Il Signore del Caos di Robert Jordan. Dal capitolo 50 alla conclusione

Rilettura di Il Signore del Caos di Robert Jordan. Spoiler da tutta La Ruota del Tempo.

50: Spine

Rand trascorre un po’ di tempo a Cairhien e si dispiace del fatto che Gawyn non abbia accettato il suo invito di andare a trovarlo. Peccato davvero, per troppo tempo Gawyn rimane convinto che Rand abbia ucciso sua madre, cosa che noi sappiamo che non è vera. Un po’ di colpa per questo ce l’ha pure Egwene, che avrebbe dovuto spiegare meglio al suo innamorato come aveva reagito Rand alla notizia della morte di Morgase.

Rand visita la scuola in compagnia di Min, cosa che ha l’effetto di distrarre Herid Fel. Sapevo che era importante mentre leggevo di lui, ma non riuscivo a capire come. Lo si vede troppo poco, anche perché riesce a farci sorridere, cosa rara in queste pagine. Il giorno dopo Fel invia una lettera a Rand.

Fede e ordine infondono forza. Devi togliere tutti i sassi prima di costruire. Te lo spiegherò la prossima volta che ci vediamo. Non portare la ragazza. Troppo carina.

Ora ho capito la questione dei sassi: i Sigilli vanno spezzati ed eliminato completamente prima che Rand possa imprigionare di nuovo il Tenebroso. Fede e ordine? In qualche modo riguarda il sistema in cui Rand affronta il suo avversario, ma quest’informazione non è altrettanto chiara. Mentre Rand governa Min ha le sue visioni.

Maringil, l’uomo dai capelli bianchi sottile come una lama e freddo come il ghiaccio, sarebbe morto avvelenato.

Su ordine di Colavere, a breve su questo schermo (in queste pagine?).

Colavaere, il volto più che bello calmo e raccolto adesso che sapeva che Aviendha non era con Rand, sarebbe stata impiccata.

In La corona di spade. Per la verità Rand prova a cambiare questo destino rifiutandosi di condannare la donna a una pena in passato stabilita proprio da lui. Quando Min sa, però, sa, e le profezie non possono essere annullate. Sarà Colavere stessa a suicidarsi impiccandosi.

Meilan, con la barba a punta e la voce untuosa, sarebbe morto pugnalato.

Anche lui ucciso su ordine di Colavere.

Anche Aracome, Maraconn e Gueyam avrebbero incontrato una morte violenta, Min supponeva in battaglia.

I tre saranno uccisi in Il sentiero dei pugnali, combattendo contro i Seanchan. Anche con Berelain Min ha una visione:

Non ho visto nulla che ti possa essere utile. Solo un uomo in bianco che la farà cadere ai suoi piedi.

Galad, ovviamente. Mi chiedo solo perché non ho pensato subito a un Manto Bianco la prima volta che ho letto questa frase, ho avuto bisogno di vedere per capire. I giorni trascorrono tranquilli, al di là dell’assurda ripicca di Berelain contro Faile che finisce col rendere la vita impossibile a Perrin. La quiete prima della tempesta.

51: La cattura

Jordan ha costruito la scena per pagine e pagine, senza che noi notassimo nulla, e alla fine ci ha travolti con la forza di una valanga. Dire che leggere questo capitolo mi ha sconvolta è riduttivo.

Sapevamo che Elaida voleva a tutti i costi mettere le mani su Rand, con una parvenza di rispetto se possibile, con la forza se impossibile. È una Rossa, cosa può pensare di un uomo che può incanalare, anche se è il Drago? E l’abbiamo già vista calpestare allegramente altre persone, provare a fare la prepotente con Morgase, deporre Siuan con una procedura al limite della legalità, ritenersi al di sopra di tutte le altre Aes Sedai… E la sua ambasciata, a differenza di quella di Salidar, conteneva almeno una Nera. Elaida non lo sapeva, e noi non potevamo sapere che al contrario fra le nove Aes Sedai di Salidar non c’erano Nere, ma a questo punto conoscevamo con certezza la vera Ajah di Galina. La leader nel caso in cui l’ambasciata avesse fallito nel prendere Rand con le buone.

Tre Aes Sedai con inservienti e casse. Le avevamo già viste, e questo ci ha fatto abbassare la guardia. A noi come a Rand. Vediamo chi è certamente presente:

Coiren Saeldain, Grigia, forza 18 (6)

Galina Casban, Rossa/Nera, forza 14 (2)

Katerine Alruddin, Rossa/Nera, forza 15 (3)

Janine Pavlara, Rossa, forza 27 (15), (è una delle giovani)

Beldeine Nyram, Grigia, forza 16 (4), (è una delle giovani)

Marith Riven, Marrone, forza 18 (6), (è una delle giovani)

L’abitudine di Rand di andare a spasso con i Passaggi senza dire nulla a nessuno aiuta le rapitrici, perché nessuno immagina che questa volta è accaduto qualcosa di molto diverso. Quanto al fatto di mantenere lo schermo su Rand, il breve punto di vista di Sorlea ci spiega uno degli aspetti più astuti del piano. Le Aes Sedai hanno sempre incanalato nel palazzo di Lady Arylin, ma come avevamo visto con Egwene non potendo vedere i flussi né lei né le Sapienti erano in grado di dire cosa stesse accadendo all’interno. Ora sappiamo che non stava accadendo nulla, al di là dell’alzare un notevole polverone in modo da mascherare i flussi importanti quando sarebbero stati intessuti. Geniale come piano, al punto che non sembra nemmeno di Elaida. Che lo abbiano studiato Alviarin e Galina?

52: Onde di Potere

Rand in guai più grossi di quanto potessimo aspettarci? Perfetto, cambiamo punti di vista.

Lo so, questa è un’abitudine frequente nella narrativa quando le trame da portare avanti contemporaneamente sono tante: si crea una situazione interessante, di cui il lettore vuole conoscere la fine, e si passa ad altro. Non che le trame degli altri non siano interessanti, ma rispetto a quanto sta capitando a Rand tutto il resto passa in secondo piano.

I dettagli importanti, in rilettura (quindi con la consapevolezza della liberazione di Rand), sono tanti. Mat che chiede della Figlia delle Nove Lune e un Seanchan che riconosce il nome, perché ci siamo stupiti nello scoprire che si tratta di Tuon? Probabilmente perché le cose da notare e da tenere a mente sono così tante che all’inizio è difficile riconoscerle per quello che sono. Setalle Anan che parla con un membro della Famiglia, identificabile dalla cintura rossa, solo che ancora non abbiamo idea di cosa sia la Famiglia o di quanto sia importante. La schermatura su Logain, che ci fa capire perché Rand percepisce dei punti morbidi, e la decisione segreta di Egwene di liberarlo, anche se non ha la certezza che lui farà la cosa giusta. Ma ucciderlo, o domarlo di nuovo, sarebbero state entrambe soluzioni sbagliate, e questo lei lo sa. E infine il ritorno di Lan alla presenza di Myrelle e Nisao, ritorno che sarà importante per Nynaeve ma anche per Egwene.

53: La Festa delle Luci

Colavere compie le sue mosse assassinando i rivali principali, Berelain trova la spada di Rand, Perrin fa piani di salvataggio e Sulin decide finalmente di aver assolto il suo toh. Peccato che il salvataggio appaia quanto mai difficile. Complimenti comunque a Dobraine per la sua mancanza di esitazione nel fare ciò che è giusto fare, anche se è convinto che non sopravviverà all’esperienza. Per Perrin Rand è un amico, per Loial pure, per gli Aiel Rand è il Car’a’carn, e quindi sono pronti a seguirlo ovunque sarà necessario, ma per Dobraine è solo colui che ha conquistato la sua terra, perciò la sua fedeltà è notevole, oltre che rara fra gli abitanti delle Terre Bagnate.

La seconda parte del capitolo è davvero pesante, con Galina e le altre che provano a spezzare Rand. Erian è una Verde e, anche se sofferente per la morte di due Custodi, a un certo punto (mai troppo presto) si ferma, mentre Galina va avanti. Possibile che siano tutte così cieche da non vedere quanto sta avvenendo? Quando le persone si credono superiori agli altri, e tutte le Aes Sedai hanno questo difetto, appena ne hanno la possibilità finiscono per mettersi davvero al di sopra degli altri e a non vedere più il male che fanno, le sofferenze che provocano. Oltretutto le Aes Sedai hanno una struttura gerarchica molto rigida, e una gerarchia rigida può provocare danni enormi se chi è al comando ha idee sbagliate.

Se Rand, da questo momento in poi, diventa sempre più duro, la colpa è della cassa e di quel che gli è stato fatto in questi capitoli, in questi giorni. Queste Aes Sedai, pur perdendo la presa su Rand, hanno quasi consegnato la vittoria al Tenebroso, e non tutte sono Nere. Non è necessario schierarsi volutamente dalla parte del male per fare danni enormi. Il rapporto fra Rand e Lews Therin si evolve, ora i due chiacchierano in modo molto più diretto, anche se Lews è sempre folle e dare il controllo a lui porterebbe entrambi dritti dritti al suicidio.

Sevanna fa uccidere la sua principale rivale, Desaine, con il Potere, in modo da scaricare la colpa sulle Aes Sedai. Se gli avversari non aggrediscono bisogna comunque far finta di essere aggrediti per poter combattere armati di giusto sdegno e soprattutto per trascinarsi dietro tutti gli altri. E questa non è un’invenzione romanzesca, è esattamente il modo in cui funzionano le cose.

54: Il messaggio

Inseguimento. Al gruppo guidato da Perrin si aggiungono le Aes Sedai provenienti da Caemlyn, con Alanna che può trovare Rand con facilità e sa che per lui le cose non stanno andando bene, e i lupi.

55: I Pozzi di Dumai

Gawyn sarà anche cieco per quanto riguarda Rand, ma vorrebbe aiutare Min e se non lo fa è solo perché si rende conto di non essere in grado di fare nulla. Però sa vedere una trappola quando si stringe intorno a lui, molto meglio di Galina.

Quella che segue è la battaglia, ma la scena va letta. Un riassunto non le rende minimamente giustizia. Noto che Gawyn vorrebbe portare via Min ma lei preferisce restare con Rand, e gli dice che Elayne ama Rand. Non che la notizia faccia rasserenare il fratello, Rahvin è morto da un pezzo ma gli effetti di ciò che ha fatto continuano a farsi sentire con forza. Un Asha’man non riconosce Rand e prova a combatterlo. Si tratta di Gedwyn, uno fra i primi Asha’man a rivelarsi un seguace del Tenebroso. Taim vorrebbe limitarsi al salvataggio di Rand, infischiandosene del costo per Aiel e uomini dei Fiumi Gemelli, brutto segno. Se fino a questo momento l’operato di Taim è stato utile, anche se i dubbi su di lui sono tanti, l’idea di lasciar morire migliaia di alleati che si possono salvare la dice lunga sulla sua morale o sul fatto che sia piacevole averlo vicino. Rand avrebbe dovuto prendere provvedimenti contro di lui dopo aver rimesso a posto le cose a Cairhien (e, incidentalmente, recuperato un po’ le forze), invece ha lasciato degenerare le cose fino a renderle quasi irrecuperabili. E per far fuori Taim ci abbiamo rimesso Egwene. Oh, Egwene!

Epilogo: La risposta

Più che risposte qui abbiamo personaggi mossi in modo da poter essere utili in futuro: la Nera Falion Bhoda a Ebou Dar, i Seanchan che stanno per tornare, Halima che libera Moghedien e Demandred che ride. Peccato per il povero Herid Fel.

L’uomo verde, l’ultimo dei Nym, alla fine di L’Occhio del Mondo. 1.

Changu e Nidau, guardie a Fal Dara, in La grande caccia. 2 e 3.

Dena, la donna di cui è innamorato Thom, in La grande caccia. 4.

Ingtar in La grande caccia. 5.

Leya, la Calderaia in Il Drago rinato. 6.

Dailin, la Fanciulla della Lancia guarita da Nynaeve in Il Drago rinato. 7.

La bambina che Rand prova a riportare in vita nel decimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra, scoprendo che non può realmente fare tutto. 8.

La donna che Egwene vede sgozzare nell’undicesimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra e che con la sua morte le fa capire gli orrori della guerra. 9.

Il padre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 10.

La madre di Perrin in L’ascesa dell’Ombra . 11.

Il fratello di Perrim, Paetram, nove anni, in L’ascesa dell’Ombra. 12.

La sorella di Perrin, Deselle, dodici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 13.

L’altra sorella di Perrin, Adora, sedici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 14.

Zio Edward, fratello del padre di Perrin. Sua moglie, zia Madge, e i loro tre figli in L’ascesa dell’Ombra. 15, 16, 17, 18 e 19.

Zia Neain, vedova, e i suoi due figli in L’ascesa dell’Ombra. 20, 21 e 22.

La prozia Ealsin in L’ascesa dell’Ombra. 23.

Owein, custode di Alanna, in L’ascesa dell’Ombra. 24.

Colly Garren, Jared Aydaer, Dael al’Taron, Ren Chandin, Kenley, Bili al’Dai, Hu, Tim, Teven, Haral, Had, della banda di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35.

Visto che sono 27 in tutto, e noi abbiamo undici nomi, ci sono altri sedici morti, che portano il totale a 51.

La madre di Aram in L’ascesa dell’Ombra. 52.

Alric, custode di Siuan, in L’ascesa dell’Ombra. 53.

Hammar e Coulin, maestri d’armi alla Torre Bianca in L’ascesa dell’Ombra. 54 e 55.

Seana, Sapiente e camminatrice dei sogni in L’ascesa dell’Ombra. 56

Teodora, sorella di Kadere, in I fuochi del cielo. 57.

Jolien, una delle Fanciulle che si erano recate alla Pietra di Tear, morta nel crollo della torre. 58.

Ilyena. Lo so, è morta all’inizio di L’Occhio del Mondo, ma Rand ha iniziato a piangerla adesso. Il nome di Ilyena finirà pure nella lista delle donne morte per Rand, quindi perché dovrei escluderla io? 59.

Melidhra, Fanciulla della Lancia uccisa da Mat in I fuochi del cielo. 60.

Un Aiel precipitato per l’eternità dove durante il viaggio di Rand a Caemlyn. 61.

Lamelle, Fanciulla della Lancia uccisa da un Trolloc a Caemlyn. 62.

Pevin ,il portabandiera, ucciso da un Trolloc a Caemlyn. 63.

Cabriana Mecandes e il suo Custode, uccisi da Semirhage in Il Signore del Caos. 64 e 65.

Mangin, impiccato da Rand perché ha infranto la legge per motivi di Toh. 66.

Desora, Fanciulla della Lancia uccisa da una freccia destinata a Rand. 67.

Una donna di mezz’età uccisa in un’imboscata solo perché si è trovata vicino a Rand nel momento sbagliato. 68.

Herid Fel, bibliotecario, ucciso da un gholam alla fine di Il Signore del Caos. 69.

La torre immacolata si spezza e si inginocchia davanti al simbolo dimenticato.

I mari infuriano e le nuvole tempestose si riuniscono inosservate.

Oltre l’orizzonte, fuochi nascosti aumentano e i serpenti si annidano fra i seni.

Ciò che era stato esaltato adesso è decaduto; ciò che era decaduto adesso è risollevato.

L’ordine brucia per aprirsi un varco.

Le Profezie del Drago

Traduzione di Jeorad Manyard

Governatore delle province di Andor

Per il Sommo Re, Artur Paendrag Tanreall

Un video in cui Greg Manchess spiega il suo lavoro per la realizzazione della copertina dell’ebook americano:

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Brandon Sanderson: evocare una stratolama

Dieci battiti di cuore.
Uno.
Era il tempo necessario a evocare una Stratolama. Se il cuore di Dalinar batteva veloce, il tempo era più breve. Se era rilassato, ce ne voleva di più.
Due.
Sul campo di battaglia, il passaggio di quei battiti poteva durare un’eternità. Si infilò l’elmo mentre correva.
Tre.
L’abissale calò una zampa, fracassando il ponte pieno di attendenti e soldati. La gente urlò, scaraventata nella Voragine. Dalinar scattò in avanti su gambe potenziate dalla Piastra, seguendo il re.
Quattro.
L’abissale torreggiava come una montagna di carapace interconnesso di una tinta viola scuro. Dalinar riusciva a capire perché i Parshendi definissero dèi queste cose. Aveva un volto contorto e simile a una punta di freccia, con una bocca piena di mandibole dentellate. Sebbene assomigliasse vagamente a un crostaceo, non era un massiccio e placido chull. Aveva quattro terribili chele anteriori fissate su ampie spalle, ciascuna delle dimensioni di un cavallo, e una dozzina di zampe più piccole serrate contro il fianco dell’altopiano.
Cinque.
La chitina emise un rumore stridente contro la pietra quando la creatura terminò di issarsi sull’altopiano, afferrando con una rapida chela un chull che stava trainando un carretto.
Sei.
«Alle armi, alle armi!» tuonò Elhokar davanti a Dalinar. «Arcieri, tirate!»
Sette.
«Distraetelo dalla gente inerme!» gridò Dalinar ai suoi soldati.
La creatura frantumò il guscio del chull – dei frammenti delle dimensioni di vassoi caddero con gran fracasso sull’altopiano – poi si ficcò la bestia tra le fauci e iniziò a guardar giù verso gli attendenti e le scrivane in fuga. Il chull smise di belare mentre il mostro lo inghiottiva.
Otto.
Dalinar saltò da una sporgenza rocciosa e si librò per cinque iarde prima di atterrare con un tonfo sul terreno, gettando in aria pezzetti di roccia.
Nove.
L’abissale emise un orribile verso stridente. Risuonò con quattro voci, ciascuna che si sovrapponeva all’altra.
Gli arcieri incoccarono. Elhokar gridò ordini proprio di fronte a Dalinar, il suo mantello blu che svolazzava.
La mano di Dalinar pizzicava di anticipazione.
Dieci!
La sua Stratolama – Giuramento – si formò nella sua mano, condensandosi dalla nebbia, comparendo al decimo battito di cuore nel suo petto.

Dieci secondi possono essere un tempo terribilmente lungo. Questa scena non è particolarmente significativa, serve solo a farci conoscere un po’ meglio il mondo in cui sono ambientate Le cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson. Siamo alle pagine 226-227, nella maggior parte dei libri significherebbe essere abbastanza avanti nella storia, ma La via dei re è lungo 1137 pagine senza contare l’appendice e la storia è appena iniziata. Avremo modo di vedere in abbondanza cosa significhi evocare una stratolama, in quali occasioni viene adoperata, e quanto possano essere lunghi quei dieci secondi. La via dei re è il primo romanzo di una serie prevista in dieci volumi, il secondo romanzo è Parole di luce. Il terzo, Oathbringer, è stato annunciato in inglese per il 14 novembre 2017. Alla serie appartiene anche il racconto lungo Edgedancer, pubblicato nell’antologia Arcanum Unbounded.

Qualche giorno fa Tor ha pubblicato la copertina di Oathbringer, realizzata da Michael Whelan. Qualche informazione (con piccoli spoiler) sulla nascita della copertina la potete trovare qui: http://www.tor.com/2017/03/16/revealing-the-cover-to-oathbringer-the-third-book-in-brandon-sandersons-stormlight-archive/

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Sara Martin e Valentina Re: Game of Thrones. Una mappa per immaginare mondi

Per quanto Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin e l’opera che ne è stata tratta, la serie televisiva Il trono di spade, siano straordinariamente famosi e apprezzati da lettori e spettatori, le opere critiche che li riguardano sono poche. L’unica di un certo rilievo è la traduzione di un saggio americano di alcuni anni fa incentrato sulla filosofia del Trono di spade. A colmare parzialmente il vuoto della critica è arrivato ora Game of Thrones. Una mappa per immaginare mondi. Si tratta di un libretto piccolo che, in poco più di 100 pagine e con il contributo di otto studiosi, analizza alcune delle caratteristiche delle prime sei stagioni della serie creata da David Benioff e D.B. Weiss.

Voi non avete idea di quanto tempo io abbia impiegato, alcuni giorni fa, a scrivere queste poche righe. Negli Stati Uniti esistono corsi di studio universitari su A Song of Ice and Fire e su Game of Thrones e non so quanti saggi critici. Io ho letto Game of Thrones and Philosophy: Logic Cuts Deeper Than Swords, curato da Henry Jacoby e William Irwin, diventato in italiano La filosofia del «Trono di spade». Etica, politica, metafisica, e Beyond the Wall: Exploring George R.R. Martin’s A Song of Ice and Fire, From A Game of Thrones to A Dance with Dragons, curato da James Lowder. Non ho commentato il primo perché non mi sono sentita abbastanza competente in filosofia, non ricordo perché non ho commentato il secondo, ma di saggi ne esistono molti altri. E in Italia? Fino a pochi giorni fa esisteva un’unica traduzione, quella del libro curato da Jacoby e Irwin da parte di Ponte alle Grazie, anche se recentemente Nutrimenti ha aggiunto quella del libro curato da Pablo Iglesias Vincere o morire. Lezioni politiche nel Trono di spade. Questa la quarta di copertina del libro:

La serie tv di maggior successo degli ultimi anni analizzata in chiave politica da un gruppo di studiosi coordinati da Pablo Iglesias, leader di Podemos, il movimento che in breve tempo ha rivoluzionato il Parlamento spagnolo. Una raccolta di saggi di stringente attualità e di taglio divulgativo, che esplora il fenomeno narrativo del “Trono di Spade” per rileggere le categorie del “politico” e la grammatica del potere in Occidente.

Per la verità c’è stata anche la traduzione del primo libro ufficiale dedicato alle prime due stagioni della serie HBO, mentre il secondo volume, dedicato alle stagioni 3 e 4, non è mai stato tradotto. Al di là di piccole sezioni in testi più ampi (Filosofia delle serie TV. Dalla Scena del crimine al Trono di spade di Luca Bandirali ed Enrico Terrone o La costruzione dell’immaginario seriale contemporaneo, curato sempre da Sara Martin e incentrato su serie quali Buffy o True Blood, passando attraverso Battlestar Galactica, Bates Motel, Grimm, Person of Interest, Lost, Heroes, fino ad arrivare a The Walking Dead, Les Revenants, Game of Thrones, o ancora La scienza delle serie tv di Andrea Gentile, il cui capitolo 4 è dedicato a Il trono di spade) abbiamo avuto nel 2015 Westeros. Il trono di spade dal romanzo alla realtà di Fabiola Cannata e Il mondo de «Il Trono di spade». Eroi, guerrieri e simboli dei sette regni. Il primo non l’ho mai visto, il secondo l’ho letto ed è stato tempo buttato via. Perciò quando ho visto questo libro ero felice. Mimesis è un editore serio e volevo presentare bene il testo che aveva appena pubblicato. Anche nelle normali notizie di servizio non sempre è facile rimanere distaccati. Non ho espresso un giudizio, non potevo farlo sia perché non avevo ancora letto il libro sia perché le notizie sono un testo informativo e non dovrebbero contenere opinioni personali. Quelle vanno in approfondimenti e recensioni. Ho comunque sottolineato l’importanza della pubblicazione di un libro come questo.

Io scrivo saggistica. Scrivo per FantasyMagazine articoli di tipo giornalistico, e sono la maggior parte, testi in cui metto tutta la professionalità di cui sono capace ma che sono legati a quel momento, a quella notizia, e basta. Qui scrivo qui un bel po’ di cavolate, potremmo dire che è la mia valvola di sfogo. Però scrivo anche approfondimenti, e loro sono i testi a cui tengo di più. I testi che ho pubblicato su Effemme, o in Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi, o in Hobbitologia, o nella sezione Approfondimenti di FantasyMagazine. Quando Marina Lenti presenta i libri di cui è curatrice – i due a cui ho partecipato anch’io ma anche Potterologia e tutti gli altri di cui lei è autrice – sottolinea sempre la differenza di considerazione del fantastico in Italia e all’estero. In Italia il fantasy dai più è guardato con la stessa serietà con cui è guardato lo sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo su Pdor figlio di Kmer:

A me la cosa fa venire i brividi, e non di piacere. Il genere è legato ad alcune caratteristiche dell’opera, ma non dice nulla circa le sue qualità. Un’opera di genere può essere una schifezza o un capolavoro, dipende da come è scritta. Così come un’opera mainstream. Noi oggi riconosciamo un capolavoro della letteratura nel Canzoniere di Francesco Petrarca, ma quando lui lo ha scritto, nel XIV secolo, lo ha intitolato Rerum vulgarium fragmenta, Frammenti di componimenti in volgare, indicando con l’uso della parola fragmenta come non fosse un testo perfettamente compiuto, e da prendere sul serio, come le opere da lui scritte in latino. Il latino era la lingua della cultura, in volgare si scrivevano le cose prive d’importanza. Abbastanza presto si è capito che il Canzoniere era un’opera importante, anche se il suo autore aveva compiuto la scelta particolare di scriverlo in volgare. È cosa si scrive e come lo si scrive che conta, il resto sono dettagli.

La letteratura fantastica ha i suoi capolavori? Certo che sì, tralasciando opere mitologiche e poemi antichi, il cui autore magari era convinto dell’esistenza degli dei di cui parlava, è un’opera fantastica I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, perché dubito fortemente che Swift credesse alla reale esistenza di quei luoghi dove fa arrivare il suo protagonista. È un’opera fantastica Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, così come lo è Il visconte dimezzato di Italo Calvino. Sono solo tre esempi, da cui ho volutamente lasciato fuori horror e fantascienza distopica. Se la letteratura fantastica ha potuto avere i suoi capolavori in passato, perché non può averne ora? Perché non può avere opere che, pur non essendo capolavori, sono comunque importanti? E perché queste opere non possono essere prese seriamente e studiate?

Marina, io e alcuni altri stiamo provando a far conoscere meglio il genere, ma lo stiamo facendo dall’interno. Da fan che hanno una cultura che non è limitata alla narrativa fantastica, e non è facile essere presi sul serio. Le persone che vengono alle presentazioni sono interessate, ma quanti sono coloro che non sono già in partenza fan del genere? Come è possibile far cambiare la percezione comune?

Tempo fa avremmo dovuto fare una presentazione in una libreria. La presentazione è saltata perché diverse insegnati, abitualmente presenti agli incontri di quella libreria, dopo aver saputo che il tema di quella giornata sarebbe stato La Letteratura Fantastica per ragazzi hanno fatto sapere che non sarebbero state presenti perché non interessate. Dubito che, con persone così, riusciremo a cancellare certi pregiudizi. Pregiudizi tutti italiani, visto che qualche tempo fa mi sono imbattuta per caso in una pagina del Sistema bibliotecario Ticinese e ho scoperto che due biblioteche di scuole medie svizzere hanno comprato il nostro libro: http://aleph.sbt.ti.ch/F?local_base=SBS01&func=find-c&ccl_term=WRD=il%20fantastico%20nella%20letteratura%20per%20ragazzi.

Per far cambiare la percezione comune i nostri articoli, o i nostri libri, non bastano. Serve anche una critica che sia esterna, che non provenga dal mondo dei fan, che quindi non possa essere guardata facilmente dall’alto in basso da chi non è fan. Per questo il libro curato da Sara Martin e Valentina Re è importante. È un contributo critico italiano, scritto da persone che non possono essere ignorate facilmente come posso essere ignorata io. Queste le biografie delle due curatrici, riprese dal sito dell’editore:

Sara Martin è ricercatrice presso l’Università di Parma dove insegna Storia e critica del cinema. Ha conseguito nel 2010 il Dottorato in Cinema, musica e comunicazione all’Università degli Studi di Udine. Si occupa principalmente dei rapporti tra il cinema e le altre arti con attenzione ai linguaggi televisivi e dei nuovi media. Si concentra in particolar modo sullo studio della scenografia e del costume nel cinema e nella televisione. È caporedattore della rivista accademica «Cinergie. Il cinema e le altre arti». È autrice di Scenografia e Scenografi (2013), Gino Peressutti. L’architetto di Cinecittà (2013), Streghe, pagliacci, mutanti. Il cinema di Alex de la Iglesia (2015). Ha curato alcuni volumi, tra cui La costruzione dell’immaginario seriale contemporaneo. Eterotopie, personaggi, mondi (2014).

Valentina Re è professore associato presso l’Università degli Studi Link Campus University. Ha conseguito nel 2005 il Dottorato in Studi teatrali e cinematografici all’Università di Bologna, e dal 2009 al 2014 è stata ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Le sue attività di ricerca riguardano principalmente i rapporti tra teorie del cinema, teorie dei media, estetica e teoria letteraria, i rapporti tra cinema e altri linguaggi, le forme di distribuzione, circolazione e consumo dell’audiovisivo in ambiente digitale. Tra le sue pubblicazioni i volumi: L’innesto. Realtà e finzioni da Matrix a 1Q84 (con A. Cinquegrani, 2014); Cominciare dalla fine. Studi su Genette e il cinema (2012); Visioni di altre visioni. Intertestualità e cinema (con G. Guagnelini, 2007); Ai margini del film. Incipit e titoli di testa (2006).

Io lavoro in libreria, loro in università. Io ho poche pubblicazioni alle spalle, e tutte con piccoli editori, la loro bibliografia è molto più consistente. Quanto agli altri, Stefano Baschera è lecturer in Studi cinematografici alla Queen’s University Belfast, Valentina Bonaccorsi ha un lungo curriculum in Archeologia riportato sul libro e che non trascrivo qui, Marta Boni è professeure adjointe presso la Université de Montréal, Sara Casoli è dottoranda in arti visive presso l’Università di Bologna, Elisa Poli è Dottore di ricerca presso la Université de Paris Panthéon-Sorbonne e Nicola Stefani è dottorando di ricerca presso l’Università degli Studi di Firenze.

Questo il sommario del libro:

– Introduzione, di Sara Martin e Valentina Re

Le cronache del ghiaccio e del fuoco: elementi storici e suggestioni letterarie, di Valentina Bonaccorsi

Game of Thrones e l’impatto sul territorio, di Stefano Baschiera

– L’anomalia emotiva di Game of Thrones: coinvolgimento del pubblico e design della narrazione, di Sara Casoli

– Gli abiti di Game of Thrones: mappe che svelano i personaggi, di Sara Martin

– Gli storyboard di Game of Thrones, di Nicola Stefani

– Le città visibili di Game of Thrones, di Elisa Poli

– Here Be Dragons: La mappa come soglia, racconto, creazione, di Marta Boni e Valentina Re

– Scheda tecnica

Il libro, visto dall’esterno, mi sembrava importante. E dall’interno?

Per quanto mi riguarda avrei potuto fare a meno di leggerlo, ma è una considerazione personale. I vari saggi parlano quasi esclusivamente della serie televisiva, e visto che più è passato il tempo meno mi è importato della serie televisiva – mesi fa ho comprato il cofanetto della quinta stagione approfittando di un’offerta e ancora non l’ho guardato – questo saggio non è indirizzato a me. Peggio, mi sono presa alcuni spoiler sulla sesta stagione. Un paio di spoiler li avevo già subiti, avevo visto una foto di Ellaria nell’atto di pugnalare un certo personaggio, ed era impossibile non sentire nulla riguardo a Jon Snow, ma altre informazioni di cui non sentivo la necessità mi sono arrivate da questo libro. Ormai ho dato per scontato il fatto di subire alcuni spoiler, dovrei smettere di connettermi a internet e non leggere più nulla per evitarli, e quegli spoiler non toglieranno nulla al mio divertimento nel leggere The Winds of Winter, quando Martin lo pubblicherà, ma ugualmente ne avrei fatto a meno. Il libro è comunque stato scritto chiaramente da persone che conoscono più Il trono di spade che Le cronache del ghiaccio e del fuoco, anche se un più attento lavoro di revisione avrebbe potuto evitare alcuni nomi scritti male. L’autore di uno dei saggi invece di Cersei scrive Cercei, un altro saggista invece di Meereen scrive Meerine e un terzo, dimostrando una perfetta coerenza nella scelta della lingua da utilizzare, cita uno di seguito all’altro Approdo del Re, Castle Black e Winterfell. Problemi minori, che comunque hanno distratto la mia mente dal filo del discorso.

Quando al filo del discorso stesso, per me è troppo tecnico. Certamente io non ho buone basi cinematografiche e ci sono termini del linguaggio tecnico e convenzioni comuni che non conosco, ma se io ho spesso fatto fatica a seguire ciò che veniva detto quel che mi arriva da questa lettura è che Game of Thrones. Una mappa per immaginare mondi non è un testo di tipo divulgativo. È importante da un punto di vista accademico? Non ne ho idea, non ho le basi per capirlo. A questa domanda deve rispondere qualcun altro, ma se vogliamo far capire al grande pubblico che anche il fantasy può essere scritto bene e parlare di temi importanti questo non è il libro giusto.

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…Gopoli

Confesso di essere rimasta un po’ perplessa quando un cliente mi ha chiesto Gopoli di Mario Giordano. Il suo ultimo libro, molto venduto, è Vampiri, ed è incentrato sulle pensioni d’oro, ma chi aveva mai sentito Gopoli? E soprattutto, che diavolo significa questa parola? Questa è la dimostrazione che gli errori possono essere davvero di tutti i tipi, perché il signore in questione sul suo cellulare aveva una foto della copertina del libro. Peccato solo che lui quella foto non l’abbia aperta, con il risultato di aver fatto la sua richiesta guardando solo la parte inferiore dell’immagine, quella su cui leggeva GOPOLI. Quando si è deciso ad aprire la foto è apparso un bel PROFUGOPOLI in tutto il suo splendore.

La quarta di copertina di Profugopoli:

La società che organizza corsi per buttafuori e addetti alle pompe funebri ed è controllata dal noto paradiso fiscale dell’isola di Jersey. L’ex consulente campano che con gli immigrati incassa 24.000 euro al giorno e gira in Ferrari. La multinazionale francese dell’energia. E l’Arcipesca di Vibo Valentia. Ecco alcuni dei soggetti che si muovono dietro il Grande Business dei Profughi: milioni e milioni di euro (denaro dei contribuenti) gestiti dallo Stato in situazione d’emergenza. E proprio per questo sfuggiti a ogni tipo di controllo. Dunque finiti in ogni tipo di tasca, più o meno raccomandabile. Si parla spesso di accoglienza e solidarietà, ma è sufficiente sollevare il velo dell’emergenza immigrazione per scoprire che dietro il paravento del buonismo si nascondono soprattutto gli affari. Non sempre leciti, per altro. Fra quelli che accolgono gli stranieri, infatti, ci sono avventurieri improvvisati, faccendieri dell’ultima ora, speculatori di ogni tipo. E poi vere e proprie industrie, che sulla disperazione altrui hanno costruito degli imperi economici: basti pensare che, mentre il 95 per cento delle aziende italiane fattura meno di 2 milioni di euro l’anno, ci sono cooperative che arrivano anche a 100 milioni e altre che in dodici mesi hanno aumentato il fatturato del 178 per cento. Profugopoli è un fiume di denaro che significa potere, migliaia di posti di lavoro, tanti voti.

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Il Signore del Caos di Robert Jordan. Dal capitolo 44 al capitolo 49

Rilettura di Il Signore del Caos di Robert Jordan. Spoiler fino a La lama dei sogni.

44: Il colore della fiducia

Il medaglione di Mat blocca anche saidin e non solo saidar, anche se Mat non è in grado di capirlo visto che ancora nessuno ha scoperto che Halima è un uomo e che di conseguenza attinge a saidin. Se a qualcuno sembra che Jordan dedichi troppo spazio alla danza ricordo che lui era un ottimo ballerino fino a quando il suo fisico gli ha consentito di ballare, e che sotto uno dei suoi pseudonimi ha scritto anche articoli di critica teatrale e di danza.

Il gruppetto, Aes Sedai e accompagnatori, parte per Ebou Dar, non prima che Mat abbia manifestato il suo sostegno a Egwene. Non lo ammetterebbe mai, ma è pronto a fare di tutto per aiutare i suoi amici.

45: Un pensiero amaro

Perrin e il suo gruppo arrivano a Caemlyn e incontrano Rand. L’ultima volta che avevamo visto Perrin, se non ricordo male, era alla fine di L’Ascesa dell’Ombra, quando aveva salvato Emond’s Fiend dai Trolloc di Padan Fain (o forse aveva avuto qualche paginetta qui?). Nei Fuochi del cielo non c’era, possiamo immaginarlo tutto il tempo in viaggio e senza nulla di significativo da fare, ma a breve troverà modo di fare ancora qualcosa di utile. Per il momento consente a Rand di essere brevemente sé stesso, e questo è tanto.

46: Oltre il cancello

Perrin ha un simpatico incontro con i suoceri, con genitori così non c’è da stupirsi del carattere di Faile.

Min, tanto per cambiare, ha avuto una visione.

«Quando eravate insieme ho visto quelle lucciole e un’oscurità più intensa che mai. Hmm, mi piace questo vino speziato. Ma con voi due insieme nella stessa stanza, le lucciole hanno mantenuto la loro posizione invece di essere ingoiate più velocemente di quanto potessero sciamare, come invece succede quando sei solo. Ho visto anche un’altra cosa quando eravate insieme. Perrin dovrà essere presente accanto a te per due volte, o tu…» Min guardò nella coppa per non mostrargli il volto. «Se non dovesse esserci, ti capiterà qualcosa di brutto.» La voce di Min sembrava spaventata. «Molto brutto.»

Così, giusto per chiarire l’importanza di Perrin in quello che avverrà a breve. La seconda volta, ovviamente, è durante Tarmon gai’don.

Demira subisce il suo finto attentato, ma l’intento di chi lo ha organizzato di allontanare queste Aes Sedai da Rand funziona solo perché tutti sono così testoni da essere convinti di sapere tutto da non parlarsi. Davvero Rand avrebbe avuto bisogno di un trucchetto di questo tipo per tenere lontane le Aes Sedai? Come hanno fatto Merana, e soprattutto Verin, a non capire che c’era qualcosa che non andava? E lui, che accetta il loro voltafaccia senza nemmeno provare a indagare? Min, che dovrebbe essere un collegamento fra le Aes Sedai e Rand, non sente e non vede nulla? E nessuno in città parla di un attentato alla vita di un’Aes Sedai? Davvero i personaggi parlano troppo poco e a volte ragionano anche troppo poco.

47: La donna errante

A proposito di personaggi che non si parlano… perché diavolo Elayne e Nynaeve non hanno spiegato a Mat che sono Adeleas e Vandene a incanalare contro di lui? Non riescono a capire che un po’ di gentilezza e di comprensione nei confronti degli altri non guasta mai e che non sminuisce chi è gentile, e finiscono per non lasciarsi mai scappare un’occasione di fare i prepotenti gli uni con gli altri.

Scopriamo come aggirare il medaglione, scoperta che già in qualche modo aveva fatto Isaac Asimov con le tre leggi della robotica.

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ora immaginiamo di cancellare la seconda frase della prima legge. In un’occasione Asimov lo fa per il migliore dei motivi: quello economico. Il migliore dei motivi secondo economisti, imprenditori e politici, ovviamente, e se Asimov scriveva fantascienza l’economia (o più semplicemente la brama di ricchezza) è alla base di fin troppe decisioni reali aberranti. Non si può colpire direttamente con l’Unico Potere chi è protetto dal medaglione? Lo si può colpire in modo indiretto. Un robot non può danneggiare direttamente un essere umano? Lo può però danneggiare indirettamente, almeno nel caso di Il robot scomparso, racconto che vede come protagonista la robo-psicologa Susan Calvin alle prese con un robot in cui la prima legge è stata modificata.

Mat, alle prese con i dadi nella testa, sceglie di alloggiare a La donna errante, locanda gestita da Setalle Anan.

48: Appoggiandosi al pugnale

Quando eravamo stati a Cairhien, con il suo Daes Dae’mar (ma nomi più semplici no?), avevo reputato i cairhienesi folli. Per certi versi gli Aiel mi erano sembrati ancora più folli. Quelli della Saldaea sono in gamba, se escludiamo la gestione familiare. A Ebou Dar le cose sono ancora più assurde. Ma gente normale da qualche parte no?

Le “vere” Aes Sedai considerano ben poco Elayne e Nynaeve, con Tylin le cose vanno molto meglio. Peccato solo che poi Tylin diventerà lievemente invadente con Mat.

49: Lo specchio delle nebbie

Arriva Loial.

Le Aes Sedai di Salidar tentano di intimidire Rand, brutta cosa. Poco dopo Bera e Kiruna arrivano a Caemlyn e involontariamente portano il numero delle Aes Sedai a tredici, brutta cosa. Lo vede anche Min.

Immagini e aure lampeggiarono su di loro come succedeva sempre intorno alle Aes Sedai e i Custodi. Una di esse colse l’attenzione di Min quando si accese su tutte e due le donne nello stesso momento, giallo brunastro e viola scuro. I colori non significavano nulla, ma quell’aura fece bloccare il respiro di Min.

Perché? Ha qualcosa a che fare con quel che capiterà a breve a Rand? Le due sono a capo del gruppo di salvataggio, questa può essere una conferma che sono legate (anche se in negativo, perché aiutano a interromperle) alle sofferenze di Rand? Sì, in effetti solo poche pagine dopo Min spiega

«L’aura. Sangue, morte, l’Unico Potere, quelle due donne e tu, tutto nello stesso posto, allo stesso istante.»

Decisamente le visioni vanno interpretate. Sì, c’è tutto, sangue, morte, Unico Potere e Rand, ma nessuno fra Rand, Bera e Kiruna muore, e nessuno di loro usa l’Unico Potere contro uno degli altri due, o fa in qualche modo sanguinare uno degli altri due. Rand decide di partire e dice una frase abbastanza inquietante

«Fidati, Min. Non ti farò del male. Mi taglierei un braccio, piuttosto.»

Min reagisce in modo strano, sappiamo da L’Occhio del Mondo che una delle sue visioni su Rand riguarda una mano insanguinata, ma è solo in La lama dei sogni che vedremo Rand perdere una mano proprio per salvare Min.

Ormai l’ambasciata è guidata da Bera e Kiruna, che decidono di seguire Rand insieme ad altre sette Aes Sedai. Tre in più del numero consentito dal Drago.

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Il Signore del Caos di Robert Jordan. Dal capitolo 38 al capitolo 43

Rilettura di Il Signore del Caos di Robert Jordan.

Capitolo 38: Un freddo improvviso

Mat arriva a Salidar e le cose vanno in modo un po’ diverso da quel che tutti potevano immaginare. Aes Sedai e soldati sono molti di più rispetto a quanto ipotizzato da Mat, il che complica il suo compito anche se non lo spinge alla cautela. La sua determinazione nel voler aiutare gli amici è notevole, l’unico problema è che non ha idea di quale sia la situazione a Salidar. Anche Egwene e le altre hanno le loro difficoltà, dai problemi di Egwene a essere vista come Amyrlin all’impossibilità di usare saidar per fermare Mat. Ogni tanto qualche limitazione nell’uso dell’Unico Potere, che obbliga i personaggi ad accettare situazioni che non gradiscono o a trovare soluzioni alternative, è interessante.

Nicola ha il talento di vedere i Ta’veren, talento già manifestato da altri personaggi (Logain, Siuan), ma è interessante notare come capacità scomparse o rare siano sempre più presenti. Il Disegno intesse ciò che gli serve per continuare a procedere. Peccato solo che certi talenti li abbia Nicola.

39: Possibilità

L’arrivo di Mat offre a Egwene nuove possibilità: per quanto riluttante a fare qualsiasi cosa se non viene obbligato a farla, lui è un amico ed entrambi lo sanno. Il che significa che da un lato Egwene può destreggiarsi a livello politico sfruttando le divergenze fra Romanda, Lelaine e Sheriam, con Delana sempre lì a fare solo lei sa cosa, e dall’altro può fare pressioni usando in direzioni diverse (anche solo apparentemente) i soldati di Bryne e quelli di Mat. Rand non ha idea di quanto abbia aiutato Egwene quando ha mandato Mat a “salvare” Elayne. Peccato solo che i ragazzi di Emond’s Field (+Elayne) anche quando lavorano insieme riescano a fare i prepotenti gli uni con gli altri e a irritarsi a vicenda.

40: Risate inattese

Riunione fra Mat e Thom, con annessa consegna della lettera di Moiraine, e fra Elayne e Aviendha, che finalmente capiscono la composizione del terzetto di fanciulle di Rand.

41: Una minaccia

L’ambasciata di Salidar arriva finalmente da Rand e Min si butta letteralmente fra le braccia del Drago. Un po’ sfacciata la fanciulla. La sua presenza comunque è fondamentale, forse è solo grazie a lei che Rand mantiene la sua sanità mentale. Almeno in parte.

Visioni.

Una di quelle immagini l’aveva vista fin dalla prima volta. Migliaia di luci sfavillanti, come stelle o lucciole, che si catapultavano nel buio profondo, cercando di riempirlo, e ne venivano ingoiate. Adesso sembrava che vi fossero più luci di quante ne avesse viste prima, ma il buio le inglobava a gran velocità. C’era anche qualcos’altro, qualcosa di nuovo, un’aura gialla, marrone e porpora che le fece chiudere lo stomaco.

La lotta con il Tenebroso, e questo è sempre stato il destino di Rand. L’aura da voltastomaco potrebbe essere legata alla fine di questo romanzo, a quelle pagine in cui Rand se la passa decisamente male. Min consegna a Rand una lettera di Elayne.

Forse aveva finito l’inchiostro, perché le ultime righe assomigliavano più a uno scarabocchio, diverse dall’eleganza di tutto il resto.

Min ha ragione a chiamarlo Zuccone. Elayne non ha finito l’inchiostro, si sta semplicemente facendo violenza nell’accettare che Min sarà vicina a Rand e lei no, e che non deve essere gelosa per questo. Anche se in qualche modo Rand riesce davvero a stare con tre donne a volte riesce a essere terribilmente goffo e ingenuo.

Min crede che l’ambasciata di Merana non farà del male a Rand. Vediamo chi sono:

Merana Ambrey (Grigia), Kairen Stang (Blu), Rafela Cindal (Blu), Seonid Traighan (Verde), Faeldrin Harella (Verde), Demira Eriff (Marrone), Berenicia Morsad (Gialla), Masuri Sokawa (Marrone) e Valinde Nathenos (Bianca). Notevole, non c’è neppure una Nera fra loro, e considerando quanto spesso le nere riescano a intrufolarsi in qualsiasi gruppo questa è una bella eccezione. Sì, al di là di spaventarlo e farlo diventare imprudente nessuna di loro farà del male a Rand.

Ho visto un’aura intorno a te, nella sala del trono. Delle Aes Sedai ti faranno del male. O comunque delle donne che possono incanalare. Era molto confusa; non sono sicura sulla parte delle Aes Sedai, ma potrebbe accadere più di una volta. Credo fosse il motivo per cui era tutto così indistinto.

Sapere che c’è un pericolo però a volte non aiuta a evitarlo.

Min sorrise. «Ecco cosa mi piace di te, Rand. Accetti ciò che posso fare e ciò che non posso. Non mi chiedi mai se sono sicura o quando accadrà. Non chiedi mai più di quello che so.»

Per Min le sue capacità devono essere state un bel peso, e vedersi accettata così un sollievo enorme. Perché gli altri personaggi non riescono ad accettarsi così come fanno Min e Rand? Sulin come cameriera è… notevole. L’ultima visione di Min in questo capitolo una volta tanto è qualcosa di bello e la eleva più o meno al rango di Sapiente:

«Avrai due figlie» mormorò Min. «Gemelle, come due gocce d’acqua.»

42: La Torre Nera

Rand fa una visita alla Fattoria, che ora ha un nuovo nome. Come i suoi occupanti, del resto. E se Torre Nera non ha nessun apostrofo nel nome lo stesso non si può dire di Asha’man, odio la Lingua Antica. L’abitudine di lasciare indietro le Fanciulle è deleteria, come vedremo: se Rand non fosse sparito più volte da solo la prima volta che questo fosse accaduto tutti si sarebbero preoccupati, invece così una sparizione è solo l’ennesima sparizione. Peccato che Rand lasci tutto questo spazio a Taim, va bene che lui ha da fare ed è preso da una quantità di problemi incredibili, tutti diversi, tutti bisognosi di attenzione e tutti urgenti, ma lasciare non controllati centinaia di uomini che possono incanalare? Perché la cosa puzza lontano un miglio di fesseria? No, per la verità non sono non controllati, sono controllati da Taim, che è peggio.

43: La Corona di Rose

Le Aes Sedai a Caemlyn pianificano, contattando Dyelin, Luan ed Ellorien.

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Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 12: Tyrion

Per Tyrion Lannister le cose, fra La regina dei draghi e Tempesta di spade, sono radicalmente cambiate, e ora il Folletto deve cercare di recuperare il terreno perduto. Comincia con una simpatica chiacchierata con Varys e prosegue con Loras Tyrell, il quale dichiara che “Una volta che il sole è tramontato, nessuna candela può sostituirlo”. È in lutto per Renly il Cavaliere di fiori, e il fatto che sia il terzogenito e che rinunci a ogni possibilità di sposarsi rende il personaggio di George R.R. Martin ben diverso da quello di David Benioff e D.B. Weiss. Poi abbiamo un simpatico intermezzo con Shae, che vuole partecipare al banchetto di nozze. La prudenza non sa proprio cosa sia.

Il dialogo fra i due contiene un errore di traduzione che a suo tempo ho segnalato in Mondadori. Questo è ciò che avevo scritto:

Pag. 194, Shae, che vuole partecipare al banchetto di nozze di Joffrey, dice “Mi trovo un posto in qualche angolino buio dietro il sale”, e io non ne ho mai capito il significato. La frase originale dice below the salt, quindi qui c’è una traduzione letterale. Che però non ha senso, mi è bastato riportare quelle tre parole su google per trovare, come primo riferimento, questa pagina:

http://www.phrases.org.uk/meanings/below-the-salt.html

Below the salt

Meaning

Common or lowly. See also ‘beyond the pale‘.

Origin

‘Below the salt’, or ‘beneath the salt’, is one of the many English phrases that refer to salt, for example, ‘worth one’s salt‘, ‘take with a grain of salt‘, ‘the salt of the earth‘, etc. This is an indication of the long-standing importance given to salt in society.

In mediaeval England salt was expensive and only affordable by the higher ranks of society. Its value rested on its scarcity. Salt was extracted from seawater by evaporation and was less easily obtainable in northern Europe than in countries with warmer climates, where the evaporation could be brought about by the action of the sun rather than by boiling over a fire. This method was abandoned in England in the mid-1600s when natural rock-salt began to be mined commercially in Cheshire. Prior to that date the high value of salt was the source of the high symbolic status given to it in the day-to-day language that originated from England in the Middle Ages.

At that time the nobility sat at the ‘high table’ and their commoner servants at lower trestle tables. Salt was placed in the centre of the high table and only those of rank had access to it. Those less favoured on the lower tables were below (or beneath) the salt.

The term ‘salt’ is used for the container the salt was kept in as well as for the condiment itself. The ornate design and costly materials used for these salts was a reflection of the importance that salt was accorded. As early as 1434 the word ‘salt’ was used in this way, e.g. “A feir salt saler of peautre.” (A fine-quality pewter salt cellar). Strictly speaking, to be ‘below the salt’ was to be below the salt cellar.

The phrase was in figurative use by the late 16th century, as this quotation from Ben Jonson’s Cynthia’s Revels, 1599 shows:

“His fashion is not to take knowledg of him that is beneath him in Cloaths. He never drinks below the salt.”

Si tratta perciò di una frase idiomatica che va tradotta in un altro modo.

Nelle edizioni più recenti la frase è stata corretta in “Mi trovo un posto in qualche angolino buio tra i comuni mortali”.

Capitolo essenzialmente di parole, per le azioni dobbiamo aspettare ancora un po’.

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