Su Wild Cards di George R.R. Martin e la serie televisiva

Risale a qualche giorno fa la notizia che dopo Le cronache del ghiaccio e del fuoco un’altra serie ideata da George R.R. Martin dovrebbe arrivare in televisione. Il condizionale è d’obbligo, anche se non tutti coloro che ne hanno parlato se ne sono accorti, è lo stesso scrittore a ricordare che non tutti i progetti poi si concretizzano davvero nella realizzazione di una serie, certamente memore di opere – Doorways in particolare – che sono state sul punto di arrivare in televisione ma che, per un motivo o per l’altro, non lo hanno fatto. In questo caso si tratta di Wild Cards, serie lunghissima nata nel 1986 e di cui a breve verrà pubblicato il ventitreesimo volume. I diritti, ha spiegato Martin sul suo Not a blog, sono stati acquistati da Universal Cable Production (UCB), e lui si augura che quella per cui i lavori inizieranno a breve sarà solo la prima di diverse serie interconnesse.

Del resto proprio questa è una delle caratteristiche di Wild Cards, libri dotati di un gran numero di protagonisti ideati da quasi altrettanti scrittori – con Martin che è solo uno dei tanti, anche se lui ha sempre ricoperto anche il ruolo di curatore dei singoli volumi – le cui vicende si intrecciano fra loro formando una storia che è più grande della somma delle singole parti. Per certi versi è lo stesso tipo di struttura che qualche anno dopo Martin avrebbe ripreso per il suo lavoro solitario di Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Il progetto è stato affidato a Melinda M. Snodgrass e Gregory Novecek. Quanto a Martin stesso, ha ricordato di avere già un impegno personale con HBO e un romanzo da scrivere, perciò rimarrà a guardare dall’esterno gli sviluppi di un progetto per il quale è comunque molto eccitato.

Lo ha scritto chiaramente sul suo blog (http://grrm.livejournal.com/496792.html):

I won’t be working on the series myself… my own development deal is exclusive to HBO, and I am writing THE WINDS OF WINTER, as I believe most of you will recall…

Personalmente non lavorerò alla serie, il contratto del mio progetto prevede l’esclusiva con HBO, e sto scrivendo The Winds of Winter, come credo molti di voi ricordino…

Questa frase purtroppo non è stata ripresa nell’articolo pubblicato da fantascienza.com (e da chissà quanti articoli, ma io gli altri articoli non li ho letti): http://www.fantascienza.com/21578/wild-cards-la-saga-creata-da-george-rr-martin-diventera-una-serie-tv. Risultato? Un paio di lettori hanno iniziato a prendersela con Martin:

1 viscm martedì, 9 agosto 2016, 11:04

Invece di pensare a nuove serie, anche se quella su Wild cards potrebbe essere molto interessante, perchè non pensa a finire gli ultimi due libri delle ‘Cronache del ghiaccio e del fuoco’?

Sono già passati 5 anni dall’ultimo e 20 dal primo!

 

2 Albacube reloaded martedì, 9 agosto 2016, 12:41

Censura, censura, censuraaaaahhhgggrr!

Meglio che mi contenga un po’… altrimenti lo offendo “pesantemente”!

Se hanno letto solo quell’articolo a questi due lettori manca un’informazione essenziale, il fatto che Martin non vi lavorerà, ma davvero è necessario prendersela con lo scrittore ogni volta che parla di qualcosa che non sono Le cronache del ghiaccio e del fuoco? A volte quando io sono impegnata con qualcosa di lungo sento il bisogno di staccare e scrivere altro, e il mio lungo non significa un migliaio di pagine e diversi anni di lavoro. Davvero non capisco chi apprezza il lavoro di qualcuno e nonostante questo continua a prendersela con lui. Martin impiega anni a pubblicare un libro? Va bene, intanto che il suo libro non arriva io leggo altro. C’è stato comunque anche chi lo ha difeso:

3 Palomino martedì, 9 agosto 2016, 22:56

Non credo ci metterà mano. E probabilmente dovrà anche dividere i profitti con i vari scrittori.

Quanto hai libri temo dovrete aspettare la fine della serie.

Palomino.

 

4 Thersicore mercoledì, 10 agosto 2016, 9:32

Martin ne è solo un supervisore, nei romanzi. Una sorta di controllore che vagliava le idee, per rendere l’unicerso omogeneo. Forse ha scritto un paio di racconti. L’idea potrebbe essere intrigante… Se non che, descrivere, e filmare un mondo in cui “tutti” hanno SuperPoteri o sono deformi, potrebbe far salire notevolmente i costi di produzione. Girare un Fantasy, per quanto accurato ha meno problemi di post produzione. Qui, tra trucco, effeti speciali, greenscreen, effetti 3D completi, rischia il tracollo dopo due stagioni se non diventa la serie per eccellenza. Inoltre è da capire se ci sarà un “nucleo” di personaggi di base che si vedranno ad ogni stagione, o se cambieranno ogni volta. Potrebbe diventare “antologica”, nel senso che ogninstzgione un cast nuovo…

Precisazione per Palomino: non credo che a questo punto a Martin importi davvero del profitto, ha guadagnato abbastanza soldi per qualche generazione di Martin… generazioni che non ci saranno perché lo zio George non ha figli. Per lui credo che a questo punto conti la soddisfazione di veder apprezzato il suo lavoro. Lo so, se davvero volessi essere letta da Palomino dovrei rispondere su fantascienza.com e non qui, ma a volte i miei commenti sono più riflessioni private in uno spazio pubblico che altro, le discussioni prendono tempo e non ho voglia di dedicare il mio tempo anche a fantascienza.com, non ne ho abbastanza.

Precisazione per Thersicore: Martin ora è solo un supervisore ma le cose non sono sempre state così.

Per L’origine ha scritto Giochi di guscio (presente anche nel secondo volume dell’edizione Oscar di I canti del sogno), la prefazione, i cinque intermezzi e l’appendice.

Per L’invasione ha scritto Gelo d’inverno e i sette brani incentrati su Jube.

Per L’assalto è impossibile dirlo con precisione visto che a differenza degli altri due volumi, costituiti da una serie di racconti interconnessi fra loro, questo è un vero e proprio romanzo e quindi i singoli copyright sono un po’ più vaghi. Possiamo immaginare che abbia scritto le parti incentrate sui personaggi creati da lui, Hiram Worchester (Fatman), Jay Ackroyd (Damerino), Thomas Tudbury (la Tartaruga) e Robert Seivers (il Mazziatore).

Per La missione ha scritto Dal diario di Xavier Desmond, che qui compare spezzato in 12 parti, come era avvenuto per Jube nel secondo libro, e che invece nel secondo volume di I canti del sogno è stato riunito in un unico testo.

Per Nei bassifondi ha scritto Nemmeno tutti i cavalli del re, diviso in cinque parti, e la suddivisione dei racconti in più parti è qualcosa che hanno iniziato a fare anche altri autori.

Il candidato è un altro romanzo, Martin è il creatore e lo scrittore che si è occupato di Jay Ackroyd (Damerino), Hiram Worchester (Fatman), Josh Davidson e Thomas Tudbury (la Grande e Potente Tartaruga).

La mano del morto è un nuovo romanzo, che si svolge contemporaneamente al precedente e con cui s’interseca in più punti. Martin si è occupato di Jay Ackroyd (Damerino), Hiram Worchester (Fatman), Dissolvenza, Robert Seivers (il Mazziatore), Jube Benson (Tricheco) e Charm.

Questi mi sembrano un po’ più di un paio di racconti, è solo dal volume successivo, l’ottavo, che ha smesso di scrivere e si è limitato a fare il curatore della serie.

Va bene, torniamo all’articolo che ho pubblicato su FantasyMagazine.

Presente fra gli autori di Wild Card fin dalla sua nascita, la Snodgrass ha creato personaggi quali il dottor Tachyon, Roulette, Blaise Andrieux e altri che non si sono visti negli otto libri pubblicati fino a questo momento in italiano: il dottor Bradley Finn, Topper, Double Helix e Franny Black. Oltre a scrivere romanzi e racconti e ad affiancare da anni Martin nel lavoro di editing di Wild Cards la Snodgrass è attiva anche come sceneggiatrice e produttrice per il cinema e per la televisione. Ha lavorato, fra l’altro, per Star Trek: The Next Generation, Oltre i limiti, Odyssey 5 e Profiler – Intuizioni mortali. Un suo racconto, Le mani che non c’erano, compare nell’antologia La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose.

Dopo aver pubblicato l’articolo mi sono imbattuta in un’intervista alla Snodgrass, che ha ricordato l’origine della serie: http://suvudu.com/2016/08/interview-melinda-m-snodgrass-talks-wild-cards-on-tv.html. Alcune cose le sapevo già, mi ha fatto piacere scoprire che è stata lei ad avere l’idea del virus alieno – cosa non sorprendente visto che Tachyon è una sua creazione – e che l’idea è piaciuta molto a Martin che, pur amando molto i fumetti, trovava improbabili le storie che narravano l’origine dei supereroi. Poco più sotto ha fatto anche una considerazione interessante sui mondi condivisi e sull’usare un personaggio creato da un altro.

Ciascun autore vede i personaggi in modo diverso, perciò attraverso la visione degli altri lei è stata in grado di guardare da un’altra angolazione e quindi capire meglio le sue stesse creazioni. Avete presente Martin, che ha detto che la Osha creata da David Benioff e D.B. Weiss e interpretata da Natalia Tena è più affascinante della sua e che probabilmente per questo avrebbe riconsiderato un po’ il ruolo della donna nella storia? Quella descritta dalla Snodgrass è proprio questa situazione, anche se lei certamente stava pensando a Tachyon e agli altri personaggi di Wild Cards e non a Osha.

Novecek ha prodotto Jeremiah, Red e Secret Origin: The Story of DC Comics.

UCB crea programmi televisivi e digitali visibili attraverso diverse piattaforme e ha una distribuzione internazionale. Fra le serie che ha realizzato vi sono Caprica, 12 Monkeys, The Magicians, adattamento dell’omonimo romanzo di Lev Grossman (2015) e Colony (2016).

Nell’immaginazione narrativa il mondo di Wild Cards diverge dal nostro il 15 settembre del 1946. Quel giorno un virus di provenienza aliena viene rilasciato nel cielo di Manhattan (non da Tachyon, come scritto erroneamente da fantascienza.com) e si diffonde sulla terra, innestandosi nel DNA delle persone con effetti assolutamente imprevedibili. Il 90% delle persone che contraggono l’infezione pesca la Regina Nera di un immaginario mazzo di carte e muore in modo orribile. Il 9% pesca il Jolly, o burlone, e il suo corpo viene deformato in modo diverso da quello di chiunque altro. Il restante 1% pesca l’Asso, e viene benedetto dal manifestarsi di straordinari e imprevedibili poteri. Da quel momento il mondo non sarà più lo stesso.

Il primo volume, Wild Cards. L’origine, è giunto in finale al Premio Hugo. Io naturalmente l’ho letto e ne ho scritto la recensione: http://www.fantasymagazine.it/13772/wild-cards-l-origine. Altri commenti sulla serie Wild Cards, sul fatto che mi sono divertita fino al settimo libro (La mano del morto) e che l’ottavo (Il fante con un occhio solo) mi ha disturbata così tanto da farmi decidere di non andare avanti, li potete trovare sul blog. Quanto alla serie televisiva non la guarderò, non ho nessuna intenzione di vedere i Jockers.

Dopo la traduzione dei primi due libri da parte di Rizzoli nel 2010, fra il 2013 e il 2014 è subentrata Mondadori. La casa editrice milanese ha ripubblicato quei due volumi e portato avanti la serie fino al nono, Il castello di cristallo, prima di fermarsi a causa delle vendite insoddisfacenti, come è stato confermato a me e a una manciata di altre persone in un incontro svoltosi nella sede di Segrate lo scorso mese di aprile, quando all’ordine del giorno c’era la neonata collana Oscar Fantastica.

Non sappiamo se la realizzazione della serie televisiva porterà alla traduzione di altri libri ambientati in un mondo che negli Stati Uniti ha contribuito ad arricchirsi ben tre decenni grazie alla fantasia e alla penna di Howard Waltrop, Walter Jon Williams, Stephen Leigh, Victor Milán, John Jos. Miller, Gail Gertsner Miller, Edward Bryant, Leanne C. Harper, Arthur Bryon Cover, Chris Claremont, Lewis Shiner, Walton (Bud) Simons, Steve Perrin, Royce Wideman, Pat Cadigan (un suo racconto, La cura, si trova nell’antologia La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose, un altro, C’è vita dopo la riabilitazione?, nel secondo numero di Effemme), Sage Walker, Laura J. Mixon, Parris, William F. Wu, Michael Cassutt, Kevin Andrew Murphy, Daniel Abraham, Ty Franck (uno dei due scrittori che si celano sotto l’identità di James S.A. Corey, autore di Leviathan. Il risveglio e Caliban. La guerra), Bob Wayne, S.L. Farrell, Carrie Vaughn (un suo racconto, Raisa Stephanova, si trova nell’antologia La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose), Caroline Spector (un suo racconto, Le bugie che mia madre mi ha detto, si trova nell’antologia La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose), Christopher Rowe, Ian Tregillis (autore di Più nero della notte e di due libri che Mondadori pubblicherà fra la fine del 2016 e l’inizio del 2017: The mechanical e The rising), David D. Levine, David Anthony Durham (autore di Annibale, I ribelli del mondo oscuro e Il guerriero del lago d’argento, tutti libri fuori catalogo), Cherie Priest, Paul Cornell, Craig Chrissinger, Mary Anne Mohanraj, Max Gladstone, Marko Kloos, Diana Rowland (un suo racconto, Una città da resuscitare, si trova nell’antologia La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose), Bradley Denton, Saladin Ahmed (autore di Il trono della luna crescente, ho già programmato la recensione del romanzo su FantasyMagazine per il 29 agosto), Roger Zelazny (lui non ha bisogno di presentazioni, vero? Qui dico solo che ha creato il Dormiglione) e naturalmente degli stessi Martin e Snodgrass.

Tutti loro hanno contribuito a creare romanzi, graphic novel, giochi, ma soprattutto un universo, a giudizio di Martin ampio, vario e affascinante quanto i fumetti di Marvel e DC, anche se più cupo e più realistico, con un’infinità di personaggi fra protagonisti e comprimari. Al suo interno ci sono migliaia di storie, Jetboy, i Quattro Assi, il dottor Tachyon, la Grande e potente Tartaruga, Modular Man, Yeoman, Capitan Trip, Fortunato, il Damerino, Crisalide, Water Lily, Bagabond, Peregrine, Carnifex, Mackie Messner e molti altri. Martin non sa su quali personaggi si concentreranno Snodgrass e Novecek, e ha pubblicamente invitato gli appassionati a lasciare i propri suggerimenti sul suo blog, sapendo che la produzione darà almeno uno sguardo e quei nomi. Solo su uno è ragionevolmente certo di poter dire che ci sarà: Croyd Crenson, il Dormiglione. Non sarebbero le Wild Cards senza di lui.

Questa voce è stata pubblicata in George R.R. Martin, televisione e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Su Wild Cards di George R.R. Martin e la serie televisiva

  1. Matteo ha detto:

    Articolo interessantissimo e pieno di utili informazioni per chi, come me, pensava di affacciarsi alle Wild Cards.
    Da un lato mi spaventa questa continuity fumettistica senza un punto d’arrivo, dall’altra mi incuriosisce dato che permette continui sviluppi e modifiche. Certo, sapere che la Mondadori potrebbe non riprendere mai la pubblicazione non aiuta, ma se ragionassimo tutti così non spingeremmo certo l’editore a continuare.

    Ri-leggerò i tuoi articoli e poi ci farò un pensierino almeno per il primo volume.

    • Per quanto la storia di Wild Cards continui da un libro all’altro c’è un’evoluzione della storia che in genere nei fumetti non c’è, e la lettura può essere interrotta in diversi punti: al termine del primo, del terzo, del sesto, del settimo… Credo che se davvero ci sarà una serie televisiva, e se avrà successo le traduzioni proseguiranno, altrimenti è difficile.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...