J.R.R. Tolkien: Beren e Lúthien

Tra i racconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni in cui il pianto s’accompagna alla gioia e, all’ombra della morte, luce imperitura. E di tali storie, la più bella alle orecchie degli elfi è pur sempre quella di Beren e Lúthien.

Con queste parole inizia una delle storie più note di Il Silmarillion, l’opera a cui J.R.R. Tolkien ha lavorato tutta la vita e che è stata pubblicata postuma dal figlio Christopher Tolkien, in quell’occasione coadiuvato nella curatela dallo scrittore canadese Guy Gavriel Kay.

La storia dell’amore fra un mortale e un’elfa era nota fin dai tempi di Il Signore degli Anelli perché è parte della Terra di Mezzo. Viene narrata da Granpasso agli Hobbit in un momento di pausa in una conca preso Colle Vento, anche se Nessuno, al giorno d’oggi, la ricorda tale quale veniva narrata anticamente. È una bella storia, benché triste, come tutte le storie della Terra di Mezzo. Granpasso canta diverse strofe prima di spiegare che le sue parole non sono che una rozza traduzione in Lingua Corrente di un testo elfico che Parla dell’incontro di Beren, figlio di Barallir e di Lùthien Tinùviel. Beren era un mortale, ma Lùthien era la figlia di Thingol, Re degli Elfi nella Terra di Mezzo allorché il mondo era giovane; la più dolce e soave fanciulla che sia mai esistita. Una storia antica ma che non ha una fine perché, come nota Sam pensando alla luce del Silmaril che Galadriel ha donato a Frodo, «Pensandoci bene, apparteniamo anche noi alla medesima storia, che continua attraverso i secoli! »  La risposta alla sua domanda «Non hanno dunque una fine i grandi racconti?» non può che essere affermativa.

Dopo questo primo racconto ci sono ancora accenni alla storia di Beren e Lùthien a Granburrone, ascoltata dai protagonisti della storia anche se i lettori del romanzo non possono conoscere i dettagli. Più avanti Frodo e Sam, sulle scale di Cirith Ungol, si fanno forza parlando delle gesta degli antichi eroi. Una manciata di citazioni, presenti anche in altri momenti pericolosi della storia, perché quello di cui Tolkien sta narrando è un mondo vero, dotato anche di un passato, con i discendenti di Beren e Lùthien che percorrono ancora la Terra di Mezzo.

Una storia deve essere raccontata altrimenti non è una storia, tuttavia sono le storie non raccontate le più commoventi scriveva Tolkien all’inizio del 1945 in una lettera (N. 96) rivolta proprio al figlio Christopher.

Penso che tu sia emozionato da Celembrimor perché provoca una sensazione improvvisa di infinite storie non raccontate: le montagne sembrano così lontane, da far credere che non saranno mai scalate, gli alberi così distanti (come a Niggle) che non si potrà mai avvicinarli – o, se sì, diventeranno solo «alberi vicini».

La storia di Beren e Lúthien, che in Il Signore degli anelli è una delle infinite storie non raccontate, era molto cara a Tolkien. In una lettera (N. 115) del 1948 ricorda una serie di testi su cui aveva iniziato a lavorare nel 1914 e che fino a quel momento avevano destato l’interesse solo del suo amico C.S. Lewis e di Christopher. Lo scrittore cita esplicitamente La Caduta di GondolinI Figli di Hurin (opera pubblicata in volume autonomo da Christopher Tolkien nel 2007 dopo un lungo lavoro filologico sul testo del padre) e l’opera in versi La ballata di Beren e Luthien. È ancora più preciso il ricordo contenuto in un’altra lettera (N. 165) inviata nel 1955 al suo editore americano:

la mitologia (e i relativi linguaggi) cominciarono a prendere forma per la prima volta durante la guerra del ’14-’18.La Caduta di Gondolin (e la nascita di Earendil) fu scritta in ospedale e durante la licenza che ottenni dopo che fui tra i sopravvissuti della battaglia della Somme nel 1916. Il nocciolo della mitologia, la vicenda di Luthien Tinuviel e Beren, nacque dalla vista di una piccola radura in mezzo ad un bosco, piena di cicuta (o altre ombrellifere bianche) vicino a Roos nella penisola di Holderness – dove andavo ogni tanto quando ero libero dai miei obblighi militari mentre ero nella guarnigione Humber nel 1918. Una storia che, oltre a essere importante per l’intero Arda, mostra che i grandi avvenimenti della storia del mondo, «le ruote del mondo», spesso non sono determinati dai Signori e dai Governatori, e nemmeno dalle dalle divinità, ma da esseri apparentemente sconosciuti e deboli(lettera N. 131) ma che è anche un romanzo eroico-fiabesco (penso sia bellissimo e pieno di potenza E il tono fiabesco di quella storia Tolkien lo ha vissuto anche nella realtà se nel 1972, tre mesi dopo la morte della moglie Edith Bratt, ha scritto (N. 332) Ho incontrato la Luthien Tinuviel del mio romanzo con i suoi lunghi capelli scuri, il bel viso e gli occhi come stelle, e la sua bellissima voce. […] Ma ora se n’è andata prima di Beren, lasciandolo monco.

Quasi due anni dopo la moglie è morto anche lo scrittore. Sulla loro tomba, oltre ai nomi e alle date, due semplici scritte: Luthien e Beren, in ricordo di una storia di avventura e di coraggio che è anche una bellissima storia d’amore.

Il lavoro di Christopher Tolkien sui testi del padre, iniziato oltre quarant’anni fa e confluito nella pubblicazione di numerosi volumi, non tutti tradotti in italiano, potrebbe per sua stessa ammissione essere giunto alla fine, con la pubblicazione Beren e Lúthien, un racconto in parte in prosa e in parte in versi scelto in memoriam, in quanto presenza radicata nella sua vita. Come spiega nella prefazione, È un bel salto all’indietro per me, perché è il primo vero ricordo che ho di una storia che mi è stata raccontata passo passo, non semplicemente un’immagine memorizzata dalla scena di una narrazione. Mio padre me l’ha raccontata, forse in parte, a voce, senza alcuno scritto, nei primi anni trenta. L’elemento della storia che ricordo, con la vista della mente, sono gli occhi dei lupi che appaiono l’uno dopo l’altro nell’oscurità delle segrete di Thû.

Lupi che rivivono, insieme agli altri personaggi, oltre che nelle parole di Tolkien nelle splendide illustrazioni di Alan Lee che arricchiscono il volume.

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Una risposta a J.R.R. Tolkien: Beren e Lúthien

  1. Simone Fileni ha detto:

    L’unico libro in stile “romanzo” è I Figli Di Hurin, tutti quelli usciti dopo mi sembrano abbastanza superflui, non essendo neanche romanzi, più poemi e filastrocche.

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