John E. Williams: Augustus

Di John E. Williams avevo letto un paio d’anni fa il famosissimo Stoner. Per quanto scritto bene, avevo trovato il libro troppo deprimente perché potesse piacermi, con un protagonista che più che vivere la sua vita in prima persona si lasciava vivere. Ho dato a Williams una seconda possibilità perché Augustus è un romanzo storico, genere che mi piace.

L’inizio non è stato dei migliori, nella nota introduttiva l’autore ha scritto

alcuni errori di fatto, in questo libro, sono voluti. Ho modificato l’ordine di numerosi avvenimenti. Ho inventato là dove i dati storici sono incerti o incompleti. E ho creato alcuni personaggi cui la Storia non fa cenno.

[…]

Ma, se in questo lavoro sono presenti delle verità, sono le verità della narrativa più che della Storia. Sarò grato a quei lettori che lo accoglieranno per ciò che vuol essere: un’opera dell’immaginazione.

Ok, questo è un romanzo storico o no? Siamo all’annoso problema, quanto c’è di inventato in questi romanzi? Io preferisco che, per quanto possibile, il romanzo sia fedele alla storia. È ovvio che i dialoghi siano inventati e i sentimenti dei personaggi pure, ma vorrei che i fatti tramandati dalla storia venissero narrati rispettando la giusta collocazione spazio-temporale, così come i ruoli svolti dai vari protagonisti dell’evento. Ho letto il libro di Conn Iggulden contenente i due romanzi Le porte di Roma e Il soldato di Roma, un bel po’ di anni fa, sbuffando tutto il tempo per le continue libertà che si prendeva lo scrittore. Alla fine, nella postfazione – che non posso citare perché alla prima occasione utile ho regalato il libro a una vendita per beneficenza – lo scrittore spiegava di aver volutamente modificato alcuni elementi per rendere più drammatica e avvincente la sua storia, come se la storia di Cesare non fosse avvincente di suo. Iggulden mi aveva decisamente irritata.

Preferisco di gran lunga l’approccio di Guy Gavriel Kay, che chiama il suo personaggio Rodrigo Belmonte e non Rodrigo Diaz, e che lo fa vivere in Al-Rassan piuttosto che in Spagna. I luoghi, l’atmosfera, li riconosco, ma sapendo che quel mondo è inventato non ho la pretesa di ritrovare fatti che so che nella nostra realtà storica sono avvenuti.

Con Ottaviano Augusto per la verità Williams correva, almeno con me, meno rischi di quanti ne corresse Iggulden con Caio Giulio Cesare, visto che conosco la vita di Cesare molto meglio di quanto conosca quella di suo nipote/figlio. Infatti, salvo per un paio di dettagli, non ho avuto sospetti sul fatto che Williams stesse giocando con la storia, al di là dell’inevitabile consapevolezza di essere impegnata a leggere un romanzo. E l’approccio di Kay in questo caso non sarebbe andato bene, mentre per Iggulden sarebbe stato un approccio più corretto. Iggulden narrava di guerre e di avventura, e quelle possono essere affascinanti indipendentemente dal mondo in cui sono vissute, Williams era interessato a un approfondimento psicologico che risuonava molto di più perché il protagonista era Ottaviano e non un qualsiasi personaggio inventato e, bene o male, noi conoscevamo la sua storia.

Io ho quest’edizione. Avete idea di quante volte l’immagine di copertina mi ha ingannata e io ho preso in mano il libro sottosopra per leggerlo?

Augustus è un romanzo costituito da testi scritti. Non ci sono dialoghi o eventi in presa diretta, ma una moltitudine di personaggi che scrivono – in genere a qualcun altro ma a volte anche a loro stessi – di eventi che hanno vissuto in prima persona. I tempi si intrecciano, a un documento scritto immediatamente dopo che un evento si è verificato ne può seguire un altro che lo illumina essendo stato scritto trent’anni dopo, e poi un altro ancora che dona un nuovo punto di vista a una distanza che magari è solo di un paio di anni dal fatto narrato. Ci sono riflessioni private, lettere di amici, documenti ufficiali, e lo stile varia a seconda di chi è l’autore del testo che stiamo leggendo e pure di chi è il destinatario. Con una struttura di questo tipo l’azione è molto meno importante della riflessione, e se il romanzo non ha certo un ritmo incalzante ne guadagna parecchio in profondità.

La storia è divisa in tre parti ed è chiusa da un epilogo. Nella prima parte il giovane Ottaviano prende gradualmente il potere e sconfigge tutti i suoi nemici. Noi sappiamo che lo farà, è storia, perciò possiamo sorridere di certi errori di valutazione e avere aspettative per particolari eventi che non avremmo se non conoscessimo il protagonista. Nella seconda parte assistiamo ai giochi di potere che ci sono intorno all’imperatore, fino alla designazione del suo successore. Nella terza parte, finalmente, è Augusto a narrare, nelle vesti di un uomo anziano che riflette su ciò che ha fatto donando una nuova luce a tutto quel che si è letto prima. Costruito da tanti piccoli tasselli, in cui il risultato finale è molto più della somma delle singole parti, Augustus è davvero un bel libro.

Un estratto: https://flipbook.cantook.net/?d=%2F%2Fedigita.cantook.net%2Fflipbook%2Fpublications%2F139516.js&oid=25&c=&m=&l=en&r=https://fazieditore.it&f=epub.

Questa voce è stata pubblicata in anteprima, impressioni di lettura e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a John E. Williams: Augustus

  1. Livio C. ha detto:

    Ho letto questo romanzo almeno venti anni fa, e ne ho un bellissimo ricordo.
    Ormai i dettagli sono svaniti nella memoria, ma dei vari libri su Ottaviano che ho letto, questo è quello che mi era piaciuto di più. Ne ho proprio un bel ricordo.

    "Mi piace"

  2. librini ha detto:

    io al contrario di te sono ignorante in storia antica e ho letto Augustus con gran piacere. ora però dovrò leggere qualche altro romanzo storico in materia, possibilmente dello stesso periodo. pensavo a Cleopatra della McCollough (l’autrice di Uccelli di Rovo) o qualche biografia di Cicerone… Trovo comunque che la scrittura di Williams sia, nella sua semplicità, affascinante. Anche stoner mi era piaciuto: è vero, è uno che si lascia vivere, proprio per questo è così vero. è un eroe non eroe.

    "Mi piace"

    • Io della McCullough ho letto l’intera serie dedicata all’antica Roma, sono fra i romanzi storici che amo di più. Secondo me ti conviene leggerli tutti nell’ordine, altrimenti rischi di perderti qualcosa nel modo di rapportarsi dei personaggi perché ti manca la loro storia passata.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.