Memoria di luce di Robert Jordan e Brandon Sanderson. Dal capitolo 47 alla conclusione

Rilettura di Memoria di luce di Robert Jordan e Brandon Sanderson.

47: Osservare il flusso contorcersi

Credo che l’inizio di Il sentiero dei pugnali, ottavo romanzo di La Ruota del Tempo, abbia esasperato praticamente tutti i lettori. Io stessa, pur essendo interessata, continuavo a chiedermi quanto tempo ancora sarebbe passato prima che Elayne e Nynaeve si decidessero a usare la Scodella dei Venti. Un intoppo dopo l’altro, un capitolo dopo l’altro, le vicende si sono trascinate per parecchie pagine. Io avrei saltato volentieri tutti i futili bisticci, il Popolo del Mare (che sorpresa, vero?) e qualsiasi accenno a gonne da lisciare, trecce da tirare e sbuffi vari, ma al di là di questo in quelle pagine ci sono cose che torneranno importanti più avanti. Abbiamo successivamente visto all’opera, per esempio, alcuni dei ter’angreal studiati in quelle pagine da Elayne. Poi, finalmente, ci sono state l’uso della Scodella e la fuga precipitosa (e fortunosa) dalla Fattoria. È grazie a quegli eventi che Elayne ha deciso di diventare sorella-prima di Aviendha, cosa che alla lunga ha anche consentito alle due amiche e a Min di legare a loro Rand. L’episodio dell’esplosione però sembrava confinato a sé stesso, un espediente per consentire al gruppo di fuggire e gettare un po’ di incertezza sui Seanchan, preoccupati per una misteriosa arma delle Aes Sedai. Invece ecco qui che Aviendha si mette a disfare un’altra tessitura, sperando di provocare un’esplosione analoga alla precedente. Questo mentre Graendal intesse la sua Compulsione.

Mat ammazza Saisham/Padan Fain. Per quanto possa seguire la logica dietro al discorso dell’immunità data dall’aver già avuto la malattia – praticamente Mat si è vaccinato con il pugnale fra L’Occhio del Mondo e l’inizio di Il Drago rinato – questa conclusione non mi piace. Fain diventa potentissimo, ci fa una paura terribile… e poi viene liquidato con una frase e ammazzato così facilmente? Boh.

Perrin porta in salvo un Gaul che ha fatto più di quanto sembrava umanamente possibile per un non incanalatore, lasciando stupefatto Grady per il suo modo di viaggiare, e torna da Rand.

Galadan in una bellissima immagine di Martin Springett

Moridin, con Callandor in mano, cerca l’annientamento. Per certi versi Moridin mi fa pensare a Galadan nella Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay: il loro essere in qualche modo specchio del protagonista (o, nel caso di Kay, di uno dei protagonisti, visto che in Fionavar non vi è un unico eroe intorno a cui ruota tutto), il loro essere feriti dentro, il desiderio di annientamento. Che Rand dovesse servirsi del Vero Potere per vincere mi sembrava ovvio da un pezzo, probabilmente da Presagi di tempesta, che fosse necessario anche l’ausilio delle donne era stato ripetuto fin dall’inizio, con la sottolineatura costante dell’importanza dell’equilibrio. Ma Callandor? Il suo uso mi ha colta completamente di sorpresa, ma ora che so come è stata usata la spada che non è una spada non posso che dire che tutto si è svolto in modo perfetto. Non poteva che essere così, gli indizi li avevamo tutti, anche se è facile metterli assieme dopo, molto meno facile metterli assieme quando ancora non si sa cosa avverrà.

48: Una lancia brillante

Come in Crocevia del crepuscolo tutti avevano percepito l’uso massiccio di saidar e saidin per eliminare la contaminazione di saidar vista nel romanzo precedente, qui tutti vedono la luce della lotta di Rand. Aviendha vede anche Graendal in adorazione, per quanto io odi la Compulsione in questo caso devo dire che la Reietta ha avuto esattamente ciò che meritava. Devo mettere anche Graendal nel conto dei Reietti eliminati da Graendal? La nostra amica si è data davvero da fare!

Logain viene praticamente adorato dalle persone che ha salvato, è questa la gloria che Min ha visto su di lui. Logain è stato ferito da Mazrim Taim nel suo tentativo di conversione, non sconfitto, e c’è da sperare che la gioia provata in questo momento possa aiutarlo a superare le sue ferite (e anche a dare a Nynaeve una chiave per guarire gli altri). Al momento giusto Logain spezza i sigilli della prigione del Tenebroso e Gabrelle gli assegna un nuovo titolo, Frantumatore di sigilli.

49: Luce e Ombra

Altra scena che mi ha sorpresa completamente. Mi sono interrogata per anni su Lanfear, chiedendomi se non potesse essere ricondotta alla Luce, e quale fosse il suo gioco con Perrin, e non l’avevo mai sospettato. Compulsione, cosa c’è di più semplice? L’avevamo visto con i suoi stessi occhi, lei detesta la Compulsione di Graendal perché la ritiene troppo invasiva, e preferisce qualcosa di più sottile. Tanto sottile che non l’abbiamo vista fino a ora. Magari il suo giocare con Perrin non sarebbe servito a nulla, ma nel dubbio lei si portava avanti creandosi uno strumento in più in vista di un possibile – non certo – utilizzo futuro. Alla fine è Lanfear, quella che tutti avevamo sottovalutato e liquidato come un’innamorata respinta e folle, quella che più di tutti è stata vicina a ribaltare la situazione: quando persino il Tenebroso è stato sconfitto Lanfear avrebbe potuto ancora volgere la situazione in suo favore. Perrin viene salvato dal suo amore per Faile, chi non la ama deve riconoscerle se non altro il fatto di essere stata un’ancora fondamentale per Perrin. Quanto a Lanfear, non ha idea di cosa sia l’amore. Non ha capito Lews Therin e il suo amore per Ilyena (e l’assenza d’amore per lei), non ha capito l’amore di Perin per Faile e il fatto che un surrogato non è mai la stessa cosa. Dopo Isam/Luc Perrin uccide anche Lanfear, e si pone al fianco di Lan come non-incanalatore capace di uccidere un Reietto. In più, Lanfear è una donna: la cavalleria che gli ha impedito di trattare i nemici per quel che sono è stata finalmente superata

I sigilli si sgretolarono. Il Tenebroso fu libero.

Rand lo tenne stretto.

Pieno del Potere, dentro una colonna di luce. Rand tirò il Tenebroso dentro il Disegno. Solo qui esisteva il tempo. Solo qui l’Ombra stessa poteva essere uccisa.

Adoro Martin Springett. Caso mai qualcuno non lo avesse capito…

Torniamo a Fionavar. Per uccidere un’entità divina, fuori dal tempo, qualcuno come Rakoth Maugrim il Distruttore, lo si deve portare nella tela, come dice Kay, o nel Disegno, come dice Jordan, i due concetti sono molto simili. I due scrittori compiono poi scelte molto diverse, ma lo snodo cruciale per molti aspetti è simile. Solo che Rakoth non è il Creatore e la tessitura dei mondi non dipende da lui, mentre l’influenza del Tenebroso sul Disegno è molto più vasta e comprende la possibilità di scelta del libero arbitrio, concetto che Kay ha legato alla Caccia selvaggia e a Diarmuid dan Ailell.

Teneva il Tenebroso in mano. Iniziò a stringere, poi si fermò.

Conosceva tutti i segreti. Poteva vedere quello che il Tenebroso aveva fatto. E Luce, Rand capiva. Molto di quello che il Tenebroso gli aveva mostrato erano menzogne.

Ma la visione che Rand stesso aveva creato – quella senza il Tenebroso – era la verità. Se avesse fatto come desiderava, avrebbe lasciato gli uomini non meglio del Tenebroso stesso.

Che sciocco sono stato.

Avremmo dovuto saperlo. Se la Ruota gira il Tenebroso doveva essere nuovamente imprigionato fuori dal Disegno, non con una pezza ma con una tessitura nuova, che facesse dimenticare agli uomini, con il susseguirsi delle Ere, persino dell’esistenza del Tenebroso stesso. Questo fino a quando qualcuno ambizioso non avesse scoperto una forma di potere fuori dal Disegno e diversa da quelle già note.

Intessé qualcosa di maestoso, un motivo di saidar e saidin mescolati nelle loro forme pure. Non Fuoco, non Spirito, non Acqua, non Terra, non Aria. Purezza. La Luce stessa. Questo non riparò, non rattoppò: forgiò di nuovo.

Con questa nuova forma del Potere, Rand ricompose lo squarcio che era stato creato molto tempo prima da uomini stolti.

Finalmente comprese che il Tenebroso non era il nemico.

Non lo era mai stato.

Moiraine vede l’oscurità scomparire.

Epilogo: Vedere la risposta

Rand esce dal Foro portando con sé il corpo di Moridin e viene accolto da un’anziana Aiel (Nakomi? Probabile, non certo. Avrei voluto sapere di più su di lei). Perrin va a trovare un Rand moribondo e conforta Nynaeve per il suo senso di colpa legato alla morte di Egwene. Molti piccoli dettagli vanno sistemati, Loial pensa al suo libro, Ituralde diventerà il nuovo re dell’Arad Doman, e le donne di Rand sembrano stranamente indifferenti rispetto alla sua possibile morte. Peccato, mi ero affezionata all’idea di Nynaeve che lo resuscitava dopo tre giorni: http://www.fantasymagazine.it/11533/oggi-e-nato-un-salvatore. Però è vero che questa non era nulla più che una teoria, e pure a uno scambio fra Rand e Moridin era stato accennato in diverse occasioni. L’uno era lo specchio dell’alto, Moridin/Ishamael è ciò che Rand sarebbe potuto diventare se avesse ceduto alle lusinghe del Tenebroso.

Tuon rivela a Mat di essere incinta e di poterlo uccidere, se ne avesse voglia. Mat non sembra preoccupato all’idea, avrei tanto voluto vederlo ribaltare l’impero Seanchan dalle fondamenta. A proposito di Seanchan una sul’dam mette il collare a Moghedien, altra fine meritata anche se io odio il concetto stesso di damane. Per Moghediem però – e per Elaida – posso fare un’eccezione, a loro il collare dona parecchio.

Le Aiel pensano di poter evitare il futuro che hanno visto, la morte di Ruarc è un cambiamento notevole. Dopo la morte di Rand Nynaeve è ben decisa a estorcere ad Aviendha tutto ciò che sa. Grazie al sogno del lupo Perrin ritrova una moribonda Faile, la porta in tempo da Nynaeve e la fa guarire. Per Perrin è bello che Faile sia sopravvissuta, lui lo meritava, io personalmente avrei preferito avere vivo suo padre Davram. Va bene, non si può avere tutto. Almeno Rand&Co. hanno vinto.

Elayne e Birgitte si salutano, il Corno è stato volutamente perso e spero che rimarrà tale per un paio di Ere. Giusto per sicurezza. Le nuove armi sono già abbastanza devastanti, il cammino verso la tecnologia è un cammino da cui non c’è ritorno e le conseguenze delle scoperte possono essere devastanti. Conoscendo il genere umano ci sarà sempre chi troverà il modo per far sì che siano devastanti.

Cadsuane viene circondata da Yukiri, Saerin, Lyrelle e Rubinde, che la vogliono come nuova Amyrlin e non sono disposte ad accettare un no come risposta. Di tutte le Aes Sedai sappiamo con certezza della sopravvivenza solo di questo piccolo gruppo, più ovviamente Nynaeve, Moiraine, Elayne e quasi certamente Pevara e Gabrelle.

Rand, la cui anima è nel corpo di Moridin, se ne va, mentre il corpo di Rand (senza anima di Moridin, visto che ormai è morto) viene bruciato. È bello rivedere Rand con un corpo integro, anche se non è il suo, e pure con lo spirito che aveva all’inizio. Dopo tutto quello che ha passato ritrovare il pastore iniziale, solo più maturo, fa bene al cuore. Robert Jordan è stato in Vietnam, si è indurito, ma come lui stesso ha scritto ha seppellito dalle parti di Saigon l’uomo freddo che era diventato perché non era adatto a vivere in un contesto civile, e negli Stati Uniti è tornato un uomo rispettoso degli altri e amante della vita. Il percorso di Rand è il percorso di Jordan, e proprio per questo lo sentiamo così vero.

Mi domando però come sia possibile giustificare la sparizione di Moridin dal campo. Il romanzo non lo dice, si ferma qui, ma nessuno si interroga su quale fine possa aver fatto quel corpo portato fuori dal Foro da Rand? Altra perplessità è sul modo il cui Alivia ha aiutato Rand a morire, procurandogli soldi e cavallo: per me è ridicolo, quasi una presa in giro. Suppongo che non ci fossero appunti sufficienti e che Sanderson non sapesse come gestire la situazione, io comunque ne esco insoddisfatta. Ora che non c’è più il pericolo mortale la questione delle tre donne mi infastidisce, mi sembra un po’ leggero quest’atteggiamento del “ops… ma guarda tu, le amo tutte e tre! Vediamo che succede…”. Due delle fanciulle comunque hanno problemi più pressanti di Rand, una ha due regni da risistemare e governare, l’altra deve badare al destino di un intero popolo, solo che anche queste sono cose che non vedremo. Quanto a Min, mi sembra che passeggi un po’ troppo liberamente visto come Tuon ha messo le mani su di lei dichiarandola la sua Voce della Verità. Con i Seanchan ci sono un bel po’ di questioni che dovrebbero essere risolte, solo che non le vedremo mai risolte perché non avremo mai altre storie. Troppi fili che restano senza una soluzione, anche se probabilmente spiegare tutto avrebbe richiesto davvero tante pagine.

Per quanto riguarda la pipa Sanderson stesso non ha spiegazioni. Niente Potere, che sia Vero o Unico, né effetto ta’veren. Fosse stato Perrin avremmo detto che era entrato nel mondo dei sogni per prendere un po’ di fuoco da qualche altra parte e portarlo dove gli serviva, Rand suppongo che ora sia il Signore del Disegno, non più legato a lui ma per certi versi al di sopra di lui, e capace di fare piccole modifiche nella realtà per semplificarsi la vita.

14 romanzi, non so quante migliaia di pagine. La saga non è perfetta, ci sono punti in cui Jordan ha chiaramente cambiato idea o precisato meglio il suo mondo, magari anche un po’ contraddicendo quel che aveva scritto, cose non necessarie, qualche lungaggine di troppo, goffaggini eccessive nei rapporti fra i due sessi e qualche momento sessista, uno stile di scrittura che si lascia leggere bene ma che non può essere definito eccelso… I difetti sono molti, eppure questa saga è straordinaria. Lo è per la ricchezza del mondo, per la caratterizzazione dei personaggi, per i dubbi morali, per la dimostrazione di cosa possono essere gli esseri umani. La lettura è lunga ma senza dubbio ne valeva la pena, al punto che io e le mie compagne di rilettura abbiamo esitato, sul punto di riaprire di nuovo L’Occhio del Mondo. Per stavolta però siamo riuscite a dire no e siamo passate su Brandon Sanderson.

Il vento soffiò verso sud, attraverso foreste intricate, sopra pianure scintillanti e terre inesplorate. Questo vento non era la fine. Non c’è alcuna fine, né mai ci sarà, al girare della Ruota del Tempo.

Ma fu una fine.

E accadde in quei giorni, come era accaduto prima e come sarebbe accaduto di nuovo, che l’Oscurità calò pesante sulla terra e gravò sui cuori degli uomini, e tutto ciò che era verde avvizzì e la speranza morì. E gli uomini urlarono al Creatore dicendo: O Luce dei Cieli, Luce del Mondo, fa’ che Colui che è stato Promesso nasca dalla montagna, secondo le profezie, come fu in epoche passate e come sarà in epoche a venire. Che il Principe del Mattino canti alla terra che tutto ciò che è verde crescerà e che le valli si riempiranno di agnelli. Che il braccio del Signore dell’Alba ci protegga dall’Oscurità e che la grande spada della giustizia ci difenda. Che il Drago cavalchi ancora sui venti del tempo.

(da Charal Drianaan te Calamon, il Ciclo del Drago.

Autore sconosciuto, Epoca Quarta)

Giunse come il vento, come il vento tutto toccò e come il vento scomparve.

(da Il Drago Rinato

di Loial, figlio di Arent figlio di Halan,

Epoca Quarta)

Fine

dell’Ultimo Libro

de La Ruota del Tempo

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2 risposte a Memoria di luce di Robert Jordan e Brandon Sanderson. Dal capitolo 47 alla conclusione

  1. Raffaello ha detto:

    Che il Drago cavalchi ancora i venti del tempo.

    È stata una cavalcata intensa, anche quest’ultimo libro. Sei arrivata alla fine di questa titanica rilettura e ti ringrazio, perché mi hai fatto ricordare tanti dettagli dimenticati e svelato molti dettagli che non avevo colto. Inoltre mi hai fatto rivivere emozioni che serbo con affetto nel cuore, le emozioni che mi ha dato questa straordinaria (anche se imperfetta…la perfezione non è umana) saga. Ancora una volta lo posso dire: RandLand mi mancherà!

    • Visto il tempo che mi ha preso scrivere questi commenti sono stata più volte sul punto di fermarmi, però le emozioni legate alla saga erano troppo intense anche per me e hanno sempre prevalso sul resto. Io e le altre, finito Memoria di luce, abbiamo seriamente discusso se ricominciare da capo, giusto per dire quanto anche noi siamo state prese dalla rilettura. A livello emotivo questa è un’opera difficilmente eguagliabile. La catarsi finale cancella ogni difetto, ogni imperfezione.

      Che il Drago cavalchi ancora sui venti del tempo.

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