Margaret Atwood: Il racconto dell’ancella

Per anni mi sono chiesta se leggere Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Ne ho sempre sentito parlare di un capolavoro, ma dalla trama si capisce che è un romanzo distopico, genere con cui non vado particolarmente d’accordo. Giusto per intenderci non amo neppure Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, e se 1984 di George Orwell mi è piaciuto di più è comunque un libro che non ho intenzione di rileggere. Se non ci fossero stati i topi magari, ma così… e sto parlando di due capolavori.

Alla fine il libro è finito fra le mie mani in modo abbastanza casuale, un omaggio in mezzo ad altri fatto al mio capo, il quale a sua volta ha regalato quei libri a me e ai miei colleghi. Io sono stata la terz’ultima a ricevere il dono per il semplice fatto che non ero in turno il giorno in cui quei libri sono stati messi a nostra disposizione, e quindi con gli altri libri già andati mi è toccata la scelta fra Il racconto dell’ancella, un thriller e un romanzo d’amore

Segno del destino? Avrei potuto comunque non leggerlo, quanti libri ho in casa da anni senza averli ancora iniziati? Anche fantasy, e prima o poi mi dico che li leggerò. Forse. È possibile, in fondo ho letto Il conte di Montecristo dopo avergli ronzato intorno per almeno una decina d’anni.

Non sono stata io a scegliere di leggere Il racconto dell’ancella, è stato lui a decidere che fosse giunto il momento giusto.

Il libro narra, in prima persona, la storia di Difred. Non sapremo mai il suo vero nome perché lei non ce lo dice. In un futuro non tanto lontano anche se non ben precisato (per fortuna non ci sono date, la Atwood ha pubblicato il libro nel 1985 ed è ancora incredibilmente attuale) la società è stata trasformata in modo drastico, con la militarizzazione e la forte riduzione delle libertà personali. Quando questo è avvenuto Difred era già adulta, perciò sa perfettamente com’era la società prima, la nostra società, e sa che per vivere deve adattarsi alla nuova, in cui lei è stata trasformata in un’ancella. Le ancelle sono donne fertili accuratamente addestrate e messe al servizio – servizio sessuale, e i dettagli sono da brividi per la loro freddezza – degli uomini potenti. A queste donne è stato tolto tutto, persino il nome, e vengono chiamate con il nome di colui che le possiede. Difred è, almeno per il momento, una proprietà di un Comandante di nome Fred e quindi è sua. È di Fred, da cui Difred.

Difred non ha più nulla. Solo i suoi ricordi, con cui pian piano ci svela quel che è accaduto, e il suo cervello, con cui osserva quello che la circonda e cerca di ricavarsi una vita, per quanto in quelle circostanze sembri impossibile.

La Atwood scrive benissimo, e non sono certo io a scoprirlo. I riconoscimenti che ha ricevuto, Booker Prize, Order of Canada e altri meno noti in Italia, parlano da soli. Quello che ho scoperto è stata la delicatezza con cui ha trattato situazioni angoscianti. Sì, la sua capacità di scrittura era nota, ma in casi come questo c’è un’enorme differenza fra sentirlo dire e constatarlo di persona. Il ritmo è lento, Difred ci conduce pan piano a vedere il cambiamento, a capire cosa ha comportato per lei e per tutte le altre donne, non solo quelle che si trovano nella sua situazione, a inorridire per la trasformazione della società, a sperare e temere per i possibili sviluppi della situazione. Non ci sono azioni eclatanti, ritmi concitati, combattimenti all’ultimo respiro. La situazione è cambiata, e questo è un fatto. Si può accettarla, cercando di stare meno peggio possibile, o sperare in un cambiamento, sapendo che qualsiasi errore, anche apparentemente insignificante, potrebbe rivelarsi fatale.

Il racconto dell’ancella è una storia forte e disturbante perché ci mostra con quanta facilità sia possibile precipitare nell’abisso e ci ricorda che l’abisso più profondo è quello mascherato dai buoni propositi. Un capolavoro.

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8 risposte a Margaret Atwood: Il racconto dell’ancella

  1. Raffaello ha detto:

    Tenendo conto che ho amato Fahrenheit 451, penso che ci dovrò fare un pensierino…prima o poi.
    …più poi che prima visto la coda sul comodino. Ho iniziato giusto oggi il terzo capitolo di una saga che avevo in standby da almeno 3anni😂(e non perché non mi piacesse)

    • Libri anche potenzialmente interessanti che aspettano il loro turno per anni? Ho la vaga sensazione di conoscere questa situazione…
      Tu sai che con un commento così la domanda è inevitabile, vero? Cos’è che hai appena iniziato?

      • Raffaello ha detto:

        Olympos di Dan Simmons. Ho letto anni fa Ilium vol. 1 e 2, ora vorrei finire il ciclo leggendo il vol. 3 e il 4 insieme (ma questo dipenderà molto da quanto mi coinvolgerà il vol. 3 che ho appena iniziato). Con Dan Simmons comunque solitamente si va sul sicuro, è geniale. Hai mai letto Hyperion?

        • Anch’io ho letto Ilium 1 anni fa, mi era piaciuto abbastanza, ma non sono riuscita a leggere Ilium 2 (che poi è la seconda parte del romanzo, grazie Mondadori per la suddivisione delle opere in più puntate che finisce con il rimandare la parte probabilmente più divertente del romanzo alla prossima puntata) in tempi brevi e con il passare del tempo la storia è in gran parte sparita dalla mia mente e ho perso interesse.
          Anni dopo ho letto Hyperion e mi è piaciuto anche di più, ma non sono mai andata oltre il primo romanzo della tetralogia. La storia della ragazza che ringiovaniva mi ha inquietata troppo.

          • Raffaello ha detto:

            Che peccato, Martina. “La caduta di Hyperion” è molto molto bello e per di più si può considerare come un finale a sé. I primi due della tetralogia fanno storia a parte e sono tra i migliori romanzi di fantascienza che abbia mai letto (mia opinione). Poi con Endymion e “il risveglio di Endymion” il livello scende un po’, ma si possono benissimo non leggere. Facci un pensierino, completa la ministoria leggendo il secondo 😉

          • Tengo presente la tua opinione ma non prometto nulla, sai bene quanto me che il tempo a disposizione per leggere è sempre inferiore rispetto a quello necessario a leggere tutto ciò che ci incuriosisce.

          • Raffaello ha detto:

            P.S.: Ho appena finito di leggere Armageddon Rag. Davvero una scoperta. Splendido. A mio parere il più bel lavoro di Martin al di fuori delle cronache.

          • Concordo, la scena con il figlio più giovane del Macellaio è da brividi.

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