George R.R. Martin e io: Writing, Reading, Writing

Se non altro, l’isolamento forzato mi ha aiutato a scrivere. Ogni giorno ho trascorso lunghe ore su The Winds of Winter, facendo importanti progressi. Ho finito un nuovo capitolo ieri, un altro tre giorni fa, un altro ancora la settimana scorsa. Ma no, questo non significa che il romanzo sarà finito domani, o pubblicato la prossima settimana. Sarà un libro enorme, e ho ancora un lungo cammino da percorrere. Per favore, non date alcun credito a quei siti acchiappa click che amano analizzare ogni parola dei miei post come se fossero encicliche papali che celano un messaggio divino.

Con queste parole George R.R. Martin ha aggiornato i lettori sul procedere dei lavori del sesto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Ha molti altri progetti in ballo, impegni con la televisione, alcuni noti e altri no, sta realizzando video per convention che si terranno in modo virtuale e sta leggendo molto, ma quello che conta è che sta bene, che ultimamente ha trascorso parecchio tempo in compagnia di Cersei, Asha, Tyrion, ser Barristan e Aero Hotah, e che conta di recarsi a Braavos la prossima settimana. Certo, continua ad avere giorni cattivi, che lo buttano giù, e giorni buoni, che lo risollevano, e nel complesso è soddisfatto di come stanno procedendo le cose, anche se vorrebbe riuscire a procedere più in fretta. Nel 1999, quando stava lavorando su A Storm of Swords, era capace di tenere una media di 150 pagine manoscritte al mese, qualcosa che teme non sarà più in grado di fare. E, alla fine degli aggiornamenti, Martin conclude con una frase scritta apposta per stuzzicare la curiosità dei lettori, a cui chiede di scusarlo. Deve andare, perché Arya lo sta chiamando, e lui crede che lei abbia in programma di uccidere qualcuno.

Questo il suo post: https://georgerrmartin.com/notablog/2020/06/23/writing-reading-writing/.

Ok, dopo… ho dovuto controllare. Dopo tre mesi ho scritto un nuovo articolo per FantasyMagazine, il quarto dell’anno. Il primo, l’intervista a Marco Rana, era un progetto che avevo in ballo da ottobre. Il secondo, la notizia della morte di Christoper Tolkien, mi è stato espressamente richiesto da Emanuele perché lui non se ne poteva occupare in quel momento ed era una notizia troppo importante per perderla, il terzo riguardava la prossima pubblicazione in Italia di A Brightness Long Ago, e la ripubblicazione della Trilogia di Fionavar, e quando c’è di mezzo Guy Gavriel Kay io non posso non scrivere. Tre notizie in quasi sei mesi, quando per tredici anni ho tenuto una media di un articolo ogni sei giorni, e alcuni erano anche approfondimenti belli lunghi. E per un paio d’anni ho pubblicato anche centinaia di articoli firmati semplicemente come Redazione, perché erano cose più semplici, su cui non mi interessava mettere la firma, ma erano comunque necessari. Ora…

Anni fa ho letto un’intervista in cui Martin dichiarava che a lui non piace scrivere. A lui piace aver scritto. Sono due cose diverse. Scrivere è faticoso. Io scrivo cose molto più semplici di quelle che scrive lui, e lo stesso ogni tanto sono lì che vorrei sbattere la testa contro il muro perché non trovo il concetto, la frase, la parola. Oggi stavo scrivendo un altro saggio commissionatomi da Marina. È il quarto. Il primo è Essere dei mezzosangue è pericoloso, ma non si corre il rischio di annoiarsi, dedicato alla saga Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo di Rick Riordan e contenuto in Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi. Il secondo è Oltre Smaug: gli animali nello Hobbit, ovviamente sul romanzo di J.R.R. Tolkien e contenuto in Hobbitologia. Il terzo è su George R.R. Martin, al momento è in fase di revisione. Il quarto è sempre su Martin, lo sto scrivendo ora, conto di finirlo nel giro di qualche giorno. Sempre se non picchio la testa contro il muro troppo forte. La scorsa estate la testa l’ho picchiata davvero, non per la frustrazione ma perché sono caduta, e mi sono risvegliata in ospedale. Magari prima o poi vi racconto l’episodio, io sono l’unica che ci ha sempre scherzato perché non lo ricordo, gli altri invece si sono spaventati.

Scrivevo, ed ero frustrata perché non trovavo le parole, o non riuscivo a collegare i concetti, o… sono un’infinità le cose che possono non funzionare. Se tutto è fatto bene non ve ne accorgete, sembra semplice. È solo quando le cose non funzionano che notate i discorsi senza senso, le contraddizioni, le banalità o la sciatteria della scrittura. Martin è lento a scrivere? Ma proprio per niente, io al posto suo sarei stata devastata. per portare avanti un progetto della vastità del suo serve una mente notevole, e una costanza, una pazienza e un mestiere ancora maggiori.

Ho detto che dall’inizio dell’anno ho pubblicato solo tre articoli, e già qualche mese prima avevo considerevolmente rallentato. Questo non significa che io abbia smesso di scrivere, tutt’altro. Da febbraio 2019 a ora ho scritto un libro. Non è un romanzo e non ha nulla a che fare con il fantasy. Comunque l’ho scritto, imparando come procedere man mano che andavo avanti. È stata un’esperienza strana, perché ho iniziato per caso, senza sapere cosa stavo facendo, e ho iniziato a rifletterci sopra solo dopo un paio di mesi. In agosto ho riletto per la prima volta e corretto abbondantemente il tiro. In ottobre, dopo diversi giri di revisione alternati alla scrittura, avevo finito. Intanto, già che c’ero, ho continuato a revisionare, e in primavera mi sono trovata a dover aggiungere un altro pezzo. Ora ho finito di nuovo, con un’impostazione molto diversa, ma non totalmente, da quella iniziale. Anche se non ho davvero smesso di scrivere. L’ultima volta che ho considerato finito il manoscritto è stato una decina di giorni fa, e da quel giorno, tutti i giorni, ogni singolo giorno, ho aperto il file e fatto qualche modifica. Ho tagliato, soprattutto, ma in qualche caso ho corretto e in qualche altro caso ho aggiunto. Se penso al giro che ho fatto, al dover accettare di buttare via decine di pagine, mi stupisco da sola. Il mio manoscritto sfiora le 560 pagine, ma credo di averne scartate un buon 150, e questo senza considerare i brani riscritti anche più volte. Non ho un editore e non so se lo avrò mai, ma sono contenta di aver scritto, e se prima ero disposta ad aspettare fino all’infinito per leggere The Winds of Winter purché Martin riuscisse a scrivere un bel romanzo, ora sono ancora più propensa a dire che si deve prendere tutto il tempo che gli serve.

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2 risposte a George R.R. Martin e io: Writing, Reading, Writing

  1. fullymask ha detto:

    Nel mio piccolo blog, ho capito quanto in realtà scrivere sia qualcosa di estremamente difficile e volubile. La mia difficoltà sta nell’elaborazione di un pensiero, metterlo per iscritto in una forma corretta, poi comprensibile, poi bella esteticamente e da leggere. Questo succede anche per le più banali frasi che possa dire, e quindi non riesco ad immaginare l’impegno di alcuni scrittori che curano particolarmente la loro scrittura (e si vede dal loro successo), perciò sono uno sempre molto comprensivo nei tempi di creazione di un’artista, perché di questo si tratta, un processo creativo non può essere paragonato ad un processo meccanico (anche se alcuni autori hanno di fatto uno stile di scrittura meccanico che permette di risparmiare tempo, sacrificando la propria scrittura per la trama e il world building). Perciò sono critico anche con i lettori che non capiscono questa differenza, che contano gli anni e fanno paragoni con altri autori (di cui non faccio nomi, ma sono intuibili). Con ciò sono curioso di sapere cosa hai scritto, anche se mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa di fantasy tuo.

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    • Per A Dance with Dragons, un romanzo di 900 pagine, Martin ha impiegato sei anni. A livello di semplice calcolo matematico, sono un romanzo di 300 pagine ogni due anni, e nessuno scrittore capace di tenere questo passo viene definito lento. Non viene definito rapido, ma neppure lento, e Dance, con tutte le sue trame intrecciate, è un po’ più complicato di tre romanzi autonomi di 300 pagine l’una. Con The Winds of Winter Martin sta impiegando più tempo. Pazienza, intanto leggo altro.
      Io a volte sono capace di trascorrere mezz’ora su una parola, e ci sono occasioni in cui non sono comunque del tutto soddisfatta e mi costringo ad accettare la soluzione che mi sembra migliore per poter andare avanti. E al di là della costruzione delle singole frasi lotto anche con il loro ordine, e nessun testo è mai finito. Se rileggo qualcosa che ho pubblicato a distanza di tempo cerco di limitarmi a correggere i refusi, ma posso anche accorgermi di non essere stata chiara, o scorrevole, su un passaggio e ritrovarmi a riscriverlo. Fino a quando non ho pubblicato, nessuna parola, nessun segno di punteggiatura, può considerarsi al sicuro.
      E, al di là della scrittura vera e propria, bisogna decidere cosa scrivere. Nel blog dobbiamo trovare gli argomenti senza essere ripetitivi, in un romanzo lo scrittore deve decidere continuamente quale direzione far prendere alla sua storia. Io avevo provato a scrivere narrativa quando ero intorno ai vent’anni, ma abbastanza presto mi sono accorta di non avere né l”inventiva ne la capacità di narrare storie, e ho lasciato stare. Però scrivere mi piace, e ho trovato modo di farlo comunque.
      Ciò su cui ho lavorato nell’ultimo anno e mezzo, e per cui ancora non ho trovato un editore, è una biografia sportiva. È ovvio che se non ti interessa nulla del personaggio di cui mi sono occupata il mio testo non può interessarti, anche se il tizio in questione è davvero notevole.

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