Alessandro Perissinotto: Il silenzio della collina

Il nuovo romanzo di Alessandro Perissinotto è costruito attorno a un vero caso di femminicidio dimenticato dai più: il rapimento e la morte della tredicenne Maria Teresa Novara, avvenuto nell’astigiano alla fine degli anni Sessanta.
È una donna, dunque, al centro del suo nuovo libro, un romanzo che accende i riflettori sul primo sequestro di una minorenne e scava dentro un segreto che è rimasto tale per oltre mezzo secolo.

 

Non so cosa mi abbia fatto notare l’ultimo romanzo di Perissinotto. L’autore è noto, i suoi libri forse non avranno picchi di vendita capaci di farli notare al grande pubblico ma il pubblico c’è. Le sue opere, Le colpe dei padri in particolare, vendono con costanza, cosa meno spettacolare del vendere tanto in poco tempo, ma comunque importante. Eppure non li ho mai degnati di un secondo sguardo quando qualche cliente me li ha chiesti. Sono andata sul tavolo, o allo scaffale, giusto, li ho consegnati e basta. E allora perché ho notato Il silenzio della collina un paio di mesi prima che venisse pubblicato? Per la verità non ho notato Il silenzio della collina, sul copertinario il romanzo di Perissinotto si intitolava La ragazza, ma che il titolo di un libro al momento della sua pubblicazione sia diverso da quello della prenotazione è una cosa abbastanza frequente e non vale la pena di spenderci più di un fuggevole pensiero.

Qualunque sia stato l’elemento che mi ha spinto a leggere tutta la pagina del copertinario, quando nella maggior parte dei casi mi limito a leggere il nome dell’autore e il titolo, quello che c’era scritto mi ha colpita e mi ha spinta a voler leggere il romanzo. Sul suo sito Mondadori ne fa una bellissima presentazione: https://www.librimondadori.it/approfondimenti/perissinotto-romanzo-su-un-femminicidio/. Online è possibile leggere anche il primo capitolo del romanzo: https://www.librimondadori.it/content/uploads/2019/02/Leggi-il-primo-capitolo_PERISSINOTTO_IL-SILENZIO-DELLA-COLLINA.pdf?x44038.

Dopo tutta l’attesa, la lettura si è rivelata un ni. Cominciamo con la sinossi:

Domenico Boschis è nato nelle Langhe, ma da molti anni ormai la sua vita è a Roma, dove ha raggiunto il successo come attore di fiction TV. Una notizia inaspettata, però, lo costringe a tornare tra le sue colline: il padre, col quale ha da tempo interrotto ogni contatto, è malato e gli resta poco da vivere. All’hospice, infatti, Domenico trova un’ombra pallida dell’uomo autoritario che il padre è stato: il vecchio non riesce quasi più a parlare, ma c’è una cosa che sembra voler dire al figlio con urgenza disperata. «La ragazza, Domenico, la ragazza!» grida, per scoppiare poi in un pianto muto. Dentro quel pianto Domenico riconosce un dolore che viene da lontano. Chi è la ragazza che sembra turbarlo fino all’ossessione? Mentre Domenico riprende confidenza con la terra in cui è cresciuto e cerca di addomesticare i fantasmi che popolano i suoi ricordi d’infanzia, si imbatte in un fatto di cronaca avvenuto cinquant’anni prima a una manciata di chilometri da lì. La protagonista è proprio una ragazza: ha tredici anni quando, una notte di dicembre del 1968, viene “rubata” da casa sua. Di lei non si sa nulla per otto mesi, poi la verità emerge con tutta la sua forza. È possibile che sia il ricordo della tredicenne a perseguitare il padre di Domenico? E se così fosse, significa che il vecchio ha avuto un ruolo nella vicenda della ragazza? Lui l’ha sempre considerato un cattivo padre; deve forse cominciare a pensare che sia stato anche un cattivo uomo? Domenico ha bisogno di trovare una risposta prima che il vecchio chiuda gli occhi per sempre. Nel solco del romanzo-verità tracciato da Carrère con L’avversario , Alessandro Perissinotto prende le mosse da una storia realmente accaduta, raccontata dai giornali dell’epoca e poi colpevolmente dimenticata, innestandola però su un impianto romanzesco. Così facendo, rompe il silenzio sul primo sequestro di una minorenne nell’Italia repubblicana, in un libro feroce e al tempo stesso necessario per capire da dove viene la violenza sulle donne, per comprendere che, contro quella violenza, sono gli uomini a doversi muovere.

La scrittura di Perissinotto non mi ha folgorata. Non è brutta, ma non è neanche una di quelle capaci di farmi fermare per assaporare fino in fondo le parole. La ricostruzione dell’ambiente non mi ha particolarmente affascinata. Va bene, non è il mio genere e questo è qualcosa che avevo messo in conto, ma la narrazione di quei luoghi non mi ha detto nulla. C’era qualche guizzo d’interesse qua e là, alcune ricostruzioni di episodi, di personaggi, interessanti, che però viene smorzato da altri che mi appaiono improbabili, forzati, o non interessanti. Lo so, leggo fantasy, perciò dovrei essere abituata all’improbabile, ma nel fantasy una volta che accetto il “pacchetto”, che prendo il mondo come vero con tutte le sue regole, sono infastidita da quello che non è in accordo con le regole di quel mondo, o che anche lì appare improbabile. Qui il filo seguito dal protagonista per capire chi sia “la ragazza” mi pare forzato, e sull’approfondimento psicologico avrei voluto qualcosa di più. Il libro rievoca un episodio drammatico, certo, e ci fornisce gli spunti per porci domande importanti, ma lo fa con distacco. Peccato, speravo in qualcosa di più. La frase conclusiva del risvolto di copertina,

Così facendo, rompe il silenzio sul primo sequestro di una minorenne nell’Italia repubblicana, in un libro feroce e al tempo stesso necessario per capire da dove viene la violenza sulle donne, per comprendere che, contro quella violenza, sono gli uomini a doversi muovere.

alla fine si rivela una promessa non mantenuta.

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