesa dell’Ombra. 23.

Owein, custode di Alanna, in L’ascesa dell’Ombra. 24.

Colly Garren, Jared Aydaer, Dael al’Taron, Ren Chandin, Kenley, Bili al’Dai, Hu, Tim, Teven, Haral, Had, della banda di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35.

Visto che sono 27 in tutto, e noi abbiamo undici nomi, ci sono altri sedici morti, che portano il totale a 51.

La madre di Aram in L’ascesa dell’Ombra. 52.

Alric, custode di Siuan, in L’ascesa dell’Ombra. 53.

Hammar e Coulin, maestri d’armi alla Torre Bianca in L’ascesa dell’Ombra. 54 e 55.

Seana, Sapiente e camminatrice dei sogni in L’ascesa dell’Ombra. 56

Teodora, sorella di Kadere, in I fuochi del cielo. 57.

Jolien, una delle Fanciulle che si erano recate alla Pietra di Tear, morta nel crollo della torre. 58.

Ilyena. Lo so, è morta all’inizio di L’Occhio del Mondo, ma Rand ha iniziato a piangerla adesso. Il nome di Ilyena finirà pure nella lista delle donne morte per Rand, quindi perché dovrei escluderla io? 59.

Melidhra, Fanciulla della Lancia uccisa da Mat in I fuochi del cielo. 60.

Un Aiel precipitato per l’eternità dove durante il viaggio di Rand a Caemlyn. 61.

Lamelle, Fanciulla della Lancia uccisa da un Trolloc a Caemlyn. 62.

Pevin ,il portabandiera, ucciso da un Trolloc a Caemlyn. 63.

Cabriana Mecandes e il suo Custode, uccisi da Semirhage in Il Signore del Caos. 64 e 65.

Mangin, impiccato da Rand perché ha infranto la legge per motivi di Toh. 66.

Desora, Fanciulla della Lancia uccisa da una freccia destinata a Rand. 67.

Una donna di mezz’età uccisa in un’imboscata solo perché si è trovata vicino a Rand nel momento sbagliato. 68.

Herid Fel, bibliotecario, ucciso da un gholam alla fine di Il Signore del Caos. 69.

Isan, della setta Jarra degli Aiel Chareen, 69. Chuonde dei Miagoma della Dorsale, 70. Agirin, degli Shelan Daryne, 71. E altre 148, morte alla fine di Il Signore del Caos, anche se il numero preciso e il nome di tre di loro lo scopriamo solo all’inizio di La corona di spade. Totale: 220.

Lawtin e Belvyn, uccisi da Moghedien nel tentativo di assassinare Nynaeve in La corona di spade. 221 e 222.

Janira e Melore, membri della Famiglia, uccise dal gholam al momento del ritrovamento della Scodella dei Venti. 223 e 224.

Corevin, Mendair, Tad Kandel, Wat e altri due membri della Banda della Mano rossa, uccisi dal gholam. 225, 226, 227, 228, 229, 230.

Nalesean, ucciso dal gholam. 231.

Liah, Fanciulla della Lancia uccisa da Rand con il Fuoco Malefico per evitare che fosse consumata da Shadar Logoth in La corona di spade. 232.

Nel suo duello Rand riceve un aiuto insperato e imprevedibile. Al momento la cosa rimane oscura, ma il tizio è Moridin e sta giocando con il Vero Potere, non con l’Unico Potere. Entrambi inizieranno ad avere problemi nell’incanalare dovuti al fatto che i loro flussi di Fuoco Malefico si sono toccati qui. Sammael muore ucciso da Mashadar, e sulle prime la cosa mi aveva lasciata un po’ perplessa. Tutto qui? Il grande duello è finito perché il terzo incomodo, la città, si è messa di mezzo? Sì, il viaggio di Sammael gli si è ritorto contro, e a volte i personaggi muoiono anche se non c’è un cadavere riconoscibile. Anche se un cadavere non c’è proprio, nessuno li ha visti morire e tutti vorremmo che fossero morti.

Quando Rand torna a Illian viene proclamato re perché il grano da lui inviato ha salvato la città dalla fame. A volte le buone azioni pagano, anche a parecchi libri di distanza da quando le si sono compiute. E a proposito di avvenimenti indietro di parecchi libri, questo è il capitolo 36 di L’Occhio del Mondo, il primo incontro fra Rand e Loial:

Rand annuì. «Potevo abitare alla fattoria o a Emond’s Field, e sarebbe stato un piccolo cambiamento. Ma se avessi voluto divenire re…» Rise, e Loial gli rispose con un sorriso che gli divise in due la faccia.

Che nessuno dica che Jordan non ci aveva avvisati in anticipo. Era così in anticipo che ce n’eravamo dimenticati, ma per dircelo ce lo aveva detto. Rand Re.

La storia si diffuse, come succede sempre con le storie, e cambiò, come le storie cambiano con il tempo e la distanza, propagandosi al di fuori di Illian con le navi costiere, le carovane dei mercanti o i piccioni viaggiatori inviati in segreto, allargandosi a ondate che si intersecavano con altre ondate e ne creavano di nuove. Illian era stata invasa da un esercito, dicevano le storie, un esercito di Aiel, di Aes Sedai che si materializzavano nell’aria o di uomini in grado di incanalare arrivati a cavallo di bestie alate, e persino da un esercito della Saldaea, benché non molti credessero a quest’ultima versione. Alcuni racconti sostenevano che la Corona d’Alloro di Illian era stata presentata al Drago Rinato dal Consiglio dei Nove, e altri da Mattin Stepanoes in persona, in ginocchio. Alcuni dicevano che il Drago Rinato l’aveva strappata dalla testa di Mattin Stepanoes, e aveva poi impalato quella stessa testa su una picca. No, il Drago Rinato aveva raso al suolo Illian e sepolto il vecchio Re sotto le macerie. No, lui e il suo esercito di Asha’man avevano incendiato Illian fino all’ultimo mattone. No, si trattava di Ebou Dar, era quella la città che aveva distrutto, dopo Illian.

Un fatto, però, si riproponeva sempre, in tutti i racconti. La Corona d’Alloro di Illian adesso aveva un nuovo nome. La Corona di Spade.

Per qualche motivo, uomini e donne che raccontavano le storie descrivevano questa parte quasi sempre con parole identiche. La tempesta sta arrivando, dicevano, guardando preoccupati verso sud. La tempesta sta arrivando.

Maestro dei fulmini, cavaliere della tempesta,

colui che indossa la corona di spade, il tessitore dei destini.

Chi pensa sia lui a far girare la Ruota del Tempo,

potrebbe scoprire la verità troppo tardi.

Tratto da una traduzione frammentaria delle

Profezie del Drago, attribuito a Lord Mangore Kiramin,

bardo di Spada di Aramelle e

Custode di Caraighan Maconar,

in quella che veniva chiamata

la lingua volgare (circa 300 D.F.).

 

Pubblicato in citazioni, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato | Lascia un commento

Anthony Ryan: La regina di fuoco

Non è un bel segno, anche se non è il mio record. Il record l’ho stabilito tanti anni fa, con Giovanni Verga, quando arrivavo alla fine di una novella di quattro pagine (non sto scherzando) e non avevo idea di come fosse iniziata. Ero talmente annoiata da distrarmi in quattro pagine! Leggevo e le parole si fermavano ai miei occhi, senza raggiungere il cervello. Stavolta è andata meglio, ma insomma…

Ho finito di leggere La regina di fuoco di Anthony Ryan il 22 aprile, e anche se dopo ho letto Com’è trascorsa la notte di Filippo Tuena, riletto Sogno di una notte di mezz’estate di William Shakespeare, finito La casa di Ade di Rick Riordan, proseguito la rilettura di Il sentiero dei pugnali di Robert Jordan e di La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea, e iniziato I segreti di Twin Peaks di Mark Frost (sono quasi a metà) e Nove principi in Ambra di Roger Zelazny (ho superato da poco la metà), di giorni non ne sono passati tanti. Eppure non ricordo la fine di La regina di fuoco. Brutto segno.

O si tratta di un caso di Alzheimer precoce e improvviso, o c’è qualcosa che non va con quel libro. Per la verità ricordo un bel po’ di cose, la morte di diversi personaggi, il percorso compiuto dai protagonisti, la conclusione del conflitto con l’Alleato, eppure troppe cose mi sfuggono. Non ricordo cosa diavolo hanno deciso di fare i sopravvissuti dopo la fine della guerra. Non è che, al termine della battaglia finale, sia finito anche il libro. Ci sono state diverse altre pagine che hanno sistemato ciò che ancora aveva bisogno di essere sistemato, solo che io non so come lo hanno fatto. Potrei rileggerle, ma anche no. E infatti non le rileggerò. Se non ricordo cos’è accaduto dopo così pochi libri (e giorni) significa che non mi interessava abbastanza.

In parte, ne ho parlato qualche giorno fa, deriva dal fatto di aver letto il libro in versione ebook. Non potevo andare avanti e indietro, sfogliare il libro come piace a me, consultare l’indice dei nomi, e quindi ho finito con il perdermi. In parte però credo sia colpa dell’autore se mi sono persa. Robert Jordan è prolisso? Suppongo che siano molte le persone che risponderebbero sì a questa domanda. Io però non ho mai trovato scene inutili. Scene che non mi piacevano, che mi disturbavano, sì, ma non fini a loro stesse. George R.R. Martin è prolisso? Prima di rispondere pensate ai banchetti, alle descrizioni araldiche e agli alberi genealogici. Per me la risposta continua a essere no. Magari una parola qua e là l’avrei tagliata, ma intere scene? No.

Sto parlando di una saga in 14 (+1) volumi e di una che attualmente è in 5 (+1) volumi e che secondo le intenzioni dell’autore dovrebbe arrivare a 7 (ma io non gli credo). Loro calano il lettore nella scena. Quando si prendono tempo nelle descrizioni, fanno conoscere i personaggi e le situazioni. Ryan – come, giusto per fare un paio di nomi, Jim Butcher e Brian Staveley – è frenetico. Vuole essere incalzante, togliere il respiro al lettore, e ci riesce perfettamente. Mi toglie il respiro, ma al punto da asfissiarmi e da farmi arrancare. Infatti ho arrancato per tutto il terzo romanzo, al punto che avrei potuto non finirlo. Bello, e vuoto. Se fosse stato più lungo, se mi avesse consentito di conoscere meglio i personaggi invece di farmi correre tutto il tempo come se fossi inseguita da animali feroci, probabilmente l’avrei apprezzato di più.

E probabilmente parte del problema è dovuto anche alla storia. Il canto del sangue è una storia di crescita. Il Signore della Torre allarga lo sguardo a un più alto numero di personaggi e pone i protagonisti sotto un attacco quasi impossibile da fronteggiare. Qui, dopo la vittoria ottenuta nel volume precedente, sono i protagonisti ad attaccare per sgominare una volta per tutte il male che li aveva attaccati e che, lasciato crescere indisturbato, li avrebbe certamente attaccati di nuovo in futuro. Capisco, all’interno della finzione narrativa, la necessità di eliminare una volta per tutte l’Alleato, ma avrei comunque preferito vedere una guerra difensiva piuttosto che una offensiva, pur con tutti i pericoli che quest’offensiva comportava. Non è stata una passeggiata, tutt’altro, eppure non sentivo quella spinta data dal sapere di non avere altre possibilità.

In più, ancora una volta come in chissà quante altre storie che ho letto ultimamente, c’è abbondante uso di una magia che priva i personaggi della loro volontà a li costringe a comportarsi come vuole il loro padrone. In Jordan la Coercizione mi dava i brividi, qui continuo a non gradirla (non viene mai chiamata Coercizione, ma alla fin fine è questo che è) ma mi ha stancata. Probabilmente è usata su una scala troppo vasta, come se per aumentare il pericolo la soluzione sia aumentare le proporzioni di tutto. È vero che se si vuole creare un esercito di schiavi super obbedienti le persone da lobotomizzare devono essere tante, perché un esercito composto da una manciata di persone non dura a lungo e non fa paura a nessuno, ma espandere così la magia mi satura. Semplicemente è troppo.

Probabilmente chi si è divertito con i primi due romanzi di Ryan si divertirà anche con questo, io semplicemente sto iniziando a chiedermi se, salvo qualche eccezione, siano finiti gli autori fantasy capaci di farmi volare con la fantasia.

Pubblicato in impressioni di lettura | Contrassegnato | 2 commenti

Novità di aprile 2017 – quarta parte

 

Graham Phillips, Re Artù. La vera storia, Mondadori, 20,00 €

La quarta di copertina:

Figura tra le più enigmatiche nella storia del Medioevo, re Artù è protagonista di innumerevoli racconti fantastici, costellati di potenti maghi, cavalieri indomiti, dame misteriose, fenomeni soprannaturali e luoghi incantati. Ma, al di là della leggenda resa popolare nel XII secolo dal chierico gallese Goffredo di Monmouth, esistono prove sufficienti per affermare che Artù sia stato un uomo in carne e ossa, un personaggio storico realmente vissuto? Graham Phillips, che a questa ricerca ha dedicato venticinque anni di studi, ne è assolutamente sicuro. Prendendo le mosse da antichi manoscritti conservati nella British Library di Londra, Phillips illustra il lungo e tortuoso cammino che lo ha portato a reperire fonti sempre più numerose e precise sull’esistenza di un capo riconosciuto che, nella Britannia ormai non più provincia romana e travagliata da lotte intestine, seppe costruire un regno abbastanza potente da garantire una pace duratura. Un capo che, con il procedere delle ricerche, sembra poter incarnare perfino nei dettagli il mito di Artù. Anche Camelot, l’epica fortezza da lui scelta come capitale, sarebbe un luogo fisico ben identificabile, dove l’autore si è recato di persona verificando sul campo le straordinarie coincidenze fra storia e leggenda. E altrettanto reale sarebbe Excalibur, la spada che Artù avrebbe estratto dalla roccia e che ora sarebbe celata nelle profondità di un lago un tempo considerato sacro, mentre Merlino potrebbe benissimo essere il coraggioso guerriero di origine italiana Myrddin. Ma il culmine dell’appassionante indagine di Phillips è rappresentato dalla scoperta nelle brumose campagne dello Shropshire, nell’Inghilterra centrale, della mitica Avalon, un’antica isola-santuario sufficientemente appartata, silenziosa e inquietante per poter ospitare in gran segreto da millecinquecento anni le spoglie mortali del leggendario re dei britanni.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788852080241

 

 

Richelle Mead, The Glittering Court, Edizioni LSWR, 16,90 €

La quarta di copertina:

Libro dagli ampi orizzonti, che spazia dai lussuosi palazzi di Osfrid alla polvere d’oro e alle selvagge foreste di Adoria, La Corte Scintillante racconta la storia di Adelaide, una contessa osfridiana che si fa passare per la sua cameriera al fine di sfuggire a un matrimonio combinato e cominciare una nuova vita a Adoria, il Nuovo Mondo. Ma per farlo deve entrare nella Corte Scintillante. Scuola e impresa d’affari insieme, la Corte Scintillante si propone di trasformare delle ragazze povere in signore altolocate destinate a matrimoni con uomini ricchi e potenti nel Nuovo Mondo. Adelaide naturalmente eccelle in tutte le materie, e si fa anche delle nuove amiche: l’impetuosa Tamsin, un’ex lavandaia, e la bellissima profuga sirminicana Mira. Riesce a nascondere la propria identità a tutti tranne che all’affascinante Cedric Thorn, figlio del facoltoso proprietario della Corte Scintillante. Quando Adelaide scopre che Cedric nasconde a sua volta un pericoloso segreto, insieme escogitano un piano per ricavare il massimo vantaggio dall’inganno di lei. Ben presto sorgono delle complicazioni – prima durante la traversata dell’insidioso Mar di Ponente da Osfrid a Adoria, e poi quando Adelaide attira l’attenzione di un potente governatore. Ma nessuna complicazione si dimostrerà problematica quanto la potente attrazione che divampa tra Adelaide e Cedric. Un’attrazione che, se trovasse sfogo, scandalizzerebbe la Corte Scintillante e renderebbe entrambi dei reietti in terre selvagge e quasi completamente inesplorate…

Un estratto: http://www.edizionilswr.it/wp-content/uploads/2017/03/Estratto_GlitteringCourt_Mead.pdf

 

 

Richelle Mead, L’accademia dei vampiri, Bur, 13,00 €

Edizione economica. La quarta di copertina:

Fuggire dall’Accademia dei Vampiri sembrava l’unica strada per una vita normale. Ma Lissa, principessa di una delle più nobili casate di vampiri, e Rose, sua migliore amica e guardiana, vengono presto trovate e ricondotte fra le mura del college. Dietro l’apparente ritorno alla normalità si nasconde una lotta senza regole per il controllo del potere, di cui Lissa è l’ignara custode. I pettegolezzi, gli sguardi curiosi, le malignità sono i nemici più facili da sconfiggere. Il pericolo reale si mostra solo quando decide di colpire. Lissa pagherà con la vita, se Rose non sarà capace di proteggerla.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/9788858667125

 

 

Richelle Mead, Morsi di ghiaccio. L’accademia dei vampiri. Vol. 2, Bur, 13,00 €

Edizione economica. La quarta di copertina:

È un anno difficile per Rose Hathaway all’Accademia dei Vampiri. Il suo grande amore Dimitri ha messo gli occhi su un’altra ragazza. E come se non bastasse, Rose deve fare i conti con la leggendaria Janine, sua madre, che decide di tornare a scuola dopo una lunga assenza. E quando i terribili vampiri Strigoi attaccano in massa, la situazione precipita. Una vacanza sulla neve regala a tutti l’illusione di essere al sicuro, ma è proprio allora che Rose corre i rischi più gravi.

 

 

 

Sean T. Page, Zombi. Manuale completo di sopravvivenza, Edizioni LSWR, 23,90 €

La quarta di copertina:

Che cosa fare in caso di un’apocalisse zombie? Volete sapere come proteggere la vostra famiglia, procurarvi il cibo e resistere contro i non morti? Ricco di informazioni vitali su come prepararvi (mentalmente e fisicamente) e come predisporre l’ambiente circostante per fronteggiare al meglio l’assalto degli zombie, il libro include preziosissimi consigli su come sopravvivere, anzi su come prosperare, in un mondo post-apocalittico.
Accompagnato da illustrazioni, mappe, diagrammi e istruzioni passo-passo, questo manuale è una lettura essenziale per tutti coloro che sono seriamente intenzionati a proteggere se stessi, le proprie famiglie e la società in generale contro la grave minaccia dei morti viventi.

Un estratto: http://www.edizionilswr.it/wp-content/uploads/2017/03/Estratto_Zombi_Page.pdf

 

Pubblicato in anteprima, freschi di stampa | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La corona di spade di Robert Jordan. Dal capitolo 13 al capitolo 27

Rilettura di La corona di spade di Robert Jordan. Spoiler fino a La lama dei sogni.

13: La Coppa dei Venti

Nynaeve ed Elayne vanno a chiedere al Popolo del Mare aiuto in vista del futuro utilizzo della Scodella dei Venti, che non hanno ancora trovato. Ma farsi i fatti loro no? Cadere fuori bordo ed essere costrette a tornare a riva a nuoto senza far nulla neanche?

Se non si fosse capito non sopporto gli Atha’an Miere, e che lo dico di un popolo che teoricamente è alleato dei nostri eroi la dice lunga su quanto non li sopporto. Via! Sciò! Uscite da questa saga! Almeno fossero stati di una qualche utilità, invece no, al di là del controllo sul clima – e bastava creare qualche Aes sedai dotata del giusto Talento senza affliggerci con questo supplizio – il Popolo del Mare è inutile. Mi stanno più simpatici i Reietti, almeno loro hanno ottimi motivi per stare in questa storia.

14: Piume Bianche

Mat, non sorprendentemente, si trova alle corse dei cavalli. Non è stata un’idea sua, certo, ma chissà come mai Mat finisce spesso col trovarsi in luoghi dove c’è da scommettere. Lì vede – anche se ancora non sa chi sia – Noal Charin, alias Jain Farstrider. Da notare che se il libro I viaggi di Jain Farstrider è stato menzionato fin da L’Occhio del Mondo, e lo stesso Farstrider è stato menzionato in rapporto a una minaccia del Tenebroso all’Occhio del Mondo, ora il suo libro torna prepotentemente alla ribalta, venendo citato più volte.

Sospetto che Jordan avesse creato nella sua mente il personaggio di Farstrider fin da subito, ma che per parecchio tempo non abbia avuto la certezza di riuscire a inserirlo nella saga. Fino a quando La Ruota del Tempo aveva vendite buone ma non eccezionali lui non poteva essere sicuro che le cose non sarebbero cambiate e che non sarebbe stato costretto dalle scarse vendite a concludere la storia con un ultimo romanzo. Nel momento in cui i suoi libri hanno raggiunto il primo posto nella classifica di vendite del New York Times – e questo è successo la prima volta nel 1998 con Il sentiero dei pugnali (andando indietro nel tempo La corona di spade nel giugno del 1996 è arrivata al secondo posto, Il Signore del Caos era stato quarto nel 1994, I fuochi del cielo sesto nel 1993, L’ascesa dell’Ombra settimo nel 1992, Il Drago rinato undicesimo nel 1991, mentre sia La grande Caccia che L’Occhio del Mondo, entrambi del 1990, non erano entrati in classifica) – Jordan ha saputo con certezza che l’editore sarebbe andato avanti a pubblicarlo e che l’unico limite alla sua storia sarebbe stato dato dalla sua fantasia. E quindi, spazio a personaggi che prima non era sicuro di poter inserire.

La donna vista da Mat è Mili Skane, nota anche come Lady Shiaine. Si tratta della donna che ha provato ad assassinare Rand e Mat durante la loro fuga verso Caemlyn in L’Occhio del Mondo.

Ultimo dettaglio importante: l’anello. La sua descrizione viene fatta un paio di capitoli più avanti:

Circondata da un motivo di falci di luna, una volpe in corsa aveva sorpreso due uccelli facendoli volare via.

Un anello comprato per caso – ma quando c’è di mezzo Mat il caso è sempre un po’ strano – che lo condurrà al matrimonio con Tuon, la Figlia delle Nove Lune, che lo sposerà nel capitolo 36 di La lama dei sogni:

«Sai che le damane possono predire la sorte?» Gli rivolse un’occhiata severa, probabilmente aspettandosi che lui la definisse superstizione, ma Mat si limitò ad annuire. Alcune Aes Sedai potevano Predire il futuro. Perché non una damane? «Ho chiesto a Lydia di predire la mia appena prima di approdare a Ebou Dar. Questo è ciò che ha detto: ‘Attenta alla volpe che fa volare i corvi, poiché ti sposerà e ti porterà via. Attenta all’uomo che si ricorda il volto di Hawkwing, poiché ti sposerà e ti libererà. Attenta all’uomo della mano rossa, poiché tu sposerai lui e nessun altro.’ È stato il tuo anello quello che per primo ha attirato il mio occhio.» Mat si tastò inconsciamente il lungo anello e lei sorrise. Un piccolo sorriso, ma comunque tale. «Una volpe che apparentemente fa volar via due corvi e nove falci di luna. Evocativo, non credi? E proprio ora hai adempiuto alla seconda parte, perciò ho saputo per certo che si trattava di te.»

15: Insetti

Breve e spiacevole incontro fra Amici delle Tenebre e un Reietto. I piani dell’Ombra vanno avanti, mi spiace solo per la sorella di Carridin.

16: Un tocco sulla guancia

Mat intrappolato da Tylin.

17: Il trionfo della logica

Jordan impegnato ad annodare fili: Mat cercato da un’Illuminatrice (Aludra) e lui a sua volta che ne vuole una, e il sogno di Egwene di qualche capitolo fa ci ha fatto capire che è importante. Seguono un tentativo di omicidio e un biglietto di Teslyn (anche se Mat ancora non sa che è stata lei a scriverlo) che avvisa del pericolo incombente su Nynaeve ed Elayne. Teslyn, che si trova a Ebou Dar come punizione per aver contrastato Elaida, vuole sabotare la sua Amyrlin nella speranza che le ribelli la facciano cadere, senza però sporcarsi apertamente le mani.

Le Nere ammazzano una donna della Famiglia, mentre Noal le sorveglia e cerca di ricostruire la sua identità.

18: Come l’aratro che fende la terra

Rand pianifica insieme agli Aiel e agli Asha’man, anche se la sua mente è distratta dalla possibilità di avere più mogli.

‘Come l’aratro che fende la terra, egli spezzerà le vite degli uomini, e tutto ciò che era verrà consumato dal fuoco dei suoi occhi. Le trombe della guerra segneranno il suo cammino, i corvi accorreranno al suono della sua voce, ed egli indosserà una corona di spade’. Le Profezie del Drago offrivano solo la speranza della vittoria sul Tenebroso, e persino questa era solo una possibilità. La Profezia del Rhuidean, la Profezia Aiel, dicevano che li avrebbe distrutti.

Rand, sempre ipercritico verso sé stesso, dimentica che la Profezia Aiel parla della distruzione del popolo, ma del salvataggio di alcuni di loro. Gli Aiel non saranno più quel che erano prima, ma non moriranno tutti a causa di ciò che farà lui. Alla Corona di spade dei Ciclo Karaethon arriveremo alla fine di questo libro.

Arriva Cadsuane, e per quanto la sua presenza sia fondamentale per tenere Rand sul giusto sentiero pure lei avrebbe bisogno di una bella lezione di buone maniere. Dopo la sua uscita Idiren dice a Rand dell’omicidio di Herid Fel.

19: Diamanti e stelle

I diamanti e le stelle sono tutti i ter’angreal che Cadsuane porta come decorazioni fra i capelli. Uno di questi ter’angreal le consente di percepire quando un uomo incanala saidin, cosa che le dà un notevole vantaggio visto che gli altri non credono che questo sia possibile. Il capitolo è finalizzato a farci capire quanto sia in gamba Cadsuane – lo è, ha un carattere che fa venire voglia di strozzarla una pagina sì e l’altra pure, ma è in gamba – e a buttare qualche accenno sulla storia passata.

Min racconta a Rand di Colavaere, un’altra delle sue visioni si è avverata. I due finiscono con il confortarsi a vicenda.

20: Disegni nei disegni

Sevanna pianifica, Sammael pianifica alle sue spalle, insieme a una recalcitrante Graendal, e Moridin/Ishamael pianifica alle loro spalle. Alle spalle di tutti c’è Robert Jordan, il Creatore, che pianifica e se la ride.

21: La notte di Swovan

Mat finalmente riconosce Birgitte e i due si svelano a vicenda i loro segreti. Entrambi avevano bisogno di qualcuno in cui confidarsi, entrambi si rendono conto che l’altro ( e loro stessi) è molto più di quanto non possa apparire a prima vista, entrambi maturano dalla loro conversazione e l’amicizia che ne viene fuori è una delle più belle e sincere della saga.

22: Piccoli sacrifici

Mat e le fanciulle chiariscono i malintesi passati – più o meno, nessuno di loro è molto bravo a porgere scuse sentite – e Mat si trasferisce a palazzo.

A La Donna Errante – e il nome della locanda non è casuale – Elayne e Nynaeve incontrano Setalle Anan. Incontro tutto sommato prevedibile visto che lei è la locandiera, ma ricordiamo che i dadi hanno smesso di agitarsi nella testa di Mat quando lui ha scelto La Donna Errante come luogo in cui dormire. Setalle Anan in realtà è Martine Janata, novizia alla Torre Bianca una settantina di anni prima, divenuta Aes Sedai intorno al 935, e allontanatasi volontariamente dalla Torre dopo essersi involontariamente bruciata la capacità d’incanalare studiando i ter’angreal. La sua storia verrà narrata – più o meno, Jordan aveva l’abitudine di narrare le cose a spezzoni, qua e là, giusto per vedere se i lettori sarebbero riusciti a mettere assieme il tutto – nel capitolo 2 di Il sentiero dei pugnali e nei capitoli 7 e 9 di La lama dei sogni. Peccato solo che, a quanto pare, la bruciatura accidentale da saidar sia diversa dalla quietatura e Nynaeve non possa guarire Setalle Anan.

23: La porta accanto a una tessitrice

Dopo tutto quello che hanno passato e tutto quello che hanno imparato, non mi aspettavo che Nynaeve ed Elayne potessero ancora farsi intrappolare così, e invece…

24: La Famiglia

Alcune informazioni sulla Famiglia. Per quanto la conoscenza con loro sia stata traumatica, alla fine mi piacciono. Percorso inverso per quanto avvenuto con le donne del Popolo del Mare: le avevo apprezzate quando avevano trasportato per la prima volta Nynaeve, Elayne, Thom e Juilin a Tanchico, e sono arrivata a non sopportarle.

A distanza di alcuni capitoli scopriamo che la donna assassinata dalle Nere, Callie, faceva parte della Famiglia.

25: Trappola mentale

Se per caso avevamo pensato che con la fuga i problemi di Moghedien fossero finiti, qui ci accorgiamo di esserci sbagliati. Ecco perché ancora non era andata a rompere le scatole a nessuno: non poteva. Breve e simpatico incontro prima con Shaidar Haran – una manifestazione fisica del Tenebroso – e poi con Moridin, che oltre a lei controlla anche Cyndane/Lanfear.

26: Parole irrevocabili

Dopo l’omicidio di Niall le cose per Morgase sono notevolmente peggiorate, e quel poco che Jordan dice fa venire i brividi. Per fortuna lui si soffermava su altri dettagli. Lei comunque ha un bel Disturbo post-traumatico da stress.

A salvare Morgase, imprevedibilmente, l’arrivo dei Seanchan. Suroth ci racconta delle loro conquiste e mostra fra le persone da lei asservite due donne che conoscevamo già: la damane Pura e la da’covale Thera. Pura è Ryma, Aes Sedai dell’Ajah Gialla che al tempo di Nuova primavera aveva parlato della ritirata degli Aiel dopo la battaglia di Montedrago e che aveva annunciato la morte del’Amyrlin Tamra Ospenya. Catturata dai Seanchan a Falme, aveva chiesto a Egwene di ricordare la sua vera identità. Ryma non è morta, ma non esiste più. Al suo posto ormai c’è Pura, una damane perfettamente addestrata. Thera è Amathera, già Panarca di Tarabon. La ritroveremo, e almeno lei sfuggirà dalle grinfie dei Seanchan.

La decisione di Morgase di abdicare mi ha sorpresa, anche se ormai era un pezzo che tutti parlavano del fatto che Elayne sarebbe diventata regina. Per fortuna Balwer aiuta il gruppo a fuggire.

27: Da solo

Rand e Perrin fingono di litigare in modo che Rand possa allontanare l’amico senza che nessuno sospetti di lui, e finiscono col litigare sul serio. Giusto per mantenere l’atmosfera tranquilla Rand aggrega Berelain al gruppo di Perrin e Faile. Mandarla da qualsiasi altra parte no? Anche se Berelain si rivelerà molto utile.

Pubblicato in citazioni, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato | Lascia un commento

La corona di spade di Robert Jordan. Dal capitolo 8 al capitolo 12

Rilettura di La corona di spade di Robert Jordan.

8: Il fantoccio

Sono rimasta giusto un po’ indietro, quindi sarò breve. Questo è un altro dei salti indietro nel tempo fatti da Jordan che mi ha spiazzata. Noi abbiamo visto la liberazione di Moghedien in chiusura di Il Signore del Caos, qui assistiamo in diretta all’evento dal punto di vista di Egwene, quindi questo capitolo è contemporaneo alla fine di quel romanzo. Una delle difficoltà nell’avere così tante trame sta nella coordinazione degli eventi, come ha sottolineato anche George R.R. Martin spiegando i suoi problemi con il Nodo di Meereen. Jordan proverà a riallineare i tempi in Crocevia del crepuscolo, ma con risultati poco graditi dalla gran parte dei lettori.

Comunque chi considera Egwene solo un fantoccio non ha capito nulla, anche se per ora la fanciulla ha le sue brave difficoltà nel governare le sue recalcitranti “figlie”.

9: Una coppia di lucci

Una delle mie lamentele è che i personaggi si parlano troppo poco. Per assicurarsi di tenere tutti belli lontani Jordan non si è limitato a renderli troppo orgogliosamente testardi e convinti di essere gli unici capaci di prendere le decisioni giuste, ha anche creato leggi assurde come quella che tiene Egwene lontana da Rand. Come sarebbe stato tutto più semplice se i due si fossero parlati?

Nicola è una gran rompiscatole. Ha talento, ma una come lei è meglio perderla che trovarla. Egwene reagisce da vera Amyrlin, si sente oltraggiata dal fatto che qualcuno possa provare a ricattare la donna che ricopre quella carica. Unito al lavoro di squadra con Siuan (e con Leane, ormai Verde, come aveva scherzosamente detto in La grande caccia) la fanciulla sta davvero diventando l’Amyrlin.

10: Occhi invisibili

Mondo dei sogni. Egwene lascia messaggi per Nynaeve ed Elayne, si incontra con le Sapienti in un ruolo ormai paritario e non più come Apprendista (peccato che il rapporto con Amys non sia più lo stesso) e fa nuovi sogni. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

Egwene stava in piedi in una vasta camera con le luci soffuse, dove tutto era indistinto. Tutto tranne Gawyn, che avanzava lento verso di lei. Un uomo alto e bellissimo – aveva davvero pensato che il suo fratellastro Galad fosse più bello? – con i capelli del colore dell’oro e gli occhi del più bell’azzurro. Gawyn era ancora lontano, ma poteva vederla. Il suo sguardo era fisso nei suoi occhi, come un arciere con un bersaglio. Nell’aria era sospeso un vago rumore, una sorta di incessante scricchiolio. Egwene guardò a terra e le venne da urlare. Gawyn camminava scalzo su una distesa di vetri rotti, che si sminuzzavano a ogni suo passo. Anche con quella luce fioca, Egwene poteva vedere la scia di sangue lasciata dai piedi feriti.

Suppongo si riferisca a quando Gawyn la salva dagli assassini Seanchan.

Gawyn. Poi Egwene si trovò in piedi in mezzo a quella strada, davanti a lui, che tirò le redini. Stavolta non perché l’aveva vista, ma perché la strada si biforcava proprio nel punto in cui si trovava lei, risalendo alte colline che impedivano di vedere cosa vi fosse al di là. Egwene però lo sapeva. In fondo a una delle due diramazioni c’era la morte violenta di Gawyn, in fondo all’altra una lunga vita e una morte serena. In una l’avrebbe sposata, nell’altra no. Sapeva cosa c’era in fondo alle due biforcazioni, ma non quale delle due conduceva a una fine o all’altra. All’improvviso Gawyn la vide, o parve vederla, sorrise, fece girare il cavallo per imboccare una delle due stradine… ed Egwene fu in un altro sogno.

Avrei dovuto leggere con più attenzione. La morte violenta e il matrimonio sono la prima opzione, la lunga vita con morte serena, e il mancato matrimonio, sono la seconda. Io invece avrei voluto il matrimonio e la lunga vita e ho fatto male gli abbinamenti, pur sapendo che si deve fare molta attenzione ai dettagli.

incubi dove Aes Sedai armate di frusta la inseguivano lungo corridoi infiniti

Allusione al fatto che sarà prigioniera di Elaida e che la sua Maestra delle Novizie le infliggerà ripetute punizioni corporali? Non che le altre siano molto più tenere…

dove creature deformi si nascondevano nell’ombra

i Seanchan?

o dove Nicola sorrideva denunciandola al Consiglio e Thom Merrilin si presentava come testimone. Questi li scartò tutti, gli altri li archiviò per recuperarli e studiarli in futuro, sperando di capirne il significato.

Perché scartarli? Al di là di Thom, che non fa mai nulla contro di lei, le Aes Sedai la puniscono, di creature nascoste nell’ombra ce ne sono un’infinità (ma forse sono troppe perché l’informazione sia utile) è Nicola è sempre pronta a denunciarla.

Egwene si trovava in piedi davanti a un muro immenso, e lo artigliava cercando di distruggerlo a mani nude. Non era fatto di mattoni o di pietra, ma di migliaia di dischi, ognuno per metà bianco e per metà nero, l’antico simbolo Aes Sedai, come i sette sigilli che una volta tenevano chiusa la prigione del Tenebroso. Adesso alcuni di quei sigilli erano spezzati – anche se nemmeno l’Unico Potere era in grado di rompere il cuendillar – e gli altri si erano misteriosamente indeboliti, ma quel muro era più forte che mai. Per quanto lo colpisse ripetutamente, non riusciva ad abbatterlo. Forse era il simbolo a essere importante. Forse stava cercando di abbattere le Aes Sedai stesse, o la Torre Bianca. Forse…

Egwene non abbatte né le Aes Sedai né la Torre Bianca, ma certo dà loro una bella scossa. Ma se i sigilli della prigione del Tenebroso vengono rotti è dietro sua precisa indicazione.

Mat era seduto su una collina, di notte, osservava un magnifico spettacolo degli Illuminatori. A un tratto una delle sue mani scattò verso l’alto e afferrò una di quelle luci che esplodevano nel cielo. Dal pugno chiuso guizzarono frecce di fuoco, ed Egwene fu pervasa da una sensazione di terrore. A causa di quel gesto sarebbero morti degli uomini. Il mondo sarebbe cambiato. Ma il mondo stava già cambiando, cambiava sempre.

Avete presente il film del 1985 Fandango con un giovane Kevin Costner? Sono troppi anni che non lo guardo, riprendo parte della trama da Wikipedia:

Università di Austin, Texas, 1971. Con la consegna dei diplomi, Kenneth e Gardner ricevono la lettera di arruolamento per il Vietnam, tanto che il primo annuncia la rottura del fidanzamento con Debbie, ex ragazza del suo compagno. Gardner, scapestrato ma intraprendente, lo invita con Dorman, Lester e Phil a partire con una Cadillac per un viaggio verso il confine con il Messico, dove erano stati qualche anno prima, per disseppellire un certo Dom. Durante una tappa del viaggio i protagonisti trascorrono un sabato sera con delle ragazze del luogo divertendosi a giocare in un cimitero lanciandosi dei petardi. Una scena di gioco con effetti di luci e urla spensierate, ma l’atmosfera cambia improvvisamente quando uno dei petardi va a illuminare la lapide di un giovane morto in Vietnam.

Un gioco fatto di esplosioni, rumori forti e luci trasformato in una potentissima arma? Mmm… mi sembra familiare…

Le cinghie che aveva intorno alla vita e alle spalle la legavano forte al ceppo e l’ascia del boia stava calando, ma Egwene sapeva che da qualche parte qualcuno stava correndo e, se avesse corso abbastanza in fretta, l’ascia si sarebbe fermata. Altrimenti… Rabbrividì in quell’angolo della mente dove custodiva i sogni.

Indicazione generica di pericolo? Di pericoli Egwene ne corre parecchi, e sappiamo come va a finire. Se non sto dimenticando nulla sono due le occasioni in cui verrà salvata, quella già citata dell’attacco Seanchan in Le Torri di Mezzanotte e poi, sempre da Gawyn, in Memoria di Luce dal campo del popolo di Shara.

Ridendo, Logain scavalcò qualcosa e salì su una pietra nera; quando Egwene guardò in basso pensò che l’uomo avesse scavalcato il corpo di Rand, disteso su un catafalco funebre con le mani incrociate davanti al petto, ma quando ne sfiorò il viso questo cadde a pezzi come un pupazzo di cartapesta.

Rand disteso sul catafalco non è davvero Rand. Quello è il suo corpo, ma il suo spirito si trova nel corpo di Moridin. Ma perché Logain lo scavalca? È possibile che Jordan on volesse far avverare tutte le sue profezie per dare l’idea di una storia che continua, ma in questo caso temo che sia più impossibilità da parte di Brandon Sanderson di narrare una scena che non conosceva perché non l’aveva ideata lui e non aveva abbastanza appunti a disposizione.

Un falco dorato dispiegò le ali e la toccò, e lei e il falco erano legati in qualche modo; sapeva solo che quel falco era femmina.

Siamo abituati a pensare al Falco come a Faile, ma il falco è anche un simbolo dei Seanchan, e in Memoria di Luce Egwene legherà brevemente a sé come Custode Egeanin.

Vide un uomo morente in un letto molto piccolo, ed era importante che quell’uomo non morisse, eppure fuori stavano erigendo una pira funebre e si sentivano canzoni di gioia e tristezza.

Di nuovo Rand e il suo catafalco alla fine di Memoria di Luce?

Un giovane dalla carnagione scura aveva un oggetto fra le mani che brillava tanto da impedirle di vedere cosa fosse.

Boh. Olver con il Corno? Non lo ricordo dalla carnagione scura. Altre ipotesi?

11: Un giuramento

Theodrin e Faolain prestano giramento a Egwene, mentre tutte le altre Aes Sedai complottano e tendono a ignorare l’Amyrlin che si sono scelte. Per fortuna dalla sua parte ci sono Siuan e Gareth Bryne.

12: Una mattina di vittoria

Le cose iniziano finalmente a cambiare. Dopo il giuramento di due che le altre non vedono come vere e proprie Aes Sedai arrivano anche i giuramenti di Myrelle e Nisao, e visto che loro sono legate dalla Verga dei giuramenti non possono mentire. Certo, Egwene non può avere la certezza che loro non siano Nere, e infatti anche la Nera Sheriam giurerà, ma comunque la sua posizione si sta rafforzando. Scopriamo che secondo le Aes Sedai il passaggio del legame di Custode è paragonabile a uno stupro, che Myrelle è la più abile a salvare Custodi la cui Aes Sedai è morta e che il suo mettere pressione su Nynaeve per rompere il blocco che la limita è dovuto al volerle cedere il legame di Lan. Lan che, grazie a Egwene, ora è sulla strada di Ebou Dar.

Nicola e Areina si confermano delle gran rompiscatole, sono felice di vedere che Egwene non è diventata così spietata da accettare il suggerimento di Siuan e ammazzarle.

Halima stessa si indignava anche per quelle insinuazioni. Non era una sciocca – Egwene lo aveva capito sin dalla loro prima conversazione, il giorno che Logain era fuggito ed erano iniziati i suoi mal di testa –, non era affatto un’oca senza cervello.

I mal di testa sono iniziati dopo la fuga di Logain per il semplice fatto che li provoca Halima con saidin, e se Halima avesse fatto qualcosa prima Logain se ne sarebbe accorto. Però come può qualsiasi Aes Sedai che un Reietto maschio è stato fatto rivivere dal Tenebroso nel corpo di una donna e che può ancora incanalare saidin? Nemmeno il fatto che lui/lei è l’unica persona vista nei pressi della tenda di Moghedien/Marigan la notte in cui è fuggita riesce a fornire indizi a Egwene. Halima è davvero un personaggio devastante.

Il Porto Sud. Il Porto Nord. Le chiavi di Tar Valon. Come poteva occuparsi di Nicola e Areina senza accettare il suggerimento di Siuan? Doveva fare in modo di mettere alla prova tutte le sorelle prima di entrare in Andor. Lei aveva un Talento per metalli e minerali, ma era raro fra le Aes Sedai. Nicola e Areina.

Primi indizi per il piano che realizzerà in parte alla fine di Crocevia del crepuscolo.

Pubblicato in citazioni, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato , | Lascia un commento

Leggere saghe

Joe Abercrombie, La Prima Legge, un libro letto – uno di quelli autoconclusivi – dei sei pubblicati: Il richiamo delle spade, Non prima che siano impiccati, L’ultima ragione dei re, Il sapore della vendetta, The Heroes, Red Country.

Joe Abercrombie, Trilogia del Mare Infranto, un libro letto dei tre pubblicati: Il mezzo re, Mezzo mondo, La mezza guerra.

Sarah Ash, The Tears of Artamon, un libro letto dei tre pubblicati: Il signore della neve e delle ombre, Prisoner of Ironsea Tower, Children of the Serpent Gate.

Jim Butcher, Codex Alera, un libro letto dei sei pubblicati: Le furie di Calderon, Academ’s Fury, Cursor’s Fury, Captain’s Fury, Princeps’ Fury, First Lord’s Fury.

N.K. Jemisin, The Inheritance Trilogy, un libro letto dei tre pubblicati: I centomila regni, The Broken Kingdoms, The Kingdom of Gods.

N.K. Jemisin, Dreamblood Series, un libro letto dei due pubblicati: La luna che uccide, The Shadowed Sun.

Scott Lynch, Serie dei bastardi galantuomini, un libro letto dei tre fin qui pubblicati: Gli inganni di Locke Lamora, I pirati dell’oceano rosso, The Republic of Thieves.

Richard K. Morgan, A Land Fit for Heroes, un libro letto dei tre pubblicati: Sopravvissuti, Esclusi, The Dark Defiles.

Anthony Ryan, saga L’ombra del corvo, tre libri: Il canto del sangue, Il Signore della Torre, La regina di fuoco.

Andrzej Sapkowski, saga di Geralt di Rivia, otto libri: Il guardiano degli innocenti, La spada del destino, Il sangue degli elfi, Il tempo della guerra, Il battesimo di fuoco, La Torre della Rondine, La Signora del Lago, La stagione delle tempeste.

Brian Staveley, Le cronache del trono incompiuto, un libro letto dei tre (quattro contando il prequel) pubblicati: Le spade dell’imperatore, The Providence of Fire, The Last Mortal Bond, Skullsworn.

Non conto Il prisma nero di Brent Weeks, ma mi domando se la sua esclusione da quest’elenco deriva dal fatto che mi è piaciuto di più o dal fatto che, avendo letto solo il mezzo romanzo che è stato tradotto, non ho fatto in tempo a stancarmi. Stancarmi perché questi libri, queste saghe, mi hanno stancata, come mi ha stancata pure Stella Gemmell con La città perduta d’avorio e d’argento, storia contenuta in un unico romanzo lungo oltre 500 pagine. Diciassette libri (undici mondi diversi), diciotto (diciannove mondi) contando anche quello di Stella, letti negli ultimi cinque anni. Libri scritti bene, con bei personaggi, mondi complessi, scene d’azione notevoli… e un’insofferenza sempre più notevole da parte mia. Per lo più mi divertivo a leggere altrimenti non avrei terminato la lettura dei singoli libri – ho smesso da anni di accanirmi per finire a tutti i costi ciò che avevo iniziato – però sempre più spesso ho dovuto forzarmi per prendere in mano il libro in questione dopo ogni interruzione. Sono tanti, al punto da avermi spinta a pormi qualche domanda.

Cosa c’è che non va? Non è un problema di saga lunga, di Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin (per ora cinque romanzi) non mi sono stancata, né mi sono stancata dei quattordici volumi (quindici contando il prequel) di La Ruota del Tempo di Robert Jordan. Quanto a Brandon Sanderson, sono felice all’idea di dover ancora leggere otto romanzi di Le cronache della Folgoluce, e l’unica cosa sua che mi ha convinta poco, Calamity, è un romanzo piuttosto breve che conclude una trilogia. E so perfettamente perché quel romanzo mi è piaciuto meno degli altri: c’è troppa carne al fuoco, e la costruzione del mondo mi appare molto meno solida rispetto alle altre opere di Sanderson.

The numbers represent the chapters. Black = All in Fal Dara. Red = Egwene, Nynaeve, Min and Elayne. Green = The search party for the Horn. Blue = Rand, Loial and Hurin. Orange = Perrin, Mat and Ingtar. Light Green = Moiraine. White = Falme

 

No, la lunghezza non è davvero un problema, anche se sono convinta che in qualche caso una maggiore sintesi non ci sarebbe stata male. Magari anche qualche trama collaterale in meno. Anche questo, pure le troppe trame collaterali mi stanno stancando, ma dipende anche da come sono scritte. Ogni tanto mi chiedo se davvero per narrare una storia siano necessarie così tante sottotrame, ma se questa domanda non me la faccio né con Martin né con Jordan vuol dire che questo può essere un elemento, ma non è la risposta. Probabilmente una risposta unica non c’è. C’è violenza, come in Martin e in Jordan, ma ho l’impressione che in questi altri autori ci sia una maggiore violenza fine a sé stessa. No, non accetto l’obiezione che in Jordan i personaggi non muoiono e quindi la storia scorre via un po’ troppo facile, di personaggi che muoiono ce ne sono parecchi, anche se le morti eccellenti sono concentrate alla fine della saga, e di scene disturbanti ce ne sono forse di più, ma hanno tutte una ragione d’essere, non sono semplicemente messe lì per sconvolgere.

Il mondo in alcuni casi mi è sembrato troppo inutilmente complicato, un voler cercare da parte dell’autore qualcosa in grado di stupire il lettore. Quanto al ritmo è troppo frenetico, non c’è il tempo per respirare, e invece a me piace respirare mentre leggo. Fermarmi a ridere o piangere se è in caso, non restare tutto il tempo in apnea. E questa obiezione la posso fare anche a Eroi dell’Olimpo di Rick Riordan, che essendo una saga per ragazzi non è inutilmente violenta ma che mi fa sentire sempre fastidiosamente in apnea, cosa che invece non mi era successa con la serie precedente, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo.

Proprio oggi ho letto nell’ottavo romanzo di Robert Jordan, Il sentiero dei pugnali, un’allusione a qualcosa che avverrà molto più avanti, in Le Torri di Mezzanotte, tredicesimo romanzo di La Ruota del Tempo. Jordan è stato accusato di essere prolisso, e certo nelle sue pagine abbondano le scene lente e apparentemente inutili, ma quante di quelle scene, a una seconda lettura, si rivelano preparatorie per qualcosa che avverrà molto più avanti? La costruzione del mondo è rigorosissima, e c’è un motivo nel susseguirsi degli eventi, cosa che in altre saghe non sempre vedo.

C’è un brano che mi piacerebbe trovare, che sto cercando da anni – per la verità in modo non troppo accanito, visto che volendo potrei facilmente leggere le Vite del Vasari prendendo in mano la copia che si trova nella mia libreria – e che continua a ronzarmi in testa. In attesa di degnarmi di leggere in modo più completo Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori di Giorgio Vasari (edizione del 1568), mi limito a citare una frase di Giulio Carlo Argan che compare a pagina 231 del terzo volume della sua Storia dell’arte italiana (edizione del 1986, è uno dei pochi libri di scuola che ho conservato):

Per il Vasari l’arte ha raggiunto con Michelangiolo un vertice insuperabile; non si può più inventare o creare nulla di veramente nuovo; non si può che ricostruire il processo con cui quel vertice è stato raggiunto.

E quindi buona parte dell’arte del XVI secolo non è ispirata alla natura ma allo stile, alla maniera, dei grandi del recente passato. Trattandosi di un’arte di maniera è stata chiamata Manierismo. Solo un paio di pagine dopo Argan si sofferma sullo scultore Baccio Bandinelli.

Quale sarà, dopo l’assoluto di Michelangiolo, il destino dell’arte? È la domanda che si pone anche il Vasari; ma più lucidamente il Bandinelli pensa che le sovrumane intuizioni del «genio» non contraddicano, anzi elevino ed estendano, l’ideale classico e possano quindi inquadrarsi in una cultura, costruire un’eredità grave di responsabilità, ma non negativa. Tutta la sua opera, dall’Ercole e Caco (1534) che nella piazza della Signoria fa riscontro al David di Michelangiolo, fino ai rilievi del coro di Santa Maria del Fiore, asce da un’analisi, talvolta fin troppo fredda e forzata, dei «valori» michelangioleschi: è tutta una ricerca di bilanciato equilibrio nel movimento dei volumi, di unità plastica nel modellato, di coerenza disegnativa, perfino di tecnica. È la ricerca, soprattutto, di ricondurre nella continuità ideale di un disegno storico un’arte che, con l’intensità dei suoi accenti sublimi, pareva uscirne. Il confronto inevitabile col «genio» procura al Bandinelli le ironie del Vasari, i feroci sarcasmi del Cellini; e finisce per schiacciarlo quando il confronto diventa, come nelle statue per l’altare maggiore del duomo, tentativo di emulazione.

Avete presente quanti romanzi sono stati accostati, in affermazioni pubblicitarie volte ad aumentarne l’appetibilità verso i lettori e quindi le vendite, alle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin? Alcune affermazioni sono buttate lì dall’editore, o dal recensore, tanto per fare, perché non sanno cosa scrivere o perché credendosi profondi scadono nella banalità (e spero, con i miei commenti, di non finire anch’io nel baratro delle banalità mascherate da altro), ma a volte ho davvero l’impressione che l’autore si voglia porre nella scia di Martin per replicarne almeno in parte il successo. Ma le costruzioni a tavolino, per quanto uno possa essere bravo, saranno sempre in una certa misura di maniera, e io non ho mai amato il manierismo. È proprio con il manierismo che i miei gusti artistici diventano molto selettivi, prima apprezzo quasi tutto, dopo solo alcuni specifici artisti. E quindi se Patrick Rothfuss con le sue Cronache dell’assassino del re mi è piaciuto (ma siamo solo al secondo romanzo, chissà se in futuro sarò ancora di quest’idea visto che Ryan mi ha stancata al terzo libro e Sapkowski ancora dopo), con la maggior parte degli autori (di saghe, non di libri singoli, come autori di libri singoli per esempio amo Guy Gavriel Kay e ho apprezzato molto Jo Walton) dopo un po’ arranco, sopraffatta dalla maniera con cui scrivono i libri.
Parecchi anni fa mi sono resa conto di non apprezzare tutte le opere di Marion Zimmer Bradley. In linea di massima mi piacciono gran parte di quelle che ha scritto negli anni ’70 e ’80 (L’erede di Hastur, La catena spezzata, La torre proibita, La signora delle tempeste, L’esilio di Sharra, La donna del falco, I regni di Darkover, La città della magia, Le nebbie di Avalon, La torcia, Le luci di Atlantide) mentre apprezzo poco quelle precedenti, più immature, e quelle successive, la cui lettura mi ha quasi sempre lasciata insoddisfatta. Con lei la magia per me era finita. E ora mi sto chiedendo se la magia del fantasy, di quello del XXI secolo, non stia perdendo la presa su di me.

Pubblicato in arte, citazioni, fantasy, impressioni di lettura | Contrassegnato , , | 11 commenti

Cartaceo o ebook?

“Beh, ma il profumo della carta…”

È una delle affermazioni che salta fuori più spesso da parte dei sostenitori del libro cartaceo per giustificare la loro preferenza rispetto agli ebook, privi di quella particolare fragranza.

Riconosco di aver annusato i libri pure io in passato, ma la maggior parte dei libri non ha un particolare profumo che arricchisce la lettura. Suppongo che il profumo dipenda dalla carta scelta dall’editore, e che la maggior parte delle carte usate al momento siano quasi inodori, ma “il profumo dei libri” mi sembra sempre più una bella immagine con poca attinenza alla realtà. E allora, libro di carta o ebook?

Da libraia dovrei dire senza esitare libro di carta, l’ebook mi toglie il lavoro. Prima o poi me lo toglierà comunque Amazon, ma l’ebook affretta la cosa. Ma, al di là di questo, che differenze ci sono fra i due supporti?

Vantaggi dell’ebook: costa meno, non è ingombrante né pesante (il che significa che è più comodo in viaggio e non conosce i problemi di spazio di una vera libreria), consente una rapida ricerca nel testo (almeno a computer, sul lettore non ho mai provato, e solo se si conoscono con precisione una o più parole che si vogliono cercare), può essere acquistato in qualsiasi istante senza bisogno di uscire di casa o ordinarlo nel caso in cui la libreria di riferimento lo ha finito, e se è dotato di illuminazione propria si può leggere anche al buio.

Vantaggi del libro di carta: per non so quale motivo la mia mente si concentra meglio guardando la pagina di un libro piuttosto che uno schermo, consente ricerche più rapide quando si ricorda approssimativamente una scena ma non le parole usate per narrarla (in genere io ricordo con una buona approssimazione dove si trovano gli episodi che mi hanno colpita all’interno dei volumi cartacei), essendo esposto sugli scaffali mi consente di ricordare meglio cosa ho letto, cosa devo ancora leggere e di fare collegamenti fra i libri (l’aspetto visivo nella lettura e nell’organizzazione dei libri per me è sempre un elemento fondamentale), più essere prestato a un amico (se invece voglio prestargli un ebook devo dargli tutto il lettore con dentro la mia libreria, e intanto io cosa leggo?) e non ha bisogno di essere ricaricato, quindi non rischio di trovarmi senza batteria da un momento all’altro.

Cose che ho scoperto recentemente. Possono mancare elementi per me importanti. In La Ruota del Tempo di Robert Jordan ciascun capitolo è aperto da un’icona. Le icone non sono cose carine e basta, quando si inizia a capirle spesso rivelano cose importanti o creano un certo tipo di aspettativa, la loro scomparsa è grave. Dei libri di Rick Riordan ho in cartaceo la serie Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo e in ebook le serie Eroi dell’Olimpo. In Percy Jackson non ci sono cartine, in Eroi dell’Olimpo sì, ma la cartina è presente solo nell’edizione cartacea, non nell’ebook. Perché? O le immagini possono vedersi male. Un drago in salotto è un libro per bambini scritto da Pierdomenico Baccalario e illustrato da Claudia Petrazzi. I disegni non sono marginali, sono fondamentali per la storia, ma sul mio lettore compaiono solo in parte. Sul computer li vedo bene, sul lettore no. Perché?

Proseguiamo con le note: sono una rogna. Ho un Sony, se devo sottolineare un passo nella prima riga spesso il lettore invece di sottolineare mi mette un segnalibro. Se invece devo sottolineare nelle ultime tre-quattro righe mi apre una finestrella che mi propone un dizionario e non riesco a mandarla via se non rinunciando a sottolineare. Magari avere il dizionario incorporato può far comodo, io non lo so perché non l’ho mai usato. Ho anche un Kobo, e con quello proprio non sono riuscita a sottolineare niente. Appena lo tocco quello decide di aprire il dizionario e io e lui iniziamo a litigare. Quindi sul Sony sottolineo quasi dappertutto, sul Kobo non lo so fare. Sul Sony so anche prendere appunti, anche se la cosa è un po’ troppo macchinosa per i miei gusti. Però è fattibile, mentre sul Kobo suppongo si possa fare ma non so come. Molto meglio la mia matitina per scrivere sui libri di carta. Io ho sempre una matita in borsa (e pure gomma e temperino, una matita – magari anche cinque o sei, ma questo è un dettaglio – senza gomma e temperino non ha senso), perciò scrivere non è un problema. Ma, a parte la macchinosità della scrittura, in dicembre il mio Sony, di punto in bianco, ha deciso di cancellare tutti i miei appunti e le mie sottolineature. No, grazie, se voglio cancellare so farlo da sola. Non per niente ho la gomma sempre con me. Ovviamente dopo aver perso anni di appunti ho smesso di farne altri, che senso ha prendere appunti che non so se dureranno? Ma leggere così per me è limitante, gli articoli, quanto meno gli approfondimenti, non nascono dal niente.

L’altro aspetto è che odio sfogliare gli ebook. Quando inizio a leggerli li apro e vado avanti, una pagina alla volta, fino alla fine. Beh, magari li intervallo a un’altra decina di libri, ma comunque procedo in modo lineare. Con i cartacei no. Li apro e guardo se c’è una cartina, poi controllo la presenza di una dedica, di una qualche profezia o poesia o citazione iniziale, quindi vado a caccia dell’indice. Se non c’è, ma i capitoli del libro hanno un titolo, l’indice me lo faccio io. Poi guardo l’eventuale appendice, a volte pure i ringraziamenti, e solo dopo inizio la lettura vera e propria. Però ogni due per tre, specie all’inizio, torno indietro a consultare la cartina o vado in fondo a controllare chi è chi nell’indice dei nomi, e quando l’indice è insoddisfacente lo integro con appunti miei. Faccio scorrere le pagine per guardare quanto è lungo il capitolo che sto leggendo, o torno indietro a vedere come si intitola il capitolo in questione. A volte vado a caccia di un episodio passato per controllare un dettaglio Insomma, sfoglio continuamente il libro. Non è una lettura lineare, anche se non sbircio le righe per vedere cosa accadrà dopo. Le sorprese e le rivelazioni le voglio avere al momento giusto, ma su tutto il resto mi sento libera di spostarmi come mi pare. Con l’ebook no, trovo macchinosi gli spostamenti e quindi non li faccio. Non ricontrollo gli episodi su cui mi sono venuti dubbi e, peggio ancora, non consulto la cartina né l’indice dei nomi perché odio andarli a cercare, con il risultato che la geografia mi rimane nebulosa e impiego il triplo del tempo per imparare a distinguere i personaggi. Una parte di loro almeno, perché alcuni proprio non ne vogliono sapere di entrarmi in testa. Non li associo al regno di appartenenza, o alla parentela, o al ruolo che ricoprono, e quindi sono indistinguibili, specie nel caso di una saga in più volumi i cui volumi leggo a distanza di mesi se non di anni l’uno dall’altro. Questo problema l’ho sentito molto con l’ultimo libro che ho letto, ma mi sa che parlerò in un altro momento.

Quello che mi è chiaro è che, fra i due formati, preferisco il cartaceo, anche se avere pure la versione ebook può essere utile per determinate ricerche, e il profumo della carta nella mia scelta non c’entra nulla.

Pubblicato in impressioni di lettura | 4 commenti