Roger Zelazny: Le armi di Avalon

Le armi di Avalon è il secondo romanzo di Le cronache di Ambra di Roger Zelazny. Riprende le vicende di Corwyn subito dopo la conclusione di Nove principi in Ambra, con la fuga da Eric. Corwyn ha passato momenti terribili e ora deve trovare il modo di recuperare le forze, riorganizzarsi e cercare nuovamente di prendere possesso di quel trono che gli è stato usurpato. La vicenda unisce numerosi elementi, viaggi, guerre, politica, e se ora sembra un po’ troppo lineare non va dimenticato che il romanzo è del 1972. Riprendo una manciata di passaggi, senza particolari spoiler della vicenda. Il primo riguarda il mondo.

Camminavo nell’Ombra in cerca di un luogo, un luogo speciale. Era stato distrutto, una volta, ma io avevo il potere di ricrearlo, perché Ambra getta un’infinità di ombre. Un figlio di Ambra può procedere tra esse: e quella era la mia eredità. Potete chiamarli mondi paralleli, se volete, oppure universi alternati, o se preferite prodotti di una mente squilibrata. Io le chiamo ombre, come fanno tutti coloro che possiedono il potere di aggirarsi in esse. Scegliamo una possibilità e avanziamo fino a quando la raggiungiamo. Quindi, in un certo senso, la creiamo.

Amo il concetto dei mondi d’ombra. Con tutto il distacco fra me e questa saga, perché non sono mai stata davvero coinvolta dalla storia, questa costruzione di Zelazny è geniale. Quante volte ritroveremo, nel fantasy, mondi che si distaccano da un altro sempre più? Quanti mondi sono riflessi l’uno nell’altro? In quanti mondi si sviluppano possibilità che nel nostro mondo non si sono sviluppate? Cito rapidamente, anche se sono situazioni e mondi molto diversi, Fionavar, il primo di tutti i mondi nella Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay, i mondi visitati da Rand con le pietre portali nella Ruota del Tempo di Robert Jordan, ma anche le capacità profetiche di Allart Hastur in La signora delle tempeste di Marion Zimmer Bradley, le possibilità connesse all’atium nella trilogia Mistborn o alcuni sviluppi delle vicende degli Eliminatori in Calamity, entrambi di Brandon Sanderson.

Il secondo è molto più specifico e riguarda il Cerchio e le persone che ne vendono toccate, che cambiano

come se dentro tutti loro vi fosse qualcosa di morto.

L’espansione del Cerchio mi ha portato subito alla mente l’espansione della Macchia nella Ruota del Tempo, concetto utilizzato in chissà quante altre opere successive, così come le persone che sono state toccate da qualcosa di soprannaturale al punto da essere irriconoscibili. In questo caso il primo richiamo per me è stato ai Forgiati della Trilogia dei Lungavista di Robin Hobb. Alcuni motivi sono presenti in tante opere, quel che è interessante è vedere come le opere dialoghino fra loro e come i motivi vengano trasformati dalla particolare visione dell’autore. A proposito di opere che dialogano a un certo punto

udimmo un urlo. Era una voce femminile. Il vecchio trucco della donzella nei guai?

Certo, se poi la donzella è vestita di bianco io non posso non pensare a Lanfear in La grande caccia. Già per Zelazny il trucco era vecchio, come ha fatto Rand a cascarci? Mi sa che legge troppi pochi romanzi, narrativa di viaggio, cose come I viaggi di Jain Farstrider e poco più, almeno fino a quando a Tear non decide di farsi un po’ di cultura storica. Comunque leggere romanzi potrebbe evitare parecchi guai.

Quanto a Jordan, di romanzi ne leggeva un bel po’ (e non solo romanzi). Sapete che un romanzo di Zelazny del 1971 si intitola Jack of Shadow? Jack delle ombre.

I fuochi del cielo:

Berremo tutto il vino che c’è da mescere,

e baceremo le ragazze per non farle piangere,

lanceremo i dadi finché dovremo correre

a danzare con Jak delle Ombre.

[…]

Danzeremo sotto un cielo di luna bianco,

le ragazze in braccio per il nostro incanto,

e allora io andrò, con te al mio fianco,

a danzare con Jak delle Ombre.

[…]

Canteremo tutta la notte, berremo tutto il giorno,

e spenderemo la nostra paga per delle ragazze.

Quando finirà andremo via,

per danzare con Jak delle Ombre.

[…]

C’è qualcosa di delizioso nella birra e nel vino,

e in una ragazza con delle belle caviglie,

ma la mia delizia, sì, per sempre mia,

è danzare con Jak delle Ombre.

[…]

Lanceremo i dadi comunque ricadano,

e prenderemo le ragazze che sian basse o alte,

quindi seguiremo il giovane Mat quandunque ci chiami,

per danzare con Jak delle Ombre.

Il Signore del Caos:

Beviamo tutta la notte e balliamo l’intera giornata

Spendiamo la paga con le ragazze.

Quando abbiamo finito, andiamo via,

per danzare con Jak delle Ombre.

La lama dei sogni:

Ma quale piacere son birra e vin

e delle fanciulle dal bel visin,

ma la mia delizia per sempre infin

è danzare con Jak delle ombre.

[…]

I dadi sul tavolo lancerem,

fanciulle alte o basse abbraccerem

ma quando Lord Mat ci chiamerà andrem

a danzare con Jak delle ombre.

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