Ursula K. Le Guin: Il pianeta dell’esilio

Nei giorni finali dell’ultima fase lunare d’Autunno, il vento cominciò a soffiare dalle terre settentrionali e colpì le foreste morenti dell’Askatevar: un vento gelido, che sapeva di fumo e di neve. Avvolta nella sua pelliccia leggera, svelta e sottile come un animale selvatico, la giovane Rolery scivolò tra i boschi in mezzo al tempestare delle foglie morte, allontanandosi dalle mura che sorgevano, pietra su pietra, sulla collina di Tevar e dai campi operosi per l’ultima messe. Si allontanò da sola, e nessuno la richiamò indietro.

Confesso di aver dovuto rileggere le prime pagine di Il pianeta dell’esilio di Ursula K. Le Guin perché avevo perso il filo della storia. Ero troppo affascinata dalla bellezza delle parole, dall’atmosfera fantastica che la scrittrice stava evocando, per prestare attenzione ai personaggi e agli avvenimenti. Il pianeta dell’esilio è una delle opere minori della Le Guin, il secondo tassello del Ciclo dell’Ecumene, come spiega la quarta di copertina, anche se è un romanzo che sta in piedi tranquillamente da solo.

La storia è incentrata sui rapporti fra due razze che diffidano l’una dell’altra e sul possibile pericolo rappresentato per entrambe da una terza razza. Quale delle due razze di cui parla il romanzo è quella umana? Le differenze sono piccole, quindi ci vuole un po’ a capirlo, anche perché i punti di vista appartengono a entrambe le razze e ciascuna trova normale il proprio modo di vivere e quanto meno insolito quello dell’altra razza. Ma è davvero importante sapere chi sono gli esseri umani? Non basta sapere che tutti sono dotati di sentimenti e di una morale? Che entrambe le civiltà hanno una loro ragione d’essere?

Sul pianeta Werel, quello su cui è ambientata la storia, le stagioni durano decine d’anni terrestri. Per certi versi mi ha fatto pensare alle stagioni irregolari e lunghissime di George R.R. Martin e delle sue Cronache del ghiaccio e del fuoco, anche se le stagioni di Martin sono legate alla magia e non hanno la regolarità di quelle della Le Guin. E la colonia terrestre forzatamente isolata ha richiamato alla mia mente Naufragio sul pianeta Darkover di Marion Zimmer Bradley, anche se ricordo, per mettere le cose nel giusto ordine, che Il pianeta dell’esilio precede le altre due opere, quella di Martin davvero di molto. La nostra mente non può evitare di fare accostamenti, ma per me gli anni in cui i romanzi sono stati pubblicati hanno importanza. Non influenzano il mio godimento dell’opera, ma una contestualizzazione mi aiuta a capire meglio l’autore.

Una volta che mi sono allontanata dagli echi delle mie letture precedenti e anche da un’introduzione in cui la Le Guin pone l’accento su uno solo degli spetti del romanzo, per quanto importante, mi sono goduta una storia di personaggi che si interrogano su quale sia il cammino giusto da percorrere e sui cambiamenti che arriveranno loro malgrado. Il romanzo è breve, solo 160 pagine, e si svolge in un breve arco di tempo, ma consente ugualmente di percepire la profondità di due civiltà che hanno un lungo passato, che si sono sviluppate in condizioni e modi molto diversi e che devono trovare un modo di sopravvivere a una minaccia che potrebbe infine accomunarle nella distruzione. Un frammento di storia, senza una risposta definitiva per il futuro, ma quando mai abbiamo risposte definitive sul futuro? Quello che conta è il cammino, e i cambiamenti affrontati dai personaggi nel loro percorso. Non uno dei capolavori della Le Guin, ma comunque un libro affascinante.

Pubblicato in citazioni, impressioni di lettura | Contrassegnato | Lascia un commento

Stranimondi 2016

STRANIMONDI è il festival del libro fantastico a Milano, con esposizione mercato di libri, prestigiosi ospiti italiani e internazionali, dibattiti infervorati, presentazioni di libri affascinanti.

Il festival si terrà nei giorni di sabato 15 e domenica 16 ottobre 2016 alla Casa dei Giochi di via Sant’Uguzzione 8 a Milano.

Nella cornice di Stranimondi sono in programma numerose attività. Delos Days, il convegno dedicato a fantascienza e fantastico e incontri e dibattiti con autori ed esperti, Weirdiana, il convegno dedicato alla letteratura Weird, Strani libri, la mostra mercato dei libri fantastici, presentazioni di libri, i Kaffeeklatsch,  incontri con grandi scrittori, una mostra delle opere di Maurizio Manzieri e un workshop di scrittura creativa.

Ospiti internazionali sono Alastair Reynolds, Tricia Sullivan, Ramsey Campbell, ospiti italiani Gianfranco Manfredi, Alan D. Altieri, Massimo Polidoro, Chiara Montanari e Maurizio Manzieri.

Ci sarò anch’io, impegnata per la prima volta a presentare un libro a cui ho collaborato. Per la verità ne ho già parlato al Festival del Fumetto di Novegro lo scorso inverno, ma all’epoca il libro non era ancora stato pubblicato.

Sabato 15 ottobre alle ore 15,00 Marina Lenti, Chiara Valentina Segré, Pia Ferrara e io presenteremo Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi.

Il programma completo sul sito ufficiale della manifestazione: http://stranimondi.it/.

Pubblicato in appuntamenti, Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi | Lascia un commento

Classifiche: 25 settembre 2016

1 (1) J.K. Rowling, Harry Potter e la maledizione dell’erede, Salani;

2 (8) Simon & the Stars, L’oroscopo 2018. Il giro dell’anno in 12 segni, Vallardi;

3 (3) Jojo Moyes, Io prima di te, Mondadori;

4 (4) Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Ultime conversazioni, Garzanti;

5 (6) Clara Sánchez, Lo stupore di una notte di luce, Garzanti;

6 (10) Valerio Massimo Manfredi, Teutoburgo, Mondadori;

7 (2) Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda;

8 (17) Valter Longo, La dieta della longevità. Dallo scienziato che ha rivoluzionato la ricerca su staminali e invecchiamento, la dieta mima-digiuno per vivere sani fino a 110 anni, Vallardi;

9 (7) Jojo Moyes, Dopo di te, Mondadori;

10 (18) Bruce Springsteen, Born to run, Mondadori;

11 Giampaolo Pansa, Vecchi, folli e ribelli. Il piacere della vita nella terza età, Rizzoli;

12 (5) Massimo Carlotto, Il turista, Rizzoli;

13 Camilla Läckberg, Il domatore di leoni, Marsilio;

14 (11) Antonio Manzini, 07/07/2007, Sellerio;

15 (20) Elizabeth J. Howard, Confusione. La saga dei Cazalet. Vol. 3, Fazi;

16 (12) Oriana Fallaci, Intervista con la storia, Bur, remainder;

17 Alessia Gazzola, Un po’ di follia in primavera, Longanesi;

18 (9) Erri De Luca, La natura esposta, Feltrinelli;

19 (14) Margherita Hack, Walter Ferreri e Guido Cossard, Il lungo racconto dell’origine. I grandi miti e le teorie con cui l’umanità ha spiegato l’universo, Dalai Editore, remainder;

20 (13) Corrado Augias, I segreti d’Italia. Storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione, Rizzoli, remainder.

 

Le altre opere di genere fantastico presenti nella top 100 di ibs:

23 (15) Philip K. Dick, Noi marziani, Fanucci, remainder;

42 (32) Philip K. Dick, Occhio nel cielo, Fanucci, remainder;

44 (26) Philip K. Dick, Svegliatevi, dormienti, Fanucci, remainder;

71 Stephen King, Fine turno, Sperling & Kupfer;

81 (51) Philip K. Dick, In terra ostile, Fanucci, remainder.

 

Classifiche di genere. Fantasy:

1 (1) J.R.R. Tolkien, La compagnia dell’anello. Il signore degli anelli. Vol. 1, Libri Oro RCS, remainder;

2 (4) J.R.R. Tolkien, Le due torri. Il signore degli anelli. Vol. 2, Libri Oro RCS, remainder;

3 Ransom Riggs, La biblioteca delle anime, Rizzoli;

4 (6) J.R.R. Tolkien, Il ritorno del re. Il signore degli anelli. Vol. 3, Libri Oro RCS, remainder;

5 (8) Ransom Riggs, La casa dei ragazzi speciali. Miss Peregrine, Rizzoli;

6 (2) Ransom Riggs, Hollow City. Il secondo libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali, Rizzoli;

7 Brandon Sanderson, Calamity, Fanucci;

8 (9) George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro secondo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 2: Il regno dei lupi-La regina dei draghi, Mondadori, Oscar absolute;

9 (14) Cassandra Clare, Città del fuoco celeste. Shadowhunters. Vol. 6, Mondadori;

10 (5) George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro terzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 3: Tempesta di spade-I fiumi della guerra-Il portale delle tenebre, Mondadori, Oscar absolute;

11 (11) Robin Hobb, Il viaggio dell’assassino. Trilogia dei Lungavista. Vol. 3, Fanucci, remainder;

12 Cassandra Clare, Città delle anime perdute. Shadowhunters. Vol. 5, Mondadori;

13 Cassandra Clare, Città di ossa. Shadowhunters. Vol. 1, Mondadori;

14 Cassandra Clare, Città degli angeli caduti. Shadowhunters. Vol. 4, Mondadori;

15 (3) George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro quinto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 5: I guerrieri del ghiaccio-I fuochi di Valyria-La danza dei draghi, Mondadori, Oscar absolute;

16 Cassandra Clare, Città di cenere. Shadowhunters. Vol. 2, Mondadori;

17 Steven Erikson, I giardini della luna. La caduta di Malazan. Vol. 1, Armenia;

18 Kerstin Gier, Green. La trilogia delle geme. Vol. 3, Tea;

19 (10) Michael Ende, Momo, Longanesi;

20 George R.R. Martin, Il trono di spade. Libro primo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Vol. 1: Il trono di spade e Il grande inverno, Mondadori, Oscar absolute.

 

La fantascienza:

1 (1) Philip K. Dick, Noi marziani, Fanucci, remainder;

2 (3) Philip K. Dick, Occhio nel cielo, Fanucci, remainder;

3 (2) Philip K. Dick, Svegliatevi, dormienti, Fanucci, remainder;

4 (4) Philip K. Dick e Roger Zelazny, Deus irae, Fanucci, remainder;

5 (5) Louise O’Neill, Solo per sempre tua, HotSpot;

6 (6) Philip K. Dick, I giocatori di Titano, Fanucci, remainder;

7 (9) Cecilia Ahern, Flawed. Gli imperfetti, De Agostini;

8 (7) Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti. Il ciclo completo, Mondadori, Oscar absolute;

9 (10) Philip K. Dick, Tempo fuor di sesto, Fanucci, remainder;

10 Philip K. Dick, Follia per sette clan, Fanucci, remainder;

11 (8) Philip K. Dick, L’Androide Abramo Lincoln, Fanucci, remainder;

12 (19) Jack Vance, La terra morente. Vol. 1, Fanucci, remainder;

13 Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Mondadori;

14 Kass Morgan, The 100. Day 21, Rizzoli;

15 (14) Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti, Mondadori;

16 (11) Philip K. Dick, I simulacri, Fanucci, remainder;

17 Dan Simmons, Hyperion, Fanucci;

18 Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Fanucci;

19 Philip K. Dick, Mr. Lars sognatore d’armi, Fanucci, remainder;

20 Frank Herbert, Gli eretici di Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 5, Fanucci, remainder.

 

(Gialli e) horror:

15 Stephen King, Fine turno, Sperling & Kupfer.

 

Ragazzi:

1 (1) J.K. Rowling, Harry Potter e la maledizione dell’erede, Salani;

8 (9) Geronimo Stilton, Decimo viaggio nel Regno della Fantasia, Piemme;

9 (13) J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale. Vol. 1, Salani;

16 (15) J.K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Vol. 3, Salani;

18 (18) J.K. Rowling, Harry Potter e la camera dei segreti. Vol. 2, Salani;

20 (16) J.K. Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco. Vol. 4, Salani.

Pubblicato in classifiche | Lascia un commento

La grande caccia di Robert Jordan. Dal capitolo 23 al capitolo 30

la grande caccia neRilettura di La grande caccia di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

23: La prova

Nynaeve viene condotta al ter’angreal che consente di divenire Ammesse.

Come gli angreal e i sa’angreal, sono dei residui dell’Epoca Leggendaria che usano l’Unico Potere, però non sono così rari come gli altri due. Mentre alcuni ter’angreal sono fatti per funzionare solo con le Aes Sedai, come questo, altri fanno quello che devono con la semplice presenza di una donna che può incanalare. Sembra che ce ne siano anche altri che possono essere usati da chiunque. A differenza di angreal e sa’angreal, i ter’angreal erano creati per motivi specifici. Un altro che abbiamo nella Torre rende vincolanti i giuramenti.

Elayne riuscirà a fabbricare nuovi ter’angreal, una delle tante conoscenze dell’Epoca Leggendaria andate perdute nei secoli e riscoperte, anche se magari in modo incompleto, prima di Tarmon gai’don. Il Bastone dei giuramenti, qui citato di sfuggita da Sheriam, è quello che dona alle Aes Sedai il loro aspetto senza età, ma che accorcia anche la loro vita a “soli” 300 anni circa, la metà della normale aspettativa di vita. In effetti era un ter’angreal usato per punire i criminali, anche se al momento mi sfuggono sia il suo nome che il punto in cui ci viene rivelata questa cosa. Quanto ai giuramenti

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ah, no, questo è Isaac Asimov. Dove c’è qualcuno in grado di dominare a piacimento sugli altri, bisogna trovare il modo di limitare il suo potere.

Quando diventi una sorella, devi prestare il giuramento finale tenendo quel ter’angreal. Non dire una parola che non sia vera. Non costruire nessun’arma che consenta a un uomo di ucciderne un altro. Non usare mai l’Unico Potere come arma se non contro gli Amici delle Tenebre o la progenie dell’Ombra o, come estrema difesa della tua vita, di quella del tuo Custode o di un’altra sorella.

E se Asimov ha trovato molti modi per creare problemi ai suoi personaggi indagando i limiti di queste leggi, Jordan non è da meno e ci ricorda che le leggi sono efficaci solo se c’è la reale volontà di rispettarle. Il ter’angreal fa confrontare le aspiranti Ammesse con le loro più grandi paure. Mentre Egwene riceverà – anche se non se ne rende conto – alcune informazioni su ciò che avverrà, Nynaeve vede solo cose che conosce, che teme o che spera.

«Una volta le Aes Sedai non dovevano prestare alcun giuramento. Era risaputo cosa erano le Aes Sedai e in cosa credevano, e non c’era bisogno d’altro. Molte di noi vorrebbero che ancora fosse così. Ma la Ruota gira e i tempi cambiano. Il fatto che noi prestiamo dei giuramenti, e che si sappia che siamo a essi vincolate, permette alle nazioni di avere a che fare con noi senza temere che usiamo il nostro potere, l’Unico Potere, contro di loro. Fra le Guerre Trolloc e la Guerra dei Cento Anni abbiamo preso queste decisioni, e grazie a loro la Torre Bianca è ancora in piedi e possiamo ancora fare del nostro meglio contro l’Ombra.»

Notato il periodo? Chissà se c’entra in qualche modo Ishy nella necessità di prestare questi giuramenti. Certo avrà riso da matti nel vedere come le persone più potenti della terra si leghino da sole come dei criminali. Il test è suddiviso in tre parti, prima o poi dovrò davvero parlare di numeri, del 3 in particolare.

Passato.

«La prima volta,» disse Sheriam «è per ciò che era. La via del ritorno si presenterà una sola volta. Sii risoluta.»

Aginor tutto sommato è un problema da poco. Si tratta solo di combattere, e al di là della difficoltà legata alla nudità Nynaeve non si tira mai indietro quando c’è da combattere. Intendiamoci, la scena fa paura, ma è solo mortalmente pericolosa, con il pericolo aumentato dal fatto che Nynaeve fa qualcosa che non dovrebbe essere in grado di fare e dalle conseguenze imprevedibili.

«Sembra vero nella memoria, e qualcuna ne è uscita con addosso le ferite che aveva subìto all’interno. Altre sono state spezzate in due e ne sono emerse senza un segno. È sempre diverso per ogni donna che vi accede. Gli antichi dicevano che ci sono molti mondi. Forse questo ter’angreal ti conduce in uno di quelli. Se è così, però, lo fa seguendo delle regole molto rigorose, per essere un oggetto che dovrebbe solo portarti da un posto a un altro. Io non credo che sia vero. Ma ricordati: che quanto accade sia vero o meno, il pericolo è reale come un pugnale che ti affonda nel cuore.»

Passato. Presente.

«La seconda volta è per quello che è. La via del ritorno si presenterà una sola volta. Sii risoluta.»

Il secondo problema è molto più insidioso, e richiede a Nynaeve ben più del coraggio di combattere e della capacità di trovare un modo per farlo. Le richiede di abbandonare ciò che è, il suo senso del dovere, la sua responsabilità sugli abitanti di Emond’s Field. Come consolazione, da fuori noi possiamo dire che non è reale perché non c’è nessuna Malena Aylar nella saga, al di fuori di quest’episodio, e perché la situazione di Emond’s Field la conosciamo bene anche dopo questo romanzo. Per Nynaeve però è reale, ed è qualcosa che le lacera l’anima. A volte non è combattere la cosa che richiede più coraggio e determinazione.

Passato. Presente. Futuro.

«La terza volta» intonò Sheriam formalmente «è per quello che sarà. La via del ritorno si presenterà una sola volta. Sii risoluta.»

Il contrasto non avrebbe potuto essere maggiore. L’angoscia contro la felicità, una felicità insperata, e chi potrebbe scegliere di abbandonarla? Questo non è realmente il futuro di Nynaeve, visto che anche se il Malkier probabilmente verrà ricostruito noi sappiamo che Morgase non è più regina. Sharina Sedai potrebbe anche essere la novizia citata da Egwene in Il cuore dell’inverno, in un futuro alternativo. Se Aginor all’inizio aveva fatto paura, le altre due prove sono state molto più dure, segno che Jordan indaga davvero nell’animo dei suoi personaggi. Comunque Nynaeve che fa cose impossibili, come ricreare un’uscita sparita, inizia a dimostrarci che secondo lei la parola impossibile andrebbe un po’ rivista.

24: Nuovi amici e vecchi nemici

Nota sul titolo del capitolo. I nuovi amici sono senz’altro Elayne, Min, Gawyn e, in un certo modo, pure Galad. Come nemici chi ci rimane? Solo Elaida, a meno di voler vedere un’anticipazione un po’ contorta nella menzione di Else Grinwell, che in un’occasione sarà brevemente impersonata da Lanfear. Elaida annoverata fra i nemici, eh? Fin da qui.

L’amicizia fra le fanciulle è istantanea, e visto che Elayne è alla Torre Bianca da più tempo funge da guida. C’è pure un fuggevole incontro con Logain:

«Devono essere domati per forza?» chiese. Elayne la fissò con la bocca aperta, ed Egwene si affrettò ad aggiungere: «Pensavo solo che le Aes Sedai potrebbero trovare un altro modo di gestirli. Anaiya e Moiraine hanno detto che le più grandi imprese dell’Epoca Leggendaria richiesero uomini e donne che lavorassero assieme usando l’Unico Potere. Pensavo solo che potrebbero cercare un altro sistema.»

Una delle premesse della Ruota del Tempo è che i risultati maggiori si raggiungono quando uomini e donne lavorano insieme, su un livello paritario. L’equilibrio è una cosa fondamentale, e se si perde, se una delle due metà del genere umano ha il sopravvento sull’altra, c’è la decadenza. Certo, Egwene è preoccupata per Rand, vorrebbe aiutarlo, ma nell’Epoca Leggendaria più che la forza contavano le capacità.

Fra gli amici c’è Min.

Ha previsto che io dovrò dividere mio marito con altre due donne, e che non riuscirò mai a tollerarlo. Lei si limita a ridere, e a dire che neanche lei gestirebbe a quel modo certe cose. Ma ha anche assicurato che sarei diventata una Regina prima ancora di sapere chi fossi; ha detto di aver visto una corona, e che era la Corona di Rose di Andor.

La mia impressione è che Elayne faccia molto più che tollerare le altre due, probabilmente qui Jordan ha cambiato idea. Comunque se avessimo mai avuto dubbi sul fatto che Elayne sarebbe riuscita a conquistare la corona, qui ci viene detto chiaramente.

Egwene chiese, «Cosa vedi quando mi guardi?»

Min le lanciò un’occhiata. «Una fiamma bianca, e… Oh, ogni sorta di altre cose. Non so cosa significhino.»

Una fiamma bianca. Non una semplice Aes Sedai, come si potrebbe essere indotti a pensare, ma addirittura l’Amyrlin Seat.

«Una delle cose che disse di aver visto guardando me era una mano mozzata. Non la mia, però. E anche questo dice di non sapere che cosa significa.»

Quella di Rand? Però Elayne non era neppure presente. Boh.

«Quello» mormorò Min osservandolo mentre si allontanava «farà sempre ciò che sarà giusto, senza curarsi di chi potrà soffrirne.»

Stannis Baratheon? Con, però, anche un tocco di Jaime Lannister:

è il miglior spadaccino che io abbia mai visto. I Custodi devono mostrargli le cose una volta sola, e lui le ha già imparate. Mi fanno sudare quasi a morte per farmi apprendere la metà delle cose che Galad riesce a fare senza nessuno sforzo

Ricordiamoci di questa sua capacità, ma ricordiamoci che anche Gawyn non è affatto male.

«Un tipo strano. Ha detto di essere un pastore, però non aveva l’aspetto né il portamento dei pastori che io conosco. Strano. Ho incontrato ogni tipo di persone, e loro hanno incontrato Rand al’Thor. Alcuni non conoscono nemmeno il suo nome, ma dalla descrizione non poteva trattarsi di nessun altro, e lui ha cambiato le loro vite. C’era un vecchio fattore che venne a Caemlyn giusto per vedere Logain, che si trovava lì per essere poi portato a Tar Valon; eppure il fattore è rimasto per schierarsi con mia madre quando sono iniziati i tumulti. Per via di un ragazzo che era in giro a vedere il mondo, e che gli aveva fatto pensare che c’era altro nella vita e non solo la sua fattoria. Rand al’Thor. Uno potrebbe quasi credere che è un ta’veren. Elaida di sicuro è interessata a lui. Mi chiedo se averlo incontrato cambierà le nostre vite nel Disegno.»

Il fattore è Almen Bunt, che ritroveremo anche in Prima le mele. Decisamente Rand tocca la vita di un bel po’ di persone. La piacevole conversazione è interrotta da Elaida, mentre le ultime righe sono per Min, che per la prima volta ha il proprio punto di vista.

25: Cairhien

Città decisamente folle, con tutte queste feste inutili eredi del panem et circenses romano in mezzo a cui si possono nascondere Trolloc veri. Ancora no, qui Cechov sta solo nascondendo il suo fucile in bella vista. Arrivati in città si viene subito coinvolti in Daes Dae’mar, l’unica cosa buona fatta dagli Shaido con il loro assedio a Cairhien è stato dare alla città qualcosa di serio a cui pensare invece di quest’assurdo gioco. Lo odio, non so se perché anche nella vita reale odio gli intrallazzi politici e le alleanze fatte al solo scopo di sottomettere gli altri, perciò prima andremo via di qui e meglio sarà. E mentre Hurin si cala sempre più nel ruolo di servo del Lord, Rand passeggia.

«…Freddo soffia il vento lungo il Passo di Shara; fredda giace la tomba senza nome. Eppure ogni anno, nel Giorno del Sole, su quella pila di pietre appare una rosa, una lacrima di cristallo come rugiada sui suoi petali, deposta dalla bella mano di Dunsinin, perché lei è fedele all’accordo fatto da Rogosh Occhio d’aquila.»

Thom al lavoro, è sempre piacevole sentire la sua voce. Amo l’epica, non so se lo avevate notato. Io invece noto la citazione di Shara, per quanto quel popolo abbia rotto le scatole parecchio in Memoria di Luce non è che Jordan ce lo abbia fatto piovere addosso dal nulla. Quanto meno dovevamo sapere della sua esistenza. Quanto a Thom… Sapevo già che era vivo? Avevo già la precedente esperienza di Gandalf, che mi aveva convinta che nel fantasy nessuno è morto se non c’è un cadavere, e quella di La spada di Shannara, che mi aveva spinta a rettificare la mia convinzione in un più prudente nessuno è morto se non c’è un cadavere riconoscibile. Con Thom il cadavere non c’era, e certo io lo volevo vivo, ma c’era dell’altro: la convinzione di Moiraine che non fosse morto. Probabilmente speravo che fosse vivo ma non ne avevo la certezza, un dubbio che ha attanagliato non solo me se Leigh Butler ha scritto

I still can’t remember whether I was surprised that Thom was alive when I first read this, but I’m willing to bet I was. Back then I had yet to develop quite so healthy a suspicion of any fictional death that didn’t produce a definite corpse. Ah, youth.

Notare che Thom, con tutto il suo parlare di liberarsi delle Aes Sedai, è deluso per l’assenza di Moiraine. Si sta già innamorando di lei?

26: Disaccordo

Quando arrivarono rumoreggiando nella sala comune, Rand ammiccò al locandiere, poi rise nel vedere il suo sguardo sbigottito. Pensi pure che sto giocando il suo maledetto Grande Gioco. Pensi pure quello che gli pare. Thom è vivo, si disse.

Per la maggior parte della saga Rand è spaventato, preoccupato, arrabbiato, disperatamente impegnato nel tentativo di fare qualcosa… I momenti di pura gioia sono pochi, ed è giusto goderceli. E non è solo lui a essere in vacanza dalle preoccupazioni, pure Thom pensa di poter avere una vita felice con Dena.

«Non ho mai sentito parlare di una donna menestrello» mormorò Loial.

«Io sarò la prima.»

Lisseut, in A Song for Arbonne di Guy Gavriel Kay. Potevo non citarvela? Lisseut è un menestrello e una donna terribilmente in gamba, e A Song for Arbonne mi ha definitivamente convinta che avrei dovuto leggere tutto ciò che Kay aveva o avrebbe scritto indipendentemente da una traduzione in italiano. Poco più avanti troviamo un errore di Jordan:

«Almeno non hai tentato di accordarla» borbottò. «Potevi rovinarla.»

Nella prima edizione di La grande caccia Thom si lamenta perché Rand non gli ha mantenuto l’arpa accordata, dopo che alcuni musicisti gli hanno fatto notare che lo strumento non deve essere mantenuto accordato quando non viene utilizzato Jordan ha cambiato la frase. Naturalmente avendo a disposizione un menestrello si finisce con il parlare di leggende.

Due e due volte sarà marchiato, due volte per vivere, e due volte per morire.

Una volta l’airone, per segnare il cammino, una seconda volta l’airone, per dichiararlo autentico.

Una volta il Drago, per le memorie perdute, una seconda volta il Drago, per il prezzo che deve pagare.

Allungò una mano per toccare i due aironi ricamati sull’alto colletto della giubba di Rand.

Per un momento, lui poté solo guardarlo a bocca aperta, e quando riuscì di nuovo a parlare, la sua voce era incerta. «Con quelli sulla spada fanno cinque. Sull’elsa, il fodero e la lama.» Girò la mano sul tavolo, per nascondere il marchio che aveva sul palmo. Per la prima volta da quando il balsamo di Selene aveva fatto il suo lavoro, lo poteva sentire. Non gli faceva male, ma sapeva che era lì.

«Proprio così.» Thom si mise a ridere. «Me ne viene in mente un altro:

Per due volte il giorno tramonterà quando il suo sangue verrà versato.

Una volta per il dolore, una volta per la nascita.

Rosso sul nero, il sangue del Drago macchia la roccia di Shayol Ghul.

Nel Pozzo del Destino il suo sangue libererà gli uomini Dall’Ombra.

Rand scosse il capo in segno di diniego, ma Thom parve non notarlo. «Non vedo come un giorno possa tramontare due volte, ma d’altro canto gran parte del Ciclo non ha senso. La Pietra di Tear non cadrà mai fino a quando Callandor non sarà impugnata dal Drago Rinato, ma la spada che non può essere toccata si trova nel cuore della Pietra, quindi come potrebbe impugnarla prima di conquistare Tear? Be’, sia come sia. Immagino che le Aes Sedai vorrebbero che gli eventi si accordassero quanto più possibile alle profezie. Morire da qualche parte nelle Terre Inaridite sarebbe un prezzo alto da pagare per seguirle.»

Il primo marchio lo abbiamo già, gli altri arriveranno. Sempre a proposito di profezie

«Non molti sanno che il Drago Rinato dovrà combattere l’Ultima Battaglia, o, se lo sanno, pensano che combatterà al fianco del Tenebroso. Non molti leggono le Profezie per scoprire che non è così. Cos’hai detto riguardo al Corno? ‘Dovrebbe’?»

«Ho imparato un po’ di cose da quando ci siamo separati, Thom. Gli eroi defunti verranno per chiunque suonerà il Corno, anche per un Amico delle Tenebre.»

Le sopracciglia cespugliose di Thom si sollevarono quasi fino all’attaccatura dei capelli. «Be’, questo non lo sapevo. Hai imparato davvero un bel po’ di cose.»

Una delle difficoltà di Rand: intorno al Drago c’è una confusione e una disinformazione terribile. E qui anche lui sparge, involontariamente, false informazioni, visto che gli eroi del Corno non combatterebbero per il Tenebroso.

Dopo che Rand esce abbiamo un nuovo punto di vista con Thom. Ormai i punti di vista si moltiplicano come funghi anche se Thom, da quella persona esperta che è, riesce a fare un commento davvero ingenuo:

«Lui ne è fuori,» disse ad alta voce «e io pure.»

27: L’Ombra nella notte

Eseguì la figura della luna che sorge sui laghi.

Se non mi distraggo le figure ve le ripropongo tutte. Trolloc, contaminazione di Saidin, Lanfear/Selene, la Casa degli Illuminatori, prima apparizione di Aludra… un bel capitolo frenetico, che si gusta solo leggendolo e non in un riassunto. Comunque anche Loial ha il suo momento sconvolgente.

«Io… non avevo mai ucciso nessuno, Rand.» L’Ogier emise un lungo sospiro, visibilmente scosso.

28: Un nuovo filo nel Disegno

Torniamo indietro a Perrin, alla guida del gruppo comandato da Ingtar.

Qualche volta, agli occhi del giovane ricciuto, la cresta a forma di luna crescente sull’elmetto dello Shienarese aveva l’aspetto di corna trolloc.

Ingtar è un Amico delle Tenebre, e Jordan ce lo sta dicendo.

«I lupi lo chiamano Ammazza Ombra; credo che fosse un uomo, ma loro non si sono voluti avvicinare abbastanza da poter vedere con chiarezza. Non hanno paura di quest’Ammazza Ombra: ‘soggezione’ è un termine più indicato. Dicono che adesso i Trolloc stanno seguendo l’Ammazza Ombra. Dicono anche che Fain è con loro…»

Rand si è conquistato un nuovo nome. Il nuovo filo direi che sono gli Aiel, che qui vediamo direttamente per la prima volta nella persona di Urien.

«Trolloc? Qui?» Gli occhi di Urien s’illuminarono. «È uno dei segni di cui parlano le profezie. Quando i Trolloc usciranno di nuovo dalla Macchia, noi lasceremo la Triplice Terra e ci riprenderemo i nostri antichi territori.» Ci fu un brontolio diffuso fra gli Shienaresi a cavallo.

Suppongo che gli Shienaresi non vogliano una nuova Guerra Aiel. Quello che vogliono loro e quello che accadrà però non devono coincidere per forza.

«Per noi è la Triplice Terra. Una pietra modellante, per formarci un terreno di prova, per verificare il nostro valore e una punizione per il nostro peccato.»

La terra delle Tre Piegature. Per me si è sempre chiamata così, quando in una traduzione cambiano anche i nomi è un disastro.

«Quale peccato?» chiese ancora Mat. Perrin trattenne il respiro, aspettandosi che la lancia di Urien scattasse.

L’Aiel si strinse nelle spalle. «È accaduto così tanto tempo fa che nessuno di noi lo ricorda. Tranne le Sapienti e i capi tribù, che non ne parlano. Dev’essere stato un peccato molto grande se hanno deciso di tenerlo segreto, ma il Creatore ci sta punendo in modo appropriato.»

In L’ascesa dell’Ombra scopriremo cos’è e perché non ne parlano, e avremo modo di approfondire tutta la vicenda di Colui che viene con l’alba.

29: Seanchan

Geofram Bornhald. Per essere un Manto Bianco non è neppure dei peggiori, ma c’è bisogno di dirlo che ogni volta che compaiono i Manti Bianchi lo stomaco mi si contrae per il disgusto? No, non è la febbre, che pure ho in questo momento, perciò se faccio commenti meno sensati del solito sapete perché, sono proprio i Figli della Luce che non digerisco. E fra loro i peggiori sono gli Inquisitori.

Prime nozioni sui Seanchan, il mio stomaco sta sempre peggio. E sia i Manti Bianche che i Seanchan si reputano nel giusto! Sempre meglio stare alla larga di chi pensa di essere l’unico a fare le cose nel modo corretto.

Domon incontra per la prima volta Egeanin, chi l’avrebbe detto come sarebbero cambiate le cose fra loro?

Damane. Mostri. Si chiese se c’era qualcosa che avrebbe potuto impedire ai Seanchan di marciare fino alla Dorsale del Mondo.

Sì, c’è e si chiama Rand. Devo dirvi cosa penso delle Damane? No, oggi sono già abbastanza sottosopra di mio.

Turak colleziona cuendillar, olé. E ha pure un altro sigillo della prigione del Tenebroso.

30: Daes Dae’mar

Moiraine, pensò con amarezza. Mi sta ancora creando dei problemi. Quasi subito però, anche se con riluttanza, ammise che non poteva davvero accusarla per questo. Si era sempre trovato dei motivi per fingersi chi in realtà non era. Dapprincipio per mantenere alto il morale di Hurin, poi nel tentativo di fare colpo su Selene. E dopo, era sembrato che non ci fosse più modo di uscirne.

Difficile uscire da certe situazioni, specie se ti trovi a Cairhien. Fain si riprende Corno e Pugnale, Rand salva la bandiera, Ingtar e gli altri arrivano troppo tardi e io sono decisamente ko.

Pubblicato in citazioni, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato , | 2 commenti

La grande caccia di Robert Jordan. I capitoli 21 e 22

Rilettura di La grande caccia di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

21: I nove anelli

Siamo in una locanda, giusto? E allora ci riposiamo un po’. Dopo che Lanfear evita di rivelare la sua identità scopriamo che ad aver commissionato gli scavi alla statua gigante è Galldrian, re di Cairhien. Al mattino Lanfear è sparita, lasciando dietro di sé solo una lettera sigillata con il marchio di una luna crescente.

22: Vedette

Moiraine. Considerando che lei è quella che sa più cose, e che lavora di più per far fare agli altri quello che vuole lei – lo so, c’è Verin, ma lei è un caso particolare – è notevole quanto poco riveli al lettore dei suoi progetti anche nelle parti incentrate sul suo punto di vista. Incontriamo Adeleas e Vandene, due sorelle che non termineranno mai di scrivere la loro storia perché entrambe saranno assassinate, ma questo avverrà molto più avanti. Qui, la prima volta, credevo che ci saremmo limitati a un incontro occasionale.

Moiraine, in vena di ricordi, rievoca il primo incontro fra lei e Lan. La grande caccia è del 1990, è solo nel 1999 che Jordan avrebbe pubblicato il racconto La nuova primavera, e nel 2004 la versione ampliata Nuova primavera, incentrati sul primo periodo da Aes Sedai di Moiraine e sull’incontro fra lei e Lan. Le poche righe di questo libro parlano di un rapporto conflittuale e di due volontà forti, anche se a tratti un po’ infantili. Gli ha rovesciato addosso uno stagno? Sì, ora so com’è andata, ma all’epoca ne ero stata sorpresa. Nuova primavera mi piace molto, penso che sia un ottimo prequel per La Ruota del Tempo, anche se credo che sia meglio iniziare a leggere la saga da L’Occhio del Mondo e pensare al prequel poi, almeno alla prima lettura. Quello che non mi piace è il fatto che Moiraine possa decidere così della vita di Lan, spostando il suo legame senza nemmeno consultarlo, come se lui fosse un pacco. L’intenzione è buona, salvargli la vita, ma l’idea che qualcuno possa decidere così della vita di un’altra persona perfettamente in grado di badare a sé stessa non mi piace neanche un po’. Fra l’altro in questo Moiraine va contro le consuetudini, e se molte consuetudini meritano di essere accantonate questa invece ha la mia approvazione.

Moiraine ci conferma che Nynaeve sta cambiando le fedeltà di Lan, che lui ora non è più solo un guerriero votato alla guerra contro il Tenebroso ma una persona con propri sentimenti, e io lo preferisco così. Anche se lui ha ancora paura di ammettere la verità anche a sé stesso.

«Tutti gli uomini sognano. Ma io riconosco i sogni per quello che sono. Questa» disse toccando l’impugnatura della sua spada «è la realtà.» Le mura erano state ricostruite, più alte e forti che mai.

Uscito Lan Moiraine riprende i suoi studi, anche se non ha le idee chiare neppure su cosa dovrebbe studiare.

«Così tanti argomenti. Le Guerre Trolloc. Le Vedette sulle Onde. La leggenda del Ritorno. Due trattati sul Corno di Valere. Tre sulle profezie oscure e… Luce, questo è il libro di Santhra sui Reietti. Brutto argomento. E lo stesso vale per questo su Shadar Logoth. E le Profezie del Drago, in tre traduzioni diverse e in originale. Moiraine, cosa stai cercando? Posso capire le Profezie, ci arrivano delle notizie qui, per quanto siamo lontane da tutto e da tutti. Abbiamo sentito qualcosa di quello che è accaduto a Illian. Nel villaggio gira pure la voce che qualcuno abbia già trovato il Corno.»

Le Guerre Trolloc. C’è il forte coinvolgimento di Ishamael, capire come lui avesse potuto toccare il mondo avrebbe potuto aiutare a combatterlo meglio. Fra l’altro è in questo periodo, se non ricordo male, che Ishy crea l’Ajah Nera.

Le Vedette sulle Onde e La leggenda del Ritorno. Ovviamente qui ci sono in ballo i Seanchan, e Ishy torna fuori prepotentemente visto che è stato lui a indurre Artur Hawkwing a mandare il suo esercito di là del mare in modo da creare i Seanchan e farli tornare a rompere abbondantemente le scatole.

Il Corno di Valere. Questo lo conosciamo bene, giusto?

Delle profezie oscure Jordan ci dirà ben poco, ma di Reietti in circolazione ne abbiamo già visti alcuni. Due all’Occhio del Mondo, temporaneamente fuori gioco ma noi sappiamo che torneranno, Ishy che manda gli incubi e Lanfear che prova a sedurre tutti.

Shadar Logoth. Ci siamo già passati, anche se non lo sappiamo ancora ci torneremo in… quante? tre occasioni? La storia di Liah, la pulizia di saidin… E poi c’è l’interesse per il pugnale di Mat e per ciò in cui si sta trasformando Padan Fain.

Le Profezie del Drago. Qui il motivo dell’interesse è ovvio.

Tranne per il fatto che il Corno deve essere trovato prima di Tarmon Gai’don e il Drago Rinato dovrebbe combattere l’Ultima Battaglia, non c’è nessun legame fra i due.

Forse perché non è Rand a suonarlo nessuna delle due volte?

«C’è un verso nell’originale che, tradotto letteralmente, significa ‘Cinque cavalcheranno in avanti, quattro ritorneranno. Al di sopra delle vedette si proclamerà, attraverso il cielo in fiamme col suo stendardo…’ Be’, poi continua. Il punto è la parola ma’vron. Io dico che non dovrebbe essere tradotta semplicemente come ‘vedette’, che per la precisione è a’vron. Ma’vron aggiunge una maggiore importanza. Secondo me indica le Vedette sopra le Onde, anche se loro si fanno chiamare do miere a’vron, naturalmente, non ma’vron. Adeleas sostiene che i miei sono solo cavilli. Ma io credo significhi che il Drago Rinato comparirà da qualche parte sopra Capo Toman, nell’Arad Doman o in Saldaea. Adeleas può anche pensare che io sia sciocca, ma ascolto ogni frammento di notizia che viene dalla Saldaea in questi giorni. Mazrim Taim può incanalare, così ho sentito dire, e le nostre sorelle non sono ancora riuscite a chiuderlo in un angolo. Se il Drago è Rinato e il Corno di Valere è stato trovato, allora presto ci sarà l’Ultima Battaglia. Potremmo non finire mai la nostra storia.»

Purtroppo la loro storia Adeleas e Vandene non la finiranno mai, anche se non incontreranno il Drago. Questo è un capitolo d’informazioni, ribadisco che non è infodump perché le informazioni che stiamo ricevendo non sono spazzatura ma nozioni importanti, e fornite in un modo che a livello narrativo ha senso. Il fantasy comunque è un genere un po’ a sé per quanto riguarda l’infodump. Da un lato siamo lettori fanatici, che vorremmo sapere tutto il possibile sul mondo di cui stiamo leggendo, che adoriamo appendici, alberi genealogici, mappe e quant’altro, altrimenti non si spiegherebbero le vendite di libri come The World of Robert Jordan’s The Wheel of Time, scritto da Jordan insieme a Teresa Patterson, o The Wheel of Time Companion: The People, Places, and History of the Bestelling Series, scritto da Harriet McDougal, Alan Romanczuk e Maria Simons, o, cambiando saga, Il mondo del ghiaccio e del fuoco. La storia ufficiale di Westeros e del trono di spade, scritto da George R.R. Martin, Elio M. Garcia e Linda Antonsson. Dall’altro visto che è un mondo creato dalla fantasia di un autore, le informazioni ce le può fornire solo lui, non fanno parte della nostra cultura. Se leggiamo del Re Sole non abbiamo bisogno di spiegazioni sulla vastità del suo impero o sul suo successore, se leggiamo di Artur Hawkwing queste informazioni da qualche parte Jordan ce le deve dare.

E se dopo il brevissimo commento al capitolo 21 qualcuno di voi avesse pensato che il mio stile di scrittura è cambiato e che ora sarò molto più sintetica, vi informo che non è cambiato nulla, e che quanto scrivo dipende dal tempo a mia disposizione e da quanto è ricco il capitolo. Non che il precedente capitolo non fosse bello da leggere, solo non conteneva informazioni che torneranno utili in futuro e su cui ho sentito il bisogno di fermarmi.

L’odio che uccise Shadar Logoth era un odio che i cittadini pensavano di usare contro il Tenebroso; distruggerebbe tanto la progenie dell’Ombra quanto quelli che camminano nella Luce. I Mezzi Uomini temono giustamente Shadar Logoth almeno quanto la temiamo noi.

A quanto pare Rand trova il modo di usare l’odio di Shadar Logoth contro il Tenebroso. Fra le tante cose impossibili che fa…

La voce di Vandene si abbassò, pensierosa. «Con tutto il potere che avrà il Drago, dobbiamo sopraffarlo prima che abbia l’opportunità di usarlo contro di noi, prima che possa impazzire e distruggere il mondo. Ma prima dovremmo lasciare che affronti il Tenebroso.»

Uno dei nuclei fondamentali della saga: Rand salverà o distruggerà il mondo? Chi gli è vicino lo deve aiutare, indirizzare o bloccare? La certezza non esiste, e chi reputa questa saga infantile trascura tutti i dubbi che attanagliano i personaggi. Abbiamo i Trolloc che sono chiaramente il Male, e una distinzione netta fra Bene e Male nella realtà è difficile, non è possibile dire solo dall’aspetto di una persona se è buona o cattiva. Ma abbiamo anche Amici delle Tenebre, che si nascondono perfettamente in mezzo agli altri, persone che non cercano deliberatamente il male, ma che con il loro egoismo lo provocano ugualmente, e persone che cercano il bene, ma che non sanno come fare a raggiungerlo e che sono continuamente attraversate da dubbi. E persone che cercano il Bene ma non sanno come fare per raggiungerlo, e che commettono errori. L’aspetto fantasy molto forte di questa saga la fa facilmente relegare come qualcosa di inventato e di poco significativo per noi, adatto solo a intrattenere. Sbagliato, ma per vedere la ricchezza dell’opera bisogna leggerla davvero, senza pregiudizi e senza farsi distrarre dalla presenza di esseri umanoidi dotati di becco e corna o da un uso a volte davvero spettacolare della magia.

Finite le chiacchiere arriva il pericolo in forma di Draghkar. Io sono convinta che lo abbia inviato Liandrin, in fondo pure lei è sparita dalla compagnia di Siuan e sappiamo che è una Nera, ma certezze non ce ne sono. Se qualcuno trova da brivido il concetto di bacio dei Dissennatori, i Draghkar sono arrivati prima. Per fortuna Lan e Jaem sono nei paraggi.

Pubblicato in citazioni, Robert Jordan rilettura | Contrassegnato | Lascia un commento

Novità di settembre 2016 – terza parte

 

Luigi Ballerini, Imperfetti, Il Castoro, 15,50 €

La quarta di copertina:

Anno Settantadue dalla Fondazione del Sistema. L’ingegneria genetica divide la società in due rigide classi: i Perfetti, programmati per l’eccellenza, e gli imperfetti, nati da donna e destinati ai lavori più umili. E il momento che tutti attendono: sta per cominciare il GST, il grande talent show che decreterà il migliore tra i Perfetti di tutto il Sistema. Tre ragazzi sono fra i concorrenti selezionati: Eira P, bella e spavalda, è abituata a essere la prima in tutto; Maat P, ironico e diffidente, deve dimostrarsi all’altezza delle ambizioni del padre; Adon P, calmo e determinato, non può accettare niente di meno della vittoria. Il successo è un destino scritto nei loro geni. Eppure, ciascuno di loro nasconde un segreto inconfessabile. Insieme scopriranno qual è il vero prezzo della perfezione e quanto costa il richiamo della libertà. Età di lettura: da 11 anni.

 

 

C.J. Daugherty e Carina Rozenfeld, The Secret Fire, Leone, 13,90 €

La quarta di copertina:

Sacha Winters vive a Parigi e non può morire – almeno fino al suo diciottesimo compleanno. Una maledizione infatti prevede che tutti i primogeniti maschi della sua famiglia muoiano al compimento della maggiore età. Fino ad allora, qualsiasi ferita il ragazzo subisca, il suo corpo si rigenera nel giro di pochi secondi. Dopo averlo scoperto Sacha ha cominciato a trascurare la scuola e a vivere di espedienti, cercando di utilizzare la sua capacità per mettere da parte più soldi possibile per la madre e la sorella minore. Taylor Montclair è invece una brillante studentessa inglese che sta facendo tutto il possibile per essere ammessa a Oxford, e che soffre sempre più spesso di fortissime e inspiegabili emicranie. Conosciutisi tramite Internet, Sacha e Taylor provano un’istintiva simpatia l’uno per l’altra, ma terrificanti creature sono già sulle loro tracce, per assicurarsi che i due ragazzi non si incontrino mai e che la maledizione si avveri… per l’ultima volta. The Secret Fire è il primo dei due libri che compongono Le cronache degli Alchimisti; il secondo uscirà in Italia nella primavera 2017. A un anno dalla pubblicazione nel Regno Unito, la saga è già un successo anche in Francia, Stati Uniti, Spagna, Germania, Canada, Brasile, Polonia, Portogallo, Turchia e Thailandia.

 

 

Meade J. Falkner, Lo stradivari perduto, Neri Pozza, 14,50 €

La quarta di copertina:

Nel 1842, come ogni giovane di belle speranze proveniente da Eton, John Maltravers frequenta l’Università di Oxford, iscritto a uno dei più antichi college inglesi, il Magdalen Hall. Nelle ore libere dagli studi coltiva la sua grande passione: la musica. Valente violinista, si esercita spesso nel suo appartamento, accompagnato al pianoforte da William Gaskell, studente al New College ed eccellente pianista. In una notte insolitamente calda, quando Gaskell ha appena lasciato il Magdalen Hall, sfogliando gli spartiti lasciati sul tavolo dall’amico, John è attratto da una copia manoscritta di alcune suite, redatta a Napoli nel 1744. Seguendo uno di quei misteriosi impulsi che sfuggono al controllo della ragione, posa lo spartito sul leggio, toglie il violino dalla custodia e comincia a suonare l’Areopagita, l’unica suite del libro che ha il pregio di un titolo. Alle battute iniziali di un’aria piena di brio, sente dietro di sé un cigolio proveniente da una vecchia poltrona di vimini. Un po’ divertito, un po’ seccato, senza volgere lo sguardo, conclude l’aria, chiude lo spartito e va a dormire. Qualche tempo dopo, alle prime luci dell’alba di una notte insonne – sotto l’effetto esaltante dell’incontro serale con la bella Constance Temple – dopo aver suonato con incomparabile slancio l’inizio della suite, attaccando di nuovo quell’aria, John riavverte quel rumore sinistro, seguito stavolta da una sensazione inconsueta e sconvolgente…

 

 

Fabio Geda e Marco Magnone, La battaglia di Gropius. Berlin. Vol. 3, Mondadori, 15,00 €

La quarta di copertina:

È il dicembre del 1978 quando l’inverno cala su Berlino: il manto candido della neve diventa ghiaccio sopra i relitti di scuole e case, parchi e cortili, al di qua e al di là del Muro. Da tre anni un virus incurabile ha sterminato la popolazione adulta della città, costringendo i ragazzi e i bambini sopravvissuti a crescere all’improvviso, in attesa che, alla fine dell’adolescenza, il virus porti via anche loro. Divisi in gruppi per organizzarsi e farsi forza, tra i ragazzi si scatena una guerra spietata. Il gruppo di Tegel mette a ferro e fuoco la città sotto la guida della feroce Wolfrun che, fiera come un’amazzone, combatte in groppa a un maestoso destriero. Dalle alte torri di Gropius, Jakob e Christa la vedono arrivare insieme ai suoi. Per portare battaglia. Niente e nessuno sembra in grado di fermarla, eppure qualcuno serba ancora nel cuore una fiammella di umanità… C’era una ragazza a cavallo, in mezzo alla tormenta. Le vedette non avevano mai visto Wolfrun, ne avevano solo sentito parlare. Attorno c’era la sua gente, le lingue di fuoco delle torce che il vento cercava di strappare di mano, i turbini di neve.

 

 

Roberto Genovesi, La legione maledetta. Il generale dei dannati, Newton Compton, 9,90 €

La quarta di copertina:

Il tribuno Marco Cornelio Rubro è l’ufficiale che nessun legionario vorrebbe avere come comandante. Figlio di un facoltoso senatore romano, avviato alla carriera militare attraverso le scorciatoie della corruzione, è un soldato inetto e arrogante. Nella sua prima missione di comando è stato capace di regalare al nemico un’intera coorte. Per riabilitarlo, gli viene affidato l’incarico di guidare una spedizione fino alle Porte di Ferro, in Dacia: è lì che una città di confine, un importante snodo commerciale, da tempo non dà più segni di vita. Le tasse non arrivano, i frumentari inviati per indagare non fanno rientro, i governanti della città non rispondono alle missive dell’Impero. Ma nessun soldato si offre volontario, nessuno vuole seguire “il generale della malasorte”. Marco Rubro sarà perciò costretto a scegliere i suoi uomini tra la feccia dell’impero. E proprio quella feccia avrà il compito di salvare Roma da una minaccia inimmaginabile…

 

 

Joanne Harris, Il canto del ribelle, Garzanti, 10,90 €

Edizione economica. La quarta di copertina:

Per Loki, il dio delle fiamme, intelligente, affascinante, ingannatore, spiritoso, l’accoglienza ad Asgard non è delle migliori. Nella città dorata che s’innalza nel cielo in fondo al Ponte dell’Arcobaleno, dove vivono le donne e gli uomini che si sono proclamati dèi, tutti diffidano di lui, che ha nelle vene il sangue dei demoni. Malgrado la protezione di Odino, Loki ad Asgard continua a non essere amato: quello è il regno della perfezione, dell’ordine, della legge imposta. Entrare definitivamente nella schiera delle divinità più importanti, per lui, è impossibile: non solo gli viene impedito, è la sua stessa natura ribelle a impedirglielo. Ma arriva il momento della sua riscossa. Il mondo delle divinità è agli sgoccioli, una profezia ne ha proclamato la fine imminente. E Loki potrà mettere le sue capacità al servizio di Asgard e dei suoi abitanti. È lui che si adopera, con la sua astuzia, per trarre in salvo Thor e compagni. Ma gli dèi sono capricciosi, volubili e di certo non più leali di Loki. Adesso è giunta per lui l’ora di decidere da che parte stare, chi difendere e contro chi muovere battaglia. E di scoprire se i suoi poteri e la sua astuzia possono davvero salvarlo dalla fine che minaccia i Mondi e le creature, umane e divine, che li abitano.
Joanne Harris ci porta nelle atmosfere piene di fascino della mitologia nordica: le divinità buone e cattive, i popoli in lotta tra loro, le forze oscure, le città fantastiche e le battaglie sanguinose. Protagonista assoluto è Loki, il dio temuto ed esiliato da tutti che cerca il suo riscatto: è lui a raccontarci la sua versione dei fatti, secondo una prospettiva diversa da quella che abbiamo conosciuto sin qui. Preparatevi a scoprire Odino, Thor e le altre divinità norrene come non li avete mai conosciuti.

La mia recensione: http://www.fantasymagazine.it/25221/il-canto-del-ribelle

 

 

John McNally, Operazione città proibita. Infinity Drake, Piemme, 16,00 €

La quarta di copertina:

Finn (abbreviazione di Infinity), dodici anni, è appassionato di videogiochi, adora la scienza e i passatempi più pericolosi, come un ragazzo qualsiasi. Ma a differenza di un ragazzo qualsiasi, Finn è alto soltanto 9,8 millimetri. Nonostante tutti i suoi sforzi, infatti, suo zio, lo scienziato Al Allenby non è riuscito a invertire il processo e riportare alle dimensioni normali lui e i tre soldati scelti, miniaturizzati durante una pericolosissima operazione top secret.
Nel frattempo però il malvagio Kaparis, diventato il ricercato numero uno al mondo, ha miniaturizzato un nano-robot autoreplicante: un virus hardware che gli darà il totale controllo delle tecnologie e comunicazioni globali.
Finn e la sua squadra sono gli unici che possono fermarlo…

 

 

Andrea Morstabilini, Il demone meridiano, Il Saggiatore, 19,00 €

La quarta di copertina:

Un demone si aggira da sempre per i regni incantati e deserti della letteratura. La sterminata legione dei personaggi più memorabili è inquietata, manipolata, combattuta da un fumo demonico: i fantasmi di Dante, di Shakespeare, di Hugo ne subiscono l’influsso, si piegano alla sua forza distorsiva, tentano esorcismi, soccombono. Il demone è la letteratura stessa. Ed è questo demone, la letteratura stessa, che affronta Andrea Morstabilini nel suo romanzo d’esordio. E una assai strana storia, di terrore e stupefazione, che si snoda nella vertigine di una lingua nutritasi delle più alte e perturbanti letterature, riedificate attraverso colpi di scena e visioni medianiche. La vicenda consiste nella scomparsa misteriosa delle mummie conservate sotto teca nel museo dedicato a Paolo Gorini, celebre scienziato ottocentesco operante in Lodi, che approntò una collezione anatomica di corpi sottoposti a processo conservativo, secondo segrete formule alchemiche. Da questa sparizione si scatena un vortice di accadimenti, una detection soprannaturale, le evocazioni spiritiche allestite con grimori da parte di due adolescenti, un viaggio al di là dell’aldilà, un sinodo di cadaveri che accusa l’imbalsamatore, un anziano sulfureo che introduce a uno stupefacente cimitero in vetro.

 

 

Lauren Owen, The Quick. Misteri, vampiri e sale da tè, Fazi, 17,50 €

La quarta di copertina:

Inghilterra, fine Ottocento. James e Charlotte sono due fratelli orfani che vivono in una dimora signorile sperduta nella campagna inglese. Una volta cresciuti le loro strade si dividono: James, timido aspirante scrittore, terminati gli studi a Oxford divide l’appartamento in affitto a Londra con un affascinante giovane aristocratico. Grazie alle conoscenze del ragazzo, viene introdotto nei salotti dell’alta società e trova l’amore dove non se lo sarebbe mai aspettato. Poi, improvvisamente, scompare senza lasciare traccia. Preoccupata e determinata a trovarlo, la sorella Charlotte parte per Londra e s’immerge nelle tetre atmosfere della città industriale, dove scopre l’esistenza di un mondo segreto, popolato da personaggi incredibili e loschi che vivono ai margini della città. Un mondo in cui i confini della realtà hanno assunto forme tutte nuove. Per lei si apriranno le imponenti porte di una delle istituzioni più autorevoli e impenetrabili del paese: l’AEgolius club, luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi e pericolosi d’Inghilterra, cupo circolo d’élite che cela mille segreti, uno più terrificante dell’altro.

 

 

Quino, Tutto Mafalda, Magazzini Salani, 36,00 €

Nuova edizione. La quarta di copertina:

Oltre le generazioni, i confini, le ideologie: nessuno è come lei. Bambina terribile, tenera, impertinente, preoccupata delle sorti del mondo, incompresa dagli adulti, bandiera dell’intelligenza e della civiltà… ma soprattutto irresistibile e molto amata dai lettori di tutte le età in vari Paesi del mondo. Una nuova edizione aggiornata, con testimonianze e contenuti esclusivi, oltre alla collezione completa delle strisce.

 

 

Brandon Sanderson, Calamity, Fanucci, 16,00 €

La quarta di copertina:

Tutto ebbe inizio quando Calamity, l’ardente stella rossa, illuminò il cielo, dando inizio all’era dominata dagli Epici. Il destino di David Charleston è stato legato alla loro malvagità fin da quella storica notte. Steelheart ha ucciso suo padre, Firefight ha segnato per sempre la sua vita. Ora non restano che i nemici che abitano Ildithia, la città di sale, il luogo in cui risiedono tutte le risposte e dove avrà inizio la battaglia finale contro gli oppressori. Perché David e i suoi Eliminatori sono sempre più vicini a carpire il segreto che gli Epici si ostinano a celare, così come i loro punti deboli. Una battaglia impari, in cui ogni cosa è messa a repentaglio. Ma quando tutto sembra ormai perduto, uno spiraglio di salvezza illumina il destino degli Eliminatori. La fine non è ancora giunta, e David è abbastanza coraggioso e folle da affrontare faccia a faccia il più potente degli Epici e ristabilire per sempre il giusto corso degli eventi. O perire.

 

 

Gheri Scarpellini, Il bambino segreto, Leone editore, 9,90 €

La quarta di copertina:

Igor vive nel Giardino, un mondo incantato protetto da amabili creature in cui tutti comunicano telepaticamente, mentre lui è l’unico a possedere la Voce. Un giorno, incapace di trattenere la propria curiosità, decide di esplorare i confini del Giardino. Dopo un lungo cammino si trova davanti a un Muro altissimo e, quasi per gioco, decide di usare la Voce per lanciare un richiamo. Con sua enorme sorpresa, in risposta alla chiamata giunge nel Giardino Stefano, un ragazzo proveniente dalla Terra. Con l’aiuto di Anselmo, vecchio traghettatore capace di spostarsi tra i due mondi a piacimento, i ragazzi dovranno vedersela con gli occulti poteri di perfide creature penetrate nel Giardino per seminare morte e distruzione.

Pubblicato in freschi di stampa | 2 commenti

Mark Twain: Uno yankee alla corte di re Artù

Lo so, sono anni che lo so. E allora perché ogni tanto ci ricasco? Douglas Adams (Guida galattica per gli autostoppisti), Stefano Benni (Terra!), Joanne Harris (Il canto del ribelle), Terry Pratchett (A me le guardie!), P.G. Wodehouse (I porci hanno le ali): i romanzi umoristici non fanno per me. Ci sono delle eccezioni, ma in genere i libri umoristici mi annoiano e mi comunicano ben poco, anche se magari l’intento dell’autore è quello di una satira su problemi importanti. Con Mark Twain poi avevo già un precedente in Il diario di Adamo ed Eva, letto un bel po’ di anni fa e digerito a fatica. E allora cosa faccio? Vado a leggermi Uno yankee alla corte di re Artù, spinta dall’a volte masochistico desiderio di leggere quelle opere che in qualche modo sono state fondamentali per il genere fantasy. Ma chi me lo fa fare? Se va bene leggo La pietra magica di Brisingamen di Alan Garner o L’ultimo unicorno di Peter S. Beagle, se va male… stavolta è stato il turno di Uno yankee alla corte di re Artù.

Twain calca deliberatamente la mano, critica la cultura inglese del suo tempo, tanto snob nei confronti di quegli ignoranti americani venuti dal nulla, il Medioevo e la cavalleria, servendosi di un espediente che in seguito sarà molto usato nella narrativa fantastica: prende un suo contemporaneo del Connecticut e lo catapulta alla corte di re Artù, che viene quindi osservata con occhi moderni e disincantati. Naturalmente il protagonista, privo dei pregiudizi e dell’ignoranza dominante, ci mostra tutti gli aspetti più assurdi di un’epoca in cui le consuetudini valevano più dell’uso della logica. Il suo nobile tentativo di portare se non proprio uguaglianza quanto meno un maggiore rispetto dei diritti umani, condizioni di vita migliori per tutti, un’istruzione vera al posto di superstizioni e false credenze, per quanto apparentemente di successo finisce con lo sfociare nel nulla, quando una congiura ordita ai suoi danni annulla tutto il suo operato e lo riporta nel nostro tempo.

Il meccanismo del viaggio nel tempo non è spiegato, il protagonista si ritrova nell’epoca di Artù e poi di nuovo al punto di partenza senza che venga fornito un motivo per il suo viaggio, né la modalità con cui è stato effettuato. È un elemento che dobbiamo prendere per buono così com’è, e io non sono molto brava a prendere le cose per buone senza spiegazioni convincenti. In più il modo in cui il protagonista – ho rimosso il suo nome, ma pazienza, tutti lo chiamano il Principale (bleah!) – guarda tutto ciò che lo circonda con superiorità mi irrita continuamente. Il concetto di relativismo culturale all’epoca di Twain non era ancora stato teorizzato, perciò non posso davvero fare una colpa all’autore per la sua assenza, ma la sua assenza in modo così forte per me è particolarmente irritante. Merlino fa la figura del cialtrone, Artù è poco meglio perché almeno non è in malafede, e solo il protagonista e i suoi seguaci sono capaci di usare il cervello e di fare qualcosa di diverso dal rendersi ridicoli e rimanere schiavi delle consuetudini. L’attività preferita del Principale è quella di immettere in questo Medioevo particolarmente ignorante e cialtrone concetti e tecnologia moderni, senza preoccuparsi di dargli la minima base. Se lui vuole fare una cosa la fa, che poi nella realtà non sarebbe fattibile fare ciò che fa il Principale poco importa, ciò che conta è la sua superiorità su questo mondo arretrato che lui, paternalisticamente, vorrebbe far crescere. Lungo tutte le pagine ho oscillato fra l’incredulità, la noia e l’irritazione.

Fatemi un favore: se qualche volta mi capitasse di scrivere di voler leggere un libro, e voi sapete che si tratta di un libro umoristico, convincetemi a non leggerlo, anche se è un classico.

Un estratto: http://www.galluccieditore.com/index.php?c=scheda_bibliografica_issuu&id=774&ref=http%253A%252F%252Fwww.galluccieditore.com%252Findex.php%253Fc%253Dsimplesearch%2526simplequest%253Dtwain.

Pubblicato in anteprima, impressioni di lettura | Contrassegnato | 4 commenti