N.K. Jemisin: Il cielo di pietra

Con Il cielo di pietra N.K. Jemisin ha concluso la trilogia La terra spezzata. Tante cose che ci avevano accompagnate, sotterranee, durante la lettura, senza che venissero mai chiarite, qui vengono spiegate. La voce narrante della storia di Essun trova una sua identità, ed è perfetto, e doloroso, il modo in cui ci si arriva. Lo è perché siamo costretti ad aprire gli occhi. Jemisin scrive di umanità, di ciò che ci rende umani, e di discriminazioni, quelle che commettiamo tutti i giorni e che non vediamo.

Se la fantascienza, nella sua forma migliore, è capace di illuminare il presente e di metterci in guardia da pericoli come la totalizzazione o le catastrofi ecologiche, qui scava in profondità dentro di noi e ci mostra il nostro lato più oscuro. 1984 e Fahrenhait 451 ormai non vengono più considerati romanzi di fantascienza ma capolavori a tutto tondo, consigliati come lettura nelle scuole perché capaci di porre domande, spingendo i lettori a riflettere, e questo senza dimenticare il piacere che tutti proviamo quando incontriamo una storia ben narrata. La trilogia di Jemisin è tutto questo e anche di più, e si pone a buon diritto fra le massime espressioni della narrativa, e non solo di quella fantastica. La mia recensione:

Noi, al centro del mondo. È così che leggiamo le storie. C’è un protagonista, che sia positivo o negativo dipende sia dal narratore, che sceglie a chi dedicare la sua attenzione, quanto dal lettore, che può decidere di appassionarsi alle vicende di qualcuno che, per il narratore, è un personaggio marginale, se non l’antagonista. La contrapposizione, avere due personaggi con obiettivi diversi, è fondamentale, perché nell’accordo la storia sparisce. Ma cosa succede quando l’antagonista è a terra? Non il pianeta che ospita la vita e che si preoccupa dei suoi figli come una madre, ma un patrigno severo il cui scopo è eliminare quei parassiti che infestano la sua superficie.

Il Cielo di Pietra è il romanzo conclusivo della trilogia La Terra Spezzata, con cui N.K. Jemisin, prima scrittrice nella storia, ha vinto il premio Hugo per tre anni di fila. Nei ringraziamenti finali Jemisin ha spiegato che, entro certi limiti, questa storia è il suo tentativo di affrontare il tema delle maternità. Era iniziata con un bambino morto, ucciso dal padre, e con una madre che doveva venire a patti con l’enormità della morte del figlio e con il suo disperato tentativo di salvare l’altra figlia. Madri come Essun, con i suoi figli vivi e morti, nel tempo presente e nel tempo passato. Figli come Nassun, che vivono sulla loro pelle il tradimento delle madri, vero o presunto che sia. E, insieme a loro, Madre Terra, che si è trasformata in un patrigno. Cosa gli è successo, cosa gli sta succedendo? Come hanno potuto cambiare così tanto?

Cosa siano le Quinte stagioni e quale sia la loro forza distruttiva sono noti da due romanzi. Gli elementi base ci sono già – più o meno. Jemisin è partita da una madre in un mondo devastato, a livello umano e a livello planetario. I drammi personali si allargano fino alla catastrofe ambientale, ma sono davvero due cose diverse? Alle storie di Essun e di Nassun Jemisin ne intreccia una terza, il racconto degli avvenimenti di Syl Anagist, qualcosa di così lontano, di talmente diverso dal mondo che abbiamo imparato a conoscere, da sembrare un’altra storia. Eppure è la stessa. Sempre la stessa, intrisa di discriminazioni razziali, di de-umanizzazione dell’altro, del desiderio di dominio, di stragi compiute perché siamo sempre noi a essere al centro del mondo e non siamo capaci di guardare gli altri. Di vederli per quello che sono, di capirli. Di rispettarli.

La normalità di una persona è l’Annientamento di un’altra, ci dice Jemisin. Sono le prime parole del romanzo, la battuta posta in bocca a un personaggio. Eppure il motore della storia è qui. Non i dettagli, la trama, quelli si scoprono man mano. Ma questo è ciò che davvero ci tocca, scavando in profondità dentro di noi. La normalità di una persona è l’Annientamento di un’altra. Non deve essere così per forza, troppo spesso lo è.

Facciamo scelte, continuamente, spesso dimenticando che sono le nostre scelte a plasmare la realtà. E se il mondo narrato da Jemisin è frutto della sua straordinaria capacità immaginativa, sta a noi decidere come vogliamo che sia il nostro mondo.

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2 risposte a N.K. Jemisin: Il cielo di pietra

  1. Mirko Minardi ha detto:

    Come non essere d’accordo con quello che scrivi? Personalmente ho voluto aspettare l’uscita di quest’ultimo libro, prima di addentrarmi nella lettura dell’intera trilogia. E non sono rimasto deluso. La scelta di narrare la storia al presente in seconda persona singolare è stata abbastanza spiazzante, ma penso anche che mi abbia dato una sensazione di coinvolgimento assolutamente unica. E che alla fine del libro mi ha lasciato letteralmente di pietra (e scusa il gioco di parole…).
    Il Ciclo della Quinta Stagione in una sola parola? Potente.

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    • Concordo, “potente” è una parola perfetta per descrivere questa trilogia.
      La narrazione alla seconda persona singolare coinvolge in un modo che non mi sarei aspettata. Di questa saga non è bella solo la storia, ma anche il modo in cui la storia viene narrata.

      "Mi piace"

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