Novità di febbraio 2017 – quarta parte

 

Terry Brooks, La lama del druido supremo. I difensori di Shannara vol. 1, Mondadori, 12,50 €

Edizione economica. La quarta di copertina:

Racconta la leggenda che Paxon Leah discende dalla dinastia guerriera che un tempo regnava sulle Terre Alte e combatteva con armi magiche. Ma tali re, regine ed eroi non esistono più da tempo e non c’è nulla di magico nell’antica spada che riposa sopra il camino di Paxon. Paxon che vive una vita tranquilla, occupandosi dei modesti affari di famiglia – fino a che circostanze straordinarie irrompono, per sconvolgere il suo mondo e riscrivere il suo destino. Quando la sorella minore, dal carattere fiero e irriverente, è rapita da un misterioso straniero, Paxon prova a salvarla con la sola arma di cui dispone. Durante il duello Paxon fa una scoperta davvero sconvolgente: la spada dei suoi antenati è magica. Ma questa magia, formidabile e inattesa, è pericolosa nelle mani di chi non è allenato a gestirla, e Paxon deve imparare a farlo in fretta, perché lo scontro con l’oscuro stregone Arcannen è appena iniziato. Abbandona la casa natale, dove lascia il cuore, e parte per Paranor, dove apprenderà i segreti della magia per conquistare il diritto di diventare protettore dell’Ordine dei Druidi. Ma l’ombra del tradimento serpeggia tra i Druidi. E la magia più nera sta cercando di trasformare un’anima innocente in un emissario del male. Per fermare un complotto che minaccia non solo l’Ordine dei Druidi ma tutte le Quattro Terre, Paxon deve fare appello alla profonda magia del suo sangue e allo straordinario ardore dei suoi avi nella battaglia che il fato ha in serbo per lui.

Un estratto: http://leggere.librimondadori.it/terry-brooks-la-lama-del-druido-supremo/

 

 

Terry Brooks, Il figlio dell’oscurità. I difensori di Shannara vol. 2, Mondadori, 12,50 €

Edizione economica. La quarta di copertina:

Quando il menestrello Reyn Frosch usa il Canto nel modo sbagliato, la magia lo rapisce e lo getta in un nulla profondo e tenebroso, in cui ogni cosa sparisce e il tempo si ferma. Che potere sprigiona da quella melodia, capace di incantare o distruggere i nemici? Se quell’energia cadesse nelle mani sbagliate gli stessi equilibri delle Quattro Terre sarebbero messi a rischio. Paxon Leah farà di tutto per combattere la subdola magia del Canto e impedire che grazie a essa lo stregone Arcannen possa appagare la sete di vendetta che lo divora.

 

 

Amy Engel, Solamente io e te. Forever. The Ivy series, Newton Compton, 9,90 €

La quarta di copertina:

Sono ancora viva. A malapena. Il mio nome è Ivy Westfall. Ho sedici anni e sono una traditrice. Tre mesi fa, sono stata costretta a sposare il figlio del Presidente, Bishop Lattimer – come è stabilito che facciano tutte le figlie del clan perdente nella guerra che sono cedute in matrimonio ai figli dei vincitori. Ma io ero diversa. Io avevo una missione segreta da portare a termine: uccidere Bishop. Invece, mi sono innamorata di lui. Ora sono una reietta, abbandonata al mio destino e devo sopravvivere nella ferocia brutale delle terre al di fuori della civiltà. Eppure, anche qui, c’è speranza. C’è vita oltre la recinzione. Ma non posso correre più veloce del mio passato. E ogni giorno il mio cuore si chiede se riuscirà mai a battere di nuovo come un tempo…

 

 

Elisabetta Gnone, Capitan Grisam e l’amore. Fairy Oak vol. 4, Salani, 14,90 €

Nuova edizione. La quarta di copertina:

In una grotta segreta, nascosta fra le cascate ghiacciate dall’inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata, volutamente dimenticata! Un mistero avvolge il passato di colui che diceva d’essere un comandante valoroso e toccherà a Vaniglia e Pervinca e al giovane mago Grisam, alla buffa Flox, e all’intera Banda del Capitano scoprire la verità su William Talbooth. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricomporre i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa. Eppure, l’immagine che lentamente si ricomporrà davanti agli occhi meravigliati delle gemelle e dei loro compagni, ciò che esce dalla nebbia del mistero, sembra avere gli occhi e il sorriso dell’amore. Chi era davvero il Capitano? E da chi stava tornando quando la sua nave ha fatto naufragio davanti alle coste del villaggio fatato? E perché da quando il baule è stato aperto tutti sembrano avere una storia d’amore da raccontare? Il finale è lieto, ma non privo di sorprese e una soprattutto farà battere il cuore di Vaniglia…

Il sito ufficiale della saga: http://fairyoak.com/it

 

 

Alan Horsfield e Travis Elborough, Atlante dei luoghi insoliti e curiosi, Rizzoli, 25,00 €

La quarta di copertina:

Alla scoperta di città perdute, regioni abbandonate, destinazioni remote, edifici visionari e isole sommerse, accompagnati da fotografie e mappe appositamente realizzate. Questo libro celebra la varietà degli scenari terrestri e le eccezionali capacità dell’immaginazione umana. Un atlante unico nel suo genere, una ricognizione appassionata dell’insolito e del bizzarro, che invita aspiranti esploratori, viaggiatori dell’immaginario e turisti per caso a guardare il nostro pianeta sotto punti di vista inediti, per misurarne l’infinita bellezza. Un libro che documenta quanto sia pieno di sorprese il filo che lega l’umanità ai suoi luoghi.

 

 

Pittacus Lore, Tutti per uno, Nord, 18,00 €

La quarta di copertina:

Per tutta la vita, non ho fatto altro che allenarmi, prepararmi al giorno in cui io e i miei compagni avremmo sventato la minaccia che gravava sul mondo, senza che nessuno scoprisse il nostro segreto. Ma abbiamo fallito. I nostri nemici hanno invaso la Terra, seminando il panico tra la popolazione inerme. E noi non siamo abbastanza forti per affrontarli da soli. Perciò ci siamo alleati con l’esercito americano e abbiamo insegnato loro come difendersi dagli attacchi. Perciò abbiamo viaggiato per settimane alla ricerca di giovani come il mio amico Sam, giovani dotati di poteri straordinari, che noi possiamo addestrare prima che loro li trovino e sfruttino quelle abilità contro di noi. Perché la nostra unica speranza è unire le forze. O almeno è ciò di cui sono convinti i miei compagni. Io però non ne sono più tanto sicuro. Perché loro hanno ucciso il Numero Uno in Malesia. Il Numero Due in Inghilterra. Il Numero Tre in Kenya. Il Numero Otto in Florida. Io sono il Numero Quattro, e loro mi hanno portato via la casa, la famiglia, e la persona che amavo di più. Nessun altro deve morire per colpa mia. Non ora che ho scoperto di avere una nuova, potentissima Eredità. Io sono un’arma, forse l’unica in gradi di sconfiggerli. E sono pronto a sacrificarmi, pur di vincere la guerra..

 

 

James Maxwell, Evermen. La reliquia nascosta, Fanucci, 14,90 €

La quarta di copertina:

Con il destino della loro terra ancora incerto, un nuovo pericolo si erge sul cammino dei fratelli Ella e Miro. Il primate e gli eserciti a lui alleati marciano compatti contro le roccaforti dei nemici, pronti a spazzare via ogni tentativo di riconquista della perduta libertà. Nonostante le reliquie degli Evermen, custodite un tempo sul monte Stonewater, siano state distrutte, il primate è venuto a conoscenza di uno dei segreti che da tempo immemore aleggiavano su quelle antiche terre: un libro oscuro, conservato nel Pinnacolo, la sommità fortificata del monte, parla di un oggetto prodigioso, una reliquia perduta che assicurerebbe a chi ne venisse in possesso la facoltà di produrre l’essenza, il liquido necessario a ricavare l’elisir, una pozione in grado di conferire qualsiasi potere. Ella, Miro e i loro alleati sanno che le sorti dell’impero sono legate alla misteriosa reliquia. Se cadesse nelle mani del primate, il futuro luminoso del mondo rischierebbe di essere cancellato per sempre.

Il secondo capitolo di una saga prodigiosa, l’avventura irripetibile di due fratelli a cui il destino ha affidato il compito di salvare il mondo.

 

 

Sean Platt e David Wright, Yesterday’s gone. Prima stagione. Episodio 1 e 2, Fanucci, 12,90 €

La quarta di copertina:

È alle 02:15, in piena notte, che accade. Ma solo al risveglio l’umanità – o quel che ne resta – se ne rende conto. Il mondo è deserto, gli uomini che lo popolavano dissolti nel nulla. Familiari, amici, conoscenti, vicini di casa… sono tutti scomparsi, come non fossero mai esistiti. Non rimane che una manciata di sopravvissuti. Confusi, vagano aggrappandosi alle ultime tracce lasciate da un passato ormai cancellato: un giornalista perduto tra le vie di una New York spettrale, alla ricerca della moglie e del figlio; un serial killer improvvisamente a corto di vittime; una madre che cerca di proteggere tutto ciò che le è rimasto, la propria figlia, e pochi altri disperati condannati a quella sorte. Eppure, tra loro c’è anche chi ha sognato quel giorno per anni, un mondo disabitato come premessa di una nuova età dell’oro. Ma in quella landa desolata e sterile, qualcuno – o qualcosa – li osserva, e attende il momento propizio per entrare in scena…

Un’umanità perduta, in cerca di risposte a domande che nemmeno conosce. Uno scenario post-apocalittico nuovo ed emozionante.

 

 

Roberto Semprebene e Dario Edoardo Viganò, Videogame. Una piccola introduzione, Luiss University Press, 12,00 €

La quarta di copertina:

Negli ultimi cinquant’anni il videogame ha ridefinito il concetto di intrattenimento nella nostra società e il suo mercato è diventato uno dei più creativi e importanti del mondo, ma per molti aspetti è un mondo ancora sommerso.
Questo libro cerca di rispondere alle domande essenziali su cosa definisce un videogame, perché giochiamo e chi sono i videogiocatori, per condurre l’esplorazione verso fronti ulteriori.
Attraverso molteplici prospettive e approcci teorici, gli autori offrono una guida al videogame come nuovo medium della cultura pop contemporanea, mentre il racconto delle evoluzioni tecnologiche e del mercato mostra al lettore, neofita o videogiocatore, il dietro le quinte di un’industria innovativa.

Dagli arcade e Space Invaders agli acquisti in-app e Pokémon Go, una piccola introduzione al grande business del tempo sprecato

 

 

Jordi Sierra i Favra, La favolosa leggenda di re Artù, Mondadori, 16,00 €

La quarta di copertina:

In un’epoca lontana di cui non ci rimangono tracce, una misteriosa profezia condiziona il futuro dell’Inghilterra: solo colui che riuscirà a estrarre la spada conficcata nella pietra diverrà re dell’intera Britannia. A sciogliere il magico sortilegio il destino eleggerà Artù, un giovane scudiero dal cuore generoso, animato dall’amore per la bella Ginevra e temprato dalla spada Excalibur. Jordi Sierra i Fabra racconta ai bambini con parole semplici ed emozionanti la nascita di un mito, cantato attraverso i secoli. Età di lettura: da 10 anni.

 

 

H.G. Wells, La macchina del tempo, Einaudi, 17,00 €

La quarta di copertina:

Un inventore mette a punto una macchina del tempo con la quale riesce a raggiungere l’anno 802 701. Vi trova un mondo diviso in due razze umane: gli Eloj, creature delicate e pacifiche che conducono una vita di svaghi, e i Morlock, esseri pallidi e ripugnanti che vivono nei sotterranei. Dopo angoscianti avventure, riuscirà ad andare ancora più lontano nel tempo, vedrà una Terra senza più tracce di uomini, abitata soltanto da crostacei con «occhi maligni» e «bocche bramose di cibo». Fantascienza, critica sociale, romanzo distopico: il capolavoro di Wells è soprattutto l’opera di un grande visionario. Michele Mari, nel ritradurlo, ha trovato pane per i suoi denti: il fantastico, l’avventura, l’horror vampiresco, lo sguardo cosmico sugli affanni del mondo. L’incontro tra lo scrittore-traduttore e uno dei suoi romanzi preferiti era destinato a produrre scintille…
«Era orribile sentire nel buio tutte quelle creature viscide ammucchiate su di me, come essere in una mostruosa ragnatela»
La Macchina del Tempo è del 1895, l’edizione definitiva dell’Uomo delinquente di Lombroso è del 1897: a Darwin, rapidamente divulgato, era già subentrato il darwinismo, tanto che Wells, che pure aveva fatto un discreto tirocinio prima come studente e poi come docente di biologia, arriva a concepire la regressione per una via tutta formale: se dalla scimmia è derivato l’uomo, si chiede, perché non immaginare un’ulteriore evoluzione non in avanti ma all’indietro? Perché escludere «l’idea opposta», cioè una «regressione zoologica»? Per questa via Wells giunse a ipotizzare la totale estinzione del genere umano, come inscenato appunto nella parte finale (la cosiddetta «visione ulteriore») della Macchina del Tempo. Dipendendo dal raffreddamento del Sole, la visione finale – un mondo senza esseri umani né mammiferi – ha comunque una sua pace; la cupezza della profezia wellsiana è invece tutta nel complementare destino dei ricchi e dei poveri rispettivamente come vegetali e come bruti, secondo la logica di un dissidio tutto interno all’evoluzionismo: da una parte Huxley e Wells, dall’altra un evoluzionista della prim’ora come Herbert Spencer, convinto che l’uomo avrebbe indefinitamente migliorato se stesso.
dalla prefazione di Michele Mari

Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880623268PCA.pdf

 

 

Scott Westerfeld, Deborah Biancotti e Margo Lanagan, Zer0es. Ogni potere ha il suo prezzo, Dana, 18,90 €

La quarta di copertina:

Un po’ zeri, un po’ eroi, gli Zer0es sono sei adolescenti dotati di superpoteri ma tutt’altro che supereroi. I loro talenti li rendono speciali ma non immuni da sofferenze e fragilità. E per loro guai e pericoli sono sempre dietro l’angolo. Ogni potere ha il suo prezzo, recita il motto in copertina: per ogni abilità, i sei protagonisti dovranno fare i conti con un risvolto amaro, specchio delle fragilità e contraddizioni tipiche della loro età.

Scam ha una voce che parla al posto suo, che sa sempre cosa dire e lo rende molto più spigliato e coraggioso di quanto non sia nella realtà. Mob avverte l’energia e le emozioni prodotte da moltitudini di persone, anche molto distanti da lei, e riesce a guidarle. Flicker vede attraverso gli occhi degli altri, e proiettandosi negli sguardi altrui supera la sua cecità. Crash è ossessionata dalla tecnologia e in grado di mandare in tilt, con la sola forza del pensiero, ogni tipo di sistema elettronico e informatico. Anonymous diventa trasparente, il suo potere consiste nel passare inosservato ed essere facilmente “dimenticabile”. Glorioso Leader è il punto di riferimento del gruppo, dotato di un fascino irresistibile, esercita la sua influenza mettendo continuamente alla prova i poteri degli amici e organizzando missioni spregiudicate.

 

 

Moony Witcher, Nina la bambina della sesta luna, Giunti, 5,90 €

Nuova edizione economica. La quarta di copertina:

Nina fa la quinta elementare e vive con le zie a Madrid perché i suoi genitori hanno un incarico importante che li porta all’estero di continuo. Tutto appare normalissimo all’inizio, meno quella strana voglia a forma di stella sulla mano destra assolutamente identica a quella del suo amato nonno Misha, un grande alchimista che vive a Venezia. Sarà un segno del destino? Ecco un fantastico viaggio tra alchimia e magia alla conquista della Sesta Luna. Un appassionante romanzo per tutti i ragazzi che amano l’avventura e il mistero. Età di lettura: da 8 anni.

 

 

Moony Witcher, Nina e l’arca della luce, Giunti, 12,90 €

La quarta di copertina:

Le vicende di Nina e dei suoi amici, in lotta contro il male per ristabilire l’armonia dell’universo, si concludono con questa grande avventura mozzafiato. Mentre Venezia è in preda al panico terrorizzata dall’ultima magia di Karkon, la terribile nuvola che la sovrasta, Nina è disperata per la scomparsa dei genitori, rapiti da un androide karkoniano. Ma Nina non può e non deve perdersi d’animo, deve assolutamente trovare l’ultimo numero della sequenza aurea, l’8! Correranno in suo aiuto i fantasmi di nonno Misha e Biran Birov e Livio, avo fantasma karkoniano da sempre innamorato di lei e che tradirà Karkon nell’ultimo disperato tentativo di dimostrarle il suo amore. Età di lettura: da 8 anni.

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Il Signore del Caos di Robert Jordan. Dal capitolo 1 al capitolo 6

Il signore del caos neSto seriamente pensando di interrompere… no, non la rilettura, solo i commenti sulla rilettura di La Ruota del Tempo. Mi prendono troppo tempo, e in questo momento sono anche molto sfasati rispetto a quello che sto effettivamente leggendo. Devo andare avanti a parlare della saga di Robert Jordan? Intanto vi avviso che qui sotto ci sono spoiler su tutta la saga (sì, Michela, è meglio se ti fermi e sì, sto parlando proprio con te. A volte scrivo qualcosa di specifico per un singolo lettore, anche se chi come te mi legge da poco magari non se n’era ancora accorto).

1: Il leone sulla collina

Rand si esercita con la spada.

Il Leone sulla Collina mutò ne L’Arco della Luna, quindi ne La Torre del Mattino. Senza pensare.

E poi ancora

Il Cinghiale Carica dalla Montagna si scontrò con Il Taglio della Seta, spezzò Il Fulmine a Tre Denti, e la fascina di pezzi di legno si schiantò contro il collo dell’uomo, che cadde emettendo un verso strangolato.

Rand si scagliò subito verso destra, rotolò e si trovò in ginocchio sul lastricato con la lama che compiva Il Fiume Taglia le Rive.

Se Bashere ha torto nel dire che per Rand la spada è inutile ha ragione nel modo in cui si rapporta con Rand, parlandogli schiettamente, trattandolo da uomo, senza paura nonostante il rischio di follia, criticando là dove ritiene di dover criticare, interpretando nel modo migliore il suo comportamento e le sue necessità e sostenendolo sempre, ma solo se e quando serve. Amo Bashere. Va bene, la lista dei personaggi che amo è decisamente lunga. Chi non amo è l’ultimo arrivato, Mazrim Taim.

2: Un nuovo arrivo

Taim ha devastato la Saldaea, e Bashere è pronto a rispettare l’amnistia di Rand perché lo ha detto Rand. Notevole, davvero notevole. Oh, Bashere! Va bene, lasciamo stare…

Per parecchio tempo su internet è circolata la teoria che Taim potesse essere Demandred sotto mentite spoglie, ora sappiamo che non è vero ma Taim è comunque dalla parte del Tenebroso. Già qui? Io non credo, secondo me fino all’incontro con Dashiva era solo un tizio dannatamente arrogante che si è ritrovato la capacità d’incanalare e che in qualche modo è riuscito a tenere a bada la follia. Lews Therin lo vuole morto, ma per il momento è presto: Taim serve per guidare la Torre Nera e per insegnare a un bel po’ di Asha’man in gamba. Certo, insegna anche ai seguaci del Tenebroso e converte all’Ombra un bel po’ di persone, Rand avrebbe dovuto limitarsi ad ammazzare Taim nel prossimo libro, subito dopo l’attentato. Comunque Lews Therin vuole morti tutti, quindi non è indicativo.

Lews Therin ci fa conoscere simpatici aneddoti sui Reietti, poi Taim tira fuori un Sigillo, e se va bene che Rand è ta’veren e quindi le cose finiscono comunque per arrivare sempre nelle sue mani, perché dovevamo avere proprio Taim come intermediario? Rand vorrebbe rompere il Sigillo, ma è decisamente troppo presto. Chi lo ferma? Bashere, che non si scompone neppure davanti a questa dimostrazione di follia e ci parla di un generale di nome Muad Cheade.

«Ti seguo perché sei quello che sei» rispose Bashere con calma. «Il mondo deve seguirti, o quelli che sopravvivranno preferiranno essere morti.»

Amo Bashere! L’ho già detto? Sì, l’ho già detto.

3: Gli occhi di una donna

Rand ha iniziato a riunire uomini che potrebbero incanalare. Non me l’aspettavo, spetta all’eroe agire e le cose più difficili le deve fare da solo, o no? Qui invece è in cerca di aiutanti. Non avevo ancora capito, all’epoca della pubblicazione di Il Signore del Caos, quanto questa storia fosse corale.

Noto la menzione del gholam, bisogna sempre mettere la pistola di Cechov in bella vista se poi la si vuole usare, e saluto il primo apparire di Eben Hopwil, Fedwin Morr (povero Morr, mi è spiaciuto davvero tanto per lui. Va bene, pure Eben fa una brutta fine, ma visto che avviene in un momento di caos enorme, in cui il pericolo era tangibile, sono stata colpita con una forza minore), Damer Flinn e Jur Grady.

«Li sconfiggerò, Taim. Fino all’ultimo. Credono di poter distruggere tutto. Sempre distruggere, mai costruire! Io invece costruirò, mi lascerò qualcosa alle spalle. Qualunque cosa accada, lo farò! Sconfiggerò il Tenebroso. Pulirò saidin, in modo che gli uomini non debbano mai più temere di impazzire e il mondo non dovrà aver paura di loro. Io…»

Mosse nervoso la lancia dai tasselli verdi e bianchi. Era impossibile. Il caldo e la polvere si facevano beffe di lui. Alcune di quelle cose dovevano essere fatte, ma realizzarle tutte era impossibile. Il meglio che uno qualsiasi di loro potesse aspettarsi era vincere e morire prima di impazzire e lui non riusciva a vedere nemmeno come ottenere almeno quello.

Mai accettato che Rand dovesse vincere e morire prima di impazzire. Non ho neppure mai accettato che dovesse impazzire, anche se non mi aspettavo la pulizia di saidin. Non potevo accettare meno di una vittoria totale, anche se a caro prezzo, e il prezzo è stato davvero alto. Oh… no, niente lista dei nomi per ora. Però, per quanto possa sembrare impossibile, Rand costruisce, sconfigge il Tenebroso e pulisce saidin. Già che c’era poteva pure proporsi un’altra cosa impossibile, donare politici onesti all’Italia, tanto lui in cose impossibili è specializzato. O le sue doti funzionano solo in Randland? Peccato, davvero peccato.

4: Senso dell’umorismo

Gli Aiel hanno senso dell’umorismo? Secondo loro sì, ma io non l’ho mai capito. Rand fa un salto vicino a Tear e incontra un bel po’ di gente i cui nomi non rimarranno mai impressi nella mia memoria. Tranne quello di Weiramon, che quanto meno dall’epoca della spedizione contro i Seanchan ho correttamente identificato come un Amico delle Tenebre e non come un fesso.

5: Una danza diversa

Mat. Per quanto avrei fatto volentieri a meno di tutta la vicenda con Betse almeno una frase fa centro.

«Adesso so troppo, ma allora era troppo poco. Puoi comunque dire che fui impiccato per conoscenza.»

Ora sa troppo, con tutte quelle voci di uomini morti nella testa, allora era troppo poco, ed è entrato nel ter’angreal, comunque chi viene impiccato per la conoscenza è Odino. Un tale che ha fatto amicizia con due corvi, pensiero e memoria. Fra tutti i riferimenti che ha fatto Jordan alla nostra storia e alla nostra mitologia questo è probabilmente quello che mi piace di più.

Mat prende sempre più confidenza nel suo ruolo di comandante e intanto aggiunge Olver al suo gruppo. Olver, non Gaidal Cain, per quanto possiamo chiederci che fine abbia fatto.

«Nessun uomo dovrebbe avere la voce di un altro nella testa»

Bellissimo! Rand sta parlando di sé e Lews Therin e Mat si convince che parli di lui. Se c’è anche solo la minima possibilità di fraintendersi i personaggi di Jordan fraintendono, e se non c’è la possibilità se la inventano, e nonostante tutto restano sempre fedeli l’uno all’altro.

6: Fili intessuti d’Ombra

Capitolo in cui conosciamo un po’ meglio i Reietti, ed entrare nella loro testa non è stato affatto come entrare nella testa di Jaime Lannister in A Storm of Swords, si chiarisce meglio cose è successo con i Trolloc nella Pietra di Tear in L’ascesa dell’Ombra, scopriamo che il Bastone dei giuramenti in origine era uno strumento per punire i criminali e notiamo che Cabriana Mecandes fa una brutta fine. Ah, viene anche citata Shara. Jordan iniziava a presentare ciò che gli interessava con un certo anticipo.

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Chiara Gamberale: Qualcosa

«È una bambina, è una bambina!»

Era una bambina

La notizia correva per le bocche, per le strade, s’infilava sotto la porta di ogni casa del regno.

Qualcuno di Importante e Una di Noi, la sua sposa, avevano finalmente dato alla luce il loro primo erede: una bambina.

Inizia così Qualcosa, l’ultimo libro di Chiara Gamberale. Autrice di storie ambientate nella nostra realtà e nel nostro tempo, questa volta la scrittrice romana se ne discosta per narrare quella che dovrebbe essere una favola. Non una fiaba, la morale è troppo scoperta. Mentre la fiaba fa riflettere, va metabolizzata, la favola dice chiaramente cosa è giusto e cosa è sbagliato, anche se lo fa con un tono fantastico. Insegna, ma in modo molto più didascalico. Della favola non ha la lunghezza, qui stiamo parlando di un libro che sfiora le 200 pagine, anche se è scritto largo e la scrittura è dilatata ulteriormente dalle numerose illustrazioni di Tuono Pettinato. Però la mancanza di qualsiasi tipo di coordinata spazio-temporale, la presenza di una gerarchia medievaleggiante – non che ci sia nulla di preciso nell’ambientazione per dire che questo è il Medioevo, ma ci sono re, regine, principesse e via dicendo e manca la tecnologia, anche se alcuni episodi sono chiaramente legati a un contesto moderno – e l’uso di parole dal preciso significato (debitamente scritti con la maiuscola) al posto dei nomi propri mantengono il lettore nell’ambito del favolistico. I personaggi delle fiabe spesso hanno un nome generico, sono il principe o la principessa, della stessa Cenerentola conosciamo il soprannome, attribuitole perché è sempre sporca di cenere, ma non il nome vero. Per questo la Gamberale opta per chiamare i suoi personaggi Qualcuno di Importante (il re), Una di Noi (la regina), Qualcosa di Troppo (la principessa), i bambini Abbastanza (bambini qualsiasi che non riescono a fare amicizia con la principessa perché lei è Qualcosa di Troppo e loro invece sono Abbastanza), il Cavalier Niente e così via. I nomi dicono chiaramente chi sia il personaggio, non c’è alcun bisogno di interpretarlo. La volontà didascalica non potrebbe essere più chiara di così. Non ci sono preoccupazioni quotidiane, o se ci sono sono esagerate. Qualcosa di Troppo piange? Allora piange fino a far esplodere il lampadario. Vuole fare un gioco? Allora gioca fino allo sfinimento di chi si trova con lei, e infatti tutti iniziano a girarle alla larga. Però non è ben chiaro come qualcuno che è così esagerato in tutto – sono descritti solo pochi episodi, ma l’autrice si preoccupa di sottolineare che Qualcosa di Troppo è troppo in tutto ciò che fa – possa riuscire a vivere. A quanto pare in quest’opera il realismo non è una delle preoccupazioni della Gamberale. Scelta legittima, che però comporta una maggiore importanza dell’aspetto favolistico, con il complicato rapporto di Qualcosa di Troppo con le persone che incontra nel suo cammino, in particolare il Cavalier Niente. Con lui Qualcosa di Troppo scopre l’importanza del non-fare e io, adeguandomi al non-fare mi semplifico le cose sulla descrizione della trama e faccio un bel copia e incolla della quarta di copertina:

La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo.

Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna?

Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure. Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura».

Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo.

Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.

Detta così la storia potrebbe anche essere carina. Una bambina esagerata, un buco al posto del cuore, il riempirsi di cose vuote fino a scoprire l’importanza del niente. Smorfialibro nell’immaginario della Gamberale è la versione simil-medievale di Facebook: le persone postano il loro stato dipingendo un lenzuolo ed esponendolo fuori dalla finestra, e i commenti che le persone si scambiano in questo modo sono vuoti come la gran parte dei commenti presenti su Facebook. Però… però Niente è davvero antipatico, oltre a essere sporco. Va bene non esagerare, ma arrivare all’estremo opposto è altrettanto sbagliato. Avete mai letto Il visconte dimezzato di Italo Calvino? La metà assolutamente buona del visconte è altrettanto dannosa di quella assolutamente cattiva. Solo l’unione delle due parti riesce a far andare avanti le cose se non nel modo migliore in modo abbastanza buono.

Passando a un’opera decisamente fantasy in La Ruota del Tempo Robert Jordan insiste molto sul fatto che le opere più importanti vengono compiute quando uomini e donne lavorano insieme, che non esiste una metà più importante della Vera Fonte ma che ci sono solo caratteristiche diverse che vanno conosciute per ottenere insieme i risultati migliori e che la decadenza inizia quando una delle due metà non riesce più a fare quel che dovrebbe. La Gamberale no, critica un estremo e si butta sull’altro. I pretendenti di Qualcosa di Troppo sono tutti ugualmente improponibili perché sono fanatici, ma altrettanto fanatico è il Cavalier Niente con il suo rifiuto persino dell’amicizia. Rallentare da una vita frenetica, rinunciare al voler troppo (fare, possedere, provare) non significa rinunciare a tutto, ma solo scegliere con maggiore attenzione e capire cosa sia davvero importante e questo l’autrice non l’ha capito. Qualche frase carina scritta qua e là non basta a rendere bello un libro spiccatamente moraleggiante ma capace di vedere la realtà solo in modo parziale. Mi spiace, ma il tono sognante e divertito, se c’è, io non l’ho proprio visto, e le illustrazioni che dovrebbero essere surreali mi danno piuttosto un’impressione di piattezza.

Un estratto: https://flipbook.cantook.net/?d=%2F%2Fedigita.cantook.net%2Fflipbook%2Fpublications%2F124730.js&oid=3&c=&m=&l=it&r=&f=pdf

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Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 11: Jaime

 

Per la seconda volta George R.R. Martin ci porta nella testa di Jaime Lannister. Lo Sterminatore di re, insieme a Brienne di Tarth e al cugino Cleos Frey, sta andando ad Approdo del Re, ma come abbiamo visto con Arya Stark il viaggio nelle Terre dei fiumi è diventato tutt’altro che facile. Spuntano fuori pezzi di storia, come la locanda dell’Uomo in ginocchio che ci ricorda Thorren Stark e Aegon il Conquistatore, voci su disordini e battaglie varie, dicerie su lord Beric Dondarrion, e soprattutto scopriamo qualcosa di più su Jaime. Quanto è importante il passato per Le cronache del ghiaccio e del fuoco? Il desiderio di Tywin di far sposare Cersei con un Targaryen, Rhaegar o forse Viserys, il dettaglio non è fondamentale, l’ipotesi di matrimonio fra Jaime e Lysa Tully, l’ingresso di Jaime nella Guardia reale, il torneo di Harrenhal.

Il torneo di Harrenhal.

Siamo sempre qui, è intorno a questa manciata di giorni che ruota gran parte di quello che è avvenuto e che sta avvenendo. Non che non ci siano stati altri intrighi, altre alleanze, altri tradimenti, ma questo torneo è un concentrato, e Martin ancora non ci ha detto tutto.

Jaime entra nella Guardia reale per liberarsi dalla promessa di matrimonio con Lysa Tully e soprattutto per stare vicino a Cersei, visto che i due erano convinti che lei avrebbe sposato un Targaryen. Aerys il Folle, ancora non così palesemente folle, ammette Jaime nella Guardia per fare un dispetto a Tywin, che stava diventando troppo potente, e per privarlo del suo erede. Tywin rassegna le sue dimissioni da Primo Cavaliere, e nel farlo manda a monte ogni possibilità che Cersei sposi un Targaryen e priva Aerys di un consigliere forte, che forse avrebbe tenuto a bada la sua follia e che, se mai si fosse giunti alla Battaglia delle Campane, non avrebbe avuto gli stessi scrupoli di Jon Connington, il Primo Cavaliere dei grifoni danzanti. Per Harrenhal ci fermiamo qui, perché l’altra parte della storia non tocca Jaime. Quel che riguarda Jaime è Rossart, il Primo Cavaliere piromante, anche se per sapere qualche dettaglio in più dobbiamo passare attraverso un battibecco fra Jaime e Brienne.

Jaime ammazza Rossart e Aerys, i dettagli arriveranno, e si siede sul trono, in attesa. Chi arriva è Eddard Stark.

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Novità di febbraio 2017 – terza parte

 

Pierce Brown, Il segreto di Darrow. Golden son, Mondadori, 19,50 €

La quarta di copertina:

In Golden Son la guerra nello spazio si intreccia con gli intrighi del potere, la lotta del singolo con la narrazione corale, il linguaggio crudo dell’azione con quello psicologicamente raffinato dei dialoghi. Il complesso mondo dei colori legato alle classi sociali e alle loro lacerazioni – dai sovrani (Oro) e dagli innovatori (Argento), fino agli schiavi sessuali (Rosa) e agli operai obbligati ai lavori disumani (Rossi) – è la grande invenzione di Pierce Brown, un meccanismo di micidiale attualità. Leggere per credere. Golden Son ci trascina in un’avventura di cui è impossibile immaginare lo sviluppo. L’ascesa di Darrow nel mondo degli Oro, i suoi nemici, è difficile, incerta, pericolosa. Così la crudeltà di Nerone au Augustus, l’insincerità di Roque, il desiderio di vendetta di Cassio, i misteri che circondano la Sovrana, l’imprendibilità di Ares rendono unica questa storia. Un mondo dove basta una parola sbagliata, una mossa falsa, una decisione presa in ritardo per avere dolore, morte o vita e riscatto.

Un estratto: http://www.fantasymagazine.it/26739/golden-son-il-segreto-di-darrow

La recensione del primo romanzo della saga, Il canto proibito. Red rising, pubblicata da FantasyMagazine: http://www.fantasymagazine.it/25038/red-rising

 

 

Cassandra Clare, Sarah Rees Brennan, Maureen Johnson e Robin Wasserman, Le cronache dell’accademia Shadowhunters, Mondadori, 19,90 €

La quarta di copertina:

“Era voluto entrare in Accademia per diventare uno Shadowhunter, sapere di più sulla propria vita e recuperare tutto ciò che aveva perso, diventare una persona più forte, migliore.” Dopo quanto è accaduto nella Città del fuoco celeste, Simon Lewis – che è stato prima umano e poi vampiro – ha perso tutti i suoi ricordi e non sa più chi è veramente. Sa per certo di essere amico di Clary e anche di aver convinto la bellissima Isabelle Lightwood a uscire con lui, ma non ha memoria di come ci sia riuscito. E quando si rende conto che le due ragazze, ma non solo loro, iniziano ad aspettarsi da lui che si comporti come farebbe il ragazzo che conoscevano tanto bene, la situazione diventa insostenibile. Decide perciò di entrare nell’Accademia Shadowhunters e iniziare l’apprendistato per diventare un cacciatore di demoni. Forse, spera Simon, in questo modo riuscirà a ritrovare se stesso, qualunque cosa questo significhi. Le cronache dell’Accademia Shadowhunters raccoglie per la prima volta in un solo volume tutte le tappe dell’impegnativo apprendistato da Shadowhunter di uno dei personaggi più amati di “The Mortal Instruments”. I dieci racconti, scaturiti dalla penna di Cassandra Clare, Sarah Rees Brennan, Maureen Johnson e Robin Wasserman, pubblicati originariamente in e-book, sono arricchiti dalle splendide illustrazioni di Cassandra Jean, già nota e amata dai fan della serie.

Una mia introduzione a questi racconti: https://librolandia.wordpress.com/2015/07/12/cassandra-clare-e-sarah-rees-brennan-benvenuti-in-accademia/

Della saga della Clare ha parlato Amnris Di Cesare nel saggio Non lasciare che gli altri decidano chi sei, decidilo da sola contenuto in Il Fantastico nella Letteratura per ragazzihttp://www.runaeditrice.it/index.php/component/virtuemart/view/productdetails/virtuemart_product_id/90/virtuemart_category_id/9.html

 

 


Michael Ende
, Le avventure di Jim Bottone, Mondadori, 10,50 €

Nuova edizione economica. La quarta di copertina:

Sulla minuscola isola di Coloropoli il re governa sui suoi due sudditi. Un giorno arriva per posta il piccolo Jim Bottone, che viene adottato da Luca il macchinista. Ma l’isola ora è affollata: presto non ci sarà più posto per tutti! Quando il re ingiunge a Luca di sbarazzarsi della sua vecchia e grassa locomotiva, lui e Jim decidono di partire all’avventura.

 

 

Kate Douglas Wiggin, In viaggio con Dickens, Elliot Edizioni, 7,00 €

La quarta di copertina:

Kate ha undici anni ed è un’assidua lettrice di Charles Dickens. Nessuno scrittore ha segnato l’infanzia della sua generazione come l’autore di Oliver Twist. Tutti in famiglia sono amanti dell’autore di Grandi sperante, tanto che i due cani di casa si chiamano Pip e Pocket come i suoi celebri personaggi. Durante un viaggio in treno per Boston, Kate ha la fortuna di ritrovarsi seduta accanto al suo idolo. Inizia così un indimenticabile scambio di battute tra i due, che la futura scrittrice in seguito raccolse in questo delizioso memoir, che ci ricorda l’importanza della lettura nell’infanzia e il ruolo dei “maestri” letterari nella costruzione della nostra personalità.

 

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Fulvio Gatti: I nerd salveranno il mondo

I nerd salveranno il mondo, almeno secondo Fulvio Gatti. Davvero? Secondo la quarta di copertina del libro

Fino a pochi anni fa i nerd erano individui che la maggioranza della gente riteneva un po’ strani per via delle loro passioni spesso maniacali. Per questo e per la loro scarsa attitudine alla socializzazione – il web era ancora di là da venire – i nerd vivevano immersi nei loro mondi alternativi. Da qualche anno, invece, si è compiuta quella rivincita dei nerd ipotizzata in un vecchio film del 1984. Oggi la cultura nerd è ovunque, ha contaminato l’immaginario collettivo fino a prenderne le redini e tutti possiamo dirci nerd. Sì, ma fino a che punto? E cos’ha reso possibile una simile rivoluzione? Fulvio Gatti cerca di spiegarlo e trova quattro concause scatenanti: Star Wars, i film di supereroi, The Big Bang Theory e Internet. È grazie ad essi se il nerdismo è stato sdoganato al punto di diventare la risposta a tutti i mali dell’industria dell’intrattenimento. Ma con l’orgoglio del nerd della prima ora, lo stesso autore ipotizza e auspica di andare oltre, verso un nuovo inizio, magari in qualche altra galassia lontana lontana…

Chi è un nerd?

Scarsa attitudine alla socializzazione. Ce l’ho.

Mondi alternativi? Ce li ho.

Passioni maniacali? Io preferirei dire passioni intense.

Sono nerd? Sì, forse, anche se fra le spiegazioni del termine che ho trovato su internet si parla di modesta prestanza fisica e aspetto insignificante, e anche se nessuna modella ha mai invidiato il mio aspetto (tranne forse che per le gambe, quelle sì notevoli fino a qualche anno fa) parlare di aspetto insignificante mi sembra un po’ riduttivo, e pur non essendo mai stata una campionessa in nulla a livello atletico ho sempre avuto una buona resistenza, almeno quanto bastava per fare l’intera Stramilano di corsa; quanto alla supposta notevole inclinazione per le nuove tecnologie, si tratta di un settore in cui sono un vero disastro. Forse le definizioni date così, dall’esterno, sono un po’ troppo rigide per essere applicate a tutti. Allora cos’è un nerd? E di cosa parla di libro di Gatti?

I nerd salveranno il mondo è, quasi nella sua totalità, un saggio. Quasi, in fondo c’è un test che dovrebbe stabilire se il lettore è un nerd, e io l’ho superato a pieni voti. E poi fra un capitolo e l’altro ci sono brevi inserti narrativi in cui lo scrivente si immagina rapito da un mostro dagli occhi d’insetto (per la verità non ricordo il dettaglio e non ho voglia di controllare, ma il mostro dagli occhi d’insetto è uno dei cliché della fantascienza pulp, perciò un vero nerd non può immaginare un mostro diverso) che lo interroga per capire meglio i terrestri prima di mettere in atto piani malvagi che prevedono, fra l’altro, la vivisezione dello scrivente. Un tipo di struttura che non mi piace, come avevo già scritto quando avevo commentato Potterologia.

Fantastico - copDEFQuando leggo un saggio voglio leggere un saggio, non narrativa travestita da inserto divertente. Al di là della constatazione che io non amo i libri umoristici, cosa che ho scoperto diversi anni fa, su certe cose per me sono importanti serietà e competenza. Mi spiace che Fabio Pinton, il fondatore e proprietario della casa editrice Runa, quando ha pubblicato su youtube il video della presentazione presso Strani Mondi dell’antologia saggistica multiautore Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi, abbia tolto quasi tutta la parte introduttiva di Marina Lenti. Suppongo avesse paura di annoiare chi lo avrebbe visualizzato con un video troppo lungo, senza dimenticare che in quel momento Marina citava anche libri pubblicati da altri editori, Potterologia e pure Hobbitologia, che sarebbe arrivato in libreria di lì a un mese, perciò per Pinton quella parte poteva non essere fondamentale, ma per me quell’introduzione era molto interessante. Parlava della considerazione critica intorno al fantasy, nei paesi anglosassoni e in Italia, spiegando come noi siamo molto arretrati. Se vogliamo essere presi sul serio dobbiamo prima di tutto porci noi in modo serio. Va bene giocare, nel giusto contesto, ma un saggio dev’essere un saggio. Quando io scrivo, al di là del piacere di essere pubblicata, lo faccio per indicare cose che per me sono importanti. Non sempre, a volte su FantasyMagazine scrivo articoli perché il giornale deve pubblicare determinate notizie, o scrivo qui con tono scemo perché sto scherzando fra amici (o con persone più nerd di me), ma un saggio è e deve rimanere un saggio.

Al di là della manciata di pagine narrative, cosa mi rimane di questo libro?

Davvero poco. Gatti parla di un bel po’ di serie televisive di cui ho solo sentito parlare ma che non ho mai guardato, di Star Wars (con una spada laser in copertina non farlo era impossibile, e poi chi è più nerd di un fan di Star Wars?), dei personaggi Marvel (e io ho smesso di leggere fumetti di supereroi quasi quarant’anni fa e non guardo i relativi film) e di un’infinità di altre opere. A un certo punto per spiegare meglio la situazione italiana tira pure in ballo Emilio Salgari, e la cosa su di me fa un certo effetto. Salgari è morto nel 1911, perciò nel 2011 è stato tutto un fiorire di celebrazioni per il centenario. Fa un po’ effetto pensare alle celebrazioni ora quando lo scrittore si è suicidato per problemi economici che lo avevano fatto sentire un fallito, ma quell’anno di manifestazioni ed eventi dedicati a lui ce ne sono stati tanti. Fra l’altro largo spazio a Salgari è stato dedicato a Lucca Comics & Games, tanto è vero che Effemme gli ha dedicato il numero uscito in quei giorni. Io non ne ero tanto convinta, non per scarsa considerazione nei confronti dello scrittore ma perché avrei voluto parlare di un autore più fantasy, ma come mi ha fatto notare Emanuele Manco la decisione non spettava a me. Forzata a scrivere di un autore che avrei ignorato – per la verità avrei potuto scrivere d’altro, accanto alla sezione tematica Effemme ha sempre avuto una sezione a tema libero, ma ho sempre cercato di dedicare almeno un articolo al tema del numero – ho sguisciato. Sono partita da Salgari e ho parlato d’altro. Se voglio in qualche modo aggirare un argomento lo faccio, in questo caso l’ho fatto con un articolo che mi è piaciuto molto scrivere e di cui sono ancora soddisfatta: Jolanda e le sue figlie: eroine in cerca d’avventura. Se volete un assaggio della prima pagina di ciascun saggio lo potete trovare qui: http://www.fantasymagazine.it/15545/effemme-4.

La rilettura di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, fatta apposta per scrivere l’articolo, ha in parte cancellato i bei ricordi d’infanzia, ormai sono troppo cresciuta per quelle storie, ma Effemme ha riportato pienamente alla mia attenzione Emilio Salgari. Ho pure scritto un articolo su di lui per FantasyMagazine (http://www.fantasymagazine.it/15638/emilio-salgari-o-dell-avventura) per cercare di attirare maggiori attenzioni sulla rivista. Quindi ritrovarmi Salgari in I nerd salveranno il mondo fa inevitabilmente andare la mia mente ai miei rapporti con Salgari.

Un aspetto che contraddistingue questo libro è proprio quello che ci riposta in mente: visto il titolo e l’argomento inevitabilmente viene letto solo da chi ha già un forte interesse per un certo tipo di narrativa, che sia romanzesca o cinematografica, perciò tutti abbiamo parti che ci colpiscono più di altre. Per me era troppo poco, se sono nerd lo sono su altre opere, ma questo è un aspetto soggettivo. Quel che mi è spiaciuto è stato la mancanza di un vero approfondimento. Gatti cita opere, autori, ma spesso è solo una carrellata, magari butta lì un paio di frasi per inquadrare meglio ciò di cui sta parlando ma scappa via troppo presto. Se si è interessati a un elenco di opere, da approfondire altrove, il libro fornisce un bel po’ di spunti, ma per un approfondimento purtroppo bisogna davvero andare altrove.

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Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien: Aragorn e Arwen

«Il giorno seguente, al tramonto, Aragorn passeggiava nei boschi, e il suo cuore era alto e fiero; egli cantava, perché era pieno di speranza e perché il mondo era bello. Improvvisamente, mentre cantava, vide una fanciulla camminare su di un prato fra i bianchi tronchi delle betulle, ed egli si arrestò stupefatto, credendo di camminare in un sogno o di aver ricevuto il dono dei menestrelli elfici, che sanno fare apparire ciò che cantano innanzi agli occhi di coloro che lo ascoltano.
«Perché infatti Aragorn stava cantando una parte della Saga di Lùthien che narra dell’incontro di Lùthien e Beren nella foresta di Neldoreth. E, meraviglia!, ecco Lùthien camminare innanzi a lui a Gran Burrone, con un manto argento e azzurro, bella come il crepuscolo nelle terre elfiche; i suoi capelli scuri volavano nel vento improvviso, e sulla sua fronte brillavano gemme simili a stelle.
«Per un momento Aragorn la fissò in silenzio, ma temendo che ella scomparisse per sempre, la chiamò gridando: “Tinùviel, Tinùviel!”, così come aveva fatto Beren nei Tempi Remoti.
«Allora la fanciulla si volse verso di lui e sorridendo disse: “Chi sei? E perché mi chiami con quel nome?”.
«Ed egli rispose: “Perché credevo davvero che tu fossi Lùthien Tinùviel, di cui stavo cantando. Ma se non sei lei, allora cammini come lei”.
«Molti me lo hanno detto”, ella rispose gravemente. “Eppure il mio non è il suo nome, benché forse simile al suo sarà il mio destino. Ma tu chi sei?”.
«“Estel mi chiamavano”, egli rispose. “Ma sono Aragorn, figlio di Arathorn, Erede d’Isildur, Sire dei Dùnedain”; eppure mentre parlava sentiva che l’alto lignaggio che aveva reso il suo cuore così felice, valeva ormai ben poco, e non era nulla in confronto con la bellezza e la nobiltà della fanciulla.
«Ma ella rise allegramente e disse: “Allora siamo lontani parenti. Io infatti sono Arwen, figlia di Elrond, e mi chiamo anche Undómiel”.
«“Accade sovente”, disse Aragorn, “che in tempi pericolosi gli uomini celino il loro più prezioso tesoro; eppure mi meraviglio di Elrond e dei tuoi fratelli, perché sebbene io abbia dimorato in questa casa sin dalla mia infanzia, non ho mai udito parlare di te. Per quale motivo non ci siamo mai incontrati prima d’ora? Non credo certo che tuo padre ti abbia tenuta chiusa a chiave fra i suoi tesori!».
«“No”, ella disse, e guardò le Montagne che si ergevano a est. “Ho vissuto a lungo nella terra di mia madre laggiù a Lothlórien. Ma sono tornata da poco per rivedere mio padre. Erano molti anni ormai che non passeggiavo a Imladris”.
«Allora Aragorn si stupì, perché ella non dimostrava più anni di lui, che aveva vissuto non più di vent’anni nella Terra di Mezzo. Ma Arwen lo guardò nel profondo degli occhi e gli disse: “Non ti meravigliare! I figli di Elrond hanno la vita degli Eldar”.
«Allora Aragorn fu turbato perché vide la luce elfica sfavillare nei suoi occhi insieme con la saggezza di molti anni; e da quel momento egli amò Arwen Undómiel figlia di Elrond.

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