Era una gioia appiccare il fuoco

Era una gioia appiccare il fuoco.

Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse.

Ieri, all’età di 91 anni, è morto Ray Bradbury. Non ho intenzione di tracciarne una biografia, tutti i giornali, anche quelli non specialistici, hanno scritto di lui. Per forza, Bradbury è stato uno dei pochi autori che, pur scrivendo narrativa di genere, è riuscito a uscire dai confini del genere e a trovare un pubblico molto più vasto. Fahrenheit 451, di cui quelle riportate qua sopra sono le prime due frasi, viene assegnato molto spesso come lettura scolastica, cosa che accade a pochissime opere di genere fantastico.

Io ho letto due suoi romanzi parecchi anni fa. Il primo è stato Cronache marziane, quando avevo quindici o sedici anni. Avevo scoperto da poco la fantascienza con Isaac Asimov e stavo iniziando a esplorare il genere. Malgrado la bella conclusione il romanzo non mi aveva entusiasmata, a quanto pare Isaac è molto più sulle mie corde. Poi, una dozzina d’anni fa, ho letto anche Fahrenheit, e con quest’opera ho avuto lo stesso problema che ho da sempre con Luigi Pirandello. Bellissime idee, ma lo stile proprio non mi va giù e la lettura diventa indigesta.

Con questo non sto dicendo che il libro non sia bello, solo che io e lui non andiamo troppo d’accordo. Il soggetto però…

Montag fa il pompiere in un mondo in cui gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante.

Questa è la quarta di copertina. Il fuoco che a Montag piace appiccare all’inizio del romanzo è quello dei libri che bruciano, della cultura, dell’istruzione, della libertà di pensiero. In una società distopica come quella immaginata da Bradbury pensare con la propria testa è un reato, e visto che gli ignoranti sono più facili da controllare delle persone colte la missione più importante che il governo può affidare ai suoi uomini è quella di distruggere ogni possibilità di creare, conservare e diffondere la cultura. Da qui i roghi dei libri.

Se ci pensiamo storicamente i dittatori hanno sempre distrutto i libri. La memoria corre facilmente ai roghi della Germania nazista, ma anche Gerolamo Savonarola ha fatto bruciare molte di quelle che lui considerava inutili vanità, e prima di lui il Califfo Omar aveva ordinato la distruzione definitiva della biblioteca di Alessandria, nel 642 d.C. affermando che “in quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte. Se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte”. Per chi è interessato a leggere la vicenda (in inglese o in latino) rimando qui: http://www.roger-pearse.com/weblog/?p=4936.

Ci sono molti modi per far sparire i libri, e bruciarli non è davvero necessario. In passato sono stati messi all’indice, ora basta che siano fuori catalogo e la lettura diventa davvero difficile. Per questo è importante che ci siano tanti editori e tanti luoghi dove acquistare i libri, in modo che nessuno possa, arbitrariamente, decidere di far sparire un’opera. Anche se la quantità eccessiva di libri pubblicati può avere lo stesso effetto. Se ci pensiamo nei centri commerciali ci sono solo i best sellers, ma il loro vendere libri a prezzo scontato ha messo in difficoltà le piccole librerie che vivevano anche loro di best sellers, ma che sugli scaffali tenevano anche libri di qualità, di cui magari vendevano solo una o due copie all’anno e che quindi commercialmente parlando erano un peso e non un guadagno.

Come fa il governo americano a far sparire l’Arca dell’Alleanza nei Predatori dell’Arca perduta? La infila in una scatola uguale a decine di migliaia di altre scatole perfettamente identiche e la lascia lì a prendere polvere e a sparire dalla memoria degli uomini, nella fattispecie di Indiana Jones. E se noi riempiamo le librerie di fuffa, libri che non valgono la carta su cui sono stampati, best sellers spesso mediocri, manuali pratici e opere umoristiche ecco che i testi importanti, quelli capaci di far riflettere, spariscono nell’anonimato senza alcun bisogno di roghi dei libri. Bradbury conosceva l’importanza della buona letteratura, è importante che non la dimentichiamo anche noi.

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5 risposte a Era una gioia appiccare il fuoco

  1. Raffaello ha detto:

    Ray Bradbury era un grandissimo. La notizia mi ha molto intristito.
    Farenheit 451 è stato un libro che ho divorato ed amato profondamente. Non ho avuto lo stesso idillio con Cronache Marziane, che ho apprezzato di meno, ma le vicende di Montag saranno parte di me per sempre.

    RIP R.Bradbury

  2. M.T. ha detto:

    Manco farlo apposta, la morte di un autore che parlava di governi dispotici avviene nel momento in cui un governo repressivo come quello di Putin sta mettendo in atto una legge che vieta qualsiasi forma di protesta, a meno che non sia autorizzata da lui…

  3. In realtà non c’è neanche tanto bisogno di andare lontano per vedere cose di questo tipo. Ricordi un anno e mezzo fa l’ultimatum di Marchionne, quello che è stato impropriamente definito il referendum Fiat? Io avevo preso spunto dal tuo articolo su Il Verbo e il Vuoto di Terry Brooks per parlarne, anche se nel testo non avevo inserito le parole Marchionne o Fiat. All’epoca il contesto era evidente, e volevo che fosse un discorso generale, adatto anche per altre circostanze. Comunque quello che è passato, e che certi schiavisti italiani vorrebbero applicare ovunque si può riassumere così:

    1) si possono fare contratti in deroga al Contratto nazionale, quindi il datore di lavoro può fare condizioni peggiorative per il lavoratore se, in accordo con i sindacati, lo ritiene opportuno per la ditta
    2) gli scioperi possono essere organizzati solo dai sindacati riconosciuti dalla Fiat
    3) i rappresentanti sindacali dei lavoratori non li scelgono i lavoratori ma la ditta stessa

    ci sono altri punti, ma il succo è: il datore di lavoro dialoga con se stesso (o con leccaculo o con venduti, il che è comunque la stessa cosa) e i lavoratori non possono protestare. Torino, Italia, non chissà quale parte del mondo. E questo è solo l’inizio, visto che in tanti vogliono espandere questo modello a tutto il mercato del lavoro italiano. Tanto ci lobotomizzano con programmi televisivi scadenti e chiacchiere su argomenti insignificanti, mentre i veri problemi passano sotto silenzio.

  4. M.T. ha detto:

    Mi ricordo bene il referendum di Marchionne e quello che continua a fare è un presente tristemente evidente. Un presente che la gente accetta, dove pochi si ribellano, sia per paura, sia per necessità, sia perché si è persa la capacità di pensare e di reagire. Quella capacità di pensare e reagire che vuole essere anestetizzata o tolta perché dalla conoscenza viene potere, mentre si vuole far restare nell’ignoranza, perché l’ignoranza rende controllabili e sfruttabili.

  5. Pingback: Senza Speranza 2 « Le Strade dei Mondi

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