Brandon Sanderson: The Bands of Mourning

La legge delle Lande è un western. Ok, un western fantasy, siamo sempre su Scadrial, il mondo che Brandon Sanderson ci ha fatto conoscere con la trilogia Mistborn, comunque è un western. Allomanzia e feruchemia funzionano, i treni a vapore percorrono territori selvaggi, l’elettricità si sta diffondendo e la giustizia viene spesso mantenuta dopo una buona sparatoria. Magari con proiettili rinforzati da una bella spinta allomantica, ma le armi da fuoco si fanno sentire parecchie volte. Mi sono divertita molto con un romanzo dal tono più leggero rispetto a tante epiche, anche se l’epica rimane probabilmente il tipo di storia che preferisco.

Con Shadows of Self le cose si sono complicate. Alla fine di La Legge delle Lande Wax aveva avuto un breve colloquio con il suo dio – Sazed, detto anche Armonia – e in una brevissima scena avevamo visto comparire Mash, ma le vicende erano fondamentalmente umane. In Sadows of Self Armonia si vede poco ma per la storia ha un’importanza maggiore, e sulla scena entrano di prepotenza i kandra. MeLaan, che avevamo visto brevemente nella trama di TenSoon in Mistborn. Il Campione delle Ere, diventa importante in Shadows of Self e ancora più importante in The Bands of Mourning. Non sono sicura di apprezzare la sua presenza. Lei è un bel personaggio, ma a volte ho l’impressione che la sua presenza renda le cose troppo facili. Non che le cose siano facili per Wax e gli altri, ma la presenza di MeLaan squilibra un po’ la storia con la consapevolezza che può fare cose impossibili per gli esseri umani. Steris cresce, e molto. Nel primo romanzo era solo la sorellastra noiosa di Marasi, nel secondo, dal giro allomantico in braccio a Wax, inizia a mostrare qualcosa di sé, in questo libro è splendida. Non sarà mai una combattente come Marasi ma il suo cervello, le sue capacità organizzative e la sua determinazione sono tutt’altro che trascurabili. Fra il viaggio in treno, l’arrivo all’albergo e la soluzione di una comoda via d’uscita per Wax mi ha fatto scoppiare a ridere più volte, con le mie figlie che mi guardavano perplesse. Non hanno ancora le idee abbastanza chiare su quanto possa essere divertente la lettura.

Tutto ok, più o meno, fino all’infiltrazione nella base nemica. C’erano misteri, è comparso pure Hoid (e anche Khriss, devo davvero leggere White Sands, il romanzo non finito, non il graphic novel ancora in corso di pubblicazione), ma la storia rimaneva un western con la magia. Avevamo pure i preparativi per una Guerra di Secessione, o qualcosa di simile visto che non si parla di schiavitù. Dopo di che siamo finiti in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, almeno per un elemento, e quell’elemento non l’ho gradito. Con le compagne di rilettura abbiamo scherzato, ci sono state fasi da Wax, Wayne e i predatori del tempio perduto e anche da Wax e i Doni della Morte, eppure la cosa non mi convince. Fiato sospeso, certo. Divertimento, certo. Ma c’era davvero bisogno di cambiare il tono della storia a questo modo? Con Isaac Asimov non ho mai riconosciuto l’esistenza di L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra. Mi sono divertita, l’unica volta che li ho letti, ma non ho gradito la conclusione e quindi faccio finta che quei due libri non esistano. Mi ritroverò a fare così anche con questi romanzi? Non lo so, ora c’è Mistborn: Secret History, per The Lost Metal dovrò aspettare almeno l’anno prossimo. Vedremo come si evolveranno le cose, al momento nonostante il divertimento sono in fase di punto interrogativo.

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