George R.R. Martin, l’Età degli Eroi e la Lunga Notte

Suppongo che molti di voi abbiano già visto la notizia relativa all’episodio pilota ordinato da HBO in vista della possibile realizzazione di una serie basata sulla fine dell’Età degli Eroi e la Lunga Notte, periodi che fanno parte del lunghissimo passato del continente di Westeros creato da George R.R. Martin. Io ne ho parlato qui: http://www.fantasymagazine.it/28830/dopo-il-trono-di-spade-per-westeros-e-george-rr-martin-arriva-la-lunga-notte. Ho scritto la notizia subito, nella notte fra venerdì e sabato, e le informazioni a disposizione per scrivere erano davvero poche. Per la verità sono ancora poche, i dati fondamentali sono che HBO ha commissionato un episodio pilota – non l’intera serie, e se è vero che anche Game of Thrones era iniziata così è vero pure che la maggior parte degli episodi pilota non si trasformano in serie – incentrato sul periodo che va dalla fine dell’Età degli Eroi alla Lunga Notte e che a occuparsi di questo progetto è Jane Goldman.

Ora è arrivato qualche commento da parte di Martin: http://georgerrmartin.com/notablog/2018/06/11/hbo-greenlights-goldman-pilot/.

Ovvio chiarimento di base: questo è un prequel ambientato diverse migliaia di anni prima rispetto agli eventi di Le cronache del ghiaccio e del fuoco, impossibile trovare in questa serie (se mai verrà realizzata) personaggi presenti in Il trono di spade. Persino Mastro Aemon dei Guardiani della notte è vecchio, ma non così vecchio.

Ci saranno però personaggi noti dalle leggende, i primi nomi che vengono in mente sono Brandon il Costruttore, colui che ha costruito la Barriera, Grande Inverno e la rocca di Capo Tempesta, Lann l’Astuto, fondatore di Casa Lannister, e Azor Ahai, il tizio così fissato con le spade al punto da volerne realizzare una perfetta, a qualunque costo.

Quello che esiste, al momento, è solo la luce verde per l’episodio pilota: niente cast, regista, location, neppure un titolo, che Martin vorrebbe fosse La lunga notte (ma non ci crede neppure lui, ormai a un titolo non si chiede che sia bello o corretto, ma che sia capace di catturare l’attenzione degli spettatori e soprattutto dei motori di ricerca).

Martin ha sottolineato il ruolo di Goldman come sceneggiatrice dell’episodio pilota, infastidito dal fatto che tutti i siti hanno messo in primo piano una foto di lui e non di lei. Anch’io ho messo in cima una foto di Martin, non sarò un’esperta di SEO – per la verità da questo punto di vista sono un disastro, io penso sempre ai contenuti e mai ai motori di ricerca – ma una vaga consapevolezza di quel che incuriosisce i lettori ce l’ho anch’io. Però ho messo anche una foto di Goldman, mica mi sono dimenticata di lei, è scartando tutte quelle in cui il seno mi sembrava troppo prominente ho scelto la stessa foto che in seguito avrebbe scelto pure Martin. Per i precedenti professionali di Goldman vi rimando al mio articolo o al blog di Martin, seguo così poco cinema e televisione che mi limito a fare qualche ricerca quando devo scrivere un articolo, controllo titoli e date e puntualmente dimentico tutto subito dopo aver scritto. A me interessano i libri, il resto è contorno, anche se per molti altri è la cosa più affascinante.

I prequel ipotizzati erano cinque. Uno è stato bocciato, di uno è stato commissionato l’episodio pilota, gli altri tre sono ancora in fase di ideazione. Potrebbero essere realizzati come essere bocciati, è presto per dirlo. Probabilmente verrà realizzato almeno un altro episodio pilota, forse di più, ma ovviamente nulla è certo tranne le tasse e la neve del prossimo inverno. No, questo non lo ha scritto Martin, però è vero lo stesso. Per quanto riguarda la conclusione del messaggio, vi riporto le parole dello stesso Martin:

(And yes, before you ask, work on WINDS OF WINTER continues, and remains my top priority. It is ridiculous to think otherwise. If I wasn’t busy with WINDS, don’t you think I’d be scripting one or more of these pilots myself? It’s not as if I’ve never written for TV…)

Sì, sta ancora lavorando su The Winds of Winter, la sua principale priorità. È ridicolo pensarla in un altro modo. Se se io non fossi stato occupato con Winds, chiede ai lettori, non pensate che mi sarei occupato io stesso di sceneggiare uno o più di questi episodi pilota? Non è che io non abbia mai scritto per la televisione…

Intanto, giusto per capire un po’ meglio di cosa si occuperà questa serie, ho cercato nel mio ebook di A Game of Thrones (Il trono di spade e Il grande inverno) alcune parole chiave: Lunga Notte, Età degli eroi, Brandon il Costruttore e Lann l’Astuto. Questo è quel che ne è venuto fuori:

Ricordava bene le inquietanti storie della Vecchia Nan. I bruti erano uomini malvagi, raccontava. Stringevano patti con i giganti e con i mangiatori di cadaveri. Venivano a rapire le bambine nel cuore della notte e bevevano sangue umano da corna di animale svuotate. E durante la Lunga notte, le loro donne giacevano con gli Estranei, generando creature spaventose, solo parzialmente umane.

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Quel giorno, i suoi occhi grigi erano velati di una sfumatura di cupa durezza. Era una persona molto diversa dall’uomo che amava passare le sere accanto al fuoco, parlando con calma dell’Età degli Eroi e dei figli della foresta. Quel giorno, il suo non era il volto del padre, intuì Bran, ma quello di lord Eddard Stark di Grande Inverno.

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Nel centro del parco, un vecchio albero-diga incombeva su un laghetto dalle acque nere, gelide. “L’albero del cuore” lo chiamava Ned. La sua corteccia era bianca come le ossa di un teschio, le sue foglie rosso scuro erano simili a mille mani grondanti sangue. Un volto era stato scolpito nel legno del grande albero, i lineamenti tirati e malinconici, gli occhi scavati in profondità, arrossati dalla resina, stranamente guardinghi. Erano antichi, quegli occhi. Addirittura più antichi di Grande Inverno. Se le leggende avevano qualche fondamento, quegli occhi avevano visto Brandon il Costruttore posare la prima pietra e poi avevano osservato le mura di granito del castello innalzarsi attorno a essa. Le leggende dicevano anche che erano stati i figli della foresta a scolpire le facce negli alberi. Era accaduto all’alba del tempo, molto prima che i primi uomini attraversassero il Mare Stretto.

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Ghiaccio esisteva da quattrocento anni. E ancora oggi, il suo taglio era letale come il giorno in cui era emersa dal fuoco. Il nome le veniva da un’epoca ancora più antica, era un retaggio dell’Età degli Eroi, quando gli Stark erano re del Nord.

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Gli Stark erano gente fatta per il freddo, le ripeteva in continuazione. Al che lei rideva, rispondendo che forse Brandon il Costruttore aveva eretto il castello nel posto sbagliato.

 

Riferisci al re che l’inverno sta arrivando. E quando sarà arrivato, quando la Lunga notte sarà giunta, solamente i guardiani della notte si ergeranno tra il reame e le tenebre che caleranno dal Nord. Che gli dèi ci aiutino se non saremo pronti quando quel momento verrà.

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«Potrei raccontarti la storia di Brandon il Costruttore» riprese la Vecchia Nan. «È sempre stata una delle tue preferite.»

Migliaia e migliaia di anni prima, Brandon il Costruttore aveva eretto Grande Inverno. C’era chi sosteneva che avesse eretto anche la Barriera. Bran conosceva quella storia, ma non era mai stata una delle sue preferite. Forse lo era stata per qualcuno dei Brandon che l’avevano preceduto.

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«Oh, mio piccolo bambino dell’estate» disse delicatamente la Vecchia Nan. «Che cosa sai tu della paura? La paura viene con l’inverno, mio piccolo lord, quando la neve cade e si ammucchia fino a cento piedi di altezza, quando i venti gelidi ululano dal Nord. La paura appartiene alla Lunga notte, quando il sole nasconde il proprio viso per anni e anni. La Lunga notte nella quale i bambini nascono e vivono e muoiono in tenebre senza fine, i meta-lupi diventano simili a scheletri per la fame, e ombre bianche camminano nelle foreste.»

«Vuoi dire gli Estranei» disse Bran con voce querula.

«Gli Estranei, sì. Migliaia e migliaia di anni fa, ci fu un inverno così freddo e così eterno come mai se ne erano visti a memoria d’uomo. Ci fu una notte che durò un’intera generazione. Nei castelli, i re tremavano e morivano, come gli animali nelle stalle. Piuttosto che guardarli morire, le donne soffocavano i loro bambini. E poi piangevano, sentendo le lacrime congelarsi sulle guance.» La voce della Vecchia Nan si dissolse nel silenzio, assieme al ticchettio dei ferri. Osservò Bran con occhi pallidi, velati. «E allora, piccolo mio,» gli chiese «è questa una delle storie che ti piacciono?»

«Ecco… sì…» Bran era di colpo pieno di riluttanza. «Però io…»

«Fu dalle tenebre che gli Estranei vennero per la prima volta» riprese la Vecchia Nan. «Cose antiche, cose fredde e morte.» Click-click-click, anche i suoi ferri avevano ripreso a ticchettare. «Odiavano il ferro, il fuoco e il tocco del sole. Odiavano tutte le creature nelle cui vene scorresse sangue caldo. Avanzarono a devastare fortini e città e regni cavalcando cavalli pallidi. Le loro armate di morte distrussero molti eroi, molti grandi eserciti. Nulla poterono le spade degli uomini. In loro non c’era pietà neppure per le giovani madri e per i piccoli al loro seno. Diedero la caccia alle donne nelle foreste congelate. Nutrirono i loro morti servi con la carne dei figli degli uomini.»

La voce della Vecchia Nan si abbassò fino a un sussurro. Bran si ritrovò proteso in avanti per poter continuare a udire.

«Erano i tempi prima della venuta degli andali, molto prima che le donne, attraverso il Mare Stretto, fuggissero dalle città della Rhoyne. E le centinaia di regni di quei giorni erano i regni dei primi uomini, che avevano preso le terre appartenenti ai figli della foresta. Eppure qua e là, nel fitto dei boschi, i figli della foresta continuavano a vivere nelle loro città di legno, nelle loro colline percorse da gallerie, e i volti negli alberi continuavano a montare la guardia. Così, mentre il freddo e la morte dilagavano sulla terra, l’ultimo degli eroi intraprese un viaggio alla loro ricerca. Sperava che l’antica magia dei figli della foresta potesse restituirgli le armate che aveva perduto. Con una spada, un cavallo, un cane e una dozzina di compagni si avventurò nelle terre morte. Per anni andò avanti a cercare, l’ultimo degli eroi. Cercò e cercò, fino a quando cominciò a disperare di riuscire mai a trovare i figli della foresta e le loro città segrete. Uno dopo l’altro, i suoi compagni morirono. Poi toccò al suo cavallo, al suo cane. La lama della sua spada si congelò al punto da spezzarsi quando cercò di usarla. Gli Estranei sentirono l’odore del suo sangue caldo. Silenziosamente, si misero sulle sue tracce, dandogli la caccia con branchi di pallidi ragni, grossi come mastini…»

Bang! Bran sussultò e il cuore gli balzò in gola, ma era stata la porta, solamente la porta a sbattere. Maestro Luwin era sulla soglia, con la sagoma gigantesca di Hodor sulla scala alle sue spalle.

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Bran in un’immagine di John Picacio

«Però un giorno potrà diventare il lord di un grande castello, e sedere nel concilio del re. Potrà costruire a sua volta altri castelli, come fece Brandon il Costruttore, oppure guidare una nave attraverso il Mare del Tramonto, o anche fare parte del Credo cui appartiene tua madre, e diventare Alto Septon.»

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I Lannister erano una famiglia antica, la loro genealogia risaliva fino a Lann l’Astuto, maestro d’inganni dell’Età degli Eroi, il cui alone leggendario eguagliava senza dubbio quello di Brandon il Costruttore. Rispetto a Brandon, però, Lann era stato molto più amato da trovatori e cantastorie. Nelle loro canzoni, con la sua astuzia come unica arma, Lann aveva espulso i Casterlys da Castel Granito servendosi di un trucco mirabolante e per far diventare biondi i suoi capelli ricci aveva rubato la luce del sole. Ned Stark desiderò che Lann l’Astuto fosse lì con lui in quel momento, e che esibisse un trucco mirabolante per far emergere la verità nascosta in quello stramaledetto libro.

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«Nel nome di Robert Arryn, lord del Nido dell’Aquila, difensore della valle, vero Protettore dell’Est, io vi concedo di entrare liberamente e vi chiedo di rispettare la pace» dichiarò formalmente ser Brynden. «Venite.»

Catelyn cavalcò al suo seguito, nell’ombra della Porta Insanguinata, dove decine di eserciti si erano fatti a pezzi durante l’Età degli Eroi.

 

Illustrazione di John McCambridge

 

«Il fuoco! Ma certo, dannazione! Avremmo dovuto ricordare. La Lunga notte è già stata su di noi. Ottomila anni sono tanti, è vero: ma se non sono i guardiani della notte a ricordare, chi mai potrà farlo?»

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«È stata la Vecchia Nan a parlarmi di lui. Aveva un lungo palo con lame a entrambe le estremità. Lo faceva roteare tra le mani e tagliava due avversari alla volta.»

«Symeon Occhi-di-stelle» disse Luwin annotando un numero su un libro. «Quando perse la vista, si collocò nelle orbite vuote due zaffiri a forma di stelle. O almeno, così dicono i cantori. Bran, è soltanto una favola, come quelle su Florian il Giullare. Storie dell’Età degli Eroi.» Il maestro sbuffò. «Farai meglio a lasciarli perdere, quei sogni, o finiranno con lo spezzarti il cuore.»

«Ma poi, dodicimila anni fa, vennero i primi uomini. Vennero da oriente, attraversando il Braccio Spezzato di Dorne prima che fosse spezzato. Vennero a cavallo, con spade di bronzo e grandi scudi di cuoio. Nessun cavallo era mai stato visto da questo lato del Mare Stretto. I figli della foresta ebbero tanta paura dei cavalli quanta i primi uomini ne ebbero dei volti scolpiti negli alberi, non può esserci dubbio alcuno su questo. I primi uomini costruirono fortini e fattorie, ma per fare questo abbatterono gli alberi e diedero fuoco ai volti nel legno. Inorriditi, i figli della foresta scesero in guerra. Gli antichi canti dicono che i Veggenti verdi si servirono di oscure magie per sollevare le acque del mare e devastare la terra, spezzando il Braccio di Dorne. Solo che ormai era troppo tardi per chiudere quel passaggio. Le guerre continuarono finché la terra non fu tutta rossa di sangue. Ma furono i figli della foresta a uscirne indeboliti: gli uomini erano più alti, più forti, e legno, pietra e ossidiana non potevano reggere la sfida con il bronzo. Alla fine, però, i saggi di entrambe le razze prevalsero. I capi e gli eroi dei primi uomini s’incontrarono con i Veggenti verdi e i danzatori dei boschi. L’incontro ebbe luogo tra gli alberi-diga che crescevano su un’isoletta al centro di un grande lago chiamato “Occhio degli Dèi”.

«Fu là che sottoscrissero il Patto. Ai primi uomini vennero date le coste, gli altipiani e le praterie, le montagne e le paludi, ma le foreste sarebbero rimaste dominio dei figli e nessun albero-diga, in nessun luogo del reame, sarebbe mai più stato abbattuto. Gli dèi stessi furono testimoni dell’accordo, e a ogni albero di quell’isola venne dato un volto. E dopo, venne creato il sacro ordine degli Uomini verdi per vegliare sull’Isola dei Volti.

«Il Patto diede inizio a un’amicizia tra gli uomini e i figli della foresta che durò per quattromila anni. Con il passare del tempo, i primi uomini arrivarono a voltare le spalle agli dèi che avevano portato con sé dall’Est e a onorare a loro volta le segrete divinità dei boschi. Il Patto pose fine all’Età dell’Alba e diede inizio all’Età degli eroi.»

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«Il Patto venne rispettato finché continuarono a esistere i regni dei primi uomini. Durò per tutta l’Età degli eroi, per tutta la Lunga notte e fino alla nascita dei Sette Regni. Ma poi, molti secoli più tardi, venne il tempo in cui altri popoli attraversarono il Mare Stretto.

Con questa nuova invasione Westeros assume quell’aspetto che conserverà per molto tempo, fino all’arrivo di Aegon il Conquistatore.

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3 risposte a George R.R. Martin, l’Età degli Eroi e la Lunga Notte

  1. SimonFenix ha detto:

    Io ormai ho perso interesse persino per Winds of Winter, figurarsi per uno spin off. Quando una serie arriva alla massa spuntano tante cose superflue ed inutili, come il libro con le massime di Tyrion, antologie di racconti di cui Martin ha scritto solo il primo o solo la prefazione, edizioni illustrate in pelle umana, artbook, tutto tranne quello che i lettori aspettano davvero.

    • Il libro delle massime di Tyrion lo ha voluto e realizzato l’editor inglese, basta ignorarlo e non fa danni.
      Per le antologie di racconti è chiaro fin dall’inizio di cosa si tratta se ci si prende un minuto per controllare, e non sono cose inutili. Molti scrittori, Martin compreso, hanno iniziato pubblicando racconti. Per molti autori è un modo per iniziare a scrivere, capire cosa sono in grado di realizzare e fare qualche soldo. Io guardo se l’antologia può interessarmi e poi decido se comprarla o meno, ho letto antologie bellissime e romanzi (di altri autori) bruttissimi, non valuto il libro a seconda della sua lunghezza. E Martin non è l’unico scrittore che mi piace, ovvio che se c’è un suo racconto è più probabile che io prenda l’antologia, ma si tratta sempre di una mia scelta fatta sul singolo libro.
      Per le antologie è normale che qualcuno scriva la prefazione, ma nessuno di obbliga a comprare il libro per questo. Io non ho mai comprato un libro per una prefazione, anche se ho fatto seri pensieri su The Song of Roland con la prefazione di Guy Gavriel Kay. Le varie edizioni di lusso sono cose che fa l’editore e non l’autore, basta ignorarle e sono innocue. E se fanno fare cassa all’editore, significa che l’editore stesso ha più soldi da investire in progetti che non hanno un ritorno economico assicurato. Le edizioni di lusso possono essere importati per farci leggere qualcosa che senza quell’introito non verrebbe pubblicato.
      Il prequel non ti interessa? Visto che è una serie televisiva non interessa tanto neppure a me, più passa il tempo e meno guardo la televisione, ma sospetto che il coinvolgimento di Martin nel progetto sia abbastanza limitato. La notizia, almeno per FantasyMagazine, andava data, e inevitabilmente visto quanto parlo di Martin ho finito con il parlarne anche qui (e lo farò ancora).
      Hai perso l’interesse per The Winds of Winter? È un peccato ma può capitare, a tutti capita di perdere interesse su cose che prima ci interessavano molto. Però tutto quello che ruota attorno alle Cronache del ghiaccio e del fuoco è più opera di persone che sono in contatto con Martin che di Martin stesso. Lui mi sembra onesto nel suo modo di procedere. Lento, dispersivo, ma onesto.

  2. StefanoGalliena ha detto:

    ‘A me interessano i libri, il resto è contorno’. Fantastico!!!

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