Lettori senza frontiere 2: primo sguardo

Il piacere di leggere

Si può essere lettori in molti modi. Ogni volta che si prende in mano un libro e si comincia a leggere inizia una nuova avventura che ci porta in luoghi diversi, ci fa capire cose nuova, ci fa scoprire nuovi mondi e talvolta ci aiuta anche a capire noi stessi.

In queste pagine incontrerai nuove forme di lettura e nuovi personaggi che le animano, esplorerai poi i luoghi dove si trovano i libri e imparerai a utilizzare una biblioteca.

Questo breve testo, posto subito dopo l’indice, è la presentazione del secondo volume di Lettori senza frontiere, l’antologia che quest’anno utilizzerà mia figlia. Seguono alcuni brani di autori famosi, l’inizio di Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino (che parla di cosa significa leggere comodi comodi), un brano di Le parole della notte di Seamus Deane (leggere e rileggere tutta la notte), un brano di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (leggere il sapere dell’Universo), uno da Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes (leggere e uscire di senno), uno da Madame Bovary di Gustave Flaubert (leggere per vivere un’altra vita). Ogni brano – per la verità sono adattamenti – è seguito da domande e spunti di riflessione. Cose per cui io adesso potrei alzare la mano e stare a parlare per ore, anche se in realtà a scuola non l’avrei mai fatto. All’epoca delle Medie ero timidissima, non avrei mai detto nulla se non ero obbligata a farlo, e quelli sono stati gli anni in cui ho letto meno visto che non avevo nessuno per guidarmi e che da sola sono stata capace di passare dai libri per bambini – la biblioteca aveva un apposito reparto – a quelli per… no, alle Medie non si è adulti, e io non sapevo cosa leggere. Però anche i libri di scuola erano meravigliosi, al loro interno si potevano scoprire un’infinità di cose. Non di tutte le materie, ovvio, non leggevo quelli di matematica per divertimento anche se, salvo un breve periodo, in matematica sono sempre andata bene. Quello di musica non avrebbe potuto interessarmi di meno, in scienze adoravo la parte di astronomia e stavo male su quella di anatomia… Ma l’antologia era bellissima.

Non ricordo quale fosse la mia antologia dell’epoca, è sparita da un pezzo, ma la curiosità si è trasferita sull’antologia di mia figlia. Dopo questa parte introduttiva c’è una ricerca sui luoghi del libro con spiegazioni relative a cosa siano e come funzionino librerie, biblioteche, bibliobus e bookcrossing. C’è pure un’intervista da fare agli addetti ai lavori. Al libraio: da quanto tempo fa questo lavoro? Dal 2001. Che tipo di lavoro è quello del libraio? Come si svolge? Quanto tempo ho per rispondere? Perché fra dire “vendo libri” e dare una risposta completa c’è una bella differenza. Chissà se Alessia dovrà fare quest’intervista?

Poi iniziano le varie sezioni sui testi narrativi con spiegazioni su come analizzarli: gli eventi che compongono una storia (situazione iniziale, svolgimento e conclusione), il rapporto fra fabula e intreccio, analessi e prolessi, le diverse sequenze narrative, la dimensione temporale, l’ambientazione… con l’ambientazione arriva un breve brano che mi sembra di conoscere.

In una caverna sotto viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca e umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.

Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate, e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite. Il tunnel si snodava, inoltrandosi profondamente anche se non in linea retta nel fianco della collina (o meglio la Collina, come era chiamata da tutta la gente per molte miglia all’intorno) e molte porticine rotonde si aprivano su di esso, prima da una parte e poi dall’altra.

Sììì! Che bello! Prendiamo brani da Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien per spiegare la narrativa ai ragazzi! E anche da altri fantasy, facciamo sapere che pure il fantasy è letteratura. Qui gli autori stanno parlando di ambientazione, il commento, banale, spiega che esistono spazi chiusi e spazi aperti, come se non lo sapessimo dalle nostre esperienze quotidiane. Più interessante sarebbe stato notare che Tolkien ha preso un ambiente ben preciso, dotato di caratteristiche che ci aspetteremmo di trovare, e che ha ribaltato la nostra immagine. Del resto Tolkien si divertiva a ribaltare le nostre aspettative, in un mondo di guerrieri e stregoni le imprese più notevoli sono compiute da piccoli e pacifici Hobbit.

Piccola nota pubblicitaria: se volete analizzare più a fondo Lo Hobbit vi ricordo che esiste Hobbitologia.

Dopo questa sezione l’antologia si concentra sui generi. Prima l’avventura – con citazioni anche da romanzi fantastici quali La città delle bestie di Isabel Allende o I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (che, è bene ricordare a tutti coloro che ricordano solo l’episodio dei lillipuziani, nella sua versione integrale non è un libro per ragazzi) – poi il fantasy, il giallo, l’autobiografia. Un certo spazio è dedicato ad altre forme espressive e ad altri argomenti: cinema, fumetto poesia, teatro, diario, sport, educazione civica, giornalismo, comunicazione, ambiente (con un estratto da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda), narrativa di viaggio, testi storici.

I nostri figli si formano su questi testi, quindi quel che contengono è importante, Non tutti hanno la fortuna di avere come insegnante Chiara, una delle mie compagne di lettura di Robert Jordan e Brandon Sanderson), perciò è importante che i libri presentino le opere giuste e le presentino nel modo giusto. Ma della sezione fantasy del testo parlerò in modo più approfondito più avanti.

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