Sul possibile adattamento televisivo di La trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay

La copertina di Ted Nasmith per La trilogia d iFionavar (The Fionavar Tapestry)

OK, pause jokes and politics for a sec. Here’s a Breaking News thing. Short version: The really impressive team that did “Orphan Black” are developing The Fionavar Tapestry for television.

Quest’annuncio è comparso sulla pagina Twitter di Guy Gavriel Kay. Ora, a parte la domanda “che diavolo è Orphan Black?” – io non guardo la televisione e si vede dalla mia pressoché totale ignoranza riguardo a ogni serie anche se famosa – che effetto mi fa questa notizia?

C’erano già stati in passato annunci riguardo a possibili adattamenti, certo per The Lions of Al-Rassan, The Last Light of the Sun e Ysabel, non ricordo se per qualche altra opera, ma erano tutti finiti nel nulla. Ora il momento è più favorevole, l’adattamento di Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, diventato Il trono di spade tramite il passaggio nelle mani di David Benioff e D.B. Weiss, ha dimostrato che un’opera fantasy può riscuotere un successo enorme. Vero è che Il trono di spade, almeno nella prima stagione, è quasi privo di elementi fantasy, così come sono quasi prive di elementi fantasy la maggior parte delle opere di Kay. Non La trilogia di Fionavar. Fionavar, l’opera con cui ha esordito Kay, è anche la sua opera più fantasy, con un Oscuro Signore da sconfiggere, elfi, nani e pure divinità che agiscono al fianco degli esseri umani.

Quello di Fionavar è probabilmente l’adattamento più difficile, l’aspetto fantasy rende necessaria una buona quantità di effetti speciali – a un certo punto c’è pure un drago, se per caso qualcuno non se ne fosse accorto – e potrebbe allontanare parte degli spettatori, e non sono sicura che potrei apprezzare il vedere un volto diverso da quello che ho in mente per personaggi che conosco da 25 anni. Per dire, Robert Redford è un po’ troppo in là con gli anni per poter interpretare Diarmuid dan Ailell, ma non sono sicura di poter accettare qualcun altro. E per fortuna che alla sua prima apparizione Diarmuid riesce persino a essere irritante…

Va bene, cosa ne penso degli adattamenti?

Anche se dovesse essere realizzata, io probabilmente non guarderò la serie televisiva basata su La trilogia di Fionavar. Con Il trono di spade mi sono fermata dopo la quarta stagione, ma avrei potuto tranquillamente fermarmi dopo la seconda senza perdermi nulla. E Kay per me è molto più importante di Martin.

L’illustrazione realizzata da John Howe per la copertina di The Summer Tree

Eppure, anche con il rischio spoiler – qualcuno l’ho subito, ma è da più di 15 anni che conosco il nome della mamma di Jon Snow, quindi quello non è davvero uno spoiler, e gli altri almeno per ora non sono cose significative – e pur avendo sentito commenti riguardo a una qualità più bassa delle ultime due stagioni (la mancanza di una trama ben definita da seguire si è fatta sentire) penso che l’adattamento sia una cosa positiva. Dà una maggiore notorietà all’opera, e se è un’opera bella merita tutta la notorietà in più che riceve. Prima Le cronache del ghiaccio e del fuoco erano una saga fantasy importante per gli amanti del fantasy. Ora sono una saga importante e basta. Il genere non conta più. Ci sono persone che hanno capito che il fantasy può essere bello, e avere cose significative da raccontare, proprio grazie a Il trono di spade. Non tutti, la maggior parte degli spettatori ora conosce Martin e non va oltre lui, o meglio non va oltre la sua opera più famosa, ma anche questo è meglio di niente.

Le differenti vendite fra Le cronache del ghiaccio e del fuoco e tutto il resto sono significative, almeno in Italia la somma delle vendite di tutte le altre opere (La luce morente, Il pianeta dei venti, Il battello del delirio, Armageddon Rag, Fuga impossibile, Il drago di ghiaccio, Il viaggio di Tuf, I canti del sogno, Nella casa del verme, Wild Cards, i graphic novel) non si avvicina neppure a un decimo delle vendite di quella serie di libri che ormai sono noti come Il trono di spade. La fama quindi è concentrata su una singola opera, ma anche una singola opera è già qualcosa per iniziare a smuovere i pregiudizi delle persone, e qualcuno ha comprato anche altre opere. Un buon adattamento può rendere un romanzo, o una serie di romanzi, un bestseller, sia nel caso di un’opera di genere che nel caso di un’opera teoricamente già famosa. Il film del 2005 Orgoglio e pregiudizio ha trasformato in un bestseller un romanzo del 1813, opera che sicuramente in molti non avevano letto (io continuo a non aver mai letto nulla di Jane Austen) ma che non avrebbe dovuto aver bisogno di nulla per diventare più famosa. Davvero qualcuno non sapeva dell’esistenza di quel romanzo? Davvero serviva quell’incoraggiamento per leggere? A quanto pare sì, almeno a giudicare dalle vendite. Non solo.

L’immagine realizzata da John Howe per la copertina di The Wandering Fire

Nel 2011 Fanucci ha pubblicato Il labirinto di James Dashner, l’anno successivo La via di fuga, e poi si è fermato. Lo ha fatto perché i libri non vendevano ed economicamente non aveva senso andare avanti con quella serie. L’adattamento cinematografico del 2014 ha rilanciato i libri trasformandoli in bestseller e ha spinto Fanucci a ripubblicare i primi due romanzi e a pubblicarne un’altra decina. Altri editori hanno tradotto per la prima volta diversi romanzi proprio perché ne era stato realizzato un adattamento. La saga di Geralt di Rivia è arrivata anche in Italia probabilmente grazie al successo di The Witcher, il videogioco basato sui romanzi di Andrzej Sapkowski.

La trilogia di Fionavar è stata pubblicata un bel po’ di anni fa: La strada dei re (The Summer Tree, 1984) è stato tradotto nel 1993 da Sperling & Kupfer, La via del fuoco (The Wandering Fire, 1986) nel 1993, Il sentiero della notte (The Darkest Road, 1986) nel 1994. Questi romanzi in Italia sono fuori catalogo da anni, come le altre due opere di Kay che hanno avuto una traduzione nella nostra lingua, anche se di La rinascita di Shen Tai (Under Heaven) è ancora acquistabile l’ebook. La realizzazione di una serie di successo comporterebbe quasi certamente la ripubblicazione di questi romanzi e, se i romanzi dovessero vendere bene, questo potrebbe portare alla traduzione di altre opere di Kay. Tigana, diventato nel 1990 Il paese delle due lune, è fuori catalogo da almeno due decenni, gli altri romanzi, A Song for Arbonne, The Lions of Al-Rassan, Sailing to Sarantium, Lord of Emperors, The Last Light of the Sun, Ysabel, River of Stars e Chidren of Earth and Sky, non hanno mai avuto una traduzione italiana, nonostante il successo di Kay all’estero.

Le copertine di Martin Springett

Probabilmente io non guarderò l’adattamento di La trilogia di Fionavar, ammesso che venga effettivamente realizzato e non finisca nel nulla come è già successo con le altre opzioni, ma un buon adattamento per me è comunque una cosa positiva.

L’articolo sulla notizia del possibile adattamento della trilogia: http://www.fantasymagazine.it/28213/la-trilogia-di-fionavar-di-guy-gavriel-kay-verso-la-televisione.

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2 risposte a Sul possibile adattamento televisivo di La trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay

  1. Gianluca ha detto:

    Ciao Martina. A me invece piace guardare gli adattamenti cinematografici e televisivi, purchè riesca a leggere prima i romanzi (anche se col Trono di spade, ciò non è avvenuto, confesso). Adoro i diversi punti di vista che un regista adotta… certo il rischio di rimanere delusi è dietro l’angolo e questo lo capisco… molti adattamenti sono mal riusciti e quasi nessuno è esattamente come l’avevo immaginato….
    Sono davvero contento della notizia di Fionavar Tapestry, libri che ho scoperto grazie a te.
    Intanto, sono arrivato all’undicesimo libro della Ruota del tempo, mi sta piacendo tantissimo, anche se comincio ad avvertire quel senso di “malinconia”, pensando che la storia si concluderà tra tre libri… e poi è l’ultimo libro scritto da Jordan, sarà anche per questo, chissà….

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    • A me è capitato in diverse occasioni di sapere che era stato realizzato un film, leggere qualche articolo, e poi andare a leggere il romanzo. La storia infinita di Michael Ende, L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera,Il settimo sigillo di Ingmar Bergman e I cavalieri che fecero l’impresa di Pupi Avati sono i primi che mi vengono in mente, ma sicuramente ce ne sono anche altri. Io sono fondamentalmente una lettrice, cinema e televisione vengono dopo, e più passano gli anni meno ne guardo.
      Probabilmente se la serie verrà realizzata e arriverà in Italia la guarderò. almeno all’inizio, e poi deciderò se andare avanti. La trilogia di Fionavar è troppo importante per me perché io possa ignorare qualsiasi cosa che la riguardi. Ci sono pagine nel terzo romanzo in cui non posso non piangere, anche se so benissimo cosa accadrà. Però sono contenta di sapere che ti ho spinto a leggere la trilogia.

      Dall’undicesimo romanzo in poi La Ruota del Tempo non dà respiro con la sua sequenza di eventi grandiosi e terribili. Quello che i personaggi fanno, il loro modo di essere, è semplicemente straordinario. E naturalmente piango anche qui, nell’undicesimo alla scoperta di un’Aes Sedai dell’Ajah Nera in un capitolo straordinario, e poi nel quattordicesimo, quando il conto del macellaio diventa davvero alto.

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