Il Conciliatore di Brandon Sanderson

Per pagine e pagine in Il Conciliatore accade ben poco. C’è una situazione di forte tensione fra i regni confinanti di Idris e Hallandren. Gli abitanti del primo, molto più piccolo, reputano eretici quelli del secondo e temono un’aggressione, quelli del secondo guardano con diffidenza i più poveri vicini sia perché controllano l’accesso ad alcuni importanti passi montani sia perché ospitano la precedente dinastia reale, spodestata con l’avvento dei nuovi dei.

Anche se è stato pubblicato nel 2009, dopo Elantris, la trilogia Mistborn e due (o tre, l’anno di pubblicazione è lo stesso) romanzi della serie Alcatraz, questo è uno dei primi romanzi di Brandon Sanderson. All’inizio della sua carriera Sanderson non era del tutto convinto che fosse necessario far accadere qualcosa per rendere il libro interessante, e quindi ha scritto una storia in cui i personaggi parlano molto. Pianificano, complottano, studiano possibili soluzioni… e di fatto agiscono molto ben poco.

Eppure i personaggi di Sanderson, con i loro dubbi e i loro errori, mi affascinano tantissimo. Mi affascina la magia, sempre diversa anche se si percepisce una mente comune dietro queste invenzioni, e mi ritrovo a interrogarmi sul ruolo degli dei e della religione. Non per me, il mio ateismo è troppo radicato, ma a libello intellettuale ci sono riflessioni interessanti.

Del romanzo avevo già parlato, prima presentandolo (http://www.fantasymagazine.it/16910/il-conciliatore) e qualche tempo dopo,  all’epoca della prima lettura, commentandolo (https://librolandia.wordpress.com/2012/07/29/brandon-sanderson-il-conciliatore/). Una cosa su cui all’epoca non mi ero soffermata è Sanguinotte, la spada di Vasher. Verso la fine del romanzo abbiamo una spiegazione sulla sua nascita, certo la sua presenza è inquietante. Uccidiamo i cattivi? Sì, certo, ma chi sono i cattivi?

Sanguinotte tornerà in un’altra opera di Sanderson – se non sapete di quale si tratta non lo scriverò certo qui – e sono curiosa di scoprire quale ruolo ricoprirà in futuro. Il tema delle armi magiche è affascinante, e meriterebbe di essere indagato approfonditamente. Cristina Donati si è soffermata su alcune delle armi narrate da J.R.R. Tolkien in Lo Hobbit e le spade, contenuto in Hobbitologia, ma mi sa che prima o poi scriverò qualcosa anch’io.

Un buon romanzo – Sanderson non si è mai rivelato una delusione e spero che continui così – e la dimostrazione che nel fantasy c’è spazio anche per le opere autoconclusive.

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