Harper Lee: Il buio oltre la siepe

Quante volte, in questi 16 anni di lavoro in libreria, ho dato a qualcuno che me lo aveva chiesto Il buio oltre la siepe di Harper Lee? Si tratta di uno di quei libri che non verranno mai tolti dal tavolo perché continuano a vendere bene, uno di quelli che potremmo anche andare a prendere a occhi chiusi se non avessimo paura di ammaccarci gli stinchi su qualche spigolo. Eppure non lo avevo ancora letto. Qualche volta mi è capitato di sentir dire che i classici sono quei libri che tutti fanno finta di aver letto ma che non hanno letto davvero. Io non faccio finta di aver letto nulla, magari con il tempo ho dimenticato il contenuto di un libro (la mia lista comprende oltre 1.700 titoli, per forza non ricordo tutti i libri) ma se un libro non l’ho letto non mi faccio problemi a dirlo.

Una vaga idea del contenuto del libro l’avevo, sapevo che c’era di mezzo il razzismo e poco più. La quarta di copertina è questa:

In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un “negro” accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

Nessuna sorpresa a livello degli elementi principali della trama: la quarta ci dice chiaramente che c’è un processo, ci dice quale sia l’accusa e quale l’esito finale, anche se non racconta cosa accade dopo la fine del processo. Una quarta di copertina di questo tipo secondo me è controproducente perché per chi cerca l’effetto sorpresa quell’effetto viene totalmente annullato. Eppure il libro non è questo, non solo.

Questa è una storia di crescita. Non posso dire quanto sia veritiera la definizione un Huckleberry in gonnella perché non ho mai letto neppure Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain (di Twain ho letto Uno yankee alla corte di re Artù e mi è bastato), però è certo che il linguaggio di Scout non è proprio da signora. Non che Scout sia una signora visto che la storia si svolge prima che lei compia nove anni. Il buio oltre la siepe, più che ogni altra cosa, è una storia di crescita. Una storia che mostra le paure e le curiosità di un paio di bambini, di Scout e di suo fratello maggiore, e che ci cala nell’atmosfera dell’Alabama degli anni ’30 dei secolo scorso con problemi legati all’istruzione, alle differenze di ceto e ai pregiudizi (che non sono solo il razzismo nei confronti delle persone di colore visto, per esempio, che ci sono cose che una signorina perbene può fare e altre che non può fare). C’è amicizia, ci sono piccole rivalità, incomprensioni, c’è tutto un mondo che Scout non capisce bene e che, come tutti i bambini, vede attraverso un velo che ammanta la realtà di fantastico. La centralità data al processo è sbagliata perché, se il libro della Lee è una fortissima denuncia contro il razzismo e Atticus, il padre, è un personaggio straordinario, la storia è molto di più, anche se non tutti se ne accorgono.

A volte io leggo i commenti dati dai lettori sui vari siti di vendita. Mi piace capire cosa vedono le altre persone all’interno dei libri, e spesso sono i commenti negativi quelli che mi incuriosiscono do più. Questi li ho presi da ibs.it:

Umberto

05/10/2016 Voto 3/5

Bello,genera diversi spunti di riflessione su tematiche ancora attuali. L’unica pecca a mio modo di vedere risulta essere la prima parte, un po’ lenta e troppo articolata a differenza della parte finale, che spinge il lettore a “divorare” le restanti pagine.Consigliato!

 

Per la verità io ho divorato tutto il libro, lo stile di Harper Lee è molto scorrevole, e senza la prima parte la seconda non avrebbe avuto la solidità che ha. Probabilmente la narrativa contemporanea, ricca di colpi di scena, a molte persone sta facendo un po’ perdere il gusto della costruzione di un’ambiente, di un’atmosfera, o il puro piacere di leggere frasi ben scritte e profonde, frasi di cui il romanzo è ricco.

vero

04/02/2016 Voto 1/5

Non ho ben capito perché questo libro sia considerato un capolavoro.. certo riconosco i miei limiti di lettrice.. comunque l’ho trovato noioso , ripetitivo e scontato.. l’ho terminato solo per dire : ok l’ho letto..

 

Quante persone chiedono che gli si consigli un bel libro senza considerare che nessun libro potrà mai piacere a tutti? L’opinione di Vero è una chiara indicazione: a lei il libro non è piaciuto e non si fa problemi a dirlo, nonostante l’opinione generale – con cui io concordo – che indica in questo libro un capolavoro. La noia può essere legata allo stile, se non siamo in sintonia con lo stile di un autore quel che scrive non può piacerci, o magari semplicemente a Vero non interessano le storie di crescita, e il fatto che non le interessino è un gusto personale perfettamente legittimo. Non capisco dove ha trovato ripetitivo il libro: lento sì, ripetitivo no. Quanto all’essere scontato, probabilmente parte del divertimento le è stato tolto dal sapere già come sarebbe finito il processo – la quarta di copertina toglie suspence – o forse dalla conoscenza di altre opere che fra i loro temi hanno il razzismo, anche se in questo caso andrebbe considerato quando il libro è stato scritto. Harper Lee ha pubblicato Il buio oltre la siepe nel 1960, e a quell’epoca doveva apparire molto più rivoluzionario di come non appaia oggi, ma non va dimenticato che la percezione comune della gravità del razzismo è molto cambiata in questi anni, ed è cambiata anche grazie a opere come Il buio oltre la siepe.

Silvia

13/07/2015 Voto 2/5

Ne ho sentito parlare tantissimo, e l’ho comprato. A metà libro mi sono arresa,lo trovo noioso e ripetitivo, del processo non se ne parla quasi e tutta la storia incentrata sulla vita di questi fratelli. Delusa.

Ecco il guaio di prendere un libro aspettandosi di trovare qualcosa e trovando invece altro. La storia è una storia di crescita, il processo è uno dei tanti momenti, anche se il più significativo, che attraversa la vita dei due ragazzi e che li fa maturare. Peccato che se non sbaglio Silvia si sia fermata poco prima del processo, magari se fosse andata avanti ancora un po’ non sarebbe stata così delusa.

Pietro

07/11/2014 Voto 1/5

Si parla di un processo? si in 20 pagine su 300. Queste 20 pagine sono la parte migliore del libro. Tutto il resto è una storia di bambini (fratello e sorella) ambientata in un piccolo paese di provincia. Le infantili vicende di questi ragazzini e dei loro amici sono il fulcro del libro. Piccole avventure anche abbastanza scontate e noiose. Probabilmente la bellezza del libro sta nel significato nascosto che bisognerebbe cogliere. Ecco, io non l’ho colto.

Stesso discorso fatto con Silvia: aspettarsi di leggere un libro, e invece leggere tutt’altro, può essere molto deludente, anche se la quarta di copertina oltre a citare il processo (spiegando che è solo l’episodio centrale, e nell’economia della storia lo spazio dedicato al processo è giusto) spiega che nel libro rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte. Quelle dei protagonisti sono piccole avventure? Forse, alcune senz’altro sì, altre, come le vicende legate alla scuola (la diversa importanza che le viene attribuita dalle famiglie di diversi ceti sociali, o i metodi educativi) non sono cose proprio banali. Comunque al di là degli eventuali significati nascosti da cogliere c’è una denuncia contro il razzismo scritta a chiare lettere e ci sono discorsi morali ben evidenti. L’invito alla riflessione c’è, ed è qualcosa che dipende dalla sensibilità di ciascuno, ma tante altre cose, cose importanti, sono dette in modo che più chiaro non sarebbe potuto essere.

Nessun libro potrà mai piacere a tutti, e se un libro non ci comunica nulla leggerlo può trasformarsi in una tortura. Il divertimento è sempre soggettivo. Però, se ancora non lo conoscete, date un’opportunità a Il buio oltre la siepe. Quasi certamente concorderete sul fatto che è un capolavoro.

Un estratto: https://tolinoreader.ibs.it/reader/9788858822302.

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2 risposte a Harper Lee: Il buio oltre la siepe

  1. rana sulle stelle ha detto:

    Ciao! Ho trovato interessante la tua opinione sul fatto che questo sia un libro di crescita. Nella mia recensione ho invece rilevato che gli avvenimenti e i sentimenti avvenuti nell’Alabama degli anni ’30 non siano poi così differenti da quanto succede oggi. Se vuoi leggere l’articolo completo, il link è https://laranasullestelle.wordpress.com/2017/08/10/il-buio-oltre-al-siepe-harper-lee/.
    Complimenti per il tuo blog e anche per quello più sportivo, anche io ho sia la passione per i libri che per lo sport e per ora ne parlo in un unico blog.

    • Vero, nonostante tutti gli anni trascorsi il romanzo di Harper Lee è ancora attuale, ed è uno dei motivi per cui a mio giudizio va assolutamente letto.
      Grazie per i complimenti, anche se per motivi personali da alcuni mesi non ho scritto nulla sul blog sportivo e non so se ricomincerò mai a farlo.

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