Da Dora Bruder di Patrick Modiano a Le variazioni Reinach di Filippo Tuena

Nel 2014 a Patrick Modiano è stato assegnato il Nobel per la Letteratura “per l’arte di ricordare con cui ha evocato i destini umani più difficili da comprendere e ha svelato l’universo dell’occupazione”. Figlio di un ebreo che ha corso il rischio di essere deportato da Parigi durante la Seconda Guerra Mondiale, nel momento in cui ha iniziato a scrivere si è concentrato su quel periodo di tempo e su quelle persone la cui vita era stata drammaticamente in bilico sull’orlo di un precipizio. Quella di Dora Bruder è, nei dati essenziali, una storia vera. Parte da un elemento reale, come ha spiegato lo stesso Modiano:

Otto anni fa, su un vecchio numero di «Paris-Soir» del 31 dicembre 1941 mi sono soffermato sulla rubrica di terza pagina: Da ieri a oggi. Nelle ultime righe, ho letto:

 

«PARIGI

Si cerca una ragazza di 15 anni, Dora Bruder, m 1,55, volto ovale, occhi castano-grigi, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone. Inviare eventuali informazioni ai coniugi Bruder, boulevard Ornano 41, Parigi».

Un annuncio che segnala la scomparsa di una ragazza datato, come si vedrà più avanti, 31 dicembre 1941. Il dato di partenza è reale così come sono reali i luoghi di Parigi e una serie di date e di elementi che Modiano è riuscito a scoprire con la sua indagine. L’identità dei genitori della ragazza, qualcosa della loro storia personale, il luogo da cui Dora è scomparsa… Modiano ricostruisce la Parigi degli anni ’40 e contemporaneamente racconta la sua storia di scrittore che vuole sapere, che s’interroga su quel che è avvenuto e su quel che potrebbe essere stato, che va avanti forse perché è l’unico modo per restituire una parvenza di vita a una ragazza a cui la vita è stata strappata dalla storia. Nella sua meticolosa attenzione ai dettagli, alla precisione delle informazioni, il libro di Modiano è più un’indagine che un romanzo, anche se pur non mostrando mai Dora lo scrittore riesce a far intuire il suo desiderio di vita e l’impossibilità per lei di una vita in un mondo sempre più cupo.

Dora Bruder è del 1997 ed è arrivato in Italia l’anno dopo, anche se sospetto che pochi se ne siano accorti. Quanti conoscevano l’autore prima del Nobel? Mentre lo leggevo io non potevo non pensare a un libro più recente: Le variazioni Reinach di Filippo Tuena.

Il romanzo di Tuena è del 2005, con una nuova edizione nel 2015, e nasce non da un annuncio su un giornale ma da una visita a un museo. Lì Tuena vede le foto degli ultimi proprietari di quella casa che è diventata un museo, legge le loro date di morte e inizia il suo personale viaggio nella memoria. Oggetto d’indagine Léon Reinach, un compositore, sua moglie, Béatrice de Camondo, e i loro figli Fanny e Bertrand. Il punto di partenza, la Parigi occupata, quello d’arrivo, il campo di concentramento, l’indagine nei documenti d’epoca e nei luoghi e anche il frequente passaggio del testo fra lo scrittore e i personaggi di cui egli sta scrivendo sono gli stessi, e lo stesso è il dolore che si prova nel leggere le due storie. Modiano ha vinto un Nobel, e per quanto la mia conoscenza della sua opera al momento sia limitata a un unico libro ne vedo anch’io la profondità e la capacità di scrittura, eppure Tuena mi piace di più. Proprio perché le due opere hanno strutture e soggetti molto simili non posso fare a meno di paragonarle e lo scrittore italiano, infinitamente meno famoso di quello francese, è riuscito a essere più intenso e a toccarmi con maggiore forza.

Un estratto di Dora Bruder: https://flipbook.cantook.net/?d=%2F%2Fedigita.cantook.net%2Fflipbook%2Fpublications%2F41866.js&oid=3&c=&m=&l=it&r=&f=pdf.

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Arturo Pérez-Reverte: Due uomini buoni

Da quanti anni non leggevo più un libro di Arturo Pérez-Reverte? Eppure tutti i suoi libri che ho letto, a partire da Il club Dumas e con l’eccezione della serie Il capitano Alatriste, troppo per ragazzi per i miei gusti, mi sono piaciuti. Due uomini buoni, pubblicato un paio di anni fa, è un romanzo storico ambientato all’epoca dell’Illuminismo, e anche se la maggior parte dei romanzi storici che ho letto sono ambientati prima dell’invenzione della polvere da sparo, l’argomento sembrava intrigante: il viaggio dell’Encyclopédie fino in Spagna.

La quarta di copertina:

“Anche nei tempi più oscuri, ci sono sempre stati uomini buoni che hanno combattuto per la luce e il progresso. E altri che hanno cercato di fermarli.”
Alla fine del XVIII secolo, l’Accademia Reale di Spagna incarica il bibliotecario Hermògenes Molina e l’ammiraglio Pedro Zàrate di recarsi a Parigi per recuperare i ventotto volumi della prima edizione dell’Encyclopédie di D’Alembert e Diderot, bandita in Spagna. Dopo un viaggio rocambolesco, i due accademici iniziano le loro ricerche del testo nella Parigi dei caffè, dei salotti, della vita libertina e delle agitazioni politiche. Ma il compito dei due si rivela tutt’altro che facile: dietro ogni angolo, ad attenderli ci sono intrighi e agguati, orditi dai loro nemici. Riusciranno a portare l’Encyclopédie a Madrid con successo?

I protagonisti quindi sono l’ammiraglio Zàrate, per il quale con il trascorrere delle pagine ho sviluppato una notevole ammirazione e don Hermògenes, molto diverso da lui e perfetto contraltare nella costruzione della coppia di studiosi impegnati nella difficile ma fondamentale missione. Le difficoltà sono legate agli incerti di un viaggio che a quell’epoca durava parecchi giorni e si snodava in territori non sempre tranquilli, all’incognita del riuscire a trovare effettivamente quel che cercano e al poterlo comprare, e alla nascosta ma minacciosa presenza di qualcuno ben deciso a impedire che i due abbiano successo. La storia si svolge all’Epoca dei Lumi, ma visto che ogni luce proietta numerose ombre in più punti vediamo profilarsi l’ombra minacciosa della Rivoluzione francese. Loro non lo sanno e camminano sull’orlo di un baratro, noi che ne siamo consapevoli scorgiamo nelle azioni e nei pensieri cose che i due neppure sospettano. La linea di demarcazione fra oscurantismo e ragione diventa sempre più difficile da tracciare, rendendo più necessario compiere la scelta giusta.

Accanto ai due personaggi si muove lo scrittore, che narra del suo cercare di donare solidità alla storia attraverso il racconto delle indagini necessarie a rimanere fedeli a quel tempo che ha scelto di narrare con viaggi, ricerche di libri e dubbi continui.

«Una biblioteca non è qualcosa da leggere, ma una compagnia» ha detto, dopo aver fatto qualche altro passo. «Un rifugio e un conforto.»

Dancenis ha sorriso, quasi grato.

«Lei sa di cosa parla, signore. Una biblioteca è un luogo in cui trovare ciò che è conveniente al momento opportuno.»

Questa è anche una storia di amore per i libri, e come potrei non amarla? Anche se non tutti i libri sono uguali:

si pubblicavano troppi libri. Leggere era di moda. Qualunque abate affamato, qualunque militare a mezza paga, qualunque zitella annoiata, si metteva a scrivere e i librai compravano il risultato per cattivo che fosse, perché c’erano lettori per tutto; e le opere a stampa, per moda o per passione sincera, circolavano dovunque. E così si produceva un ginepraio di storici, compilatori, poeti, diaristi, autori di romanzi e altri bipedi più o meno implumi che pretendevano di essere Voltaire e madame Riccoboni allo stesso tempo. O, detto in altro modo, di filosofare e guadagnare soldi. Per disgrazia, naturalmente, della maltrattata filosofia.

E se un personaggio del ‘700 può affermare che si pubblicano troppi libri, non avete idea di ciò che vedo passare io nel negozio in cui lavoro… Non Pérez-Reverte però, con lui si può star sicuri di leggere comunque una buona storia e spesso di trovare anche spunti per un po’ di riflessioni.

Un estratto: http://www.rizzolilibri.it/wp-content/uploads/2016/01/05/292992/3397562-9788817082822_abstract.pdf.

 

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La lama dei sogni di Robert Jordan. Dal prologo al capitolo 6

Blue = Perrin e Faile; Red = Elayne a Caemlyn; Black = Rand; Green = Mat, Tuon e i Seanchan; Orange = Egwene, la Torre Bianca e la Torre Nera; Yellow = Le Aes Sedai di Salidar; Cyan = I Reietti; Magenta = Il Popolo del Mare (un solo capitolo, sia lode al Creatore)

Crocevia del crepuscolo è finito. Con La lama dei sogni Robert Jordan accelera di nuovo (ed evitiamo le facili battute sul fatto che è perché gli ultimi tre libri non li ha scritti Jordan ma Brandon Sanderson). Gli ultimi dettagli di La Ruota del Tempo vanno a posto perché ormai Tarmon gai’don incombe davvero. Lo avevo scritto anche nella recensione di sette anni fa, all’epoca della mia prima lettura di La lama dei sogni:

Ormai non ci sono più dubbi, Tarmon Gai’don sta arrivando. Se ne possono cogliere i segni ovunque, nei morti che camminano come nella moltitudine di altri eventi normalmente inspiegabili che continuano a capitare. Non esiste un posto sicuro nel quale rifugiarsi in attesa che passi la tempesta: se vogliono sopravvivere alla tempesta che sta per arrivare tutti, dai sovrani al più insignificante dei sudditi, devono fare la loro parte.

A cominciare da Galad, il primo personaggio che si incontra nel prologo.

Galad, già. Ma prima la citazione.

La dolcezza della vittoria e l’amarezza della sconfitta

sono analoghe a una lama dei sogni.

Nebbia e Acciaio, Madoc Comadrin

Prologo: Braci ardenti sull’erba secca

L’ultima volta che avevamo visto Galad era stato quando aveva dato il via a una rivolta pur di procurare una nave a Elayne e Nynaeve a Samara ne I fuochi del cielo. L’impressione che ci siamo formati su di lui è stata certamente influenzata dai pregiudizi di Elayne nei suoi confronti, ma se è vero che Galad a volte è troppo rigido nel suo voler fare sempre la cosa giusta, è anche vero che è in gamba e che vuole davvero bene alla sua matrigna, Morgase, e alla sua sorellastra. Come se già non lo avessimo saputo, qui ci mostra anche le sue capacità con la spada e ci dimostra che è meglio averlo dalla nostra parte piuttosto che sul fronte avverso.

Non avevo mai gradito l’ingresso di Galad fra i Manti Bianchi, anche se la decisione ha senso per il suo personaggio, qui finalmente ne vediamo i frutti. Con lui ci sono Trom, già intravisto in passato (è lui che in Il signore del Caos cattura Paitr Conel, l’Amico delle Tenebre che dice a Morgase di poterla aiutare a fuggire dai Manti Bianchi per chissà quale oscuro piano del Tenebroso), Dain Bornhald, che non mi piace ma che quanto meno è onesto, e quel fetente di Jaret Byar. La scena è costruita davvero bene. Galad crede che Morgase sia stata ammazzata da Valda, ed è in errore, ma l’accusa di averla aggredita è vera. Fra l’altro Valda ha stuprato Morgase, anche se Jordan non ha mai mostrato i dettagli. Prima che noi possiamo sentire l’accusa, però, Trom fa in modo di vincolare Valda al duello.

La Luce concede giustizia poiché la Luce è giustizia. Informa il tuo uomo che può lanciare la sua sfida, Trom, e fronteggiare colui che accusa all’arma bianca. Se costui prova a rifiutare, io dichiaro che ha ammesso la sua colpa e ordino che sia impiccato sul posto, e che i suoi beni e il suo rango siano confiscati in favore dell’accusante, come prevede la legge. Così ho detto.

Con una dichiarazione di questo tipo Valda non si sarebbe potuto tirare indietro senza perdere la faccia di fronte a tutti i presenti, anche se quell’Inquisitore di Asunawa avrebbe voluto arrestare Galad e liquidare la faccenda in tutt’altro modo. Aiuta, in questo come in altri duelli, il fatto che certi abili spadaccini siano troppo consci delle loro capacità per pensare di poter perdere. No, purtroppo non sempre i nostri eroi vincono anche quando è una questione di vita o di morte, ma l’arroganza di chi sa di essere migliore più di una volta è fatale. Secondo Lucia, che lo ha scritto su Facebook mentre io ero in vacanza e quindi impossibilitata a connettermi a internet, questo duello, con le sue figure della spada, mi sarebbe piaciuto.

Posso deluderla?

No, vero?

Valda si spostò al centro con la posizione delGatto che Attraversa il Cortile’, una falcata lenta e arrogante.

Ci sono alcuni nomi che da soli fanno capire come si stia muovendo il personaggio. Simona, di quale gatto si tratta? Io non ho ancora imparato a distinguere fra Yoda, Anakin e… come si chiama il terzo?

Iniziò ad avanzare, ancora una volta con ‘il Gatto che Attraversa il Cortile’.

Sollevando la propria spada, Galad gli si diresse incontro, assumendo d’istinto un’andatura specifica, forse influenzata dal suo stato mentale. ‘Vuoto’, era chiamata, e solo un occhio allenato avrebbe saputo che non era una semplice camminata. Solo un occhio allenato si sarebbe accorto che si trovava in equilibrio perfetto in ogni istante.

Ancora il Vuoto. Quante volte ne sottolinea l’importanza Jordan in questa saga?

Non aveva importanza. Lui non era focalizzato sulla morte di Valda. Non era focalizzato su nulla. Ma si proponeva la morte di Valda se, per ottenerla, avesse dovuto ‘inguainare la spada’, accogliendo volontariamente quella lama col marchio dell’airone nella propria carne. Galad accettava che si potesse arrivare a quello.

Niente figure in queste righe, ma una constatazione fondamentale. Ho visto altri personaggi inguainare la spada, nella Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay, nella trilogia di Mistborn di Brandon Sanderson, nel futuro di questa storia. Sempre scene grandiose, in cui il dolore esalta il gesto compiuto dal personaggio. Non se ne può abusare, ma quando viene fatto nel modo giusto l’effetto è straordinario.

Nell’istante in cui fu entro la portata, ‘Cogliere la Mela che Pende Bassa’ guizzò verso il collo di Galad come un fulmine, proprio come se l’uomo fosse davvero intenzionato ad avere la sua testa al primo minuto.

Ovviamente il colpo non va a segno perché non doveva andare a segno. Era solo una finta, ma Galad riesce a cavarsela.

Con un pensiero cosciente, scelse un’altra tattica, facendo un passo di lato e uno in avanti proprio mentre ‘Cogliere la Mela che Pende Bassa’ diventava ‘la Carezza del Leopardo’. Valda sgranò gli occhi dalla sorpresa quando il suo colpo mancò la coscia sinistra di Galad di pochi pollici, li strabuzzò ancora di più quando il ‘Taglio della Seta’ gli aprì uno squarcio lungo l’avambraccio destro, ma lui si lanciò all’istante nellaColomba Prende il Volo’, così rapido che Galad dovette balzare all’indietro prima che la sua spada lo mordesse a fondo, deviando a stento l’attacco con ‘il Martin Pescatore Vola Attorno allo Stagno’.

Danzarono avanti e indietro cambiando posizioni, scivolando da una parte all’altra del cortile lastricato. ‘La Lucertola fra i Rovi’ si scontrò con ‘il Fulmine a Tre Denti’. ‘La Foglia nella Brezza’ annullò ‘l’Anguilla fra le Ninfee’, e ‘Due Lepri che Balzano’ incontrò ‘il Colibrì Bacia la Rosa’. Avanti e indietro, con la stessa armonia di una dimostrazione delle posizioni. Galad provò attacco dopo attacco, ma Valda era rapido come una vipera. ‘Il Gallo Cedrone dei Boschi che Danza’ gli costò un taglio superficiale alla spalla sinistra e ‘il Falco Rosso Cattura una Colomba’ un altro al braccio destro, lievemente più profondo. ‘Il Fiume di Luce’ avrebbe potuto staccargli di netto il braccio se non avesse incontrato quel colpo di taglio con una ‘Pioggia tra il Forte Vento’ disperatamente veloce.

Sapete perché continuo a chiacchierare fra una citazione e l’altra? Perché non voglio esagerare citando brani troppo lunghi del romanzo – come ben sapete i diritti d’autore non sono miei – e ho bisogno di separare graficamente le varie citazioni.

La sua lama guizzò all’infuori in ‘Infilare l’Ago’, mirata alla spalla sinistra di Valda e non tanto rapida quanto sarebbe potuta essere. L’altro uomo rispose facilmente con ‘la Rondine si Leva in Volo’, scivolando immediatamente nelBalzo del Leone’. Questo gli inflisse una terza scalfittura alla coscia; Galad non si azzardò a essere più rapido in difesa che in attacco.

Di nuovo lanciò ‘Infilare l’Ago’ contro la spalla di Valda, e poi ancora e ancora, nel frattempo continuando a inghiottire aria attraverso la bocca.

Abbiamo quasi finito.

Mentre Galad iniziava ‘Infilare l’Ago’ troppo lentamente per la quinta volta, la spada del suo avversario cominciò ‘la Rondine Prende il Volo’ in maniera troppo frettolosa. Facendo appello a tutta la velocità che gli rimaneva, Galad modificò il suo colpo, e ‘Mietere l’Orzo’ fendette Valda appena sotto la cassa toracica.

Per un istante parve che l’uomo non si rendesse conto di essere stato colpito. Fece un passo, iniziando quello che sarebbe potuto essere ‘le Pietre che Cadono dalla Scogliera’. Poi strabuzzò gli occhi e barcollò; la spada cadde dalla sua stretta, sferragliando sul selciato mentre lui crollava in ginocchio

Ciao ciao Eamon Valda. Ci sono state altre morti di personaggi negativi liquidate troppo in fretta, ma la scena con Valda me la sono goduta tutta. Naturalmente Asunawa scappa, ora nei Manti Bianchi c’è una spaccatura come ce n’è una anche all’interno delle due torri, Bianca e Nera. Galad, pur con tutta la sua rigidità, si rende conto che il pericolo più grande, a fronte del quale tutti gli altri impallidiscono, è il Tenebroso. I Manti Bianchi, almeno quelli che lo seguono, ora sono davvero al servizio della Luce.

Il secondo punto di vista è per Rodel Ituralde, che abbiamo iniziato a conoscere nello scorso romanzo. Altri punti di vista appariranno, o acquisiranno importanza, ancora più avanti. C’è sempre spazio per allargare il mondo e conoscere nuovi personaggi.

La scena ci mostra uno dei grandi capitani all’opera, giusto per capire come una persona che sa quello che fa possa cambiare le cose anche quando la situazione sembra disperata. Per ora conosciamo troppo poco Ituralde per essere davvero interessati a lui, ma le cose cambieranno. Vediamo comparire anche alcuni fantasmi, non sono i primi – pensiamo al fantasma citato a Elayne mentre cercava seguaci, o al villaggio in cui Perrin ha comprato le provviste, o ancora alla folla che si è messa sul cammino di Mat anche se Tuon non ha visto nessuno alla fine dello scorso romanzo – e non saranno gli ultimi. Come il cibo che si guasta è un altro dei segni che Tarmon gai’don è sempre più vicino.

Suroth è un altro di quei personaggi che sopporto poco. Non solo è un’Amica delle Tenebre,  pure una Seanchan è!

Come? Ho formulato male la frase? La cosa più grave è l’essere un’Amica delle Tenebre e non una Seanchan? Ho i miei dubbi, salvo qualche eccezione non sopporto i Seanchan, e ci sono diversi Amici delle Tenebre in gamba, che fanno persino cose utili. E una Nera è uno dei miei idoli, perciò… Comunque è notevole che entrambi i leader degli Hailene, i Precursori, Turak prima e Suroth poi, siano Amici delle Tenebre. Suroth ci fa sapere che il piano di Ituralde sta funzionando e poi riceve una visita di Semirhage che cambia completamente le carte in tavola. La Reietta ha assassinato l’intera famiglia imperiale a Seandar – quindi dopotutto l’imperatrice non può vivere per sempre – e visto che al ritorno dal suo viaggetto non ha trovato Tuon e non ha potuto ammazzarla si è messa a screditarla facendola credere una truffatrice. Se non puoi arrestare Al Capone per traffico d’alcool, mandalo dentro per evasione fiscale. Alla fine quel che conta è il risultato.

Alla Torre Bianca iniziano ad arrivare notizie. Non sempre vere o complete, le Rosse credono che Galina sia morta mentre è solo prigioniera degli Shaido e nessuno sa nulla della pulizia di saidin, ma le cose iniziano a muoversi. Tsutama – ovvero la Rossa potentissima che quasi non vediamo neppure (e per fortuna, da dove li andava a pescare questi nomi Jordan?) – capisce che è il caso di legare a loro gli Asha’man, e in questo devo darle atto di una grande flessibilità. Tsutama compare in Nuova primavera, è una delle Aes Sedai che vorrebbe vedere Moiraine sul Trono del Sole a Cairhien, poi passa vent’anni in esilio per essere stata coinvolta nel pogrom contro gli incanalatori maschi. Lei è stata in esilio per aver aiutato a domare illegalmente, senza processo, e magari a uccidere, chissà quanti uomini in grado di incanalarli, e ora li vuole legare come Custodi. Davvero un bel cambio di prospettiva!

Pevara e le altre continuano la loro caccia alle Nere, anche se si trovano apparentemente a un punto morto e si rendono conto che le Nere stesse hanno sospetti sull’essere state tradite da Talene. Un punto di svolta importante per loro è rendersi conto che Elaida sospetta di tradimento Alviarin, e che era su questo e non sulle Nere che voleva avere prove. Ora il gruppo delle cacciatrici si trova a sospettare di Elaida, e i motivi per questo sospetti ci sono, ma come mai nessuna di loro ha mai fatto il nome di Alviarin come di una delle possibili Nere? Va bene, in linea teorica sospettano di tutte, ma si sono interrogate più volte sull’Amyrlin Seat e mai sulla donna più potente dopo l’Amyrlin stessa, e questa è una grave lacuna da parte loro. Suppongo che Jordan volesse tenere nascosta la vera affiliazione della leader delle Nere, ma qualche parola su di lei avrebbe potuto farla dire. Giusto un dubbio o due, senza poi andare oltre.

Alviarin d’altre parte non tratta le sue avversarie con leggerezza. Lei sa chi sono visto che conosce l’identità di tutte le Nere, sa trarre le conclusioni dalla sparizione di Talene e dagli scambi di sguardi fra Talene, Yukiri e Doseine.

A proposito di Nere Gaul e Neald catturano Galina e la portano da Perrin. Lei ovviamente mente spudoratamente, tanto quell’ingenuo di Perrin non pensa neppure che possa essere una Nera (ormai con le Nere hanno avuto a che fare tutte le fanciulle, ma per gli uomini le Aes Sedai sono Aes sedai, non hanno ancora davvero capito le spaccature al loro interno) e si fida di lei. Galina prende tempo e pianifica su come possa volgere le cose a suo vantaggio.

E infine Egwene. Quanto tempo è passato da quando è stata catturata? Per lei si tratta di minuti, per me di un anno. Io ho sempre comprato i romanzi di Jordan (edizione Fanucci) il giorno della loro pubblicazione in italiano, e visto che su Crocevia del crepuscolo c’è scritto che è stato stampato nel giugno 2009 e su La lama dei sogni c’è stato che è stato stampato nel giugno 2010 quelli sono i mesi in cui li ho letti. Per un anno mi sono preoccupata del destino di Egwene dopo la cattura. Più o meno, visto che ho scoperto http://13depository.blogspot.it/ fra il decimo e l’undicesimo romanzo, che l’ho letto praticamente tutto nell’attesa di La lama dei sogni e che il blog all’epoca era aggiornato all’undicesimo romanzo, quando ho letto La lama dei sogni mi ero già spoilerata praticamente tutto. E mi sono divertita lo stesso. Questo per dire quanto è bello questo romanzo. Vi ho anche già detto che adoro Egwene?

Egwene si sveglia in compagnia di cinque sorelle, una delle quali Nera (anche se lei non lo sa), scopre che Nicola e Aravine sono nella Torre e viene portata dalla nuova Maestra delle Novizie, Silviana. Notevole la fedeltà alla Torre di Egwene, si sente triste per i cambiamenti che vede, accetta il prezzo della sconfitta anche se poi il prezzo viene abbassato di molto, ragiona su come possa sfruttare le fratture ma avvisa anche Silviana dell’imminente attacco Seanchan. Il periodo trascorso con gli Aiel sta per dare i suoi frutti, e non solo in termini di comunicazione con le sue seguaci attraverso il Mondo dei Sogni.

1: Al rintocco dell’Ora Ultima

La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda. La leggenda sbiadisce nel mito, ma anche il mito è ormai dimenticato quando ritorna l’Epoca che lo vide nascere. In un’Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, un’Epoca ancora a venire, un’Epoca da gran tempo trascorsa, il vento si levò sulla montagna spezzata chiamata Montedrago. Il vento non era l’inizio. Non c’è inizio né fine al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio.

Peccato che questo sia un vento un po’ diverso dal solito, che è insistente e che puzza di zolfo. Un altro dei segni che il Tenebroso sta toccando il mondo.

Siuan si sveglia dopo aver ricevuto ordini da Egwene e va a riferirli alle altre. Lelaine, che ormai ha scoperto il gruppetto di cospiratrici (l’ironia è che le cospiratrici cospirano a favore della governante legalmente eletta contro le sue sottoposte che cercano in tutti i modi di sabotarla) fa con Siuan commenti inquietanti.

2: Il tocco del Tenebroso

Se ancora non avevamo capito che si sta dando da fare, il titolo del capitolo non lascia dubbi. Il cibo che si guasta o il fantasma visto da Beonin ne sono l’ennesima prova. Persino Elaida sa che le apparizioni dei fantasmi indicano che l’Ultima Battaglia si sta avvicinando! Ci sono pure topi, tanto per gradire

Abbiamo anche una bella dimostrazione di fedeltà da parte di Beonin che appena può torna da Elaida e ostacola Egwene rivelando quello che sa sul Mondo dei Sogni, sulle spie inviate da Salidar e sulle nuove tessiture, compresa quella per Viaggiare. Ma proprio questa doveva insegnare? Starsene zitta di tanto in tanto le pareva brutto?

3: Nei giardini

Riunione dei Reietti in cui si discute di Nae’blis, si fa il conto dei presenti, si rievocano le creazioni di Aginor (nota: chiedere a Edoardo Boncinelli se l’ingegneria genetica sia fantasy visto che Aginor se ne serve efficacemente), si parla di Trolloc nelle Vie e viene dato l’ordine di uccidere Mat e Perrin. Dettaglio importante: Semirhage, che pur con tutti i suoi difetti non ha l’abitudine di mentire, dice di non averli mai visti prima. Questo probabilmente spiega perché non ha fatto nulla quando ne avrebbe avuto la possibilità.

4: Un patto

Perrin sfrutta il foglio rubato a Masema e convince i Seanchan a fare un patto con lui. Secondo Ishy i Seanchan sono almeno in parte una sua creazione, lo ha detto chiaramente nel capitolo 14 di L’Occhio del Mondo:

Io sussurrai nell’orecchio di Artur Hawkwing e la terra delle Aes Sedai morì in lungo e in largo. Io sussurrai di nuovo e il Gran Monarca mandò i suoi eserciti al di là dell’oceano Aryth e del Mare del Mondo, e con questo atto sancì due condanne. La condanna del suo sogno di una sola terra e di un solo popolo, e una condanna ancora da venire.

E le profezie Seanchan sono diverse da quelle di Randland. Ci possiamo fidare di loro?

«Sono lieto che non ti abbia chiamato Re dei Lupi, mio Signore» biascicò il Generale di Stendardo. Dal modo in cui strascicava le parole, Perrin doveva ascoltare con attenzione per distinguere quello che lei stava dicendo. «Altrimenti penserei che Tarmon Gai’don fosse su di noi. Conoscete le Profezie del Drago? ‘Quando il Re dei lupi porterà il martello, gli ultimi giorni si approssimeranno. E quando la volpe si sposerà al corvo, trombe di battaglia allor squilleranno.’ Io non ho mai capito quella seconda frase.»

Volpe e corvo, ovviamente, sono Mat e Tuon. Tutti e tre i ta’veren sono nelle profezie. Come potrebbe essere altrimenti visto che il Disegno si modella attorno a loro?

Ritroviamo il vento già percepito da Siuan, il Tenebroso ha soffiato davvero forte. Perrin progetta di usare la radice biforcuta per salvare Faile, questo giustifica le sue domande a Galina su quel che bevono le Sapienti. Quando Ronde Macura aveva drogato Elayne e Nynaeve in I fuochi del cielo avevo pensato che quello della radice biforcuta sarebbe stato un episodio isolato. Invece se n’è servita Egwene, anche se solo in modo virtuale, per asserire la sua autorità su Nynaeve nel Mondo dei Sogni, è stata usata contro Elyaine nell’attentato che ha donato la notorietà a Doilin Mellar, viene usata ora contro Egwene e fa parte del piano di Perrin. Quando qualcosa entra nel mondo vi entra sul serio.

5: Qualcosa di… strano

La vita dei gai’shain degli Shaido fa decisamente schifo e per Faile conservare la speranza e soprattutto non farla perdere a coloro che le hanno giurato fedeltà non è facile. Galina se la passa male, Therava evidentemente non ha gradito le sue scuse per il ritardato rientro nonostante i pugni di Berelain (inutile dire che io li ho apprezzati molto più di Galina). Faile riesce finalmente a entrare in possesso del bastone e per sua fortuna riesce a nasconderlo bene prima che Therava si renda conto della sparizione, e riceve un’interessante proposta da Rolan. Lui sarà anche il suo catturatore, ma è comunque affascinato da lei e vuole il suo bene, anche se le loro differenze culturali sono più grosse di una montagna. Per lui il concetto di gai’shain è normale, ed è normale che sia possibile dimenticare ciò che si è fatto durante l’anno in bianco, ma chissà perché io come Faile troverei difficile dimenticare certe cose.

Gli Shaido sono sempre più allo sbando e Therava ha inviato un uomo al Rhuidean, il periodo di Sevanna da capo clan ha i giorni contati.

Tutto procede per il meglio dunque? Sì, se ci vogliamo dimenticare una manciata di righe:

ogni cosa di fronte ai suoi occhi si increspò. Lei si increspò. Non era la sua immaginazione. Gli occhi azzurri di Meira si sgranarono: anche lei l’aveva percepito. Di nuovo tutto si increspò, inclusa lei stessa, più forte di prima. Sbigottita, Faile si mise dritta e lasciò andare la sua veste. Il mondo si increspò una terza volta, ancora più forte, e mentre passava attraverso di lei, le parve come se potesse essere soffiata via dalla brezza o semplicemente dissiparsi in una nebbiolina.

Ansimando, attese la quarta increspatura, quella che sapeva avrebbe distrutto lei e tutto il resto.

Il mondo – persone comprese – che si increspa? Brrr! Ancora non ho visto un autore capace di far percepire l’avvicinarsi della fine del mondo in modo più vivo di quanto abbia fatto Robert Jordan.

6: Un’asta e un rasoio

Le visioni in technicolor diventano sempre più precise, e penso che il premio per la visione più imbarazzante lo vinca Mat. Va bene sapere che gli amici sono vivi ma insomma… comunque questa non è l’unica delle sue preoccupazioni: anche i dadi fanno la loro parte.

Tutto sommato si tratta di un capitolo tranquillo con l’acquisto dell’asta per realizzare un buon arco lungo, di un rasoio (che contrariamente alle apparenze non è una zebra) e con chiacchiere con Aludra sui campanari, con Olver su serpenti e volpi e con Noal su suo cugino e sul tempo che fu.

«Jain Farstrider era un grand’uomo» disse Olver in tono irruente. Le mani si raggomitolarono in piccoli pugni, come se fosse pronto a lottare per il suo eroe. «Combatté Trolloc e Myrddraal ed ebbe più avventure di chiunque altro nel mondo intero! Perfino di Mat! Catturò Cowin Gemallan dopo che lui tradì Malkier all’Ombra!»

Noal si riebbe con un sussulto e diede una pacca sulla spalla a Olver. «Quello lo fece, ragazzo. Questo va a suo merito. Ma per quale avventura si può lasciare la propria moglie a morire da sola?»

 

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Margaret Atwood: Il racconto dell’ancella

Per anni mi sono chiesta se leggere Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Ne ho sempre sentito parlare di un capolavoro, ma dalla trama si capisce che è un romanzo distopico, genere con cui non vado particolarmente d’accordo. Giusto per intenderci non amo neppure Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, e se 1984 di George Orwell mi è piaciuto di più è comunque un libro che non ho intenzione di rileggere. Se non ci fossero stati i topi magari, ma così… e sto parlando di due capolavori.

Alla fine il libro è finito fra le mie mani in modo abbastanza casuale, un omaggio in mezzo ad altri fatto al mio capo, il quale a sua volta ha regalato quei libri a me e ai miei colleghi. Io sono stata la terz’ultima a ricevere il dono per il semplice fatto che non ero in turno il giorno in cui quei libri sono stati messi a nostra disposizione, e quindi con gli altri libri già andati mi è toccata la scelta fra Il racconto dell’ancella, un thriller e un romanzo d’amore

Segno del destino? Avrei potuto comunque non leggerlo, quanti libri ho in casa da anni senza averli ancora iniziati? Anche fantasy, e prima o poi mi dico che li leggerò. Forse. È possibile, in fondo ho letto Il conte di Montecristo dopo avergli ronzato intorno per almeno una decina d’anni.

Non sono stata io a scegliere di leggere Il racconto dell’ancella, è stato lui a decidere che fosse giunto il momento giusto.

Il libro narra, in prima persona, la storia di Difred. Non sapremo mai il suo vero nome perché lei non ce lo dice. In un futuro non tanto lontano anche se non ben precisato (per fortuna non ci sono date, la Atwood ha pubblicato il libro nel 1985 ed è ancora incredibilmente attuale) la società è stata trasformata in modo drastico, con la militarizzazione e la forte riduzione delle libertà personali. Quando questo è avvenuto Difred era già adulta, perciò sa perfettamente com’era la società prima, la nostra società, e sa che per vivere deve adattarsi alla nuova, in cui lei è stata trasformata in un’ancella. Le ancelle sono donne fertili accuratamente addestrate e messe al servizio – servizio sessuale, e i dettagli sono da brividi per la loro freddezza – degli uomini potenti. A queste donne è stato tolto tutto, persino il nome, e vengono chiamate con il nome di colui che le possiede. Difred è, almeno per il momento, una proprietà di un Comandante di nome Fred e quindi è sua. È di Fred, da cui Difred.

Difred non ha più nulla. Solo i suoi ricordi, con cui pian piano ci svela quel che è accaduto, e il suo cervello, con cui osserva quello che la circonda e cerca di ricavarsi una vita, per quanto in quelle circostanze sembri impossibile.

La Atwood scrive benissimo, e non sono certo io a scoprirlo. I riconoscimenti che ha ricevuto, Booker Prize, Order of Canada e altri meno noti in Italia, parlano da soli. Quello che ho scoperto è stata la delicatezza con cui ha trattato situazioni angoscianti. Sì, la sua capacità di scrittura era nota, ma in casi come questo c’è un’enorme differenza fra sentirlo dire e constatarlo di persona. Il ritmo è lento, Difred ci conduce pan piano a vedere il cambiamento, a capire cosa ha comportato per lei e per tutte le altre donne, non solo quelle che si trovano nella sua situazione, a inorridire per la trasformazione della società, a sperare e temere per i possibili sviluppi della situazione. Non ci sono azioni eclatanti, ritmi concitati, combattimenti all’ultimo respiro. La situazione è cambiata, e questo è un fatto. Si può accettarla, cercando di stare meno peggio possibile, o sperare in un cambiamento, sapendo che qualsiasi errore, anche apparentemente insignificante, potrebbe rivelarsi fatale.

Il racconto dell’ancella è una storia forte e disturbante perché ci mostra con quanta facilità sia possibile precipitare nell’abisso e ci ricorda che l’abisso più profondo è quello mascherato dai buoni propositi. Un capolavoro.

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Kameron Hurley: The Geek Feminist Revolution

Quand’è stata la prima volta che ho sentito parlare di Kameron Hurley? Forse dopo il sesto episodio della quinta stagione di Game of Thrones, Unbowed, Unbent, Unbroken, dopo la scena dello stupro. Per le poche persone che non sanno a cosa mi riferisco non faccio i nomi, il punto è che David Benioff e D.B. Weiss hanno cambiato l’identità della ragazza stuprata e hanno mostrato la sofferenza che lo stupro ha provocato non nella vittima ma in una terza persona, uno spettatore. Stupro, stupratore e spettatore sono gli stessi, la vittima è un’altra persona e le circostanze sono le stesse di quanto narrato da George R.R. Martin in A Dance with Dragons negli elementi più superficiali e diverse in tanti elementi fondamentali. Avevo iniziato un articolo a suo tempo per spiegare perché Benioff e Weiss avevano trattato tutto l’episodio con troppa leggerezza, ma rientra nel novero dei miei articoli incompiuti. Anche se questo è uno di quelli che mi preme di più terminare.

L’episodio ha giustamente suscitato molte polemiche e mi sa che pure la Hurley è intervenuta sulla questione. Non ce la vedo, avendo letto il suo The Geek Feminist Revolution, stare zitta, anche se almeno in questo libro non ne parla. Però quando leggo una frase come

I’m looking at you, Riddick, with the director who argued that constant rape attempts, threats, and two-second “side boob with nipple” shots were actually a vitally important part of his artistic vision instead of just lazy storytelling

so con certezza che per lei lo stupro può entrare in una trama solo se è davvero fondamentale per quella trama, non certo come sistema facile per coinvolgere emotivamente lo spettatore.

La Hurley scrive romanzi di fantasy e fantascienza, e da quel che ho letto delle sue descrizioni si tratta di roba che non fa per me, io e il grimdark non andiamo propriamente d’accordo, ma scrive anche articoli sul suo blog e su testate tipo Locus Magazine. Un suo articolo, compreso in The Geek Feminist Revolution, We Have Always Fought, nel 2014 ha vinto il premio Hugo nella categoria Best Related Work battendo, fra gli altri, Writing Excuses di Brandon Sanderson e Wonderbook: The Illustrated Guide to Creating Immaginative Fiction di Jeff VanderMeer. The Geek Feminist Revolution ha vinto il Locus di quest’anno nella categoria nonfiction ed è in finale allo Hugo, ed è stato elogiato da Martin sul suo blog: http://grrm.livejournal.com/521961.html.

Hurley won two rockets just a couple of years ago, one for Fan Writer and one for her essay “We Have Always Fought,” which won for… hey… Best Related Work. That essay is included here, but the book is not all reprint, there’s enough original material to make it eligible, if I am reading the rules right. Hurley is a provocative, opinionated, fearless writer, one who says what she thinks and lays it all out there on the page. You may not always agree with all of her opinions (I certainly don’t), but she will always make you think. Whether her book leaves you nodding in agreement or muttering in annoyance, it will not leave you unmoved. By rights, this one’s got to be a contender.

In finale ci sono pure un libro di Robert Silverberg, anch’esso elogiato da Martin, uno di Neil Gaiman, uno di Ursula K. Le Guin, una serie di testi sulle figure femminili nella saga di Harry Potter pubblicati da Sarah Gailey sul blog di Tor (http://www.tor.com/tag/women-of-harry-potter/, qualcuno l’ho letto anch’io e l’ho trovato molto interessante) e un libro della compianta Carrie Fisher che con la memoria è tornata ai tempi del primo Star Wars, perciò non è detto che la Hurley vinca e tutto sommato non è neppure importante. Quello che conta di più è essere in quel ristretto gruppo, sapere che un buon numero di persone hanno apprezzato quel che ha scritto.

Il libro è in parte ripetitivo, inutile negarlo. The Geek Feminist Revolution è nato come raccolta di una serie di articoli scritti per vari blog, a cui la Hurley ha poi aggiunto diversi testi inediti, perciò è normale che, nonostante un lavoro di revisione, ci siano temi e situazioni, che vengono ripresi da un articolo all’altro.

Pazienza.

Pazienza perché anche se a volte può capitare di pensare “ma questa cosa l’ha già scritta”, la Hurley sa scrivere. Sa esporre le sue motivazioni, sa ragionare, e mette passione in ciò che scrive. Le sue parole raggiungono il bersaglio. E quello che lei ha da dire è degno di essere ascoltato, è anzi doveroso rifletterci sopra, perché se già sono importanti i racconti che spiegano come lei non si sia mai arresa, come si possano ottenere dei risultati se non ci si arrende, sono fondamentali i discorsi contro la discriminazione. In quanto donna lei si concentra maggiormente sulla discriminazione sessuale, che conosce in prima persona, ma non dimentica i pregiudizi legati all’aspetto (avete provato a fare una ricerca per immagini e a guardarla? Ok, lei è anche diabetica, ma questo non si vede. Quel che si vede è un ben preciso elemento del suo fisico), all’orientamento sessuale o al puro e semplice razzismo.

Parlando dell’eroe la Hurley ha scritto

when we learned what words meant, we had certain types of images placed in front of us. We learned to associate those images with the word.

Quale immagine dell’eroe è apparsa nella vostra mente? Quasi certamente si tratta di una figura virile. Rand al’Thor piuttosto che Egwene al’Vere (lo so che lui è il Drago, ma è più facile che un lettore di Robert Jordan pensi a Rand, o a Mat, o a Perrin, piuttosto che a Egwene, o a Nynaeve, o a Elayne). Paul Schafer piuttosto che Kimberly Ford nella Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay. Jon Snow piuttosto che Daenerys Targaryen, e in Martin almeno per il momento l’importanza dei due personaggi è davvero la stessa. Però l’eroe nella nostra mente è maschio, atletico, bianco, eterosessuale e via dicendo, almeno fino a quando non ci viene chiaramente specificato dall’autore che ha caratteristiche differenti. E perché è un eroe?

Male heroes are heroic because of what’s been done to women in their lives, often—the dead child, the dead wife. Women heroes are also heroic for what’s been done to women… to them.

We build our heroes, too often, on terrible things done to women, instead of creating, simply, heroes who do things, who persevere in the face of overwhelming odds because it’s the right thing to do.

Il discorso è un po’ più approfondito di quanto possono far intuire queste sole frasi, e vale la pena di leggerlo. Ma perché la Hurley se la prende tanto a cuore per come sono scritte le narrazioni, siano essi romanzi o film?

Stories are powerfully important to people who are seeking to make sense of their own lives. Stories of what is possible open doors. Folks who snub their noses at the power of story must ask themselves why control over ideas—over books and media and information—is so coveted by governments. Why do totalitarian regimes destroy books? Why are people with radical ideas about how to organize other people put into prison?

The idea is the thing. The knowledge that things can be different.

e, in un altro testo,

Stories teach us empathy, and limiting the expression of humanity in our heroes entirely based on sex or gender does us all a disservice.

Molto più avanti nel libro la Hurley ha scritto una frase che mi ha spinta a fermarmi a riflettere.

It would be four or five years more [quindi quando la Hurley doveva avere otto o nove anni] before I realized that in our society, skin color was not seen in the same way hair color was, even if, in my kid’s view of the world, it made exactly the same amount of difference as blue eyes or brown, red hair or black.

Noi non giudichiamo una persona per il colore dei suoi capelli ma per come si comporta. È ovvio, no?

Io non credo di essere razzista, ma se lo fossi me ne renderei conto? Chi fa gesti plateali sa quello che fa, ma con le piccole cose come ci regoliamo? Brandon Sanderson in Le cronache della folgoluce pone occhichiari e occhiscuri in due classi sociali diverse. A me era sembrato assurdo, come si può determinare la nobiltà di una persona in base al colore dei suoi occhi (Ned Stark, metti via quel libro che ti fa male!)? Però ha ragione la Hurley, la differenza del colore degli occhi fra due persone, o del colore dei capelli, o del colore della pelle, è qualcosa di assolutamente casuale (lo so, il colore è legato alla genetica, ma la genetica non ha nulla a che vedere con il carattere) e non dovrebbe avere alcuna importanza nella società. Però ce l’ha, e sono servite le parole combinate di due scrittori per farmi riflettere sul razzismo e su quanto una distinzione arbitraria sia talmente diffusa nella nostra società da farmi percepire come inevitabile quanto meno l’esistenza del pregiudizio stesso, anche se quel pregiudizio mi sembra assolutamente sbagliato.

Ci sono tante altre frasi sottolineate nel mio libro, ma se volete leggerle dovete comprarvi The Geek Feminist Revolution. Vi lascio comunque tre link che possono aiutarvi a conoscere meglio Kameron Hurley e ciò che scrive: quello al suo blog http://www.kameronhurley.com/, quello all’articolo vincitore del premio Hugo We Have Always Fought: Challenging the Women, Cattle and Slaves’ Narrative http://aidanmoher.com/blog/featured-article/2013/05/we-have-always-fought-challenging-the-women-cattle-and-slaves-narrative-by-kameron-hurley/ e quello relativo a un altro articolo contenuto nel libro, Where Have All the Women Gone? Reclaiming the Future of Fiction http://www.tor.com/2016/05/23/excerpts-the-geek-feminist-revolution-where-have-all-the-women-gone-kameron-hurley/.

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Claudio Baglioni: Noi no (Giù la maschera, Palermo, 18 settembre 1992)

Come sarà un giorno prendere
la strada e andare via
incontro alla realtà
farsi travolgere
da un vento di follia
come sarà le mani stringere
con tutta l’energia
che l’aria ci darà
le onde a fendere
sassi schizzati via
avremo ancora braccia
come ali libere
di bere giorni e sere
e un sole d’isole
su questa nostra faccia
parole e musica
ad asciugarci gole
per una verità
Noi noi no
noi noi no
noi o noi no
noi noi no
noi noi no
noi noi no
noi o noi mai più rubati
Come sara’
spaccare il mondo in due
sputare il nocciolo
con quella ingenuità
delle canzoni mie
di un cuore incredulo
avremo le speranze
di figli in prestito
che presto cresceranno
un anno è un attimo
e un cielo accenderanno
comete come te
e quanto amore e sete
che possa piovere
di più
giù in fondo
là più su
più in alto ancora oltre
noi o noi no
noi noi no
noi o noi no
noi noi no
noi o noi no
noi noi no
noi o noi mai più rubati
noi e poi mai
finimmo di aspettare
provando a vivere
e non vogliamo andare
in paradiso se
lì non si vede il mare
Noi no
noi noi no
noi o noi mai più rubati
noi noi no
noi o noi no
noi noi no
noi o noi mai più rubati
noi noi no
noi o noi no
noi noi no
noi o noi mai più rubati
noi noi no
noi sogni di poeti

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Brandon Sanderson, The Stormlight Archive: Dalinar Kholin

Oathbringer, terzo volume di The Stormlight Archive di Brandon Sanderson, è sempre più vicino. Non sappiamo se e quando verrà tradotto in italiano, io spero che non dovremo aspettare troppo, negli Stati Uniti è previsto per il 14 novembre. Quanto all’Italia al momento ci dovremo accontentare di un libro provvisoriamente intitolato Mistborn. Le ombre, traduzione di Shadows of Self, previsto per il prossimo autunno.

A meno di essere costretta da una mancata traduzione non leggerò Oathbringer in inglese, per quanto io ami Le cronache della Folgoluce. Posso aspettare, la tendenza di Sanderson a inventare un gran numero di vocaboli mi complicherebbe notevolmente la lettura e io non voglio perdermi nulla. Intanto su internet stanno circolando diverse cose, dalle due copertine, quella americana di Michael Whelan (che preferisco, qui la storia della sua realizzazione: https://i2.wp.com/www.tor.com/wp-content/uploads/2017/03/oathbringer_cover-full_art_final.jpg?resize=740%2C494&type=vertical) e quella inglese di Sam Green,

 

ai resoconti di alcuni beta-lettori e della loro esperienza (senza spoiler): http://www.tor.com/2017/06/27/unity-of-purpose-the-oathbringer-beta-story/.

Se in La via dei re comparivano numerosi flashback che ci permettevano di conoscere meglio Kaladin Folgoeletto e in Parole di luce la stessa cosa accadeva con Shallan Davar, in Oathbringer i flashback ci mostreranno il passato di Dalinar Kholin. Questa è la voce su di lui (aggiornata ai primi due romanzi, dei quali contiene spoiler) presente in The Stormlight Archive. A Pocket Companion to The Way of Kings and Words of Radiance.

“Sometimes the prize is not worth the costs. The means by which we achieve victory are as important as the victory itself.”

As a young man, Dalinar Kholin was feared throughout Alethkar as the Blackthorn, terrible and deadly in battle. He helped his brother Gavilar conquer the other Highprinces and reunite Alethkar under the rule of House Kholin.
After his brother was murdered by the Assassin in White, Dalinar gave up his wild ways, setting aside alcohol and committing himself to the Alethi Codes of War and the teachings in The Way of Kings. He strove to become a stalwart and honorable man, in order to prop up Gavilar’s son Elhokar and keep his new kingdom from flying apart.
As the war against the Parshendi dragged on, Dalinar began receiving visions that drove him to unite the peoples of the world. Despite the fractious nature of the other Highprinces, he sought to forge a path to victory through cooperation.
After being betrayed and left for dead by his former friend Torol Sadeas, Dalinar gave up his Plate and Blade and rededicated himself to ending the war, this time through political force rather than martial power. He forged a small coalition of Highprinces and marched on the Shattered Plains, rediscovering the lost city of Urithiru in the process.

Non so se l’offerta sia ancora valida visto che è trascorso quasi un anno da quando è stata fatta, ma nell’agosto dell’anno scorso era possibile ricevere gratuitamente il piccolo ebook da qui: http://www.torforgeblog.com/2016/08/01/download-the-stormlight-archive-pocket-companion/?utm_source=torwebsite&utm_medium=orgpost&utm_term=na-tordotcom&utm_content=na-signup-bonuscontent&utm_campaign=9780765393043&et=26560-n19595941.

Fino al 27 luglio gli ebook di Sanderson in italiano saranno in vendita a soli 1,99 €. Se non li avete ancora comprati vi conviene approfittarne (e già che ci sono vi faccio notare che allo stesso prezzo fino al 1 agosto sarà possibile acquistare La rinascita di Shen Tai di Guy Gavriel Kay, altro romanzo imperdibile).

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