Carrie Fisher: I diari della principessa. Io, Leia e la nostra vita insieme

Carrie Fisher, chi era costèi? A volte la nostra mente fa associazioni strane. Guardando la copertina del libro di Carrie Fisher I diari della principessa. Io, Leia e la nostra vita insieme, mi sono chiesta perché lo avessi letto, e mi è venuta in mente la frase di don Abbondio Carneade! Chi era costui?

Carrie Fisher, chi era costéi? E soprattutto, perché io ho letto I diari della principessa?

Io mi considero moderatamente appassionata di Guerre Stellari, o Star Wars. Ho visto in televisione diverse volte quelli che ora sono noti come Episodio IV, V e VI quando ormai da anni erano diventati opere di culto. E poi ho visto Episodio I al cinema, una sola volta, e la mia conoscenza con la galassia lontana lontana si è fermata lì. Niente gadget, se non un paio di miniature comprate all’epoca dai miei genitori e poi disperse per disinteresse con il trascorrere del tempo, o ora i Lego per le figlie. Se mai sono stata una fan lo sono stata di un singolo attore, Harrison Ford, di cui per anni ho guardato tutti i film a cui prendeva parte. Guerre Stellari era solo una parte della sua carriera, per me non più importante di Indiana Jones, Witness. Il testimone o di diversi altri che non cito perché la filmografia di Ford è abbastanza lunga.

Carrie Fisher? Sì, la principessa dalla pistola facile e la pettinatura assurda. Ha fatto altro nella sua vita? Boh. E anche quell’altro, il biondino, Luke Skywalker… sì, Mark Hamill, ha fatto altro? Ma ha importanza? Ora ovviamente è facile saperlo, basta fare un giro su internet per avere tutte le informazioni del caso, ma questo rende un’idea di quale sia stato il mio coinvolgimento in Star Wars, che non so neppur bene se chiamare Star Wars, come si usa ora, o Guerre Stellari, come si faceva all’epoca in cui ho conosciuto i film. Facendo un controllo ora, per scrivere quel che sto scrivendo, scopro di non aver mai visto la Fisher o Hamill in opere diverse dalla trilogia originaria di Star Wars, mentre ho visto altri 15 film con protagonista Ford.

Certo, quest’estate ho letto il saggio di Chris Taylor Come Star Wars ha conquistato l’universo, il che se non altro prova che so che esiste tutto un mondo intorno a quei quattro tre film che ho visto. E dunque?

Carrie Fisher è morta, lo sappiamo tutti. Ha avuto la sfortuna di avere problemi cardiaci su un aereo in fase di atterraggio, non il momento migliore per ricevere adeguata assistenza medica, e nel giro di quattro giorni il suo cuore ha smesso di battere. Un mese prima l’attrice aveva pubblicato The Princess Diaries, il suo settimo libro fra romanzi e semi-biografie. Sull’onda emotiva della morte il 15 gennaio il libro ha raggiunto il primo posto nella classifica di vendite del New York Times per la categoria non-fiction ed è rimasto nella top 15 anche nelle successive 5 settimane. Quando poi è arrivato il momento di scegliere le opere più significative per l’assegnazione del premio Hugo I diari della principessa è arrivato in finale, segno che i fan hanno apprezzato quel che avevano letto. Le altre opere finaliste sono Words Are My Matter: Writings About Life and Books, 2000-2016 di Ursula K. Le Guin, libro che poi ha vinto il premio (già comprato, considerando come scrive Ursula ho grandi aspettative su questo libro), The Geek Feminist Revolution di Kameron Hurley (già letto e apprezzato), Traveler of Words: Conversations with Robert Silverberg di Robert Silverberg e Alvaro Zinos-Amaro (non so se lo leggerò mai, conosco l’importanza di Silverberg, ma i suoi due romanzi che avevo letto anni fa non mi erano particolarmente piaciuti. Però la saggistica è diversa dai romanzi… Vedremo…), The View From Cheap Seats di Neil Gaiman (già comprato ma ancora da leggere, come un altro paio di libri di Gaiman. Ma dove va a finire il tempo per leggere?) e The Women of Harry Potter, serie di post pubblicati da Sarah Gailey sul blog di Tor (alcuni li ho letti e mi sono piaciuti, devo completare la lettura).

Chi vota per il premio Hugo è qualcuno che ama il fantastico e lo conosce, giusto? Al di là di quando alcuni gruppi vogliono far vincere determinate opere per motivi politici, più passa il tempo e più diventa difficile fidarsi anche dei premi (anche se, senza voler togliere nulla agli altri, ho il sospetto che il premio a Words Are My Matter sia più che meritato).

Mi sono fatta anch’io prendere dall’onda emotiva quando ho deciso di leggere questo libro? Probabilmente, anche se per certi versi io mi giustifico dicendo che per scrivere determinati articoli ho bisogno di leggere e se ho la ragionevole certezza che se il libro non fosse stato tradotto in italiano lo avrei ignorato, mentre ho comprato senza esitare tre degli altri libri (e se due non li ho ancora letti è perché raramente leggo contemporaneamente due o più libri in inglese e al momento ho fatto altre scelte) e letto parzialmente l’opera che è disponibile online.

Sapevo, prima ancora di prendere in mano I diari della principessa, che la Fisher parlava della sua relazione clandestina con Harrison Ford, 14 anni più grande di lei, sposato e con due figli. Il gossip non mi interessa particolarmente, quindi per quanto io possa essere interessata a Ford come attore, non ero sicura di voler conoscere i dettagli della loro relazione. Dettagli che, tutto sommato, non ci sono. Carrie racconta come abbiano fatto a finire a letto la prima volta e poco più. La prima parte del libro parla di lei, della sua crescita di ragazza figlia di due celebrità in declino, del modo in cui ha ottenuto la parte e delle sue insicurezze, e non mi è sembrata particolarmente folgorante. La sezione centrale è costituita da alcune pagine del diario che la Fisher teneva all’epoca, e qui Harrison Ford non è quasi neppure nominato. Compare più spesso un generico lui, ma solo come alterità in cui la ragazza cerca di conoscere sé stessa. Sono i dubbi di una diciannovenne che non sa bene quale direzione prenderà la sua vita, dubbi a volte interessanti e a volte banali. L’ultima parte è quella della star che si guarda indietro, che ricorda la diciannovenne travolta da un successo imprevedibile e con cui fatica a conciliarsi. Ci sono punti in cui traspare la fragilità, il desiderio di capire, di essere diversa, di essere… più, ed è qualcosa che io capisco benissimo pur avendo una vita diversissima da quella dell’attrice.

Il diario è più importante per Carrie che lo ha scritto che per chi lo legge, che non vi trova nessuna particolare rivelazione sui film o su coloro che lo hanno realizzato, se si eccettua l’informazione che i due attori hanno avuto, per la durata delle riprese, una relazione sessuale segreta.

Quando leggiamo un libro il nostro apprezzamento dipende spesso dalle nostre aspettative. Se so di leggere un libro per bambini ho aspettative diverse rispetto a quelle che ho quando leggo un fantasy da adulti, e ho aspettative ancora diverse quando leggo un classico e altre ancora quando leggo un saggio. Ho iniziato la lettura del libro della Fisher avendo in mente quello di Taylor, ma ovviamente sono due cose diverse. Della Carrie imbranata dell’inizio m’importava poco, eppure il libro è la Carrie imbranata. Dei dettagli di quanto fatto dai due attori m’importava ancora meno, e per fortuna non ci sono. Quando ho smesso di avere aspettative ho visto la fragilità della ragazza e la forza con cui, anni dopo, la donna ci scherzava sopra, e da questo punto di vista I diari della principessa mi è piaciuto. Non è certo un libro che io inserirei fra i finalisti dello Hugo, dove mi aspetto di trovare analisi articolate sulle opere fantastiche e non le difficoltà emotive di una giovane, ma se non si ha la pretesa di trovare in questo libro quello che non c’è può essere una lettura piacevole.

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