Le caratteristiche del fantasy: i personaggi

Il sistema dei personaggi è costituito da un protagonista, da un antagonista e da uno o più aiutanti (del protagonista, ma anche dell’antagonista). I personaggi principali che hanno un ruolo determinante nella vicenda, sono descritti con precisione nelle loro caratteristiche psicologiche in modo da apparire il più possibile «reali» agli occhi del lettore. I personaggi secondari, che non sono sempre presenti sulla scena, vengono invece descritti con pochi tratti essenziali.

Ho ripreso in mano l’antologia di seconda Media di mia figlia per vedere come sono spiegate le caratteristiche del fantasy. In questi anni inizia un approccio alla letteratura che non è più limitato a scoprire quanto è bello un testo – che è il motivo principale per cui si legge narrativa, anche se poi la narrativa è capace di veicolare messaggi importanti e far imparare un bel po’ di cose – ma anche a capire come è strutturato. Il discorso sui personaggi da un lato non dovrebbe essere limitato solo al fantasy, anche in La coscienza di Zeno abbiamo un protagonista, con l’antagonista che può essere ravvisato nello psicologo o nella coscienza di Zeno stesso, mentre i vari personaggi incontrati dal protagonista, che in qualche modo influenzano la sua vita, sono aiutanti suoi o dell’antagonista. Una spiegazione di questo tipo va bene per l’intera narrativa, non strettamente per il fantasy, e il protagonista può essere più di uno. Molti romanzi sono corali. Indicare un unico protagonista per Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin è impossibile, anche se poi ciascuna vicenda ha un suo protagonista che è il singolo punto di vista. La precisione della descrizione è legata all’abilità dello scrittore e ai suoi interessi, ricordo di aver intervistato Guy Gavriel Kay qualche tempo dopo aver letto La rinascita di Shen Tai e di avergli fatto una domanda proprio sui personaggi secondari:

In tutti i tuoi romanzi non limiti la tua attenzione alle vicende di uno o di una manciata di personaggi, ma ti soffermi anche su quelli secondari. Nella Rinascita di Shen Tai Chou Yan, Wujen NingPei Qin e Tazek Karad sono figure minori, con ruoli secondari all’interno della trama principale, eppure le loro storie sono affascinanti e in poche pagine tu riesci a renderli vivi e reali. Come mai hai deciso di dedicargli quello spazio, invece di limitarti a usarli come parte della trama principale?

Una volta, riuscendo a essere divertente nel fare un complimento, qualcuno ha detto che “Kay non riesce mai a incontrare un personaggio secondario che non gli piaccia!”. È quasi vero: io posso non amarli tutti davvero, ma sono interessato a loro. Se i miei romanzi hanno ottenuto un’intensa risposta da parte di lettori provenienti da tutto il mondo, penso che sia in parte dovuto a questa volontà di prendermi uno spazio nella narrazione per donare “la vita” a personaggi che non siano solo quelli principali.

Lo spazio in genere consiste in due-tre pagine in cui viene narrato un dettaglio significativo della loro storia e della loro personalità, e quelle poche pagine bastano a rendere vivi i personaggi. L’intera intervista si trova qui: https://www.fantasymagazine.it/20648/i-mondi-fantastici-di-guy-gavriel-kay.

Comunque se i personaggi secondari non sono sempre sulla scena, anche quelli principali possono sparire. Pensiamo a La Ruota del Tempo di Robert Jordan, con Rand che quasi non si vede per tutto il terzo romanzo, Il Drago rinato, e con Perrin, Mat ed Egwene che, a loro volta, sono assenti ciascuno da un romanzo. Come sempre il testo, che per forza di cose deve operare delle scelte e andare dritto al punto, poi va integrato con spiegazioni aggiuntive.

I personaggi solitamente vengono presentati da un narratore esterno o da un altro personaggio interno alla vicenda. In alcuni casi però essi possono presentarsi anche da soli.

Mettiamo tutte le possibilità, così non sbagliamo. Ribadisco, queste non sono caratteristiche del fantasy ma della narrativa. Narrazione in terza persona, narrazione in prima persona ma dal punto di vista di un personaggio secondario che racconta le vicende del protagonista, narrazione in prima persona.

Una caratteristica tipica del fantasy è la presenza simultanea di personaggi umani e non umani, a volte esseri soprannaturali, che incarnano con chiarezza il ruolo dei «buoni» o dei «cattivi»: guerrieri, principi e principesse agiscono accanto a elfi, nani e draghi (personaggi spesso derivati dall’epica e dalla mitologia nordica), maghi, streghe e stregoni che operano incantesimi e trasformazioni, a volte appoggiando le forze del Bene, e quindi svolgendo il ruolo di aiutanti del protagonista, a volte quelle del Male, come antagonisti dell’eroe.

Se queste sono le spiegazioni, ecco da dove spunta quel tizio in cui mi sono imbattuta anni fa che affermava che Le cronache del ghiaccio e del fuoco non sono fantasy: mancano gli elfi, e gli unici nani presenti sono esseri umani affetti da acondroplasia. Addirittura ne Il paese delle due lune di Guy Gavriel Kay mancano non solo elfi e nani, ma non ci sono nemmeno draghi o creature paragonabili agli Estranei. Come può essere un fantasy?

Facciamo un passo indietro. Non serve elencare tutte le opere prive di creature fantastiche. Il fantasy tendenzialmente contiene elementi fantastici, che siano elfi o draghi, ma la cosa fondamentale è che in quel mondo, che può essere il nostro oppure no, c’è almeno un elemento che noi riconosciamo come non appartenente al nostro mondo. Può essere la capacità di operare magie, o una geografia inventata, o qualsiasi altra cosa. Noi ci rendiamo conto di essere al di fuori del mondo in cui viviamo, anche se le vicende sono ambientate in Provenza, come, tornando a Kay, avviene in Ysabel.

La chiarezza dei buoni e dei cattivi possiamo metterla nel cestino dei rifiuti e buttare via il sacchetto, non solo dopo George R.R. Martin, ma pure dopo che J.R.R. Tolkien all’interno di Il signore degli anelli ci ha mostrato la figura tormentata di Gollum. Alcuni personaggi sono chiaramente cattivi (anche nella nostra realtà, avete presente tal Adolf Hitler?), altri chiaramente buoni, ma spesso i due aspetti si mescolano e comunque non sono specifici del fantasy. Possiamo avere la lotta del Bene contro il Male, in molto fantasy epico c’è, anche se in Mistborn Brandon Sanderson si è divertito a cambiare le carte in tavola, ma anche in molte opere western o di guerra abbiamo i buoni (noi) contro i cattivi (loro), e se nel thriller l’investigatore deve fermare uno psicopatico non abbiamo dubbi su quale sia il lato dei buoni. E se il romanzo è sul bullismo? Questo per dire che è difficile tracciare linee nette, questo genere fa così, quest’altro no. Più interessante è vedere i singoli testi, ma ci arriveremo.

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