C.S. Lewis: Il cavallo e il ragazzo e Le cronache di Narnia

Il cavallo e il ragazzo è la dimostrazione di come Le cronache di Narnia siano più una sequenza di storie collegate dall’ambientazione che una vera e propria saga. Il nipote del mago è un’aggiunta successiva alla saga, come se Lewis avesse deciso di definire meglio cose che all’inizio aveva lasciato in modo un po’ vago. Riprendo in mano le date di pubblicazione:

  1. 1950 Il leone, la strega e l’armadio (The Lion, the Witch, and the Wardrobe)
  2. 1951 Il principe Caspian (Prince Caspian)
  3. 1952 Il viaggio del veliero (The Voyage of the Dawn Treader)
  4. 1953 La sedia d’argento (The Silver Chair)
  5. 1954 Il cavallo e il ragazzo (The Horse and His Boy)
  6. 1955 Il nipote del mago (The Magician’s Nephew)
  7. 1956 L’ultima battaglia (The Last Battle)

Macmillan, primo editore americano della saga, numerò i libri e li pubblicò nell’ordine di pubblicazione originale. Quando HarperCollins ottenne i diritti, nel 1994, rinumerò i volumi usando l’ordine cronologico interno, come suggerito da Douglas Gresham, figlio adottivo di Lewis. L’ordine è stato adottato in seguito anche negli altri paesi, Italia compresa:

  1. Il nipote del mago
  2. Il leone, la strega e l’armadio
  3. Il cavallo e il ragazzo
  4. Il principe Caspian
  5. Il viaggio del veliero
  6. La sedia d’argento
  7. L’ultima battaglia

In una lettera del 1955 citata da Lyle W. Dorsett e Marjorie Lamp Mead in C.S. Lewis’ Letters to Children lo scrittore,, rispondendo a un fan, ha affermato :

Penso di essere d’accordo con il vostro ordine (cioè quello cronologico) per leggere i libri più che con quello di vostra madre. La serie non è stata pianificata fin dall’inizio come lei pensa. Quando scrissi Il Leone non sapevo che ne avrei scritto ancora. Quindi scrissi il Principe Caspian come seguito e ancora non pensavo che ne avrei scritti altri, e quando completai Il viaggio ero sicuro che sarebbe stato l’ultimo. Ma scoprii che mi sbagliavo. Quindi forse non importa in che ordine qualcuno li legge. Non sono neanche sicuro che gli altri siano stati scritti nello stesso ordine nel quale sono stati pubblicati.

Insomma, Lewis navigava a vista. Non che sia sbagliato, moltissimi scrittori creano un mondo e aggiungono nuove storie solo quando ritengono di aver qualcosa da dire, mi limito a constatare che non esiste un progetto unitario del mondo, anche se in alcuni momenti lo scrittore ha provato a unire i romanzi in qualcosa di organico. È bello ritrovare in Il leone, la strega e l’armadio il lampione che vediamo in Il nipote del mago, questo collegamento è riuscito alla perfezione, meno la trasformazione di Jadis nella Strega Bianca. Nessun dubbio, conoscendo Jadis, che possa diventare una strega temibile, ma nella Strega Bianca non c’è alcuna traccia di quella che era stata Jadis. La Strega Bianca è una creazione precedente, ma quando Lewis le ha creato un passato avrebbe dovuto armonizzarla meglio a quel che aveva già scritto.

Il cavallo e il ragazzo è un semplice voler tornare in un mondo che lo scrittore aveva già creato, ma senza che ci sia una reale necessità di andare proprio in quel mondo. In questo romanzo non c’è nessun contatto fra Narnia e la nostra realtà, la storia potrebbe essere ambientata in un qualsiasi altro mondo fantastico e non ne risentirebbe affatto. Il fatto che si vedano Susy, Edmund e Lucy non è significativo, i sovrani potrebbero avere un altro nome e non cambierebbe nulla. La loro presenza ci fa semplicemente collocare il romanzo nel bel mezzo dell’ultimo capitolo di Il leone, la strega e l’armadio, La caccia al cervo bianco, dopo che i fratelli Pevensie hanno vinto e prima che tornino indietro molti anni più tardi. Un legame più forte è dato da Aslan. Gli animali parlanti nella narrativa fantastica sono piuttosto frequenti, cosa che rende poco significativo per l’ambientazione in uno specifico mondo il fatto che due cavalli sappiano parlare. Aslan è meno facile da accantonare, la sua presenza spicca ed è l’unica cosa che richiama alla mente Narnia, ma in realtà se a fare quel che fa lui fosse stata un’altra creatura maestosa e intelligente con un nome diverso e un diverso aspetto la storia avrebbe funzionato altrettanto bene. Mi irrita un po’ vedere sottolineato il ruolo di Aslan come dio figlio, mentre l’Imperatore d’Oltremare è chiaramente dio padre, ma dubito che da ragazzina me ne sarei resa conto. Mi irrita di più vedere l’espandersi del mondo, che per me è sinonimo d’incoerenza. Ne Il nipote del mago Aslan crea il mondo. L’impressione è che crei tutto il mondo, qui invece scopriamo che Narnia è semplicemente una piccola terra affiancata da altri regni, perciò il suo ruolo stesso ne viene ridimensionato. Boh. I miei gusti sono per opere più moderne, vero, ma capisco come a J.R.R. Tolkien potessero non piacere le storie narrate dal suo amico.

Delle Cronache di Narnia ha parlato Paolo Gulisano in un saggio intitolato Un giorno sarai abbastanza vecchio per ricominciare a leggere le fiabe contenuto in Il fantastico nella letteratura per ragazzi.

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