Incipit: Il nipote del mago di C.S. Lewis

Questa è una storia di tanto tempo fa, quando vostro nonno era ancora bambino, ed è molto importante perché fa vedere come siano cominciati i va e vieni dalla terra di Narnia.

In quei tempi Sherlock Holmes abitava ancora in Baker Street e i sei ragazzi Bastable cercavano tesori in piena Londra, sulla Lewisham Road. Allora gli insegnanti erano più severi di adesso e se eravate maschi vi costringevano a portare un fastidiosissimo colletto inamidato. Però si mangiava meglio: per quanto riguarda i dolci, non vi dico quanto erano buoni e a buon mercato perché non voglio farvi venire inutilmente l’acquolina in bocca.

E solo a questo punto, dopo aver divagato e assunto un tono paternalistico che io sopporto poco, C.S. Lewis porta in scena uno dei protagonisti di Il nipote del mago, Polly Plummer. Il prendersi il loro tempo prima di arrivare al dunque era caratteristica di moltissimi scrittori dei secoli passati, e lo stesso vale per l’abitudine di rivolgersi al lettore e di guardarlo dall’alto verso il basso. Lo scrittore è colui che sa, il lettore, specie se giovane, deve essere istruito.

Sherlock Holmes lo conosciamo tutti, i ragazzi Bastable sono i protagonisti di The Story of the Treasure Seeekers (e dei suoi due seguiti)  di Edith Nesbit. Lewis si è divertito a portare in scena libri famosi, nella pagina successiva cita L’isola del Tesoro, ma ha anche proseguito con la sua fastidiosa abitudine di trattare il lettore con condiscendenza tono didattico.

Quando ebbero finito di prendere le misure, si munirono di carta e matita per calcolare la somma finale ma i loro risultati furono diversi. Rifecero più volte i calcoli e alla fine credettero di aver trovato la soluzione, anche se io penso che quella somma non fosse proprio esatta. Ma i nostri ragazzi avevano fretta di iniziare la loro avventura.

Sono contenta che gli scrittori abbiano perso la brutta abitudine di mettersi in primo piano a questo modo per dirmi cosa devo pensare.

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