George R.R. Martin: Doorways

La serie televisiva ideata da George R.R. Martin si sarebbe dovuta chiamare Doorways. Dopo aver speso diversi anni a lavorare per Ai confini della realtà, La bella e la bestia e diverse altre opere finalmente all’inizio degli anni ’90 Martin aveva la possibilità di creare qualcosa di suo. Il suo primo pensiero, quando aveva saputo che ben tre studi televisivi volevano vederlo, era stato di proporre un adattamento di The Skin Trade, la novella sui lupi mannari con cui aveva vinto da poco un World Fantasy Award. Il racconto, per la cronaca, è stato tradotto in italiano con il titolo Commercio di pelle ma l’antologia di cui fa parte e che comprende anche tre racconti di Stephen King e tre di Dan Simmons, Visioni della notte, è fuori catalogo. Commercio di pelle dovrebbe tornare in commercio quando Mondadori pubblicherà il secondo volume di I canti del sogno, ma al momento non ho informazioni da darvi. Panini Comics ha pubblicato da poco il primo dei quattro volumi del relativo graphic novel, ma io credo che aspetterò una versione integrale. All’epoca nessuno degli studi ha manifestato un particolare interesse per The Skin Trade, anche se un paio di anni fa il racconto è stato opzionato per un possibile adattamento cinematografico.

Quella che ai tre studi è piaciuta è stata l’idea di riserva che Martin si era portato dietro, nata dal ricordo della frase iniziale di un racconto che a me piace molto, Le solitarie canzoni di Laren Dorr: “C’era una ragazza che viaggiava fra i mondi”.

Mondi paralleli dunque, a cui si accedeva tramite porte, o Doors. L’idea è piaciuta, il nome un po’ meno. ABC temeva che qualcuno potesse confondere la serie televisiva ideata da Martin con The Doors, la band di Jim Morrison, e non venite a chiedere a ma chi potrebbe fare un errore del genere. Del resto se in Italia il romanzo di Guy Gavriel Kay Tigana è stato pubblicato con il titolo Il paese delle due lune per evitare che qualcuno potesse confondere un romanzo con un calciatore francese di nome Jean Tigana non dobbiamo stupirci se negli Stati Uniti nello stesso periodo avevano preoccupazioni simili.

Il Doors di Martin è diventato Doorways, ma la storia è rimasta la stessa. Una ragazza in fuga fra mondi paralleli, a cui per una serie di circostanze si unisce un dottore proveniente dal nostro mondo.

Per una serie di circostanze sfortunate la serie non sarebbe mai stata realizzata. È stato realizzato un episodio pilota di 90 minuti poi trasformato in 120 semplicemente allungando il brodo per il mercato europeo perché in Europa la durata di un’ora e mezza non piaceva. E allungare il brodo non è un’espressione che ho scritto per sbaglio, ABC non ha stanziato i fondi per girare nuove scene e così è stato semplicemente montato tutto ciò che era stato filmato in un primo momento, comprese scene in precedenza tagliate perché ritenute inutili se non dannose per il ritmo del racconto. In Europa chi ha visto Doorways ha visto la versione annacquata della storia. Negli Stati Uniti non l’hanno mai vista. Era stata programmata un’estate di parecchi anni fa, dimenticando il dettaglio che quel film durava un’ora e mezza. All’ultimo istante qualcuno si è reso conto che volevano trasmetterlo nello spazio di un’ora e che non sarebbe stato possibile, così Doorways è stato sostituito da un altro programma e in America non è mai andato in onda.

Come potete immaginare Martin non l’ha presa tanto bene. Serie cancellata, mezzo mercato che ha visto un prodotto blando e l’altro mezzo che non ha visto nulla. Per fortuna gli era venuta un’idea relativa a un bambino che dopo aver assistito a una decapitazione trovava alcuni cuccioli di lupo nella neve d’estate e così si è ritrovato comunque impegnato e non ha perso tempo a recriminare sul tempo e sulle occasioni perdute.

Noi ora abbiamo Le cronache del ghiaccio e del fuoco. E Doorways? Martin e i suoi amici avevano scritto ben sei sceneggiature. La prima era legata a un mondo post apocalittico denominato “winter world” perché afflitto da un rigido inverno di origine nucleare. A quanto pare gli abitanti più che avvisare L’inverno sta arrivando dovevano già far fronte alle conseguenze dell’inverno.

Scusate, se Martin me la serve su un piatto d’argento io non posso certo evitare di scrivere che L’inverno sta arrivando.

Alla ABC quel mondo sembrava troppo deprimente, mi sa che non aveva ancora capito con chi aveva a che fare, e così Martin ha cambiato mezza sceneggiatura facendo andare i suoi protagonisti in un mondo che è rimasto senza petrolio.

La sceneggiatura di Doorways nella versione winter world si trova all’interno dell’antologia Dreamsongs, e spero proprio che Mondadori la includa in I canti del sogno. L’altra è diventata un graphic novel che ho appena comprato, magari prima o poi mi metto pure a fare in confronto fra la sceneggiatura scritta da Martin e la resa in graphic novel, tanto per la prima parte della storia il confronto è fattibile.

Doorways mi è piaciuto. Realizzare un telefilm non sarebbe stato affatto facile con la tecnologia dei primi anni ’90, e il dover cambiare completamente mondo, e quindi immaginare e creare scenari nuovi per utilizzarli pochissimo sarebbe stato terribilmente costoso, perciò dubito che se la serie Doorways fosse stata realizzata sarebbe stata all’altezza dell’immaginazione del suo creatore. Con i disegni è più semplice, gli effetti speciali costano tanto quanto il disegno di un normale paesaggio, perciò il graphic novel è certamente un adattamento più fedele.

I disegni non mi entusiasmano, ma li preferisco senza dubbio a quelli di Tommy Patterson e del suo A Game of Thrones, anche se ora sto aspettando la pubblicazione del quarto volume per comprarlo. All’inizio mi è sembrato che la storia di Doorways procedesse un po’ a scatti, che non avesse abbastanza fluidità. Limiti della sceneggiatura? Adattamento non perfetto? Troppo poco spazio dedicato a spiegare la situazione? Quest’ultimo punto è certamente vero, infatti quando il contesto è più chiaro tutto procedo meglio. Non aiuta il fatto che almeno all’inizio Cat, la protagonista, si esprima praticamente a monosillabi e pure pronunciati (leggasi: scritti) male. Quando si legge in un’altra lingua serve un po’ di chiarezza in più, e a tratti ho faticato perché non avevo abbastanza contesto per agganciare le parole. A tratti. Quando sono entrata nella storia non ne sono più uscita. Mi piace l’idea di partenza e vorrei conoscere meglio i retroscena. Andrebbero bene anche altri cinque graphic novel, uno per ciascuna delle sceneggiature già realizzate. Dei romanzi sarebbero più belli, ma Martin ha ancora The Winds of Winter e A Dream of Spring da finire quindi è meglio se non si distrae troppo. Dubito che avremo mai gli altri graphic novel, o anche solo le sceneggiature, ed è un peccato perché sono convinta che man mano sarebbero venuti fuori dettagli molto interessanti sull’intera vicenda. Il ritmo c’è e i personaggi sono belli, George R.R. Martin mi ha catturata un’altra volta.

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