Munro Leaf e Robert Lawson: La storia del toro Ferdinando

Munro Leaf (nato il 4/12/1905, morto il 21 /12/1976) è stato un autore di libri per bambini. Nei suoi quarant’anni di attività ha realizzato una quarantina di libri, praticamente uno l’anno. Il più famoso è La storia del toro Ferdinando, capace di far nascere polemiche e di essere ritenuto un libro scomodo, da censurare, da più di un governo. Perché? Perché parla di pace e questo, negli anni ’30 dello scorso secolo, poteva essere un argomento imbarazzante. La quarta di copertina:

Vietato nella Spagna franchista, messo al bando da Hitler, un classico per tutte le età, un inno senza tempo al pacifismo e alla non violenza.

Pubblicata per la prima volta nel 1936, pochi mesi prima dell’inizio della guerra civile spagnola, la favola di Ferdinando, il giovane toro che preferisce il profumo di un fiore all’insensata violenza della corrida, suonò a molti come una nemmeno troppo velata metafora pacifista. Un messaggio potente, che contrapponeva in modo ironico e paradossale l’umanità del toro e la bestialità degli esseri umani, tanto da spingere Franco a proibirne la diffusione finché fu in vita. Messo al rogo nella Germania di Hitler, il libro venne poi stampato e distribuito a tutti i bambini tedeschi come gesto simbolico dalle forze alleate. Da allora il toro Ferdinando continua a conquistare i cuori di grandi e piccini. Gandhi lo citava tra i suoi libri preferiti, e i suoi autori sono stati più volte considerati tra i possibili candidati al Nobel per la Pace. Un classico letto e amato in tutto il mondo, che arriva finalmente anche in Italia con la traduzione di Beatrice Masini.

Il libro era già arrivato in Italia nel 2010, pubblicato dall’editore Excelsior 1881 con la traduzione di S. Lupiri e M. Venturoli. E se il nuovo editore, Fabbri, ci racconta di come personaggi famosi hanno reagito al libro, Excelsior 1881 ci dice qualcosa del duo contenuto:

È la storia di un giovane torello madrileno, dotato dalla natura di un incredibile carattere mite e poetico. Dall’aria sorniona e con i grandi occhi sorridenti e buoni, viene catturato per essere addestrato ai combattimenti della corrida, ma risulta completamente recalcitrante. Trainato a forza da un trattore per la coda, è invece ancora estasiato dal profumo di un grosso fiore che tiene fra le zampe anteriori, come un vero essere umano. Nonostante l’apparenza da animale feroce, infatti, è così sensibile e ricco interiormente da rimanere incantato di fronte alle manifestazioni più poetiche della natura. Storia paradossale che contrappone la grande umanità del toro alla vera bestialità degli uomini che vogliono “inferocirlo” e farlo combattere a tutti i costi per soddisfare la loro necessità di violenza. Età di lettura: da 8 anni.

La storia quindi è quella di un toro che ama la natura e non il combattimento, con l’animale che viene contrapposto agli esseri umani che invece la violenza la amano. Si ribalta il rapporto fra chi ha una natura umana e chi ce l’ha bestiale, e non è un caso. Non in un mondo che si stava avvicinando alla Seconda Guerra Mondiale, e non con un autore che ha affermato “chi trova una verità che valga la pena di essere narrata deve narrarla ai giovani in modo che loro possano capirla”.

Il libro si legge rapidamente, anche se sono un’ottantina di pagine ciascuna di loro contiene solo una o due frasi, mentre la maggior parte dello spazio è dedicata alle illustrazioni di Robert Lawson, amico di Leaf e all’epoca ancora sconosciuto. La lettura rapida comunque non implica necessariamente una lettura superficiale, e l’aspirazione alla pace nonostante il volere degli altri è lì per chiunque voglia vederla.

Da La storia del toro Ferdinando è stato tratto un film nel 1938. Un secondo film, Ferdinand, è uscito oggi nei cinema statunitensi, e arriverà in quelli italiani il 21 dicembre. Non so se il film sia bello o brutto, non l’ho visto, ma per quanto io abbia riconosciuto nei trailer alcuni episodi del libro, la maggior parte del film è basato su episodi creati appositamente per l’occasione con l’intento di far ridere. Il punto di partenza è il libro, ma quel che ne è venuto fuori mi sa che è tutta un’altra cosa.
Le prime pagine: http://www.rizzolilibri.it/wp-content/uploads/2017/10/24/352049/4040356-9788891525659_abstract.pdf.

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Intorno ad Arduin il rinnegato di Silvana De Mari

Questo è il motivo per cui non recensirò Arduin il rinnegato, l’ultimo romanzo di Silvana De Mari. In realtà il mio ruolo è stato piuttosto piccolo, quasi solo da correttore di bozze, ma con un ringraziamento di questo tipo stampato nel libro una recensione potrebbe apparire di parte. Invece la storia di Arduin mi è piaciuta davvero. Fra gli autori che ho scoperto negli ultimi dieci anni solo due sono diventati davvero importanti per me, Brandon Sanderson e, appunto, Silvana De Mari.

Parlare di Silvana è difficile. Lo è per le sue prese di posizione pubbliche – e ci vuole coraggio a parlare quando le proprie posizioni non sono popolari – ma anche perché siamo coautrici, visto che entrambe abbiamo pubblicato un saggio in Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi (lei L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte. Joanne Kathleen Rowling e l’eptalogia di Harry Potter, io Essere dei mezzosangue è pericoloso, ma non si corre il rischio di annoiarsi. Rick Riordan e la pentalogia di Percy Jackson) e uno in Hobbitologia (lei Le avventure di Bilbo Baggins, Scassinatore, Esperto Cacciatore di Tesori: l’oro e la menzogna nello Hobbit, io Oltre Smaug: gli animali nello Hobbit).

Come posso criticarla? E, d’altra parte, come posso parlare bene di lei e pensare che nessuno dubiti della sincerità delle mie affermazioni?

Silvana fa affermazioni forti su numerosi argomenti di attualità. Non sempre condivido quello che dice o scrive, ci sono cose su cui abbiamo visioni molto diverse. Ho letto commenti sul ruolo della donna, o sugli omosessuali, che mi hanno fatta rabbrividire. Sull’aborto la vediamo in modo molto diverso. In compenso la penso come lei riguardo all’Islam, almeno nelle dichiarazioni che ho letto (può essermi sfuggito qualcosa, ma se è successo dubito che fosse qualcosa di fondamentale). Però a molti sfugge quello che lei dice sull’Islam, che non è un incitamento all’odo e alla distruzione indiscriminata. Spesso ho la sensazione che chi la condanna non si sia fermato ad ascoltarla veramente. La conclusione del saggio Il drago come realtà è

Dobbiamo credere alle fiabe perché le fiabe dicono la verità, dicono che gli Orchi esistono e che possono essere salvati.

Gli orchi. Chi sono? Qualche giorno fa sul suo blog Silvana ha pubblicato quest’articolo: https://www.silvanademari.it/corso-scrittura-creativa/. Io riporto un passaggio.

Per entrare nella definizione di Orco non basta l’ uccidere i bambini: occorre gioire dell’averlo fatto. Ogni popolo ha la sua storia, diversa da quella di tutti gli altri, ma nelle storie di tutti ci sono stati gli Orchi, coloro che non solo godono nell’uccidere, ma sono certi di fare la volontà di una volontà superiore che come loro gode del dolore e delle uccisioni.

L’orco quindi è colui che uccide un bambino e ne gioisce. Colui che fa volontariamente del male a un indifeso e invece di provare rimorso ne è felice, come di qualcosa ben fatto. La definizione di adatta perfettamente anche a un mafioso che scioglie nell’acido un bambino, se siamo noi ad applicarla a un intero popolo siamo noi a fare questa proiezione, non la scrittrice. Per la verità per certi versi l’identificazione Orchi=Islam nei romanzi di Silvana De Mari è facile, anche se ci si limita a leggere i romanzi senza conoscere nessuna delle affermazioni dell’autrice. I dettagli che portano in questa direzione sono molti, ma ce ne sono altrettanti che i critici scelgono di non vedere, o che forse non vedono proprio perché criticano a priori, senza conoscere i romanzi.

Arduink è un orco. Lo è perché è figlio di due orchi, quella è la sua razza. Ma lui è anche e soprattutto le scelte che compie, e le sue scelte sono scelte difficili, che lo lacerano, ma che lo portano a essere il più grande degli uomini. Indipendentemente dal suo sangue.

Ne avevo già accennato commentando L’ultimo orco (https://librolandia.wordpress.com/2012/02/13/silvana-de-mari-lultimo-orco/) e qualcosa in più avevo scritto in seguito, commentando Gli ultimi incantesimi (https://librolandia.wordpress.com/2012/07/26/silvana-de-mari-gli-ultimi-incantesimi/): noi siamo le scelte che facciamo. Non solo Arduink, il grande eroe, ma anche gli orchi comuni che incontra nel suo cammino, e che lo porteranno a riflettere sull’orchità, ovvero sull’orgoglio di avere nelle vene il sangue che ha comportandosi da creatura che sa cosa sia la decenza e non da mostro. Gli orchi esistono e possono essere salvati, come viene salvato Arduink, protagonista di un viaggio interiore non meno straordinario delle sue imprese eroiche. Questo significa che si può dialogare, che si deve dialogare, tutte le volte che si trova qualcuno che è disposto a dialogare. In caso contrario, se l’unico linguaggio che il nostro interlocutore conosce è l’aggressione, ci si difende. Si combatte.

Silvana De Mari è una scrittrice straordinaria e Arduin il rinnegato è un libro doloroso e bellissimo. Non ne scriverò una recensione, ma conto di rileggerlo a breve e probabilmente mi capiterà di fare qualche commento, perché è una storia che parla di noi.

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Naomi Novik: Cuore oscuro

Dopo anni di assenza Naomi Novik è tornata sugli scaffali delle nostre librerie. Fra il 2007 e il 2009 Fanucci aveva pubblicato i primi quattro romanzi della serie Temeraire, fantasy storici ambientati al tempo delle guerre napoleoniche in un mondo in cui esistono i draghi. I draghi, opportunamente addestrati e cavalcati da squadre specializzate, sono un elemento decisivo nel gigantesco conflitto, che affianca episodi e personaggi che tutti conosciamo dalla nostra storia e vicende assolutamente fantastiche. All’epoca avevo recensito il primo romanzo, Temeraire. Il drago di sua maestà: http://www.fantasymagazine.it/8715/il-drago-di-sua-maesta.

La serie, in passato opzionata da Peter Jackson in vista della possibile realizzazione di una serie televisiva, si è conclusa nel 2016 con il nono romanzo, League of Dragons, anche se difficilmente i lettori italiani potranno leggere gli ultimi romanzi. Nel 2017, con la nascita di un premio Hugo specifico per le serie, le avventure del drago Temeraire sono entrate nel gruppo dei finalisti. La vittoria finale nell’occasione è andata alla Saga dei Vor di Lois McMaster Bujold.

A questi romanzi per diversi anni la Novik ha affiancato una serie di racconti, finché nel 2015 ha pubblicato Uprooted, divenuto in italiano Cuore oscuro, una storia che ha solide basi nel folkolore e che le è valsa numerosi riconoscimenti. L’opera ha infatti vinto i premi Nebula, Locus, Mythopoeic Fantasy Award ed è stata finalista allo Hugo, sconfitta da The Fifth Season di N.K. Jemisin.

La protagonista del romanzo, Agnieszka, deve il suo nome a una fiaba che la madre dell’autrice, nata in Polonia, le raccontava quando era bambina, e con il procedere della storia saranno molti gli elementi provenienti dalle leggende dell’Europa centrale a fare capolino fra le pagine.

Nel 2015 in romanzo è stato opzionato da Ellen DeGeneres e Warner Brothers in vista della possibile realizzazione di un film.

Questo tipo di storie evidentemente ha affascinato la Novik che, nel 2016, ha scritto per l’antologia The Starlit Wood il racconto Spinning Silver, ispirato dal personaggio dei Fratelli Grimm Rumplestiltskin. Al momento l’autrice sta lavorando a un romanzo basato sullo stesso personaggio.

La recensione:

Fuori dalla valle possono dire quello che vogliono, ma il nostro Drago non mangia le ragazze che prende. A volte ci capita di sentire le storie che raccontano i viaggiatori di passaggio: parlano come se praticassimo sacrifici umani, come se lui fosse un drago vero e proprio.

Con le prime parole di Cuore oscuro Naomi Novik si immerge con forza nell’atmosfera delle antiche fiabe dell’Europa orientale, e allo stesso tempo se ne allontana. Il Drago che ogni dieci anni reclama una fanciulla da uno dei villaggi che sorgono al limitare del Bosco, infatti, non è una creatura alata ricoperta di scaglie ma un mago, e Drago è semplicemente il suo soprannome.

Agnieszka è una contadina diciassettenne e, come tutte le ragazze nate nel suo stesso anno, sa che potrebbe essere scelta dal Drago ed essere condotta nella sua torre, dove dovrebbe trascorrere i successivi dieci anni. La sua storia però non rispecchia né quella delle fanciulle offerte in sacrificio a una fiera dall’enorme potenza distruttiva né quella delle spose di Barbablù, anche se è possibile coglierne diversi echi.

Contrariamente alle aspettative dell’intero paese il Drago sceglie non la bella e dolce Kasia ma la goffa Agnieszka, che improvvisamente si trova catapultata in un mondo che non conosce. Dopo un primo periodo in cui, attraverso incomprensioni e azioni maldestre, Agnieszka e il mago iniziano a conoscersi, lei scopre di essere dotata di una particolare forma di magia, meno razionale ma non meno efficace di quella del suo mentore. E se la scoperta di questa dote non è sufficiente a sciogliere la rigidità di lui, segna il primo vero punto di svolta di una storia che si focalizza su eventi e problematiche sempre diversi. L’elemento unificante è magico, ed è costituito dal Bosco. Un Bosco pericoloso, inquietante, che ha fame di crescere e che fa male a tutti coloro che riesce a toccare. Agnieszka si trova a dover combattere contro quest’entità magica spersonificata, terribilmente astuta, potente e implacabile, capace di colpire nei modi più insospettabili proprio quando sembra che sia stata sconfitta.

Se all’inizio quella di Cuore oscuro poteva sembrare solo una storia di crescita pian piano le vicende mutano e narrano di episodi di coraggio e ricatti, vita di corte, intrighi sottili e guerra aperta, in un crescendo che riporta i personaggi lì dove tutto era iniziato, al Bosco con la sua inquietante magia e i suoi oscuri segreti.

La storia, narrata in prima persona da Agnieszka, segue tutto il suo percorso dall’ignoranza iniziale alle varie scoperte e ai dubbi che caratterizzano il suo cammino. Man mano le si affiancano vari personaggi, dal drago alla stessa Kasia, dal figlio più giovane del re al suo mago, fino all’intera corte. La conoscenza del mondo di cui fanno parte queste figure e le loro interazioni si chiariscono di pari passo con la crescita della conoscenza e della forza della giovane, ma anche con gli attacchi sempre più insidiosi del Bosco. L’aspetto magico così particolare, legato a una forza difficile da comprendere, mantiene forte il legame con il mondo fiabesco, ricordandoci che il pericolo più insidioso è quello misterioso, che agisce in modo sotterraneo sfruttando le persone per i propri fini.

Una storia originale, dalle atmosfere molto particolari e che pone sempre nuove difficoltà pur senza mai smarrire la sua unità. Un’ottima prova per Naomi Novik, per la prima volta lontana dalle atmosfere storiche della sua saga di Temeraire.

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Farah Mendlesohn e Edward James: A Short History of Fantasy

Di Farah Mendlesohn e Edward James avevo già letto, qualche tempo fa, The Cambridge Companion to Fantasy Literature. Quel libro si concentra su alcuni temi o su alcuni sottogeneri della narrativa fantastica. A Short History of Fantasy, come dice il titolo stesso, ne traccia la storia a partire dagli antenati più remoti. E se un certo numero di opere mitologiche o epiche o anche di romanzi più recenti li conoscevo anch’io, un’analisi così attenta come quella tracciata dai due autori mi ha portata a rivedere le mie idee sui confini del fantastico. Esistono opere che pur non essendo fantastiche hanno influenzato il genere, o diramazioni che io ho sempre percepito come minori, probabilmente solo perché non piacciono a me. Mendlesohn e James hanno i loro gusti e in alcuni punti sospetto ne siano influenzati, ma l’ampiezza del loro sguardo è notevole, il voler seguire tutte le diramazioni decisamente interessante anche quando parlano di opere che io non leggerò mai.

I primi due capitoli parlano della “preistoria” del fantastico, qualche migliaio di anni coperto in modo molto rapido, quindi si passa alla prima metà del XX secolo, a J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis e infine a un’analisi decennio per decennio. Il punto di vista è anglocentrico, e non è un dettaglio da poco. Gli autori si sono concentrati soprattutto su ciò che i lettori britannici hanno potuto acquistare nel corso degli anni, il che significa che lo spazio dedicato al fantasy americano è ridotto rispetto a quello dedicato al fantasy inglese, e ancora più ridotto è lo spazio dedicato al fantasy canadese o a quello australiano. Non è una considerazione da poco, noi siamo stati abituati alle opere importate – e la mancata traduzione di numerosi romanzi ci ha fatto perdere opere che in patria sono state considerate fondamentali – ma una volta che un editore decideva di tradurre per noi era poco importante se l’autore era di Londra o di Toronto. A maggior ragione è difficile immaginare adesso una netta differenziazione dei mercati: fra Amazon, ebook e una globalità sempre più accentuata che importanza può avere la nazionalità di uno scrittore purché si è in grado di leggerlo, in traduzione o direttamente nella sua lingua? E invece questo è un elemento che è stato importante nello sviluppo del genere. Se pensiamo alla situazione inversa con un caso molto famoso, Il Signore degli Anelli ha avuto successo in Gran Bretagna già negli anni ’50, ma il successo negli Stati Uniti è arrivato solo negli anni ’60 con l’edizione non autorizzata pubblicata da un editore locale, Ace Books. Il fatto che esistessero mercati differenti, con differenti tempi di ricezione delle opere, ha influenzato il genere, come non mancano di notare Mendlesohn e James.

Nel libro elencano – spesso molto rapidamente, altrimenti la loro short history avrebbe raggiunto le dimensioni di un classico romanzo fantasy da un migliaio di pagine – numerosissimi autori e romanzi che in Italia non abbiamo mai visto, o che sono arrivati e non hanno avuto da noi lo stesso successo che hanno avuto in patria, e questo ci aiuta a rivedere le nostre prospettive. D’altra parte nel testo non è citato un solo autore italiano, e nell’appendice finale che elenca le opere importanti compaiono solo Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino e Il pendolo di Foucault di Umberto Eco. È anche vero che quell’appendice contiene almeno un errore per me molto evidente, la segnalazione della pubblicazione di A Dance with Dragons di George R.R. Martin nel 2007, quando io so senza alcun dubbio che A Dance with Dragons è del 2011 e che il romanzo precedente di A Song of Ice and Fire, A Feast for Crows, è del 2005, cosa che mi fa interrogare su quanti e quali altri errori possano esserci.

Altro aspetto interessante è la menzione di film, telefilm e opere in altri media, aspetto che io tendo a trascurare. Pur leggendo narrativa fantastica ho sempre guardato poche opere fantastiche sullo schermo, preferendo gialli o commedie o storie d’amore, generi che nella narrativa ho quasi sempre ignorato. Ora in televisione o al cinema non guardo praticamente più niente, ma anche quando avevo abitudini diverse ho sempre associato fantasy e fantascienza alla narrativa. E invece determinate opere sono state importanti, anche per i romanzi. Terry Brooks in A volte la magia funziona non si è limitato a citare le due novelization che ha fatto per i film Hook. Capitan Uncino e Star Wars. La minaccia fantasma, ma ha sottolineato l’importanza di Star Wars di George Lucas, film giunto nei cinema in quello stesso 1977 in cui lui ha pubblicato La spada di Shannara. Il genere ha trovato nuova vita grazie a un romanzo e a un film, cosa che io tendo un po’ troppo a sottovalutare.

Per quanto io avessi già una discreta conoscenza della storia del fantasy, A Short History of Fantasy è un libro che fornisce un’infinità di spunti per ampliare gli orizzonti, scoprire nuove opere e andare più in profondità in un genere che è infinitamente complesso e sfaccettato.

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Brandon Sanderson fra Elantris e The Emperor’s Soul

Il gruppo di rilettura nato per La Ruota del Tempo si è trasformato in un gruppo di rilettura del Cosmoverso. Questo non significa che io intenda commentare Brandon Sanderson con la stessa costanza con cui ho commentato Robert Jordan, che ho seguito capitolo per capitolo. Non ne ho le energie, quindi non ci provo neppure. E poi se avevo letto ciascun romanzo di Jordan almeno due volte prima di quest’ultima rilettura, e avevo letto un bel po’ di articoli e approfondimenti su The Wheel of Time – sì, erano tutti in inglese, la saggistica in italiano è troppo poca – fino a ora non avevo ancora riletto nulla di Sanderson, e non ho letto saggi su di lui, al massimo qualche sua intervista. In parole povere, conosco Sanderson meno di Jordan, e non sono in grado di andare ugualmente in profondità. Magari in futuro, per ora riallaccio un po’ di fili. La mia intenzione adesso è proporre qualche riflessione sui singoli libri, inserendo il link alla recensione per quelli che ho già recensito in passato. In questi commenti faccio spoiler a ruota libera sul libro che commento, quindi vi sconsiglio di andare avanti se non lo avete letto.

Il nostro cammino è iniziato da Elantris per un motivo molto semplice: è il primo romanzo pubblicato da Sanderson. La recensione si trova qui: http://www.fantasymagazine.it/20047/elantris.

A rileggerla ora vedo che dopo un accenno alle polemiche legate al prezzo mi ero soffermata su ambientazione e personaggi, paragonando Raoden a Kelsier. Mi ero dimenticata di queste parole, eppure anche ora, a distanza di otto anni dall’unica volta in cui ho letto Mistborn. L’unico impero, la figura di Kelsier mi è venuta subito in mente. Evidentemente Sanderson ha tratteggiato bene il leader della banda che si è opposta al lord Reggente se, dopo così tanto tempo, rivedo i suoi tratti, il suo incrollabile ottimismo, in un personaggio che ho conosciuto molto tempo dopo – la prima edizione italiana di Elantris è del 2013 – e che comunque ricordavo meno bene. Non che Raoden non mi piaccia. Ho letto lamentele riguardo al fatto che nel romanzo per centinaia di pagine non accada nulla, e critiche riferite a personaggi non così affascinanti, e invece a me lui e Sarene piacciono molto. Va bene, per quanto anch’io apprezzi una bella scena mozzafiato, non ho nulla contro le scene introspettive o i momenti di calma. Se vi ricordate io sono quella che non capisce come Robert Jordan possa essere definito prolisso. La mancanza d’azione non uccide il mio interesse nei confronti di un romanzo, personaggi che mi stanno antipatici o uno stile che non digerisco sì.

Personaggi che mi stanno antipatici. Hrathen, senza dubbio. O forse qualche dubbio c’è. Non devono starmi antipatici i protagonisti, gli eroi della situazione, per questo ho letto solo il primo dei romanzi che Valerio Evangelisti ha dedicato a Nicholas Eymerich. Hrathen cos’è? Avendo Sarene e Raoden per cui tifare i suoi punti di vista erano sopportabili da un punto di vista di impatto emotive su di me, ed erano interessanti e inquietanti allo stesso tempo. Hrathen rappresenta il fanatismo religioso, cosa con cui io vado davvero poco d’accordo. Per la verità la sua fede non è così salda, ma il fatto che lui sia disposto a essere spietato e a mentire pur di convertire gli altri alla sua fede è qualcosa che mi disturba, anche perché è fin troppo vicino alla realtà. Sanderson è stato un missionario, gli interrogativi sulla fede per lui sono fondamentali, e il romanzo si interroga molto sulla fede, o sulla sua assenza, e sul valore della religione per i popoli. Lui però non è solo l’avversario da fermare perché, anche se gli altri non lo sanno, la sua volontà di convertire in fretta, anche arrivando a instaurare un governo dispotico, è dettata anche dal desiderio di risparmiare alla popolazione maggiori sofferenze, sofferenze che sarebbero certamente causate da un’invasione che lui vuole impedire. Poco importa che alla fine le cose vadano in modo diverso da quel che ci aspettavamo, il punto è che i suoi punti di vista ci mostrano che, per quanto possa essere un avversario pericoloso e che vogliamo assolutamente vedere sconfitto, lui è comunque un’alternativa migliore rispetto a quello che farebbero i suoi superiori in caso di sua sconfitta. Questo crea un conflitto enorme nel lettore, e che Sanderson sia riuscito a renderlo così solido è notevole.

Gli elementi che compongono la storia comunque sono tantissimi. Raoden mostra cosa sia la resilienza, il non arrendersi anche di fronte alle prove più grandi. Ho letto commenti che hanno accostato gli elantriani agli zombie visto che entrambi sono non-morti, ma a me la loro condizione di reclusi senza speranza ha portato alla mente anche la Shoah. O anche i lebbrosi. C’è Sarene, che si trova a dover combattere contro pregiudizi che vorrebbero relegare le donne in secondo piano, altro tema che mi sta molto a cuore (senza considerare che adoro i suoi dipinti). C’è la manipolazione degli altri, portata avanti in molti modi diversi. C’è la superstizione. Ci sono un’infinità di piccolo cose che avrei dovuto annotarmi. Anche se rispetto agli standard a cui ci ha abituati Sanderson questa non è una delle sue opera più importanti, Elantris è comunque un ottimo romanzo.

Dopo aver letto il romanzo (in italiano) ho letto i contenuti speciali. In occasione del decimo anniversario della pubblicazione Tor Books ne ha fatto una nuova edizione contenente alcuni testi extra. Uno è la sezione intitolata The Mad Prince. Si tratta di alcune pagine dedicate a un fratello di Raoden, personaggio completamente cancellato dalla versione definitiva del romanzo. Sono d’accordo con Sanderson: il personaggio non aggiungeva nulla di significativo alla storia, e quindi era giusto eliminarlo, anche se è stato piacevole leggere queste scene a titolo di curiosità. Il testo si trova, credo nella sua interezza, qui: https://brandonsanderson.com/elantris-deleted-scenes-the-mad-prince/. Segue un postscript, in cui Sanderson parla dell’origine della storia.

[…]

As I was dreaming up what would become Mistborn, The Way of Kings, and the Cosmere, I started working on an outlandish, stand-alone book inspired by the idea of a prison city for zombie lepers. I’d been writing for a number of years so far, and though I hadn’t published any novels, I’d completed a number of them.

Elantris, however, was the first book that I sat down to write after making the decision that epic fantasy was where I wanted to be. It was the first to consciously include Cosmere mythology, characters, and magic.

Ok, anche Sanderson parla di zombie e lebbrosi, ma questa postfazione è solo una conferma di qualcosa che già sapevo. Quel che Sanderson ha venduto al suo editore è

the contemplative book about a man trying to rebuild society among wretches, a woman who refuses to be defined by the roles society heaps upon her, and a priest having a crisis of faith.

Questo per riassumere alcuni dei temi intorno a cui ruota il libro, molto legato anche ai disegni degli AON, e voi sapete che quando c’è di mezzo il disegno la mia attenzione è sempre molto alta. Ho studiato Storia dell’Arte, se poi la vita mi ha portata a fare altre cose io non ho certo intenzione di dimenticare ciò su cui mi sono formata. Uno dei contenuti speciali approfondisce l’Ars Arcanum. E poi c’è Hoid.

Ho detto che rileggiamo il Cosmoverso. L’intenzione è rinfrescare un po’ la memoria in vista della lettura di Oathbringer, quando sarà finalmente tradotto (o quando mi stancherò di aspettare la traduzione), quindi niente Eliminatori, Ritmatista, Alcatraz, Infinity Blade, Legion o diverse altre opera brevi. A proposito, non ho ancora letto Legion, devo rimediare.

In Elantris il ruolo di Hoid è molto ridotto. Nel capitolo 58 è un mendicante.

«Non devi avere così paura, Hoid» disse Sarene. «Avete un nuovo re ora. Le cose cambieranno ad Arelon.»

Hoid scrollò le spalle. Nonostante la morte di Telrii, il mendicante si rifiutava di incontrarsi con Sarene durante il giorno. Il popolo di Hoid aveva passato dieci anni a temere Iadon e le sue fattorie; non erano abituati ad agire senza la presenza avviluppante della notte, anche se le loro intenzioni erano legali. Sarene avrebbe usato qualcun altro per effettuare la consegna, ma Hoid e i suoi uomini sapevano già come e dove depositare le casse. Inoltre, preferiva che la popolazione di Arelon non scoprisse cosa c’era in quella particolare spedizione.

«Queste casse sono più pesanti di quelle di prima, mia signora» osservò Hoid in tono scaltro. C’era un motivo se era riuscito a sopravvivere un decennio per le strade di Kae senza essere preso.

«Il contenuto delle casse non è cosa che ti riguardi» replicò Sarene, consegnandogli un borsello di monete.

Hoid annuì, il volto nascosto nel buio del suo cappuccio. Sarene non l’aveva mai visto in faccia, ma dalla voce presumeva che fosse un uomo anziano.

Il carico che Hoid consegna è quello contenente armi, subito prima dell’attacco dei monaci guerrieri. Tutto sommato Hoid è un personaggio così marginale che è normale non notarlo. È il protagonista però di un breve testo inserito nella nuova edizione come contenuto speciale. Niente di folgorante, solo… viene da chiedersi chi sia Hoid, cosa stia cercando, e quale sia la natura del lago in cui gli Elantriani possono trovare la pace.

Finito il romanzo sono passata alle opere legate a Elantris. Il primo è stato il racconto The Hope of Elantris. Io ho comprato l’ebook, ma lo si può trovare gratis a questo link: https://brandonsanderson.com/elantris-the-hope-of-elantris/. Rispetto alla prima lettura l’ho apprezzato di più perché avevo bene in mente gli avvenimenti della trama principale. Questo è una simpatica deviazione. Il testo è seguito da una postfazione che ne spiega l’origine: https://brandonsanderson.com/annotation-The-Hope-of-Elantris/.

Quindi ho preso in mano Arcanum Unbounded. Avevo già acquistato diverse storie collaterali ambientate nel Cosmoverso, ma una volta che Sanderson ha deciso di riunirle tutte in Arcanum Unbounded – con in più nuovi contenuti inediti – non ho certo potuto ignorare il volume. Nella prefazione ritroviamo il nostro amico Hoid.

The Cosmere has always been full of secrets.

I can trace my grand plan now to several key moments. The first is the emergence of Hoid, who dates back to my teenage years, when I conceived of a man who connected worlds that didn’t know about one another. A person in on the secret that nobody else understood. While reading books by other authors, in my mind I inserted this man into the backgrounds, imagining him as the random person described in a crowd—and dreaming of the story behind the story of which he was a part.

In effetti in Elantris, il primo dei romanzi del Cosmoverso, Hoid è davvero sullo sfondo. Nel suo lavoro Sanderson dichiara di essere stato influenzato dal modo in cui Isaac Asimov ha connesso le sue varie serie, cosa che invece io ho amato meno. Per quanto la Trilogia della Galassia e Io, robot siano opere per me fondamentali, e per quanto mi sia divertita a leggere cose come Preludio alla Fondazione, Fondazione anno zero e Fondazione e Terra (ma non li ho mai riletti e non conto di farlo), l’unione di quelle storie non era fondamentale e non mi ha donato niente. Elijah Baley e la Fondazione appartenevano a due mondi diversi, e non avevano alcun bisogno di essere uniti. Il Cosmoverso è nato unito, anche se il legame almeno per ora è sullo sfondo. Amo il Cosmoverso, ho qualche difficoltà in più con quei romanzi di Asimov che, anche se li ho letti (e a questi aggiungo pure L’orlo della Fondazione), nella mia mente non esistono.

I knew I wanted to create something like this, an epic bigger than an epic. A story that spanned worlds and eras.

Nulla da ridire, anzi. Sapere che mi aspetta una storia di dimensioni epiche mi rende solo felice, e il livello dei due romanzi di Le cronache della Folgoluce che ho letto mi ha dato la convinzione che mi aspetta qualcosa di grandioso.

This collection takes a step closer to the connected nature of the Cosmere. Each story is prefaced by an annotation from Khriss, the woman who has been writing the Ars Arcanum appendixes at the ends of the novels.

Io conosco Khriss. Il suo nome complete è Khrissalla, ed è uno dei personaggi di White Sands. White Sands è uno dei romanzi inediti di Sanderson. Io ce l’ho perché sono iscritta alla sua Newsletter. Se non lo avete ancora fatto e siete fan dell’autore vi consiglio di iscrivervi alla Newsletter: non è invadente, si tratta di tre-quattro mail l’anno, spesso arricchite da contenuti, non reperibili in altri luoghi. White Sands è il romanzo a cui si riferisce Dan Wells nella sua introduzione per l’edizione del decimo anniversario di Elantris, parlando della capacità di Sanderson di costruire ambientazioni e personaggi e del suo scarso interesse per la trama. Secondo lo stesso Sanderson White Sands avrebbe avuto bisogno di una pesante revisione, solo che lui non ha mai trovato il tempo per farla. Così, quando gli hanno chiesto un testo per realizzare un graphic novel, Brandon ha consegnato a Rik Hoskin (lo sceneggiatore) e Julius M. Lopez (l’illustratore) White Sands. La storia è stata sviluppata in una miniserie in tre numeri, di cui al momento è stato pubblicato solo il primo, quello che ho letto anch’io. Anche se potremmo considerarlo una bozza, forse è ora che legga il romanzo…

Comunque i testi introduttivi di Arcanum Unbounded sono opera di Khriss, personaggio che, sospetto, ci riserverà un bel po’ di sorprese. Dopo il suo primo testo c’è Emperor’s Soul, opera che nel 2013 ha vinto il premio Hugo come miglior romanzo breve. Di questa storia avevo parlato, senza spoiler, al momento della prima lettura: https://librolandia.wordpress.com/2017/02/25/brandon-sanderson-the-emperors-soul/.

Le azioni sono poche e concentrate nelle pagine finali. E allora? La storia parla di identità, delle scelte che facciamo, della natura dell’arte, delle nostre convinzioni e dei nostri pregiudizi, si interroga su questioni morali e sulla natura del potere. Nella parte conclusiva teniamo il fiato, chiedendoci se Shai sia riuscita nel suo intento e se riuscirà a salvarsi, e questa è avventura – grande avventura – ma tutto quello che c’è prima è straordinario, e la conclusione semplicemente perfetta.

L’ho mai detto che amo Sanderson?

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Novità di dicembre 2017 – prima parte

 

Paolo Barbieri, Fantasy Cats, Lo scarabeo, 17,50 €

Paolo Barbieri torna con un nuovo libro illustrato, dedicato ai nostri amati felini. Fantasy Cats ci mostra una galleria di gatti e dei loro mondi fantastici… vi siete mai chiesti dove sparisca il vostro gatto per ore? O cosa stia fissando quando, apparentemente, guarda il vuoto? Alcune risposte le potrete, forse, trovare in questo libro! Sicuramente ci troverete la magia del tratto, la sensibilità e la maturità artistica di uno dei migliori illustratori italiani ed internazionali.

Sul sito dell’editore è possibile vedere due delle immagini: http://shop.loscarabeo.com/index.php?id_product=863&controller=product&id_lang=3&search_query=barbieri&results=7

 

 

James Blish, Star Trek. La pista delle stelle, Mondadori, 28,00 €

Il capitano Kirk, il comandante Spock, l’ufficiale medico McCoy, il capo ingegnere Scott… I personaggi della serie classica Star Trek hanno segnato l’immaginario di almeno tre generazioni di appassionati di fantascienza. Questo volume raccoglie tutte le loro avventure. Per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.

 

 

Mark Frost, Twin Peaks. Il dossier finale, Mondadori, 19,00 €

Cosa è successo agli abitanti di Twin Peaks in quei venticinque anni di silenzio? La verità mai raccontata.

DATA: 6 settembre 2017
DA: TAMARA PRESTON, Agente speciale
A: GORDON COLE, Vicedirettore

Caro Vicedirettore Cole,
In seguito alla sua richiesta dello scorso anno, al termine della mia indagine sul Dossier dell’Archivista, le sottopongo il mio rapporto conclusivo.

L’archivio – che terminava bruscamente il 28 marzo 1989, con l’improvvisa scomparsa del maggiore e la sua presunta morte – ci ha lasciato con molteplici piste investigative da seguire. Come mi ha suggerito lei stesso quando mi ha affidato l’incarico, ho condotto la mia indagine “fin dentro ogni più piccolo anfratto e ogni nicchia” in cerca di risposte. Per dirlo con parole più semplici, ora “l’Archivista” sono io.

Inoltre, come da lei richiesto, ho iniziato questo progetto nella città di Twin Peaks, tentando di aggiornarla sulle vicende di molti residenti della cittadina – parecchi dei quali lei conosce personalmente – nei decenni intercorsi. Ho appreso parecchie cose sorprendenti – le sue parole, “questi boschi sono pieni di segreti”, mi appaiono immediatamente un chiaro eufemismo – mentre tante altre riflettono lo stupefacente tasso di cambiamento che ogni comunità, grande o piccola che sia, affronta nel corso di un quarto di secolo di storia.

A livello personale, però, voglio condividere con lei il fatto che, nonostante il prezzo pagato dalla mia innocenza o ingenuità a fronte di queste verità circa la condizione umana – all’inizio, ora non fatico ad ammetterlo, è stato un prezzo “considerevole” -, riemergo da questa esperienza con un senso di gratitudine per la saggezza che mi ha regalato, e con una mente più forte per via delle dure lezioni che ho imparato.

Mi auguro soltanto, per quanto piccolo possa essere il mio contributo, di poter dedicare tutta la mia energia e determinazione al progetto finché il destino me lo permetterà.

Con profondo rispetto,

TAMARA PRESTON, AGENTE OPERATIVO
TASK FORCE BLUE ROSE

 

 

Kami Garcia e Margaret Stohl, La diciottesima luna, Mondadori, 13,00 €

Nuova edizione economica.

Lena e io abbiamo superato le prove più dure, compresa quella di condividere l’intimità dei pensieri… senza quasi poterci toccare perché lei è una Maga e con un bacio potrebbe uccidermi. E adesso un nuovo presagio mi giunge sulle note spettrali di una canzone ombra: devo individuare l’Uno Che È Due prima che il mondo sprofondi nelle Tenebre. L’Uno che sarà sacrificato. In questa agghiacciante roulette russa, a chi toccherà la pallottola?

 

 

William Gibson, Inverso, Mondadori, 24,00 €

America, futuro prossimo. Flynne Fisher vive in una zona rurale dove il lavoro è scarso per chi sceglie di non dedicarsi alla produzione di droghe sintetiche, l’unica attività remunerativa. Dopo un periodo in cui è stata ingaggiata per combattere in un gioco online, Flynne ora cerca di mantenersi facendo l’assemblatrice in un negozio locale di stampa 3D. Ma arrivare a fine mese è difficile. Suo fratello Burton, ex Marine, non è in una condizione migliore, e come unica forma di sostentamento ha il denaro che gli viene passato dall’esercito in quanto veterano di guerra con gravi lesioni neurologiche riportate sul campo. Inghilterra, settant’anni dopo. Wilf Netherton vive a Londra. È un professionista affermato e un uomo potente all’interno di una società in cui i ricchi sono la maggior parte e i poveri sono stati eliminati quasi interamente. Una realtà in cui tornare indietro nel tempo è solo un hobby come tanti. America, futuro prossimo. Flynne e Burton accettano un lavoro come parte della sicurezza occulta nel prototipo di un nuovo gioco online ambientato in una Londra simile a quella che conoscono, ma con alcune distorsioni. In questa piattaforma non si spara, ma i crimini a cui Flynne assiste sono molto peggiori. Flynne e Wilf sono destinati a conoscersi in una terra di mezzo. Un incontro che cambierà per sempre il modo di vedere il presente e il futuro di ciascuno di loro.

 

 

Ruth Lauren, La prigioniera del ghiaccio e della neve, De Agostini, 14,90 €

In un mondo di ghiaccio dove la pace tra i regni è costata un caro prezzo, la tredicenne Valor desidera solo farsi catturare e finire in prigione. Essere arrestata è infatti l’unico modo per salvare la sorella gemella Sasha, incastrata per il furto del carillon che rappresenta la pace tra i popoli. Su di lei ora pende una condanna a morte e Valor non intende abbandonarla. Ma è solo quando entrambe si trovano rinchiuse nella fortezza più sicura e blindata al mondo che la ragazza comprende quanto grave sia la situazione. Perché nessuno è mai uscito vivo dalla prigione di Demidova. Nessuno è mai evaso. Valor però non intende arrendersi, e con l’aiuto di Sasha e dei loro improbabili compagni di prigione scopre una verità spaventosa. Una verità che rischia di distruggere per sempre tutto ciò che conosce. Età di lettura: da 12 anni.

 

 

Sara Raasch, Ghiaccio come fuoco, Mondadori, 14,00 €

Da tre mesi i sudditi del Regno d’Inverno sono stati liberati e il re di Primavera, Angra, è scomparso, grazie soprattutto all’aiuto di Cordell. Ma ancora non c’è pace per gli inverniani: devono pagare il debito verso Cordell, e sono così costretti a lavorare nelle miniere. Dove portano alla luce qualcosa di molto potente e altrettanto pericoloso: l’abisso della magia di Primoria. Potrebbe essere l’arma definitiva per sconfiggere Angra, ma l’ultima volta che il mondo ha avuto accesso a una magia simile è precipitato verso la rovina. Così, quando il re di Cordell ordina a Meira e Theron di partire alla ricerca dei segreti della magia, la ragazza pensa di usare quel viaggio per radunare alleati con un unico scopo: evitare che i poteri dell’abisso vengano liberati. È l’unico modo per proteggere il suo popolo, e Meira è disposta a tutto pur di tenere gli inverniani al sicuro. Ma dentro di lei inizia a farsi strada un dubbio: e se la sua missione non fosse combattere solo per Inverno, ma per tutto il mondo? Saprà farlo senza mettere in pericolo le persone che ama?

 

 

Rick Riordan, Il martello di Thor. Magnus Chase e gli dei di Asgard. Vol. 2, Mondadori, 13,00 €

Edizione economica. La sinossi:

Thor ha di nuovo perduto il suo martello. Il dio del tuono ha la sgradevole abitudine di dimenticare in giro per il Valhalla l’arma più potente dei Nove Mondi, per poi doverla recuperare a suon di guerre, sfide all’ultimo sangue e duelli con creature che si dilettano a distruggere l’universo. Questa volta riconquistare il martello sarà ancora più difficile, perché è finito nelle mani di un gigante, che non ha alcuna intenzione di restituire il suo nuovo giocattolo. Magnus Chase e i suoi amici devono ritrovarlo in fretta, prima che si compia il Ragnarok e il mondo dei mortali soccomba all’avanzata di un esercito di mostri. Per fortuna possono contare su un alleato prezioso: Loki, l’unica divinità in grado di aiutarli a raggiungere un accordo con il gigante. Peccato che sia il dio del male, nonché il peggior nemico degli abitanti del Valhalla… Età di lettura: da 12 anni.

 

 

Rick Riordan, La nave degli scomparsi. Magnus Chase e gli dei di Asgard. Vol. 3, Mondadori, 18,00 €

Loki è riuscito a liberarsi dalle catene con cui Odino lo teneva prigioniero e marcia verso l’impresa che consacrerà per sempre il suo dominio: distruggere i Nove Mondi e scatenare il Ragnarok, il Giorno del Giudizio. Un’eternità trascorsa con un serpente sulla testa non ha certo mitigato l’ira del malvagio dio, e Magnus Chase dovrà fare appello a tutto il suo coraggio per impedire che Loki salpi con la diabolica Nave dei Morti prima del solstizio d’estate. Nella sua missione più decisiva, però, Magnus dovrà affrontare Loki sul suo stesso terreno, in un duello in cui non serviranno mazze e spade quanto spirito e arguzia: una gara di dialettica, da combattersi a suon di… fantasiosi insulti! Solo bevendo il prodigioso Idromele di Kvasir Magnus potrà sperare di battere il dio, ma dovrà poi misurarsi con il suo terrificante vascello di zombie a bordo di una nave dall’aspetto non esattamente minaccioso, la Big Banana…

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Raina Telgemeier: Fantasmi

In passato vi ho già parlato di Raina Telgemeier, autrice di Smile e Sorelle. Quest’autunno è stato tradotto un altro libro suo, Fantasmi. Si tratta di una storia fantastica – i fantasmi sono reali – che tratta di problemi reali come la malattia, la paura della morte e le difficoltà del crescere. Raina è venuta a presentarlo a Lucca Comics & Games, manifestazione che le ha dedicato anche una personale (http://www.fantasymagazine.it/27828/raina-telgemeier-ospite-d-onore-a-lucca-comics-and-games-2017). Irene Grazzini l’ha intervistata per FantasyMagazinehttp://www.fantasymagazine.it/27961/due-chiacchiere-con-raina-telgemeier-a-lucca-comics-and-games-2017. Io naturalmente ho letto il libro. Questa è la mia recensione:

Cat non avrebbe voluto trasferirsi con la sua famiglia dal sud della California a Bahía de la Luna, una località molto più ventosa e meno assolata, ma non ha avuto scelta. Sua sorella minore, Maya, soffre di fibrosi cistica e il trasferimento è stato deciso in seguito a un consiglio medico.

Ancora una volta Raina Telgemeier racconta la storia di un’adolescente che sta crescendo alle prese con difficoltà che non sa spiegare, problemi di comunicazione e una realtà che le sembra ostile.

Se in Smile e Sorelle, le due opere che hanno reso l’autrice famosa anche in Italia, la vicenda era in larga parte autobiografica, in Fantasmi gli spunti di partenza reali, una bambina malata e alcune tradizioni folkloristiche legate al giorno dei morti, si mescolano con il fantastico in una storia che fa sorridere, riflettere, suscita qualche brivido di paura e si chiude con una nota di speranza.

Ancora una volta la Tegelmeier si dimostra bravissima nel calarsi nella mente di una ragazzina e nel mostrarne i dubbi. La paura per la sorella, il sentirsi ignorata o poco capita, la timidezza, il senso di estraneità, la nostalgia per quel che si è lasciato, il sentirsi in colpa per cose che non dipendono da lei, la ricerca di qualcosa di diverso ma non ben definito, l’imbarazzo, la difficoltà di capire ed esprimere i propri sentimenti caratterizzano una protagonista in cui non è difficile immedesimarsi. Tutti questi sentimenti sono mostrati nel loro continuo evolversi e mescolarsi in una storia che si svolge nell’arco di tre mesi, dal momento del trasloco alla festa del Día de los Muertos, il Giorno dei Morti della tradizione messicana.

Iniziata in modo realistico, con un’ambientazione e dei problemi molto concreti, la vicenda sfuma nel fantastico nel momento in cui i personaggi si trovano a interagire con i fantasmi dei morti. Nonostante l’elemento al di fuori della nostra realtà la crescita di Cat è molto concreta. Il suo modo di reagire a quel che la circonda, dalle nuove amicizie alla voglia di vivere della sorella e all’accettazione di quel che il futuro porterà indipendentemente dalle difficoltà, è importante e credibile indipendentemente dai fantasmi, che sono un semplice strumento narrativo usato in funzione di un messaggio importante. Il tutto narrato con semplicità, chiarezza e senza un briciolo di retorica.

Il tratto è quello con cui l’autrice è ormai famosa, un contorno netto, un’ombreggiatura ridotta al minimo, una semplificazione degli elementi che porta a valorizzare solo i dettagli espressivi, con espressioni e posture dei personaggi che parlano anche al di là del testo scritto. Ancora una volta Raina Telgemeier ha fatto contro con una storia ben strutturata, capace di far sognare e di dar voce a sentimenti e sensazioni difficili da esprimere a parole.

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