Marco Paolini: Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute

27 gennaio, Giorno della Memoria. Ma memoria di cosa? In teoria lo sappiamo tutti, c’è stata la shoah, lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. In pratica stiamo vivendo in un’epoca di revisionismo, in cui si cerca di dire che anche quelli che hanno combattuto i nazisti hanno le loro colpe. Cosa verissima ma che finisce per equiparare due realtà molto diverse fra loro visto che la vendetta, o anche la crudeltà dopo che i limiti della decenza sono stati ampiamente superati, è ben diversa da un lucido piano di sterminio di massa.

Eppure spesso le cose vengono equiparate, o si tende a sminuire il primo con l’affermazione che sono fatti di molto tempo fa e che quello che crediamo di sapere è stato esagerato dalla propaganda successiva. E quando i sopravvissuti dell’epoca saranno tutti morti per ovvi limiti di età non ci saranno più testimonianze vive a raccontare l’orrore di quanto è successo. Dovremo informarci solo con la parola scritta, e trovare quella giusta sarà sempre più difficile.

Un morto è una tragedia. Sei milioni di morti sono una statistica. L’affermazione non è mia ma di uno che di morti ammazzati se ne intendeva, Josif Stalin, però è vero che mentre possiamo piangere il singolo, o anche il piccolo gruppo, imparando a conoscere la sua storia, cifre troppo alte diventano un’astrazione che non riusciamo nemmeno a immaginare.

Sei milioni di morti è la cifra ufficiale, talmente lontana dal nostro cervello, dalla nostra mente, da essere diventata solo un numero. E allora è un bene leggere libri come La notte di Elie Wiesel, Se questo è un uomo di Primo Levi, Il diario di Anne Frank, in modo da vedere le persone e non i numeri. Sono solo tre libri nella moltitudine di testi che si potrebbero leggere, perché quelle persone rimangano persone e non diventino mai numeri. Avevano numeri stampati sul braccio i deportati, perché questo erano per i loro aguzzini. Ed è nostro dovere evitare di diventare indifferenti come loro.

Sei milioni è solo la cifra più famosa, ma gli ebrei non sono stati l’unica categoria presa di mira dai nazisti. Oppositori politici, ovviamente, ma anche omosessuali e malati di mente.

È facile, è molto comodo, non informarsi. Tante volte lo faccio anch’io, mi perdo dietro ad altre cose e non trovo il tempo per cose che invece non dovrebbero essere trascurate.

Il 26 gennaio 2011 La7 ha trasmesso lo spettacolo di Marco Paolini Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute. Come molti altri conosco l’attore dai tempi di Vajont, e da allora l’ho seguito in ogni sua opera andando anche a teatro ogni volta che mi è stato possibile.

Vite indegne di essere vissute. È questo quello che erano i malati secondo tanti cervelloni dell’epoca e allora, per fargli un favore, li ammazzavano, spesso dopo atroci sofferenze. Come ci racconta Michael von Cranach nel libro allegato al dvd dello spettacolo, “gli psichiatri smisero di vedere i pazienti come tali. Li svalutavano, li rendevano «indegni» (unwert) per essere in grado di eliminarli. Non uccidevano pazienti, non agivano come medici: si comportavano come cittadini che sopprimevano «vite indegne».” (pag. 105).

Poche pagine prima von Cranach aveva raccontato la vicenda del tredicenne Ernst Lossa, una storia in mezzo a una moltitudine di altri per ricordarci che quelle che sono state soppresse erano persone. Paolini fa buon uso del suo testo e di molti altri e cuce uno spettacolo che, come sempre, è un pugno nello stomaco ma che deve essere guardato. Per conoscere, e per evitare che simili orrori possano ripetersi.

La pagina di Paolini dedicata allo spettacolo: http://www.jolefilm.it/files/index.cfm?id_rst=122&id_elm=1049

La quarta di copertina del DVD:

“T4 non è una tragedia classica, ma una raccolta di storie tragiche che si possono comprendere soltanto fornendo una chiave della logica che l’ha ispirata e l’ha guidata. Le vittime sono quasi tutte anonime, i carnefici sembrano solo aguzzini e sadici, ma dietro quella mostruosità c’è una normalità colpevole, ed è solo rendendola familiare e umana che si può comprendere e riconoscerne i segni anche fuori dalla storia, nel presente”. (Marco Paolini). Il libro, Taccuino di lavoro”, raccoglie 11 saggi che descrivono dal punto di vista psichiatrico e storico la condizione dei malati di mente durante il nazismo. Con il contributo di Claudio Magris, “La vita in un battito di ciglia”. Il DVD è la registrazione di “Ausmerzen”, lo spettacolo di Paolini sullo sterminio di massa conosciuto come Aktion T4, una orribile prova generale dell’Olocausto.

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