Il cuore dell’inverno di Robert Jordan. Dal capitolo 25 alla conclusione

La copertine dell'ebook di Il cuore dell'inverno

Rilettura di Il cuore dell’inverno di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

25: Legami

Rand e Min si riposano in attesa di eventi importanti e intanto discutono di una visione di lei.

«Rand, mi piace Alivia. Perfino se fa preoccupare Nynaeve per ogni cosa che fa.» Un pugno su un fianco, Min si sporse in avanti e gli puntò un dito contro il naso. «Ma ti ucciderà.» Pronunciò ogni parola fra i denti.

«Hai detto che mi avrebbe aiutato a morire» disse lui con calma. «Quelle sono state le tue parole.» Come si sarebbe sentito a morire? Tristezza nel lasciarla, nell’abbandonare Elayne e Aviendha. Tristezza per il dolore che aveva arrecato loro. Gli sarebbe piaciuto rivedere suo padre prima della fine. A parte quelle cose, pensava quasi che la morte sarebbe stata un sollievo.

La morte è un sollievo, disse Lews Therin con passione. Io voglio la morte. Noi meritiamo la morte!

«Aiutarmi a morire non è lo stesso che uccidermi» proseguì Rand. Era diventato molto abile a ignorare la voce, ora. «A meno che tu non abbia cambiato idea su ciò che hai visto.»

Min gettò in alto le mani per l’esasperazione. «Ho visto quel che ho visto ed è ciò che ti ho detto, ma che il Pozzo del Destino mi inghiotta se riesco a vedere qualche differenza. E non capisco perché tu pensi che ci sia!»

La differenza c’è, e ne ero convinta anch’io anche prima di sapere come si sarebbero svolte le cose, ma… Davvero? No, il modo in cui questa particolare profezia si è avverato mi sembra più una presa in giro che una soluzione astuta. Non ho idea di cosa avrebbe dovuto fare Alivia, ma avrei voluto che fosse qualcosa più… più… Più, ecco. Avete presente la scena di Altrimenti ci arrabbiamo in cui i motociclisti consegnano la dune buggy a Bud Spencer e Terence Hill e loro non sono soddisfatti perché la vorrebbero più? Io avrei voluto che la profezia si avverasse più.

«Presto o tardi dovrò morire, Min» disse in tono paziente. Gli era stato detto da coloro a cui doveva credere. Per vivere, devi morire. Tutto ciò ancora non aveva senso per lui, ma lasciava una realtà dura e fredda. Proprio come sembravano dire le Profezie del Drago, doveva morire.

La profezia glie l’hanno fatta gli Aelfinn, che secondo me sono più attendibili delle Profezie del Drago pur non essendo propriamente simpatici, ma avrei preferito una morte e resurrezione, con Nynaeve nelle vesti di un Prete Rosso, alla soluzione che abbiamo avuto. Anche se così, al di là del saa negli occhi Rand ha riavuto un corpo integro.

Rand ha un simpatico scambio di opinioni con Alanna e Cadsuane e scopriamo che Narishma, Flinn e Hopwill si sono legati come Custodi a tre Aes Sedai, rispettivamente Merise Haindehl (Verde, la persona di cui Cadsuane si fida di più), Corele Hovian (Gialla, chissà come mai l’Asha’man più dotato nella guarigione si lega a una Gialla…) e Daigian Moseneillin (Bianca, molto debole nell’Unico Potere).

La parte più interessante è quella finale, con Verin che come al solito fa la finta tonta e che arriva molto vicina ad avvelenare Cadsuane. I suoi metodi, la Coercizione (seppure imperfetta) sulle Sorelle prigioniere degli Aiel e il veleno qui (senza dimenticare la bugia detta chiaramente in La grande caccia), fanno pensare che lei sia una Nera. Lei è una Nera, ma lavora per la Luce. Verin è uno dei personaggi migliori creati da Jordan con la sua intelligenza e la sua spregiudicatezza.

Verin fece scivolare di nuovo in tasca la fialetta ancora chiusa. Era bello poter essere infine sicura di Cadsuane. «Ci vuoi del miele?» chiese nel suo tono più confuso. «Non ricordo mai.»

La fialetta è senza dubbio quella che Verin si è fatta dare da Sorilea nel 13° capitolo di questo stesso libro:

«Questo ti aiuterà a dormire,» disse Sorilea «ma ricorda: solo tre gocce nell’acqua o una nel vino. Un po’ di più e potresti dormire per un giorno o più a lungo. Molto di più e non ti sveglierai. Non c’è alcun sapore ad avvertirti, perciò devi stare attenta.»

Dunque anche Verin aveva problemi a prendere sonno. Cadsuane non aveva avuto una buona notte di riposo da quando il ragazzo era fuggito dal Palazzo del Sole.

Cadsuane è stata giocata su tutta la linea, e anche se è dalla parte di Rand è troppo prepotente (con lui) per non farmi pensare che a volte le stia proprio bene il non riuscire a capire la situazione. Se qualcuno se lo stesse chiedendo, il veleno che Verin prenderà nel capitolo 39 di Presagi di Tempesta è un altro:

«Ci vuole un tè molto speciale per far scendere dolcemente l’asputrida» disse Verin, prendendo un altro sorso. «Come ho detto, per favore, ringrazia Laras per me.»

Egwene chiuse gli occhi. Nynaeve le aveva menzionato l’asputrida: una goccia poteva uccidere. Era una morte rapida, pacifica, e spesso avveniva… entro un’ora dall’ingestione.

Non avrei dovuto rileggere tutta quella conversazione, anche se è straordinaria. Oh, Verin! Posso metterla nella lista due volte? Una ora e una quando arriverò a rileggere l’intero Presagi di Tempesta. Verin si merita un riconoscimento speciale…

Cadsuane si salva perché, senza saperlo, ha detto la cosa giusta al momento giusto:

«Verin, lui può fare tutto ciò che desidera, qualunque cosa, purché sopravviva per raggiungere Tarmon Gai’don. E sempre che io sia al suo fianco quanto basta per fargli imparare di nuovo come ridere e piangere.» Chiudendo gli occhi, si sfregò le tempie con la punta delle dita e sospirò. «Si sta tramutando in una roccia, Verin, e, se non apprende di nuovo a essere umano, vincere l’Ultima Battaglia non sarà molto meglio che perderla. La giovane Min gli ha detto che ha bisogno di me; sono riuscita a ottenerlo da lei senza destare i sospetti della ragazza. Ma devo aspettare che sia lui a venire da me. Vedi il modo barbaro in cui tratta Alanna e le altre. Sarà già abbastanza difficile insegnargli, anche se lo chiede. Rifugge i consigli, pensa di dover fare tutto, imparare tutto da sé, e se io non lo faccio faticare per questo, non imparerà affatto.» Le sue mani ricaddero sul tombolo che aveva in grembo. «Sembra che io sia in vena di confidenze, stasera. Insolito, per me. Se riuscirai mai a finire di versare quel tè, potrò confidarti qualcos’altro.»

Non credo che Verin sia estranea all’impulso alle confidenze provato da Cadsuane, ma non sarò io a lamentarmi se lei usa metodi non troppo ortodossi.

26: Aspettativa

A volte essere nella testa dei personaggi, consentirci di vedere le motivazioni, ci fa vedere molte cose e ce ne nasconde altre. Noi sappiamo che non è stato Perrin a voler innalzare le bandiere del Manetheren, e sappiamo anche che ha rinunciato a farle togliere quando altri lo hanno convinto a nascondere le sue vere intenzioni (rendere innocuo Masema) facendo qualcosa di palesemente assurdo come provare a far risorgere il Manetheren, in modo che tutti lo bollassero come un folle e non prestassero attenzione alle sue vere azioni. Fin qui tutto giusto, vero? Però per Elayne lui è un ribelle. Lei non può vedere la sua buona fede, e se io mi sono stupita della sua fredda accoglienza è stata solo colpa mia che non ho guardato le cose dal punto di vista della nuova sovrana dell’Andor (non lo è ancora ma lo sarà quando i due si incontreranno). Come spesso accade con Jordan, i personaggi si vogliono bene (no, in questo caso Elayne non vuole bene a Perrin anche se certamente si erano conosciuti nella Pietra di Tear, ma non sarebbe arrabbiata con lui se sapesse – sapesse davvero – che è solo una messa in scena) ma non si parlano, non riescono a far capire le loro intenzioni e i loro sentimenti, e si intralciano a vicenda.

27: Sorprendere Re e Regine

Elayne va a trovare i regnanti delle Marche di Confine per accertarsi che non devastino l’Andor e per sfruttare la loro presenza per presentarsi agli Andorani coma portatrice di pace.

Il capitolo finisce con la notizia dell’arrivo nei pressi di Caemlyn delle forze di Arymilla, Nasin, Elenia e Naean, ma per rivedere i problemi di Elayne dobbiamo aspettare un altro libro.

28: Notizie in un sacco di tela

Tylin parte per un viaggetto con Suroth e Mat ha modo di vedere una Aes Sadai trasformata in damane.

La damane dai capelli scuri rispondeva al nome di Pura. L’età della Aes Sedai era indefinibile sul suo volto liscio. Lui non aveva davvero creduto a Teslyn quando lei aveva detto che la donna era diventata una vera damane, ma l’ingrigita sul’dam si chinò sulla sua sella per dire qualcosa alla donna che era stata Ryma Galfrey, e, qualunque cosa la sul’dam avesse mormorato, Pura rise e batté le mani per la gioia.

Mat rabbrividì. Avrebbe dannatamente gridato aiuto se lui avesse cercato di toglierle l’a’dam dal collo.

Quello che rende ancora più terribile la scena è il ricordo di Ryma così come ne ha parlato Egwene nel capitolo 42 di La grande caccia:

«Egwene, se qui ci sono delle Aes Sedai ci possono aiutare. Lasciami parlare con loro e…»

«Non possono aiutare nemmeno sé stesse, Min. Ho parlato solo con una di loro – il suo nome è Ryma; la sua sul’dam non la chiama così, ma quello è il suo nome; voleva essere sicura che io lo sapessi – ed è stata lei a dirmi che ce n’è un’altra. Me lo ha rivelato fra le lacrime. È un’Aes Sedai e stava piangendo, Min! Ha il collare alla gola, le hanno assegnato il nome di Pura, e non può farci niente, proprio come me. L’hanno catturata quando Falme è caduta. Stava piangendo perché è pronta a smettere di opporre resistenza, perché non sopporta più le punizioni. Stava piangendo perché vorrebbe togliersi la vita, e non può fare nemmeno quello senza permesso. Luce, so come si sente!»

E, poco più avanti:

«Sto provando a combatterle, ma mi stanno addestrando, proprio come fanno con Pura.» Egwene si batté una mano sulla bocca, e si lamentò fra i denti. «Si chiama Ryma, mi devo ricordare il suo nome, non quello che le hanno dato qui. Lei è Ryma, appartiene all’Ajah Gialla, e si è sforzata di resistere il più a lungo possibile. Non è colpa sua se non le è rimasta più la forza per combattere. Mi piacerebbe sapere chi è l’altra sorella di cui Ryma mi ha parlato. Mi piacerebbe conoscere il suo nome. Ricordati di noi due, Min. Ryma, dell’Ajah Gialla, ed Egwene al’Vere. Non Egwene la damane, ma Egwene al’Vere di Emond’s Field. Lo farai?»

Mat fa piani di fuga mentre Anath/Semirhage usa la scusa del “ritiro” per tornare a Seanchan – tanto lei sa Viaggiare – massacrare l’Imperatrice, che possa vivere per sempre (ma anche no) – combinare un bel po’ di casini e poi tornare come se nulla fosse.

29: Un altro piano

Bisogna sempre avere pronto il piano B se il piano A non funziona. Nel caso di Mat il piano B include l’essere ta’veren, il che lo rende impraticabile per chiunque non sia lui, Rand o Mat. Ma se io scrivo i loro nomi i tre personaggi iniziano ad avere strane visioni?

Joline non può muoversi se a indossare il bracciale dell’a’dam è Setalle Anan/Martine Janata perché la donna si è bruciata la capacità d’incanalare, ma sono ragionevolmente certa che se a portare il collare fosse stata Setalle Anan e Joline avesse indossato il bracciale non ci sarebbero stati problemi. Certo, all’uscita dei cancelli avrebbero dovuto stare attaccate come cozze in modo da non far capire alle sul’dam di guardia quale delle due donne era in grado di incanalare, ma doveva essere fattibile. Comunque Egeanin ci serve lontana dai Seanchan, quindi va bene così.

Mat, che a Tanchico non c’era, ha bisogno di essere aggiornato sugli eventi di L’ascesa dell’Ombra e finisce con il parlare del potere delle storie:

Un a’dam maschile? Per la Luce, se l’Ajah Nera l’avesse messo al collo di Rand, o se l’avessero fatto i Seanchan… Quei colori turbinarono di nuovo nella sua testa, e lui si costrinse a smettere di pensare a Rand. «Le chiacchiere non faranno male a… nessuno.» Niente colori stavolta. Poteva evitarlo, sempre che non pensasse a… I colori mu­linarono di nuovo, e lui digrignò i denti sul cannello della sua pipa.

«Non è vero, Mat. Le storie hanno potere. I racconti dei menestrelli, e i poemi epici dei bardi, così come le dicerie di strada. Suscitano passioni e cambiano il modo in cui gli uomini vedono il mondo. Oggi ho sentito un uomo dire che Rand aveva giurato fedeltà a Elaida, che si trovava nella Torre Bianca. Quel tizio ci credeva, Mat. Cosa accadrebbe, diciamo, se una quantità sufficiente di Tairenesi cominciasse a credere? I Tairenesi disprezzano le Aes Sedai. È corretto, Juilin?»

Se ne potrebbe scrivere a lungo, ma siccome non ne ho il tempo mi limito a proporvi la citazione. Noto comunque quanto sono in errore Thom e Juilin:

«Suppongo che Elayne e Nynaeve abbiano trovato qualche modo per farglielo sapere, se lo ritengono importante.»

«E perché dovrebbero?» disse Juilin, piegandosi per togliersi uno stivale con un grugnito. «Quella cosa è in fondo al mare.»

Nynaeve ed Elayne non hanno detto a Rand proprio niente, probabilmente perché anche loro sono convinte che l’a’dam sia in fondo al mare. Il ritenere vere cose che sono errate, basare le proprie decisioni senza avere prove di come stiano davvero le cose e mantenere segreti anche con alleati che potrebbero sfruttare le informazioni per il bene di tutti sono comportamenti che continuano a fare danni lungo tutta la saga.

30: Gocce grosse e fredde

Il piano procede. Da notare la passione di Olver per Serpenti e volpi, Jordan ha iniziato a insistere su questo punto per prepararci al salvataggio di Moiraine. A proposito di ritenere vere cose che sono errate

Gli era stato detto che era destinato a morire e vivere di nuovo – una profezia, o qualcosa di molto simile – ma era piuttosto sicuro che fosse già accaduto.

Mat è convinto che Rand lo abbia riportato in vita quando lo ha disimpiccato (ah, non si dice così?) nel Rhuidean in L’ascesa dell’Ombra, invece in quell’occasione Rand è arrivato in tempo per salvargli la vita ma non lo ha riportato in vita. Lo ha riportato in vita in I fuochi del cielo, quando ha balefirizzato Rahvin, che aveva ucciso Mat e Aviendha, con del Fuoco malefico tanto potente da disfare l’opera di Rahvin per un bel po’ di tempo. Possiamo dire che in La Ruota del Tempo esiste una forma molto limitata di viaggi nel tempo? Balefirizzi qualcuno – e se non vi piace il termine potete sempre provare a propormene uno voi – e disfi le ultime cose che ha fatto, riportando pure in vita i morti.

31: Quello che gli Aelfinn avevano detto

Mat può anche continuare a dire di non essere un eroe, ma non è capace di lasciare qualcuno in difficoltà se c’è anche una minima cosa che può fare per aiutarlo. Liberare due damane sembra impossibile? E allora lui le libera tutte, o almeno ci prova. Toglie l’a’dam a una Cercavento, e anche se lei ha promesso di aspettare tre ore prima di liberare le altre, la donna non mantiene la promessa (lo vedremo in Crocevia del crepuscolo) e l’allarme scatta un po’ troppo presto.

Naturalmente questo non è l’unico imprevisto, qualsiasi piano deve sempre essere adattato alle circostanze. Egeanin riesce a raggirare la der’sul’dam (perché a volte un solo apostrofo è poco) Essonde e Mat ritrova Tylin. L’esercito sparito dal Murandy è quello di Egwene, che ha appena Viaggiato fino a Tar Valon, ma i Seanchan ancora non sanno come Viaggiare (e non conoscono le intenzioni dell’esercito sparito) perciò per loro quella sparizione è preoccupante. Peccato che questa sia l’ultima volta che vediamo Tylin. Le sue erano più che molestie, anche se Mat si rende conto di essersi affezionato a lei, ma chi trova la regina prigioniera è il gholam, che può fare un nuovo pasto. Blah!

A rallentare la fuga di Mat arriva Tuon, che combatte con ferocia e viene bloccata solo grazie all’intervento di Noal. Va ricordato però che Mat è ancora convalescente, se non si fosse rotto le ossa così di recente sarebbe certamente riuscito a occuparsi della Figlia delle Nove Lune da solo. Il nome, pronunciato da Egeanin, lo sciocca talmente tanto che lui pronuncia metà giuramento nuziale senza neppure saperlo, e Tuon ride fra sé perché sta vedendo avverarsi la profezia di Lydia.

32: Una porzione di saggezza

Rand, ancora a Far Madding, non riesce a trovare gli Asha’man traditori, sente un mucchio di chiacchiere e s’imbatte in Verin. Verin fa sempre la finta tonta, quella distratta, intanto però fa del suo meglio per riavvicinare Rand e Cadsuane. Lan ci ricorda sempre più che lui non è solo un abilissimo guerriero, anche se a breve lo vedremo proprio sotto questo aspetto:

«Non puoi sapere sempre tutto» disse Lan con calma «e parte di ciò che sai è sempre sbagliato. Forse perfino la parte più importante. Una porzione di saggezza sta nel rendersi conto di questo. Una porzione di coraggio sta nell’andare comunque avanti.»

Questo è uno dei temi portanti della saga. Molte cose sono avventura o immagini affascinanti, ma qui troviamo parte del cuore di La Ruota del Tempo.

Nynaeve ci parla di ter’angreal di cui non avremmo neppure sospettato l’esistenza, anche se il pozzo, come lo chiama lei, per certi versi fa il paio con l’Occho del mondo trovato da Rand e compagni alla fine del primo romanzo, anche se il pozzo è portatile e l’Occhio del Mondo no.

Il messaggio, come tutti sanno, è una trappola. Quello che non sanno è chi è stato a tenderla.

33: Via della Carpa Azzurra

Rand, Lan e Nynaeve vanno a compiere il loro omicidio, incuranti delle possibili conseguenze. Per Nynaeve la realizzazione è importante: loro stanno andando ad ammazzare qualcuno, possibilmente a tradimento in modo che sia più facile. Rand è già venuto a patti da un pezzo con la necessità di uccidere i suoi nemici, per Lan questo è stato vero fin da quando era un bimbo in fasce, ma per l’ex Sapiente prendere atto della realtà delle cose non è facile.

«Sei molto silenziosa» disse Lan, seguendoli da presso.

Lei fece altri tre passi veloci prima di rispondere, senza rallentare o guardarsi indietro. «Non ci avevo pensato, prima» disse lei con calma. «La vedevo come un’avventura, affrontare Amici delle Tenebre, Asha’man rinnegati, mai voi state andando lassù per un’esecuzione. Li ucciderete prima che sappiano che siete lì, se possibile, non è vero?»

Rand lanciò un’occhiata sopra la spalla a Lan, ma l’uomo si limitò a scuotere il capo, tanto confuso quanto lui. Certo che li avrebbero uccisi senza avvertimento, se avessero potuto. Questo non era un duello: era un’esecuzione, come lei l’aveva definita. Almeno, Rand sperava davvero che lo sarebbe stata.

Come ci si sente a vedere il proprio mondo cambiare così? A sapere di doversi sporcare, di dover fare qualcosa che è moralmente sbagliato, perché è necessario? Non lo voglio davvero sapere, ma ogni tanto mi chiedo cosa abbia visto-subìto-fatto James Oliver Rigney Jr. in Vietnam.

Anche i migliori piani, o i più semplici perché così le cose che possono andare storte sono di meno, finiscono con lo scontrarsi con la realtà dei fatti. L’aiuto fornito da Nynaeve attira tutta la guarnigione di Far Madding, Gedwyn e Torval sono morti, ammazzati da Padan Fain, e Padan stesso si trova lì in compagnia di Toram Riatin. L’ultima volta che avevamo visto Toram era stato fra i ribelli Cairhienesi, subito prima dell’arrivo della bolla di male in La corona di spade. È stato quel giorno che Fain ha procurato a Rand la seconda ferita inguaribile, quella che con la sua pulsazione  ha fatto capire a Rand come pulire saidin. Chissà se Jordan ha ritirato in giro i due proprio adesso per farci prestare attenzione alla ferita e preparare meglio il capitolo dedicato alla pulizia.

Di Toram si occupa, con la consueta competenza, Lan. Noi non lo vediamo all’opera ma certo non dev’essere stato facile se Lan è stato ferito, del resto la spada di Toram aveva il marchio dell’airone, perciò sapevamo che era un Maestro spadaccino. Lan ha vinto, come abbia fatto non è importante. Ma c’erano mai stati dubbi? C’è un passaggio significativo nel capitolo 26 di Nuova primavera, Quando arrendersi:

«Sembra che Ryne avesse torto, oltre a essere un Amico delle Tenebre. Tu sei più bravo di lui.»

Lan scosse leggermente il capo. «Era lui il migliore. Ma pensava che fossi finito, con un solo braccio. Non ha mai capito. Ci si arrende solo dopo la morte.»

Con queste premesse, c’è da sorprendersi per Memoria di Luce?

Ho solo tempo per un’ultima lezione…

«Sei mio» ringhiò finalmente Demandred, il respiro affannoso. «Chiunque tu sia, sei mio. Non puoi vincere.»

«Non mi hai ascoltato» sussurrò Lan.

Un’ultima lezione. La più dura…

Demandred colpì e Lan vide la sua opportunità. Lan si scagliò in avanti, mettendo la punta della spada di Demandred contro il proprio fianco e infilzandosi su di essa.

«Non sono qui per vincere» bisbigliò Lan con un sorriso. «Sono qui per ucciderti. La morte è più leggera di una piuma.»

Demandred sgranò gli occhi e cercò di tirarsi indietro. Troppo tardi. La spada di Lan gli trapassò la gola.

Il mondo divenne buio mentre Lan scivolava all’indietro giù dalla spada.

Grande!

Ok, torniamo a Rand e Fain. Fain invia contro Rand le illusioni di Gedwyn e Torval, Jordan ha confermato in incontri con i lettori la capacità di Fain di creare illusioni di eventi recentemente accaduti che già avevamo visto all’opera, senza rendercene conto, in La grande caccia (capitolo 10).

Torval e Gedwyn salirono le scale con i loro mantelli sopra le braccia.

«Io dico di non avvicinarci a lui finché non sappiamo dove sono gli altri» brontolò Gedwyn. «Il M’Hael ci ucciderà se…»

Senza pensare, Rand torse i polsi in Tagliare il Vento e immediatamente fece seguito con Spiegare il Ventaglio.

L’illusione degli uomini morti tornati in vita svanì, e Fain fece un balzo all’indietro con uno strillo, il sangue che gli colava dal lato del volto.

Rand ha dovuto colpire subito, altrimenti Fain nascosto dalle illusioni avrebbe colpito lui e sappiamo che anche solo un graffio con quel pugnale è letale. Però sarebbe stato interessante sentire il commento di Gedwyn, il M’Hael probabilmente aveva dichiarato che avrebbe ucciso lui e Rochaid se loro non avessero ammazzato Rand, ma Rand preso in una situazione pericolosa non si è neppure reso conto che i traditori parlano ancora del capo della Torre Nera come se fosse il loro capo. Se proprio vogliamo non lo avevo notato neppure io, e nessuno mi sta minacciando con un coltello da morte semi istantanea o mi ha rinchiusa in una cassa, quindi forse Rand è giustificato a non aver notato il dettaglio.

«Lascia andare» disse con calma Lan. Alzò lo sguardo verso Rand, i suoi occhi freddi e duri, nessuna espressione sul suo volto. «Lascia andare.»

«Quando il sole diventerà verde» gli rispose Rand.

Teste dure che reputano la morte (la loro, non quella degli altri) più leggera di una piuma. Ma se non fossero teste dure non sarebbero così straordinari.

34: Il segreto del colibrì

La cassa. Ancora. No, tecnicamente la cella di Far Madding non è una cassa, qui Rand può stare seduto senza toccare le pareti, invece che rannicchiato con la testa fra le ginocchia come nella cassa di Elaida in Il Signore del Caos, e non è neppure messo a cuocere al sole, ma lui nella sua testa è ancora nella cassa. Quanti danni ha fatto Elaida con quel rapimento? Se Rand è arrivato al punto di rottura, ed è stato in bilico sul sentiero da scegliere, buona parte della colpa è sua.

Ignorando la voce che urlava nella sua testa, Rand si ritrasse dalla porta finché non ritenne di essere al centro della cella, poi si sedette a gambe incrociate in terra. Era il più lontano possibile dai muri, e nel buio cercò di immaginarli più distanti, ma sembrava che se avesse allungato una mano, non avrebbe dovuto tendere del tutto il braccio per toccare la pietra. Poteva percepire i propri tremiti, come se fosse il corpo di qualcun altro a fremere in modo incontrollabile. Le pareti sembravano incombere proprio accanto a lui, il soffitto appena sopra la sua testa. Doveva combatterlo o sarebbe diventato pazzo come Lews Therin nel momento in cui fosse arrivato qualcuno a farlo uscire. Avrebbero dovuto lasciarlo uscire, alla fine, anche solo per consegnarlo a degli inviati di Elaida. Quanti mesi sarebbero trascorsi prima che un messaggio raggiungesse Tar Valon e gli emissari di Elaida arrivassero? Se ci fossero state delle sorelle fedeli a Elaida più vicine di Tar Valon, sarebbe potuto accadere prima. Il terrore si aggiunse ai suoi tremiti quando si rese conto che stava sperando che quelle sorelle fossero più vicine, addirittura già in città, in modo da poterlo tirar fuori da questa bara.

«Non mi arrenderò!» urlò. «Sarò forte quanto servirà!» In quello spazio ristretto, la sua voce rimbombò come un tuono.

Moiraine era morta perché lui non era stato abbastanza forte da fare quello che serviva. Il suo nome era sempre in cima alla lista scolpita nella sua testa, le donne che erano morte per causa sua. Moiraine Damodred. Ogni nome in quella lista gli generava un’angoscia tanto forte da fargli dimenticare tutti i dolori del suo corpo, obliare le parti di pietra appena oltre la punta delle sue dita. Colavaere Saighan che era morta perché lui l’aveva privata di ogni cosa a cui lei tenesse davvero. Liah, Fanciulla della Lancia, dei Cosaida Chareen, che era morta per causa sua poiché l’aveva seguito a Shadar Logoth. Jendhilin, una Fanciulla dei Miagoma di Cimafredda, che era morta per aver voluto l’onore di fare la guardia alla sua porta.

Doveva essere forte! Uno a uno rievocò i nomi di quella lunga lista, forgiando pazientemente la sua anima nei fuochi del dolore.

Cadsuane interviene e lo salva, mai troppo presto. Per quanto quella donna possa essere prepotente e insopportabile, quando c’è qualcosa che deve essere fatto lei lo fa (anche se secondo me in questo caso ha impiegato troppo tempo nel farlo).

35: Con i Choedan Kal

Perché rileggere? Questo capitolo è un esempio. La prima volta che l’ho letto volevo sapere e ho divorato le parole. Solo ora ho assaporato la lettura e ho visto molti più dettagli. Dire che il capitolo è straordinario è riduttivo, l’intero Randland cambia a causa di quel che viene fatto qui e va riconosciuto. Se per molti lettori Crocevia del crepuscolo è un romanzo lento perché tutti i punti di vista percepiscono quel che accade qui, la pulizia è semplicemente troppo importante per narrarla e passare oltre. Io non provo nemmeno a commentare il capitolo, mi limito a un paio di note in ordine sparso. Voi leggere. Jordan, non me. Va bene, anche me, ma soprattutto Jordan.

Jordan ha fatto un errore. Si è dimenticato la Verde Erian Boroleos, arrivata a Far Madding con Cadsuane e mai più citata. Quando l’errore è stato notato dai fan la soluzione è stata correggere le nuove edizioni del romanzo, facendo in modo che Erian rimanesse con i Custodi per proteggere Min e Harine. Peccato che Winter’s Heart sia del 2000, la traduzione italiana come Il cuore dell’inverno sia del 2008 e che a noi sia arrivata comunque la versione della storia contenente l’errore.

Per l’impresa più importante della storia Rand e Nynaeve, un uomo e una donna, saidin e saidar, devono lavorare insieme, come ci dice anche l’icona di questo capitolo. Un altro dei temi fondamentali per Jordan è l’equilibro degli opposti, il fatto che ci deve essere armonia e unità per ottenere risultati davvero importanti. Con molta meno logica, ma per lo stesso motivo, la Scodella dei venti aveva risistemato il clima attingendo sia a saidar (ok, il circolo era interamente composto da donne) che a saidin (come? Qui la logica manca un po’).

Il Popolo del Mare si rende conto che il Tempo delle Illusioni sta finendo. A me sembra stupido suicidarsi perché il rischio di essere ammazzati in guerra è molto alto (La lama dei sogni, capitolo 22), il suicidio implica comunque la morte e la implica con certezza, ma di sette religiose che mirano al suicidio ne esistono.

Verin è sempre lei, la conoscenza prima di tutto.

«Dobbiamo fare qualcosa» disse piano Kumira, e Verin annuì.

«Sto solo decidendo cosa.» Uno schermo, decise. Un Reietto prigioniero poteva rivelarsi molto utile.

Il reietto prigioniero lo hanno già avuto Rand (Asmodean, grazie all’aiuto di Lanfear) e il terzetto Nynaeve-Elayne-Egwene (Moghedien), Verin è l’unica che deliberatamente progetta di catturare un Reietto. Poi non ci riesce, ed è un peccato, ma non si può dire che non pensi in grande.

Abbiamo la conferma che Cyndane è Lanfear. Indirettamente questo ha confermato ai lettori che anche Moiraine è viva. Per la verità lo sapevamo già, Min aveva visto che sarebbe stata indispensabile in futuro, ma prima di sapere con certezza ogni indizio che dava una piccola conferma era ben gradito.

Scopriamo che Elza è una Nera. La Coercizione di Verin ha funzionato perché Elza ha creduto che per il Tenebroso fosse importante avere Rand vivo a Tarmon gai’don (non dopo, ma questo è un dettaglio…) e il fatto che Rand si fidi di lei come si fida di tutte le Aes Sedai che gli hanno giurato fedeltà provocherà un mezzo disastro. Però è ironico che lei ammazzi Dashiva, alias Osan’gar, alias Aginor, pensando che uccidere un Amico delle Tenebre non è grave come uccidere un Prescelto. Aginor, scopriamo, come hobby aveva quello di creare Trolloc, Fade e altre creature. Collezionare francobolli pareva brutto?

I Reietti vengono sconfitti, anche perché mentre i buoni si fidano e si collegano fra loro, i Reietti diffidano l’uno dell’altro e combattono singolarmente. Ecco perché è importante l’unione di saidin e saidar, la vera forza sta nell’unione. Pensiamo alle Sapienti, che reputano assurdo che il rango fra le Aes Sedai sia dato dalla forza in saidar. Per fare un esempio due incanalatrici di forza 15 collegate fra loro sono più forti di una di forza 10 che lavora da sola. Se ci si può collegare, e con saidin pulito si possono fare circoli davvero molto grandi, quello che conta è l’abilità, non la forza. I Reietti sono forti ma non sanno collaborare, perciò perdono. I loro danni comunque li fanno, al conto dei morti si aggiungono Kumira (Marrone), uccisa da Graendal, e Eben Hopwill, ucciso da Aran’gar. E pensare che il povero Eben era così eccitato dall’idea di poter incanalare senza sentire la contaminazione…

L’uomo verde, l’ultimo dei Nym, alla fine di L’Occhio del Mondo. 1.

Changu e Nidau, guardie a Fal Dara, in La grande caccia. 2 e 3.

Dena, la donna di cui è innamorato Thom, in La grande caccia. 4.

Ingtar in La grande caccia. 5.

Leya, la Calderaia in Il Drago rinato. 6.

Dailin, la Fanciulla della Lancia guarita da Nynaeve in Il Drago rinato. 7.

La bambina che Rand prova a riportare in vita nel decimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra, scoprendo che non può realmente fare tutto. 8.

La donna che Egwene vede sgozzare nell’undicesimo capitolo di L’ascesa dell’Ombra e che con la sua morte le fa capire gli orrori della guerra. 9.

I genitori di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 10 e 11.

Il fratello di Perrim, Paetram, nove anni, in L’ascesa dell’Ombra. 12.

La sorella di Perrin, Deselle, dodici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 13.

L’altra sorella di Perrin, Adora, sedici anni, in L’ascesa dell’Ombra. 14.

Zii, cugini e prozia di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23.

Owein, custode di Alanna, in L’ascesa dell’Ombra. 24.

Colly Garren, Jared Aydaer, Dael al’Taron, Ren Chandin, Kenley, Bili al’Dai, Hu, Tim, Teven, Haral, Had, della banda di Perrin in L’ascesa dell’Ombra. 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35.

Visto che sono 27 in tutto, e noi abbiamo undici nomi, ci sono altri sedici morti, che portano il totale a 51.

La madre di Aram in L’ascesa dell’Ombra. 52.

Alric, custode di Siuan, in L’ascesa dell’Ombra. 53.

Hammar e Coulin, maestri d’armi alla Torre Bianca in L’ascesa dell’Ombra. 54 e 55.

Seana, Sapiente e camminatrice dei sogni in L’ascesa dell’Ombra. 56

Teodora, sorella di Kadere, in I fuochi del cielo. 57.

Jolien, una delle Fanciulle che si erano recate alla Pietra di Tear, morta nel crollo della torre. 58.

Ilyena. Lo so, è morta all’inizio di L’Occhio del Mondo, ma Rand ha iniziato a piangerla adesso. Il nome di Ilyena finirà pure nella lista delle donne morte per Rand, quindi perché dovrei escluderla io? 59.

Melidhra, Fanciulla della Lancia uccisa da Mat in I fuochi del cielo. 60.

Un Aiel precipitato per l’eternità dove durante il viaggio di Rand a Caemlyn. 61.

Lamelle, Fanciulla della Lancia uccisa da un Trolloc a Caemlyn. 62.

Pevin, il portabandiera, ucciso da un Trolloc a Caemlyn in I fuochi del cielo. 63.

Cabriana Mecandes e il suo Custode, uccisi da Semirhage in Il Signore del Caos. 64 e 65.

Mangin, impiccato da Rand perché ha infranto la legge per motivi di Toh. 66.

Desora, Fanciulla della Lancia uccisa da una freccia destinata a Rand. 67.

Una donna di mezz’età uccisa in un’imboscata solo perché si è trovata vicino a Rand nel momento sbagliato. 68.

Herid Fel, bibliotecario, ucciso da un gholam alla fine di Il Signore del Caos. 69.

Isan, della setta Jarra degli Aiel Chareen, 69. Chuonde dei Miagoma della Dorsale, 70. Agirin, degli Shelan Daryne, 71. E altre 148, morte alla fine di Il Signore del Caos, anche se il numero preciso e il nome di tre di loro lo scopriamo solo all’inizio di La corona di spade. Totale: 220.

Lawtin e Belvyn, uccisi da Moghedien nel tentativo di assassinare Nynaeve in La corona di spade. 221 e 222.

Janira e Melore, membri della Famiglia, uccise dal gholam al momento del ritrovamento della Scodella dei Venti. 223 e 224.

Corevin, Mendair, Tad Kandel, Wat e altri due membri della Banda della Mano rossa, uccisi dal gholam. 225, 226, 227, 228, 229, 230.

Nalesean, ucciso dal gholam. 231.

Liah, Fanciulla della Lancia uccisa da Rand con il Fuoco Malefico per evitare che fosse consumata da Shadar Logoth in La corona di spade. 232.

Gille la damane, uccisa nello scontro fra Rand e i Seanchan in Il sentiero dei pugnali. 233.

Jonan Adley, Asha’man ucciso da Rand quando perde l controllo di Callandor in Il sentiero dei pugnali. 234.

Adeleas Namelle, Aes Sedai dell’Ajah Marrone uccisa da una Nera (insieme a Ispan) durante il viaggio verso Caemlyn. 235.

Somara dei Daryne Cima Piegata, Jendhilin, una Fanciulla dei Miagoma di Cimafredda, e altre quattro Fanciulle della lancia, uccise dagli Asha’man traditori quando hanno provato ad ammazzare Rand. 236, 237, 238, 239, 240 e 241.

Fedwin Morr, fatto morire dolcemente con il veleno da Rand dopo che la contaminazione di saidin gli ha portato via il cervello in Il sentiero dei pugnali. 242.

Kumira, Aes Sedai dell’Ajah Verde e Eben Hopwill, Asha’man e Custode di Daigian, uccisi rispettivamente da Graendal e Aran’gar (Halima) durante la pulizia di saidar in Il cuore dell’inverno. 243 e 244.

Calò la notte. Sulla cima della collina il vento soffiò polvere sui frammenti di quello che una volta era stato un ter’angreal. Sotto giaceva la tomba di Shadar Logoth, aperta per dare al mondo speranza. Intanto, sulla distante Tremalking, cominciava a spargersi la voce che il Tempo delle Illusioni volgeva al termine.

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2 risposte a Il cuore dell’inverno di Robert Jordan. Dal capitolo 25 alla conclusione

  1. Livio C ha detto:

    La pulizia di Saidin è un momento incredibile per la saga.
    Improvvisamente una cosa che avevi dato ormai per scontato, svanisce e tutto il mondo cambia.
    Hai l’impressione che tutto migliorerà improvvisamente da qui in poi, ma non è proprio così, perchè per quanto la corruzione sparisca, i danni rimangono e la pazzia rimane.
    Ma è comunque l’impresa più grande compiuta da Rand prima dell’ultima battaglia, e riempie di speranza.
    Ma per quanto il capitolo che la descrive sia bello, e per la prima volta vediamo un combattimento con tanti Reietti assieme, arriva quasi inaspettato. Fino al capitolo precedente Rand è rinchiuso in gabbia, per dare la caccia ad alcuni personaggi secondari… e poi nel capitolo dopo viene pulito Saidin. Come finale di libro è perfetto, ma leggendo ho avuto come l’impressione che non fosse stato preparato, ‘anticipato’ nel libro sufficientemente bene per poterselo godere fino in fondo. Ed è un peccato perchè è un evento così importante.

    Ed ora parliamo di Mat e Tuon: mi ha fatto sorridere il tuo commento
    “Va ricordato però che Mat è ancora convalescente, se non si fosse rotto le ossa così di recente sarebbe certamente riuscito a occuparsi della Figlia delle Nove Lune da solo.”
    Mi dispiace ma qui sei proprio di parte 🙂
    Certo potrebbe essere, ma nulla lascia supporre che Mat, anche se in piena forma, possa competere con Tuon (o Selucia) in un combattimento a mani nude, che è un’arte coltivata dai Senchean ma che Mat non conosce. E qui viene messo alle strette prima che Tuon possa cominciare ad usare i calci, che è una bella limitazione a sua volta.

    • La pulizia di saidin ha sorpreso anche me, la contaminazione era data talmente per scontata da tutti che non pensavo che una pulizia fosse possibile, anche se a rileggere la saga si vede che Rand ci pensa per un bel pezzo prima di agire. È notevole quanto poco cambi dopo, nel senso che gli uomini non impazziscono più ma la diffidenza nei loro confronti rimane, dettaglio che fa aumentare in Rand la frustrazione.
      I danni della corruzione in realtà possono essere curati, mi pare che sia in Le Torri di Mezzanotte che Nynaeve scopre come fare e cura coloro che si trovano vicini a lei. Tutti tranne Rand, con cui fallisce, ma temo che la mente di Rand sia un po’ troppo complessa per chiunque.

      Magari con Mat sarò di parte, ma in linea di massima gli uomini sono più forti delle donne. Tuon combatte in modo straordinario per essere una donna, ma Mat è quello che ha steso contemporaneamente Gawyn e Galad quando ancora era convalescente dopo essere stato guarito dalla contaminazione del pugnale di Shadar Logoth, e che ha ammazzato Couladin. Certo, in entrambe le occasioni era armato, ma sospetto che Mat sappia combattere piuttosto bene. Tuon probabilmente può stendere il 90% degli uomini che incontra, ma credo che Mat sia nel restante 10%.
      Comunque sono discorsi oziosi, alla fine Mat rapisce Tuon e fa la sua dichiarazione di matrimonio, e sappiamo entrambi come va a finire.

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