Brandon Sanderson: Alcatraz Versus the Shattered Lens

So there I was…

Wow! Non credevo di poter leggere un libro infinito, anche se con Il libro delle pagine infinite ci ero andata vicina. Per chi non lo ricordasse, si tratta del volume dato da Jasnah a Shallan in La via dei re, primo romanzo di Le cronache della folgoluce di Brandon Sanderson. Si tratta anche del titolo ipotetico del secondo straordinario romanzo della saga, inizialmente denominato The Book of Endless Pages e successivamente pubblicato come Parole di luce. Questo perché a Sanderson intitolare The Book of Endless Pages un romanzo più lungo del suo predecessore, che già superava le 1000 pagine, è sembrata quasi una presa in giro nei confronti dei lettori. Eppure è riuscito a fare di peggio, anzi era riuscito a fare di peggio diversi anni prima, nel 2010, quando aveva pubblicato il libro dotato di un numero infinito di capitoli. E, se i capitoli sono infiniti, devono esserlo anche le pagine.

Non ci credete? Eppure è questa l’indicazione che compare come numero di capitolo in Alcatraz Versus the Shattered Lens:

Chapter

∞+1

Per forza l’ultimo capitolo si intitola così, il penultimo s’intitola

Chapter

E quello prima ancora… no, non lo vado a cercare, lo dovete scoprire voi. In precedenza l’unico altro libro che avevo letto in cui l’autore gioca a questo modo con il numero, o il titolo, del capitolo è Il trattamento ridarelli di Roddy Doyle. Comunque, a scanso di equivoci, una volta che avete finito il romanzo sfogliate l’ultima pagina. Poi sfogliatela ancora. E ancora. Più volte, non ho contato quante, perché l’ultima pagina contiene una nota fondamentale. E un’altra. E un’altra…

In realtà Alcatraz Versus the Shattered Lens è un romanzo breve, poco più di 300 pagine, anche se la numerazione insolita dei capitoli e le numerose ultima pagina cercano di contraddire quest’affermazione. E allora perché fatico a parlarne? Non per mancanza di argomenti, ma perché Sanderson è riuscito a mettere in queste pagine davvero tante cose, troppe se si vuole essere sintetici, e perché è difficile parlare di un quarto libro di una serie senza fare spoiler sui precedenti.

La struttura dei capitoli (titoli a parte) è la stessa dei romanzi precedenti: una prima parte in cui Alcatraz divaga e una seconda parte dedicata alla storia. Il primo libro, Alcatraz Versus the Evil Librarians, mi era piaciuto molto, ma non credevo che fosse possibile mantenere questo tipo di struttura per così tante pagine senza diventare banali o noiosi. A quanto pare mi sono sbagliata. Dopo il primo romanzo le divagazioni erano necessarie per non snaturare l’atmosfera della storia perché un Alcatraz che non divaga non sarebbe lui. Sanderson è riuscito a continuare a trovare infiniti modi per divagare inserendo allo stesso tempo ottimi spunti di riflessione. Il libro, tutti e quattro i libri, sono corredati in conclusione da una guida per insegnanti con suggerimenti per la lettura, spunti di riflessione ed esercizi vari, guida che sfiora solo la superficie dei romanzi e che fa intuire che genere di lavoro si possa fare. Servirebbe anche ai nostri insegnanti una cosa del genere, per fornirgli spunti per attività da svolgere con i loro alunni e soprattutto per fargli capire che il fantasy può essere un genere molto profondo.

Ci sono riflessioni serie in questi libri, sulla realtè, sulla conoscenza, sui pregiudizi, sulla narrativa e su infinite altre cose. Poi si passa all’avventura e ci sono i talenti Smedry. L’ultima a unirsi al gruppo è l’ennesima cugina, la cui dote è di essere un disastro in matematica. Potrei usarlo molto bene anch’io quel talento, se solo lo avessi…

Avete presente come Sanderson, giocando sulle varie possibilità offerte dall’allomanzia, abbia creato situazioni molto diverse, e tutte ugualmente affascinanti, in Mistborn? Lì ci sono allomanzia, emalurgia e feruchemia, con i misborn che possono bruciare tutti i metalli e i misting che possono bruciarne uno solo ma che sono in grado di specializzarsi in modo spettacolare, e a 300 anni di distanza ci sono i duomanti, con variazioni fra le loro capacità pressochè infinite. Qui la struttura è più semplice, quando a Sanderson serve una dote particolare per una ben precisa trama gli basta creare un apposito cugino e farlo unire al gruppo di Alcatraz. A livello narrativo in Alcatraz è più facile risolvere i problemi rispetto a Misborn perché la struttura di partenza è meno definita, un cugino in più può saltar fuori in qualsiasi momento, ma Sanderson gioca bene le sue carte e i personaggi non sembrano mai deus ex machina invece che personaggi veri. C’è pure Shakespeare in queste pagine, e persino un accenno all’identità della persona che ha ucciso Asmodean. Come si fa a restare seri con cose così?

Lo so, questa è un’altra saga, ma evidentemente qualcuno è riuscito a mettere in contatto i due mondi tramite Pietre Portali. O forse usando un nuovo tipo di occhiali…

Accanto alle citazioni – ma l’ha mai detto nessuno a Sanderson che riconoscere la citazione di un’opera che si è letta in un’altra lingua è una faccenda dannatamente complicata? – c’è un interessante cambio di prospettiva. Io avevo iniziato a preoccuparmi già nello scorso romanzo, Alcatraz ha iniziato in questo, ed è importante notare come dobbiamo sempre essere pronti a mettere in discussione le nostre convinzioni quando qualche fattore imprevisto ci mostra problemi di cui non sospettavamo nemmeno l’esistenza.

In più, anche se li ho citati solo commentando il primo romanzo, questo come gli altri volumi è arricchito dalle magnifiche illustrazioni di Hayley Lazo. Arricchito davvero, le immagini che ho trovato su internet e inserito qui si trovano nel primo romanzo, ma la Lazo ha catturato perfettamente lo spirito di queste storie e in alcuni disegni è persino riuscita ad arricchirle. Come? No, non si può spiegare, come per i numeri dei capitoli è qualcosa che si può apprezzare davvero solo durante la lettura.

Questa non è epica, la saga di Alcatraz non è l’opera migliore di Sanderson, ma è comunque una piacevolissima lettura. È originale e sa far riflettere mentre diverte. Cosa si potrebbe volere di più?

magari una traduzione in italiano?

Da Alcatraz Versus the Scrivener’s Bones

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