Rileggendo Elantris di Brandon Sanderson

Non ho ancora finito di commentare Memoria di luce, l’ultimo romanzo di La Ruota del Tempo di Robert Jordan e Brandon Sanderson, però la lettura della saga io e le mie compagne di rilettura l’abbiamo completata da un po’. E allora cosa potevamo fare? Sciogliere il gruppo o tuffarci in un’altra rilettura? La seconda, ovvio, e visto che ci piacciono i mattoni abbiamo deciso di restare su libri di una certa lunghezza. Del resto come posso deludere chi mi conosce? E anche chi non mi conosce, se è per questo. Negli ultimi giorni ben due vicini di tavolo (persone della cui esistenza non mi ero mai accorta) del locale in cui vado abitualmente a pranzare in pausa pranzo hanno fatto una battuta in proposito. Uno ha commentato che gli era sembrato strano non vedermi tirare fuori dalla borsa un libro visto che quel giorno insolitamente – capiterà una volta ogni due-tre anni – prima di prendere il libro avevo fatto una telefonata, l’altro ha scherzato sul fatto che i libri con meno di 600 pagine non li considero neppure. Non è vero, leggo anche i libri brevi, anche se considerando la rapidità con cui leggo i libri brevi nelle mie mani durano ben poco. Quel giorno sul tavolo avevo messo Elantris.

Elantris, già. Abbiamo appena iniziato a rileggere il Cosmoverso, giusto per rinfrescare un po’ la memoria in attesa di Oathbringer. Al momento dico che lo leggerò quando sarà tradotto in italiano, ma questo è qualcosa che dicevo anche per The Gathering Storm di Jordan e Sanderson (non per Towers of Midnight e A memory of Light, una volta letto il primo in inglese era ovvio che sarei andata avanti così) e A Dance with Dragons di George R.R. Martin. E questo non sarebbe neppure il primo testo del Cosmoverso che leggo in inglese visto che ho già letto The Emperor’s Soul, The Hope od Elantris, Sixt of the Dusk e The Stormlight Archive Companion.

È solo martedì (per me che scrivo) e ho già quasi finito la tappa della settimana, mi sa che dovrò rallentare un po’. Non conto di commentare Sanderson così come ho commentato Jordan, un po’ perché un commento accurato è un impegno eccessivo e un po’ perché non ho mai riletto una sola opera di Sanderson prima d’ora, perciò non sarei in grado comunque di fare il tipo di commenti che facevo per Jordan. Il che non significa che non farò commenti. Il primo è legato all’introduzione. In italiano non abbiamo nessuna introduzione perché questo testo compare solo nell’edizione del decimo anniversario pubblicata in lingua inglese (così come le mappe che ho postato qui sopra). L’autore dell’introduzione è lo scrittore Dan Wells, che ha conosciuto Brandon quando ancora entrambi erano solo aspiranti scrittori.

My early novels had so many fantasy clichés they were essentially fan fiction; Brandon’s were so adamantly devoid of cliché that sometimes nothing happened in them at all.

“Hey, Brandon, when do the bad guys show up?”

“These are the bad guys.”

“No, these are just the guys trying to close the main character’s school of magic. Obviously some real bad guys are going to show up, and this guy’s magic is the only thing that will be able to stop them, and his school will save the day because he fought to keep it open, and yay. We can all see it coming. It’s just, why is it taking so long?”

“That’s not going to happen.”

“Of course that’s going to happen. That’s what fantasy novels are about.”

“But they don’t have to be about that. I mean, fantasy can be about anything it wants, right? That’s the point of fantasy. So why can’t this fantasy just be about a guy who’s trying to keep a school open, and that’s the whole story? And it just happens to be a school where people learn sand magic and wear air-powered dueling wrist guns and eat delicious giant insect tofu?”

“Um. I guess it could. So wait, is there really no bad guy? Like, at all?”

And so it went, book after book. Even back then, Brandon wrote books faster than most humans could read them.

La frase che Sanderson sia capace di scrivere libri impiegando meno tempo rispetto a quanto alla maggior parte degli esseri umani serva per leggerli mi fa troppo ridere. Il libro a cui Wells si riferisce, avendo letto il graphic novel, è senza dubbio White Sands. Si tratta di un romanzo inedito che Sanderson che non ha mai trovato il tempo e le energie per revisionare, e che è stato trasformato in un graphic novel. Io ho letto il primo numero – ora che ci penso anche lui è un Cosmoverso e anche lui è in inglese – e sono in attesa della pubblicazione del secondo, anche se preferisco i romanzi.

I libri di Sanderson all’inizio avevano un problema, come ha notato anche il suo agente.

a holy mantra: “The fabric of the universe needs to be in peril.”

“This is a great book, Brandon, but I really don’t feel like the fabric of the universe is in peril.”

“Of course it’s not, this is just a little story about a guy who feels left out of his family.”

“Okay, first, this is actually a huge story about a guy who can create magical armor with his mind and summon food ex nihilo, thereby angering scary void monsters, who also happens to feel left out of his family. So, come on. Second, and more importantly, that big fancy agent you’re working with told you that the fabric of the universe has to be in peril, and it’s not. You need to start imperiling it right now.”

“But at least I have scary void monsters…”

“Imperil it!”

The great thing about a writing group is that you all learn together. The terrible thing about a writing group is that you say an awful lot of really stupid things before you’ve learned anything. It’s honestly a wonder that writing groups produce writers at all, instead of walking insecurities raised entirely in echo chambers of bad advice.

Ci chiedevamo perché i libri di Sanderson catturano e non lasciano più andare il lettore? Perché oltre a tutto il resto (personaggi tormentati e affascinanti, un sistema magico molto originale) ha imparato a mettere in pericolo l’essenza stessa dell’universo. La storia principalmente è legata a

the little human stories inside of the epic were what made the epic worth reading

Gli esseri umani. Hraten. È il cattivo della situazione, giusto? Noi, e gli altri personaggi, lo odiamo così come odiamo il suo fanatismo e l’assolutismo della sua religione che distingue le persone solo in fedeli da un lato ed eretici da convertire forzatamente o da sterminare dall’altro. Una situazione immaginaria che però ci fa riflettere sulla nostra realtà. Possiamo leggere un fantasy come una storia immaginaria che parla di avvenimenti impossibili, in fondo nel romanzo ci sono gli Aon e gli elantriani erano realmente in grado di compiere magie, o quando il libro lo consente possiamo guardare determinate situazioni in cui viviamo anche noi con un distacco che la nostra realtà non ci consente. Perché per quanto Hraten possa essere fetente, lui sa di essere il solo che si erge fra la gente che deve convertire e l’annientamento totale, quindi entro certi limiti è un salvatore. Sarene, personaggio femminile che si trova in un ambiente che non conosce, è vincolata da ben precisi limiti legati al suo sesso, e nonostante questo riesce davvero a cambiare le cose, e Raoden, dannato senza colpa e per nulla disposto ad arrendersi, sono le altre due figure intorno a cui ruota la storia.

Ho ricordi un po’ troppo vaghi del romanzo, ricordo alcuni punti di svolta fondamentali, alcuni episodi, ma altre cose sono sfumate via o forse non le ho mai percepite. Quello che noto ora proviene dal capitolo 4:

Era giunto come una tempesta: perfino Raoden se lo ricordava. La terra stessa si era fratturata, un enorme abisso era apparso al sud e tutta Arelon aveva tremato. Con la distruzione, Elantris aveva perso la sua gloria.

Cioè, Sanderson ci dà un’informazione fondamentale fin da subito, ma dubito che l’altra volta io avessi dato molte importanza a questa frase. E poi l’essenza del Cosmoverso, il ripresentarsi in ogni mondo della figura di Hoid, sono cose che voglio indagare. Intanto apprezzo le raffigurazioni degli Aon inseriti nell’ebook del decimo anniversario. Ho amato le illustrazioni di Il Ritmatista, potrei non amare queste?

Ultima nota: sul sito di Sanderson è possibile trovare un bel po’ di materiale extra sul romanzo: https://brandonsanderson.com/books/elantris/elantris/.

 

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11 risposte a Rileggendo Elantris di Brandon Sanderson

  1. Raffaello ha detto:

    Così, giusto x parlare di riletture e del buon vecchio fantasy anni ’90….Tad Williams quest’anno è tornato a raccontare del regno di Osten Ard…e il libro ha recensioni piuttosto positive. E con questa pulce nell’orecchio, passo e chiudo😂🤣

    • Non ho letto le recensioni di The Heart of What Was Lost ma la pulce nell’orecchio l’avevo già. Non ho segnalato su FantasyMagazine il fatto che Williams avesse ripreso la sua vecchia ambientazione perché non ne avevo avuto il tempo, ma ogni tanto guardo i quattro libri sullo scaffale e mi dico che dovrei proprio rileggerli. Se non l’ho ancora fatto è solo perché sono molti i libri che guardo pensando di doverli rileggere e inevitabilmente scegliere un libro o un autore penalizza tutti gli altri. Ora, evidentemente, per me è il momento di Sanderson, ma Tad Williams arriverà.

      • Raffaello ha detto:

        Ho timore che non verrà mai tradotto in italiano, ma non penso che il suo inglese debba essere particolarmente difficile. Magari ci farò un pensiero!

      • Raffaello ha detto:

        PS: il libro di qui parlo io, cmq non è lo stesso di cui parli tu. Il tuo mi pare di capire sia solo un prequel alla nuova saga, che invece inizia con quello di cui parlo io, che si chiama The Witchwood Crown.

        • Ok. Mi sa che ha scritto più cose, quando deciderò di leggerlo farò un controllo serio. All’inizio del primo romanzo mi pareva che i personaggi vagassero un po’ troppo senza uno scopo, ma da un certo punto in poi la sua storia mi aveva catturata completamente, perciò anche se il ricordo è vago è sufficiente a farmi avere aspettative alte dai libri di Williams.

  2. Livio C ha detto:

    Al momento Sanderson è il mio autore fantasy preferito (ho già in preordine OathBringer in inglese, proprio non riesco ad aspettare l’Italiano). Ritengo la saga della folgoluce un capolavoro (finora), ho amato molto i primi tre libri di Mistborn e gli ultimi della Ruota, ed ho trovato molto carino il Ritmastista.
    Elantris è però quello che mi è piaciuto meno, seguito subito dopo dal Conciliatore. Non che sia scritto male, ma la trama non mi ha appassionato ed i personaggi, interessanti sulla carta, non mi hanno conquistato. Personalmente lo ritengo più debole degli altri suoi libri, e non me la sentirei di rileggerlo.
    La citazione di Dan Wells mi ha fatto riflettere: chissà, forse sono uno di quei lettori che ha davvero bisogno che l’universo sia in pericolo per appassionarsi ad una storia.

    • Anche secondo me Elantris è il meno bello di questi libri, il che non significa che sia brutto. La maggior parte dei libri in circolazione sono ben al di sotto del livello di Elantris, semplicemente poi lo scrittore è maturato e i risultati si vedono nelle altre opere. Per me i suoi capolavori sono i due libri delle Cronache della Folgoluce. Comunque se voglio provare a capire davvero Hoid la rilettura dev’essere completa.
      Al momento Il Ritmatista rimane fuori dalla rilettura perché non è ambientato nel Cosmoverso, ma mi è piaciuto molto l’inserimento dei disegni nella storia e prima o poi rileggerò anche questo libro. Per ora quello che mi ha convinta meno è Calamity, troppa carne al fuoco per un finale che mi è parso frettoloso.
      L’introduzione al romanzo mi piace molto, per questo ho riportato alcuni passaggi. Se leggiamo una storia d’avventura il pericolo è necessario, poi che sia pericolo per l’esistenza del mondo come nella fantasy epica o pericolo per i singoli personaggi, come nello sword and sorcery, per me poco importa se la storia è scritta bene.

  3. Sara Fabian ha detto:

    Wow sembra davvero figo come libro :O non lo conoscevo.
    Poi queste mappe sono fighissime.

    • Purtroppo queste mappe compaiono solo sulla versione americana del decimo anniversario del libro, l’edizione italiana ha – come la corrispondente prima edizione americana – una sola mappa molto più semplice. Io, che sono un pochino fanatica, ho il libro italiano sia in versione cartacea che in versione ebook, e ho l’ebook dell’edizione decimo anniversario proprio perché volevo le mappe, l’introduzione e gli altri contenuti aggiuntivi.
      Secondo me questo è il libro meno bello di Sanderson, cosa non sorprendente visto che è la sua opera d’esordio. Meno bello… per i suoi standard, cioè più bello della maggior parte dei libri in circolazione. Io mi sto divertendo molto, per ora ci sono poche azioni e molte chiacchiere (anche se avendolo già letto so che ci sarà la solita accelerata finale), ma i personaggi mi piacciono troppo.

      • Sara Fabian ha detto:

        🙂 beh non sei la sola ad avere tante versioni. Io personalmente non ne ho ma c’è una mia amica che ha diverse versioni per molti libri. 🙂 Comunque un bell’articolo, per far conoscere cose nuove!

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