Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 18: Sam

Secondo punto di vista nuovo presentato da George R.R. Martin in A Storm of Swords: Samwell Tarly. Come già avvenuto con Jaime Lannister all’inizio del romanzo o con Theon Greyjoy (imparerò mai dove vanno le “Y” e dove la “J” o dovrò controllare per tutta la vita?) in A Clash of Kings, si tratta di qualcuno che già conoscevamo. A Clash of Kings (Il regno dei lupi e La regina dei draghi) aveva presentato un altro punto di vista nuovo, Davos Seaworth, e in quel caso si era trattato di una località che non avevamo mai visto, con personaggi di cui – con l’eccezione di Stannis Baratheon, non avevamo mai nemmeno sentito parlare. La differenza non è da poco, se conosciamo già il personaggio è più semplice calarci nella storia, se dobbiamo scoprire tutto serve più tempo non solo a noi ma anche a Martin, che ci deve dare un motivo per interessarci a quel personaggio e creare tutta una serie di comprimari nuovi. Un problema dato da A Feast for Crows (Il dominio della regina e L’ombra della profezia) è legato proprio alla presenza di diversi punti di vista nuovi e di un contesto che, almeno all’inizio, dice poco al lettore. E punti di vista e trame nuove ce ne saranno anche in A Dance with Dragons (I guerrieri del ghiaccio, I fuochi di Valyria, La danza dei draghi), per la frustrazione di chi avrebbe voluto vedere la storia farsi più compatta e andare verso la conclusione invece che allargarsi ancora. Per me non è un problema, mi piace come scrive Martin e può andare avanti ad allargarsi finché gli pare a patto di mantenere questa qualità nella scrittura, ma ho il vago sospetto che in molti la pensino in tutt’altro modo…

Tempesta di spade – e considerando gli avvenimenti narrati questo titolo sarebbe stato più appropriato per una delle due successive parti in cui Mondadori ha diviso il romanzo, I fiumi della guerra e Il portale delle tenebre – porta al centro dell’attenzione Sam. Con Jon lontano, in mezzo ai Bruti, avevamo bisogno di conoscere le sorti dei Guardiani della notte, e chi meglio di Sam?

Avevamo lasciato i Guardiani della notte nel prologo, attaccati dagli Estranei. Sapevamo che qualcuno era fuggito visto che Jon ci ha ricordato che con Jeor Mormont c’erano 300 confratelli e che Harma Testa di cane ha detto che i morti sono tra i 100 e i 200, con una forbice così ampia sul numero preciso perché la neve ha nascosto molti cadaveri. Ora scopriamo quel che è successo. A pagina 265. Martin si diverte a farci aspettare, è uno dei modi in cui ci ha catturati. Quando Jaime ha spinto Bran giù dalla torre io volevo solo sapere se sarebbe sopravvissuto al volo oppure no, conoscevo troppo poco gli altri personaggi per essere davvero interessata ai loro intrighi. Quanto finalmente ho avuto la risposta che cercavo ero così interessata agli intrighi e alle sorti degli altri che non mi sarei più voluta fermare. Di fatto non mi sono più fermata, se escludiamo gli intervalli di attesa della pubblicazione dei vari libri.

Sam cammina stancamente. La sua stima è che siano scappati in poco più di 50, quindi la situazione è molto peggiore rispetto alle ipotesi dell’altro capitolo. Freddo, stanchezza, paura, e l’unica cosa che si può fare è andare avanti. Oppure arrendersi.

Morti che camminano ed Estranei, è dal prologo di Il trono di spade che li stiamo aspettando, e ora sono arrivati a distruggere gli unici che in qualche modo provano a opporsi a loro. L’aspetto fantasy della saga, che Martin ha accuratamente centellinato, sta irrompendo con sempre maggiore forza.

Sam ha fatto volare tutti i corvi, come richiesto da Mormont. Peccato che si sia dimenticato di affidare loro un qualsiasi messaggio. Ali oscure, oscure parole, di dice nei Sette Regni, ma cosa possono pensare alla Barriera vedendo arrivare tutti i corvi e non una sola parola? Mance Raider, che i Guardiani della notte li conosce perché era uno di loro, è convinto che Bowen Marsh sia un bravo attendente ma che non abbia la stoffa del comandante. Cosa farà Bowen quando verranno avvistati i corvi?

Malgrado tutto il caos della notte Mormont non ha perso la testa e ha usato le frecce incendiarie, peccato che non siano bastate. La presenza di un orso ci dimostra che i non-morti non sono solo esseri umani. A proposito di orso, per alleviare l’atmosfera durante la fuga Grenn cita la canzone L’orso e la fanciulla bionda. Non proprio la scelta più felice, date le circostanze, ma Martin si diverte a renderci familiari determinati dettagli marginali del suo mondo in modo che quando torneranno e acquisteranno un diverso significato avranno una forza ancora maggiore. Il settimo episodio della terza stagione della serie televisiva Il trono di spade si intitola proprio L’orso e la fanciulla bionda, e per quanto la canzone possa avere un ruolo nella trama, quel che più conta è dove sono e ciò che fanno l’orso e la fanciulla bionda (e naturalmente è importante anche l’identità della fanciulla, ma qui entreremmo in zona spoiler).

Nel capitolo mi è anche cascato l’occhio su un errore di traduzione, una svista minore. Vale ancora la pena di segnalarli? Potrebbe sembrare irrispettoso, visto che Sergio Altieri è morto, ma sono sempre stata infastidita dal buonismo nei confronti dei morti che ci porta a dire (almeno ufficialmente) che sono sempre i migliori che se ne vanno. La traduzione di Altieri, che complessivamente rende bene l’atmosfera della saga, ha molte piccole pecche, cosa di cui pure lui era consapevole. Tutti facciamo errori, lui aveva riconosciuto i suoi ed era giustamente andato avanti, e se io noto qualcosa che non va, anche di piccolo, è solo per rendere giustizia al testo di Martin e non per accanirmi contro Sergio.

Quando Sam si sta lasciando andare Grenn prova a risollevagli il morale con tutto ciò che gli viene in mente.

«Pensa ai corvi, allora.»

«Non sono mai stati miei, quei corvi.»

Perché Sam risponde che quei corvi non sono mai stati suoi? Lo scambio di battute, così com’è, non ha senso. È questo che mi ha fatto sospettare che qualcosa non andasse, la mancanza di logica. Non sto confrontando sistematicamente il testo originale con la traduzione, ma visto che non ho fretta di conoscere gli eventi perché li conosco già noto meglio certi dettagli e in questo caso mi viene naturale fare un confronto. Sam nega che i corvi siano suoi per un motivo molto semplice, Grenn gli ha detto “Think about your ravens, then.” Con Grenn che usa il pronome la risposta di Sam ha senso, altrimenti no.

I ricordi di Sam ci mostrano una scena disperata, e temo che questo sia solo un assaggio di quel che i Sette Regni vedranno. Non si costruisce una Barriera così alta se non si ha intenzione di buttarla giù, vero Martin? In teoria la Barriera potrebbe tenere Estranei e non-morti a nord, in pratica a livello narrativo è tutto più drammatico se la Barriera crolla e tutti devono combattere perché il genere umano non scompaia.

Sam cede allo sfinimento e Piccolo Paul lo trasporta, almeno fino a quando un Estraneo non lo ammazza. Sam trova fa qualche parte il coraggio della disperazione, attacca a sua volta l’Estraneo e questi si scioglie. Perché? Perché lui ha usato il pugnale di ossidiana, o vetro di drago, come viene talvolta chiamata l’ossidiana nei Sette Regni. Il pugnale che gli ha donato Jon, dopo che grazie a Spettro hanno trovato una scorta di armi di ossidiana accuratamente nascoste al Pugno dei Primi Uomini. I Figli della Foresta, e anticamente anche i Guardiani della notte, conoscevano l’importanza dell’ossidiana, ma con la trasformazione in leggende delle informazioni sugli Estranei anche l’ossidiana è stata dimenticata. Forse è ora di scoprire quale verità si celi dietro le antiche leggende, peccato che i Guardiani della notte non possano far visita al Museo dell’ossidiana che si trova a Paun in Sardegna: https://www.marecalmo.org/2017/07/26/oro-nero-antichita-museo-ossidiana-di-pau/. Per ora tutto quello che Sam e Grenn possono fare è camminare.

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4 risposte a Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 18: Sam

  1. Marcello ha detto:

    Ciao Martina, spero ti faccia piacere sapere che l’indice di questa tua rilettura è andato avanti. Ho però cambiato il tipo di documento, perchè il precedente link stava diventando troppo lungo e ingestibile. Qui puoi trovare la versione aggiornata, personalmente mi sembra di più immediata fruizione: https://goo.gl/vUWfEt

    Ne approfitto anche per farti i complimenti per questi post, che mi stanno tenendo compagnia con la mia rilettura in lingua inglese, e mi sono utili quando mi perdo qualcosa.
    Ti segnalo inoltre, se vuoi correggerlo, che ho avuto difficoltà a trovare il capitolo 12 (Jon) de “La regina dei draghi”, in quanto è stato pubblicato per sbaglio come “Il regno dei lupi”,

    • Grazie sia per il lavoro che fai per la segnalazione, ogni tanto la mente fa strani scherzi e ci fa scrivere una cosa invece di un’altra. Ho corretto il titolo, non l’indirizzo della pagina in modo che il tuo link rimanga valido.

      • Marcello ha detto:

        Lieto che il mio lavoro ti sia stato utile, ne approfitto per segnalarti che il mio indice è aggiornato e a pari con la tua rilettura di Tempesta di Spade.

        Purtroppo ho notato che c’è un altro errore, che inizia col tuo post sul capitolo 12 di Tempesta di Spade (Arya). Quello in realtà è il capitolo 13, e da quel punto in poi tutti i tuoi post sono scalati indietro di un numero. Per intenderci, questo capitolo di Sam è il 18 e non il 17. Credo sia più immediato vederlo che spiegarlo, se apri il link al mio indice del precedente commento.

        • Grazie. Ho letto il tuo commento di corsa, quando non avevo tempo per correggere gli articoli, e poi me ne sono dimenticata per diversi giorni. Odio quando faccio un errore nel titolo perché anche se lo correggo l’errore rimane nell’indirizzo della pagina. Certo, potrei cambiare anche l’indirizzo della pagina, ma se qualcuno ha inserito il link in una sua pagina poi il link non funziona più.
          Evidentemente ho mi sono confusa quando ho contato i capitoli per sapere quale fosse il numero del capitolo di Arya, mentre per i successivi mi sono basata su quanto avevo scritto prima e mi sono trascinata dietro l’errore finché non me lo hai fatto notare tu. E riguardando quel che avevo fatto ho notato anche che a uno degli articoli avevo dimenticato d’inserire il tac “George R.R. Martin rilettura”. L’errore è sempre dietro l’angolo, e può prendere le forme più diverse.

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