Eleanor Arnason: Le cinque figlie della grammatologa in Le visionarie

Torno a Le visionarie per Le cinque figlie della grammatologa di Eleanor Arnason, autrice di cui ho appena scoperto di aver già letto Il pettine d’avorio, racconto contenuto nell’antologia Guerriere senza tempo. Non ne ricordo nulla, all’epoca avevo preso il libro in prestito in biblioteca per Nelle terre perdute di George R.R. Martin. Anche se ho letto tutto il volume (contenente pure racconti di Tanith Lee, Ardath Mayhar, Lillian Stewart Carl, Gael Baudino, Jo Clayton, Adalberto Cersosimo e Mariano Rampini) l’unico racconto che mi aveva colpita era quello di Martin.

Le cinque figlie della grammatologa è modellato sulle fiabe: i genitori sono poveri (in questo caso c’è solo la madre) e il figlio parte in cerca di fortuna, con come eredità solo qualcosa di apparentemente troppo banale per poter essere davvero utile. Nel suo viaggio il figlio incontra una situazione difficile, risolve il problema apparentemente impossibile e sposa la figlia del re. Qui il viaggio è moltiplicato per cinque, affermazione che per me non è spoiler perché lo si intuisce piuttosto in fretta. Di solito quando ci sono tanti figli solo il minore riesce ad avere il meritato successo, qui non c’è rivalità fra fratelli ma piuttosto cinque varianti della stessa storia, ciascuna che rafforza le altre. Cambiano i doni, cambia qualche dettaglio nella conclusione, ma ciascuna vicenda finisce in modo perfetto.

Visto che la madre è una grammatologa i doni non possono che essere parti del discorso: sostantivi, verbi, aggettivi, avverbi e preposizioni, per una storia che parla del potere del linguaggio. L’atmosfera è fantastica, bisogna accettare il fatto che le parole possano cambiare la realtà molto più di quanto possano farlo davvero, ma chiunque legge sa che le parole possono cambiare il mondo. Questo è un testo fantastico, il tono è fiabesco, di conseguenza le parole sono un po’ più potenti, ma il concetto di base resta vero. Le parole costruiscono la nostra realtà.

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