Sull’incoerenza dell’ultima stagione di Il trono di spade

Ho smesso di guardare Il trono di spade di David Benioff e D.B. Weiss dopo la quarta stagione, ma mi sarei potuta fermare alla fine della seconda e non mi sarei persa nulla. Per me Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono costituite dai romanzi di George R.R. Martin, e quel che è legato ai romanzi è contorno. Lo so, la serie televisiva ha avuto un successo enorme, molte persone hanno scoperto i romanzi grazie a Benioff e Weiss, e alcuni di loro si sono persino appassionati al fantasy. Per anni la serie televisiva è stata importante per il genere e non sarò io a negarlo, semplicemente a me non interessa. Ho letto commenti di persone che si dichiaravano stanche di aspettare i romanzi e che avrebbero avuto la conclusione dalla televisione, con buona pace di Martin. Scelta personale, io preferisco non avere una conclusione piuttosto che avere una conclusione brutta. E che il lavoro di Benioff e Weiss non fosse privo di difetti lo sapevamo da un pezzo.

Intendiamoci, so che per adattare i romanzi al formato televisivo sono necessari cambiamenti, anche semplificazioni. Prima di andare avanti segnalo che qui sotto ci sono spoiler fino al terzo romanzo, A Storm of Swords, o Il portale delle tenebre (settimo volumetto nella serie di dodici), o Una tempesta di spade, a seconda di come lo vogliamo chiamare, e fino alla quarta stagione, l’ultima che ho guardato. Della quinta ho letto i commenti post trasmissione, poi ho chiuso definitivamente, anche se qualche spoiler mi è arrivato. Se non me ne fate altri ne sono felice, grazie. Non che mi siano arrivati dagli utenti del blog, ma per sicurezza specifico.

Meno personaggi? Ci sta, anche se bisogna fare attenzione a chi tagliare. Meno trame? Idem come sopra. Cambiamenti? Dipende. La visione di Daenerys nella Casa degli Eterni (secondo romanzo e seconda stagione) andava per forza cambiata rispetto ai romanzi, Dany vede le Nozze Rosse e non le capisce perché lei non conosce quei personaggi, ma gli spettatori avrebbero riconosciuto gli attori e subìto uno spoiler. E in televisione Ser Barristan Semly si presenta subito a Daenerys perché gli spettatori avrebbero comunque riconosciuto Ian McElhinney, perciò presentarlo come Arstan Barbabianca, quando gli spettatori conoscono la sua reale identità, sarebbe sembrata una presa in giro. Ci stanno anche i cambiamenti legati a motivi economici, come il taglio della prima battaglia a cui Tyrion prende parte (primo romanzo e prima stagione) facendo prendere una botta in testa a Peter Dinklage all’inizio dello scontro e dicendogli l’esito quando si riprende. Martin non ha problemi di budget, i produttori sì. Perciò tutti questi cambiamenti sono necessari e giustificati. Ha senso anche far diventare Arya una provetta arciera, come si vede nel primo episodio della prima stagione, quando nel terzo romanzo Martin fa pensare ad Arya di voler imparare a usare un arco dopo aver visto in azione Anguy. La scena televisiva non è necessaria ma è simpatica, inquadra perfettamente il carattere del personaggio e non fa danni.

Ci sono anche cose che Benioff e Beiss hanno fatto bene. A livello di immagine, scenografie e costumi non ho mai avuto nulla da ridire. Martin ha elogiato la loro trattazione del personaggio di Osha. La loro Porta della Luna è più bella di quella di Martin. Anche l’idea di far dire a Ned “Baelor” nel non episodio della prima stagione è stupenda, anche se Martin non avrebbe potuto fare nulla del genere perché Yoren non era un punto di vista. Non che Martin ci abbia pensato, comunque. E Martin non è perfetto.

Al di là del dettaglio del cavallo che cambia sesso da un romanzo all’altro, pensiamo al prologo di A Game of Thrones (Il trono di spade o Un gioco di troni) e all’inizio del primo episodio della prima stagione. Tre Guardiani della notte vengono attaccati dagli Estranei, due muoiono e uno no. Perché? Come diavolo ha fatto a cavarsela quello che sopravvive? E come ha fatto a oltrepassare la Barriera, al punto da essere catturato da uomini degli Stark e non dai suoi confratelli? Questo avviene sia nel romanzo che in televisione. Eppure, nonostante qualche piccola incongruenza, la storia di Martin sta in piedi. Non ha una conclusione? Prima o poi arriverà, e se non dovesse arrivare mi sono comunque divertita con quel che ho letto e ho un bel po’ di altri libri da leggere. Troppi perché valga la pena di preoccuparmi per quell’unico che non viene pubblicato. Quello che non mi piacerebbe avere è un libro scadente, pubblicato tanto per pubblicare qualcosa. O vedere una serie televisiva scadente, la cui sceneggiatura non ha coerenza perché chi l’ha scritta non aveva idea di cosa fare ma qualcosa doveva pur scrivere. Credo che sia uno dei problemi dell’andare dietro al successo: se si sono passate diverse stagioni a stupire gli spettatori con battaglie sempre più grandiose, scene sconvolgenti e morti imprevedibili, il rischio è di finire con l’inseguire la grandiosità e l’imprevedibilità mandando a quel paese la coerenza. Comunque i personaggi di Martin erano stati traditi fin dall’inizio, e noi lo sapevamo. È per questo tradimento, più che per un altro motivo, che ho abbandonato la serie.

Torniamo al Guardiano della notte superstite. Nel romanzo il poveraccio è folle e non riesce a dire niente a Ned prima di essere decapitato. In televisione dice di aver visto gli Estranei, manda un avvertimento bello chiaro, e Ned fa finta di nulla? E il motto degli Stark allora? La frase L’inverno sta arrivando viene usata perché è bella? Neanche un suggerimento a Mormont di rafforzare le pattuglie? Ma dai! Poco più tardi, con Jaime a Grande Inverno, una coppia di simpaticoni gioca a chi sputa più lontano, per dirla nel modo meno volgare. Ned e Jaime parlano di tornei ed entrambi si divertono a stuzzicare l’altro riguardo alla propria abilità. Ned? Ma da quando? Già per Jaime questo atteggiamento è improbabile, ma Ned? E sempre Ned in televisione decide di andare a Sud mentre Catelyn vorrebbe trattenerlo a Grande Inverno. Qui c’è un ribaltamento dei personaggi, quella ambiziosa, interessata al matrimonio regale, è lei, e infatti lui è del tutto impreparato ad affrontare intrighi di corte che non gli interessano.

Ci sono sicuramente un bel po’ di altre cose che, quando le ho viste, mi hanno fatto storcere il naso. Ricordo di un amico che mi ha chiesto chiarimenti sulla strategia di guerra che non gli tornava, io che gli spiegavo quanti e quali cambiamenti ci fossero con i romanzi e lui che diceva “così ha senso, in televisione non si capiva nulla”. Purtroppo sono passati anni e ricordo solo la conclusione della conversazione, non gli episodi di cui abbiamo parlato. Probabilmente eravamo intorno alla terza stagione, ma non ci giurerei. Ricordo molto bene invece quando avrei voluto strozzare Catelyn. Nei romanzi quando dice a Jon che sarebbe stato lui a dover cadere invece di Bran, siamo nel primo volume. In televisione nel primo episodio della terza stagione, quando fa una scena madre con Talisa (che non esiste, la moglie di Robb è Jeyne Westerling!) dicendole in lacrime che tutte le disgrazie che sono capitate alla sua famiglia sono colpa sua perché lei non è stata capace di volere bene a Jon. Il taglio di una battuta per ingentilire il personaggio e far affezionare il lettore ci può stare, anche se io quella frase glie l’avrei fatta dire, ma la Catelyn di Martin avrebbe preferito farsi scuoiare viva piuttosto che dire una buona parola su Jon, figurarsi sentirsi in colpa per non averlo amato. Non parliamo di Ditocorto, astuto nei romanzi e capace di sembrare amico di tutti, tendente al fesso e guardato con diffidenza da tutti in televisione. E poi c’è Jaime.

Lo abbiamo odiato tutti quando ha buttato Bran giù dalla torre, ma facciamo due conti. Se Bran avesse detto qualcosa anche quel tonto del re, il cornuto, avrebbe notato il palco reale che portava in testa e avrebbe allegramente giustiziato la moglie, il cognato e i tre frutti del peccato. Per quanto orribile il gesto di Jaime è razionale ed è fatto per proteggere la sua famiglia e se stesso. Qui il romanzo e la televisione vanno in parallelo. Andiamo avanti e passiamo al secondo romanzo e alla seconda stagione. Per Martin Jaime è prigioniero in una cella di Delta delle Acque. Per Benioff e Weiss, che risparmiano sul castello, è prigioniero in una gabbia nell’accampamento di Robb. Questa differenza non è davvero importante. Martin prova a liberare Jaime grazie a uomini inviati da Tyrion al seguito di una missione diplomatica che teoricamente parla di pace e che di fatto restituisce a Catelyn il cadavere di Ned. Per Benioff e Weiss in gabbia con Jaime c’è suo cugino Martyn Lannister, appositamente inventato per la televisione. Martyn Lannister racconta quando Jaime sia il suo idolo in un bel discorso commovente e subito dopo Jaime lo ammazza in modo da far accorrere le guardie, ammazzare pure loro e provare la fuga. Proprio un bel personaggio! Come si fa a riabilitare uno così? Eppure, complice il racconto della morte di Aerys il Folle nel terzo romanzo e nella terza stagione lo riabilitiamo. Lui ha salvato la gente di Approdo del Re da una morte orribile.

Per George R.R. Martin Jaime ha fatto un gesto orribile ma razionale, buttare Bran giù dalla torre, ma per il resto si è sempre comportato bene (a parte il dettaglio dell’incesto). Se gli abitanti di Westeros avessero saputo la verità sul perché si è macchiato di regicidio non lo avrebbero condannato a livello morale. L’omicidio televisivo del cugino invece mostra un personaggio egoista, centrato su se stesso e che non si preoccupa di far male a un innocente se questo gli torna utile. Non c’era proprio un altro modo per provare la fuga? Il suo riscatto televisivo è meno solido. Possiamo passare sopra a una caratterizzazione difettosa? Per ora lo facciamo a andiamo ad Approdo del Re. Jaime vi arriva in momenti diversi fra romanzo e televisione, ma comunque si siano svolte le cose si ritrova davanti al cadavere di suo figlio Joffrey insieme alla sorella e amante Cersei. Per Martin lui vorrebbe fare sesso, lei dice no e la cosa finisce lì. Per Benioff e Weiss lui vorrebbe fare sesso, lei dice no e lui la stupra. Proprio un bell’arco di evoluzione del personaggio. E vorrebbero ancora farci credere che è un personaggio positivo? So che più avanti c’è un altro stupro, e anche qui se ne potrebbe parlare a lungo (anche se io l’episodio non l’ho visto perché avviene nella quinta stagione). Non ne parlo sia perché non l’ho visto sia perché quello che ho scritto mi sembra sufficiente. La serie televisiva pur mantenendo alcuni episodi uguali stravolge i personaggi ed è incoerente, ed è una cosa che sapevamo fin da subito. Quindi perché arrabbiarsi se ora la conclusione è insoddisfacente? Benioff e Weiss stanno semplicemente raccogliendo quello che hanno seminato.

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15 risposte a Sull’incoerenza dell’ultima stagione di Il trono di spade

  1. sircliges ha detto:

    « Come diavolo ha fatto a cavarsela quello che sopravvive? E come ha fatto a oltrepassare la Barriera, al punto da essere catturato da uomini degli Stark e non dai suoi confratelli? »

    Io avevo immaginato che fosse effettivamente tornato regolarmente al di qua della Barriera, identificandosi come guardiano della notte, e che DOPO fosse scappato dall’accampamento perché non voleva passare al nord un istante di più.

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    • All’inizio anch’io avevo fatto la stessa ipotesi, poi mi sono venuti dei dubbi. Questo è quanto Ned dice a Catelyn:

      «Il disgraziato era come pazzo. Qualcosa… qualcosa gli ha messo dentro un terrore così profondo che le mie parole non sono state neppure in grado di raggiungerlo.»

      Se le parole di Ned non lo hanno raggiunto, come mai i suoi confratelli non se ne sono accorti? Vedendolo tornare da solo avrebbero dovuto chiedergli che fine avevano fatto gli altri due e, non avendo risposte soddisfacenti, avrebbero dovuto tenerlo sotto controllo. Secondo me Martin ha fatto un errore, ma è qualcosa su cui posso sorvolare.

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  2. stefano galliena ha detto:

    Assolutamente d’accordo. Anzi il quinto episodio dell’ottava stagione, il più brutto di tutta la serie HBO, conferma la tua analisi ancora di più. Se un giorno lo vedrai te ne renderai conto tu stessa.

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  3. Lorenzo ha detto:

    Hai ragione. Le piccoli grandi modifiche che segnali diventano man mano una valanga che nell’ultima stagione travolge i personaggi e la coerenza, lasciando la storia (e gli spettatori) in balia di fanservice, anticlimac e deus ex machina perché l’unica logica che rimane in piedi è quella di stupire ad ogni costo (che è quanto di più lontano esista dalla saggezza narrativa di Martin). Non a caso, la scrittura delle stagioni declina col passare delle stagioni (la prima è molto buona), man mano che gli sceneggiatori si allontanano da Martin, e precipita quando viene meno il materiale originario. Per me il più grande merito di Benioff&Weiss è avermi fatto scoprire Martin e i suoi incredibili libri – un’opera per cui vale davvero la pena aspettare.

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  4. SimonFenix ha detto:

    Quando una serie va avanti da troppo preferisco un finale brutto al non averlo, almeno posso metterci una pietra sopra e andare avanti. Non sempre quello che richiede più tempo è meglio. Anche nei fumetti c’è questa problematica, soprattutto in quelli giapponesi (che non sono storie mensili autoconclusive in stile Tex) ci sono autori di opere di grande successo che sono fermi da anni che accampano le scuse più assurde. Su Martin io non ci spero più ormai, saranno 4 anni che non guardo news e forum sull’ipotetica uscita del sesto e settimo/forse non ultimo libro.

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    • In questo caso io preferisco non avere la fine piuttosto che avere una fine brutta. Poi non ci sono garanzie che la conclusione di Martin sarà bella, lo sapremo solo quando la potremo leggere, però ho fiducia nelle capacità di scrittura di Martin (non tanto nella sua velocità, ma lasciamo stare). Non ho neppure fretta di avere i prossimi libri. So che quando li pubblicherà li leggerò nel giro di pochi giorni, ma fino a quando non li avrò in mano continuerò a non avere problemi ad attendere. Controllo il suo sito più per abitudine, per vedere se c’è qualcosa di interessante su cui scrivere un articolo, che per altro.

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  5. Savo ha detto:

    Solo una piccola precisazione: non si sta parlando di fedeltà ai romanzi e al Canone di Martin. Si sa, gli adattamenti cinematografici e televisivi vanno spesso per la loro strada, ma altrettanto spesso creano una mitologia a sè (vogliamo parlare di 007?).
    Qui si parla di una bella storia chiusa in maniera frettolosa e indecente. E questo non si può proprio perdonare.

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    • Che tanti dettagli della storia vengano cambiati non è un problema, ho citato apposta Arya e l’arco, cambiamento inutile ma efficace, ma anche un paio di cambiamenti necessari. Avrei potuto indicarne di più ma ho cercato di contenere il discorso entro limiti ragionevoli, senza scrivere quei testi infiniti che a volte scrivo senza neppure rendermene conto. Di 007 non posso parlare, non ho mai letto un libro né visto un film. Non posso parlare neppure della frettolosità con cui è stata chiusa questa storia perché non l’ho vista (e non intendo vederla). Ma che la caratterizzazione dei personaggi lasciasse a desiderare si vedeva da un pezzo.

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  6. Raffaele ha detto:

    “Per Martin lui vorrebbe fare sesso, lei dice no e la cosa finisce lì.” In realtà anche nel libro Jaime forza un po’ le cose con Cersei fino ad avere un rapporto.
    Comunque concordo su tutto il resto, compreso il fatto di non voler guardare la serie tv e attendere, se mai ci sarà, il finale dai libri.

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  7. Giuseppe Gandis ha detto:

    Al netto delle “passioni” a me (ripeto: a me) sembra che anche nei romanzi di Martin ci siano cose totalmente non credibili o poco credibili. La sospensione dell’INCREDULITA’ (!!) è indispensabile. Ne dico una per tutte: gli Estranei fanno rinascere i morti che poi non hanno limitazioni umane. Bene (??). Perchè non impiegano poche settimane/mesi per invadere tutto Westeros? La Barriera? Esistono le barche per aggirarla o il mare ghiacciato…. E comunque le perdite non sono un problema, anzi! Ma è solo un esempio. Su una cosa sono d’accordo anche con Emanuele Manco: il tempo è troppo prezioso per criticare aspramente e a lungo una cosa che non piace (dopo averla vista. però).
    Grazie.

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    • Le tempistiche degli Estranei sono un’altra cosa che mi ha sempre lasciata perplessa. Ci sono delle imperfezioni nei romanzi di Martin, però fino a quando le imperfezioni sono diventano eccessive ci posso convivere senza problemi. La serie televisiva ha cambiato le cose sbagliate e ha reso le caratterizzazioni e la storia molto più deboli, e questo mi ha portato ad abbandonarla. Con i romanzi al momento non ho questi problemi e quindi, quando Martin pubblicherà il prossimo romanzo, andrò avanti.

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