Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 24: Bran

Bran prosegue il suo viaggio verso Nord in compagnia di Hodor e dei fratelli Reed. Gli avvenimenti sono pochi, il che significa che spazio e tempo sono occupati con le parole. Meera dice di odiare e di amare le montagne, due sentimenti che per Bran sono antitetici.

«No, sono due cose diverse» aveva insistito lui. «Come il giorno e la notte, come il ghiaccio e il fuoco.»

«Ma se il ghiaccio può bruciare» aveva risposto Jojen con quella sua voce sempre così solenne «allora anche l’amore e l’odio possono unirsi. Montagne e paludi non fa differenza: la terra è una sola.»

Per la prima volta questo scambio di battute me ne ha portato in mente uno che avevamo letto molto tempo prima, all’inizio di Il trono di spade:

«Robb dice che quell’uomo è morto con coraggio. Jon invece dice che è morto pieno di paura.»

«E tu? Che cosa dici?»

Bran ci pensò sopra. «È possibile che un uomo che ha paura possa anche essere coraggioso?»

«Possibile? Bran, è quella l’unica situazione in cui si fa strada il coraggio»

Ned ha provato a spiegare a Bran il legame fortissimo che c’è fra due sentimenti opposti, la stessa cosa che sta facendo Meera in Tempesta di spade. A rimarcare la sua posizione Bran porta in scena ghiaccio e fuoco, elementi inconciliabili anche se quel che George R.R. Martin sta scrivendo è Un canto di ghiaccio e di fuoco. Significa che anche il ghiaccio e il fuoco che hanno dato il nome alla saga sono meno diversi di quanto abbiamo creduto fino a ora?

Ned è morto, Robb è a Sud, Grande Inverno è stato conquistato e devastato, ma questo non significa che tutto sia perduto.

«I lupi torneranno» affermò Jojen con solennità.

«E questo tu come fai a saperlo, ragazzo?»

«L’ho visto in sogno.»

Il viandante incontrato dal gruppetto nella sua fuga è giustamente incredulo, non ha idea di chi sia Jojen, ma noi lo sappiamo e soprattutto sappiamo che i suoi sogni si avverano. I lupi torneranno. Non sappiamo quando né come ma lo faranno. Un paio di giorni fa un’amica mi ha chiesto del nome di Hodor, ancora non ho trovato il tempo per risponderle.

«Hodor però non è il suo vero nome» spiegò Bran. «È solo una parola che lui ripete da sempre. Il suo vero nome è Walder, mi ha detto la Vecchia Nan. Era la nonna di sua nonna, o qualcosa del genere.»

Il discorso si fa molto più interessante quando si inizia di parlare di cavalieri. Non di quelli morti cercando invano di conquistare la dimora dei Reed, ma di quelli che si sono presentati al Grande torneo di Harrenhal nell’anno della falsa primavera (il 281), in particolare del cavaliere dell’albero che ride. La storia inizia con un crannogman molto in gamba, capace di parlare con gli alberi, che decide di visitare l’Isola dei Volti per incontrare gli uomini verdi. All’inizio il racconto sembra una favola, ma lo è davvero? Meera rifiuta di raccontare cosa sia successo sull’isola, ed è un peccato che ancora non abbiamo avuto quel racconto perché sarebbe certamente stata una vicenda interessante, ma quel che ci dice è fondamentale.

Harrenhal al momento è dimora della nobile casa Whent, e Oswell, il fratello di lord Whent, fa parte della Guardia Reale. Ospiti al torneo ci sono re Aerys, non ancora noto come il Folle, e chissà quanti altri nobili. Anche se Meera non usa nomi, chi c’era con certezza? Lord Jon Arryn, lord Robert Baratheon, lord Jon Connington, ser Jonothonor Darry (membro della Guardia reale), ser Arthur Dayne (membro della Guardia reale), lady Ashara Dayne, ser Gerold Hightower (lord comandante della Guardia reale), lord Eon Hunter, ser Jaime Lannister, ser Richard Lonmouth, la principessa Elia Martell il principe Lewyn Martell, il principe Oberyn Martell, lord Yohn Royce, ser Barristan Selmy (membro della Guardia reale), Benjen Stark, Brandon Stark, Eddard Stark, Lyanna Stark, il principe Rhaegar Targaryen e ovviamente ser Oswell Whent e lord Walter Whent con tutta la famiglia, quattro figli e una figlia, oltre a membri anonimi delle Case Haigh, Blount e Frey.

Il torneo è importante per un bel po’ di vicende, ma al momento ci limitiamo a quella raccontata da Meera. Meera ci ricorda che a volte i cavalieri sono dei mostri, forse avrebbe alcune cose da insegnare a Sansa…

Il crannogmen – Meera non fa nomi, ma non può essere che suo padre Howland – viene aggredito senza motivo da tre scudieri e difeso da una fanciulla-lupo: Lyanna Stark.

lei lo portò nella sua tana per ripulirgli le ferite e fasciargliele con lino bianco. Là, lui incontrò il branco dei suoi fratelli: il lupo selvaggio che li guidava, il lupo più quieto e il cucciolo che era il più giovane dei quattro.

Quindi Brandon, il maggiore ed erede di Casa Stark, è selvaggio, Ned è più quieto e Benjen è il più giovane. Poi, su insistenza di Lyanna, Howland partecipa al banchetto.

Il principe del Drago cantò una canzone talmente triste che alla fanciulla-lupo vennero le lacrime agli occhi. Ma quando il suo fratello cucciolo la prese in giro, lei gli versò un’intera caraffa di vino sulla testa.

Rhaegar Targaryen, che era un bravissimo musicista, riesce a far commuovere Lyanna con una canzone.

Il crannogman vide una fanciulla dai ridenti occhi violetti danzare con una delle spade bianche, con un serpente rosso, con il lord dei grifoni e infine con il lupo più quieto… ma questo fu solo dopo che il lupo selvaggio era andato a parlarle, in quanto suo fratello era troppo timido per lasciare la panca.

La fanciulla dagli occhi violetti è Ashara Dayne, a ballare con lei un confratello della Guardia reale, probabilmente ser Barristan Selmy, non so chi sia il serpente rosso, dovrei farmi l’elenco degli stemmi, ma sarebbe lunghissimo, il lord dei grifoni è Jon Connington, mentre Ned, timidissimo, danza con lei solo dopo che Brandon è andato a parlare con Ashara in suo favore. Intanto Howland individua chi gli ha fatto torto:

Uno era al servizio del cavaliere del forcone, uno di quello del porcospino e il terzo serviva un cavaliere con due torri sulla tunica

nell’ordine High, Blount e Frey. Per fare mente locale ricordo che in A Clash of Kings ser Harys Haigh si trova con Roose Bolton ad Harrenhal e che all’inizio della saga ser Boros Blount è un membro della Guardia reale. Non uno dei migliori, è quello che picchia di più Sansa e che abbandona Tommen invece di proteggerlo in A Clash of Kings, e che per questo perde il suo posto, anche se poi lo riassume in seguito alla sparizione di Sandor Clegane. È lo stesso Blount? Non lo sappiamo. Casa Frey la conosciamo, anche se non sappiamo quale membro della famiglia sia presente.

Benjen, il lupo cucciolo, offre al crannogmen Howland di procurargli un’armatura, ma i Reed non sono cavalieri, nelle loro paludi è impossibile diventarlo, e lui non saprebbe sfruttare le armi ricevute in prestito. Ned offre a Howland ospitalità per la notte, i due stanno diventando amici. Ricordiamo che quando Ned si reca al Sud e vede Lyanna per l’ultima volta fra i suoi sei accompagnatori c’è Howland, che gli salva la vita nel suo combattimento con ser Arthur Dayne. Questi giorni sono fondamentali per l’amicizia che nascerà fra i due giovani, e non solo.

Il torneo prosegue per giorni, con i vari campioni sconfitti, finché non arriva un cavaliere misterioso.

«Ma il cavaliere misterioso era basso di statura e indossava un’armatura fatta di parti diverse e scompagnate che gli stava piuttosto male. L’emblema sul suo scudo era un albero del cuore degli antichi dèi: un albero-diga che nel tronco aveva una faccia rossa ridente.»

Il cavaliere misterioso è piccolo, come un crannogmen, o forse come una donna, e indossa un’armatura scompagnata perché non è la sua, probabilmente l’ha presa in prestito (magari senza chiedere l’autorizzazione ai proprietari delle varie parti per non svelare la sua identità) a più persone. L’emblema, l’albero del cuore, è importante per il crannogmen, che è stato all’Isola dei Volti, ma anche per gli Stark, che venerano ancora gli antichi dei. Sappiamo già chi viene sfidato.

gli antichi dèi infusero grande forza al suo braccio. Il cavaliere del porcospino fu il primo a cadere, poi il cavaliere del forcone e, da ultimo, toccò al cavaliere delle due torri. Nessuno di quei tre era troppo popolare, così il pubblico inneggiò con entusiasmo al cavaliere dell’albero che ride, come quasi subito venne chiamato il nuovo campione. Quando i suoi avversari sconfitti vollero riscattare cavalli e armature, fu con voce tonante che il cavaliere dell’albero che ride, attraverso l’elmo, rispose: “Insegnate ai vostri scudieri l’onore. Questo sarà riscatto sufficiente”.

Una volta tanto che in un racconto di Martin c’è un lieto fine. Ma c’è davvero?

Quella notte, nel grande castello, il lord della tempesta e il cavaliere dei teschi e dei baci giurarono entrambi di smascherarlo. Il re in persona li spinse a sfidarlo, dichiarando che la faccia sotto quell’elmo non poteva essere la faccia di un amico della corona.

Aerys è lievemente paranoico, e ancora il regno non sa quanto le cose precipiteranno. Il lord della tempesta è Robert Baratheon, probabilmente il più giovane fra tutti i lord ma già a capo della sua Casa a causa della morte per annegamento dei suoi genitori. Il cavaliere dei teschi e del baci è un caro amico di Rhaegar Targaryen, ser Richard Lonmouth, di cui per la verità sappiamo ben poco. Il cavaliere misterioso sparisce, anche se il re invia il suo stesso figlio, Rhaegar, a cercarlo. Tutto ciò che il principe ritrova, però, è lo scudo dipinto appeso al ramo di un albero. In torneo prosegue e a vincerlo è Rhaegar.

A Bran la storia piace, ma alcuni dettagli non lo convincono.

«Era una bella storia. Ma ad assalire il crannogman avrebbero dovuto essere i tre cavalieri cattivi, non i loro scudieri. Il piccolo crannogman avrebbe potuto ucciderli tutti. La parte del riscatto delle armature è stupida. E poi il torneo avrebbe dovuto vincerlo il cavaliere misterioso, sconfiggendo tutti gli sfidanti, e proclamando la fanciulla-lupo regina dell’amore e della bellezza.»

«Lo fece» disse Meera. «Ma quella è una storia più triste.»

Ad Harrenhal Rhaegar, vincitore del torneo, non proclama regina dell’amore e della bellezza sua moglie Elia Martell, che pure è presente, ma Lyanna Stark, e quella è una storia più triste. Sono i primi passi verso la guerra che devasterà i Sette Regni e segnerà il crollo di una dinastia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in citazioni, George R.R. Martin rilettura e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.