George Orwell: Fiorirà l’aspidistra

George Orwell ha pubblicato Fiorirà l’aspidistra nel 1936, quindi ben prima delle sue due opere più famose, La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1948). Niente fantastico in questo caso, ma la vicenda di un uomo qualsiasi che vive la sua squallida vita in un ambiente altrettanto squallido. Gordon ha scelto di vivere così perché disprezza il denaro e perché si sente un poeta, tanto è vero che spesso lo si vede nel cercare di portare avanti il suo poema, Piaceri londinesi.

Il primo capitolo ce lo mostra al lavoro come commesso in una libreria, lavoro che Orwell ha svolto davvero, tanto è vero che per quanto ci siano stati molti cambiamenti in questi ottant’anni qualsiasi libraio non può evitare sorrisetti di riconoscimento di fronte a determinate situazioni. C’è anche (nel 1936!) un’affermazione che ora sembra vera più che mai:

Riavremo mai uno scrittore che valga la pena div leggere? […] E se mai avessimo uno scrittore degno di essere letto, riusciremmo a riconoscerlo quando lo vedessimo, soffocati come siamo da tanto ciarpame?

E non aveva visto quel che viene pubblicato ora… Quello del libraio comunque è un lavoro, la vocazione è quella del poeta, così dopo essere rincasato nella sua squallida stanzetta Gordon riprende il suo ammasso informe di fogli e inizia a ragionare su un paio di versi

scrisse di nuovo il distico; ne vergò una dozzina di versioni diverse, ripetendole ognuna tra sé innumerevoli volte. Non ce n’era una che lo soddisfacesse. Il distico doveva sparire; era troppo meschino, banale. Trovò il foglio originario e cancellò i due versi sotto due grosse righe parallele. E nel far ciò c’era un senso di compiutezza, di tempo non perduto, quasi che la distruzione del frutto di tanta fatica fosse in certo qual modo un atto creativo.

Da un certo punto di vista lo è. Riconoscere di aver scritto una schifezza, o anche solo qualcosa di mediocre, sapendo di poter fare meglio, è importante anche se doloroso. Uno scrittore suda l’anima su un testo e buttarlo via non è bello, ma a volte lo deve fare. Non so quanti commenti di questo tipo ho letto da parte di autori famosi, e nel mio piccolo è capitato anche a me di decidere di buttare pagine di testo perché non mi soddisfacevano. E la narrativa (o, come nel caso die protagonista di Fiorirà l’aspidistra, la poesia) è ben più difficile da scrivere di ciò che scrivo io. A proposito, ho letto Fiorirà l’aspidistra in vacanza, e una delle prime cose che ho fatto è stato cercare con google immagini l’aspetto di un’aspidistra. Io e le piante non ci conosciamo granché.

Gordon, con la sua passività, il suo voler sprofondare, mi sta decisamente antipatico, e non si merita né un amico come Ravelston né una fidanzata come Rosemary. Il ritratto tracciato da Orwell è notevole, Gordon appare vivo e tutto quanto accade assolutamente credibile e naturale, ma per i miei gusti è troppo deprimente. Per quanto questo sia un ottimo romanzo io preferisco leggere altro.

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