Laura Miller: Atlante dei luoghi letterari

L’Atlante dei luoghi letterari di Laura Miller ha iniziato a incuriosirmi ancora prima che venisse pubblicato. Un repertorio di questo tipo deve per forza compiere scelte drastiche ed escludere una gran quantità di opere meritevoli, ma vedere cosa c’è, capire cosa può essere interessante, è qualcosa che ha sempre una grande presa su di me. Quando ho scritto l’articolo che ne segnalava la pubblicazione ho potuto inserire il sommario, con l’elenco di tutte le saghe analizzate, perché lo avevo già comprato: https://www.fantasymagazine.it/28279/atlante-dei-luoghi-letterari. All’epoca avevo già letto 29 opere, in seguito ne ho lette altre tre. Sì, questo controllo lo faccio sempre. Questa (con un paio di commenti aggiuntivi sulla traduzione) è la mia recensione:

L’Atlante dei luoghi letterari curato da Laura Miller è un’enciclopedia illustrata, e il primo dato che colpisce lo sguardo sono le grandi dimensioni e la presenza di numerose immagini a corredo del testo. Il prezzo elevato, 35,00 €, è legato proprio alle illustrazioni. Per ciascun’opera vi sono un ritratto dell’autore, la copertina di un’edizione rappresentativa del libro o di una pagina interna, e almeno un’immagine ulteriore capace di calare meglio il lettore nelle atmosfere di quella specifica opera. La qualità della stampa è buona, nonostante il mancato utilizzo di una carta patinata che avrebbe potuto rendere l’aspetto visivo ancora migliore.

A livello di contenuti il volume non ha pretese di completezza, non è una panoramica su tutti i luoghi fantastici ideati dalla mente umana, si limita a presentare alcuni dei più rappresentativi. Molti luoghi letterari, anche famosissimi, sono stati esclusi dal volume. La caccia all’assenza, dal poema finlandese Kalevala alla più moderna saga di Geralt di Rivia del polacco Andrzej Sapkowski, sarebbe un gioco facile che consentirebbe di criticare il libro senza dire nulla di costruttivo. Meglio guardare cosa c’è, anche se un dubbio su alcune assenze rimane.

La copertina italiana spiega che il volume parla di “99 capolavori dall’antichità a oggi”, un’immagine di copertina della versione inglese diffusa in anteprima su internet, modificata al momento dell’effettiva pubblicazione del volume, riportava la dicitura “A journey 100 of the greatest fictional worlds ever created”, ma i mondi narrati sono solo 98, dato che lascia l’interrogativo su quali mondi siano stati esclusi all’ultimo momento e per quale motivo.

Le opere sono raggruppate in cinque grosse sezioni distinte in base a un criterio cronologico: Miti e leggende antiche (fino al 1700), Scienza e Romanticismo (1701-1900), L’epoca d’oro del fantastico (1901-1945), Il nuovo ordine del mondo (1946-1980) e L’era digitale (1981-oggi). Anche se lo spazio maggiore è dedicato alle opere del XX e XXI secolo, lo sguardo alla classicità, non solo europea, mostra l’antichità del genere e fa intuire la sua diffusione e importanza per tutte le culture che si sono succedute nel corso del tempo.

Le schede sono stare realizzate da ben 42 autori diversi selezionati fra professori universitari, critici letterari, giornalisti e scrittori. Proprio il fatto di avere un alto numero di autori porta a una certa disomogeneità di contenuto, con alcune schede più dettagliate di altre e una diversa impostazione nel modo di procedere. Anche il livello di approfondimento, con conseguente presenza di spoiler, varia da scheda a scheda e da autore ad autore. Anche se una minima quantità di spoiler è inevitabile nell’analisi, pur sommaria, di un’opera, non si arriva però mai a un vero riassunto della trama. La presenza, all’interno di numerose schede, di rimandi a opere analizzate in altre pagine del volume, consente di vedere quanto sia stretto il legame fra vari prodotti dell’immaginazione umana. Altri rimandi a opere che non hanno trovato posto nel volume forniscono ulteriori spunti di lettura.

L’edizione italiana, tradotta da Stefano Chiapello, mostra la volontà di avvicinare il più possibile il testo ai lettori italiani, con l’indicazione dell’editore che ne ha pubblicato la traduzione nella nostra lingua. A volte l’anno indicato è quello di una ristampa e non quello della prima edizione, qualche piccolo dettaglio nella traduzione non convince del tutto, ma l’impegno per proporre un’opera aggiornata alla nostra situazione editoriale è evidente. Peccato per qualche piccolo problema, nella scheda dedicata a George R.R. Martin ho notato una traduzione non proprio precisissima, cosa che mi fa nascere il timore che possa essere capitato anche altrove, e sempre in quella scheda quando viene citato Guy Gavriel Kay il cognome dello scrittore è misteriosamente sparito, perciò se qualcuno dovesse incuriosirsi sulla sua opera farebbe fatica a fare una propria ricerca.

Anche se non propone analisi critiche approfondite, L’atlante dei luoghi letterari è un prodotto piacevole da consultare e capace di fornire numerosi spunti per nuove letture.

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