Valeria Vedovatti: Come stai?

Quando in libreria è arrivato Come stai? di Valeria Vedovatti la mia reazione è stata qualcosa tipo “Cos’è sta roba?”. Sotto il titolo compare la dicitura fotoromanzo, e per me i forotomanzi sono quelle storie insulse che leggevo in riviste sceme che c’erano dal parrucchiere quando ancora mia madre riusciva a trascinarmici. Ora ho felicemente abbandonato entrambe le cose, e ritrovarmi un romanzo pieno di fotografie, e per di più scritto da una youtuber, fra le mani, non è stato uno dei momenti più esaltanti del lavoro sulle novità.

In libreria arrivano nuovi libri quasi tutti i giorni, ormai non ci lasciamo coinvolgere più di tanto per quel che vediamo. Certo, ci sono i libri di autori che amiamo, sempre troppo pochi, o i libri che anche se non leggeremo mai perché non rientrano nelle nostre corde, hanno comunque il nostro rispetto. E poi ci sono i libri che ci fanno schifo, ma che comunque vendono e quindi li disprezziamo pur esponendoli bene, perché ci pagano lo stipendio, quelli così così, quelli che non vediamo l’ora di poterli rendere fin dal primo istante che il nostro sguardo si posa su di loro, e un’infinità di variazioni in mezzo.

Ho esposto il libro di Vedovatti sullo scaffale e poi l’ho rimosso dalla mia mente, come rimuovo la maggior parte dei libri che maneggio. Se dovessi citarvi quelli che ho esposto solo ieri [nota: ho pubblicato questo testo oggi, martedì, perché è oggi che ho finito di scriverlo, ma ho iniziato a scrivere venerdì notte, poi per problemi di tempo mi sono dovuta fermare e non l’ho più ripreso fino a stamattina], riuscirei a citarvene la maggior parte, ma qualcuno mi sfuggirebbe sempre. So dove ho fatto gli spazi, ho sicuramente messo fuori fra i gialli un Newton Compton, un La Nave di Teseo e un altro… cos’era? Salani? Può darsi, o forse Solferino, ero certamente nella zona della S, e non era Sperling & Kupfer perché non pubblica di giovedì [nota: sabato ho controllato. Era un libro di SEM. No, non ricordo il titolo, non mi interessava così tanto da guardare anche quel dettaglio].

Dopo 18 anni di lavoro in libreria sulla maggior parte di titoli sono immunizzata, li maneggio esponendoli, vendendoli ai clienti o rendendoli all’editore e non li degno di uno sguardo oltre al minimo indispensabile per fare il mio lavoro. È inevitabile: molti non sono degni di essere guardati attentamente, da quando sono part-time (dalla nascita della seconda figlia, che ormai ha 10 anni) il tempo per guardarmi intorno è molto diminuito, e nella memoria e nella curiosità lo spazio per accumulare dati non è infinito, quindi cerco di inserire solo quel che mi interessa.

Va bene, ho divagato. Ho esposto il libro di Vedovatti e l’ho dimenticato, salvo poi ricordarmelo quando qualche ragazzina ha iniziato a chiedermelo. Non vendite eclatanti, non è After, ma comunque vende. E poi me lo sono ritrovato a casa. Mia figlia è riuscita a comprarlo di nascosto.

Se fosse dipeso da me io non lo avrei mai comprato, l’ho scritto quale è stata la mia reazione. Ma non è detto che i gusti degli altri debbano coincidere con i miei. Quando Alessia stava imparando a leggere le avevo comprato una simpatica storia scritta in stampatello maiuscolo. Lei ha letto la prima pagina e poi ha abbandonato il libro. Un paio di settimane dopo le ho comprato un libro davvero scemo sulle Winx e lei lo ha divorato. Non importa quello che piace a me, il libro deve piacere a lei, altrimenti non lo legge. A opere migliori arriverà in seguito, ma lo farà solo se saprà che leggendo ci si diverte parecchio, altrimenti leggerà solo quando sarà obbligata a farlo.

Come le ho fatto notare, se me lo avesse chiesto le avrei comprato io il libro, indipendentemente dalla mia opinione. Ovvio che poi l’ho letto e ora ne ho un’idea molto più chiara. Sui social network ho assegnato tre stelle, come ho fatto con tanti altri libri che mi sono piaciuti di più. Il voto che assegno su Goodreads e Anobii non è un giudizio di qualità intrinseca del libro, quello lo riservo alle recensioni su FantasyMagazine – prima o poi mi degnerò di completare quelle che ho già iniziato – mentre quando parlo a titolo personale e non professionale quello che inserisco è ciò che il libro dà a me, e questo dipende dalle aspettative, e dalla consapevolezza con cui mi approccio ai libri. Se io penso che leggerò un capolavoro sono in uno stato d’animo diverso rispetto a quando prendo cose come L’arguzia e la saggezza di Tyrion Lannister, altro libro a cui ho dato tre stelle. In quel caso sapevo in partenza che era un libro di citazioni che giocava sul ricordo, sul donare piacevoli sensazioni riportandomi a momenti che avevo amato nella storia. Il suo ruolo lo ha svolto, perciò ha meritato la sufficienza, se invece lo avessi preso in mano pensando di appassionarmi come era avvenuto con A Game of Thrones inevitabilmente ne sarei uscita delusa. L’errore però sarebbe stato nel mio approccio, non nel libro, anche se oggettivamente i due libri non sono paragonabili.

E stavolta? L’autrice è una youtuber. Evidentemente ho sbagliato lavoro, molti youtuber guadagnano più di me faticando meno. Capacità di scrittura? Stiamo parlando di una youtuber, non di una scrittrice, cosa ci aspettiamo? Lo stile è piatto, anche se ho letto di peggio, e la storia è piuttosto prevedibile. Lo è per me, che ho cinquant’anni e che ho letto un bel po’ di libri. Ma com’è per una neanche tredicenne? Qui il discorso cambia, ed è qui che arrivano le tre stelle invece di un voto peggiore. La protagonista – ero talmente presa dalla storia che già ho scordato tutti i nomi, ma lasciamo stare – è una quindicenne che pratica ginnastica artistica, sport che adoro, che ha il suo gruppo di amiche in palestra e che è cotta di un ragazzo. Una situazione normale, fino a quando non le si sgretola tutto attorno. Scopre che la sua famiglia non è così solida come credeva, che le amiche non sono così tanto amiche, che ha fatto un bel po’ di cose perché è ciò che ci si aspettava da lei e non ciò che voleva, e ha notevoli problemi sentimentali, con tanto di auto illusioni e ragazzo che si prende gioco di lei anche tramite i social media. Il finale zuccheroso e semplicistico è inevitabile.

In mezzo a tutto questo però il libro parla,e quindi per un genitore che conosce la storia è possibile parlare con la figlia, di false amicizie, del capire cosa si desidera davvero, della necessità di essere chiari in tutto, anche da parte degli adulti, del non giudicare dalle apparenze, del pericolo che può rappresentare internet se usato nel modo sbagliato… i temi sono tanti, e visto che sono legati a una storia che può coinvolgere la ragazzina che legge, è più facile raggiungerla e ragionare su cose importanti. E queste considerazioni sono state quelle che mi hanno guidata nell’assegnazione del voto. Quando un libro non ha particolari qualità letterarie, e sono convinta che ne sia consapevole la stessa autrice, ma riesce a fornire spunti di riflessione al suo pubblico, ha comunque una sua validità e in certe fasi della vita può essere molto più utile da leggere di capolavori letterari imposti dalla scuola che trasmettono agli studenti solo una noia infinita.

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