Mistborn. Il pozzo dell’ascensione di Brandon Sanderson

Vin ha ucciso il Lord Reggente alla fine di Mistborn. L’Ultimo Impero, ma continua a essere tormentata dalle sue ultime parole: Vi siete condannati da soli…

Nel 2010, quando avevo recensito il romanzo, avevo scritto

Il secondo episodio di una trilogia è per sua stessa natura il più difficile da scrivere, e quello che più difficilmente è in grado di stare in piedi da solo. Non c’è più la scoperta di un nuovo mondo sconosciuto capace di affascinare il lettore per le sue peculiarità, ma non c’è nemmeno la conclusione della vicenda, con il climax finale che porta a risolvere se non tutti almeno gran parte dei problemi affrontati dai protagonisti.

Malgrado questo, Sanderson riesce a scrivere un libro solido e dotato di una trama estremamente articolata. Il pozzo dell’ascensione si basa sì su quanto avvenuto nel precedente Mistborn. L’Ultimo Impero, ma non è un mero prolungarsi di ciò che era già stato narrato. E se nelle vecchie favole la conclusione dopo la vittoria dei buoni è che “vissero insieme felici e contenti” nella vita reale, ma anche nelle migliori storie, i problemi continuano a esistere, e vanno affrontati prima che diventino troppo grandi. Così, sconfiggere il lord Reggente non è stato sufficiente a portare pace e giustizia nelle varie dominazioni ed essere innamorati non basta a risolvere tutti i problemi di una coppia.

Intrighi politici, problemi sentimentali, duelli allomantici spettacolari, spie nascoste e personaggi che non sono ciò che sembrano, misteri che tornano dal passato e un’inquietante pulsazione che solo un personaggio può percepire, pur senza comprenderla, non manca proprio nulla per rendere il volume avvincente e affascinante.

La prima parte ha un ritmo abbastanza lento, ravvivato qua e là da qualche duello ma caratterizzata soprattutto dalla pianificazione. Gli elementi messi in campo da Sanderson sono tanti e per collocare ciascuno di essi al punto giusto sono necessari tempo e pagine, anche perché in ballo c’è ben più di quanto Elend e il suo gruppo sospettino in un primo momento. Su tutto aleggiano le parole del vecchio Rashek, quando al termine del primo romanzo aveva affermato che con la sua uccisione i rivoltosi si erano condannati da soli. Perché nelle nebbie si nasconde una verità ancora sconosciuta ma terrificante, capace di spiegare i molti misteri che attraversano queste pagine grazie al susseguirsi di svolte imprevedibili e di episodi mozzafiato che animano gli ultimi capitoli e proiettano Vin e i suoi amici verso Il Campione delle Ere, per una conclusione della vicenda che si annuncia spettacolare.

Quella era stata una prima lettura, ora sono in rilettura. La difficoltà dei secondi romanzi è evidente e per uno scrittore poco esperto o poco capace il rischio di cadere nella ripetizione o nell’inutilità è molto elevato. Brandon Sanderson si interessa alle conseguenze di quel che hanno fatto i suoi personaggi, e già solo la lotta per il dominio su Luthadel sarebbe interessante, ma mette anche le basi per quel che avverrà nel terzo romanzo. Proseguo facendo non una vera analisi da Il pozzo dell’ascensione ma prendendo una serie di appunti, il che significa che gli spoiler abbondano.

Cominciamo con la consapevolezza che la cenere scende dal cielo. Mi ha sempre colpita quest’immagine, e se la prima frase di L’Ultimo Impero è La cenere cadeva dal cielo nel secondo paragrafo di Il pozzo dell’ascensione troviamo che

Attorno a lui la cenere cadeva dal cielo in fiocchi grassi e indolenti. Non era quella bianca che si vede nelle braci spente; questa era di un nero più profondo, più aspro. I Monti Cenere erano stati particolarmente attivi di recente.

I Monti Cenere sono particolarmente attivi, primo segno che qualcosa sta cambiando. Le nebbie si soffermano sempre più a lungo durante il giorno, e in qualche caso arrivano a uccidere. Vin vede una figura che definisce lo spettro delle nebbie, la stessa figura che vedeva Alendi quando cercava il pozzo dell’ascensione. Sempre Vin percepisce un rumore ritmico, una specie di martellare, e considerando che lei è capace di oltrepassare lo schermo di una cuprinube, cosa ritenuta impossibile dagli altri, viene il sospetto che lei sia capace di fare e percepire cose per gli altri inimmaginabili.

Gli appunti di Sazed vengono misteriosamente strappati, sempre nello stesso punto. E per fortuna che Sanderson ce lo aveva detto fin dall’inizio:

Scrivo queste parole nell’acciaio, poiché nulla che non sia scritto nel metallo può essere affidabile.

Volendo questo solleva dubbi su quanto sia affidabile il romanzo di Sanderson, visto che la mia copia è scritta su carta, ma lasciamo stare. Dubito che Rovina possa arrivare fin qui. E a proposito di Rovina, OreSeur/TenSoon fa un’affermazione molto interessante:

«Noi onoriamo il nostro Contratto, perfino nella religione. Le storie dicono che vi ucciderete tutti a vicenda. Voi siete creature della Rovina, dopotutto, mentre i kandra sono creature della Preservazione. In realtà… si suppone che distruggerete il mondo, credo. Usando i koloss come vostre pedine.»

«Sembri davvero dispiaciuto per loro» fece notare Vin divertita.

«I kandra tendono a pensar bene dei koloss, padrona» rispose OreSeur. «C’è un legame fra noi, come fra cugini: capiamo entrambi cosa significa essere schiavi, siamo entrambi estranei alla cultura dell’Ultimo Impero, siamo entrambi…»

Sorvolando sul duralluminio e sul modo in cui Vin riesce a raggiungere kandra e koloss (cugini? ma davvero?) quel che mi ha colpita è che i kandra sono creature di Preservazione e gli esseri umani di Rovina. Capisco che i kandra possano essere di Preservazione, ma davvero Rovina ha una presa così forte sugli esseri umani?

Allora, solo le parole scritte nel metallo sono affidabili (e visto che io ho provato a usare un bulino so quanto possa essere stancante scrivere nel metallo), quindi non ci si può fidare di quanto scritto da Kwaan, a meno di leggerlo direttamente dalla lastra. Nel primo romanzo era il diario di Alendi, nelle Cronache della Folgoluce le citazioni cambieranno ancora e ancora daranno indizi fondamentali. Darebbero indizi fondamentali, se solo riuscissimo a capirle. Il fatto che siano traduzioni non aiuta, per il Campione delle Ere viene usato un pronome ben preciso, ma per la sua traduzione bisogna passare al genere maschile, femminile o neutro?

Un altro indizio si trova più avanti, in un breve punto di vista di Zane.

Rimase inginocchiato lì per un lungo istante. Poi sollevò una mano al petto, tastando lo spazio appena sopra la cassa toracica. Dove batteva il suo cuore.

Lì c’era un grosso rigonfiamento. C’era sempre stato. Non ci pensava spesso: la sua mente pareva divagare quando lo faceva. Però era il vero motivo per cui non indossava mai mantelli.

Non gli piaceva il modo in cui sfregavano contro la piccola estremità dello spuntone che sbucava dalla sua schiena proprio fra le scapole. L’altro capo stava contro il suo sterno e non si poteva vedere sotto i vestiti.

«È ora di andare» disse Dio.

Uno spuntone che lo attraversa, proprio come avviene con gli Inquisitori d’acciaio. Per la verità loro ne hanno parecchi, superano la decina, ma anche uno solo svolge la sua parte. Rashek era un Mistborn e un feruchemista. Zane è un Mistborn ma potrebbe usare pure l’Emalurgia, se solo sapesse come fare. E sente la voce di Dio. O forse dovrei chiamarlo Rovina? Mi ero dimenticata completamente di questa breve scena, Sanderson mostra rapidamente lo spuntone e poi passa ad altro e ci lascia talmente tanto con il fiato sospeso che finiamo con il trascurare dettagli che non sono di immediata utilità. Ma di spuntoni di vario tipo si era già parlato.

Il metallo all’interno dello stomaco di una persona non poteva essere influenzato da un altro allomante; in effetti, il metallo che perforava un corpo, come gli spuntoni degli Inquisitori o lo stesso orecchino di Vin, non poteva essere Spinto o Tirato da qualcun altro.

Vin ha appena scoperto di poter far portare i metalli di scorta dal suo kandra, ma nel farlo ha assimilato gli spuntoni degli Inquisitori al suo orecchino. Neppure questo è bastato a farmi fare il collegamento, anche se il ricordo di come lei abbia avuto l’orecchino è ben chiaro e piuttosto sanguinario:

In effetti suo padre era stato nobile, anche se sua madre era stata skaa. Vin sollevò una mano, tastando il semplice orecchino di bronzo che era l’unico ricordo di sua madre.

Non era molto. Ma, d’altro canto, non era certa di voler ripensare a sua madre spesso. Quella donna, dopotutto, aveva cercato di ucciderla. E in effetti aveva ammazzato la sorella di Vin. Era stato solo grazie a Reen, il suo fratellastro, che si era salvata. Aveva strappato Vin, coperta di sangue, dalle braccia della donna che, solo qualche istante prima, le aveva infilato l’orecchino nel lobo.

E tuttavia Vin lo teneva. Come una sorta di ricordo.

Molto più avanti Vin racconta l’episodio a Elend:

«Ti ho mai detto come l’ho avuto?» chiese. Lui scosse il capo. «Me lo diede mia madre» continuò. «Io non me lo ricordo: me lo disse Reen. Mia madre… lei udiva delle voci, a volte. Uccise la mia sorellina piccola… la massacrò. E quello stesso giorno mi diede questo, uno dei suoi stessi orecchini. Come se… come se avesse scelto me e non mia sorella. Una punizione per una, un perverso regalo per l’altra.»

Vin scosse il capo. «La mia intera vita è stata segnata dalla morte, Elend. La morte di mia sorella, la morte di Reen. Membri della banda morti attorno a me, Kelsier caduto davanti al lord Reggente, poi la mia stessa lancia nel petto del lord Reggente. Ho cercato di proteggere vite e dire a me stessa che stavo sfuggendo a tutto quanto. E poi… la scorsa notte ho fatto questo.»

Un primo ricordo di quest’episodio c’era già stato in Mistborn. L’Ultimo Impero:

«Io non me lo ricordo,» continuò «ma Reen disse di essere tornato a casa un giorno e aver trovato mia madre coperta di sangue. Aveva ucciso la mia sorellina piccola. In una gran confusione. Però non aveva toccato me… tranne per darmi un orecchino. Reen disse che mi stava tenendo in grembo, farfugliando e definendomi una regina, col cadavere di mia sorella ai nostri piedi. Mi strappò da mia madre e lei fuggì.»

Gli aspetti importanti sono che la madre di Vin sente delle voci e per questo uccide la sorella di Vin e piazza uno spuntone nel corpo della sopravvissuta. Ricordiamo quel che ha detto Marsh su come si creano gli Inquisitori? Non ha detto molto, vero, ma la presenza di una morte è fondamentale. Un altro dettaglio è fondamentale:

la carne la proteggeva dall’influenza degli allomanti. Proprio come gli spuntoni che attraversavano il corpo di un Inquisitore, proprio come il suo stesso orecchino. Il metallo all’interno del corpo di una persona – o che lo attraversava – non poteva essere Tirato o Spinto tranne dalle forze allomantiche più estreme.

Ma lei c’era riuscita una volta. Nello scontro con il lord Reggente. Non era stato il suo stesso potere o il duralluminio che le aveva permesso di farlo. Era stato qualcos’altro. Le nebbie.

Vin ha usato le nebbie, che quindi sono sue alleate, ma lo ha fatto in uno dei pochi momenti in cui il suo corpo non era attraversato dal metallo. Rashek le aveva tolto l’orecchino, dettaglio che noi avevamo ritenuto importante solo a livello emotivo. Sanderson ci cattura con una storia affascinante e intanto nasconde in piena vista dettagli fondamentali. Adoro i suoi romanzi.

Vin combatte, credo abbia qualche problema con il significato della parola arrendersi, e per la seconda volta sconfigge un Mistborn più esperto di lei che sta bruciando atium. Incidentalmente controlla anche un kandra, cosa che servirà con i koloss, ma un altro dettaglio fondamentale c’è nella morte di Zane:

«Sai perché pensavo che mi avresti salvato?» tentò di sussurrarle, anche se in qualche maniera sapeva che le sue labbra non stavano formando a dovere le parole. «La voce. Tu eri la prima persona che incontravo che non mi aveva detto di uccidere. L’unica persona.»

«Certo che non ti ho detto di uccidere lei» disse Dio.

Zane sentì la propria vita gocciolare via.

«Sai qual è la cosa davvero divertente, Zane?» chiese Dio. «La parte più spassosa di tutto quanto? Tu non sei pazzo. Non lo sei mai stato.»

Con Dio che è in realtà Rovina vediamo come tutto stia crollando a pezzi e come Rovina abbia manipolato in modo da crearsi un potentissimo strumento. E a proposito di Rovina che manipola, gli Inquisitori sono attraversati da un pezzo di metallo (più di uno, meglio non pensarci troppo) e distruggono Terris, probabilmente perché Rovina sa più di chiunque altro sul Campione delle Ere. Se Sazed sopravvive al suo incontro con Marsh probabilmente è perché interviene Ham, perché Marsh fa del suo meglio per combattere Rovina e perché Rovina stesso è troppo concentrato su Vin.

Il resto, la battaglia in Luthadel, la scena nel pozzo dell’ascensione, l’ultima lettura di Sazed, sono preoccupanti e affascinanti, ho letteralmente divorato l’ultima parte della storia, ma visto che non mi servono appunti da quel che vi avviene vi lascio con il semplice invito a leggerla.

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