Intorno a Il viaggio del veliero di C.S. Lewis

Sto leggendo Le cronache di Narnia nell’edizione I draghi. L’aspetto positivo di quest’edizione, rispetto a quella dei singoli volumi, è la presenza del saggio finale Tre modi di scrivere per l’infanzia. L’aspetto negativo è che sono state eliminate le illustrazioni interne realizzate da Pauline Baynes. Quando, nell’autunno del 2016, Mondadori aveva pubblicato in un unico volume l’intera saga in edizione illustrata avevo scritto un articolo di presentazione, riprendo qui la biografia dell’illustratrice.

Pauline Baynes è nata a Hove, nel Sussex, nel 1922, e per alcuni anni ha vissuto in India. Dopo aver studiato arte e design in Inghilterra ha lavorato come volontaria presso il Ministero della difesa occupandosi di cartografia. In questo periodo ha affinato quelle capacità che in seguito le sarebbero state utili per tracciare alcune mappe di Narnia e della Terra di Mezzo.

Nel 1948 Tolkien, insoddisfatto dalle illustrazioni commissionate dal suo editore per Il cacciatore di draghi, dopo aver notato casualmente alcuni disegni di Baynes chiedeva che il lavoro venisse assegnato a lei. Il risultato gli piaceva a tal punto da spingerlo ad affermare che le illustrazioni erano così belle da aver ridotto il suo testo a un semplice commento alle immagini.

Fra gli oltre cento libri da lei illustrati in carriera vi sono, oltre a Le cronache di Narnia, anche Le avventure di Tom Bombadil, Il fabbro di Wootton Major e Albero e foglia di Tolkien, La rivincita degli Sgraffignoli di Mary Norton e A Dictionary of Chivalry di Grant Huden.

Baynes è morta il 1 agosto del 2008.

Le illustrazioni a colori di quel volume non mi avevano particolarmente colpita, ora ho guardato i singoli volumetti, con le stesse illustrazioni in bianco e nero, e l’effetto è completamente diverso. Evidentemente certi modi di colorire mi danno un’impressione di vecchio e di infantile, mentre i disegni sono belli. Se ci avessi pensato prima la cosa non avrebbe dovuto sorprendermi, io adoro i disegni di Il cacciatore di draghi.

Il viaggio del veliero è il quinto romanzo, ed è il diretto seguito di Il principe Caspian. Mancano Peter e Susan, ma sapevamo già che erano troppo grandi, in compenso abbiamo un cugino decisamente antipatico. C’è, finalmente, la rivelazione del cognome di Edmund e Lucy, Pevensie, che io ho già citato perché lo avevo letto in qualche testo che analizzava la saga, non perché C.S. Lewis si fosse degnato di dirmelo prima. Il cognome viene rivelato nel quinto romanzo, il terzo in ordine di scrittura. Davvero Lewis navigava a vista e inseriva le cose man mano che gli venivano in mente.

Torniamo a Narnia attraverso un quadro animato, chissà se J.K. Rowling si è ispirata a questa scena per i quadri animati della sua saga. In tempo scorre in modo incomprensibile. Se fra Il leone, la strega e l’armadio e Il principe Caspian era trascorso un anno nel nostro mondo e non ricordo più quanti secoli in Narnia, qui l’anno terrestre è stato convertito in quattro (mi pare, e il fatto che io dimentichi in fretta questi dettagli non è un buon segno) anni narniani. Non c’è una proporzione fra i due tempi, e se è vero che la magia non deve necessariamente rispettare le leggi che conosciamo, è anche vero che quando lo scrittore si prende troppe libertà e tutto diventa arbitrario allora io perdo interesse. Il mondo può anche sorprendermi continuamente, ma deve apparirmi concreto, non improvvisato sul momento a seconda della necessità.

Qualcuno ha detto “drago”?

Lo spunto del racconto è la ricerca dei sette nani… ops, dei sette amici del padre di Caspian, mandati in un viaggio senza ritorno dall’usurpatore. Va bene, sette è un numero magico e compare in chissà quante opere, ma la battuta che ho sentito in passato riguardo al fatto che nessuno riesce a ricordare i nomi di tutti e sette i nani qui torna identica. Quel che è originale invece è il drago (Pinocchio, ricordati di Pinocchio!) che a un certo punto fa capolino nella storia, e anche se non mi piacciono alcuni elementi di quella particolare vicenda- che ne so, il Salvatore – l’intermezzo ha un suo perché. O forse sono solo io che amo i draghi. Vediamo un po’, c’è Smaug in Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien, Fucur in La storia infinita di Michael Ende, Viserion, Rhaegal e Drogon in Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, un drago di cristallo in Il sentiero della notte di Guy Gavriel Kay (mentre Martin aveva creato di Il drago di ghiaccio), Erbrow in L’ultimo elfo di Silvana De Mari, Temeraire nell’omonima saga di Naomi Novik, un drago c’è in La saga di Terramare di Ursula K. Le Guin (non ricordo quasi nulla, devo rileggerla. Nel dubbio fra i due tomoni ho dato la precedenza a Lewis pur sospettando che avrei gradito di più Le Guin), uno in La spada del destino di Andrzej Sapkowski, un ungaro spinato (ma ce ne sono anche altri) in Harry Potter e il calice di fuoco di J.K. Rowling, ricordo ben poco della saga I dragonieri di Pern di Anne McCaffrey, ma certo di draghi ce ne sono, così come ce ne sono in I mercanti di Borgomago di Robin Hobb, è un drago Eragon di Christopher Paolini, cosi come uno dei Maestri del sapere di Maggie Furey, e poi ci sono La ragazza drago di Licia Troisi, che non ho mai provato a leggere, e Talon di Julie Kagawa, che invece ho abbandonato perché proprio non lo reggevo, il drago Griaule in La presenza del drago di Lucius Shepard (con un espediente narrativo su cui io meditavo già da qualche tempo e che mi piace molto), Il drago di Bronzo di Marion Zimmer Bradley o i draghi usati come mezzi di combattimento in La guerra dei regni di Harry Turtledove… Quanto potrei andare avanti?

Il viaggio di Caspian e dei Pevensie prosegue, anche se io non l’ho ancora finito. Al momento ho scoperto cosa ne è stato di quattro dei sette cavalieri scomparsi e continuo a viaggiare fra le storie con il serpente Jormungandr (non proprio, questo è più piccolo e meno pericoloso e intelligente, ma anche così…) e un lago che sembra il fratello gemello di re Mida. Suppongo che alla fine anche il veliero concluderà il suo percorso, il mio continua a divagare sui sentieri più diversi.

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