Brant Parker e Johnny Hart: Il mago Wiz

“Devi fare qualcosa, mago… i sondaggi dicono che la mia popolarità sta crollando” afferma tutto preoccupato il re.

“Chiederò consiglio agli spiriti” risponde il mago di corte, poi i due si recano fuori, su una delle torri del castello, e il mago chiede al cielo “Oh grande spirito della notte… cosa può fare il nostro re per aumentare la sua popolarità?”.

Dal basso una voce anonima risponde “Abdicare!”.

 

È la vignetta riportata sulla quarta di copertina di Il mago Wiz. 1971: strisce giornaliere e domenicali.

Ho scoperto per caso Il mago Wiz tanti anni fa. Su una rivista di enigmistica, non ricordo più quale, c’era una sua striscia, e per qualche tempo ho comprato quella rivista solo per le vicende ambientate in quello strampalato reame. Non pensavo che fossero vignette famose o importanti, sapevo solo che a me piacevano. Parecchio tempo più tardi, probabilmente oltre due decenni, è morto il suo creatore, Johnny Hart. Io avevo iniziato da alcuni mesi a scrivere per FantasyMagazine, e visto che avevo amato molto le sue strisce, così come quelle di B.C., ho deciso di dedicargli un articolo. In fondo il reame era inventato e la magia, anche se non funzionava esattamente come voleva il mago, funzionava abbastanza spesso da poter classificare la sere come fantasy, perciò ho scritto un articolo parlando di una delle mie passioni. Confesso: questa è una delle cose che mi piacciono di più di FantasyMagazine: adoro scrivere, e lì posso parlare tranquillamente di quel che mi piace presentandomi in modo serio, cioè mostrando tutti gli aspetti più interessanti di un genere ingiustamente considerato minore.

Come dice un certo George R.R. Martin, che sia alla fragola o al cioccolato un gelato è sempre un gelato. E un romanzo è sempre un romanzo, che sia un fantasy o un mainstream. La bontà dipende dal gelataio, non dal gusto, anche se una persona può preferire un sapore all’altro.

E io non amo solo i romanzi, ma anche alcuni fumetti. Riprendo l’articolo del 2007.

 

Nato nel 1931, Johnny Hart aveva pubblicato le sue prime vignette sullo Stars and Stripes, il settimanale delle forze armate statunitensi, durante la guerra di Corea, alla quale aveva preso parte come aviere. Nel 1954 si era congedato, ma aveva continuato a disegnare vignette e illustrazioni per diversi periodici.

La nascita di B.C. (Before Christ) è del 1958. La serie, rifiutata in un primo momento da ben cinque agenzie, iniziò ad essere pubblicata con successo dal New York Herald Tribune. Da allora le avventure di un piccolo gruppo di cavernicoli e di una manciata di animali sono comparse su oltre 1.300 giornali di tutto il mondo.

La popolarità del personaggio è tale che gli è anche stato dedicato un torneo Open di golf. Il trofeo, ovviamente, rappresenta proprio il protagonista, intento a colpire una pallina con la mazza.

In Italia B.C. e compagni sono stati introdotti negli anni ’60 dalla rivista Urania, in un primo momento in appendice ai romanzi e in seguito anche in un volume autonomo. Il numero 323 bis del dicembre 1963 era un numero speciale per il formato gigante (20×14 centimetri), ma soprattutto per il suo contenuto, completamente dedicato alle ormai famosissime strisce.

Il tratto con cui sono raccontate le vicissitudini dei protagonisti è essenziale, così come il paesaggio in cui si muovono. Pietre, caverne, e un’evoluzione tecnologica che arriva a comprendere la conoscenza della ruota, misterioso oggetto che il suo orgoglioso inventore non sa ancora bene come utilizzare.

Il protagonista, B.C., ama filosofeggiare sulla vita e sulla natura, ed è costantemente preoccupato dal futuro e dall’evoluzione sociale che, teme, manderà il mondo a rotoli in poche centinaia di migliaia di anni. Al suo fianco l’amico Peter, anch’egli insoddisfatto della realtà quotidiana, Thor, occupatissimo a cercare di capire come fare a frenare o curvare con la sua ruota, ma anche, fra gli altri, il barbone e poeta maledetto Wiley, la sensuale Biondina e la femminista Cicciona. E poi il formichiere Benedict, sempre intento nella difficile caccia delle Formiche, il Serpente, già mal visto in quanto simbolo del peccato, e il Grande Zot, attivissimo con i suoi fulmini.

Tutti questi personaggi e altri ancora, uomini, donne e animali, reinterpretano il mondo moderno, con i vizi e le passioni del nostro tempo, in un’ambientazione preistorica.

Nel 1983 dalla serie fu tratto anche un videogioco per il Commodore 64, il computer più diffuso del momento. Nel gioco B.C., in equilibrio sulla sua ruota di pietra, doveva inchinarsi e saltare per evitare una serie di ostacoli posti sul suo percorso. L’obiettivo finale era ottenere un bacio dalla Biondina.

Dalla collaborazione con Brant Parker nel 1964 nacque Il mago Wiz (in originale Wizard of Id), serie ambientata in un castello medievale i cui personaggi, però, hanno problemi da ventesimo secolo.

Ad un Re piccolissimo e cattivissimo sono affiancati un mago dai poteri non sempre utilissimi, Sir Brandolph, un cavaliere incapace, un’Indovina con tanto di sfera di cristallo, uno Spirito, che si manifesta sotto forma di nuvola di fumo, e molte altre figure che con le loro battute fulminanti hanno il raro dono di gettare nuova luce sul nostro tempo.

 

Io sono un disastro con i videogiochi, sono rimasta a Packman e Space Invaders, ma ho giocato con il gioco di B.C., e qualche volta sono anche riuscita a strappare il bacio della vittoria alla Biondina. La serie dedicata al gruppo di cavernicoli mi piace molto, ma la mia preferenza è per le vicende medievali. Sarà anche questo un segno che sono un’amante del fantasy?

Anche se c’è da chiedersi se è davvero tutto fantasia. In questo volume, a pagina 95, c’è una delle tante strisce ancora terribilmente attuali. Rodney chiede al sovrano “Sire, visto che abbiano una tassa sulle entrate… perché non una sulle uscite?”. La risposta del re non ha bisogno di commenti: “Perché la gente non è così stupida da tollerare un’idea del genere…

…quindi la chiameremo imposta sul valore aggiunto.”

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