La lama dei sogni di Robert Jordan. Dal capitolo 18 al capitolo 20

Rilettura di La lama dei sogni di Robert Jordan.

18: Notizie per il Drago

Finalmente arriva una risposta sull’identità del terzo volto visto da Rand dopo quelli di Mat e Perrin. Visto che lui lo riconosce da Shadar Logoth sappiamo che si tratta di Moridin, e Rand non è troppo distratto dalle sue preoccupazioni da non capire che Moridin a Shadar Logoth ha usato il Vero Potere e non l’Unico Potere, il che lo qualifica come un Reietto. L’unico pezzo di puzzle che gli manca è la sua identità, visto che quando Lews Therin Telamon conosceva Ishamael il Reietto aveva un altro volto.

Logain e Rand iniziano a guardarsi in cagnesco. Ogni tanto Rand fa cadere le braccia: ha sempre diffidato di Taim eppure gli ha dato una posizione di potere e sappiamo che Taim ne ha abusato. Se non altro il fatto che abbia incluso Narishma, Flinn e gli altri più vicini a Rand nella lista dei disertori indica che c’è qualcosa di strano. Logain tutto sommato non ha combinato nulla, non da quando è stato domato, e Rand lo tratta a pesci in faccia (Siuan approverebbe l’espressione) e non si fida di lui. Eppure sistemare le cose alla Torre Nera a me è sempre sembrato più importante che vedersela con i Seanchan. E mentre Logain e Rand decidono se scannarsi o meno e Cadsuane decide se sculacciarli contemporaneamente o uno per volta Verin interviene a calmare le acque distraendoli dalla rabbia.

«Molto probabilmente Taim dovrà aspettare l’Ultima Battaglia, qualunque cosa abbia in mente» disse Verin all’improvviso. Il suo lavoro a maglia, un ammasso informe che poteva essere qualunque cosa, era poggiato in grembo. «Arriverà presto. Stando a tutto quello che ho letto in materia, i segni sono piuttosto chiari. Metà dei servitori hanno riconosciuto gente morta nei corridoi, gente che conoscevano da viva. È successo così spesso che non ne sono più spaventati. E una dozzina di uomini che stavano trasferendo il bestiame al pascolo primaverile hanno osservato una cittadina di notevoli dimensioni svanire nella nebbia a solo poche miglia a nord.»

Cadsuane aveva alzato la testa e stava fissando la robusta sorella Marrone. «Grazie per aver ripetuto quanto ci hai raccontato ieri, Verin» disse in tono asciutto. Verin sbatté le palpebre, poi riprese a sferruzzare, accigliandosi verso il suo lavoro come se anche lei fosse incerta di cosa sarebbe stato.

Avrà anche ripetuto quanto aveva detto il giorno prima, ma dopo le sue parole la tensione è molto minore. Io credo che ci sia una sola cosa su cui Verin al momento non ha il totale controllo: l’ammasso informe che sta sferruzzando.

«Una delle mie domande per gli Aelfinn è stata: ‘Come posso vincere l’Ultima Battaglia?’»

«Una domanda pericolosa da porre» disse lei con calma «sfiorando l’Ombra a quel modo. Presumibilmente i risultati possono essere piuttosto spiacevoli. Qual è stata la risposta?»

«Il nord e l’est devono essere come uno. L’ovest e il sud devono essere come uno. I due devono essere come uno.» Soffiò un anello di fumo e ne fece passare un altro in mezzo mentre si espandeva. Non era tutto. Aveva chiesto come vincere e sopravvivere. L’ultima parte della sua risposta era stata: ‘Per vivere, devi morire.’ Non era qualcosa che aveva intenzione di menzionare davanti a Min a breve. Davanti a nessuno tranne Alivia, se era per quello. Ora doveva solo capire come vivere morendo. «Sulle prime pensavo che significasse che dovevo conquistare ogni luogo, ma non era questo quello che hanno detto. E se volesse dire che i Seanchan devono tenere l’ovest e il sud, come si potrebbe dire che già fanno, e che dev’esserci un’alleanza per combattere l’Ultima Battaglia, i Seanchan assieme a tutti gli altri?»

«È possibile» concesse lei. «Ma se hai intenzione di stipulare questa… tregua… perché stai spostando quello che sembra un esercito numeroso nell’Arad Doman e stai rafforzando quello che c’è già a Illian?»

«Perché Tarmon Gai’don sta arrivando, Cadsuane, e non posso combattere l’Ombra e i Seanchan allo stesso tempo. Avrò una tregua oppure li schiaccerò a qualunque costo. Le Profezie dicono che devo legare le nove lune a me. Ho capito cosa significava solo pochi giorni fa. Non appena tornerà Bashere, saprò quando e dove devo incontrarmi con la Figlia delle Nove Lune. L’unica domanda ora è come faccio a vincolarla, e sarà lei a dover rispondere.»

Una domanda pericolosa, e ovviamente la risposta è ambigua, ma stavolta Rand l’ha interpretata correttamente. Io comunque avrei dato la precedenza a Taim, più passa il tempo più i numeri si sbilanciano a favore del M’Hael.

La conversazione viene interrotta dalla notizia dell’arrivo della madre di Loial insieme all’Anziano Haman e a Erith. Quando, nel 2010, avevo letto per la prima volta e recensito La lama dei sogni, avevo scritto

Avvenimenti grandi e piccoli si intrecciano in modo molto stretto e così, per in inseguimento iniziato fin dall’Occhio del Mondo – anche se il lettore aveva conosciuto gli inseguitori solo molto tempo più tardi – che giunge al termine, ci sono ben due profezie enunciate nello stesso romanzo che trovano il loro compimento.

L’inseguimento a cui mi riferivo era proprio quello della madre di Loial che voleva riportare il figlio a casa. Nynaeve preannuncia una terribile tempesta, la vedremo nel prossimo capitolo che, non a caso, ha l’icona con le corna (lo so, è un Trolloc, ma mi piaceva troppo il suono delle parole l’icona con le corna).

19: Giuramenti

L’icona con le corna.

Knife of Dreams è del 2005. Ho controllato, le uniche date di pubblicazione che io ricordi di La Ruota del Tempo sono quelle di The Eye of the World, 1990 (edizione italiana come L’Occhio del Mondo, 1990 e poi 2002, mentre Il Drago rinato è del 1995) e di A Memory of Light (2013, Memoria di luce è arrivato lo stesso anno qualche mese più tardi). Perché mi sono presa il disturbo? Perché Loial ed Erith si sposano. Sì, Perrin si è già sposato, ma lo ha fatto in una situazione di crisi e nel tentativo di salvare Faile in L’ascesa dell’Ombra, mentre Nynaeve fuori scena ha costretto Lan a sposarlo (non che lui non fosse innamorato, anche se la scomparsa di Moiraine lo stava logorando, ma sono sicura che come suo solito Nynaeve ha fatto la prepotente e non ha ascoltato le sue assurde obiezioni). Qui il matrimonio lo vediamo e per quanto possa essere romantico un matrimonio frettoloso celebrato da persone (più o meno, per me gli Ogier valgono come persone) la cui cultura dice che l’uomo non ha voce in capitolo (grrr), questo matrimonio è romantico. Circa. I due sono davvero innamorati e vogliono sposarsi, lei è pienamente convinta e lui lo sarebbe altrettanto se solo non temesse di dover abbandonare il suo libro. Il resto però sembra organizzato da George R.R. Martin. Ricordate il matrimonio di Daenerys in Il trono di spade?

Qualcos’altro di cui Illyrio l’aveva avvertita: «Un matrimonio dothraki senza almeno tre sventramenti è considerato decisamente noioso».

Il matrimonio di Daenerys Targaryen fu un successo smagliante: prima del tramonto, sulla pianura era corso il sangue di almeno una dozzina di uomini.

Poveri figli dell’estate, potevamo accontentarci di meno di un matrimonio dothraki? E Martin ancora non aveva pubblicato A Storm of Swords, giunto nelle librerie nel 2000, cioè cinque anni prima di Knife of Dreams. Però visto che Jordan è Jordan prima che inizi il macello – per la verità non strettamente legato al matrimonio, avviene solo immediatamente dopo – si parla un po’ del Libro della Traslazione, del Grande Comizio e della possibilità che gli Ogier lascino Randland per sempre. Capito perché non incontriamo Ogier per strada anche se sono ben più grandi degli Hobbit e non sanno nascondersi come loro? Se ne sono andati via. Chi arriva invece sono i Trolloc, tanti Trolloc, insieme a un bel po’ di Fade. Sono le prove generali per l’Ultima Battaglia, con Lews Therin che strappa il potere dalle mani di Rand e fa un strage con tessiture che nessun altro conosce. Fra l’altro ci rivela che i Trolloc non possono Viaggiare, cosa utilissima perché in questo modo le battaglie non possono espandersi in modo incontrollato. Logain impara in fretta le nuove tessiture e Lews Therin si accorda con Rand per morire nell’Ultima Battaglia.

20: La Gru Dorata

Spoiler da Presagi di tempesta.

Dopo il nostro primo assaggio di una battaglia in grande stile Verin decide di partire.

Come ho detto, ho fatto quanto potevo qui. Ritengo di poter meglio adempiere al mio giuramento a te altrove, così ho preso Tomas e sono andata a onorarlo. Ci sono molti modi per servirti, dopotutto, e molte esigenze. Sono convinta che puoi fidarti di Cadsuane e di certo dovresti prestare ascolto ai suoi consigli, ma sii cauto con le altre sorelle, incluse quelle che ti hanno giurato fedeltà. Un giuramento del genere non significa nulla per una sorella Nera, e perfino quelle che camminano nella Luce possono interpretarlo in modi che tu disapproveresti. Sai già che poche vedono quel voto come qualcosa che richiede obbedienza assoluta in tutte le cose. Alcune potrebbero trovare altre scappatoie. Perciò, che tu segua o meno il consiglio di Cadsuane, e ti ripeto che dovresti, segui il mio. Sii molto cauto.

Era firmata semplicemente ‘Verin’.

Oh, Verin! Per anni i fan de La Ruota del Tempo si sono chiesti se Verin fosse o no una Nera. Ricordiamoci che in La grande caccia lei dice una bugia, questo quando le Aes Sedai non possono mentire. Nel capitolo 14, Fratello dei lupi, abbiamo questo scambio di battute:

«è una delle Aes Sedai» disse Mat, deluso. «L’ho riconosciuta. È Verin.»

«Verin Sedai» preciso Ingtar con voce tagliente, poi si inchinò restando in sella.

«Moiraine Sedai mi ha mandato qui, Lord Ingtar»

Molto più avanti, nel capitolo 49, Ciò che doveva essere, c’è quest’altro scambio di battute:

«Non mi ero nascosta» rispose Moiraine con calma. «Stavo facendo quello che potevo, qui a Capo Toman, e a Falme. È stato poco, però ho imparato molto. Non sono riuscita a salvare due delle mie sorelle prima che i Seanchan le trascinassero a bordo delle loro navi con le altre Incatenate, ma ho fatto quello che potevo.»

«Quello che potevi. Hai mandato Verin a farmi da pastore, ma io non sono una pecora, Moiraine. Tu hai detto che me ne potevo andare dove volevo, e io intendo andare dove non ci sei tu.»

«Non sono stata io a mandare Verin.» Moiraine si accigliò. «È venuta di sua iniziativa. Tu sei oggetto dell’interesse di molte persone, Rand. È Fain che ti ha trovato, o tu hai trovato lui?»

Il punto, puro e semplice, è: chi mente? E come fa a farlo? Visto il comportamento successivo di Moiraine, il suo combattere contro Lanfear pur sapendo che avrebbe pagato un prezzo altissimo alla fine di I fuochi del cielo, siamo sicuri che lei non sia una Nera, il che lascia Verin. Verin, che usa la Compulsione – imperfetta, certo, ma pur sempre Compulsione – sulle Aes Sedai catturate ai Pozzi di Dumai in Il sentiero dei pugnali, che è sul punto di avvelenare Cadsuane in Il cuore dell’inverno, che vede e capisce sempre più di quel che vuol far sapere agli altri, che mentre dona informazioni fondamentali a Egwene ne cela altre, come vediamo nel capitolo 21 di Il drago rinato:

Verin rimase seduta a fissare la porta per un po’ dopo che si fu chiusa alle spalle di Egwene. Il gufo emise un verso dietro di lei. Tirando a sé la scatola rossa, l’Aes Sedai la aprì del tutto e guardò corrucciata ciò che la riempiva quasi fino al bordo.

Pagine su pagine, coperte da una mano precisa, l’inchiostro nero appena sbiadito dopo quasi cinquecento anni. Gli appunti di Corianin Nedeal, tutto ciò che aveva imparato in cinquant’anni passati a studiare quel ter’angreal. Una donna riservata, quella Corianin. Aveva tenute per sé la maggior parte delle sue conoscenze, affidandole solo a quelle pagine. Il caso e l’abitudine di rovistare fra le vecchie carte della libreria avevano guidato Verin al loro ritrovamento. Per quanto era riuscita a scoprire, nessuna Aes Sedai all’infuori di lei sapeva di quel ter’angreal. Corianin era riuscita a eliminarne l’esistenza dai registri.

Ancora una volta, Verin prese in considerazione l’idea di bruciare il manoscritto, come aveva considerato anche l’idea di consegnarlo a Egwene. Ma distruggere la conoscenza, una qualsiasi conoscenza, era per lei un anatema. E per il resto… No. È molto meglio lasciare le cose come sono, si disse. Accadrà ciò che deve accadere. Lasciò ricadere il coperchio. Ora, dove ho messo quella pagina?, si chiese.

Come può mentire Verin? O non ha prestato giuramento sulla Verga dei giuramenti, cosa impossibile, o si è liberata dai giuramenti, e coloro che lo fanno sono le Nere. Verin ha l’aspetto tipico delle Aes Sedai così come lo hanno tutte le Nere, anche se è così anziana da mostrare ugualmente i segni dell’età. Evidentemente il Bastone dei giuramenti ha lo stesso effetto sul fisico indipendentemente da quali siano i giuramenti contratti, altrimenti le Nere sarebbero state scoperte con una certa facilità. Verin ha giurato fedeltà al Tenebroso per salvarsi la vita, e se in seguito non si è mai liberata dei nuovi giuramenti probabilmente è perché temeva che in qualche modo il Tenebroso (o le altre Nere) potesse scoprirla e ucciderla. Per quanto tempo è stata una Nera e ha lavorato segretamente per la Luce? Solo ora che evidentemente Tarmon gai’don è imminente Verin ha deciso di agire in modo più diretto. La sua presenza effettivamente è più importante alla Torre Bianca quindi è giusto che lei vada via, ma non lo fa prima di aver sistemato le ultime cose. Verin non ha avvelenato Cadsuane perché finalmente nel capitolo 25 di Il cuore dell’inverno ha capito di potersi fidare di lei:

«Verin, lui può fare tutto ciò che desidera, qualunque cosa, purché sopravviva per raggiungere Tarmon Gai’don. E sempre che io sia al suo fianco quanto basta per fargli imparare di nuovo come ridere e piangere.» Chiudendo gli occhi, si sfregò le tempie con la punta delle dita e sospirò. «Si sta tramutando in una roccia, Verin, e, se non apprende di nuovo a essere umano, vincere l’Ultima Battaglia non sarà molto meglio che perderla. La giovane Min gli ha detto che ha bisogno di me; sono riuscita a ottenerlo da lei senza destare i sospetti della ragazza. Ma devo aspettare che sia lui a venire da me. Vedi il modo barbaro in cui tratta Alanna e le altre. Sarà già abbastanza difficile insegnargli, anche se lo chiede. Rifugge i consigli, pensa di dover fare tutto, imparare tutto da sé, e se io non lo faccio faticare per questo, non imparerà affatto.» Le sue mani ricaddero sul tombolo che aveva in grembo. «Sembra che io sia in vena di confidenze, stasera. Insolito, per me. Se riuscirai mai a finire di versare quel tè, potrò confidarti qualcos’altro.»

«Oh, sì… ma certo.» Affrettandosi a riempire una seconda tazza, Verin fece scivolare di nuovo in tasca la fialetta ancora chiusa. Era bello poter essere infine sicura di Cadsuane. «Ci vuoi del miele?» chiese nel suo tono più confuso. «Non ricordo mai.»

Mi sa che le confidenze di Cadsuane sono state stimolate giusto da quel tocco di Coercizione che le provoca il mal di testa, comunque in questo caso la Coercizione le ha salvato la vita. Verin sa di potersi fidare di Cadsuane come sa di non potersi fidare di Elza, che è una Nera. Per questo scrive a Rand di non fidarsi nemmeno delle sorelle che gli hanno giurato fedeltà. Non può fare chiaramente il nome di Elza per via dei giuramenti che la legano al Tenebroso, ma un avvertimento generico riesce a darlo. Peccato che Elza sia proprio una di quelle di cui Rand si fida di più, e peccato pure che Verin non l’abbia avvelenata. Mi piace il commento di Cadsuane sulla Sorella Marrone:

«Una donna dalle molte maschere» disse infine, riconsegnandogli la pagina. «Ma qui dà un buon consiglio.»

Cosa voleva dire con le maschere?

Chi si interroga sulle maschere è Rand, ma anche se lui è irritato nei romanzi le maschere possono donare risultati straordinari. Loial e gli altri partono e Rand ha il suo appuntamento con la Figlia delle Nove Lune. Questo capitolo ci mostra chiaramente come i personaggi siano costretti ad agire senza conoscere la verità e poi siano costretti a pagare il prezzo delle loro decisioni. Verin è partita per andare alla Torre Bianca, ma per arrivarci dovrà fare un giro molto contorto e le cose con Mat non andranno esattamente come lei aveva sperato, anche se per vederlo bisognerà aspettare Le torri di Mezzanotte. Prima della lettera Min aveva detto di essersi sbagliata su Moiraine, e noi sappiamo che invece è quest’affermazione a essere errata:

«Quello che vedi accade sempre. Hai cercato di cambiare le cose e non ha mai funzionato. Me l’hai detto tu stessa, Min. Cosa ti fa pensare che stavolta sarà diverso?»

«Perché deve essere diverso» gli disse in tono feroce. Si sporse verso di lui come se fosse pronta a lanciarglisi addosso. «Perché io voglio che sia diverso. Perché sarà diverso. Comunque non so se sia stato così per tutto quello che ho visto. La gente va avanti. Mi sbagliavo su Moiraine. Ho visto ogni genere di cose nel suo futuro e lei è morta. Forse alcune delle altre cose che ho visto non si sono mai avverate.»

Magari alcune cose si sono avverate, o si avvereranno, in modo stupido, o fuori scena, ma si avverano tutte indipendentemente dalla volontà di Min. Complimenti comunque per la testardaggine che la porta a sostenere Rand in modo incondizionato. Poi, dopo i discorsi sul Comizio, vediamo la fiducia di Rand nei confronti di Elza:

Fu Elza Penfell a scortare Bashere nel granaio. Era una bella donna in un abito per cavalcare verde scuro; i suoi occhi castani parevano diventare febbrili quando incrociavano Rand. Lei almeno era una di quelle di cui lui non doveva preoccuparsi. Elza era fanatica nella sua devozione.

Fanatica lo è di sicuro, ma di cosa? Lo abbiamo visto alla fine di Il cuore dell’inverno, quando ammazza Dashiva:

Nel corso della sua prigionia nelle tende aiel a Cairhien era arrivata alla conclusione che era della massima importanza che il Drago Rinato raggiungesse l’Ultima Battaglia. All’improvviso era diventato ovvio in maniera così abbagliante che la meravigliava non essere riuscita a capirlo prima. Ora le era chiaro, tanto chiaro quanto saidar rendesse il volto dell’uomo che cercava di nascondersi su quella collina mentre faceva capolino da un tronco d’albero. Oggi era stata costretta a combattere i Prescelti. Di certo il Sommo Signore avrebbe compreso se lei avesse effettivamente ucciso qualcuno di loro, ma Corlan Dashiva era solo uno di quegli Asha’man. Dashiva sollevò una mano verso la collina dove lei si trovava, ed Elza attinse più che poteva da Callandor fra le mani di Jahar. Saidin le sembrò più adatto alla distruzione. Un’enorme palla di fuoco incandescente circondò la sommità dell’altra collina, rossa, oro e blu.

Per lei Rand deve arrivare vivo all’Ultima Battaglia, poi sarà il Tenebroso a vincere nel modo più glorioso possibile.

Bashere cita i nomi di alcuni suoi uomini uccisi nell’attacco dei Trolloc, ma visto che lui è consapevole che in battaglia si muore e che a livello emotivo queste morti non provocano traumi in nessuno non le conto, altrimenti l’elenco dei morti diventerebbe davvero enorme. Anche se l’ho appena compattato è comunque lunghissimo, meglio contare solo quelle morti che a livello di emozioni si fanno sentire. Bashere, diffidente per natura, sospetta una trappola, e Min si attacca a Rand scegliendo di andare con lui e costringendolo a portarla con sé, senza sapere che proprio questo porterà alla perdita della mano:

Min fu improvvisamente al fianco di Rand, cingendogli il braccio col suo.

«No» disse lui con fermezza. Non l’avrebbe portata in una possibile trappola.

«Ne parleremo» mormorò, e il legame si riempì di ostinata determinazione.

Nynaeve ci mostra che ha imparato a comportarsi da vera Aes Sedi, raggirando Lan senza mentire per il suo stesso bene:

«Su cosa vuoi che giuri?» chiese lui con cautela. Lo stalliere dalla calvizie incipiente chiamò altri due uomini in aiuto.

«Che cavalcherai fino a Fal Moran prima di entrare nella Macchia e che, se qualcuno vorrà unirsi a te, glielo permetterai.»

Grandiosa. Di tutte le cose straordinarie che ha fatto, guarire Logain, Siuan e Leane in Il Signore del caos e inventare un’altra guarigione che vedremo più avanti, combattere accanitamente contro le Nere in non so quanti libri, unirsi a Rand a Shadar Logoth in Il cuore dell’inverno, usare la Scodella dei venti in Il sentiero dei pugnali, questa è una delle più straordinarie. L’Unico Potere non c’entra, lei lo usa per Viaggiare, va bene, ma l’elemento fondamentale è che usa la testa e la sua comprensione del marito per ottenere un risultato che non credevo possibile. Accetta il suo senso dell’onore, la sua fatalistica accettazione della morte nel combattere l’Ombra, e usa il tutto senza negare i desideri di lui per sottometterli ai propri, per dargli una possibilità, pur non potendo sapere se avrebbe funzionato. Lei non poteva sapere quanti uomini avrebbero accettato di unirsi a lui, né se qualcuno sarebbe arrivato in tempo per aiutare Lan e gli altri, perché era ovvio che comunque se avessero combattuto da soli sarebbero morti, ma ci prova. In Nuova primavera Rand aveva detto che il Malkier era morto e si era sempre rifiutato di portare uomini con sé. Ora non può mancare alla sua parola, con Nynaeve che lo porta il più lontano possibile dalla sua destinazione senza mentire, alla Fine del Mondo in Saldaea piuttosto che a Fal Moran nello Shienar, e lui che si ritrova a cavalcare per tutte le Marche di confine prima di poter fare quello che sa da sempre che avrebbe fatto.

L’ultima parte del capitolo ci fa conoscere un nuovo punto di vista, il mercante Weilin Aldragoran.

«Il mio nome è Nynaeve ti al’Meara Mandragoran. Il messaggio che voglio mandare è questo. Mio marito cavalcherà dalla Fine del Mondo verso il Passo di Tarwin, verso Tarmon Gai’don. Cavalcherà da solo?»

Lui tremolò. Non sapeva se stava ridendo o piangendo. Forse entrambe. Lei era sua moglie? «Invierò il tuo messaggio, mia Signora, ma non ha nulla a che fare con me. Io sono un mercante. Il Malkier è morto. Morto, ti dico.»

Il calore negli occhi di lei parve intensificarsi e afferrò la sua treccia lunga e folta in una mano. «Lan una volta mi ha detto che il Malkier vivrà finché un solo uomo porterà l’hadori come impegno di combattere l’Ombra, finché una sola donna porterà ilki’sain come impegno di mandare i suoi figli a combattere l’Ombra. Io porto il ki’sain, Mastro Aldragoran. Mio marito porta l’hadori. Anche tu. Lan Mandragoran cavalcherà da solo verso l’Ultima Battaglia?»

Peccato solo che la donna in quest’immagine sia Moiraine, quando lega a sé Lan come Custode, e non Nynaeve

Che conoscessi già questa scena non ha importanza. Quando l’ho letta mi sono venute le lacrime agli occhi e la pelle d’oca. Non è un’esagerazione retorica, ho letteralmente sentito rizzarsi i peli delle braccia e delle gambe. Come finirà la vicenda di Lan lo vedremo molto più avanti, quel che è certo è che Jordan ha saputo trasformare un archetipo, il guerriero invincibile, in una figura assolutamente reale e affascinante. E visto che io ho scritto tantissimo anche se ho commentato solo tre capitoli e che sono arrivata in un punto emotivamente fortissimo per oggi mi fermo qui.

Il silenzio aleggiò sulla sala comune. Non avevano parlato a voce bassa, e perfino la ragazza col dulcimer aveva cessato di adoperare i suoi martelletti. Tutti lo stavano fissando. Molti dei forestieri avevano la bocca spalancata.

«Ebbene, Managan, Gorenellin,» li apostrofò «ricordate ancora chi siete? Ricordate la vostra stirpe? Chi cavalcherà con me fino al Passo di Tarwin?»

Per un momento pensò che nessuno dei due avrebbe parlato, ma poi Gorenellin si alzò in piedi, con le lacrime che gli facevano luccicare gli occhi. «La Gru Dorata vola verso Tarmon Gai’don» disse piano.

«La Gru Dorata vola verso Tarmon Gai’don!» gridò Managan, balzando in piedi così veloce che rovesciò la sua sedia.

Ridendo, Aldragoran si unì a loro, tutti e tre che urlavano con quanto fiato avevano in corpo. «La Gru Dorata vola verso Tarmon Gai’don!»

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