Lois McMaster Bujold: L’apprendista ammiraglio

L’apprendista ammiraglio è il secondo romanzo del Ciclo dei Vor di Lois McMaster Bujold, e il quarto nell’ordine cronologico interno. Questo l’elenco in ordine di pubblicazione:

  1. L’onore dei Vor (Shards of Honor, giugno 1986);
  2. L’apprendista ammiraglio (The Warrior’s Apprentice, agosto 1986);
  3. La spia dei Dendarii (Ethan of Athos, dicembre 1986);
  4. Gravità zero (Falling Free, dicembre 1987 – gennaio 1988);
  5. Il nemico dei Vor (Brothers in Arms, gennaio 1989);
  6. Le montagne del dolore (The Mountains of Mourning, maggio 1989); confluito ne L’eroe dei Vor (1989);
  7. Il labirinto (Labyrinth, agosto 1989); confluito ne L’eroe dei Vor (1989);
  8. I confini dell’infinito (Borders of Infinity, ottobre 1989); confluito ne L’eroe dei Vor (1989);
  9. Miles Vorkosigan – L’uomo del tempo (Weatherman, febbraio 1990); confluito ne Il gioco dei Vor (1990);
  10. Il gioco dei Vor (The Vor Game, 1990);
  11. Barrayar (Barrayar, 1991);
  12. I due Vorkosigan (Mirror Dance, 1994);
  13. Cetaganda (Cetaganda, 1995);
  14. Memory (Memory, 1996);
  15. Komarr (Komarr, 1998);
  16. Guerra di strategie (A Civil Campaign: a Comedy of Biology and Manners, 1999);
  17. Immunità diplomatica (Diplomatic Immunity: a Comedy of Terrors, 2002);
  18. La criocamera di Vorkosigan (Cryoburn, 2010);
  19. Captain Vorpatril’s Alliance, 2012;
  20. Gentleman Jole and the Red Queen, 2016.

Questa invece è la cronologia interna:

  1. Gravità zero
  2. L’onore dei Vor
  3. Barrayar
  4. L’apprendista ammiraglio
  5. Le montagne del dolore
  6. Il gioco dei Vor (la prima parte del romanzo era apparsa su rivista come Miles Vorkosigan – L’uomo del tempo)
  7. Cetaganda
  8. La spia dei Dendarii
  9. L’eroe dei Vor (antologia che raccoglie Le montagne del dolore, Il labirinto e I confini dell’infinito)
  10. Il nemico dei Vor
  11. I due Vorkosigan
  12. Memory
  13. Komarr
  14. Guerra di strategie
  15. Festa d’inverno a Barrayar
  16. Immunità diplomatica
  17. Captain Vorpatril’s Alliance
  18. La criocamera di Vorkosigan
  19. Gentleman Jole and the Red Queen

L’autrice è famosissima, se non mi sono persa nulla per strada al suo attivo ha sei premi Hugo, tre nebula, tre Locus e un Mythopoeic Fantasy Award, oltre a svariati premi minori, e la maggior parte di questi premi li ha vinti per il Ciclo dei Vor. La prima opera sua che ho letto, L’ombra della maledizione, è un fantasy, ed è il romanzo con cui lei ha iniziato il Ciclo di Chalion. All’inizio il libro mi era sembrato troppo dispersivo, solo nella parte finale mi ero divertita. Non abbastanza, comunque, per andare avanti e leggere gli altri romanzi della serie. Ora comunque è fuori catalogo e difficilissimo da trovare. Anni dopo avevo letto L’anello dell’incantesimo, e quello mi era piaciuto di più, forse anche perché in uno dei personaggi, il padre della protagonista, rivedevo l’orafo Benvenuto Cellini. Il collegamento non era difficile visto che avevo letto la Vita di Cellini poco tempo prima, e mi ha aiutata a sentirmi a mio agio dentro la storia. E i Vor? Gravità zero è un prequel ambientato un paio di secoli prima rispetto agli altri romanzi, e la trama di L’onore dei Vor, che era effettivamente il punto d’inizio della storia, non mi attirava affatto.

Cordelia Naismith, della Sorveglianza Astronomica Betana, è impegnata in una spedizione scientifica che ha come meta un pianeta selvaggio e disabitato. Giunta lì, tuttavia, scopre con orrore che una pattuglia di barrayani ha distrutto il campo base e ucciso uno dei suoi uomini. Peggio ancora, lei stessa cade prigioniera del capitano Aral Vorkosigan, comandante della Marina Imperiale di Barrayar. Tra i due s’instaura subito una forte tensione: Cordelia giudica Vorkosigan un barbaro militarista, mentre Aral è riluttante a considerare quella donna un vero soldato e la osserva con diffidenza. Ma il tempo avrà ragione dell’istinto e, a poco a poco, i due scopriranno di avere in comune, oltre a una spiccata ironia, la stessa amarezza nei confronti di un mondo che sembra aver perduto ogni senso dell’onore. Ma non soltanto: qualcosa di assai più profondo finirà per legare Cordelia ad Aral, determinando il loro destino…

E che noia! Ancora il vecchio cliché della fanciulla indifesa che cade preda del barbaro dal cuore d’oro di cui finisce per innamorarsi. Ma non l’avevamo già vista e rivista questa storia? No, aspetta… L’onore dei Vor è del 1986, forse questo romanzo non sfrutta un vecchio cliché ma ha contribuito a farlo nascere. Ero diffidente, ma i commenti positivi sulla serie erano troppi per poterli ignorare. A un certo punto ho letto Miles Vorkosigan – L’uomo del tempo (pur sapendo che poi era confluito in un romanzo più grande, ma era il testo breve che avevo a disposizione in quel momento) e mi è piaciuto, quindi ho deciso di proseguire con L’onore dei Vor e ho scoperto che la nuda trama non rendeva affatto giustizia alla bellezza del romanzo.

Il successivo (per me lettrice) Festa d’inverno a Barrayar non era nulla più che una storiella marginale, ma era carina. Intanto però la saga è andata fuori catalogo. Qualche mese fa ho letto What Makes This Book So Great di Jo Walton, e la Walton, con il suo entusiasmo per questi romanzi, mi ha fatto tornare voglia di leggere la storia.

Non avendo trovato Barrayar sono passata direttamente a L’apprendista ammiraglio. In questo caso avrei potuto risparmiarmi la lettura. Ho ritrovato quel che tanti anni fa mi aveva infastidita in L’ombra della maledizione, un protagonista che non sa bene cosa fare ed eventi che si susseguono quasi per caso, con solo un minimo controllo su di loro da parte dei personaggi. Dopo le prime pagine, che mi avevano incuriosita, la storia prende un’altra direzione e anche se c’è un motivo preciso per questa svolta con tutto quel che è accaduto in seguito io ero scettica e disinteressata. Se Miles Vorkosigan mi ha lasciata fredda, Elena Bothari mi è sembrata davvero poco convincente, con comportamenti che non hanno nulla a che vedere con la sua educazione, mentre un colpo di scena mi è parso piovere dal nulla e lasciare un vuoto che non è stato rimpiazzato da altro. E per fortuna che non avevo letto la sinossi pubblicata nella quarta di copertina, perché contiene spoiler quasi fino alla fine del romanzo. Dopo la lettura di L’apprendista ammiraglio ho ripreso in mano il testo della Walton, e se ho rivisto il suo entusiasmo mi sono trovata totalmente in disaccordo con lei. Una manciata di pagine conclusive avvincenti non bastano a risollevare un romanzo in cui mi sono trascinata per oltre trecento pagine. Prima o poi cercherò Barrayar per leggerlo, ma al momento non ho nessuna fretta.

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