Christian Salmon: Storytelling. La fabbrica delle storie

Ho scoperto parecchi anni fa la forza delle storie, la loro capacità di cambiarci e di cambiare la nostra percezione del mondo e, a volte, il mondo. Nel fantasy questa forza può essere letterale, visto che in genere la magia funziona è possibile cambiare la realtà in modo molto profondo con le storie o anche solo con le parole. Molti incantesimi, a ben vedere, sono fatti di parole. Ma quanto possono essere forti le storie nella nostra realtà? Ne parla Christian Salmon in Storytelling. La fabbrica delle storie. Cominciamo con una citazione da un editoriale di Lynn Smith sul Los Angeles Times intitolato Not the Same Old Story:

dal movimento letterario postmoderno degli anni Sessanta, venuto dalle università e diffusosi in una cultura più larga, il pensiero narrativo si è esteso ad altri campi: gli storici, i giuristi, i fisici, gli economisti e gli psicologi hanno riscoperto il potere delle storie di costituire una realtà. E lo storytelling è giunto a rivaleggiare con il pensiero logico per comprendere la giurisprudenza, la geografia, la malattia o la guerra. […] Le storie sono divenute così convincenti che alcuni critici temono che diventino un sostituto pericoloso dei fatti e degli argomenti razionali. […] Storie seducenti possono essere volte in menzogne o in propaganda. Le persone mentono a se stesse con le proprie storie. Una storia che offre una spiegazione rassicurante degli avvenimenti può anche ingannare, tacendo le contraddizioni e le complicazioni. […]

Questo brano mi ha immediatamente fatto pensare a Ursula K. Le Guin e alla sua netta presa di posizione contro i fatti alternativi e quindi, anche se nel testo non viene usata quest’espressione, contro un uso strumentale dello storytelling:

http://www.fantasymagazine.it/26715/ursula-k-le-guin-spiega-la-differenza-fra-realta-alternativa-e-fatti-alternativi.

Non è una questione da poco, un semplice cavillare sulle parole.

Le grandi narrazioni che hanno segnato la storia dell’umanità, da Omero a Tolstoj e da Sofocle a Shakespeare, raccontavano miti universali e trasmettevano le lezioni delle generazioni passate, lezioni di saggezza, frutto dell’esperienza accumulata. Lo storytelling percorre il cammino in senso inverso: incolla sulla realtà racconti artificiali, blocca gli scambi, satura lo spazio simbolico di sceneggiati e di stories. Non racconta l’esperienza del passato, ma disegna i comportamenti, orienta i flussi di emozioni, sincronizza la loro circolazione.

[…]

Così, l’arte della narrazione, che fin dalle origini racconta e spiega l’esperienza dell’umanità, è divenuta grazie allo storytelling lo strumento della menzogna di Stato e del controllo sulle opinioni: dietro le marche e le serie televisive, ma anche all’ombra delle campagne elettorali vincenti, da Bush a Sarkozy, e delle operazioni militari in Iraq o altrove, si nascondono i tecnici specializzati dello storytelling. L’impero si è appropriato della narrazione.

Il libro parla di storytelling in campi molto diversi fra loro, nella pubblicità (I consumatori d’oggi hanno tanto bisogno di credere nelle proprie marche quanto i Greci ne avevano di credere nei propri miti), nel lavoro, nell’informazione, nell’economia (La gente non vuole più informazioni […], vuole credere – in te, nei tuoi fini, nel tuo successo, nella storia che tu racconti. È la fede a smuovere le montagne e non i fatti. I fatti non fanno nascere la fede. La fede ha bisogno di una storia che la sostenga – una storia significativa che sia credibile e che ispiri fiducia in voi), nella famiglia, nella politica, nel divertimento.

Un libro che dà fastidio perché quanto sia forte lo storyteling e come domini sempre più le nostre vite, convincendoci di essere liberi, di essere al centro della nostra storia, quando siamo semplicemente manipolati da chi ha gli strumenti per raccontarci nel modo migliore la storia più convincente. Da leggere.

La sinossi:

L’arte di raccontare storie è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell’uomo sulla terra e ha costituito un importante strumento di condivisione dei valori sociali. Ma a partire dagli anni Novanta del Novecento, negli usa come in Europa, questa capacità narrativa è stata trasformata dai meccanismi dell’industria dei media e dal capitalismo globalizzato nel concetto di storytelling: una potentissima arma di persuasione nelle mani dei guru del marketing, del management, della comunicazione politica per plasmare le opinioni dei consumatori e dei cittadini. Dietro le più importanti campagne pubblicitarie – ancor più dietro quelle elettorali vincenti (da Bush a Sarkozy) – si celano proprio le sofisticate tecniche dello storytelling management o del digital storytelling. Questo è l’incredibile inganno ai danni dell’immaginario collettivo svelato da Christian Salmon nel libro, frutto di una lunga inchiesta dedicata alle numerose applicazioni del fenomeno: il marketing conta più sulla storia dei brand che sulla loro immagine, i manager si servono di aneddoti per motivare i propri dipendenti, i soldati in Iraq si allenano su videogiochi progettati da Hollywood, gli spin doctor descrivono la vita politica dei loro clienti come in un racconto. L’autore ci mostra gli ingranaggi della grande “macchina narrante” che ha rimpiazzato il ragionamento razionale, ben più pervasiva dell’iconografia orwelliana della società totalitaria. Ma questo nuovo ordine narrativo non è un semplice linguaggio mediatico: il soggetto che vuole influenzare è un individuo immerso in un universo fittizio che ne filtra le percezioni, ne stimola le sensazioni, ne inquadra i comportamenti e le idee.

Un estratto: https://flipbook.cantook.net/?d=%2F%2Fedigita.cantook.net%2Fflipbook%2Fpublications%2F40319.js&oid=25&c=&m=&l=en&r=https://fazieditore.it&f=pdf.

La prefazione di Salmon a La politica nell’era dello storytellinghttps://fazieditore.it/stoner/prefazione-christian-salmon-politica-nellera-storytelling/.

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