L. Sprague De Camp e Fletcher Pratt: Il castello d’acciaio

Il castello d’acciaio di L. Sprague De Camp e Fletcher Pratt è il primo libro pubblicato dalla casa editrice Nord che io abbia mai comprato. Era il 1988, avevo iniziato da poco a leggere fantasy – avevo già letto Lo Hobbit e Il signore degli anelli, La storia infinita, Le nebbie di Avalon, La spada di Shannara, forse il Ciclo dei Belgariad, ma non ne sono sicura – e credo che una parte del motivo per cui ho scelto questo libro sia stata la scritta in copertina “Ciclo completo”. Ora la cosa mi fa sorridere, sono abituata alle saghe lunghe, anzi, preferisco che le saghe siano lunghe così posso trascorrere più tempo in quel particolare mondo, ma in quel momento volevo una storia completa.

Ora De Camp e Pratt non sono particolarmente noti, almeno non in Italia, visto che non si trovano più in commercio opere loro da chissà quanti anni, ma nel genere sono stati autori di una certa importanza. De Camp, nato nel 1907, ha iniziato a pubblicare negli anni ’30 e nell’arco di una sessantina d’anni ha pubblicato oltre 100 libri di fantascienza, fantasy, storici e saggi, Pratt, di dieci anni più grande, ha scritto soprattutto testi storico-militari. Insieme i due hanno creato il ciclo di Harold Shea, l’Incantatore incompleto.

Ora l’idea di partenza può apparire banale, ma le storie risalgono al periodo compreso fra il 1940 e il 1960. Il protagonista, Harold Shea, è uno psicologo che viene coinvolto in un esperimento di parafisica. Al di là di un termine che fa ridere, la teoria è che esista un numero infinito di mondi possibili, mondi a noi noti solo in modo indiretto, attraverso i miti e le leggende, o attraverso le opere di letteratura scritte da autori che evidentemente sono visionari. La spiegazione scientifica lascia il tempo che trova, ma ovviamente funziona e Shea inizia a viaggiare in questi mondi. Il primo viaggio lo conduce nella terra degli AEsir, poco prima del Ragnarok, non proprio il luogo e il tempo più raccomandabili per una visita di cortesia. È possibile che la mia passione per la mitologia norrena derivi in parte da questo romanzo.

Shea ovviamente sopravviverà all’esperienza, questo è solo il primo viaggio, non ricordo quanti sono in tutto. La lettura era stata affascinante e mi aveva confermato che a me il fantasy piaceva. Avevo deciso che avrei riletto il libro, non ho mai trovato il tempo per farlo perché l’apertura nel fantasy, l’ingresso in una quantità infinita di mondi nuovi, mi ha fatto percorrere tantissimi sentieri e allontanata da questo. Probabilmente ora troverei il libro molto semplice, ma se sono qui è anche grazie a L. Sprague De Camp e a Fletcher Pratt.

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