C.S. Lewis fra Il nipote del mago e Il leone, la strega e l’armadio

Alla fine mi sono decisa: ho iniziato Le cronache dei Narnia di C.S. Lewis. Affermazione non sorprendente, visto che qualche giorno fa ho postato l’incipit di Il nipote del mago e ho parlato di atteggiamento condiscendente dello scrittore, elemento che non avrei potuto conoscere se non avessi iniziato la lettura. Non sono ancora arrivata a metà di Il leone, la strega e l’armadio e già mi trovo a fare qualche considerazione, anche se più che un discorso coerente questa è una serie di appunti che prendo per me.

Condiscendenza. Anche J.R.R. Tolkien in Lo Hobbit si trova a parlare direttamente ai lettori, a notare il fatto che Bilbo non ha preso con sé neppure un fazzoletto e cose del genere, ma Tolkien lo fa in modo meno smaccato, non ostentando la stessa aria di didattica superiorità, e quindi mi ha infastidita meno. In seguito lo stesso Tolkien ha criticato il suo modo di scrivere, affermando che se avesse scritto Lo Hobbit in seguito non si sarebbe rivolto ai lettori a quel modo. Problema: non ricordo dove ho letto quest’affermazione. In Lo Hobbit annotato? Nelle lettere di La realtà in trasparenza? Come citazione in una delle biografie di Tolkien che ho letto? Come citazione in uno dei saggi su Tolkien? Per ora lascio stare, anche se mi sa che prima o poi dovrò rivedere tutto quanto riguarda Tolkien, una lettura più impegnativa di quella che qualche tempo fa ho dedicato a Robert Jordan. Mi sa che le mie giornate avrebbero bisogno di qualche ora in più.

Questa condiscendenza era comunque una caratteristica della letteratura per ragazzi di un certo periodo, il saggio di Michael Levy e Farah Mendlesohn Children’s Fantasy Literature: An Introduction mi sta dando una bella panoramica dello sviluppo di questa narrativa. La cosa assurda è che lo sto ancora leggendo e già voglio rileggerlo. Il problema è che certi libri si iniziano a leggere per farsi un’idea generale, e poi ci si rende conto della loro ricchezza e li si vuole studiare sul serio. Tutto il contrario di quella cosa tremenda firmata da Alessandro Dal Lago che risponde al titolo di Eroi e mostri. Il fantasy come macchina mitologica. Quello mi fa venire voglia di rileggerlo ma per scrivere un articolo che lo demolisca… Per il momento mi limito a inserire il link a una recensione in cui mi sono imbattuta per caso: http://speloncalibro.blogspot.it/2017/07/alessandro-dal-lago-eroi-e-mostri-il.html.

Ok, il tono didattico, il senso di superiorità dello scrivente nei confronti del lettore mi infastidisce, ma per ora i libri non sono male. Nonostante l’insistenza sul chiamare i personaggi “figlio di Adamo” o “figlia di Eva”. Evitare riferimenti biblici no? Va bene, sapevo anche questo (la presenza di riferimenti biblici, non l’uso fino alla nausea di quest’espressione), quindi non posso esserne sorpresa e in qualche modo devo vedere di conviverci.

Quel che mi interessa di più è la presenza di elementi che nel fantasy si ritrovano in abbondanza. In Il nipote del mago i protagonisti viaggiano grazie ad anelli magici, e se nel fantasy il riferimento immediato è all’Unico anello di Tolkien non possiamo dimenticare L’anello del Nibelungo di Richard Wagner. I gioielli magici, anelli in particolare, sarebbero da indagare meglio. Abbiamo un mondo distrutto da una guerra fratricida, una regina che cerca il dominio assoluto a discapito di tutto ciò che la circonda, e una serie di mondi paralleli che nella narrativa fantastica sono piuttosto frequenti, altro elemento che sarebbe da indagare meglio. Aslan crea Narnia cantando, così come gli Ainur hanno creato Arda con il canto. Spesso il canto è magia. A volte basta la parola, una parola estremamente potente, e infatti la regina ha distrutto Charn usando la parola deplorevole, e anche qui ci sarebbe da discutere a lungo. Mi sono resa conto, leggendo Narnia, di essere più interessata agli elementi che la compongono che alla storia vera e propria. Forse è legato al fatto che almeno per quanto riguarda Il leone, la strega e l’armadio conosco la trama pur senza avere letto il libro. In assenza della suspance, almeno per me, mi soffermo su quel che Lewis ha in comune con gli altri autori, coloro che lo hanno preceduto e coloro che lo hanno seguito. Si può leggere un romanzo, o anche una serie di romanzi, come materia di studio? Se li si studia sì, se li si legge per la prima volta la cosa è un po’ strana. Fra gli altri elementi ci sono un legame fra la salute della terra e quella del suo sovrano e la presenza di animali parlanti e di frutti capaci di guarire, ma questo è solo un rapido inciso su cui non mi soffermo ulteriormente.

Il leone, la strega e l’armadio si apre con la dedica a Lucy Barfield:

Cara Lucy, ho scritto questo racconto per te, ma quando l’ho cominciato non mi sono reso conto che le ragazze crescono più in fretta dei libri. Come risultato, ormai sei troppo grande per le fiabe e quando questa verrà stampata e rilegata lo sarai ancora di più. Un giorno, però, diventerai abbastanza grande da leggere le fiabe di nuovo: allora recupererai la mia da uno degli scaffali più alti, toglierai la polvere e mi dirai cosa ne pensi.

Io sono abbastanza grande da leggere le fiabe di nuovo, e quindi lo faccio senza problemi e cerco pure di coinvolgere altre persone in questa mia abitudine. La dedica comunque su di me ha avuto un effetto particolare, perché quella frase io l’avevo già letta. Paolo Gulisano ha collaborato a Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi con un saggio su Le cronache di Narnia dal titolo Un giorno sarai abbastanza vecchio per ricominciare a leggere le fiabe. Mi sa che è ora che io rilegga quel saggio, alla prima lettura conoscevo, fra le saghe analizzate, quelle di J.K. Rowling, Silvana De Mari, Rick Riordan (ovvio, me ne sono occupata io, ma in questi anni ho letto diversi altri libri di Riordan) e Jonathan Stroud, e avevo una qualche conoscenza (avevo letto un solo libro) di quelle di Licia Troisi e Stephenie Meyer, ora ho aggiunto un libro di Cassandra Clare e sto leggendo l’intero C.S. Lewis. Penso invece che continuerò a ignorare Suzannne Collins e Veronica Roth, malgrado il bellissimo Il racconto dell’ancella di Margater Atwood letto qualche mese fa continuo a non amare i distopici.

Nel secondo romanzo Lucy entra nell’armadio – è un portal fantasy direbbe Farah Mendlesohn e sì, sto leggendo anche il suo Rethorics of Fantasy – vi trascorre un certo periodo di tempo, torna indietro e scopre che per gli altri sono trascorsi solo pochi secondi. Lo sfasamento fra il nostro tempo e il tempo del mondo parallelo, o del mondo delle fate, è un’altra caratteristica comune che troviamo già nel folklore. Forse io l’ho incontrato la prima volta in Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley. Quella che Lucy trova è una terra afflitta dall’inverno perenne, sempre inverno e mai Natale, adoro questa frase anche se il guazzabuglio di miti e Leggende inseriti da Lewis nella saga è un po’ pesante. Voglio dire… Babbo Natale? Comunque c’è un inverno perenne.

Il primo richiamo che viene in mente agli appassionati di fantasy probabilmente è l’inverno sta arrivando degli Stark, Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin (o il suo tradimento televisivo in Il trono di spade) sono troppo famosi per non essere ricordati da un bel po’ di persone. Anche all’inizio di L’Occhio del Mondo di Robert Jordan c’è qualcosa di simile a un inverno perenne, con la primavera che tarda ad arrivare per colpa del tocco del Tenebroso sul mondo. Quello che per me è più importante è l’inverno che affligge Fionavar in La via del fuoco, secondo romanzo della Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay. Kay, cresciuto nelle praterie del Saskatchewan, ha scherzosamente affermato che quella descrizione di una terra congelata su cui la vita è durissima è il primo brano autobiografico che lui abbia mai scritto. Brrr! A proposito di Kay, c’è anche il lupo Maugrim (chiamato Fenris Ulf in alcune vecchie edizioni americane, e noi sappiamo quanto sia pericoloso Fenrir) al servizio della Strega Bianca di Narnia, e se colui che comanda i lupi a Fionavar è l’andain Galadan, il Signore Oscuro, colui che vuole dominare su Fionavar e su tutti i mondi, si chiama Rakoth Maugrim il Distruttore.

Forse leggendo avevo notato altri dettagli interessanti, e magari mi torneranno in mente dopo che avrò pubblicato questo testo, al momento mi limito a riprendere un passaggio dal capitolo 8 di Il leone, la strega e l’armadio: Cosa accadde dopo pranzo (pag. 154, collana I Draghi). I fratelli Pevensie stanno parlando con il signore e la signora Castoro a proposito della bontà delle varie creature.

«Sul conto dei figli di Adamo ed Eva, be’, sia detto senza offesa dei presenti, ci sono opinioni contrastanti. Comunque, le più diaboliche sono le creature che sembrano uomini o donne ma non lo sono affatto.»

«Io però ho conosciuto dei nani buoni» obiettò la signora Castoro.

«Anch’io, ora che mi ci fai pensare» ammise il marito. «Ma pochi, anche di quelli. E poi si vede subito che sono nani e non uomini. In linea generale, date retta a me, i peggiori sono quelli che dovrebbero essere uomini e non lo sono più, ma lo sembrano soltanto. Forse una volta erano uomini davvero e forse lo diventeranno di nuovo. Ma intanto, tenete gli occhi bene aperti e quando ne incontrate uno preparatevi a combattere.»

I peggiori sono quelli che dovrebbero essere uomini e non lo sono più, ma lo sembrano soltanto, il fantasy presenta mostri di ogni tipo ma il vero mostro si annida nell’animo umano. Sembra una persona, ne ha l’aspetto, ma il suo spirito è quello di un orco. Noi parliamo di psicopatici, di criminali, di mostri, di orchi, quando leggiamo di determinati fatti di cronaca, il fantasy, che va dritto al punto delle cose, spesso ce li mostra in aspetto di orchi, ma è anche capace di ricordarci che gli orchi possono celarsi sotto un aspetto umano. E, in un discorso che è inserito in un preparativo di fuga e che potrebbe essere sottovalutato da un lettore distratto, Lewis riesce a dirci pure che quando si incontra qualcuno che vuole fare del male e non ci si può ragionare si combatte, ma anche che non si può escludere che una persona che abbia scelto il male possa tornare al bene. Dobbiamo sempre prestare attenzione a come giudichiamo chi ci è vicino, accettando la possibilità di un cambiamento positivo in chi ha fatto errori, ma anche preparandoci a combattere per difendere ciò in cui crediamo nel caso in cui queste persone dimostrino di essere persone solo nell’aspetto e non nell’animo.

Ora però è meglio che vada, ho un appuntamento con Aslan.

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