Charles Seife: Le menzogne del web. Internet e il lato sbagliato dell’informazione

Ultimamente sto faticando a trovare romanzi fantasy che mi attirino. Guardando ai libri che ho letto trovo saggi di critica letteraria (per lo più in inglese), riletture delle opere di Brandon Sanderson, antologie di racconti, testi femministi e saggi di sociologia. Non ho commentato tutto quel che ho letto, un commento richiede meno tempo di una recensione ma se vuole spiegare davvero qualcosa richiede comunque tempo. L’ultima lettura è il libro di Charles Seife Le menzogne del web. Internet e il lato sbagliato dell’informazione, consigliatomi da un’amica. Cominciamo con un commento cinico sulla democrazia:

Cosa c’è di più democratico che dare ai cittadini la possibilità di alterare la nostra percezione collettiva della realtà?

È da un po’ che mi interrogo sulla democrazia, e la risposta è deprimente quanto i nostri governanti. Da quanto non ne abbiamo uno degno di questo nome? Comunque non intendo entrare in discorsi politici, semplicemente noto che la democrazia sotto una maschera di equità non è il miglior modo per fare le cose. Se io ho bisogno di un dentista vado da uno che ha studiato prima medicina e poi odontoiatria e che ha superato tutti gli esami del caso, non dalla persona che è stata indicata in un sondaggio in cui a vincere è quasi certamente quello che sa parlare meglio o che sa imbrogliare meglio. A me interessano le sue capacità come dentista e la sua onestà visto che non voglio mettere il mutuo sulla casa per pagare il conto, ma che sappia presentarsi in modo affascinante non è assolutamente rilevante. Il dimesso Remus Lupin, cacciato da Hogwarts per un problema che lo affligge e che lo limita per alcuni giorni tutti i mesi – ma con la pozione giusta le sue difficoltà possono essere contenute – è un professore infinitamente più bravo dell’idolatrato Gilderroy Allock, “cinque volte vincitore del premio per il Sorriso più Seducente promosso dal Settimanale delle Streghe… ma lasciamo stare” (J.K. Rowling, Harry Potter e la camera dei segreti, pag. 92).

La democrazia è sopravvalutata, e la democrazia culturale di Wikipedia può essere molto dannosa. Poco più di un anno fa mi sono imbattuta in una pagina chiaramente manipolata. Chi ha fatto la manipolazione è stato talmente palese da far dire che voleva essere scoperto, semplicemente ha deciso che quello era un bello scherzo da mettere in rete. Quello che ho trovato scritto, alla voce relativa al pittore Johann Heinrich Fussli, lo potete leggere qui: https://librolandia.wordpress.com/2017/05/03/false-informazioni/. Ho anche trovato errori fatti – suppongo – in buona fede, e in una manciata di casi mi sono fermata a correggere o integrare la pagina. Ma se chi fa la modifica vuole influenzarci, e lo fa in modo sottile, quanti di noi sono in grado di accorgersene?

la conoscenza è intrinsecamente antidemocratica. È elitaria. Non è soggetta al volere della maggioranza, meno che mai ai capricci della massa. I fatti non sono meno veri quando impopolari – e spesso i fatti che la maggioranza si rifiuta di accettare sono proprio quelli più importanti.

Eppure, dato che ricorriamo sempre più a Wikipedia e ad altre fonti online per le nostre informazioni, costringiamo il sapere a conformarsi alla democrazia di internet. Questo processo sta avendo un profondo effetto sulla nostra percezione del mondo.

Come esempio Seife porta la dimostrazione circolare, di notizia che diventa vera dopo che è stata citata da abbastanza fonti, in un giro di riferimenti incrociati, e torna all’origine. C’è anche il caso di chi usa pagine che in teoria dovrebbero essere obiettive o di confronto per farsi pubblicità. Al di là dei casi citati dal libro ne cito due in cui mi sono imbattuta io.

Forum dedicato a George R.R. Martin, il primo spazio internet in cui ho iniziato a scrivere qualcosa. Una sezione è dedicata ai consigli librari. A un certo punto un utente chiede notizie su un libro. Un altro utente risponde dicendo che gli è piaciuto molto, parere confermato da un terzo utente. Alla discussione hanno partecipato diverse persone, un paio che chiedevano informazioni e le altre che elogiavano il libro, l’opera d’esordio di un autore sconosciuto pubblicata da una casa editrice che non avevo mai sentito nominare. Alla fine una delle moderatrici del forum ha scritto che con il loro entusiasmo l’avevano incuriosita, io invece ho sentito odore di bruciato. Tutti gli utenti presenti nella discussione si erano appena registrati e avevano scritto messaggi in quell’unica discussione, e la discussione stessa aveva un ritmo di botta-e-risposta che non aveva nessun’altra discussione. Secondo me era l’autore che si era inventato diversi alter ego per fare pubblicità al suo romanzo, e almeno una persona ci è cascata. Non ho detto nulla perché era solo un mio sospetto, ma per me tutta la vicenda puzzava, e molto.

Il secondo posto è stato un noto sito di vendita. Ho letto una recensione molto positiva (4 o 5 stelle, non ricordo) di un libro che secondo me era davvero scadente. Allora ho cliccato sul nome dell’autrice della recensione e ho visto che aveva recensito un DVD – suppongo le fosse piaciuto davvero – e venti libri, di genere molto diverso fra loro. Le recensioni erano tutte da 4 o 5 stelle, e per una manciata di secondi mi sono chiesta come facesse una persona ad apprezzare cose tanto diverse. Va bene, anch’io leggo cose diverse, ma quell’elenco mi sembrava innaturale. Poi ho capito. Sono riuscita a capire per il semplice fatto che sono una libraia, e oltre ai titoli e ai nomi di autori diversi ho visto l’elemento comune, anche se in quella pagina non era scritto. Tutti quei libri erano pubblicati dalla stessa casa editrice, ho il vago sospetto che la recensitrice (il termine esiste, anche se è raro, ho controllato sul sito di Treccani) di lavoro facesse la P.R. per quella casa editrice.

Se io, che non sono abituata a smascherare bufale né a cercarle, ne ho quasi certamente viste due, in quante sarò caduta senza rendermene conto? Quante volte chi ha la capacità di farlo e l’interesse a farlo, ci manipola? Wikipedia è solo uno dei problemi su cui si sofferma il libro, anche se è un posto dove di manipolazione ce n’è in abbondanza. I miei due episodi riguardano libri in un forum e un sito di vendita, l’insidia si può nascondere ovunque.

Con me potete stare tranquilli, se voglio spingervi a fare qualcosa ve lo dico chiaramente. Voglio influenzarvi? Certo, vi dico quali autori mi piacciono, secondo voi non è un invito a comprarli, a separarvi dai vostri sudati soldi, perché io so cosa è bello? Quando commento un romanzo di Guy Gavriel Kay (il cui nome sta bene in qualsiasi articolo) o di Brandon Sanderson (preferito ad altri nella citazione qui perché è lui che sto leggendo ora, ma non è certo l’unico autore importante) vi sto dicendo di comprarli anche voi e poi di tornare qui a chiacchierare con me, così possiamo dirci quanto sono bravi gli autori che mi piacciono. Se vi dico di comprare Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi o Hobbitologia è perché io sono uno degli autori e qualcosa ci guadagno. Poco, ma se voi spendete io guadagno e magari riesco a comprarmi un’altra pizza. Non è per la pizza, è che mi piace l’idea di poter dire di aver venduto almeno un po’.

Un altro problema è legato al fatto che siamo entrati in circuiti in cui tutti la pensano come noi, quindi non facciamo altro che rafforzarci nelle nostre convinzioni, anche se sono sbagliate. Il quarto capitolo inizia con una citazione di Cass R. Sunstein, autore, insieme al premio Nobel per l’economia 2017 Richard H. Thaler, di Nudge. La spinta gentile, libro che sto iniziando a guardare con curiosità (devo preoccuparmi per le direzioni prese ultimamente dalla mia curiosità?) e Il mondo secondo Star Wars, libro recensito da Emanuele Manco che già da un po’ mi dico che vorrei leggere: http://www.fantasymagazine.it/26031/il-mondo-secondo-star-wars.

Sunstein ha scritto che

se vi circondate di persone con la vostra stessa mentalità, finirete per pensare versioni più estreme di quello che pensavate prima

e questo mi fa pensare a un altro autore che ho sentito citare per la prima volta da Emanuele, Walter Quattrociocchi, autore di Misinformation. Guida alla società dell’informazione e della credulità (altro libro che vorrei leggere, ve l’ho detto che la cosa si sta facendo preoccupante) e Liberi di crederci. Informazione, internet e post verità. Non va dimenticato che

Oggi anche l’idea più pazzesca di solito è a pochi colpi di mouse dalla conferma e il rinforzo da parte di una banda di simpatizzanti.

Il discorso si sposta poi sul lavoro dei media per cercare di accaparrarsi un pubblico sempre più frammentato dalla pluralità dell’offerta, con il risultato che per conquistare il pubblico il giornale dà ai lettori non quel che hanno bisogno di sapere ma quello che vogliono sentirsi dire. Deprimente, vero? E io che anni fa avevo smesso di leggere i saggi di attualità perché erano deprimenti e che ho trovato deprimente – ben scritto ma pur sempre deprimente – Stoner di John Williams.

Un altro problema è legato alla gratuità del web.

«L’informazione vuole essere gratuita» è il pressante appello della generazione digitale. La sua creazione però non lo è. Il problema è tutto qui.

L’informazione – ciò che cambia il nostro modo di vedere il mondo – è dispendiosa. Ci vogliono tempo e fatica per scoprire qualcosa di inaspettato e per trasformare quell’informazione in materiale utilizzabile e interessante. Più i vostri standard di affidabilità e qualità sono alti, più vi costa produrla.

E non solo l’informazione. Anche gli articoli dei blog richiedono tempo, anche chiacchierate come questa. Io lo faccio perché mi diverto, ma al di là della lettura del libro ritrovare le citazioni, formulare un discorso coerente, correggere le frasi che non mi piacciono (mi capita di correggere frasi anche una ventina di volte, o di buttare via lunghi paragrafi su cui avevo perso tempo) formattare il testo, cercare le immagini, controllare se ci sono refusi (ne scappano sempre, in genere se mi capita di rileggere un testo vecchio ne trovo almeno un paio) è un lavoro impegnativo. Farlo per divertimento è un conto, ma se è un lavoro deve essere pagato. Peccato che i giornali siano sempre più restii a pagare, e questo anche perché i lettori si sono abituati ad avere tutto gratis. No, non è così che possiamo avere testi interessanti. Non ho speso quasi 10,00 € per comprare i cinque ebook della serie Re-reading Robert Jordan’s The Wheel of Time di Leigh Butler perché sono ricca, se fossi ricca smetterei di lavorare e correrei meno, l’ho fatto perché i suoi articoli sul blog di Tor mi sono piaciuti, e visto che quel che lei ha scritto per me era interessante mi è sembrato giusto che guadagnasse qualcosa per quel che mi aveva dato.

Per risparmiare molti giornali hanno imparato il trucco del copia-e-incolla, dei link al posto di un articolo vero, hanno smesso di fare ricerche approfondite e dispendiose, hanno iniziato a fare trucchetti per ingannare i motori di ricerca e scalare posizioni, che si tramutano in clic che portano inserzioni pubblicitarie e quindi soldi.

Io ho fatto il riassunto di un discorso lungo e interessante che mi vedrà sempre perdente visto che non so ingannare i motori di ricerca, non ne ho i mezzi, e se anche ci fossero queste condizioni avrei a limitarmi seri problemi di etica. I miei articoli cercano di dire qualcosa, non di acchiappare un contatto e basta, e Seife ha dimostrato chiaramente che con internet fare quel che faccio io non paga.

I giornalisti cercano cose che non sono conosciute e le rivelano ai lettori. AOL e altri organi d’informazione esperti di SEO hanno ribaltato la formula: guardando cosa cercano i lettori, capite cosa scrivere. Per definizione, non potete portare novità al pubblico se il pubblico arriva prima di voi a una notizia. Però potete assecondarne i desideri e mostrargli ciò che vuole vedere, come foste un specchio.

Vi devo dare quello che volete per avere più lettori? Siccome io non so usare SEO per capire cosa interessa alle persone (a parte il calcio che mi fa schifo, e George R.R. Martin, di cui parlo a prescindere), potreste farmi un elenco di quel che vi interessa, così scrivo articoli ad hoc? O forse no, qualcosa mi dice che non lo farei. Scrivo di quel che mi pare, se a voi non piace quel che scrivo o come lo scrivo potete anche girare al largo, e a un paio di persone l’ho detto chiaramente. Non perché avevano idee diverse dalle mie, ma perché erano convinti di sapere tutto loro e quando io ho espresso idee diverse sono passati all’aggressione verbale.

Le frasi che mi sono appuntata da Le menzogne del web sono molte di più, ma mi sembra di aver scritto abbastanza anche così. E visto che vi ho detto che mi piace parlare chiaramente ribadisco il concetto con un messaggio chiaro: leggete questo libro.

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Una risposta a Charles Seife: Le menzogne del web. Internet e il lato sbagliato dell’informazione

  1. Quando si dice il tempismo… Il libro di Seife parla anche di spam e di imbrogli digitali, comprese tutte le mail assurde che vogliono spingerci a fare qualcosa, in genere per carpire i nostri soldi. Io non ne ricevo molte sulla posta, ho inserito il mio indirizzo in pochi siti, e sul blog provvede il filtro anti-spam di Askimet. Però oggi Askimet ha mancato un messaggio, non ha capito che era spam e me lo ha piazzato fra i messaggi da moderare. Il testo è questo:

    “MERAVIGLIOSO:

    Ciao a tutti, sono un vero Dio, voglio condividere la mia storia di vita al mondo su come ho avuto mio marito, soprattutto ho ritrovato la mia felicità, intendevo una pubblicità di un Dr Odia su internet su come aiutava una signora a riavere il suo fidanzato, quindi devo contattarlo per aiutarmi a ripristinare il mio matrimonio, mio marito mi ha lasciato per 5 anni di matrimonio, perché la sua famiglia e gli amici non mi piaccio, e gli chiedono di ottenere un’altra signora, ma quando io contatta il dott. Odia per aiuto, mi ha detto di rilassarmi e mi aiuterà, il dottor Odia ha riportato mio marito che mi ha lasciato per 5 anni in sole 24 ore, questo è un incantesimo potente che non ho mai visto nulla di simile nella mia vita, mi ha riportato mio marito in sole 24 ore e mi ha detto che avrò un figlio mio, oggi ho un bambino di 1 anno, quest’uomo è fantastico, nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di aiuto e voglia di contattarlo, tu può raggiungerlo tramite: […]”

    C’è tutto, il testo sgrammaticato, il tentativo di agire sui sentimenti, c’erano anche un indirizzo mail, un numero Viber (che non so cosa sia) e un numero per Whatsapp, cose che io ho censurato perché ovviamente non voglio aiutare questi parassiti, chiunque siano. L’ennesima menzogna del web, arrivata poco dopo qualche commento sulle menzogne del web legate alla stampa.

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