La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 11: Davos

La prima immagine della corte di Stannis Baratheon proviene dal prologo del Regno dei lupi, quando maestro Cressen era morto nel vano tentativo di assassinare Melisandre. L’impressione data dalla donna rossa in quel momento non era molto bella, Cressen dubitava di lei e certo con fanatici di ogni tipo c’è da fare molta attenzione, ma la morte di Cressen unita alla sopravvivenza di Melisandre, che era pure consapevole del veleno presente nel bicchiere, aveva iniziato a dirci che era più di una semplice imbrogliona. Fanatica e pericolosa, ma quanto?

L’esercito di Stannis era in più piccolo, ma l’imperfetto è d’obbligo. Da quando Melisandre ha fatto fuori Renly, dimostrandoci che per quanto non sia simpatica il suo potere è reale, l’esercito di Stannis si è molto ingrossato, anche se sono ancora molte le figure che gli si oppongono. Una è ser Cortnay Penrose, il castellano di Capo Tempesta.

Per Stannis questa è una ferita aperta. Capo Tempesta è la sede di Casa Baratheon, ma quando Robert aveva conquistato il trono di spade aveva preferito assegnare Capo Tempesta a Renly, all’epoca solo un bambino, e spedire Stannis a Roccia del Drago. A livello strategico la decisione non fa una piega: Stannis era un guerriero esperto, capace di resistere a condizioni molto dure e dalla presa salda sul suo dominio. Proprio colui che serviva per tenere la dimora storica di Casa Targaryen. A Capo Tempesta invece c’erano gli uomini più fedeli di Robert, senza considerare che quella roccaforte era davvero difficile da prendere con un assedio, come proprio Stannis e un certo contrabbandiere potrebbero confermare. Lì anche un bambino non avrebbe potuto fare troppi danni.

Se la logica è impeccabile, però, è abbastanza probabile che dietro a quella decisione di Robert ci sia stato anche il desiderio di rompere un po’ le scatole a quel fratello così cupo e rigido, con cui aveva davvero poche cose in comune.

Stannis, scopriamo, è afflitto da incubi dal giorno della morte di Renly. Dubito che sia perché si sente in colpa, più facile perché la magia di Melisandre ha lasciato in lui qualche strascico. Andiamo un po’ più avanti in questo stesso capitolo, tanto l’indicazione del capitolo che uso come titolo di questi articoli implica che io possa fare spoiler relativi a qualsiasi argomento avvenuto entro il capitolo, mica che devo per forza andare in ordine.

A pagina 133 della Regina dei draghi George R.R. Martin fa dire a Stannis “Eppure io lo amavo”, parlando del fratello. Non abbastanza da inginocchiarsi a lui a quanto pare, e se è vero che fra i due Stannis era il più grande, lo stesso Stannis quando vuole è capace di non seguire le leggi. Se così non fosse stato avrebbe dovuto combattere dalla parte del Re Folle, suo legittimo sovrano, e non dalla parte del fratello tanti anni prima. Per Robert ha infranto la legge andando contro il suo re, ma quando Renly è andato a ledere il suo diritto di fratello maggiore lo ha ucciso. Eppure lo amava. Bell’amore il suo, ed ennesima dimostrazione di come Martin voglia narrare del cuore umano in conflitto con sé stesso. Andiamo ancora un po’ più avanti, fino a pagina 142, e vediamo Melisandre partorire un’ombra. “Ma Davos Seaworth conosceva quell’ombra.

E conosceva l’uomo a cui apparteneva.

Per questo dico che gli incubi di Stannis sono dovuti alla magia di Melisandre. Per essere efficaci devono prendere la loro energia da una qualche fonte, ed evidentemente quella fonte è, almeno in parte, Stannis.

Quanto all’ombra si potrebbero fare discorsi lunghi sul suo valore nelle culture primitive, o sul suo significato nella psicoanalisi, discorsi che però mi richiederebbero anche un bel lavoro di ricerca che in questo momento non ho il tempo di fare. Mi limito a ricordare che Peter Pan ha perso la sua ombra e che la sua storia è partita da lì.

Torniamo a pagina 125 e notiamo che Melisandre condivide il padiglione del re, evidentemente lo fa per eseguire più facilmente le sue magie le magie e forse anche per avere un maggiore controllo sul re. David Benioff e D.B. Weiss ci hanno detto chiaramente che la magia nasce da un rapporto sessuale, Martin è stato più vago.

L’incontro fra Stannis e ser Cortnay è legato a Edric Storm, nome che agli spettatori del Trono di spade non dice nulla. Nella serie televisiva Edric non c’è, tagliato per semplificare la storia, ridurre il numero dei personaggi presenti e risparmiare tempo. Tutte cose utili per lo show, capisco la loro scelta – anche se per farla hanno dovuto sostituire Edric con un altro personaggio di cui non faccio il nome per evitare spoiler sulla terza stagione della serie televisiva, e non si capisce come Melisandre sia potuta arrivare indisturbata da quel personaggio – ma la storia dei romanzi è molto più affascinante e più solida.

Nel seguito di Stannis mancano i Tyrell – ser Cortnay parla del Cavaliere di Fiori, ma con lui c’era la forza di Alto Giardino, Mathis Rowan, Randyll Tarly, papà di Sam e guerriero esperto che a suo tempo aveva combattuto valorosamente per i Targaryen, e lady Oakheart, il cui figlio Arys si è recato a Dorne come membro della Guardia reale al seguito di Myrcella. Manca anche Brienne, ma in questo caso noi sappiamo dove si trova.

Ser Cortnay sfida Stannis in singolar tenzone, consapevole che il castello è virtualmente imprendibile con un assalto ma poco desideroso di tirare la vicenda per le lunghe con un assedio. Ricordiamo che un assedio darebbe ai Lannister tutto il tempo di arrivare e attaccare Stannis alle spalle. Stannis declina, ormai è entrato nell’ottica che tutti gli devono ubbidienza e quindi non può accettare di essere sfidato. Il fatto che chieda l’opinione di Davos comunque è un buon segno, ha capito chi gli dirà la verità anche quando non desidera sentirla. Entrano inscena pure le dita di Davos, dettaglio che ci permette di approfondire la psicologia dei personaggi, capire il senso di giustizia di Stannis e anche la lealtà di Davos. E poi torniamo a Renly.

Stannis sogna la sua morte. La tenda, le candele, una donna che urla… quanto di lui era in quell’ombra che è entrata nella tenda di Renly? Cosa sa e cosa sospetta? Parla anche della pesca. Nella serie televisiva la pesca non si vede, e questo è uno di quei piccoli episodi che a Martin spiace che siano spariti. Indica la differenza fra i due fratelli, il fatto che Renly voglia assaporare la vita in tutta la sua pienezza mentre Stannis rimane sempre sulle sue, senza mai gustare nulla. Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono fatte anche di dettagli come questo, Il trono di spade a volte perde eventi che per la trama contano poco ma che arricchiscono di molto il sapore della lettura.

Piccolo sguardo alle strategie generali e al fatto che Tywin Lannister probabilmente sta correndo verso Lannisport per proteggerla da Robb Stark. Eserciti in marcia ce ne sono un bel po’. 60.000 uomini sono da qualche parte con Loras Tyrell, prima o poi dovrò mettermi a fare i calcoli sulle cifre.

La notte è oscura e piena di terrori.

Sto citando Melisandre, ovviamente. Quante volte lo dice nella saga? Non lo so, ma visto che a pagina 136 mi è caduto l’occhio su questa riga non ho resistito alla tentazione di riportarla. Sono una nerd? Va bene, allora sono una nerd. E alla pagina successiva noto pure che “Certe luci proiettano più di una sola ombra”. Dovrei iniziare a pensare un po’ seriamente alle ombre…

Melisandre afferma che le fiamme non mentono, ma da un lato non so quanto crederle (potrebbe sempre essere lei a mentire) e dall’altro lei potrebbe dire la verità per come la interpreta ma aver letto male le fiamme.

Nell Williams

Davos ripensa al passato, adoro questi flashback. A proposito, sapete che ce ne sarà almeno uno nella quinta stagione del Trono di spade? La serie ricomincerà il 5 aprile su HBO, intanto la produzione ha fatto sapere che Nell Williams interpreterà la giovane Cersei Lannister, che fino a ora abbiamo conosciuto solo con il volto adulto di Lena Headey. I ricordi però non possono mai stare soli, spesso a loro si accompagnano valori etici o morali. Davos sa di essere una mescolanza di bianco e nero il che, se davvero mescolassimo i colori, produrrebbe il grigio. Le parole “un uomo grigio” di Melisandre mi fanno un po’ sorridere, non riesco a non pensare agli uomini grigi di Robert Jordan, anche se loro sono grigi per tutt’altro motivo. Ma visto che si parla tanto di personaggi reali e non stereotipati nella narrativa, grigi piuttosto che bianchi o neri, sì, i personaggi di Martin sono per lo più grigi. Joffrey è nero, ma qualcuno nero c’è anche nel nostro mondo e sotto certi aspetti può essere pericoloso quanto uno completamente bianco. Ricordate Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson o Il visconte dimezzato di Italo Calvino, vero?

Lena Headey

Le chiacchiere proseguono insieme alla navigazione, e se Davos accenna al dio delle tenebre riferendosi all’oscurità amica dei contrabbandieri e di chi si muove furtivo Melisandre scatta subito ad allontanare il suo occhio oscuro. Al di là del fatto che un occhio non può non far pensare a Sauron – ma quando la pianterò di divagare? – mi chiedo se questo non sia un riferimento al dio degli Estranei. Mmm… le religioni andrebbero indagate un po’ di più. Quelle fittizie, su quelle reali preferisco non commentare.

Melisandre partorisce la sua ombra. In televisione al parto seguiva la morte di Renly, qui rimaniamo con il fiato in sospeso fino al prossimo capitolo anche se Renly è già cadavere. Benioff e Weiss hanno mantenuto l’episodio ma ne hanno cambiato le circostanze, i ritmi della televisione non sono quelli dei romanzi. Io, e in realtà non c’è esattamente bisogno di dirlo, preferisco questi ultimi.

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