Raymond Chandler: Il grande sonno

Nessuna delle due persone che si trovavano nella stanza fece attenzione al mio bizzarro modo di entrare in una casa. Eppure solo una era morta.

Parlando di modo bizzarro per entrare Philip Marlowe si riferisce al fatto che è appena passato dalla finestra e non dalla porta. Marlowe è così, spiega quello che fa senza essere disturbato da nulla: che né l’uomo né la donna presenti nella stanza siano rimasti in alcun modo sconvolti dal suo ingresso è un dato di fatto, e come tale lo presenta. È un dato di fatto pure che uno dei due sia morto, e anche se fino a un attimo prima lui lo sospettava pur senza esserne certo, pure la presenza di un cadavere è un dato di fatto che non può essere cambiato, quindi perché farsene sconvolgere?

Il romanzo è Il grande sonno, la storia con cui Raymond Chandler presenta per la prima volta ai lettori un personaggio che sarebbe diventato iconico. Marlowe, con il suo modo di fare compassato, inizia a indagare su un tentativo di ricatto e si ritrova a far luce su una serie di inganni notevole, in cui sono parecchi i personaggi che hanno qualcosa da nascondere e che agiscono alle spalle degli altri. Io ero completamente spiazzata, se spesso mi ritrovo a intuire in anticipo quel che avverrà in un romanzo qui non mi è quasi successo. Marlowe è decisamente più intelligente di me e molto più bravo a mettere insieme i vari elementi per ricostruire quel che è avvenuto. Eppure, per quanto Chandler sia stato capace di giocare con me e di portarmi fino alla fine per rivelarmi quel che era – e che sarebbe – successo, questa lettura mi ha confermato una cosa: il giallo non è il mio genere. Ho visto chissà quanti telefilm polizieschi e spesso mi sono divertita, ma quando ho letto qualche libro mi sono ritrovata ad arrivare alla fine più perché ormai avevo iniziato la lettura che per altro. Quella di Chandler è una storia interessante, Philip Marlowe è un bel personaggio, ma dubito che in futuro mi ritroverò mai a pensare a loro, a meno che qualcuno non me li riporti in mente. Questo non è uno di quei libri che mi accompagnerà nel corso del tempo.

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2 risposte a Raymond Chandler: Il grande sonno

  1. Raffaello ha detto:

    Anche io non amo particolarmente i gialli, a parte qualche eccezione. Per esempio ho amato “Il nome della rosa” pur essendo un giallo, probabilmente perché era ambientato storicamente. Ho ottimi ricordi anche di “Abissi d’acciaio” di Asimov…anche in questo caso il fatto di essere un giallo fantascientifico sicuramente ha influito. Potrei anche aggiungere “Q” dei Luther blisset, forse non lo posso definire un giallo vero e proprio. piuttosto lo definirei semplicemente un libro meraviglioso (che ho sempre consigliato a chiunque, senza distinzioni e non ho mai toppato)…un libro che é tante cose, tra cui anche un giallo.

    • Il nome della rosa è un giallo storico, ha le caratteristiche di entrambi i generi. Per me, come per te, ha prevalso l’aspetto storico, e quindi il romanzo ci è piaciuto. E poi Eco era uno scrittore a sè.
      Discorso simile con Abissi d’acciaio, che è un giallo fantascientifico e per entrambi ha prevalso l’aspetto fantascienza. E per quanto mi riguarda Asimov è Asimov, non mi sono piaciuti i due Lucky Starr che ho letto, per me troppo infantili, e la conclusione di Il tiranno dei mondi, che mi ha fatto cascare le braccia, ma quando si trattava di Asimov non avevo la tendenza a guardare il genere. Per la verità ho rinunciato con la saggistica, le prime pagine di Il libro di fisica (credo fosse lui) erano interessanti, poi ha iniziato a essere troppo tecnico e io ho smesso di capire e poco dopo ho interrotto la lettura.
      Q invece non mi è piaciuto, salvo la parte finale. Ho faticato tutto il tempo con lo stile dei Luther Blisset, costituito da una successione di frasi cortissime che mi ha irritata abbastanza. Però anche qui il problema non era la trama perché per me era un romanzo storico, il problema era lo stile. Quando lo stile dell’autore non ci piace anche il libro più bello del mondo ci sembra noioso.
      Io ho letto un paio di romanzi della Christie, un paio di Conan Doyle, un Simenon e, venendo ad autori contemporanei, un Fred Vargas, un Dan Brown, un Giorgio Faletti, un Paul Sussman e qualche altra cosa, e nei casi migliori al massimo sono riuscita a dire “tutto sommato non era male”. Ma per un giudizio così si legge quel che si è obbligati a leggere, non si legge per scelta. Quando scelgo un libro lo faccio con la speranza di entusiasmarmi per quel che sto leggendo, non di gradire vagamente la storia.

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