Marion Zimmer Bradley e Diana L. Paxon: La spada di Avalon

Da qualche anno leggere Marion Zimmer Bradley è diventato difficile. Le accuse di molestia da parte della figlia Moira, arrivate diversi anni dopo la morte della madre, la quale non può quindi difendersi in alcun modo, sono pesanti. Normalmente accuse di questo tipo sarebbero sufficienti a farmi girare alla larga da un autore, però io ho iniziato a leggere le opere della Zimmer Bradley oltre trent’anni fa e non riesco a conciliare quel che lei scriveva con ciò di cui la figlia l’ha accusata. Non è solo che mi piacerebbe pensare bene di qualcuno che apprezzo, è che proprio le sue opere mostrano un’attenzione e un rispetto nei confronti di donne e bambini che contrastano totalmente con quanto detto dalla figlia, al punto da rendermi incapace di riunire le due immagini in un’unica persona.

Nel 2014, al momento delle accuse, mi ero chiesta se sostituire la frase che ho associato al blog nel momento in cui l’ho creato, “Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda”, con un’altra. La frase proviene dall’inizio di Le nebbie di Avalon, il primo romanzo della Zimmer Bradley che abbia mai letto e uno dei più influenti nel determinare il mio successivo percorso di lettrice. Non solo, la frase ha un significato importante, sia nel senso magico narrato dal romanzo che nella nostra realtà. Giusto ieri mi sono imbattuta in un vecchio articolo di Ursula K. Le Guin sul potere dell’immaginazione e sull’importanza che riveste per modificare la realtà in cui viviamo: https://voxpopulisphere.com/2016/10/28/17061/. Nel bene e nel male noi creiamo il mondo che ci circonda, e dobbiamo fare attenzione a quel che facciamo.

La spada di Avalon, che contrariamente alle mie abitudini ho letto un bel po’ di anni dopo la sua pubblicazione italiana, riporta il lettore nella Britannia e nelle atmosfere di Avalon. In realtà il romanzo non è esattamente un’opera della Zimmer Bradley. A scriverlo, nel mondo creato dall’autrice più famosa, è stata Diana L. Paxon. La Zimmer Bradley è morta nel 1999, da quel momento diverse autrici che avevano collaborato con Marion quando era ancora in vita hanno continuato a narrare storie ambientate nei suoi mondi, donando negli ultimi anni parte delle royalties ad associazioni tipo Save the Children e Rape, Abuse & Incest National Network. Deborah Wheeler, pseudonimo di Deborah J. Ross, si è concentrata su Darkover, Diana Paxon su Avalon. La differenza non è un dettaglio da poco, fra le due autrici quella con le maggiori capacità è la Ross.

Della Paxon mi erano piaciuti i racconti pubblicati nelle varie antologie Sword and Sorceress, ma non avevo apprezzato l’unico romanzo integralmente suo che ho letto, Il dente del serpente. Insomma, ho preso il libro per curiosità, ma le perplessità erano forti, anche perché per quanto importante sia stata la Zimmer Bradley per me come lettrice, non è che io apprezzi tutte le sue opere. In linea di massima amo i romanzi scritti negli anni ’70 e ’80. Sono poche le opere di questo ventennio che non apprezzo, come al contrario sono poche le opere scritte prima o dopo questo ventennio che apprezzo. La spada di Avalon, datato 2009, esce da questo periodo e anche se non sapremo mai quante idee della Zimmer Bradley contenga non c’è dubbio che le parole siano della Paxon. Paxon che comunque aveva già scritto L’alba di Avalon (2005) e La dea della guerra (2007) e che con i suoi saggi sulla spiritualità pagana (testi mai tradotti in italiano) si è dimostrata molto attenta alle atmosfere di cui sono intessuti questi romanzi.

La cronologia di Avalon è complicata. I romanzi sono tutti autoconclusivi, con quello che è diventato l’ultimo che è stato scritto per primo, ma i continui salti avanti e indietro nel tempo possono spiazzare. Al di là di Le nebbie di Avalon credo di non averne riletto nessuno, perciò per la sequenza cronologica degli eventi – comunque non necessaria per la lettura – mi rifaccio a quanto dice Wikipedia:

  • prima del 2000 a.C.: Le luci di Atlantide (romanzo che ruota attorno alla serie)
  • 2000-1995 a.C. (circa): L’alba di Avalon (5º romanzo della serie)
  • a.C, (circa): La spada di Avalon (7º romanzo della serie)
  • 40-61 d.C.: La dea della guerra (6º romanzo della serie)
  • 81-96 d.C.: Le querce di albion (2º romanzo della serie)
  • 96-118 d.C.: La signora di Avalon, Parte I (3º romanzo della serie, pp. 17–202, La saggia)
  • 249 d.C.: La sacerdotessa di Avalon, Parte I (4º romanzo della serie, pp. 19–24, Prologo)
  • 259-271 d.C.: La sacerdotessa di Avalon, Parte I (4º romanzo della serie, pp. 25–159, La via verso l’amore)
  • 271/2-285 d.C.: La sacerdotessa di Avalon, Parte II (4º romanzo della serie, pp. 161–238, La via verso il potere)
  • 285-293 d.C.: La signora di Avalon, Parte II (3º romanzo della serie, pp. 203–392, La somma sacerdotessa)
  • 293-306 d.C.: La sacerdotessa di Avalon, Parte II, Capitoli 12-14, (4º romanzo della serie, pp. 239–296, La via verso il potere)
  • 307-329 d.C.: La sacerdotessa di Avalon, Parte III (4º romanzo della serie, pp. 297–433, La via verso la saggezza)
  • 440-452 d.C.: La signora di Avalon, Parte II (3º romanzo della serie, pp. 393–563, Figlia di Avalon)
  • 461-539 d.C.: (circa): Le nebbie di Avalon (1º romanzo della serie)

La spada di Avalon tutto sommato è un libro inutile. La spada, ovviamente, è Excalibur, e viene forgiata in queste pagine, ma davvero avevamo bisogno di vedere la sua forgiatura? Ci sono alcuni passaggi interessanti, anche affascinanti, ma si tratta di parti troppo brevi in una storia che si trascina in varie località d’Europa con personaggi che parlano molto più di quanto agiscano e che spesso sono una semplice ripetizione di figure già viste in passato. Forse l’autrice avrebbe fatto meglio a scrivere un racconto lungo invece di un romanzo di quasi 500 pagine, trascurando svariati episodi fini solo a sé stessi. Per quanto una certa staticità sia caratteristica delle atmosfere di Avalon, alla lunga i romanzi si sono ripiegati su loro stessi e su rimandi ad altre vite e ad altri luoghi, perdendo così la capacità di comunicare direttamente con il lettore.

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