Da Come Star Wars ha conquistato l’universo di Chris Taylor a Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin

Quanto sono fan di Star Wars? Nel 1977 avevo otto anni, avrei potuto vedere quello che allora era noto come Guerre stellari fin da subito, e invece ho finito con il guardarlo solo una decina di anni più tardi, quando ormai ero una fan di Harrison Ford. Però i miei genitori pur non portandoci al cinema ci avevano comprato una miniatura di Dart Fener e una di un Soldato imperiale. Non conoscevo i loro nomi, non avevo idea di chi fossero, e mi ricordo la mia perplessità quando qualcuno mi aveva detto che sia quello vestito di nero che quello vestito di bianco erano cattivi. Insomma, dov’era finita la cara vecchia tradizione che i cattivi si vestono di nero (L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì, adoro l’incipit di L’ultimo cavaliere anche se ho letto il romanzo di Stephen King molti anni più tardi) e i buoni di bianco? Ad affossarla ha contribuito molto, negli ultimi anni, anche tal George R.R. Martin, che ha deliberatamente vestito di nero i suoi Guardiani della notte e che contemporaneamente ha vestito di bianco i cavalieri della Guardia reale, e sappiamo quanti simpaticoni ci siano fra loro da un certo momento in poi.

Non ho idea di dove siano finite quelle miniature, fatte sparire dal trascorrere del tempo probabilmente insieme a quel Goldrake alto diverse decine di centimetri che conoscevo molto meglio. I film, i primi tre in ordine di realizzazione, li ho visti in televisione verso la fine degli anni ’80 e rivisti diverse volte in seguito, La minaccia fantasma l’ho visto al cinema nel 1999 e mai più guardato. Non solo, non ho neppure guardato gli altri film, o le serie televisive, o letto i fumetti, o i romanzi, con la sola eccezione di Una nuova speranza, ufficialmente firmato da George Lucas e in realtà scritto da Alan Dean Foster. Negli ultimi anni però ho comprato il cofanetto di DVD contenente gli episodi IV, V e VI per farli vedere alle mie bimbe (appena possono seguire cose un po’ più complesse di Peppa Pig o My Little Pony bisogna spingere i figli in quella direzione per la propria personale sopravvivenza) e di conseguenza dopo mi sono trovata a comprare non so quanti Lego Star Wars e due spade laser in plastica, una rossa e una verde.

Se per me Star Wars è piacevole – almeno i primi tre film che ho visto, non sono sicura che esista altro, men che meno un ipotetico film intitolato La minaccia fantasma che a volte ho sentito citare (tenete presente che io rifiuto di riconoscere pure l’esistenza di L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra di Isaac Asimov perché non mi piace come finiscono) – pur senza essere fondamentale, allora perché ho letto Come star Wars ha conquistato l’universo di Chris Taylor? Un po’ perché ricordavo la bella recensione di Emanuele Manco (http://www.fantasymagazine.it/24769/come-star-wars-ha-conquistato-l-universo) e un po’ perché per quanto io possa non essere esattamente fan di determinate opere, mi piace comunque conoscerle meglio. Se sono opere importanti per il fantasy, allora per me è importante capire di più.

Il libro è davvero enormemente ricco di dettagli, molti dei quali interessanti solo per un fan più accanito di quanto non sia io, comunque scorre bene e fa capire l’enormità del fenomeno Star Wars. Io, con le citazioni che riporto qui sotto, do del saggio una lettura parziale, che certo non era nelle intenzioni dell’autore ma che a me è venuta spontanea, facendo parallelismi fra Star Wars e Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Anche se ci sono pure enormi differenze, come esemplificato da questa dichiarazione di Lucas:

Ho sempre odiato queste cose nei film, quando vai avanti e uno dei personaggi principali rimane ucciso. Questa è una favola. Vuoi che tutti vivano felici e contenti e che non accada niente di brutto a nessuno… L’emozione generale che sto cercando di suscitare alla fine del film è che ci si senta davvero sollevati, emotivamente e spiritualmente, e che si abbia una sensazione positiva nei confronti della vita.

Ehm…

“La trama deriva dal mito. Le cose concrete e tangibili derivano dalla storia”

La trama è legata a Draghi, Estranei, Non-morti e magie varie, ma tutti i dettagli ci parlano di realismo, tanto è vero che diversi storici (non in Italia purtroppo) hanno studiato con serietà la rappresentazione della realtà nel mondo di Martin.

I politici scoprirono di poter attirare l’attenzione attaccandosi all’idea di una religione Jedi.

Non ho intenzione di leggerlo, ma anche in Italia è stato tradotto il libro curato da Pablo Iglesias Vincere o morire. Lezioni politiche nel «Trono di spade». Questa la quarta di copertina:

Dopo sei stagioni, e in attesa dell’imminente programmazione della settima, “Il Trono di Spade” si è imposta come la serie televisiva più amata e celebrata degli ultimi anni. Una saga di successo mondiale, capace di ritagliarsi un percorso autonomo rispetto al ciclo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, da cui è tratta, facendo saltare il banco dell’audience e costruendo un immaginario condiviso. Ma “Il Trono di Spade” è molto più di un fortunato ciclo fantasy. Se n’è accorto Pablo Iglesias, leader del movimento Podemos, che è emerso come una delle principali novità sulla scena politica europea, mandando in frantumi quattro decenni di bipartitismo spagnolo. Iglesias ha raccolto un gruppo di scritti, redatti da analisti, filosofi e attivisti di Podemos, e ne ha fatto una brillante antologia che muove dalla popolare serie tv per riflettere sulla società e la politica dei nostri giorni. Nelle pagine di questi saggi, gli intrighi e le congiure, i tradimenti e le epiche battaglie del Trono di Spade vengono usati come lente per rileggere le categorie del ‘politico’ e la grammatica del potere. Al contempo, Vincere o morire illumina da una prospettiva insolita uno straordinario fenomeno di massa che, tra le piazze e le Cortes, tra la televisione e il web 2.0, ha rivoluzionato i codici e le forme della contestazione, ma anche della formazione del consenso politico.

Quello fra politica e opere di fantasia è comunque un legame molto stretto.

The Star Wars era diventato l’unico posto in cui potesse commentare la politica del momento. Perciò, il pianeta Aquilae diventa “una piccola nazione indipendente come il Vietnam del Nord”, scrisse alla fine del 1973. “L’Impero sarà come l’America fra dieci anni, dopo che dei criminali avranno assassinato l’Imperatore e saliranno al potere grazie a un’elezione truccata… Siamo a una svolta: fascismo o rivoluzione”.

La politica si mischiava con l’evasione dalla realtà.

In questo Le cronache del ghiaccio e del fuoco e Star Wars sono accomunati a un’infinità di altre opere appartenenti ai vari rami del fantastico, che si vada lontano nel tempo come con I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift o che ci si avvicini maggiormente a noi come con La fattoria degli animali di George Orwell. Il fantastico spesso parla della realtà, che sia politica o sociale, e se ancora non lo avete fatto vi invito a leggere un testo di Guy Gavriel Kay su ciò che può dirci la narrativa ambientata in un mondo che non è il nostro http://brightweavings.com/ggk/on-the-strengths-of-fiction-done-as-near-history/.

“Diventi pazzo quando scrivi”, disse Lucas qualche decennio più tardi. “Diventi psicotico. Ti concentri talmente tanto e segui direzioni così strambe nella mente, che è un miracolo che tutti gli scrittori non vengano rinchiusi da qualche parte. I pensieri diventano così contorti che finisci per deprimerti, in modo insopportabile. Perché non ci sono linee guida, non sai se ciò che fai è bello, brutto o indifferente. Sembra sempre brutto, quando lo fai. Sembra terribile. È la cosa più difficile da superare”.

Perché nelle difficoltà di seguire tante direzioni senza sapere se quel che sta facendo è bello, brutto o indifferente io rivedo Martin? Non solo lui, lo so, ma in questa frase Lucas mostra almeno un po’ la difficoltà della scrittura.

Luke viene attaccato dai predoni Tusken poco prima di incontrare Ben: lo lasciano ammanettato a una grande ruota girevole. Kenobi si avvicina con un “buon giorno!”

“Cosa vuoi dire con ‘buon giorno’?”, risponde Luke. “È un buon giorno per te, o mi auguri un buon giorno, sebbene sia ovvio che per me non lo è, o pensi che i giorni in generale siano buoni?”

“Tutte quante le cose”, replica Kenobi.

È una battuta molto divertente. È anche tratta, parola per parola, da Lo Hobbit. L’opera di J.R.R. Tolkien veniva letta così tanto negli anni Settanta che Lucas non avrebbe mai potuto farla franca; infatti le battute scomparvero.

Non solo negli anni ’70, nessuno potrebbe farla franca nemmeno ora. J.R.R. Tolkien, che lo si voglia o no, rimane sempre l’elemento di confronto fondamentale, anche quando si sceglie deliberatamente di staccarsi da lui. Martin adora Tolkien. Quante volte lo ha citato? Gli piace tantissimo il personaggio di Boromir, con i suoi limiti ma con la forza di riscattarsi dai suoi errori. Non è un caso che Boromir, come Eddard Stark, sia stato interpretato da Sean Bean. Ma si è anche chiesto in che senso Aragon sia stato un buon sovrano, interrogandosi sulle sue politiche economiche e sui suoi rapporti con gli Orchi dopo la fine della guerra. Tolkien, che si muove sul terreno del mito, ci ha proposto l’assoluto, Martin, che si muove su quello della storia, ci sta mostrando le difficoltà. Quanto a Gandalf, secondo Martin il fatto che sia tornato più potente di prima dopo la morte è stato un errore, perché anche nel caso in cui qualcuno possa vincere la morte un’esperienza di questo tipo deve per forza lasciare delle tracce su di lui. Se un personaggio  di Martin torna indietro dopo essere morto, le cicatrici sono ben visibili, e non sto parlando solo delle cicatrici fisiche.

Un altro modo per conquistare i ragazzi prima dell’uscita del film fu con i fumetti.

Martin ama i graphic novel. Ho scritto un lungo articolo, pubblicato su Effemme 8, relativo a Martin e ai fumetti, dalle sue passioni di bambino all’adattamento delle sue opere, cominciato nel 1987 con Sandkings. L’adattamento di Il cavaliere errante è stato realizzato fra il 2003 e il 2004, quello di Spada giurata del 2007, quello di A Game of Thrones è iniziato nel 2011, qualche tempo dopo rispetto all’inizio della serie televisiva, e se tutte queste opere hanno avuto la loro edizione italiana nel mese di giugno è iniziata la pubblicazione in inglese dell’adattamento di A Clash of Kings con adattamento di Landry Q. Walker e disegni di Mel Rubi. Quanto al graphic novel basato su The Mystery Knight, con adattamento di Ben Avery e illustrazioni di Mike S. Miller, è atteso per il prossimo agosto.

Di eventuali edizioni italiane di queste due opere al momento non so nulla. Comunque l’esistenza di film (per Martin serie televisiva), romanzi (per Martin tutto è partito da qui, mentre per Star Wars il punto d’origine si trova al cinema), graphic novel e merchandising, insieme a fan decisamente fanatici sono tutti elementi che accomunano i due universi fantastici.

Il regista, Gary Nelson, si assicurò che i robot […] avessero un aspetto logoro e sporco: il concetto di “universo realistico” stava facendo presa.

Così come in Il trono di spade non tutto è scintillante perché l’aspetto vissuto di un oggetto reale è importante per il realismo. Martin, come Lucas, ha sempre insistito sul fatto che nella realtà gli oggetti vengono usati, e in un universo fittizio ma realistico gli oggetti che vediamo salvo poche e specifiche eccezioni hanno una loro ben precisa funzione che va al di là della bellezza. Non che Martin abbia insistito particolarmente sul set, visto che lui sul set non ci è quasi stato, ma il modo in cui sono descritte le cose nei romanzi dice, o comunque sottintende, il loro utilizzo pratico.

la trasposizione letteraria de L’Impero colpisce ancora, scritta da Don Glut, il compagno di università di Lucas, […] uscì una settimana prima del film e vendette tre milioni di copie. Ancora una volta, la trama dell’intero film rimase nascosta in bella vista, perfettamente accessibile ai lettori e agli interessati.

O forse non tutti leggono? A Storm of Swords è del 2000, ma in quanti nel 2013, e poi ancora nel 2014, sono rimasti sconvolti dallo svolgersi degli eventi? E anche la quinta stagione, nel 2015, finisce con un episodio scioccante che i lettori conoscevano dal 2011, anno di pubblicazione di A Dance with Dragons. Non è detto che gli spettatori leggano, comunque visto che io sono una lettrice che non sta più guardando la serie televisiva vi chiedo di evitare commenti sugli avvenimenti di quest’ultimo paio di stagioni.

il dibattito sulla veridicità dell’affermazione di Vader imperversò tanto negli uffici quanto nei campi da gioco di tutto il mondo per i successivi tre anni. Da bambino, Lucas era stato attratto dai cliffhanger nei serial e dalla deliziosa aspettativa di ciò che sarebbe in seguito successo ai nostri eroi. Ora il colpo di scena nella seconda stesura di Lucas aveva creato il cliffhanger più discusso della storia, che superò in durata la disputa dell’epoca riguardante chi avesse sparato a J.R. in Dallas.

Avete presente i dibattiti sull’identità della mamma di Jon Snow? Appunto. Anzi, in proposito mi è appena arrivato un altro commento a cui devo ancora rispondere…

erano già stati fatti degli enormi regali con questa favola dal finale aperto: meraviglia, la ricerca di risposte e il desiderio di continuare la saga per conto nostro.

È il fatto che Martin non abbia ancora pubblicato The Winds of Winter e A Dream of Springs che ci consente di speculare, che mantiene vivo il dibattito. Per questo io non ho fretta. Ci sono già passata. Quando Brandon Sanderson ha pubblicato A Memory of Light tutte le speculazioni su La Ruota del Tempo sono finite, ormai sapevamo. Con Martin voglio sapere, ma non ho nessuna fretta, posso trascorrere ancora chissà quanti anni a ragionarci su.

la troupe se ne esce fuori con mille domande al giorno – non sto esagerando – alle quali solo io posso rispondere. ‘Queste creature possono fare questo o no? Quali tradizioni ci sono dietro questo manufatto?’ Io sono l’unico che sa dove stiamo andando e dove siamo stati”

Questo è quel che succede a ogni autore di fantastico. Lui crea il mondo e lui è l’unico che può rispondere a certe domande (anche se su molti dettagli futuri David Benioff e D.B. Weiss hanno ricevuto informazioni in anteprima).

La tecnologia era finalmente arrivata dove lui voleva.

Non che Martin avesse in mente di realizzare un adattamento quando ha iniziato a scrivere Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ma nel 1996, con le tecnologie dell’epoca, un adattamento di qualità sarebbe stato impossibile. La tecnologia ha consentito a Lucas di fare quel che voleva e a Benioff e Weiss di adattare al meglio i romanzi di Martin (almeno per quanto riguarda l’aspetto visivo, per quanto riguarda la caratterizzazione e la sensatezza di certe scelte lasciamo stare).

Più su ho scritto che per me La minaccia fantasma non esiste. Non sono l’unica a pensarla così, Taylor ha dedicato alcune pagine all’ordine corretto di visione della serie secondo i fan, uno dei quali è il cosiddetto Machete Order, che prevede la visione dei film secondo la sequenza IV, V, II, III, VI. Questo perché la scena in cui Darth Vader rivela di essere il padre di Luke è efficace a livello drammatico solo se arriva come colpo di scena, e non già sapendo quel che è successo negli episodi II e III, perciò i due prequel (con I che viene totalmente ignorato) diventano dei flashback prima della drammatica conclusione.

“Parte del divertimento per me stava nello stravolgere completamente lo svolgimento melodrammatico dei film originali”, dichiarò Lucas. “Se li guardi nell’ordine di uscita, vedi un tipo di film. Se li guardi dal primo al sesto, vedi un film completamente diverso. E una cinematografia estremamente moderna, quasi interattiva. Prendi i blocchi e li sposti di qua e di là, ottenendo emozioni diverse”.

I fan hanno spostato i vari blocchi. E lo fanno anche con Martin, in passato mi sono imbattuta in un sito che spiegava come riunire A Feast for Crows e A Dance with Dragons in un unico romanzo, indicando l’ordine di lettura dei vari capitoli. Non so più dove ho visto questa spiegazione e quindi non posso fornirvi il link, però so che qualcuno ha davvero dedicato del tempo a capire come sarebbe stato il quarto romanzo se Martin non lo avesse diviso in due e che molte persone hanno riletto la storia secondo l’ordine consigliato.

La stessa qualità che lo rendeva discontinuo era anche il motivo della sua longevità. L’universo era vasto. Sentite la mancanza dell’universo di Star Wars con il contrabbandiere alla Han Solo? Provate a vedere gli episodi con il nuovo e grintoso personaggio pirata, Hondo Ohnaka. Volete più fantasy nel vostro Star Wars? Seguite la storia delle misteriose Sorelle della Notte dotate di poteri magici. “Abbiamo storie per tutti i gusti”, dichiarò Filoni.

E se i fan di Martin amano così tanto la sua saga è anche perché contiene tanti tipi di storie diverse e tante ambientazioni diverse.

il problema di M*A*S*H: stava andando in onda da più tempo dei tre anni che sarebbero dovute durare le Guerre dei Cloni, proprio come M*A*S*H era andato in onda più a lungo della guerra di Corea.

E Il trono di spade sta andando in onda da troppo tempo. Nei romanzi sono trascorsi due anni dalla morte di Jon Arryn, in televisione mi dicono che è trascorso più tempo, anche perché i vari Sophie Turner, Maisie Williams e Isaac Hempstead-Wright hanno avuto la pessima idea di crescere molto più in fretta di quanto non abbiano fatto Sansa, Arya e Bran Stark. Il tempo televisivo o cinematografico spesso non coincide con il nostro.

questa è un’epoca in cui il fandom riflette incessantemente se stesso. I “reaction video”, un genere molto popolare ora su YouTube, mostrano i fan che involontariamente sollevano le braccia in aria proprio in questo momento.

La scoperta di quale sia il momento la lascio a voi e alla lettura di Come Star Wars ha conquistato l’universo, ma di reaction video collegati a Il trono di spade ne ho visti un po’ e la differenza di atteggiamento fra chi conosceva i romanzi e chi non li conosceva è notevole. La lettura che ho dato io del libro di Taylor è assolutamente parziale – fra l’altro avrei potuto parlare di altre saghe, non solo di quella di Martin – comunque se siete fan di Star Wars o se volete riflettere un po’ sul fantastico Come Star Wars ha conquistato l’universo contiene parecchi spunti interessanti.

Un estratto: http://edizioni.multiplayer.it/wp-content/uploads/2015/09/AnteprimaCSWU.pdf.

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