Rick Riordan: The Kane Chronicles

The Kane Chronicles è una trilogia composta da La piramide rossa, Il trono di fuoco e L’ombra del serpente. Se in Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo (saga che io ho analizzato in un saggio contenuto in Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi) Rick Riordan si era concentrato sulla mitologia greca e in Eroi dell’Olimpo su quella romana, qui a tornare in vita è la mitologia egizia.

La mia conoscenza delle due mitologie (tre se contiamo quella romana, che è una diretta discendente di quella greca) non è minimamente paragonabile, degli dei egizi ricordavo giusto una manciata di nomi, qualche dettaglio relativo all’aspetto fisico e poco più. Questo ha comportato una quantità di sorprese maggiore, perché non ero in grado di riconoscere le figure al loro primo apparire come mi era capitato, per dirne una, con Medusa, da me identificata parecchie pagine prima rispetto a quando lo hanno fatto Percy, Annabeth e Grover. L’aspettativa era diversa, non necessariamente migliore, anche perché la percezione del pericolo si ha anche quando non si sa quale sarà la fonte del pericolo.

Lo schema, ormai consolidato, è quello di una minaccia di una certa gravità sconfitta alla fine di ogni volume, con la consapevolezza che la minaccia maggiore verrà affrontata solo alla fine dell’ultimo. Il ritmo è intenso, i personaggi passano praticamente da una crisi all’altra, cosa che io ho già scoperto di non gradire troppo e che invece i ragazzi, i principali destinatari di queste opere, tendono ad amare. Se in Percy Jackson il protagonista era dislessico, qui Carter è di colore (e fratello di una ragazza bianca, visto che i genitori dei fratelli Kane appartengono a due razze diverse e hanno avuto due figli che nell’aspetto sono quanto di più diverso possibile l’uno dell’altro). La difficoltà di accettazione, il senso di disagio manifestato in alcuni momenti, in particolare nel primo romanzo, è importante. Riordan è sempre attento a cercare di mostrare difficoltà oggettive che i suoi protagonisti si trovano ad affrontare così come le avranno affrontate chissà quanti suoi allievi del periodo in cui era insegnante. La valorizzazione di ciascuno per lui è fondamentale, ed è qualcosa che ai giovani lettori può fare molto bene.

Nella parte conclusiva dell’ultimo romanzo ci sono accenni che possono far capire al lettore che il mondo dei fratelli Kane è lo stesso di Percy Jackson, solo con i personaggi che agiscono in luoghi diversi. In passato avevo già letto Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo. Le storie segrete, raccolta di tre racconti in cui Percy e Annabeth incontravano Carter e Sadie, quindi sapevo già che il mondo era comune, qui c’è un primo accenno visto che, cronologicamente parlando, quei racconti sono ambientati dopo questa saga. Riordan sta scrivendo storie diverse, ma riunite in un unico mondo, e lo stesso avviene con un’altra saga che non ho (ancora?) letto, Magnus Chase e gli dei di Asgard.

L’ancora che ho scritto qui su è doveroso. Queste opere sono molto divertenti per i giovani lettori a livello di trama, coinvolgenti, e trasmettono tanto sia a livello di conoscenza della mitologia che a livello di crescita personale e superamento delle difficoltà, ma per un lettore adulto dopo un po’ diventano ripetitive. Non negli episodi, ma nello schema narrativo. Però la mitologia norrena è la mia preferita, perciò forse uno sguardo a Magnus Chase lo darò.

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