Harry Turtledove: L’ascesa di Krispos

L’ascesa di Krispos è il primo dei romanzi che Harry Ttrtledove ha ambientato nel mondo di Videssos dopo la tetralogia de La legione perduta. Si tratta di un Prequel ambientato 500 anni prima di quella serie, ma che proprio lì trova la sua origine. Quando Marcus, nel quarto romanzo della Legione, racconta a Balsamon dell’incontro con Avshar e cita Skopenzana, il patriarca, che fra le altre cose è uno storico di tutti rispetto, parla del selvaggio comportamento dei Kubratoi all’epoca di Krispos. Visto che io non sono a casa non posso fare una citazione precisa di quella conversazione, non ho il libro con me, ma ricordo comunque la scena molto bene.

Avshar… qui in realtà ne  troviamo solo tracce, perché questo libro, come dice il titolo stesso, narra dell’ascesa di Krispos da povero contadino, in alcune fasi della sua vita pure schiavo, fino a… devo dirlo? Sarebbe uno spoiler, ma non è difficile da immaginare. Non lo è per chi conosce i titoli dei tre romanzi su Krispos – la duologia originaria e il romanzo che si è aggiunto in seguito – e per chi presta fede nelle profezie. E, tranne che a volte con George R.R. Martin (vedi lo stallone che monta il mondo, anche se io sono propensa a credere a Maggy la Rana e a diverse altre profezie), nel fantasy le profezie vanno prese molto sul serio. Per questo fin dalla moneta di Omurtag sappiamo quale direzione prenderà la storia, anche se non abbiamo idea della strada che sceglierà Turtledove per andare dalla situazione iniziale a quella finale. L’effetto sorpresa comunque manca solo sull’esito, non sul percorso, e durante il percorso io mi sono divertita molto. Come sempre Turtledove da’ ampio spazio al cibo, sarà per questo che i banchetti di Martin non mi disturbano minimamente? Cioè, non mi disturba leggere del susseguirsi delle portate, anche se a certi banchetti io personalmente preferirei non partecipare. Eviterei qualche ripetizione del credo di Phos, ma forse è l’atea che c’è in me a parlare. Strozzerei Anthimos, anche se è l’Avtokrator, ma un Avtokrator come lui è meglio perderlo che trovarlo (anche se Maniakes ne L’era dei disordini aveva avuto a che fare, all’inizio della sua avventura, con un Avtokrator peggiore).

Quando avrò più tempo dovrò approfondire meglio il discorso dell’effetto che il mondo di Videssos ha su di me. Di fatto però, anche se penso che la storia migliore sia quella de La legione perduta e dei suoi tre seguiti, anche questo è un libro che ho letto con molto piacere. Concentrato su un solo personaggio invece che su diverse figure, perciò privo dell’ampiezza di vedute e della profondità di altre opere, ma comunque affascinante. E, pur sapendo che questo è il primo libro di una duologia (poi diventata trilogia, ma di questo parlerò più avanti), si può tranquillamente leggerlo da solo.

Pubblicato in impressioni di lettura | Contrassegnato | Lascia un commento

Su Wild Cards di George R.R. Martin e la serie televisiva

Risale a qualche giorno fa la notizia che dopo Le cronache del ghiaccio e del fuoco un’altra serie ideata da George R.R. Martin dovrebbe arrivare in televisione. Il condizionale è d’obbligo, anche se non tutti coloro che ne hanno parlato se ne sono accorti, è lo stesso scrittore a ricordare che non tutti i progetti poi si concretizzano davvero nella realizzazione di una serie, certamente memore di opere – Doorways in particolare – che sono state sul punto di arrivare in televisione ma che, per un motivo o per l’altro, non lo hanno fatto. In questo caso si tratta di Wild Cards, serie lunghissima nata nel 1986 e di cui a breve verrà pubblicato il ventitreesimo volume. I diritti, ha spiegato Martin sul suo Not a blog, sono stati acquistati da Universal Cable Production (UCB), e lui si augura che quella per cui i lavori inizieranno a breve sarà solo la prima di diverse serie interconnesse.

Del resto proprio questa è una delle caratteristiche di Wild Cards, libri dotati di un gran numero di protagonisti ideati da quasi altrettanti scrittori – con Martin che è solo uno dei tanti, anche se lui ha sempre ricoperto anche il ruolo di curatore dei singoli volumi – le cui vicende si intrecciano fra loro formando una storia che è più grande della somma delle singole parti. Per certi versi è lo stesso tipo di struttura che qualche anno dopo Martin avrebbe ripreso per il suo lavoro solitario di Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Il progetto è stato affidato a Melinda M. Snodgrass e Gregory Novecek. Quanto a Martin stesso, ha ricordato di avere già un impegno personale con HBO e un romanzo da scrivere, perciò rimarrà a guardare dall’esterno gli sviluppi di un progetto per il quale è comunque molto eccitato.

Lo ha scritto chiaramente sul suo blog (http://grrm.livejournal.com/496792.html):

I won’t be working on the series myself… my own development deal is exclusive to HBO, and I am writing THE WINDS OF WINTER, as I believe most of you will recall…

Personalmente non lavorerò alla serie, il contratto del mio progetto prevede l’esclusiva con HBO, e sto scrivendo The Winds of Winter, come credo molti di voi ricordino…

Questa frase purtroppo non è stata ripresa nell’articolo pubblicato da fantascienza.com (e da chissà quanti articoli, ma io gli altri articoli non li ho letti): http://www.fantascienza.com/21578/wild-cards-la-saga-creata-da-george-rr-martin-diventera-una-serie-tv. Risultato? Un paio di lettori hanno iniziato a prendersela con Martin:

1 viscm martedì, 9 agosto 2016, 11:04

Invece di pensare a nuove serie, anche se quella su Wild cards potrebbe essere molto interessante, perchè non pensa a finire gli ultimi due libri delle ‘Cronache del ghiaccio e del fuoco’?

Sono già passati 5 anni dall’ultimo e 20 dal primo!

 

2 Albacube reloaded martedì, 9 agosto 2016, 12:41

Censura, censura, censuraaaaahhhgggrr!

Meglio che mi contenga un po’… altrimenti lo offendo “pesantemente”!

Se hanno letto solo quell’articolo a questi due lettori manca un’informazione essenziale, il fatto che Martin non vi lavorerà, ma davvero è necessario prendersela con lo scrittore ogni volta che parla di qualcosa che non sono Le cronache del ghiaccio e del fuoco? A volte quando io sono impegnata con qualcosa di lungo sento il bisogno di staccare e scrivere altro, e il mio lungo non significa un migliaio di pagine e diversi anni di lavoro. Davvero non capisco chi apprezza il lavoro di qualcuno e nonostante questo continua a prendersela con lui. Martin impiega anni a pubblicare un libro? Va bene, intanto che il suo libro non arriva io leggo altro. C’è stato comunque anche chi lo ha difeso:

3 Palomino martedì, 9 agosto 2016, 22:56

Non credo ci metterà mano. E probabilmente dovrà anche dividere i profitti con i vari scrittori.

Quanto hai libri temo dovrete aspettare la fine della serie.

Palomino.

 

4 Thersicore mercoledì, 10 agosto 2016, 9:32

Martin ne è solo un supervisore, nei romanzi. Una sorta di controllore che vagliava le idee, per rendere l’unicerso omogeneo. Forse ha scritto un paio di racconti. L’idea potrebbe essere intrigante… Se non che, descrivere, e filmare un mondo in cui “tutti” hanno SuperPoteri o sono deformi, potrebbe far salire notevolmente i costi di produzione. Girare un Fantasy, per quanto accurato ha meno problemi di post produzione. Qui, tra trucco, effeti speciali, greenscreen, effetti 3D completi, rischia il tracollo dopo due stagioni se non diventa la serie per eccellenza. Inoltre è da capire se ci sarà un “nucleo” di personaggi di base che si vedranno ad ogni stagione, o se cambieranno ogni volta. Potrebbe diventare “antologica”, nel senso che ogninstzgione un cast nuovo…

Precisazione per Palomino: non credo che a questo punto a Martin importi davvero del profitto, ha guadagnato abbastanza soldi per qualche generazione di Martin… generazioni che non ci saranno perché lo zio George non ha figli. Per lui credo che a questo punto conti la soddisfazione di veder apprezzato il suo lavoro. Lo so, se davvero volessi essere letta da Palomino dovrei rispondere su fantascienza.com e non qui, ma a volte i miei commenti sono più riflessioni private in uno spazio pubblico che altro, le discussioni prendono tempo e non ho voglia di dedicare il mio tempo anche a fantascienza.com, non ne ho abbastanza.

Precisazione per Thersicore: Martin ora è solo un supervisore ma le cose non sono sempre state così.

Per L’origine ha scritto Giochi di guscio (presente anche nel secondo volume dell’edizione Oscar di I canti del sogno), la prefazione, i cinque intermezzi e l’appendice.

Per L’invasione ha scritto Gelo d’inverno e i sette brani incentrati su Jube.

Per L’assalto è impossibile dirlo con precisione visto che a differenza degli altri due volumi, costituiti da una serie di racconti interconnessi fra loro, questo è un vero e proprio romanzo e quindi i singoli copyright sono un po’ più vaghi. Possiamo immaginare che abbia scritto le parti incentrate sui personaggi creati da lui, Hiram Worchester (Fatman), Jay Ackroyd (Damerino), Thomas Tudbury (la Tartaruga) e Robert Seivers (il Mazziatore).

Per La missione ha scritto Dal diario di Xavier Desmond, che qui compare spezzato in 12 parti, come era avvenuto per Jube nel secondo libro, e che invece nel secondo volume di I canti del sogno è stato riunito in un unico testo.

Per Nei bassifondi ha scritto Nemmeno tutti i cavalli del re, diviso in cinque parti, e la suddivisione dei racconti in più parti è qualcosa che hanno iniziato a fare anche altri autori.

Il candidato è un altro romanzo, Martin è il creatore e lo scrittore che si è occupato di Jay Ackroyd (Damerino), Hiram Worchester (Fatman), Josh Davidson e Thomas Tudbury (la Grande e Potente Tartaruga).

La mano del morto è un nuovo romanzo, che si svolge contemporaneamente al precedente e con cui s’interseca in più punti. Martin si è occupato di Jay Ackroyd (Damerino), Hiram Worchester (Fatman), Dissolvenza, Robert Seivers (il Mazziatore), Jube Benson (Tricheco) e Charm.

Questi mi sembrano un po’ più di un paio di racconti, è solo dal volume successivo, l’ottavo, che ha smesso di scrivere e si è limitato a fare il curatore della serie.

Va bene, torniamo all’articolo che ho pubblicato su FantasyMagazine.

Presente fra gli autori di Wild Card fin dalla sua nascita, la Snodgrass ha creato personaggi quali il dottor Tachyon, Roulette, Blaise Andrieux e altri che non si sono visti negli otto libri pubblicati fino a questo momento in italiano: il dottor Bradley Finn, Topper, Double Helix e Franny Black. Oltre a scrivere romanzi e racconti e ad affiancare da anni Martin nel lavoro di editing di Wild Cards la Snodgrass è attiva anche come sceneggiatrice e produttrice per il cinema e per la televisione. Ha lavorato, fra l’altro, per Star Trek: The Next Generation, Oltre i limiti, Odyssey 5 e Profiler – Intuizioni mortali. Un suo racconto, Le mani che non c’erano, compare nell’antologia La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose.

Dopo aver pubblicato l’articolo mi sono imbattuta in un’intervista alla Snodgrass, che ha ricordato l’origine della serie: http://suvudu.com/2016/08/interview-melinda-m-snodgrass-talks-wild-cards-on-tv.html. Alcune cose le sapevo già, mi ha fatto piacere scoprire che è stata lei ad avere l’idea del virus alieno – cosa non sorprendente visto che Tachyon è una sua creazione – e che l’idea è piaciuta molto a Martin che, pur amando molto i fumetti, trovava improbabili le storie che narravano l’origine dei supereroi. Poco più sotto ha fatto anche una considerazione interessante sui mondi condivisi e sull’usare un personaggio creato da un altro.

Ciascun autore vede i personaggi in modo diverso, perciò attraverso la visione degli altri lei è stata in grado di guardare da un’altra angolazione e quindi capire meglio le sue stesse creazioni. Avete presente Martin, che ha detto che la Osha creata da David Benioff e D.B. Weiss e interpretata da Natalia Tena è più affascinante della sua e che probabilmente per questo avrebbe riconsiderato un po’ il ruolo della donna nella storia? Quella descritta dalla Snodgrass è proprio questa situazione, anche se lei certamente stava pensando a Tachyon e agli altri personaggi di Wild Cards e non a Osha.

Novecek ha prodotto Jeremiah, Red e Secret Origin: The Story of DC Comics.

UCB crea programmi televisivi e digitali visibili attraverso diverse piattaforme e ha una distribuzione internazionale. Fra le serie che ha realizzato vi sono Caprica, 12 Monkeys, The Magicians, adattamento dell’omonimo romanzo di Lev Grossman (2015) e Colony (2016).

Nell’immaginazione narrativa il mondo di Wild Cards diverge dal nostro il 15 settembre del 1946. Quel giorno un virus di provenienza aliena viene rilasciato nel cielo di Manhattan (non da Tachyon, come scritto erroneamente da fantascienza.com) e si diffonde sulla terra, innestandosi nel DNA delle persone con effetti assolutamente imprevedibili. Il 90% delle persone che contraggono l’infezione pesca la Regina Nera di un immaginario mazzo di carte e muore in modo orribile. Il 9% pesca il Jolly, o burlone, e il suo corpo viene deformato in modo diverso da quello di chiunque altro. Il restante 1% pesca l’Asso, e viene benedetto dal manifestarsi di straordinari e imprevedibili poteri. Da quel momento il mondo non sarà più lo stesso.

Il primo volume, Wild Cards. L’origine, è giunto in finale al Premio Hugo. Io naturalmente l’ho letto e ne ho scritto la recensione: http://www.fantasymagazine.it/13772/wild-cards-l-origine. Altri commenti sulla serie Wild Cards, sul fatto che mi sono divertita fino al settimo libro (La mano del morto) e che l’ottavo (Il fante con un occhio solo) mi ha disturbata così tanto da farmi decidere di non andare avanti, li potete trovare sul blog. Quanto alla serie televisiva non la guarderò, non ho nessuna intenzione di vedere i Jockers.

Dopo la traduzione dei primi due libri da parte di Rizzoli nel 2010, fra il 2013 e il 2014 è subentrata Mondadori. La casa editrice milanese ha ripubblicato quei due volumi e portato avanti la serie fino al nono, Il castello di cristallo, prima di fermarsi a causa delle vendite insoddisfacenti, come è stato confermato a me e a una manciata di altre persone in un incontro svoltosi nella sede di Segrate lo scorso mese di aprile, quando all’ordine del giorno c’era la neonata collana Oscar Fantastica.

Non sappiamo se la realizzazione della serie televisiva porterà alla traduzione di altri libri ambientati in un mondo che negli Stati Uniti ha contribuito ad arricchirsi ben tre decenni grazie alla fantasia e alla penna di Howard Waltrop, Walter Jon Williams, Stephen Leigh, Victor Milán, John Jos. Miller, Gail Gertsner Miller, Edward Bryant, Leanne C. Harper, Arthur Bryon Cover, Chris Claremont, Lewis Shiner, Walton (Bud) Simons, Steve Perrin, Royce Wideman, Pat Cadigan (un suo racconto, La cura, si trova nell’antologia La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose, un altro, C’è vita dopo la riabilitazione?, nel secondo numero di Effemme), Sage Walker, Laura J. Mixon, Parris, William F. Wu, Michael Cassutt, Kevin Andrew Murphy, Daniel Abraham, Ty Franck (uno dei due scrittori che si celano sotto l’identità di James S.A. Corey, autore di Leviathan. Il risveglio e Caliban. La guerra), Bob Wayne, S.L. Farrell, Carrie Vaughn (un suo racconto, Raisa Stephanova, si trova nell’antologia La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose), Caroline Spector (un suo racconto, Le bugie che mia madre mi ha detto, si trova nell’antologia La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose), Christopher Rowe, Ian Tregillis (autore di Più nero della notte e di due libri che Mondadori pubblicherà fra la fine del 2016 e l’inizio del 2017: The mechanical e The rising), David D. Levine, David Anthony Durham (autore di Annibale, I ribelli del mondo oscuro e Il guerriero del lago d’argento, tutti libri fuori catalogo), Cherie Priest, Paul Cornell, Craig Chrissinger, Mary Anne Mohanraj, Max Gladstone, Marko Kloos, Diana Rowland (un suo racconto, Una città da resuscitare, si trova nell’antologia La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose), Bradley Denton, Saladin Ahmed (autore di Il trono della luna crescente, ho già programmato la recensione del romanzo su FantasyMagazine per il 29 agosto), Roger Zelazny (lui non ha bisogno di presentazioni, vero? Qui dico solo che ha creato il Dormiglione) e naturalmente degli stessi Martin e Snodgrass.

Tutti loro hanno contribuito a creare romanzi, graphic novel, giochi, ma soprattutto un universo, a giudizio di Martin ampio, vario e affascinante quanto i fumetti di Marvel e DC, anche se più cupo e più realistico, con un’infinità di personaggi fra protagonisti e comprimari. Al suo interno ci sono migliaia di storie, Jetboy, i Quattro Assi, il dottor Tachyon, la Grande e potente Tartaruga, Modular Man, Yeoman, Capitan Trip, Fortunato, il Damerino, Crisalide, Water Lily, Bagabond, Peregrine, Carnifex, Mackie Messner e molti altri. Martin non sa su quali personaggi si concentreranno Snodgrass e Novecek, e ha pubblicamente invitato gli appassionati a lasciare i propri suggerimenti sul suo blog, sapendo che la produzione darà almeno uno sguardo e quei nomi. Solo su uno è ragionevolmente certo di poter dire che ci sarà: Croyd Crenson, il Dormiglione. Non sarebbero le Wild Cards senza di lui.

Pubblicato in George R.R. Martin, televisione | Contrassegnato , | 2 commenti

La Ruota del Tempo di Robert Jordan. Dal capitolo 37 al capitolo 41

Rilettura di La Ruota del Tempo di Robert Jordan. Attenzione: spoiler.

37: La lunga ricerca

Nynaeve, Moiraine e Lan vanno a salvare Perrin. L’episodio della percezione moneta, sparita e poi ricomparsa, permette di allineare il tempo di questa trama con il tempo di Egwene e Perrin. Nynaeve e Lan fanno a gara per vedere chi è più in gamba e chi rispetta di più le capacità dell’altro, strano modo di corteggiarsi. Nynaeve ritrova Bela e ha una sensazione inquietante:

E se nella fuga due dei loro cavalli avessero portato un carico doppio, alcuni Figli li avrebbero raggiunti, indipendentemente da quanto si fossero allontanati. E qualcuno di loro – Lan, Moraine, lei, i ragazzi – sarebbe morto. Ne era sicura, come se ascoltasse il vento. E questo pensiero le provocò un brivido di terrore, paura per quella certezza. Questa volta non c’entravano previsioni del tempo, raccolti, malattie. Perché Moiraine le aveva rivelato che anche lei era in grado di usare il Potere?

Le Sapienti, quelle in grado di adoperare l’Unico Potere (anche se non sanno cosa stanno facendo) sono in grado di ascoltare il vento e fare previsioni Meteo precisissime. In Nynaeve questa capacità cambia, e in alcuni casi le consente di prevedere guai.

38: Salvataggio

Salvataggio fase due, dal punto di vista di Perrin, e per fortuna  che la cavalleria è arrivata perché quello di ammazzare il prigioniero in una finta fuga organizzata proprio per avere la scusa per ammazzarlo è un trucco vecchio ma spesso efficace. Meno male che i Manti Bianchi si credono tanto puri.

I lupi, che non hanno infastidito Nynaeve perché evidentemente lei non puzza di sbagliato come i Manti Bianchi, collaborano al salvataggio. Nota su Byar: è un fanatico della specie peggiore, di quelli con cui non c’è speranza di ragionare.

Tutti i Manti Bianchi lo odiavano, ma la loro era un’emozione umana. Byar li voleva morti, ma non provava niente: in lui non c’era odio, non c’erano emozioni.

Quando Egwene, Perrin e Lan raggiungono Moiraine, lui vorrebbe tornare indietro a cercare Nynaeve, e arriva quasi sul punto di scontrarsi con Moiraine pur di farlo. Direi che è proprio innamorato.

In un momento di pausa Nynaeve guarisce Perrin, anche meglio di come pensava di poter fare:

«Sembri sorpreso» disse Nynaeve. Anche lei pareva stupita, e spaventata, forse. «La prossima volta, puoi andare da lei

Evidentemente ha usato l’Unico Potere per affrettare la guarigione, e in effetti lei ha già mischiato e mischierà ancora le due tecniche. Jordan non dice esplicitamente che è arrabbiata, forse non aveva ancora deciso di creare il suo blocco psicologico ma forse ha ritenuto la precisazione inutile, in fondo lei è certamente arrabbiata per come Byar ha conciato Perrin. Subito dopo nota gli occhi, e suppongo che il cambiamento sia davvero recente perché se gli occhi di Perrin fossero stati gialli quando lui era ancora prigioniero i Manti Bianchi avrebbero avuto un motivo in più per chiamarlo Amico delle Tenebre. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, che valore hanno occhi da lupo? Moiraine non dice nulla, evidentemente perché pensa che non essendo un segreto suo dev’essere Perrin a decidere se parlarne, perciò è Lan a fornire privatamente a Perrin (e a noi) qualche spiegazione su quel che è avvenuto. Perché Lan si preoccupa per i ragazzi di Emond’s Field? Perché lui è cotto di Nynaeve, e quel che interessa a lei interessa anche a lui. Partiamo da Elyas:

«Il suo nome era Elyas. Elyas Machera.» Lan inspirò a fondo e Perrin gli scoccò un’occhiata penetrante. «Lo conosci?»

«L’ho conosciuto. Mi ha insegnato molte cose, sulla Macchia e su questa.» Toccò l’elsa della spada. «Era un Custode, prima che… prima che accadesse. L’Ajah Rossa…»

L’Aes Sedai a cui è ancora legato Elyas è una Verde, Rina Hafden, ma nella saga la vediamo ben poco.In compenso notiamo che le Rosse volevano domare Elyas. Lui non può toccare l’Unico Potere ma loro, nel dubbio, si erano fatte aggressive e lui ha tagliato la corda. A proposito di Rosse

«Ho sentito parlare dell’Ajah Rossa» disse Perrin.

«E gran parte di quel che hai udito è sbagliato, senza dubbio. Vedi, esistono delle… fazioni, all’interno di Tar Valon. Sono in disaccordo sul modo di combattere il Tenebroso. La meta è la stessa, ma le differenze… le differenze possono significare vite cambiate o troncate. Vite di uomini e di nazioni. Sta bene, Elyas?»

Prima di dire che il fine giustifica i mezzi bisognerebbe interrogarsi seriamente su fine e mezzi, ma le Rosse sono per aggredire prima e interrogarsi poi. Ma poi, devono proprio interrogarsi? In fondo la logica è campo delle Bianche. Ma cos’è accaduto a Perrin?

è una cosa antica, perduta molto tempo prima che si scoprisse l’esistenza del Tenebroso. Ma che ne dici della probabilità, fabbro? A volte il Disegno è casuale, ai nostri occhi almeno, ma quante erano le probabilità che tu incontrassi una persona che ti guidasse in questo e che tu fossi idoneo a seguire la sua strada? Il Disegno forma una Grande Grinza, quella che alcuni chiamano Merletto delle Epoche; e in essa voi ragazzi avete un ruolo di primo piano. Non credo che vi rimangano molte possibilità d’agire liberamente, ora. Siete stati prescelti, quindi?

Loial ci ha spiegato cos’è Perrin, anche se ancora non lo conosce: ta’veren.

«Oggigiorno molte cose si dissolvono e cadono a pezzi. Antiche barriere s’indeboliscono, antiche mura si polverizzano. Le barriere fra il presente e il passato, fra il presente e il futuro.» Il suo tono divenne sinistro. «Le mura della prigione del Tenebroso. La nostra può essere la fine di un’Epoca. Forse vedremo nascere una nuova Epoca, prima di morire. O forse siamo alla fine di tutte le Epoche, la fine del tempo stesso. La fine del mondo.»

Un po’ apocalittico, se non fosse che stiamo davvero andando verso l’apocalisse.

39: Il Disegno s’increspa

Torniamo a Rand, Mat è troppo impegnato con il suo tesssoro per poter fare qualsiasi cosa. Rand esce per andare a vedere Logain e, nel farlo, passa accanto a Lamgwin. Chi l’avrebbe detto, da un incontro così fugace, che l’avremmo rivisto e che sarebbe stato fondamentale per la fuga di Morgase? Già Basel Gill sembrava uno di quei personaggi che si incontrano una volta e mai più, Lamgwin poi…

Rand vede il mendicante di cui lo aveva avvisato Gill – Padan Fain, ovviamente, anche se lui non lo sa – e fugge. Vede da lontano Logain, che all’improvviso getta indietro la testa e ride. In quel momento Logain ha visto Rand e, essendo capace di distinguere i Ta’veren (cosa che verrà confermata fra qualche libro, spero che mi ricorderò di segnalarla quando ci arriverò), sa che Rand farà cose che lui nemmeno si è sognato.  A Rand invece basta un attimo di distrazione per cadere nel giardino di Elayne.

40 La Grinza si accentua

Elayne cura il Rand randagio e si dimostra padrona della situazione. Ha già un carattere forte, al punto che Gawyn parlando della gente dei Fiumi Gemelli dice che

Elayne dovrebbe scegliersi il marito laggiú: solo un uomo con la volontà di pietra riuscirebbe a non farsi calpestare da lei.

Marito no, ma l’amante proveniente dai Fiumi Gemelli se lo trova. La situazione precipita quando arriva Galadedrid Damodred, Galad per gli amici e per tutti quelli che odiano scrivere il suo nome completo. Volendo potrei anche shiamarlo Stannis, in fondo

«Galad fa sempre la cosa giusta» spiegò Gawyn «anche quando non dovrebbe.»

Se questo non è Stannis Baratheon non so proprio chi sia. In realtà George R.R. Martin deve ancora creare il suo personaggio, ricordo che L’Occhio del Mondo è del 1990, A Game of Thrones, in cui Stannis viene solo nominato, del 1996, e solo con A Clash of Kings, del 1999, il secondo dei fratelli Baratheon fa la sua comparsa in scena. Galad è più bello, ma per il resto…

«Galad non mente.»

«Mi piacerebbe che lo facesse almeno una volta» mormorò Ga­wyn a Rand. «Forse ci renderebbe piú facile la vita con lui.»

Ecco, appunto. Chi vorrebbe arrestare Rand è Tallanvor, altro personaggio che rivedremo. Lasciato il giardino insolitamente verde grazie alle cure di Elaida c’è l’udienza con Morgase. Elaida sferruzza come se l’udienza non fosse dagna della sua attenzione, ed è ovvio che questo solo gesto sottolinei l’importanza della donna. Si diverte pure a creare casino quando rivela che Rand porta una spada col marchio dell’airone. Stranamente

«La spada gli si adatta» disse Gareth Bryne.

La regina lo guardò, sorpresa. «Com’è possibile?»

«Non lo so, Morgase» rispose lentamente lui. «È davvero troppo giovane, eppure la spada si adatta a lui, e lui alla spada. Guarda i suoi occhi. Guarda il portamento. Lui e l’arma sembrano fatti l’uno per l’altra. È troppo giovane, ma la spada gli appartiene.»

Rand in effetti diventerà degno di quella spada, secondo me un po’ troppo in fretta anche se il suo maestro si chiama Lan. Anche la mia insegnante di karate è campionessa del Mondo, ma questo non significa che io abbia imparato a tirare un calcio Mae-geri senza ribaltarmi da sola. Uno basso, eh, mica ho la pretesa di tirarne uno alto. Comunque Rand non può fare a meno di interrogarsi sulla sua identità, fra la spada, Elaida che fa predizioni catastrofiche, Elayne che lo definisce un bel ragazzo e Gawyn che gli dice che somiglia a un Aiel. Per fortuna Morgase vuole bloccare quel sospetto che sta soffocando Caemlyn e l’Andor, decide di fidarsi di Rand e lo lascia andare. E mentre lui va via io riprendo le parole dette poco prima da Elaida:

«Il Tenebroso si muove, a Shayol Ghul» rispose l’Aes Sedai. «L’Ombra si proietta sul Disegno e il futuro è in equilibrio sulla punta d’uno spillo. Costui è pericoloso.»

All’improvviso Elayne si gettò in ginocchio davanti al trono.

«Madre, ti supplico di non fargli del male. Se ne sarebbe andato subito, se non l’avessi trattenuto. Voleva andarsene. Sono stata io a farlo restare. Non posso credere che sia un Amico del Tenebroso.»

Con un gesto Morgase la tranquillizzò, ma non distolse lo sguardo da Rand. «È una Predizione, Elaida? Stai leggendo il Disegno? Dici che il talento si manifesta in te quando meno te l’aspetti e che con uguale repentinità scompare. Se questa è una Predizione, ti ordino di dire chiaramente la verità, senza avvolgerla come al solito in tanto di quel mistero che nessuno capisce se hai detto di sí o di no. Parla. Cosa vedi?»

«Ecco cosa predico» rispose Elaida «e non posso usare maggiore chiarezza, lo giuro per la Luce. Da questo giorno l’Andor marcia verso la sofferenza e la discordia. L’Ombra non ha raggiunto ancora il massimo e non posso vedere se dopo la Luce verrà. Dove il mondo ha versato una lacrima, ne verserà migliaia. Questo predico.»

Una cappa di silenzio scese sulla sala, rotta solo da Morgase, che respirò come se fosse il suo ultimo respiro.

Elaida continuò a fissare Rand negli occhi. Parlò di nuovo, muovendo appena le labbra, con tono cosí basso che lui non l’avrebbe udita, a distanza maggiore d’un braccio. «Anche questa, è la mia Predizione. Sofferenza e discordia riguardano il mondo intero e costui si trova al centro. »

Pubblicato in citazioni, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato | Lascia un commento

Simboli nel mondo di Robert Jordan

Fra i libri che sto leggendo c’è anche The Wheel of Time Companion, firmato da Robert Jordan, Harriet McDougal, Alan Romanczuk e Maria Simons. Nelle sue oltre 800 pagine l’enciclopedia comprende un’infinita di voci relative a personaggi, luoghi, oggetti e tutto quanto ha una minima importanza nella saga. Una voce è dedicata a Dragon’s Fang, la Zanna del Drago. Trascrivo la spiegazione che compare nel Glossario di L’Occhio del Mondo, che dice più o meno quel che dice l’enciclopedia.

Zanna del Drago: Simbolo stilizzato, di solito tracciato in nero, a forma di lacrima in equilibrio sulla punta. Scarabocchiato su di una porta o sulle pareti di una casa, è un’accusa di malvagità nei confronti di chi vi abita.

Oltre a riportare le voci in ordine alfabetico l’enciclopedia fa rimandi nel caso in cui il nome venga cercato nel modo sbagliato. Una voce, per esempio, è

Fang, Dragon’s. See Dragon’s Fang.

Volete sapere qual è la voce successiva?

fangfish. A dangerous fish of editorial nature.

 

Pubblicato in citazioni, nonsense, Robert Jordan | Contrassegnato | Lascia un commento

Classifiche: 21 agosto 2016

1 (1) J.K. Rowling, Harry Potter e la maledizione dell’erede, Salani;

2 (2) Antonio Manzini, 07/07/2007, Sellerio;

3 (4) Andrea Camilleri, L’altro capo del filo, Sellerio;

4 (3) Carmela Scotti, L’imperfetta, Garzanti;

5 (15) Antonio Manzini, Pista nera, Sellerio;

6 (7) Jojo Moyes, Io prima di te, Mondadori;

7 Antonio Manzini, La costola di Adamo, Sellerio;

8 (5) Alafair Burke, La ragazza nel parco, Piemme;

9 (9) Alessandro Barbero, Gli occhi di Venezia, Mondadori, remainder;

10 (18) Antonio Manzini, Era di maggio, Sellerio;

11 Antonio Manzini, Non è stagione, Sellerio;

12 (11) Guido Michelone, Fabrizio De André. La storia dietro a ogni canzone, Barbera, remainder;

13 (8) Edoardo Albinati, La scuola cattolica, Rizzoli;

14 (10) Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più, Einaudi;

15 Valerio Massimo Manfredi, La tomba di Alessandro. L’enigma, Mondadori, remainder;

16 (6) Marta Marzotto e Laura Laurenzi, Smeraldi a colazione. Le mie sette vite, Cairo Publishing;

17 Jojo Moyes, Dopo di te, Mondadori;

18 Antonio Manzini, Cinque indagini romane per Rocco Schiavone, Sellerio;

19 John Seymour, L’orto e il frutteto secondo natura, Mondadori Electa, remainder;

20 Nicola Gardini, Viva il latino. Storia e bellezza di una lingua inutile, Garzanti.

Ricordo che Harry Potter e la maledizione dell’erede in realtà sarà pubblicato solo il 24 settembre, compare in classifica perché ibs conta anche le prenotazioni.

Le altre opere di genere fantastico presenti nella top 100 di ibs:

37 (76) Philip K. Dick, I simulacri, Fanucci, remainder;

59 Philip K. Dick, Redenzione immorale, Fanucci, remainder;

63 J.K. Rowling, Harry Potter e la camera dei segreti. Vol. 2, Salani;

82 (89) J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale. Vol. 1, Salani.

83 J.K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Vol. 3, Salani;

88 Glenn Cooper, L’invasione delle tenebre. Dannati, Tea;

98 J.K. Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco. Vol. 4, Salani;

99 .K. Rowling, Harry Potter e i doni della morte. Vol. 7, Salani.

Classifiche di genere. Fantasy:

1 (1) J.R.R. Tolkien, Le due torri. Il signore degli anelli. Vol. 2, Libri Oro RCS, remainder;

2 (2) J.R.R. Tolkien, La compagnia dell’anello. Il signore degli anelli. Vol. 1, Libri Oro RCS, remainder;

3 (9) Ransom Riggs, Hollow City. Il secondo libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali, Rizzoli;

4 (3) J.R.R. Tolkien, Il ritorno del re. Il signore degli anelli. Vol. 3, Libri Oro RCS, remainder;

5 (8) George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro terzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 3: Tempesta di spade-I fiumi della guerra-Il portale delle tenebre, Mondadori, Oscar absolute;

6 (17) Ransom Riggs, La casa dei ragazzi speciali. Miss Peregrine, Rizzoli;

7 (6) Kerstin Gier, Green. La trilogia delle geme. Vol. 3, Tea;

8 George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro quinto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 5: I guerrieri del ghiaccio-I fuochi di Valyria-La danza dei draghi, Mondadori, Oscar absolute;

9 J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, Bompiani;

10 (5) George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro primo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Ediz. speciale. Vol. 1: Il trono di spade-Il grande inverno, Mondadori;

11 (7) Kerstin Gier, Blue. La trilogia delle geme. Vol.23, Tea;

12 (10) George R.R. Martin, Il trono di spade. Vol. 1, Mondadori, Oscar fantastica;

13 (14) Cassandra Clare, Città di ossa. Shadowhunters. Vol. 1, Mondadori;

14 (13) Cassandra Clare, Città di cenere. Shadowhunters. Vol. 2, Mondadori;

15 (4) George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro secondo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 2: Il regno dei lupi-La regina dei draghi, Mondadori, Oscar absolute;

16 (12) Cassandra Clare, Signora della mezzanotte. Shadowhunters, Mondadori;

17 George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro primo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 1: Il trono di spade-Il grande inverno, Mondadori, Oscar absolute;

18 (18) Cassandra Clare, Città di vetro. Shadowhunters. Vol. 3, Mondadori;

19 Jennifer L. Armentrout, Opal, Giunti;

20 (16) George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro terzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Ediz. speciale. Vol. 3: Tempesta di spade-I fiumi della guerra-Il portale delle tenebre, Mondadori.

La fantascienza:

1 (2) Philip K. Dick, I simulacri, Fanucci, remainder;

2 (3) Philip K. Dick, Redenzione immorale, Fanucci, remainder;

3 (1) Philip K. Dick, Ubik, Fanucci, remainder;

4 James Dashner, La mutazione. Maze Runner, Fanucci, remainder;

5 (15) James Dashner, Il labirinto. Maze Runner. Vol. 1, Fanucci, remainder;

6 James Dashner, La fuga. Maze Runner. Vol. 2, Fanucci, remainder;

7 James Dashner, La rivelazione. Maze Runner. Vol. 3, Fanucci, remainder;

8 (12) Philip K. Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch, Fanucci, remainder;

9 (13) AAVV, Viaggi nel tempo, Einaudi;

10 (4) Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Fanucci, remainder;

11 (6) Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti Il ciclo completo, Mondadori, Oscar absolute;

12 Suzanne Collins, La ragazza di fuoco. Hunger Games, Mondadori;

13 Ursula K. Le Guin, I reietti dell’altro pianeta, Mondadori;

14 Philip K. Dick, Illusione di potere, Fanucci, remainder;

15 (8) Philip K. Dick, Tempo fuor di sesto, Fanucci, remainder;

16 Philip K. Dick, Svegliatevi, dormienti, Fanucci, remainder;

17 (16) Philip K. Dick e Roger Zelazny, Deus irae, Fanucci, remainder;

18 Philip K. Dick, Lotteria dello spazio, Fanucci, remainder;

19 (18) Evgenij Zamjatin, Noi, Voland;

20 Frank Herbert, Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 1, Fanucci.

Ragazzi:

1 (1) J.K. Rowling, Harry Potter e la maledizione dell’erede, Salani;

2 (6) J.K. Rowling, Harry Potter e la camera dei segreti. Vol. 2, Salani;

4 (19) J.K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Vol. 3, Salani;

5 (2) J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale. Vol. 1, Salani;

6 (12) J.K. Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco. Vol. 4, Salani;

7 (18) .K. Rowling, Harry Potter e i doni della morte. Vol. 7, Salani;

8 J.K. Rowling, Harry Potter e l’Ordine della Fenice. Vol. 5, Salani;

9 (17) J.K. Rowling, Harry Potter e il Principe Mezzosangue. Vol. 6, Salani;

13 (14) George Orwell, 1984, Mondadori;

15 (16) J.K. Rowling, Harry Potter. La serie completa, Salani;

20 (8) Rick Riordan, L’oracolo nascosto. Le sfide di Apollo. Vol. 1, Mondadori.

Pubblicato in classifiche | Lascia un commento

L’Occhio del Mondo di Robert Jordan. Dal capitolo 31 al capitolo 36

Rilettura di La Ruota del Tempo di Robert Jordan. Vi avviso, stavolta sono stata molto lunga. Spoiler in abbondanza.

31: Guadagnarsi la cena

Altro capitolo di transizione, con Rand e Mat che iniziano il loro viaggio da soli e il pugnale che inizia a far sentire pesantemente la sua influenza su Mat. Anche se qui non ce ne possiamo rendere conto abbiamo un problema di cronologia nel contadino che dona le sciarpe a Rand e Mat. La stessa scena verrà ripresa, in un flashback mal gestito, nel capitolo 33.

A un tratto si era tolto di tasca due lunghe sciarpe di lana e le aveva messe in mano ai due ragazzi. «Non è molto, ma prendetele. I miei figli ne hanno altre. Non mi avete mai visto, capito? Sono tempi duri.»

Dopo alcuni giorni di stenti, con poco cibo e nessun posto per dormire, mettono a frutto le lezioni di Thom e iniziano a esibirsi con flauto e giochi di prestigio nelle locanda. Da notare Rand, che soffre per la direzione presa dalla sua vita, per il fatto di sapere che Tam non è suo padre e che si chiede se riuscirà mai a tornare a casa, e l’incontro con la famiglia Grinwell. In Il Drago rinato ritroveremo Else come Novizia a Tar Valon, anche se si farà cacciare presto perché, come non è difficile immaginare da qui, è più interessata ai ragazzi che alle lezioni.

32: Quattro Re nell’Ombra

Ma quanto è angosciante questo capitolo? La zanna del drago come icona, ormai è evidente, significa guai, perciò si sa fin dall’inizio che ci saranno problemi, ma la sensazione claustrofobica provato da Rand, la convinzione di non avere via d’uscita…  Gode è sulle tracce dei due fin da Whitebridge, il che significa che la cautela, e anche la paranoia, di Rand e Mat, erano più che giustificate.

Gode ci fa un bel discorsettp sul Signore delle Tenebre che li ha segnati e che può costringerli a seguirlo e sul fatto che comanda la morte, giusto in caso non avessimo capito con chi abbiamo a che fare. Rand, in trappola, si rende conto che

Non c’era via d’uscita

e che

Bisognava trovarne una!

Boom! Fulmine. Quando avevo commentato il capitolo 15, Estranei e amici, avevo tralasciato una delle visioni di Min su Rand:

«La maggior parte delle volte vedo fulmini intorno a te: alcuni ti colpiscono, altri provengono da te. Non capisco cosa significhi, ma so una cosa. Tu e io ci incontreremo di nuovo.»

Un fulmine che proviene da Rand? Può essere una frase generica che indica l’utilizzo dell’Unico Potere, può essere un riferimento alle battaglie su vasta scala degli ultimi romanzi, ma può anche iniziare a riferirsi a questa scena.

Convinti di avere avuto solo fortuna Rand e Mat scappano.

33: Le tenebre in attesa

Rand e Mat sono sul carro di Hyarn Kinch, che ha dato loro un passaggio. Vediamo i tre chiacchierare un po’, fino a quando Mat non fa un commento troppo brusco e Kinch prosegue per la sua strada dopo averli fatti scendere. Vediamo la scena.

Mat annuí, con chiaro sollievo. Cercò di prendere una parte del fagotto di Rand, le bisacce e il mantello di Thom, ma lui non glieli lasciò. Si sentiva davvero in forze. Qualcuno ci sta dando la caccia? No, non ci danno la caccia, pensò mentre si avviavano di nuovo lungo la strada. Ci aspettano.

Quando erano fuggiti dal Carrettiere Danzante, la pioggia era continuata per tutta la notte, martellandoli con la stessa forza dei tuoni, sotto un cielo nero squarciato da fulmini.

Il primo di questi due paragrafi, la paura di Rand di essere catturato, è in diretta, il secondo paragrafo è un flashback, anche se Jordan non è riuscito a gestirlo bene e ci sono momenti in cui non si capisce quale sia la linea temporale.

Una delle forze di Rand e dei suoi amici è l’amicizia che li lega. Loro non si abbandonano mai, nemmeno quando uno fa una stupidata che potrebbe affossare tutti, o quando hanno o credono di avere ottime ragioni per diffidare l’uno dell’altro. I Reietti, quando appariranno, saranno sempre impegnati a cercare di prevalere l’uno sull’altro, e il diverso atteggiamento ne La Ruota del Tempo fa anche la differenza fra vincere o perdere.

Fra i vari incubi di Rand c’è anche una visione di Ba’alzamon che dice una frase dal doppio significato.

In un modo o nell’altro, ti trovo. Quel che ti protegge, ti rende anche vulnerabile.

Quello che i lettori percepiscono subito è che l’Unico Potere protegge Rand ma consente anche ai suoi nemici di trovarlo. Pensiamo a David Eddings nella Saga dei Belgariad, al suo usare la magia con cautela perché ogni magia provoca un “rumore” che può essere percepito da altri maghi. Però, come scopriremo, chi può adoperare l’Unico Potere può essere convertito al Tenebroso contro la sua volontà, e questa in effetti è una cosa che viene fatta a diversi personaggi. La capacità di incanalare, che protegge da molti pericoli, mette gli incanalatori sotto il pericolo di una conversione forzata.

A un certo punto, ma così tanto più avanti che chissà se mi ricorderò di segnalarlo (tredicesimo romanzo? quattordicesimo?), si parla delle scelte che ciascuno si trova davanti, scelte a volte difficili. Un incanalatore può combattere contro il tentativo di conversione forzata, ma se chi lo vuole convertire ha abbastanza tempo ed è abbastanza forte prima o poi riuscirà nel suo intento. Questo a meno che l’incanalatore non rinunci all’Unico Potere e opti per l’essere domato, o quietato, o come si dice per qualcuno che fa apposta a subire questo destino. Si può rinunciare alla protezione e perdere la vulnerabilità. Brutta scelta, perché nella saga si parla molto di come si senta vuoto chi non può più toccare l’unico Potere, ma pur sempre una scelta.

Perché il Tenebroso si prende la briga di provare a portarli più o meno volontariamente dalla sua parte invece di darsi da fare davvero ad ammazzare personaggi che in questo momento non sanno difendersi? Intanto perché è ancora prigioniero a Shayol Ghul, e direttamente può fare ben poco, e poi preferisce prima provare un’altra strada che, sbagliando i calcoli, gli sembra più promettente.

«Vivo o morto, ragazzo, sei mio. La tomba mi appartiene. Più facile da morto, ma meglio da vivo. Meglio per te, ragazzo. I vivi hanno maggior potere in molte cose.»

Nuovo accenno all’Occhio del Mondo, prima di scoprire che Mat ha problemi con gli occhi. La cosa è provvisoria, ma noi sappiamo bene che in Le torri di mezzanotte rinuncerà a un occhio per salvare Moiraine, cosa già intravista confusamente da Min. Ci sono accenni ai problemi futuri che vengono da lontano.

Andando avanti Rand e Perrin si imbattono in Alpert Mull, il tizio che gli ha donato la sciarpa nel capitolo 31.

Poi si tolse dalla tasca della giubba due lunghe sciarpe di lana, scure e pesanti. «Non è molto, ma prendetele. I miei figli ne hanno altre. Non mi avete mai visto, capito? Sono tempi duri.»

In quale linea temporale ci troviamo? Per fortuna poi Jordan è rinsavito e non ha più combinato casini di questo tipo.

Nella loro fuga Rand e Mat incontrano quel simpatico Amico delle Tenebre che è Paitr. Lo ritroveremo, sapete? Ne Il signore del Caos, quando propone a Morgase di aiutarla a fuggire dai Manti Bianchi. Prima di poter fare qualcosa però Paitr sarà impiccato dai Manti Bianchi come Amico delle Tenebre. La cosa bella è che il lettore pensa che sia stato impiccato perché i Manti Bianchi avevano scoperto che voleva aiutare Morgase, ma Paitr è un Amico delle Tenebre davvero, quindi una volta tanto hanno fatto la cosa giusta, anche se fra i loro scopi c’era pure l’intimidire Morgase. Rand continua a cambiare, a rendersi conto che il mondo è un posto molto più complicato di quanto non avesse sospettato in precedenza, e capisce quanto sia difficile fidarsi di qualcuno. Lo capisce anche troppo bene, visto che in molti casi non riuscirà a fidarsi di persone che davvero vogliono e possono aiutarlo, ma come dargli torto?

Rand scosse lentamente la testa. Dopo l’incontro con Gode, aveva capito che gli Amici del Tenebroso non portavano in fronte il segno della Zanna del Drago; ma, a parte l’abbigliamento, quel Paitr poteva benissimo essere uscito da Emond’s Field. Nessuno l’avrebbe guardato due volte. Almeno Gode era stato… diverso.

Dopo la fuga precipitosa dal villaggetto si spargono strane voci su quanto è accaduto, con il numero di Amici del Tenebroso che varia da uno a venti. Riecheggia la confusione sul numero di lupi e persone presenti alla cattura di Perrin ed Egwene da parte di Bornhald e Byar. Stabilire la verità è sempre difficile, anche da parte di chi è presente, e la paura aumenta sempre il numero dei nemici.

Nel villaggio c’era una sola locanda, non più grande della Fonte di Vino; sulla facciata c’era un’insegna appesa a una staffa, che cigolava ondeggiando al vento. L’uomo della regina. Era strano definire la Fonte di Vino come un posto piccolo; Rand ricordò quando la considerava l’edificio più grande che potesse esserci. Qualunque altra cosa più grande sarebbe stata un palazzo. Ma aveva visto tante cose, ora, e all’improvviso capí che niente sarebbe stato uguale, una volta tornato a casa. Se mai ci riuscirò, pensò.

Sempre a proposito del cambiamento dei personaggi, che era uno dei temi che più interessavano a Jordan. Qualche tempo dopo Rand ha la reazione dovuta al fulmine che ha ammazzato Gode e i suoi scagnozzi. In questo caso non fa fesserie, si limita a star male di brutto. Mentre lui sta male arriva un’altra Amica delle Tenebre: Mili Skane. Mat, incredibilmente considerando che è sotto l’effetto del pugnale di Shadar Logoth, fa la cosa giusta e salva entrambi. Poi si spinge sul punto di ucciderla.

«Mat, no!» gridò.

«Ha cercato di uccidermi, Rand. Avrebbe ucciso anche te. È un’Amica del Tenebroso.» Lo disse con un tono disgustato.

«Ma noi no» replicò Rand. La donna ansimò, come se solo allora avesse capito le intenzioni di Mat.

In questo momento Rand e Mat hanno ucciso solo qualche Trolloc. Per la verità Rand ha ucciso anche Gode e gli altri, ma ancora non ha capito di essere stato lui, quindi loro non contano. La decisione consapevole di uccidere qualcuno non è facile, ancora di più se è una donna, ma sull’uccidere donne parlerò in un’altra occasione. Però qualsiasi decisione ha le sue conseguenze, e risparmiare la vita a Mili Skane fa sì che lei torni in scena sotto le spoglie di Lady Shiaine. In un primo momento in La corona di spade, quando Mat la vede brevemente, e poi quando ammazza Jaichim Carridin e collabora con Daved Hanlon nel creare problemi a Elayne a Caemlyn.

Ma questo arriverà molto più avanti, quello che conta ora è che Rand e Mat fuggono di nuovo e incontrano un contadino che si presenta come Hyam Kinch, quello sul cui carro si trovavano all’inizio di questo capitolo. Va bene che il tempo è una Ruota, ma io non mi ci metto neppure a provare a mettere in fila gli avvenimenti di questa parte del viaggio.

34: L’ultimo villaggio

Riprendiamo ad andare avanti, anche se i timori di Mat sul non riuscire ad arrivare a Caemlyn dimostrano quanto la situazione sua e di Rand sia precaria. Vedono – senza essere visti – un Fade e si fanno dare un passaggio da Almen Bunt. Credevo che non lo avremmo più rivisto, e invece il buon Bunt compare in Le torri di mezzanotte. Prima le mele, è questo ciò a cui dà la priorità, e poi Merrilor, dove guida degli uomini a combattere nell’Ultima Battaglia. Rand e i suoi amici hanno toccato la vita davvero a tante persone.

Le chiacchiere di Bunt ci iniziano a fornire qualche informazione sulle persone che incontreremo a Caemlyn, prima fra tutti Elaida.

«Una Aes Sedai, vuoi dire?»

«E che altro? Una Aes Sedai che se ne sta nel palazzo come un ragno al centro della tela. Sono un buon suddito della regina, ma non mi sembra giusto. Ma non voglio dire che Elaida abbia troppa influenza sulla regina. No, non sono uno di quelli. E in quanto agli sciocchi che sostengono che l’Aes Sedai è la vera regina in tutto a parte il titolo…» Sputò nella notte. «Questo si meritano. Morgase non è una marionetta che si muove agli ordini di una strega di Tar Valon.»

Un’altra Aes Sedai. Se, anzi, quando fosse giunta a Caemlyn, Moiraine sarebbe andata da una sua consorella.

Moiraine da Elaida? Adesso l’idea è chiaramente assurda e dimostra quanto poco Rand conosca Moiraine, ma all’epoca non sapevamo nulla delle divisioni fra Ajah. Morgase una marionetta? Altra idea assurda, a meno che qualcuno non usi la Compulsione su di lei, cosa che in effetti Rahvin farà fra un paio di libri. Jordan inizia abbastanza presto ad assicurarci che la fine dei tempi significa guai seri. Quante volte la divinità cattiva che si sta risvegliando/liberando dal suo lungo sonno/prigionia si limita a mandare eserciti mostruosi? No, qui lo sconvolgimento è molto più generale, e non è riservato solo all’inverno innaturale che sta gelando tutto.

Questo tempo, i raccolti che non spuntano, le mucche che non danno piú latte, vitelli e agnelli che nascono morti o con due teste. Corvi sanguinari che non aspettano nemmeno che le creature muoiano. La gente è terrorizzata. Deve dare la colpa a qualcuno. La Zanna del Drago compare sulle porte. Creature strisciano nella notte. Stalle prendono fuoco. Gira gente, come quell’amico di Holdwin, che spaventa le persone.

E ancora non abbiamo visto niente. Pian piano il discorso si sposta sulla casa reale di Andor.

«Esatto. Sono un buon suddito e mi opporrò a chiunque voglia farle del male, ma ho ragione. Prendete lady Elayne e lord Gawyn, per esempio. Sarebbe un cambiamento che non danneggerebbe niente e che potrebbe fare del bene. Certo, so che abbiamo fatto sempre a questo modo, nell’Andor. L’Erede va a Tar Valon a studiare con le Aes Sedai, e il figlio maggiore con i Custodi. Credo nella tradizione, certo, ma guardate cosa ne abbiamo ottenuto, l’ultima volta. Luc è morto nella Macchia, prima ancora che fosse nominato Principe della Spada; e Tigraine è scomparsa, fuggita via o morta, al momento di salire sul trono. Ci turba tuttora, questa storia.

«Alcuni dicono che sia ancora viva, sapete, e che Morgase non sia la legittima regina. Maledetti sciocchi. Ricordo cosa accadde. Lo ricordo come se fosse ieri. Nessun Erede da mettere sul trono alla morte della vecchia regina, e ogni Casa di Andor a complottare e a combattere per la corona. E Taringail Damodred. Non si sarebbe creduto che aveva appena perso la moglie, tanto si accaniva a prevedere quale Casa avrebbe vinto in modo da risposarsi e diventare Principe Consorte nonostante tutto. Be’, ci è riuscito, anche se non so proprio perché Morgase l’abbia scelto… ah, nessun uomo conosce la mente di una donna, e una regina è donna due volte, sposata al marito e sposata alla terra. Comunque lui ottenne ciò che desiderava, anche se forse non nel modo che voleva.

«Portò Cairhien nel complotto, prima d’essere ucciso, e sapete come andò a finire. L’Albero fu abbattuto e gli Aiel dal velo nero sciamarono sopra le Mura del Drago. Be’, si guadagnò morte onorevole, dopo avere generato Elayne e Gawyn, cosí la faccenda è conclusa, immagino.»

Tigraine! Prima menzione della mamma di Rand anche se lui non lo sa. Taringail che complotta con Laman e provoca la guerra Aiel, avevo dimenticato il dettaglio. Comunque il ripasso di storia lo lascio a un’altra volta, ora non riesco a farlo. Noto solo i nomi Morgase, Elayne, Gawyn, e ancora non è stato citato Galad. Bella collezione di nomi arturiani, avete fatto caso che il nome al’Thor non ricorda solo il dio norreno Thor ma anche re Artù? E infatti prontamente arriva la citazione arturiana:

«La regina è sposata alla terra» disse Thom, mentre le palle descrivevano un cerchio «ma il Drago… il Drago è tutt’uno con la terra, e la terra è tutt’uno col Drago.»

Il re percatore è tutt’uno con la terra, e se lui sta male anche la terra sta male. Se Rand sta male… La citazione la fa Thom, che compare nel sogno subito dopo Tam. Qui Rand ha ben due padri putativi. Lo so che è sempre stato consapevole che Thom non è suo padre, come Harry Potter sapeva che Albus Silente non era suo padre, ma il ruolo è lo stesso.

Anche se in qualche momento abbiamo temuto di non farcela eccoci arrivati:

«Caemlyn, la più grande città del mondo!»

35: Caemlyn

Nel rileggere la descrizione della città sono ancora più addolorata per la sua distruzione in Memoria di luce. Città costruita dagli Ogier, ci dice Bunt, e se fino a ora avevano avuto una rapida menzione degli Ogier come di creature delle leggende, a breve ne incontreremo uno.

Se prima non avevo citato il trucco degli Amici delle Tenebre per ritrovare Rand, qui torna fuori:

«Quel che nascondi sotto il mantello è davvero ciò di cui Holdwin parlava?» disse il vecchio.

Bunt non li conosce, non ha motivo di fidarsi di loro, eppure pur sapendo che gente pericolosa li sta cercando li aiuta. Di atti di generosità gratuiti come questo i personaggi ne ricevono ben pochi, e Rand avrebbe fatto meglio a pensare di più a quest’episodio, alle cose sorprendenti che a volte possono fare le persone, e a indurirsi meno. Visto che la spada può essere un problema Rand decide di nasconderla. Io, all’epoca della prima lettura, non avevo capito che la differenza di prezzo era legata alla forza della fazione politica che rappresentava, sotto certi aspetti avevo la stessa ingenuità di Rand. Peccato vedere che la fazione più debole sia quella di Morgase, comunque sospetto che nella scelta di Rand abbia influito il suo essere ta’veren. Poco dopo lui e Mat arrivano alla locanda di Basel Gill, altro personaggio che all’inizio sembrava destinato a comparire in quest’unica fase della storia e che poi invece si rivela più importante. Gill dice una frase significativa:

«Crederò che sia morto quando vedrò il suo cadavere»

Legge fantasy anche lui? No, perché il sapere che senza cadavere quasi mai c’è il morto è da queste letture che deriva. Anche se pure lui non sa tutto:

«Caemlyn è l’ultimo posto della Terra dove mi aspetterei di vedere Thom, tranne forse Tar Valon.»

Che è esattamente il viaggio che il gruppo, Thom compreso, contava di fare: prima Caemlyn e poi Tar Valon. Thom li avrebbe mollati prima se non fosse stato per il Fade? Non credo, probabilmente l’effetto ta’veren non glie lo avrebbe consentito. La vicenda però ha preso tutta un’altra direzione, tanto è vero che Rand a Tar Valon ci arriverà solo molto tempo dopo. Potremmo dire che le circostanze lo hanno deviato. Adesso però sappiamo perché Thom è rimasto così a lungo con loro, al di là della pericolosità del viaggiare da solo di questi tempi e dell’impossibilità di staccarsi dal gruppo in seguito:

«Conosco Thom, ecco tutto. Si getterebbe subito in guai del genere, soprattutto per aiutare un paio di ragazzi della vostra età…» Lasciò perdere i ricordi e raddrizzò la schiena. «Ora… ah… non voglio fare accuse, badate bene, ma… ah… penso che nessuno di voi possa… ah… esattamente che tipo di problemi avete con Tar Valon, se non vi dispiace che lo domandi?»

Rand si sentí accapponare la pelle, rendendosi conto di quel che l’altro insinuava. L’Unico Potere. «No, niente del genere. Lo giuro. C’era perfino un’Aes Sedai che ci aiutava. Moiraine era…»

No, certo Rand, tu non hai mai incanalato né mai lo farai, vero? E non conta che tu non lo sappia, noi lo sappiamo e questo basta a Jordan per ridersela sotto i baffi. Thom, scopriamo, ha avuto dei guai con la regina. Mai fidarsi delle apparenze: spesso i personaggi si rivelano essere molto di più di quanto non si pensava a prima vista, e questo è vero anche nella realtà ed è una delle innumerevoli caratteristiche che rendono tanto affascinante questa saga:

«Fu poco dopo la morte di Taringail Damodred che si manifestarono le… le difficoltà a proposito di suo nipote. Alcuni sostenevano che Thom era, per cosí dire, piú vicino alla regina di quanto fosse giusto. Ma Morgase era una giovane vedova e a quel tempo lui era nel fiore degli anni. E la regina può fare quel che vuole, da come la vedo io. Solo, ha sempre avuto un brutto carattere, la nostra buona Morgase; e lui se ne andò senza una parola, quando seppe in quali guai si era cacciato suo nipote. Alla regina non piacque affatto. E non le piacque che Thom s’immischiasse nelle faccende delle Aes Sedai. Comunque, al ritorno, Thom si sfogò, certo. Con parole che non si dicono a una regina. Né a una donna con il carattere di Morgase. Elaida era contro di lui, perché Thom cercava di immischiarsi nella faccenda del nipote; e fra il brutto carattere della regina e l’animosità dell’Aes Sedai, Thom lasciò Caemlyn giusto in tempo per non finire in prigione, se non sotto la scure del boia. Per quanto ne so, l’editto è ancora valido.»

Bel caratterino il nostro Thom.

36: La Grinza nel Disegno

Parlando di Elaida

La gente dice che quella donna ha un sistema per in­tuire cos’è accaduto e cosa accadrà. Che riesce a capire cosa si vuole nascondere.

Sarà perché ha capacità profetiche che talvolta l’aiutano a capire quale direzione prenderanno le cose? Anche se, poi vedremo, prevedere una cosa e saper interpretare la previsione sono due cose ben diverse.

Gli scaffali contenevano di sicuro tre o quattrocento volumi, più di quanti ne avesse mai visti in un posto solo. Rilegati in tela e in pelle, con dorature sul dorso. Solo alcuni avevano la copertina di legno. Guardò i titoli, notando i libri che gli erano piaciuti. I viaggi di Jain Farstrider. I saggi di Willim di Maneches. Restò senza fiato, alla vista di una copia rilegata in pelle dei Viaggi fra il Popolo del Mare. Un libro che Tam aveva sempre desiderato leggere.

Chiedo un minuto di silenzio per condividere la gioia per essere appena entrati in una biblioteca. I Viaggi fra il Pololo del Mare io li eviterei, non sopporto proprio quel Popolo, Willim di Maneches non so chi sia e per qualche tempo mi sono chiesta se Jain Farstrider fosse Tam. Visto quante volte il libro viene citato nella saga a un certo punto diventa inevitabile pensare che prima o poi lo incontreremo. Per il momento Rand si limita a incontrare Barbalbero. Lo so, un Ogier non ha lo stesso aspetto di un Ent, però…

«Hh, ma vedo che siete davvero gente frettolosa», disse Barbalbero.

Pensavate di cavarvela senza almeno una citazione da J.R.R. Tolkien? Lo so che avevate riconosciuto subito il nome del personaggio, ma inserire una volta il nome dello scrittore nell’articolo aiuta nelle ricerche, e quindi a volte mi troverò a dire l’ovvio. Comunque Rand ha sentito parlare degli Ogier, ma fino a questo momento per lui erano solo delle leggende. Aragorn, che la sa lunga – ma lui è molto più maturo ed esperto di Rand, e pure di Éomer – è di tutt’altro avviso.

«Mezzuomini! Ma è soltanto un popolo di piccoli esseri di cui parlavano vecchie canzoni e leggende del Nord. Stiamo camminando in un mondo di favole, O su verdi praterie alla luce del sole?».

«E’ possibile fare ambedue le cose», disse Aragorn. «Poiché non siamo noi, bensì coloro che verranno dopo, a creare le leggende sui nostri tempi. Parli delle verdi praterie? E’ uno splendido argomento per una favola, anche se le calpesti alla luce del sole!».

Se Custodi e Trolloc sono veri, come ci ha detto Thom Merrilin quando si è presentato all’inizio del romanzo,

Storie meravigliose di popoli bizzarri e di terre bizzarre, dell’Uomo Verde, di Custodi e di Trolloc, di Ogier e di Aiel.

perché non anche Ogier, Aiel e l’Uomo Verde? La reazione di Rand alla vista di Loial non è proprio tranquilla.

«Solo pochissimi si ricordano di noi. Colpa nostra, immagino. Non siamo andati molto fra gli umani, da quando l’Ombra cadde sulle Vie. Ormai sono passate… ah, sei generazioni. Fu subito dopo le Guerre Trolloc.»

Le Vie ormai stanno comparendo abbastanza spesso, come il fucile di Cechov. Qui comunque noto una correzione fatta dallo stesso Jordan. Nella prima edizione di The Eye of The World, quella che poi è stata tradotta in italiano, Loial cita le Guerre Trolloc, l’invasione dei Trolloc dalla Macchia iniziata intorno all’anno 1000 secondo il Calendario Tomano (After Breaking, A.B., o, in italiano, d.F.) e durata 350 anni. Va bene che gli Ogier vivono a lungo, ma non esageriamo. Jordan ha corretto l’indicazione con the War of the Hundred Years, la Guerra dei Cento Anni, scoppiata dopo la morte di Hartur Hawkwing e combattuta fra il 994 e il 1117 degli Anni Liberi (Free Years, F.Y., o, in italiano, A.L.). Nota di calendario: Jordan ti odio!!! Va bene che è più realistico così, con i calendari che si susseguono gli uni agli altri, ma dovevi proprio complicarmi la vita a questo modo? Dopo aver lottato un po’ per la ricostruzione, cosa complicata anche dal fatto che le mie fonti sono in due lingue diverse, passo al Piano B: una cronologia costruita da altri, in un sito che mi ha chiarito un bel po’ di cose: http://www.encyclopaedia-wot.org/

 

Era Year Event
Second Age
Age of Legends
  War of the Shadow
The Strike at Shayol Ghul
The Eye of the World – Prologue
Breaking of the World
Third Age

After the
Breaking

98 AB Construction of the White Tower and Tar Valon begins
200 AB Compact of the Ten Nations forms
202 AB The White Tower and Tar Valon are completed
212 AB Caraighan Maconar born
335 AB Raolin Darksbane declares himself the Dragon Reborn
336 AB Raolin Darksbane dead/gentled?
373 AB Caraighan Maconar dies
1000 AB Trolloc Wars begin
1150 AB Rashima Kerenmosa is born
1251 AB Rashima Kerenmosa is raised to the Amyrlin Seat
1300 AB Yurian Stonebow declares himself the Dragon Reborn
1301 AB Rashima Kerenmosa dies
1308 AB Yurian Stonebow dead/gentled?
The Free
Years
13?? AB / FY 1 Trolloc Wars end
FY 351 Davian declares himself the Dragon Reborn
FY 920 Deane Aryman born
FY 939 Guaire Amalasan declares himself the Dragon Reborn
FY 939 � FY 943 War of the Second Dragon
FY 943 Guaire Amalasan dead/gentled?, Artur Hawkwing begins reign
FY 992 Artur Hawkwing sends armies across the Aryth Ocean
Deane Aryman raised to Amyrlin Seat
FY 994 Artur Hawkwing dies/War of the Hundred Years begins
FY 1084 Deane Aryman dies
New Era FY 1117 / 1 NE War of the Hundred Years ends
306 NE Whitecloaks hang the body of Serenia Latar
526 NE Corianin Nedeal dies
566 NE Aiel present Avendoraldera sapling to Cairhien
705 NE Cadsuane Melaidhrin born
859 NE Last stilling performed (for a while)
930 NE Novice Zarya Alkaese runs away from the White Tower
Verin Mathwin begins her project
953 NE Lan Mandragoran born
956 NE Moiraine Damodred born
957 NE The Whitecloak War
961 NE Merana Ambrey negotiates Fifth Treaty of Falme
968 NE The Travels of Jain Farstrider is published
971 NE Luc Mantear rides north to the Blight
972 NE Tigraine vanishes
Moiraine becomes a novice
Logain Ablar born
973 NE Tamra Ospenya succeeds Noane Masadim as Amyrlin Seat
975 NE Moiraine and Siuan raised to Accepted
late Spring 976 NE Beginning of the Aiel War
late 978 NE � Spring 979 NE New Spring: The Novel
late 978 NE King Laman killed/End of the Aiel War
Rand al’ThorMat Cauthon and Perrin Aybara born
Moiraine and Siuan raised to the shawl
early 979 NE Sierin Vayu succeeds Tamra Ospenya as Amyrlin Seat
Spring 979 NE Moiraine bonds Lan as her Warder
981 NE Egwene al’Vere born
Jain Farstrider disappears
984 NE Marith Jaen succeeds Sierin Vayu as Amyrlin Seat
988 NE Siuan Sanche succeeds Marith Jaen as Amyrlin Seat
991 NE Ravens spy on Emond’s Field
The Eye of the World – Earlier
997 NE Logain declares himself the Dragon Reborn
Late Spring – Mid Summer 998 NE The Eye of the World
Mid Summer – Late Fall 998 NE The Great Hunt
Winter – Late Spring 999 NE The Dragon Reborn
Late Spring – Mid Summer 999 NE The Shadow Rising
Late Summer – Early Fall 999 NE The Fires of Heaven
Early Fall 999 NE – Winter 1000 NE Lord of Chaos
Mid Winter 1000 NE A Crown of Swords
Late Winter 1000 NE The Path of Daggers
Late Winter 1000 NE Winter’s Heart
Late Winter � Early Spring 1000 NE Crossroads of Twilight
Spring 1000 NE Knife of Dreams
Late Spring � Early Summer 1000 NE The Gathering Storm
Late Spring � Early Summer 1000 NE Towers of Midnight
Early Summer – ? 1000 NE A Memory of Light

Insomma, la Guerra dei Cento Anni viene combattuta un migliaio di anni abbondanti dopo le Guerre Trolloc, che è tutto quello che mi interessava sapere in questo momento. A volte anche per un piccolo dettaglio so perdere un bel po’ di tempo e girare in tondo a lungo. Torniamo a Barbalbero:

«Sei un Ogier!» esclamò Rand. «Un momento. Sei generazioni? Dalle Guerre Trolloc, hai detto. Quanti anni hai?» Era una domanda scortese, ma Loial assunse un tono difensivo, non offeso.

«Novanta» rispose, freddo. «Fra soli dieci anni potrò prendere la parola, al Consesso. Sono convinto che gli Anziani avrebbero dovuto lasciarmi parlare, dal momento che decidevano se dovevo partire o no. Ma si preoccupano sempre se qualcuno, di qualsiasi età, va all’Esterno. Voi umani siete cosí frettolosi, cosí incostanti.»

Mentre ancora è in corso l’Entaconsulta riguardo alla partenza di Loial, lui parte e basta. Dopo solo un anno di discussioni. Troppo, davvero troppo frettoloso. Loial ci parla dei Boschetti, ma soprattutto ci parla del Disegno.

«Non sapevo che gli Ogier credessero nel Disegno.»

«Certo che ci crediamo. La Ruota del Tempo tesse il Disegno delle Epoche e le vite sono i fili che adopera. Nessuno può dire come il filo della propria esistenza, né di quella di un popolo, sarà intessuto nel Disegno. Abbiamo visto la Frattura del Mondo, e l’Esilio, e la Pietra, e la Nostalgia, e alla fine abbiamo riavuto lo stedding, prima che morissimo tutti. A volte penso che la ragione per cui gli esseri umani sono come sono, sta il fatto che i vostri fili sono cosí corti. Molto probabilmente perché fanno dei salti nella trama.»

A proposito di Disegni e trame, come non citare L’arazzo di Fionavar (The Fionavar Tapestry, erroneamente tradotto con Il mondo di Fionavar o La trilogia di Fionavar) di Guy Gavriel Kay? Sia Kay (1984) che Jordan (1990) sono partiti sulle orme di Tolkien cercando di donare nuova freschezza ad archetipi e a mitologie logorati dall’uso eccessivo da parte di mestieranti più o meno bravi. I risultati sono diversi proprio perché entrambi hanno seguito il loro percorso, ed entrambi sono straordinari. Prima o poi dovrò approfondire certi aspetti, il ciclo arturiano, la mitologia norrena, la caccia selvaggia… Quanto alla trama, le Parche avevano la simpatica abitudine di filare il filo della vita e di tessere magnifici tessuti, ma io sto divagando troppo.

Scopriamo che alla fine gli Ogier devono tornare negli stedding e riceviamo una bella lezione di storia.

«Be’, le cose cambiano, nel corso degli anni. Alcune, almeno.»

«Alcune? Metà delle città di cui ho letto non esistono più e quasi tutte le rimanenti hanno un nome diverso. Prendi Cairhien. Il vero nome di quella città è Al’cair’rahienallen, Collina dell’Alba Dorata. Non lo ricordano nemmeno, nonostante il simbolo del sole nascente sulle loro bandiere. E il boschetto della città… Dubito che sia stato curato, dalle Guerre Trolloc. Ora è soltanto un’altra foresta da cui ricavare legna da ardere. I Grandi Alberi sono scomparsi e nessuno se ne ricorda. E qui? Caemlyn è sempre Caemlyn, ma hanno lasciato che la città crescesse proprio sul boschetto. Siamo a meno d’un quarto di miglio dal suo centro… da quello che dovrebbe essere il suo centro. Non c’è rimasto nemmeno un albero. Sono stato anche a Tear e a Illian. Nomi diversi e niente ricordi. A Tear, al posto del boschetto c’è solo pascolo per i cavalli; e il boschetto di Illian è il Parco Reale, dove il re va a caccia di cervi e non entra nessuno senza il suo permesso. È cambiato tutto, Rand. Purtroppo credo che troverò la stessa situazione dovunque io vada. Tutti i boschetti scomparsi, svaniti tutti i ricordi, morti tutti i sogni.»

Sono contenta che Cairhien abbia cambiato nome, scrivere Al’cair’rahienallen è decisamente troppo complicato per i miei gusti. Cairhien è meno musicale ma più facile. A Caemlyn c’era un boschetto, eh? Con tanto di porta delle Vie se non sbaglio. L’unico dettaglio che non ricordo è perché quella porta non sia stata chiusa. Sigh!

Loial è il primo a vedere in Rand un Aiel, anche se a voler essere precisi solo il suo papà era un Aiel visto che sua mamma era l’andorana Tigraine. Visto che il suo aspetto è comunque quello di un Aiel, come ci viene detto più volte anche più avanti, si spiega poco il fatto che Moiraine abbia fatto domande per cercare di capire chi, fra Rand, Mat e Perrin, fosse nato fuori dai Fiumi Gemelli. Non poteva arrivarci da sola? Incoerenza di Jordan, che però il lettore non nota perché le indagini di Moiraine sono antecedenti alla scoperta che Rand sia così insolito. Rand ovviamente non può riconoscere la frase

«Finché la penombra è svanita, finché l’acqua è svanita, nell’Ombra con i denti snudati, urlando sfide con l’ultimo respiro, per sputare in viso a Colui che Acceca nel Giorno Finale.»

però gli rimane in mente visto che quando si ubriaca di Choedan Kal in La grande caccia la ripete. Bere fa male, non glie l’ha mai detto nessuno che l’Unico Potere è perfino più forte del whisky? Ora però smontiamo il dialogo successivo:

«Mi prendi in giro? A volte voi Aiel avete un’idea bizzarra del divertimento.»

Davvero, non so quante volte non sono riuscita a capire l’umorismo Aiel.

«Vedi? Tutto è cambiato e metà delle mie conoscenze sono inutili.»

Ah, la conoscenza sbagliata o inutile!

«Ah! Sí. Manetheren.» I ciuffi ricaddero. «Lì c’era un magnifico boschetto. Il tuo dolore mi canta nel cuore, Rand al’Thor. Forse non arriveremo in tempo.»

Forse non arriveremo in tempo??? Ma dove??? Qui abbiamo un altro errore di traduzione. Loial, che al momento non ha progettato di andare da nessuna parte con Rand, soffre per la distruzione di Manetheren e parla al passato.

“We could not come in time”

dice, cioè “non siamo riusciti a venire in tempo”. Manetheren è stato sì tradito dall’Amyrlin Seat Tetsuan, gelosa di Ellisande, ma se gli Ogier fossero riusciti ad arrivare in tempo probabilmente Aemon e i suoi si sarebbero salvati. Suppongo che il ritardo sia stato dovuto a un’Entaconsulta troppo lunga, ma questo non lo sapremo mai. Lo so, Entaconsulta non è il termine corretto, però rende l’idea alla perfezione. Rand, per la prima volta, si sfoga davvero, e la reazione di Loial, spiegazioni su spiegazioni, è esattamente una di quelle cose di cui Rand e lettori avevano bisogno.

«Vedi, la Ruota del Tempo tesse il Disegno delle Epoche e come fili adopera le vite. Ma il Disegno non è sempre fisso. Se una persona cerca di cambiare la direzione della propria vita e nel Disegno c’è posto, la Ruota continua a tessere e include la variazione. C’è sempre spazio per piccoli cambiamenti, ma a volte il Disegno non accetta un cambiamento importante, per quanto si provi. Hai capito?»

Rand annuí. «Potevo abitare alla fattoria o a Emond’s Field, e sarebbe stato un piccolo cambiamento. Ma se avessi voluto divenire re…»

Sì, scherza pure, aspetta solo di diventare re di Illian… C’è nient’altro, Robert, che ci vuoi farci sapere con qualche romanzo d’anticipo?

«Sì, giusto. Ma a volte la Ruota sceglie per te i cambiamenti. E a volte piega il filo o i fili della vita in modo tale che tutti quelli vicini sono costretti a ruotare intorno agli altri; questa azione influenza altri fili, e cosí via. La prima piegatura per formare la Grinza è ta’veren: non puoi fare niente per cambiarla, finché il Disegno non muta. La Grinza, detta ta’maral’ailen, può durare settimane, oppure anni. Può comprendere una sola città o perfino l’intero Disegno. Artur Hawkwing era ta’veren. E anche Lews Therin Kinslayer, immagino.»

Ta’veren. Adoro questo mondo e come i dettagli s’incastrano l’uno nell’altro.

«Però non vedo che cosa tutto questo abbia a che fare con me» disse Rand. «Sono un pastore, non un altro Artur Hawkwing. Né lo sono Mat e Perrin. Mi sembra… ridicolo.»

No, un altro Artur Hawkwing no, Lews Therin Telamon rinato sì. E con questo la tappa della settimana è finita. Però non so se e come riuscirò a pubblicare commenti settimana prossima.

Pubblicato in citazioni, Guy Gavriel Kay, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato , , , | 7 commenti

L’Occhio del Mondo di Robert Jordan. Dal capitolo 28 al capitolo 30

Rilettura di La Ruota del Tempo di Robert Jordan. Spoiler su tutta la saga.

28: Orme nell’aria

Capitolo di transizione con Moiraine, Lan e Nynaeve che arrivano a Whitebridge, vedono le tracce dei disordini che ci sono stati, vengono a sapere che Domon è ripartito verso sud, non sanno se con Rand e Mat oppure no, e decidono di andare a cercare Perrin. Ci sono accenni al fatto che Nynaeve preferisca la compagnia di Lan – solo perché sa cavarsela, si dice lei che ancora non vuole ammettere la verità neppure a sé stessa – e che inizi a percepire consapevolmente l’Unico Potere. Comunque Jordan si diverte a far dire a Moiraine:

Non puoi usare l’Unico Potere, se l’emozione ti domina la mente

che è esattamente il contrario di quanto potrà fare Nynaeve per molto tempo. Fino a quando non supererà il suo blocco, in La corona di spade, lei potrà usare l’Unico Potere solo quando sarà furibonda. Fra anticipazioni mascherate da eventi casuali e ironia Jordan si dev’essere divertito tantissimo.

29: Occhi spietati

Capitolo decisamente angosciante, al punto che mi domando come mai Jordan non abbia più utilizzato i corvi a questo modo. Magari le ragazze (e Rand) una volta imparato a usare l’Unico Potere se ne sarebbero liberate senza problemi, ma Mat e Perrin? Suppongo sia perché una scena come questa non poteva più rientrare nella storia vista la crescita dei protagonisti. Qui i cinque di Emond’s Field sono ingenui, non conoscono il mondo e non sono autosufficienti, man mano che crescono – non tanto di età, credo che tutta la storia si snodi in un paio di anni, quanto di capacità e conoscenze – i problemi che si trovano ad affrontare sono molto diversi. Credo sia questa una delle principali differenze fra Robert Jordan e Terry Goodkind, al di là del fatto che Goodkind riprende Jordan ancora più strettamente di quanto Jordan riprenda J.R.R. Tolkien, e facendo comunque un lavoro molto più scadente. Non riesco a essere precisa nei raffronti, mi baso sulle mie impressioni di tanti anni fa e di quell’unica volta che ho letto La spada della verità fino al settimo libro. Primi due romanzi belli, anche se non particolarmente originali, e poi il crollo nell’abisso della ripetizione e nell’incapacità di far evolvere i personaggi e di donare alla storia una direzione convincente. Nel quinto, L’anima del fuoco, Richard si trova pure ad avere a che fare con delle galline assassine. C’è bisogno di dire che quella scena non ha un briciolo della tensione di questo capitolo?

I corvi improvvisamente si dirigono a sud. Al di là del notare che il loro movimento all’unisono non sia naturale mi viene da chiedermi in quale punto si trovino esattamente Rand e Mat. Quel che è certo è che sono a sud. Come mai i corvi deviano all’improvviso verso di loro? Bisognerebbe calcolare i giorni, vedere se hanno appena avuto un contatto ravvicinato con qualche Fade o con qualche Amico delle Tenebre, ma in questo momento non ho voglia di giocare con il calendario e non sono neanche sicura che sia possibile stabilire esattamente che giorno è nelle diverse trame.

Qualche corvo isolato rischia di scoprirli, mi fa piacere notare che il primo sia abbattuto da Egwene. Evidentemente quando c’era da imparare a usare la fionda, da bambini, lei era in prima fila che si agitava con la mano alzata dicendo “Io! Io!” Hermione Granger al confronto è una dilettante, Egwene non avrebbe avuto alcun problema a guidare una scopa. Poco più sotto Elyas ammonisce:

Fate funzionare il cervello, se volete restare vivi. La paura vi ucciderà, se non la dominate

che è esattamente quello che Syrio Forel ha insegnato ad Arya Stark ne Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin:

La paura uccide più della spada.

Se per caso ve lo state chiedendo no, non riesco a rimanere concentrata su un solo libro.

Tornando ai nostri eroi, Egwene si rende conto che Perrin può davvero parlare con i lupi, ma mentre lei lo accetta lui continua a chiedersi chi sia realmente e se è in qualche modo Contaminato. Jordan, in Vietnam, deve essersi posto un bel po’ di domande su sé stesso, e le ritroviamo tutte nei suoi personaggi. Prima di scrivere La Ruota del Tempo ha pubblicato diversi romanzi, che forse prima o poi acquisterò in inglese. Sono romanzi storici – temo polpettoni romantici con una semplice infarinatura storica, per questo non li ho ancora presi – con la sola eccezione di sei libri incentrati su Conan, il personaggio creato da Robert E.Howard. I critici che non li hanno ignorati li hanno stroncati, io ho letto l’unico che, quasi vent’anni fa, è stato tradotto in italiano: Conan l’invincibile. Libro assolutamente dimenticabile, se non fosse per un dettaglio: lì il Vietnam si vede tutto. So che in un’occasione, quando hanno chiesto a Robert se i suoi libri fossero stati influenzati dai periodi trascorsi in Vietnam, la moglie Harriet McDougal è intervenuta e ha risposto che lui scriveva perché era stato in Vietnam. In certi punti si sente tantissimo, i dubbi dei personaggi, la loro evoluzione… Quando ormai sono in salvo Perrin si chiede

L’avrei risparmiata? L’avrei abbattuta come un cespuglio? I cespugli non sanguinano, no? E non gridano, e non ti guardano negli occhi e non ti chiedono perché.

Domande come queste sono al cuore della saga. Per fortuna l’arrivo in uno stedding gli permette di non dover cercare le risposte. Stedding. Wow! Avete presente come viene usato uno stedding in Tarmon gai’don? Non appena Jordan ha codificato un po’ il suo sistema magico si è creato delle opportunità grandiose, e le ha sfruttate in modi imprevedibili e notevolmente efficaci. Perrin sente un brivido, Egwene percepisce di aver perso qualcosa, e i Corvi non entrano perché se entrassero il Tenebroso perderebbe la presa su di loro. In effetti lì ci sono dei germogli: l’inverno innaturale che affligge Randland negli stedding non arriva. E poi ci imbattiamo in un occhio.

Lo spuntone era arrotondato, ma presentava lateralmente una frattura netta, dove del muschio vecchio e secco copriva la superficie scabra e irregolare. Le scanalature e le cavità erose nella parte arrotondata parevano insolite, ma Perrin era troppo preso dall’umore cupo per sorprendersi. Egwene, però, le studiò mentre mangiava.

«Sembra un occhio» disse infine. Perrin batté le palpebre: sembrava davvero un occhio, sotto la fuliggine.

«Lo è» confermò Elyas. Seduto con la schiena al fuoco e alla roccia, scrutava la zona e masticava un pezzo di carne secca, dura come cuoio. «L’occhio di Artur Hawkwing. L’occhio del Gran Mo­narca in persona. Ecco come si sono ridotti il suo potere e la sua gloria.»

Perrin è chiuso in sé stesso mentre la prima della classe, quella che vuole imparare tutto (e lo dico con tutto l’affetto che ho per Egwene, avrei preferito la morte di tutto il resto della Compagnia alla sua, aggiungendoci pure Elayne e Aviendha per buona misura) si guarda intorno e capisce cos’è quella pietra che le sta al fianco.

Questo capitolo si intitola Occhi spietati, e naturalmente il primo pensiero è che si tratti degli occhi dei corvi. Però anche Hawkwing sapeva essere spietato, e guarda caso la prima cosa che vediamo di lui è un occhio. Non il naso, o la bocca, o un orecchio. Un occhio. Una coincidenza? Non credo. Nella realtà non sono una complottista, ma qui siamo in un romanzo.

Elyas ci racconta la sua storia, anche se ovviamente non ci può dire tutto. Per esempio non sa che la diffidenza di re Artù (no, non ho sbagliato a scrivere il nome, l’ho fatto apposta) nei confronti delle Aes Sedai è dovuta all’influenza di Ishy, così come il mandare Cristoforo Colombo (ehm…) a stabilirsi al di là dell’Oceano Aryth in modo da poter avere, a tempo debito, i Seanchan. Le manie di grandezza comunque possono essere la rivina delle persone

Artur Hawkwing era uno sciocco pieno d’orgoglio. Una Aes Sedai guaritrice l’avrebbe salvato quando si ammalò, o fu avvelenato, come sostengono alcuni; ma quelle ancora in vita erano tutte dietro la Muraglia Lucente, impegnate a usare il Potere per tenere a bada un esercito che con i suoi fuochi da campo illuminava la notte.

Forse avvelenato, eh? E quanto al suo regno, lo ha costruito regnando con giustizia tranne nei confronti dei suoi oppositori, su cui passava stile rullo compressore. Alla sua morte

i suoi figli e i suoi parenti lottarono per stabilire chi dovesse sedere sul trono.

Più che Artù, che certo non è stato avvelenato, anche se con la sua morte l’era di Camelot è finita, qui sembra Alessandro Magno.

Alla fine di lui restarono solo le storie, per la maggior parte piene d’errori. A questo si ridusse la sua gloria

perché

Artur Hawkwing morí il giorno stesso in cui la statua fu terminata.

A me fa venire in mente Harren il Nero che, molti anni più tardi, termina di costruire Harrenhal lo stesso giorno in cui Aegon il Conquistatore giunge ad Approdo del Re. The Eye of the World è del 1990, A Game of Thrones è del 1996, anche se mi sa che Martin ha narrato la storia di Harren il Nero in A Clash of Kings (1999). Con questo non sto dicendo che Martin, che conosceva la saga di Jordan, lo abbia copiato, ma solo che ci sono cose che risuonano allo stesso modo.

Nel momento di (supposta) massima gloria inizia la caduta. E di caduta dalla gloria ha parlato Percy Bhysse Shelley in uno dei suoi più famosi poemetti, Ozymandias, probabilmente ispiratogli da una statua di Ramesse II appena portata al British Museum di Londra:

I met a traveller from an antique land,

Who said: -Two vast and trunkless legs of stone

Stand in the desert… Near them, on the sand,

Half sunk, a shattered visage lies, whose frown,

And wrinkled lip, and sneer of cold command,

Tell that its sculptor well those passions read

Which yet survive, stamped on these lifeless things,

The hand that mocked them, and the heart that fed:

And on the pedestal these words appear:

“My name is Ozymandias, king of kings:

Look on my Works, ye Mighty, and despair!”

Nothing beside remains. Round the decay

Of that colossal wreck, boundless and bare

The lone and level sands stretch far away.

Quella che segue è la traduzione visibile sul sito della Keats-Shelley-House di Roma: http://www.keats-shelley-house.org/it/works/works-p-b-shelley/p-b-shelley-ozymandias

Ozymandias

Incontrai un viaggiatore, veniva da un’antica
terra e mi disse: Due immense gambe di pietra
s’ergono nel deserto, senza tronco…Vicino, sulla sabbia,
giace a metà sepolto un viso smozzicato, e il cipiglio,
le labbra corrugate e il suo ghigno di freddo comando
dicono come esattamente lo scultore
abbia letto passioni che ancora sopravvivono, impresse
in quelle cose morte, alla mano che un tempo
le interpretò, e al cuore
che le nutrì: sul piedestallo appaiono
queste parole: “Il mio nome è Ozymandias, re dei re:
guardate alle mie opere, o Potenti, e disperate!”
Nient’altro resta. Attorno alle rovine
di quell’enorme relitto, le nude e sconfinate
sabbie deserte e piatte si stendono lontano.

Alla morte del Gran Monarca segue la Guerra dei Cento Anni che, a differenza di quella fra Regno d’Inghilterra e regno di Francia nell’XI-XII secolo durata 116 anni, si protrae per ben 123 anni.

30: Figli dell’ombra

Figli dell’ombra. Mi piace il titolo, visto che loro si autodefiniscono Figli della luce. Nel fantasy il conflitto fra luce o ombra è frequentissimo, qui prende la forma dell’ipocrisia perché loro si dichiarano figli della luce ma è una luce che vedono solo loro e solo dove vogliono loro. Ho già detto che odio i fanatici di questo tipo? Hanno ragione i lupi, questi tizzi puzzano, e non perché non si sono fatti il bagno. Per la verità puzzano anche per quello: dubito, essendo quella una zona deserta, che qualcuno dei protagonisti in questo momento possa avere un buon odore, ma la puzza che sentono i lupi è ben peggiore.

Il capitolo inizia con il rapporto conflittuale fra Perrin e la sua ascia:

Perrin si staccò dalla cintura l’a­scia e se la rigirò fra le mani: il manico di frassino era lungo quanto il suo braccio, liscio e freddo al tocco. Sentí di odiarla. Si vergognò d’esserne stato orgoglioso, a Emond’s Field. Ma all’epoca non sapeva che cosa sarebbe stato disposto a fare, con essa.

La copertina dell'ebook di Crocevia del crepuscolo

La copertina dell’ebook di Crocevia del crepuscolo

Andrà avanti fino a Crocevia del crepuscolo questo dubbio, ed è una delle cose che caratterizza maggiormente il nostro amico fabbro. Non che abbia torto.

«La userai, ragazzo; e finché la odierai, la userai piú saggiamente di molti uomini adulti. Aspetta. Quando non la odierai piú, allora sarà il momento di gettarla il piú lontano possibile e correre via dalla parte opposta.»

Elyas ha ragione. Chi è diffidente verso il potere, chi lo usa con cautela, lo usa meglio. Comunque tutta questa diffidenza nei confronti di un’ascia l’avrà anche Druss in La leggenda di Druss di David Gemmell. Dovrei proprio rileggere pure Gemmell. Mmm…

Perrin inizia a vedere benissimo al buio, e pure a ringhiare come un lupo, anche se in quest’occasione avrebbe fatto meglio a starsene più tranquillo. Però… Hopper! Posso contarlo come primo morto di La Ruota del Tempo anche se è un animale? Però per ora è vivo nel mondo dei sogni, facciamo che lo conto dopo. Perrin viene stordito e sogna di

…Volare in alto come le aquile…

No, questo è Bilbo. Pure Pipino se ne rende conto:

«Arrivano le Aquile! Arrivano le Aquile!».

Per un attimo il pensiero di Pipino esitò. «Bilbo!», disse. «Ma no! Accadeva nella sua storia, tanto tanto tempo addietro. Questa è la mia storia, e adesso è finita. Addio!». E la sua mente volò via ed i suoi occhi più non videro.

Solo un altro paio di appunti: Bornhald è più preoccupato che Perrin non turbi Byar di quanto sia preoccupato che Byar non massacri Perrin, alla faccia del camminare nella luce, e la loro destinazione è Caemlyn, dove stanno andando anche le Rosse con Logain.

Pubblicato in citazioni, fantasy e realtà, George R.R. Martin, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato , , , | Lascia un commento