Ingmar Bergman: Il settimo sigillo

CAVALIERE: Chi sei?

MORTE: Sono la Morte.

CAVALIERE: Sei venuto a prendermi?

MORTE: E’ già da molto tempo che ti cammino a fianco.

CAVALIERE:Me n’ero accorto.

MORTE: Sei pronto?

CAVALIERE: E’ il mio corpo che ha paura, non io.

MORTE: Be’, non c’è da vergognarsene.

Il Cavaliera si è alzato in piedi. Rabbrividisce. La morte apre il so mantello per avvolgergli le spalle.

CAVALIERE: Dammi ancora un po’ di tempo.

MORTE: Dicono tutti così. Ma io non concedo proroghe.

CAVALIERE: Giochi a scacchi, non è vero?

Un bagliore d’interesse si accende negli occhi della Morte.

MORTE: Come lo sai?

CAVALIERE: L’ho visto nei quadri, l’ho sentito nelle canzoni.

MORTE: Sì, in effetti sono un discreto giocatore.

CAVALIERE: Ma sicuramente non tale da battermi.

Il Cavaliere fruga nella grande sacca che ha accanto a sé, tira fuori una piccola scacchiera, la pone delicatamente a terra e comincia a disporre i pezzi.

MORTE: Perché vuoi giocare a scacchi con me?

CAVALIERE: Sono affari miei.

MORTE: Come preferisci.

CAVALIERE: La condizione è questa: finché ti resisto mi lascerai vivere. Se  ti do scacco matto mi risparmierai. D’accordo?

Il Cavaliere tende le mani chiuse alla Morte che lo guarda e improvvisamente sorride. La Morte sceglie. Il cavaliere apre la mano: è la pedina nera.

CAVALIERE: Hai scelto il nero.

MORTE: E’ il colore che mi si addice di più, non ti pare?

Tutti, bene o male, conosciamo il film di Ingmar Bergman del 1957 Il settimo sigillo. Quanti sanno che il film è la trasposizione cinematografica di una pièce teatrale scritta nel 1955 dallo stesso Bergman? La pièce è disponibile in un libretto pubblicato da Iperborea. La quarta di copertina:

Sulle rive di un inquieto mare incolore, cercando di prolungare la propria vita, il Cavaliere gioca a scacchi con la Morte. L’ha incontrata al ritorno dalla Crociata in Terra Santa, dove aveva creduto di poter trovare uno scopo alla sua vita nell’azione eroica al servizio di Dio. Suggestiva riflessione sul destino dell’uomo, questa prima versione della sceneggiatura del capolavoro di Bergman rivela le proprie qualità di opera letteraria indipendente dalla realizzazione cinematografica, restituendoci quella parte delle visioni che il cinema non può dare: i profumi, gli odori, i sapori o la malinconia del sole «che rotola sul mare nebbioso come un pesce gonfio d’acqua».

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