Jo Walton: What Makes This Book So Great

What Makes This Book So Great è una raccolta di articoli pubblicati da Jo Walton sul blog di Tor fra il mese di luglio 2008 e il mese di febbraio 2011. Gli articoli sono tutt’ora disponibili gratuitamente online, e più che veri e propri testi di critica letteraria costituiscono le impressioni della Walton riguardo a una serie di libri che lei ha riletto. Libri che, in larga misura, non sono mai stati tradotti in italiano e che, in misura ancora maggiore, io non ho mai letto. E allora perché ho letto il libro della Walton, e perché ho speso soldi per qualcosa che avrei potuto avere gratis?

Rispondo prima alla seconda domanda. Il lavoro, anche il lavoro intellettuale, si paga. Io posso scegliere di regalare il mio tempo e scrivere cose che spero abbia una validità perché mi diverto a scrivere, ma questo è qualcosa che faccio a tempo perso (anche se non avete idea di quanto mi piacerebbe che fosse il mio lavoro) semplicemente perché non riesco a non scrivere. Scrivere senza averne un ritorno economico, che pure mi piacerebbe avere, è una mia scelta, di cui sono consapevole e con cui convivo da anni. Il fatto però che io scriva gratis perché preferisco scrivere senza guadagnare piuttosto che non scrivere non significa che pensi che questo sia giusto. La scrittura è tempo, passione, conoscenza, capacità, e se chi scrive mi trasmette qualcosa è giusto che ne abbia un guadagno.

Quando parlo di La Ruota del tempo di Robert Jordan ogni tanto segnalo un commento fatto da Leigh Butler proprio sul blog di Tor. Sono state le letture e le riletture della Butler a farmi capire che io potevo fare le mie riletture, così come Patrick St.Dennis con il suo blog mi ha fatto capire che poteva essere divertente tenere un blog mio ed è stato il modello a cui mi sono ispirata. La Butler ha riunito gli articoli dedicati alla sua rilettura di The Wheel of Time in cinque ebook, ciascuno dal prezzo inferiore ai 2,00 €. Io mi sono divertita con gli articoli della Butler e anche se per ora ho comprato solo il primo ebook conto di comprare anche gli altri. Questo per dirle che apprezzo il tempo che lei ha dedicato alla scrittura e le riflessioni che ha fatto.

Allo stesso modo mi diverto a leggere la Walton e ho comprato il suo libro. Non credo mi sia mai capitato di commentare un suo articolo sul blog di Tor, e so di non aver letto tutto ciò che lei vi ha scritto da quando ho scoperto l’esistenza del blog, ma ho letto tante cose sue interessanti e mi sono piaciuti i suoi due romanzi tradotti in italiano: Un altro mondo (http://www.fantasymagazine.it/20155/un-altro-mondo) e Le mie due vite (http://www.fantasymagazine.it/22202/le-mie-due-vite). A parte me li ha letti solo un’altra manciata di persone anche se il primo ha vinto i premi Hugo e Nebula ed è stato nominato al World Fantasy Award e il secondo ha ottenuto un’altra nomination al World Fantasy Award.

Io scrivo abitualmente di fantasy. Scrivo anche altre cose, ma il fantasy è nettamente dominante. Lo faccio perché amo il genere e voglio capirlo meglio, il che significa che parlo con altre persone che amano in genere, confronto le mie idee con le loro e leggo saggi scritti da persone che non conosco ma che per qualche motivo attirano la mia attenzione. In tempi recenti vi ho parlato di C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake di Massimo Nicora e di The Cambridge Companion to Fantasy Literature curato da Edward James e Farah Mendleshon (di questo ho quasi solo citato il fatto di averlo letto, ma tanto sospetto che a breve lo rileggerò e stavolta prendendo appunti) ma ho comprato altri saggi e altri ancora intendo comprarne, anche se la lettura di un saggio in inglese non è proprio una passeggiata. Interessante sì, se l’autore ha cose da dire e sa come dirle, ma l’impegno c’è. Ma non posso scrivere di fantasy, e pensare di poter dire cose sensate, se non guardo le cose anche da un punto di vista diverso dal mio o se non mi documento sul genere di cui mi occupo.

In questo libro la Walton parla di un bel po’ di romanzi che non conosco. E allora? Va bene, è più facile seguirla, ed è più interessante, quando alle sue parole nella mia testa corrispondono dei personaggi, una storia e un’ambientazione, magari anche uno stile di scrittura, ma anche quando ha parlato di romanzi che non conosco ho spesso trovato i suoi commenti interessanti. Si tratta di riletture, e all’inizio la Walton ha spiegato perché rilegge. Ogni tanto ne parlo anch’io, e il fatto che io stia portando avanti, a diverse velocità, due riletture, è una prova di quanto per me la rilettura sia importante. La rilettura completa la lettura. La prima è viscerale, ci si fa portare avanti dalla storia, la seconda è riflessiva, si scende in profondità. E, con alcuni libri, c’è la terza lettura, la quarta, la quinta…

JULY 25, 2008

  1. Random Acts of Senseless Violence: Why isn’t it a classic of the field?

Now awful covers, a worrying title and no attention are damning enough for a book, but I think the thing that really relegated it to such undeserved obscurity is that it was a novel that didn’t meet the zeitgeist. It didn’t meet the expectations of what SF was supposed to be doing. It doesn’t fall into an easy category and so it’s hard to sell.

Libro che non ho mai sentito nominare in precedenza e che, nonostante gli elogi della Walton, non intendo leggere. Ma spesso copertine brutte e titoli sbagliati ci bloccano nell’acquisto, e per quanto le divisioni fra generi non possano essere troppo rigide e sono comunque qualcosa di artificiale, indirizzano i librai nella collocazione del libro – dovreste vedere i capannelli che facciamo a volte quando non sappiamo dove diavolo mettere una novità, o come ce lo rimpalliamo fra colleghi se è a cavallo fra reparti e fa ugualmente schifo a tutti – e aiutano a vendere. Secondo me uno dei motivi per cui Guy Gavriel Kay è stato così poco tradotto in Italia è perché le sue opere non entrano agevolmente nel fantasy ma non entrano neppure fra i romanzi storici.

JULY 26, 2008

  1. “That’s just scenery”: What do we mean by “mainstream”?

When mainstream writers come to write SF, it’s normally the case that they don’t understand the idioms of SF, the things we do when we (SF readers) read SF.

La maggior parte degli scrittori e dei lettori di mainstream snobba la letteratura di genere come se fosse qualcosa di inferiore. Io sono profondamente convinta che sia il mainstream che i vari generi siano pieni di capolavori come di schifezze e che la qualità dell’opera non sia data dal genere ma dalle capacità dell’autore e dal fatto che quel che ha scritto in quella particolare occasione gli sia riuscito bene o no, ma chi sono io? Se voglio posso pure dichiararmi esperta, ma è una parola che conta poco. Io leggo narrativa fantastica da oltre trent’anni e sono veloce a leggere (non quanto la Walton, che invidia!), ma al di fuori del nostro genere non mi conosce nessuno, e anche all’interno del genere ci sono persone – e non mi riferisco ai romanzieri ma ai critici – ben più famosi di me. Quello che scrivo io può essere profondo (spero, e qui vale il vostro giudizio e non il mio, io in questo caso sono di parte) ma non importa a nessuno perché raggiunge solo una manciata di persone. Non fa la differenza nella percezione del genere. Così quando un autore di fantasy scrive un romanzo fantasy meraviglioso critici e lettori seri lo ignorano senza problemi perché per loro è l’ennesima opera inutile di un genere adatto solo ai bambini. A volte neppur ai bambini, ci sono genitori che vengono a chiedere libri per bambini e specificano fin da subito che non vogliono un fantasy ma un libro che abbia del contenuto. Perciò per far cambiare la percezione del genere più che quello che scrivo io è importante quello che scrive un critico di mainstream, e per avvicinar la gente ai romanzi fantasy serve un autore di mainstream che prenda sul serio il genere e scriva un bel libro di genere. Peccato che gli autori mainstream spesso finiscano per produrre opere che hanno sì una patina di fantastico, che magari sono pure scritti benissimo, ma che con il genere hanno poco a che fare perché non riescono a prenderlo sul serio. È esattamente il problema in cui è incappato Kazuo Ishiguro quando ha scritto Il gigante sepolto: http://www.fantasymagazine.it/23854/il-gigante-sepolto e http://www.fantasymagazine.it/24361/il-gigante-sepolto. Con capacità letterarie minori, e un interesse rivolto più alle citazioni colte che alla storia, si è cimentato nel genere anche Vanni Santoni: http://www.fantasymagazine.it/19774/terra-ignota-risveglio.

OCTOBER 11, 2008

  1. Making the future work: Maureen McHugh’s China Mountain Zhang

but there are cracks. Stories often take place in the cracks, and this one is no exception.

This is a book about ordinary people getting by and coping with their everyday problems in a world that’s both weirdly different and weirdly similar to our own.

FEBRUARY 10, 2009

  1. What a pity she couldn’t have single-handedly invented science fiction! George Eliot’s Middlemarch

In science fiction you can have any kind of story—a romance or a mystery or a reflection of human nature, or anything at all. But as well as that, you have infinite possibility. You can tell different stories about human nature when you can compare it to android nature, or alien nature. You can examine it in different ways when you can write about people living for two hundred years, or being relativistically separated, or under a curse. You have more colours for your palette, more lights to illuminate your scene.

Now the problem with genre fiction is often that writers take those extra lights and colours and splash them around as if the fact that the result is shiny is sufficient, which it unfortunately isn’t. So the most common failing of genre fiction is that you get shallow stories with feeble characters redeemed only by the machinations of evil wizards or the fascinating spaceship economy or whatever.

APRIL 5, 2009

  1. What have you done with your baby brother? Lois McMaster Bujold’s Brothers in Arms

the weight of significance of things in fiction sometimes need long buildups to make them get proper impact.

Detta in altre parole, se Robert Jordan ha avuto bisogno di quattordici lunghi romanzi per narrare la sua storia, non è solo perché il suo mondo è vasto e complesso e i suoi protagonisti sono tanti. È perché per avere una singola frase forte come una cannonata serve un lungo lavoro di preparazione. Jordan non è prolisso, fa semplicemente molta preparazione. Come ha scritto la Walton da qualche altra parte all’interno del libro, ci sono autori che si sentono a proprio agio nella dimensione del racconto breve, e altri che si trovano a proprio agio solo quando possono narrare una storia in quattordici volumi…

APRIL 9, 2009

  1. All true wealth is biological: Lois McMaster Bujold’s Mirror Dance

This is a really horrible process, analagous to nothing in the real world, but entirely plausible as just the sort of thing unethical rich people would do.

Questo perché gli autori di fantascienza (o, in altri casi di fantasy), inventano cose che nel nostro mondo non sono tecnicamente (ancora?) possibili, ma legano gli aspetti fantastici del loro mondo alla morale del nostro, arrivando spesso a illuminare meglio le nostre storture.

APRIL 13, 2009

  1. This is my old identity, actually: Lois McMaster Bujold’s Memory

Endings are a problem with an unplanned series, because the series isn’t working towards an end point, just going on and on. Bujold is particularly good at endings on individual volumes, there isn’t a single book that doesn’t have a satisfactory climax. But the series as a whole doesn’t have an end, doesn’t go anywhere. Memory is one possible place for the story to end. It’s a capstone for all that’s gone before. It’s not as if there isn’t more that can happen to Miles—and indeed, we have three more (and a fourth being written) books about Miles. But what happens from Memory on is a set of different things, going on from there, not really reaching back to the earlier books.

La Ruota del Tempo ha un inizio e una fine, anche se sono serviti anni a Jordan e ai suoi lettori per passare dalla prima alla seconda. Le cronache del ghiaccio e del fuoco, quando finalmente George R.R. Martin pubblicherà A Dream of Spring, avranno un inizio e una fine, anche se a Martin saranno serviti più anni di quelli serviti a Jordan per passare dall’una all’altra. Terry Brooks ha deciso di finire la sua Saga di Shannara, ma in realtà La spada di Shannara ha una sua conclusione, come ce l’ha Le pietre magiche di Shannara, o La canzone di Shannara, o la tetralogia Gli eredi di Shannara, o tutte le altre serie più piccole che si trovano all’interno della saga più grande. Teoricamente Brooks potrebbe andare avanti all’infinito, perché la sua saga ha una struttura diversa da quelle di Jordan e Martin. Ne avevo parlato ai DelosDays del 2011 in un intervento intitolato Dalla trilogia alla saga infinita. Avevo promesso di pubblicare il testo di quell’intervento, non l’ho ancora fatto ma non me ne sono certo dimenticata. Prima o poi…

APRIL 17, 2009

  1. Choose again, and change: Lois McMaster Bujold’s Vorkosigan saga

With a long series where details and information and events reflect on other volumes, there’s more to discuss because there’s more context. There’s more gossip. The Vorkosiverse is very open to gossip, about the characters, about the history, about the details.

È questo che fanno i blog, si interessano di gossip. Pensate a quanto a lungo sono andate avanti le discussioni sull’identità della mamma di Jon Snow, o anche a quelle sul significato di quel Tansy ripetuto da Hoster Tully prima della sua morte. Io non amo il gossip, ma le riflessioni su come queste saghe ci catturano sono interessanti.

APRIL 6, 2009

  1. So, what sort of series do you like?

So, there’s style one, The Lord of the Rings, one book with extra pieces of cardboard.

There’s style two, Doctrine of Labyrinths, where you have volume closure but need to read the books in order.

There’s style three, Vlad and Vorkosigan, where the cumulative effect of reading all of them is to give you a story arc and more investment in the characters, but it doesn’t really matter where you start and whether you read them in order.

And there’s style four, Union-Alliance, where the volumes are completely independent of each other though they may reflect interestingly on each other.

Se mi piace lo stile dell’autore amo tutti i tipi di serie, pure i libri singoli. Pure i racconti. Il tipo di serie per me non è un problema, come non lo è la lunghezza della storia, ma una riflessione sui tipi di serie rientra nel tema del mio intervento ai DelosDays che ho citato più in su.

JUNE 8, 2009

  1. Gender and glaciers: Ursula K. Le Guin’s The Left Hand of Darkness

Almost all books that do this kind of historic changing are important afterwards as historical artifacts, but not as stories, and they get left behind by the tide and end up looking quaint.

Ci sono libri che influenzano enormemente lo sviluppo successivo della storia, ma che letti dopo quest’influenza sembrano datati. Mi è capitato di leggere commenti di persone che, dopo aver letto romanzi contemporanei, avevano letto i classici del genere e li avevano criticati perché gli sembravano banali, non abbastanza approfonditi e basati principalmente su cose che loro avevano già trovato in altri romanzi. Naturalmente i critici non si erano accorti che avevano letto prima le opere derivate e poi quelle che davvero erano state rivoluzionarie, e senza una riflessione di tipo storico le opere rivoluzionarie gli erano parse povere. Ursula K. Le Guin, comunque, continua ad avere la stessa forza di sempre. Quella donna è un mito.

JUNE 10, 2009

  1. Licensed to sell weasels and jade earrings: The short stories of Lord Dunsany

Lord Dunsany wasn’t writing fantasy, because what he was writing was defining the space in which fantasy could later happen. He was influential on Lovecraft and Tolkien. There’s a whole strand of fantasy—the Leiber/Moorcock/Gaiman strand—that’s a direct descendant of his.

Dedicato a chi crede che Tolkien abbia inventato il fantasy dal nulla. Ha scritto un’opera grandiosa, ha creato un mondo straordinario, ha popolarizzato il genere, ma prima di lui esistevano già altri autori. Poco più avanti la Walton cita un brano da The Fortress Unvanquishable, Save for Sacnoth. Nel mio saggio contenuto in Hobbitologia, Oltre Smaug: gli animali nello Hobbit parlando dei ragni incontrati da Bilbo e compagni a Bosco Atro ho scritto

Precedenti letterari per i ragni giganti si trovano in Il meraviglioso Mago di Oz di L. Frank Baum, del 1900, e nel racconto di Lord Dunsany La fortezza inespugnabile, se non da Sacnoth pubblicato dallo scrittore irlandese nel 1908.

Potete immaginare la mia sorpresa nel trovare il racconto citato qui. La Walton conosce fantasy, fantascienza e horror meglio di me: è più grande, legge più in fretta e non ha il problema della lingua a ostacolarla. Molte opere non sono mai state tradotte in italiano, e anche se da una quindicina d’anni leggo anche in inglese (sei degli ultimi undici libri che ho letto li ho letti in inglese, quando scrivo che i libri che vengono pubblicati ultimamente in Italia non mi attirano non è una battuta ma la triste verità) sono comunque più lenta a leggere in lingua rispetto a quando leggo in italiano. Per noi non solo quel racconto di Dunsany è sconosciuto, lo stesso Lord Dunsany è sconosciuto ai più (come molti altri autori del genere, anche se forse stiamo iniziando a rimediare visto che in autunno arriverà in libreria una nuova edizione delle opere di Clark Ashton Smith), e veder citato quel racconto così, come se tutti lo conoscessero mi ha fatto sentire quanto siamo ignoranti noi.

JUNE 14, 2009

  1. The worst book I love: Robert Heinlein’s Friday

Heinlein’s ability to write a sentence that makes you want to read the next sentence remains unparalleled. But the book as a whole is almost like Dhalgren. Every sentence and every paragraph and page and chapter lead on to the next, but it’s just one thing after another, there’s no real connection going on. It has no plot, it’s a set of incidents that look as if they’re going somewhere and don’t ever resolve, just stop.

È esattamente quel che ho provato alla fine di La paura del saggio di Patrick Rothfuss. Kvothe passa da un’avventura all’altra, ed è divertente leggere le avventure, ma non c’è una fine, semplicemente a un certo punto Rothfuss ha dovuto chiudere il suo lunghissimo romanzo perché stava sforando dalla dimensione massima consentitagli dall’editore, e si è fermato lì. Il suo romanzo però non ha una conclusione, per quanto coinvolgente è solo un susseguirsi di eventi. Di solito quando mi rendo conto che con un autore è così, che mi diverto a leggerlo mentre lo sto leggendo perché c’è sempre qualcosa che mi trascina avanti, ma che a libro chiuso non mi ha lasciato niente, smetto di leggerlo. Ho smesso di leggere Terry Brooks. Ho smesso di leggere pure Terry Goodkind. Con Rothfuss ancora non sono a questo punto, ma sarà meglio che il suo prossimo romanzo abbia una direzione.

JUNE 16, 2009

  1. India’s superheroes: Salman Rushdie’s Midnight’s Children

It’s still in print and still being read, but largely as mainstream literature. It’s not much discussed as a genre work. I do think it has had influences on genre though, notably on Martin’s Wild Cards series. Both were clearly influenced by the comic-book superheroes of earlier decades, but I think the Jokers in the Wild Cards books, the people with minor useless superpowers, may have come from Rushdie

No, Jo, queste cose non si fanno. La mia lista di livri che vorrei leggere è già abbastanza lunga, i tuoi commenti sui libri di Lois McMasters Bujold mi hanno ricordato che ho sempre detto di voler andare avanti nella lettura anche se è difficile perché ormai sono tutti fuori catalogo, non puoi aggiungermi altri libri a tradimento a questo modo.

NOVEMBER 11, 2009

  1. Twists of the Godgame: John Fowles’s The Magus

As Orwell said, we’re inclined to believe anything an “I” tells us they did, no matter how improbable. It’s easy to swallow improbabilities, it’s easy to enter into sympathy.

NOVEMBER 17, 2009

  1. Jhereg feeds on others’ kills: Steven Brust’s Jhereg

with reading in publication order you can see how a writer develops and how they develop their idea of where the series is going, but by IC order you can see how the characters develop when events happen to them in order.

IC sta per internal chronological (IC) order. Io rileggo sempre in quest’ordine.

DECEMBER 2, 2009

  1. What, is there more? Steven Brust’s Five Hundred Years After

Readers may not know the details of the French Revolution, or the Civil War, but when they pick up a novel about it they’ll know at least that heads will be lost by, on the one hand aristocrats, and on the other King Charles. It’s possible for the writer to use that knowledge to draw upon historical irony to underline the story. It’s a very unusual thing for a fantasy novel to do, because the reader doesn’t have that background—usually in genre fiction the writer has to feed the reader the context along with the story.

E questo, come dico da anni, è uno dei motivi per cui spesso i fantasy sono lunghi.

DECEMBER 26, 2009

  1. Quakers in Space: Molly Gloss’sThe Dazzle of Day

I think of a second reading of a book as completing my read, a first reading is preliminary and reactions to a first reading are suspect.

JANUARY 18, 2010

  1. SF reading protocols

Because SF can’t take the world for granted, it’s had to develop techniques for doing it. There’s the simple infodump, which Neal Stephenson has raised to an art form in its own right. There are lots of forms of what I call incluing, scattering pieces of information seamlessly through the text to add up to a big picture. The reader has to remember them and connect them together. This is one of the things some people complain about as “too much hard work” and which I think is a high form of fun. SF is like a mystery where the world and the history of the world is what’s mysterious, and putting that all together in your mind is as interesting as the characters and the plot, if not more interesting. We talk about worldbuilding as something the writer does, but it’s also something the reader does, building the world from the clues.

E ancora

Because there’s a lot of information to get across and you don’t want to stop the story more than you can help, we have techniques for doing it. We have signals for what you can take for granted, we have signals for what’s important. We’re used to seeing people’s names and placenames and product-names as information. We know what needs to be explained and what doesn’t.

E chi non conosce bene il genere con questo tipo di lettura si perde. Uno dei miei fratelli definisce i fantasy “i libri dei nomi”, perché non capisce come possano esserci così tanti personaggi e come possa un lettore ricordarli tutti. E sospetto che del mondo non glie ne importi nulla.

people who don’t read SF and write it write horribly old-fashioned clunky re-inventing-the-wheel stuff, because they don’t know what needs explanation. They explain both too much and not enough, and end up with something that’s just teeth-grindingly annoying for an SF reader to read.

In altre parole, devo smetterla di sperare che autori di mainstream scrivano buoni fantasy e attirino sul genere l’interesse dei lettori di mainstream. Grrr…

FEBRUARY 28, 2010

  1. The joy of an unfinished series

it’s definitely better to endure a long wait and have a quality sequel, or no sequel, than have a bad sequel. A bad sequel can spoil the books that came before. A good sequel after a long wait enhances the previous books. No sequel, whether because the author died or lost interest in the series isn’t ideal, but it doesn’t spoil anything. “We’ll always have Paris.” Besides, there’s something about an unfinished series that people like. I’ve been thinking about this recently. When you have a finished series, it’s like a whole book. It’s longer, but it’s the same emotional experience, it’s complete, over. An unfinished series on the other hand is much more likely to provoke conversation, because you’re wondering what will happen, and whether the clues you have spotted are clues or red herrings.

Capito perché non ho nessuna fretta di leggere The Winds of Winter? Preferisco aspettare altri dieci anni e avere un bel libro che averlo ora e averlo brutto. Sono curiosa di sapere come proseguirà la storia? Certo che sono curiosa, ma non abbastanza da vederla rovinata, tanto è vero che di Il trono di spade ho visto solo fino alla quarta stagione (e avrei potuto fermarmi dopo la seconda). Quando Brandon Sanderson ha pubblicato Memoria di Luce io ero felice di poter leggere la conclusione della storia, 21 anni dopo averla iniziata, e triste, perché non avrei mai più avuto nulla di nuovo, nulla da aspettare, nulla su cui fare ipotesi. Perciò anche se la prima volta che ho sentito Write Like the Wind (George R.R. Martin) di Paul and Storm avevo creduto che loro fossero eccessivamente pessimisti nel dire

And if you keep writing so slow
You’ll hold up the HBO show

ora so che avevano ragione loro, ma io andrò comunque avanti senza problemi aspettando con calma il romanzo, sperando in un romanzo all’altezza degli altri e leggendo altro. Però non posso citare Paul and Storm senza riproporvi la loro canzone, mi piace troppo

SEPTEMBER 28, 2010

  1. The Suck Fairy

Kids are really good at ignoring the heavy-handed message and getting with the fun parts. It’s good they are, because adults have devoted a lot of effort writing them messages thinly disguised as stories and clubbing children over the head with them. I read a lot of older children’s books when I was a kid, and you wouldn’t believe how many sugar-coated tracts I sucked the sugar off and cheerfully ran off, spitting out the message undigested. (Despite going to church several times every Sunday for my whole childhood, I never figured out that Aslan was Jesus until told later.)

Io non ho ancora letto Le cronache di Narnia, di Aslan mi è stato detto un bel po’ di tempo fa, comunque su altre opere sono stata bravissima a ignorare tutto quel che non mi interessava. Ignoro pure l’esistenza di interi volumi quando voglio: visto che Io-Noi-Gaia non mi è mai piaciuto per me Il ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov finisce con L’altra faccia della spirale (o Seconda Fondazione, a seconda di quando avete scoperto la saga), L’orlo della Fondazione e Fondazione e Terra non esistono.

NOVEMBER 29, 2010

  1. Aliens and Jesuits: James Blish’sA Case of Conscience

every scientist is used to holding two or three (or six) contradictory thoughts in their heads at the same time. That’s what science is all about—trying to make sense of stuff that at first glance doesn’t make sense, that seems to contradict what you thought you understood, and thus come to a better understanding.

Non per nulla Robert Jordan, un fisico che è diventato famoso scrivendo fantasy, diceva che chi riesce a capire il gatto di Schrödinger si trova perfettamente a suo agio con il fantasy. E per finire un piccolo passo indietro…

MARCH 9, 2010

  1. Fantasy and the need to remake our origin stories

Left to themselves, people remake their origin stories every few generations to suit present circumstances. Once our stories were set down in a way that made it hard to revisit them for different purposes, some of us turned to telling different kinds of stories, some to faking new origin stories, and then a whole generation to outright fantasies of origin—Tolkien, Lovecraft, Peake, Eddison, Dunsany, Mirrlees, Anderson, etc. Since then, fantasy has been retelling and reinventing their stories for our own changing purposes, because that’s what people do, what people need to do. If they don’t do it, they tend to go a bit mad.

Più in giù

it’s often easier for the work of someone in a majority group writing about a minority group to appeal to the majority, than it is for work directly coming out of the minority group. People enjoy just the right amount of strangeness, and authenticity is often too strange.

E ancora

Our myths, our legends, aren’t necessarily true, but they are truly necessary. They have to do with the way we interpret the world and our place in it. Origin stories, and perhaps fairy tales too, can be the story you need them to be, if you can change them.

E ancora… Il testo integrale si trova qui: http://www.tor.com/2010/03/09/fantasy-and-the-need-to-remake-our-origin-stories/. Il mio consiglio comunque è di comprare e leggere What Makes This Book So Great, è davvero un libro interessante. Non sempre, non su tutto, ma quando lo è lo è davvero.

 

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3 risposte a Jo Walton: What Makes This Book So Great

  1. Gianluca ha detto:

    Interessante questo volume! Anch’io ho letto a suo tempo Un altro mondo di Jo Walton ed è stata una piacevole scoperta: ho adorato tutte le citazioni dei libri della protagonista, che ho sottolineato, sia quelli all’interno del romanzo che nella piccola appendice: ho scoperto tanti romanzi che non conoscevo (molti di genere fantascientifico), che devo ancora leggere….

    • Anche a me la Walton ha incuriosito tantissimo sui libri che cita e che non ho letto. E, fra l’altro, mi ha fatto riflettere sui diversi libri che sono arrivati da noi e su cosa è ancora disponibile nelle librerie. Troppo spesso le nostre letture prendono una certa direzione solo perché sono quelli e non altri i libri che riusciamo a procurarci, e troppo spesso la nostra percezione del genere è ben diversa da quella di un lettore la cui lingua madre è l’inglese. Nei saggi che sto leggendo vedo spesso citati come romanzi famosissimi libri che da noi non sono mai arrivati, o che sono arrivati e sono spariti subito senza che nessuno li abbia notati.
      Ultimamente sono più in fase di rilettura, lettura saggi e riscoperta dei classici più che di lettura delle novità, e la Walton fornisce ottimi spunti sia per la riscoperta di vecchi libri che per la riflessione su cosa hanno da dire questi libri.

  2. Gianluca ha detto:

    E’ vero! Sono davvero spunti molto preziosi per le nostre letture, è proprio questo che mi ha colpito di più dalla lettura di un altro mondo. Sto facendo un pensierino anch’io sull’acquisto di What Makes This Book So Great. Grazie del bell’articolo.

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